Gender
Bergoglio rinnova l’appello contro le leggi africane anti-sodomia
In una inedita conferenza stampa in volo con il capo della Chiesa d’Inghilterra e il capo della Chiesa di Scozia, Bergoglio ha ripetuto le sue osservazioni fatte per la prima volta il 25 gennaio sulla necessità di porre fine a leggi contro la sodomia.
Notando che circa 50 paesi hanno leggi anti-sodomia, papa Francesco ha detto mentre tornava da un viaggio di sei giorni in Africa che «la criminalizzazione dell’omosessualità è un problema da non lasciar passare».
Mentre le leggi criminalizzano i comportamenti e non le inclinazioni, Papa Francesco ha fuso i due concetti nelle sue osservazioni, dicendo delle leggi anti-sodomia: «le persone di tendenze omosessuali sono figli di Dio, Dio gli vuole bene, Dio li accompagna. È vero che alcuni sono in questo stato per diverse situazioni non volute, ma condannare una persona così è peccato, criminalizzare le persone di tendenza omosessuale è una ingiustizia».
Il gesuita argentino si è quindi scagliato contro quei Paesi, soprattutto in Africa, che contemplano nel loro codice penale la proibizione degli atti sodomiti. «Il calcolo è che, più o meno, cinquanta Paesi, in un modo o in un altro, portano a questa criminalizzazione – mi dicono di più, ma diciamo almeno cinquanta – e anche alcuni di questi – credo siano dieci, hanno la pena di morte (per gli omosessuali ndr) – questo non è giusto».
Il Rev. Iain Greenshields, il Moderatore dell’Assemblea generale della Chiesa di Scozia, che permette il «matrimonio» omosessuale nelle loro chiese, ha elogiato Francesco per le sue osservazioni, così come l’Arcivescovo di Canterbury Justin Welby, il vescovo capo della Chiesa d’Inghilterra, che permette omosessuali benedizioni nelle loro chiese.
Lo scismatico anglicano Welby è totalmente d’accordo con il papa romano: «vorrei aver parlato con l’eleganza e la chiarezza che ha usato il Papa. Concordo interamente con ogni parola che ha detto e per quanto riguarda la criminalizzazione, la Chiesa d’Inghilterra, la Comunione anglicana ha approvato due risoluzioni contro la criminalizzazione ma ciò non ha davvero cambiato la mentalità di molte persone».
«Nei prossimi quattro giorni al sinodo generale sarà il tema principale della discussione e sicuramente citerò quel che ha detto meravigliosamente e accuratamente il Santo Padre», ha detto il Welby, lodando il sudamericano.
Nelle sue osservazioni del 25 gennaio, Papa Francesco aveva affermato che la Chiesa cattolica deve essere coinvolta nello smantellamento delle leggi che criminalizzano l’omosessualità e che i vescovi cattolici dell’Africa e di altri luoghi che hanno tali leggi hanno bisogno di una «conversione».
La crescente pressione del Papa sull’Africa in particolare arriva contemporaneamente a una forte spinta da parte dell’Occidente affinché l’Africa abbracci l’omosessualità. La pressione è arrivata sotto forma di prestiti e sovvenzioni subordinati a tali azioni politiche.
I vescovi cattolici africani, tuttavia, rimangono fermamente a sostegno delle leggi anti-sodomia che proteggono i bambini in età scolare dall’indottrinamento LGBT nelle aule.
Come riportato da Renovatio 21, le parole del papa avevano trovato la ferma opposizione del ministro Michael Makuei Lueth del governo Sud Sudan, che prima della visita aveva lanciato un avvertimento al Bergoglio.
«Se Papa Francesco viene da noi e ci dice che non c’è differenza tra il matrimonio tra persone dello stesso sesso o di sesso diverso, noi diremo “no” (…) Dio non può sbagliare. Ha creato l’uomo e la donna, ha detto loro di sposarsi e andare a popolare il mondo. Le coppie dello stesso sesso possono partorire da sole? (…) la nostra costituzione è molto chiara, dice che il matrimonio avviene tra persone di sesso diverso, e che qualsiasi matrimonio tra persone dello stesso sesso è un reato, è un reato costituzionale» aveva detto il ministro Lueth.
