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Spirito

Bergoglio piazza uno dei suoi uomini a Washington

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Papa Francesco ha nominato il cardinale Robert McElroy, vescovo di San Diego, alla guida dell’arcidiocesi di Washington DC, ha annunciato il Vaticano il 6 gennaio 2025. Il prelato settantenne succede al cardinale Wilton Gregory. L’arcidiocesi di Washington conta più di mezzo milione di cattolici.

 

Nato a San Francisco il 5 febbraio 1954, il vescovo McElroy è cresciuto nella contea di San Mateo. Fu ordinato sacerdote nel 1980 e servì come vescovo ausiliare sotto l’arcivescovo di San Francisco Salvatore Cordileone a partire dal 2010. Nel 2015, Papa Francesco lo nominò alla guida della diocesi di San Diego. È stato elevato al cardinalato durante il concistoro dell’agosto 2022.

 

Nel corso del suo quasi decennio come vescovo della diocesi più a sud della California, il cardinale McElroy si è espresso su una serie di questioni controverse. È considerato il cardinale americano il cui pensiero è più vicino a quello di Papa Francesco.

 

Convinto progressista, il cardinale McElroy è ora pronto ad assumere la guida del territorio ecclesiastico della capitale della nazione, proprio nel momento in cui Donald Trump presterà giuramento per un secondo mandato come presidente degli Stati Uniti.

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Un passato eloquente

Poco dopo l’insediamento del presidente Trump per il suo primo mandato nel 2017, Robert McElroy disse a un raduno di gruppi religiosi che se Trump era il candidato della «disruption», allora una simile disruption era necessaria per costruire una società migliore.

 

«Ora dobbiamo diventare tutti dei perturbatori», ha affermato, riferendosi all’uso della forza militare per espellere i migranti clandestini. In effetti, è proprio sul tema dell’immigrazione che il vescovo McElroy si è espresso più apertamente.

 

Durante una veglia di preghiera interreligiosa fuori dal tribunale federale nel centro di San Diego nel 2021, il prelato ha denunciato l’incapacità del Congresso di creare canali di legalizzazione per alcuni degli 11 milioni di migranti clandestini degli Stati Uniti.

 

«Non possiamo più restare a guardare mentre i nostri processi politici… distruggono i sogni e le speranze dei rifugiati e degli immigrati che non solo sono venuti qui e hanno vissuto qui, ma che hanno anche contribuito a costruire la nostra nazione e a renderla migliore», ha affermato.

 

McElroy ha spesso criticato anche la priorità data all’aborto rispetto ad altre preoccupazioni sociali, come la pena di morte, la protezione dei migranti e l’ambiente.

 

Negli ultimi anni, il prelato ha sostenuto che negare la comunione ai politici cattolici pro-aborto equivale a usare l’Eucaristia come arma per fini politici. Il 5 maggio 2021 ha denunciato quella che ha definito «una teologia dell’indegnità» nel ricevere l’Eucaristia, affermando che coloro che la praticano si concentrano troppo sulla disciplina.

 

Il cardinale McElroy sostiene inoltre il diaconato femminile nella Chiesa ed è un forte sostenitore dei cattolici che si identificano come LGBTQIA+.

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La reazione del vescovo Strickland alla nomina del cardinale McElroy

L’ex vescovo di Tyler (Texas), monsignor Joseph Strickland, destituito da Francesco nel 2023, ha reagito alla nomina di questo cardinale dichiaratamente progressista su Duc in altum, il blog del vaticanista Aldo Maria Valli,  che introduce il suo intervento con questa presentazione molto pertinente:

 

«Era il gennaio di due anni fa quando su America, la rivista dei gesuiti degli Stati Uniti, usciva un articolo dell’allora vescovo di San Diego, il cardinale Robert McElroy, che era una vera e propria summa di tutto l’armamentario ideologico della “chiesa in uscita” tanto cara a Bergoglio, a partire dal sì alla Comunione per i divorziati risposati, i coniugi sposati solo civilmente e le persone Lgbt che non hanno rinunciato al loro stile di vita».

 

«E ora McElroy è passato all’incasso. Bergoglio lo ha infatti nominato vescovo di Washington, dove all’inizio degli anni Duemila regnò il mostro predatore McCarrick. La nomina da parte di Bergoglio di un prelato fortemente anti-Trump arriva subito dopo che il presidente eletto ha annunciato la scelta di Brian Burch, apertamente critico nei confronti di Francesco, come nuovo ambasciatore degli Stati Uniti presso la Santa Sede».

 

«Sulla nomina di McElroy ecco un breve ma esaustivo commento del vescovo Joseph Strickland, l’unico dei vescovi americani che abbia avuto il coraggio di dire come stanno le cose».

