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Betlemme, il Natale rinasce timidamente

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Dopo due anni segnati dalla cancellazione delle celebrazioni pubbliche in solidarietà con la popolazione di Gaza, Betlemme torna a festeggiare il Natale alla fine del 2025. Il 6 dicembre 2025, Piazza della Mangiatoia è stata illuminata con l’accensione di un grande albero di Natale, un evento simbolico che segna il ritorno dei festeggiamenti nella città natale del Salvatore.

 

In Cisgiordania, il Natale 2023 e 2024 difficilmente saranno dimenticati: il comune di Betlemme ha scelto di annullare decorazioni pubbliche, concerti e sfilate tradizionali per esprimere il proprio dolore per la guerra iniziata dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 e per la risposta israeliana a Gaza.

 

Bisogna dire che non c’era molto da festeggiare: si ritiene che più di 70.000 palestinesi abbiano perso la vita e l’economia locale sia crollata. La disoccupazione a Betlemme è salita dal 14% al 65%, le attività commerciali hanno chiuso e migliaia di residenti sono emigrati in cerca di lavoro. «Non avevamo voglia di festeggiare», ha spiegato all’epoca il comune, a maggioranza musulmana ma dipendente all’80% dal turismo cristiano.

 

Quest’anno, la fragile tregua osservata a Gaza e una lieve ripresa del turismo hanno permesso una ripresa misurata delle celebrazioni. Il sindaco della città natale di Cristo, Maher Nicola Canawati, ha sottolineato l’importanza di questo gesto: «vogliamo inviare un messaggio al mondo: i palestinesi amano la vita e aspirano a una soluzione pacifica».

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Durante l’accensione dell’albero di Natale, centinaia di persone, per lo più famiglie locali, si sono radunate, circondate da una massiccia presenza della polizia. Musica araba e canti natalizi hanno riempito di nuovo l’aria. Eppure, l’atmosfera è rimasta lontana dall’entusiasmo prebellico: pochi turisti stranieri, decorazioni più sobrie e una gioia contenuta.

 

Gli albergatori, tuttavia, stanno assistendo a una timida ripresa. Nel novembre 2025, le visite turistiche hanno raggiunto il livello più alto dall’inizio del conflitto e le prenotazioni alberghiere per Natale si stanno avvicinando al 70% di occupazione. John Juka, proprietario di un ristorante a conduzione familiare riaperto ad agosto, afferma: «non è ancora come prima della guerra, ma la vita sta tornando alla normalità. Le persone finalmente respirano di nuovo».

 

Menziona il ritorno dei turisti, che si sentono più sicuri grazie al cessate il fuoco. Per molti, queste celebrazioni rappresentano un «profondo sospiro di sollievo» dopo mesi di incertezza economica e restrizioni di viaggio.

 

Ma la realtà del conflitto rimane onnipresente. I frequenti posti di blocco presidiati dai soldati dell’IDF trasformano un viaggio da Ramallah a Betlemme – meno di 30 chilometri – in un’odissea di diverse ore. Secondo le Nazioni Unite, la violenza dei coloni contro i palestinesi in Cisgiordania ha raggiunto un livello record dal 2006. Issa Montas, un residente di 29 anni, esprime una frustrazione condivisa: «Le tensioni gettano un’ombra su tutto. Nessuno sembra avere il controllo della situazione».

 

La Messa di mezzanotte del 24 dicembre presso la Basilica della Natività sarà trasmessa in Piazza della Mangiatoia e sono attesi pellegrini, seppur in numero inferiore. Si prevede che le tradizionali sfilate degli scout palestinesi nelle loro colorate uniformi animeranno le strade nei prossimi giorni.

 

Il Patriarca latino di Gerusalemme, da parte sua, invita a pregare per una pace duratura, ricordando che Betlemme, luogo di nascita del «Principe della pace», deve incarnare più che mai questo messaggio.

 

In un contesto in cui la guerra ha segnato profondamente le menti, queste luci di Natale ci ricordano che anche nell’oscurità la speranza può rinascere.

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.News

 

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Immagine di Fjmustak via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International

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Accusati di scisma, pregano nella tempesta per il Santo Padre e la Chiesa

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Per quasi trenta minuti, un temporale si è abbattuto sui 16.000 fedeli riuniti a Écône per le consacrazioni episcopali del 1° luglio. Poco prima della comunione, sono rimasti sotto la pioggia battente per recitare il rosario. Quando è stata annunciata l’ultima decina per il Santo Padre e per tutta la Chiesa, l’assemblea ha pregato ferventemente, offrendo questo sacrificio in spirito di fede. Poi il tempo è migliorato.   La decina del rosario offerta per il Santo Padre e la Chiesa universale.     Un filmato girato da un fervente americano mostra l’entusiasmo della folla durante la tempesta.   Articolo previamente apparso su FSSPX.News  

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«Il non appartenere alla Chiesa conciliare è una grazia e una testimonianza provvidenziale»: le parole di mons. Tissier

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Renovatio 21 pubblica un estratto dell’articolo di monsignor Bernard Tissier de Mallerais (1945-2024) «Y a‑t-il une Église conciliaire ?» («esiste una Chiesa conciliare») apparso sulla rivista Le Sel de la Terre n° 85 (estate 2013).