L’anno passato i vescovi dello Zambia avevano denunciato la spinta omosessualista difendendo la legge anti-sodomia.
Anche l’Uganda lo scorso novembre aveva rifiutato l’agenda LGBT e l’aborto inclusi nella proposta di accordo commerciale con l’UE.
Lo scorso settembre, il Kenya aveva imposto leggi che vietano la commercializzazione e la trasmissione di film con contenuti LGBT. Inoltre, il Paese aveva anche comunicato alle cittadine kenyote di evitare la circolazione della pillola anticoncezionale cinese, ritenuta illegale oltre che pericolosa.
Tuttavia, la vetta vera del ricatto LGBT contro i Paesi africani fu raggiunta nel 2015 dall’amministrazione Obama, che ritirò aiuti finanziari e militari alla Nigeria quando questa si rifiutò di legalizzare contraccezione e omosessualità.
Il governo nigeriano, all’epoca, si trovava a combattere i terroristi di Boko Haram, che avevano ucciso e rapito decine di migliaia di persone. Si disse che gli USA obamiani disponessero di immagini satellitari con gli accampamenti di Boko Haram, ma non le condivisero con i nigeriani restii a implementare la deregulation sessuale nella società africana.
Tanto per capire da che parte sta il papa con tutta la sua retorica terzomondiale e i suoi viaggi di cartapesta (a cui possono partecipare esclusivamente persone vaccinate): no, non dalla parte dell’Africa. Mai.
Gender
Musk: migliaia di bambini mutilati faranno causa ai «Mengele» transessualisti
I chirurghi statunitensi che praticano interventi di «transizione di genere» sui minori potrebbero trovarsi di fronte a migliaia di azioni legali, ha dichiarato Elon Musk. Li ha equiparati al medico nazista Josef Mengele, noto per aver condotto esperimenti medici sadici sui prigionieri del campo di concentramento di Auschwitz II-Birkenau durante la Seconda Guerra Mondiale.
Il proprietario di Tesla e X stava rispondendo alla notizia riguardante Fox Varian, che a 16 anni si è sottoposta a una doppia mastectomia e ha ottenuto quella che è stata definita la prima vittoria in una causa per negligenza professionale contro ex professionisti del settore negli Stati Uniti. Varian, oggi ventiduenne, ha sostenuto che i medici di New York l’avessero spinta a sottoporsi all’operazione quando era ancora minorenne.
Sia uno psicologo sia un chirurgo avevano approvato l’intervento. Una giuria li ha poi giudicati colpevoli di negligenza. A Varian sono stati assegnati 1,6 milioni di dollari per il dolore e la sofferenza subiti, più altri 400.000 dollari per le spese mediche future.
«Ci saranno migliaia di casi giudiziari di bambini mutilati da dottori malvagi, moderni Mengele», ha scritto Musk su X sabato, condividendo un post sulla sentenza.
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«Anche le scuole, gli psicologi/psichiatri e i funzionari statali che hanno facilitato tutto questo pagheranno caro», ha aggiunto.
Musk ha già discusso apertamente dell’esperienza vissuta dalla sua famiglia con il movimento radicale della «transizione di genere». Uno dei suoi figli, Xavier, ha fatto coming out come transgender a 16 anni e successivamente ha cambiato nome in Vivian Jenna Wilson.
Il miliardario ha affermato di essere stato «essenzialmente indotto con l’inganno a firmare documenti» dai medici, qualificando la pratica come «incredibilmente malvagia».
«Ho perso mio figlio, in sostanza. Non a caso lo chiamano deadnaming», aveva detto Musk in dichiarazioni precedenti, aggiungendo che Xavier era stato figurativamente ucciso da quello che aveva descritto come il «virus della mente sveglia», che aveva giurato di «distruggere».