 

Mons. Joseph Strickland dichiara così a Duc in altum: «Nel novembre scorso chiesi ai vescovi degli Stati Uniti: “Che cosa volete?”. Non sorprende che nessuno di loro mi abbia risposto. La nomina del corrotto cardinale McElroy a capo dell’arcidiocesi di Washington solleva di nuovo la questione. La sfacciata corruzione di papa Francesco e dei cardinali degli Stati Uniti diviene ora del tutto evidente con la nomina, nella stessa arcidiocesi, di un clone di quel McCarrick la cui malvagità regnava vent’anni fa».

 

«Tutti noi che amiamo Gesù Cristo e la sua Chiesa dobbiamo alzare la voce contro questi lupi che sono nella gerarchia. Di fronte a una corruzione così sfacciata non possiamo rimanere in silenzio. Ancora una volta invito dunque i miei fratelli vescovi a parlare per dire no a questo continuo indebolimento della Verità che è Gesù Cristo».

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Il cardinale McElroy e il cardinale predatore McCarrick

Il 7 gennaio, sul sito web Katholisches, il vaticanista Giuseppe Nardi ha ricordato l’affiliazione ideologica tra il nuovo cardinale di Washington e il suo predecessore McCarrick: «l’arcivescovado di Washington comprende la capitale federale Washington DC e quindi ha un’importanza eminentemente politica, perché è a Washington che si concentra il potere degli Stati Uniti (…)».

 

«Qui risiede anche il Nunzio Apostolico. L’importanza è espressa anche dal fatto che tutti gli arcivescovi di Washington hanno finora assunto la dignità cardinalizia, per mostrare al potere secolare il loro rango (…)».

 

«Lo stesso Theodore McCarrick ha ricoperto questa carica dal 2000 al 2006 e ha garantito, attraverso la sua abile rete di contatti, che la successione fosse assicurata per la sua tendenza [ideologica]. […] Il cardinale Donald Wuerl (arcivescovo dal 2006 al 2018) è succeduto a McCarrick, finché anche lui non è caduto e ha dovuto dimettersi a causa dello scandalo McCarrick e dello scandalo generale degli abusi sessuali».

 

«Papa Francesco ha assicurato la successione dei McCarrick Boys nominando il cardinale Wilton Gregory (arcivescovo di Washington dal 2019 al 2025)».

 

(…)

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Una nomina eminentemente politica

Giuseppe Nardi continua la sua analisi su Katholisches: «Francesco ha nominato il cardinale Robert McElroy – il prossimo McCarrick-Boy  – arcivescovo di Washington. McElroy è chiaramente identificato nella Chiesa e nel mondo. In passato ha difeso ciascuna delle “aperture” controverse e simboliche di Papa Francesco, in particolare quelle a favore dell’immigrazione, dell’omosessualità, dell’aborto e dell’agenda sul clima».

 

Il cardinale bergogliano ha reagito all’opposizione espressa contro l’autorizzazione delle benedizioni omosessuali, accusandola di essere un segno di «omofobia». Nel complesso, negli ultimi anni McElroy è stato costantemente presente quando si è trattato di richiedere e promuovere il riconoscimento dell’omosessualità.

 

«Sia per obbligo o per convinzione, probabilmente per entrambi, McElroy si è opposto con forza ai tentativi dell’episcopato americano di dichiarare scomunicato il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ed escluderlo dalla comunione a causa delle sue politiche pro-aborto».

 

«Anche in questo le sue convinzioni erano in linea con quelle di Papa Francesco. [Perché] ciò su cui McElroy e Papa Francesco concordano ancora è il loro approccio sostanziale alla questione dell’aborto. Naturalmente sono contrari all’omicidio di bambini non ancora nati, ma non appena si tratta di una questione politica, su cui dovrebbero opporsi ai loro amici contrari alla vita di sinistra, non ci sono più disaccordi».

 

«Non bisogna sempre parlarne», così Francesco descriveva nel settembre 2013 la linea che stava imponendo alla Chiesa con il suo pontificato. Non appena avanzano richieste politiche, i gruppi per i diritti umani vengono visti come elementi di disturbo.

 

Nella sessione plenaria dell’autunno 2019, quando la Conferenza episcopale degli Stati Uniti ha votato se mantenere il diritto alla vita dei nascituri come questione centrale, una maggioranza di due terzi ha votato a favore. Ma McElroy votò contro.

 

Giuseppe Nardi nota: «Ogni anno dell’attuale pontificato vede rafforzarsi la fazione bergogliana all’interno dell’episcopato americano. Francesco mette spietatamente al comando i suoi sostenitori e i suoi sostenitori ovunque possa. Ne fa parte anche la sede dell’arcivescovo di Washington».