 

Beati coloro che non appartengono a questa «comunione dei profani», che sono provvidenzialmente esclusi da essa o minacciati di esclusione!

 

Felice relegazione o abbandono! La vocazione della Fraternità Sacerdotale San Pio X, fin dalla sua erezione da parte della Chiesa Cattolica nel 1970 e dal decreto di lode che la onorò nel 1971, non è mai stata quella di ricevere le benedizioni e i riconoscimenti di questa Chiesa conciliare! Era indubbiamente necessario che questa società sacerdotale, con tutta la famiglia della Tradizione, fosse come la fiaccola accesa e posta non sotto il moggio conciliare, ma sul candelabro della gogna, affinché illuminasse tutti coloro che sono nella casa di Dio.

 

Era probabilmente preferibile, secondo le vie della Provvidenza, che questa sana parte della Chiesa, che, come il divino Maestro, era diventata pietra d’inciampo, pietra rigettata dai costruttori della dissociazione ecclesiastica conciliare, diventasse la pietra angolare e la chiave di volta dell’indistruttibile cattedrale cattolica.

 

La nostra incrollabile testimonianza della vera Chiesa di Gesù Cristo, del sacerdozio e della regalità di Cristo sacerdote e re, esige indubbiamente, da parte della Chiesa conciliare, l’esclusione e l’ostracismo pronunciati contro di noi e contro ciò che rappresentiamo. Ma come san Giuseppe, nel suo esilio dall’Egitto, portò in sé il Bambino Gesù e la sua divina Madre, che costituirono il seme della Chiesa, così anche, nel suo esilio, la famiglia della Tradizione porta in sé la Chiesa, senza, certo, avere diritti esclusivi a questa gloriosa funzione, ma possedendone l’essenza stessa e il cuore, la sua integrità e incorruttibilità.

 

Essa dunque porta in sé il Pontefice Romano, nel quale il successore di Pietro un giorno si libererà da una lunga prigionia e si risveglierà dal sonno delle sue grandi illusioni, per proclamare, come fece il primo papa a Cesarea di Filippo al suo Maestro: «Tu es Christus, Filius Dei vivi!».

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Pertanto, se siamo complessi, rimpiangeremo di essere privati della comunione conciliare o della sua apparenza di comunione ecclesiale, e saremo infelici e ansiosi, costantemente alla ricerca di una soluzione. Se, d’altra parte, abbiamo la fede e la semplicità di un bambino, cercheremo semplicemente quale testimonianza rendere alla fede cattolica.

 

E la troveremo: è innanzitutto la testimonianza della nostra esistenza, della nostra permanenza, della nostra stabilità, insieme a quella della nostra piena professione di fede cattolica e del nostro rifiuto degli errori e delle riforme conciliari. Una testimonianza è assoluta. Se rendo testimonianza alla Messa cattolica, a Cristo Re, devo astenermi dalle Messe e dalle dottrine conciliari.

 

È come un granello d’incenso offerto agli idoli: o è un solo granello o non ce n’è affatto. Quindi, è «niente affatto». E questa testimonianza implica anche persecuzione, cosa normale da parte dei nemici di questa fede, che vogliono ridurre la nostra diametrale opposizione alla nuova religione, e finché piace a Dio che persistano nei loro perversi disegni. Non è forse Dio stesso a stabilire questa inimicizia tra la progenie del diavolo e i figli di Maria? Inimicitias ponam!

 

Perciò, non appena, nel raccoglimento della preghiera, abbiamo percepito questa vocazione a noi propria, adattata da Dio alla crisi presente, vi accogliamo con perfetta rettitudine e grande pace: una rettitudine incapace di qualsiasi complicità con il nemico, una pace senza amarezza.

 

Corriamo verso di essa, vi balziamo addosso ed esclamiamo come Santa Teresa di Gesù Bambino: «Nella Chiesa, Madre mia, ho trovato la mia vocazione!».

 

E chiediamo alla magnanima santa: «Ottieni per me la grazia di avere nella Chiesa e per la Chiesa l’anima di un martire o almeno di un confessore della fede!»

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Comunicato della Casa Generalizia: La Fraternità San Pio X presenta ricorso contro il decreto del 2 luglio 2026

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Comunicato del 13 luglio 2026.   La Fraternità Sacerdotale San Pio X informa che, in risposta al decreto pubblicato il 2 luglio 2026 dal Dicastero per la Dottrina della Fede, ha presentato l’11 luglio un ricorso preliminare presso lo stesso Dicastero, conformemente ai cann. 1734 e seguenti del Codice di Diritto Canonico.   Tale iniziativa, che costituisce il previo adempimento richiesto prima dell’eventuale presentazione di un ricorso gerarchico, ha l’effetto di sospendere l’esecuzione del decreto, conformemente al can. 1353 del Codice di Diritto Canonico.   Con questo ricorso, la Fraternità intende esercitare il diritto che la Chiesa riconosce a chiunque si ritenga leso da un atto amministrativo di chiederne la rettifica, in spirito di rispetto verso l’autorità ecclesiastica e di fedele attaccamento alla giustizia, alla verità e al bene della Chiesa.   La Fraternità Sacerdotale San Pio X affida questa richiesta alle autorità competenti e raccomanda questa iniziativa alle preghiere di tutti i fedeli.   Menzingen, 13 luglio 2026   Articolo pubblicata previamente su FSSPX.News  

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