Da quando è rientrato in carica, il presidente Donald Trump ha annullato diverse politiche varate dal suo predecessore Joe Biden, inclusi i finanziamenti federali per le procedure mediche di transizione di genere destinate a individui sotto i 19 anni. Numerosi stati americani hanno inoltre adottato misure per restringere o proibire tali trattamenti sui minori.
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Immagine di Gage Skidmore via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic
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I documenti di Epstein svelano i legami con i più ricchi sostenitori dell’ideologia transgender
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Il sindaco di Budapest rischia una multa per il Gay Pride
I procuratori ungheresi hanno richiesto che il sindaco dell’opposizione di Budapest sia multato per aver incoraggiato la partecipazione alla parata dell’orgoglio gay dell’anno scorso, evento che la polizia aveva proibito in applicazione di una nuova legge appena entrata in vigore.
La manifestazione si è tenuta a giugno, alcuni mesi dopo che l’Ungheria aveva introdotto norme che vietano alle assemblee pubbliche di esporre i minori a contenuti a tema LGBTQ. Gergely Karacsony, in carica dal 2019, ha ignorato il divieto e ha invitato pubblicamente i sostenitori a prendere parte all’evento.
L’ufficio del Procuratore Generale ha annunciato mercoledì che i procuratori distrettuali hanno formalizzato le accuse. Secondo l’accusa, Karácsony non ha tentato di impugnare il divieto per vie giudiziarie, ma ha diffuso video in cui esortava apertamente a violarlo. I procuratori chiedono l’applicazione di una sanzione pecuniaria senza necessità di processo.
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Il Karacsony ha commentato di essere «orgoglioso di essere passato da sospettato ad accusato», definendo tale evoluzione il prezzo da pagare per «difendere la nostra libertà e quella degli altri» e rinnovando l’appello a resistere a quello che ha descritto come «un governo egoista, meschino e vile».
Prima della parata aveva sostenuto che si trattasse di un evento organizzato dal Comune e non di una normale manifestazione pubblica soggetta all’autorizzazione della polizia. Gli organizzatori hanno registrato un’affluenza da record.
All’inizio di questo mese Karacsony ha ricevuto il premio olandese Geuzenpenning per il suo «coraggioso impegno verso i valori democratici» e per il sostegno offerto alla comunità LGBTQ.
Il governo conservatore guidato dal primo ministro Viktor Orban è entrato più volte in contrasto con le istituzioni dell’Unione Europea proprio a causa delle sue politiche improntate ai valori tradizionali, che Bruxelles accusa di violare i diritti delle minoranze. Budapest ribatte che l’«agenda woke» arreca danno alla società e va contrastata con determinazione.
Come riportato da Renovatio 21, l’anno scorso il Parlamento ungherese ha approvato un emendamento costituzionale che conferma il divieto di eventi pubblici LGBT precedentemente introdotto nel Paese.
La stretta sulle manifestazioni omotransessualista era stata largamente annunciata dal premier magiaro negli scorsi mesi.
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Come riportato da Renovatio 21, a primavera 2025 l’Ufficio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani ha lanciato l’allarme sulla recente legge ungherese che vieta gli eventi del pride, esortando il governo ad abrogarla.
Come riportato da Renovatio 21, Orban nel 2024 aveva definito la UE come una «parodia dell’URSS». I suoi attacchi alle politiche di immigrazione di Bruxelles vanno avanti da anni, con il risultato di essere messo sotto accusa dai potentati UE per la questione dello «stato di diritto», espressione che, dopo la pandemia, in bocca a qualsiasi istituzione fa piuttosto ridere.
Come riportato da Renovatio 21, Orban è stato osteggiato fortemente dall’ambasciatore omosessuale americano a Budapest, che è arrivato a fare velate minacce contro il governo ungherese.
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Immagine di Justin Van Dyke via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
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