 

E ha aggiunto: «ora comprendiamo perché Francesco ha ricevuto in udienza il 10 ottobre 2024, nell’ambito del sinodo sulla sinodalità a Roma, tre cardinali americani che aveva nominato padri sinodali, ma non il quarto che aveva anch’esso nominato».

 

«Ricevette infatti i cardinali Blase Cupich, arcivescovo di Chicago e la più potente figura bergogliana degli Stati Uniti, Joseph William Tobin , arcivescovo di Newark, e Robert McElroy, allora ancora vescovo di San Diego in California, una città piuttosto insignificante».

 

«Ciononostante, Francesco aveva nominato quattro McCarrick-Boys che indossavano la porpora come membri del sinodo sulla sinodalità, il quarto dei quali era Wilton Gregory. Quest’ultimo, pur essendo presente a Roma, sarebbe stato “impedito”. Il pubblico era chiaramente preoccupato per la successione del cardinale Gregory a Washington».

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Militante e determinato progressista

Giuseppe Nardi sottolinea la determinazione del cardinale McElroy nel suo attivismo progressista: «Sulla politica abortista e la ricezione della comunione: quando l’arcivescovo Salvatore Cordileone, in qualità di arcivescovo di San Francisco, dichiarò nel 2022 che Nancy Pelosi , una delle figure più influenti del Partito Democratico di sinistra, avrebbe dovuto essere considerata scomunicata ed esclusa dalla comunione a causa della sua politica pro-aborto, McElroy, suffraganeo della vicina metropolia, si oppose fermamente».

 

«McElroy non è un uomo che sussurra. Sta andando avanti. Possiamo contare su di lui. A Santa Marta lo si apprezza. Ora che Donald Trump ha compiuto il colpo di stato del secolo tornando alla Casa Bianca, papa Francesco vuole avere a Washington, per i prossimi quattro anni, un uomo anti-Trump che sia tanto sicuro di sé quanto determinato».

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.News.

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Pensiero

Il Vaticano autoghigliottinante. Se la Chiesa conciliare loda la Rivoluzione francese

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La segnalazione mi arriva da un sacerdote tradizionista. Da quello che capisco, la notizia circola nei canali di messaggistica, generando un piccolo scandalo, grande appena come il piccolo mondo antico dei cattolici rimasti cattolici.   Sito web ufficiale del Dicastero delle Cause dei Santi, l’organismo della Curia romana che si occupa di gestire tutti i processi di beatificazione e canonizzazione: guardiamo la pagina relativa al martirio del beato Jean-Baptiste Souzy (1732-1794), sacerdote morto consunto dalla fame e dalla malattia in una carcerazione disumana inflitta dalle forze anticristiche della Rivoluzione francese.  Con lui sono stati beatificati da Giovanni Paolo II nel 1995 altri 63 suoi compagni, chiamati «Martiri dei Pontoni».   Ecco l’incipit della pagina, dopo una citazione dalla Bibbia.   «La Rivoluzione Francese ebbe dei grandi meriti nella formazione politica, morale e sociale dell’epoca moderna, ma come tutte le rivoluzioni, che in qualche modo presuppongono un capovolgimento violento delle classi al potere con i rivoltosi, lasciò dietro di sé un lago di sangue, morti ingiuste, delitti e violenze».   Bisogna stropicciarsi bene gli occhi e rileggere.   «La Rivoluzione Francese ebbe dei grandi meriti nella formazione politica, morale e sociale dell’epoca moderna».   Eh?   Il Vaticano riconosce valori ai suoi persecutori? Roma si complimenta con chi ha ucciso i suoi figli? Il pastore loda il lupo, indicandolo pure come benemerito fondatore della società dove vive il gregge?

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Parrebbe proprio di sì. E sì che qualche riga sotto si deve pur ammettere come sono andate le cose:   «L’Assemblea Costituente nel 1789, dopo aver confiscato tutti i beni ecclesiastici e soppresso gli Istituti religiosi, decretò la Costituzione Civile del Clero, per cui vescovi e parroci, dovevano essere eletti con il voto popolare e imponendo al clero il giuramento di adesione alla Costituzione stessa; ci fu chi aderì (clero giurato) e chi non lo volle fare (clero “refrattario”)».   «L’Assemblea Legislativa andata al potere, infierì contro il clero “refrattario” giungendo nel 1792 a massacrarne 300, fra vescovi e sacerdoti. Seguì al potere la Convenzione Nazionale, che emise contro il clero “refrattario” dei decreti di deportazione per cui bisognava presentarsi spontaneamente pena la morte; furono così colpiti 2412 sacerdoti e religiosi, deportati in tre zone della Francia, di cui 829 a La Rochelle (Rochefort)».   Ecco, fa capolino la parola giusta: «massacro». In realtà, bisognerebbe ripeterne un’altra: persecuzione. E martirio.   In passato avevo notato come Bergoglio, ad esempio nel caso di suore trucidate in Africa, si fosse affrettato a dire che non si trattava di martirii. Il motivo, riflettevo, era evidente: se il sangue dei martiri è il semen christianorum, negare un martirio è compiere una contraccezione della Cristianità.   È la chiesa che vuole sterilizzarsi, sparire. Quella che dice ai proprietari di oratori e chiesette di «convertirli ad altro uso»: farli diventare studi di architettura, sale concerto, birrerie, centri yoga magari moschee. È la chiesa fatta di vescovi cui pare sia stato dato l’ordine di svendere, disintegrare gli edifici sacri che hanno ereditato, e pure quelli che non hanno ereditato.   È la chiesa della dissoluzione, nel senso del cupio dissolvi, dell’impulso di autodisintegrazione. Questa piccola nota del Dicastero delle Cause dei Santi ci fa capire che sotto potrebbe esserci di più: non solo contrarsi, ma autoghigliottinarsi. L’immaginario della Rivoluzione francese è tutto lì, specie per un cattolico. Il sospetto che questa volontà di suicidio cruenta sia deliberata diventa in noi sempre maggiore.   Chiunque, se si è avvicinato alla Religione, quale ecatombe anticristiana sia stata la Rivoluzione. Lo sterminio – sì, il genocidio – è stato immane. Qualcuno parla di almeno 100.000 «martiri della Rivoluzione», ma potrebbero essere molti di più.   La Vandea: contadini cattolici si sollevarono contro la Costituzione civile del clero, la chiusura delle chiese, la leva obbligatoria e la politica di scristianizzazione. Le stime oggi più accolte parlano di 150.000-200.000 morti nella regione (combattenti e civili), su una popolazione di circa 800.000 abitanti, cioè circa un quarto. Alcuni storici (Chaunu, Secher) arrivano a 250.000 o più e parlano di genocidio; altri ritengono che si trattasse di una guerra civile con atrocità di massa, non di uno sterminio pianificato in quanto cattolici. Le «colonne infernali» del 1794 massacrarono decine di migliaia di civili.   Circa 30.000 preti furono costretti a lasciare la Francia. Alcune centinaia di quelli che restarono furono giustiziati. Uno studio recente stima in poco meno di 3.000 i sacerdoti, i religiosi e le religiose morti in Francia tra il 1792 e il 1800 per motivi legati alla fede. Nei massacri di settembre 1792 a Parigi furono uccisi oltre 200 preti (191 poi beatificati). Il clero, pur essendo una piccola frazione della popolazione, rappresentò circa il 6-6,5% delle vittime della stagione del Terrore.   Le esecuzioni giudiziarie nel periodo del Terrore furono circa 16.000-17.000; con fucilazioni sommarie, annegamenti e morti in carcere si arriva a 35.000-40.000. La maggior parte delle vittime erano popolani, non nobili o preti.  

Sono stati beatificati o canonizzati 443 cattolici uccisi in quel periodo (17 santi e 426 beati), tra cui le carmelitane di Compiègne, le martiri di Orange e i vescovi e preti dei massacri di settembre.

 

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Tralasciamo qui le analisi su come la Rivoluzione e i suoi scherani siano mostruosamente operativi anche oggi. Se non fosse chiaro già guardando figure come quella di Macron (storia strana, la sua…), lo abbiamo imparato guardando le Olimpiadi parigine 2024 e il grande show rivelatore della cerimonia di apertura, con Maria Antonietta decapitata che cantava il canto giacobino Ça ira dal medesimo palazzo in cui fu davvero rinchiusa, mentre cascate di sangue finto si riversano in istrada.       Un filosofo cattolico che solitamente non amo per nulla, il pensatore paulista Plinio Correa di Oliveira (1908-1995) parlava di «trasbordo ideologico inavvertito» un cambiamento graduale e impercettibile delle proprie idee, che porta  i cattolici ad abbracciare princìpi opposti ai propri, come il socialismo o il progressismo. Insomma, una sorta di Finestra di Overton che ti mena al laicismo scatenato.   Orbene, a differenza del Plinio, io vedo nella gerarchia un trasbordo ideologico programmato: una pista di lancio verso il suicidio della Chiesa, verso la sua stessa eliminazione violenta. Non nascondo di pensare che ciò potrebbe aver a che fare con la quantità di omosessuali consacrati nelle stanze dei bottoni vaticani.   La chiesa conciliare non riconosce più il suo seme, è divenuta sterile. La chiesa conciliare non riconosce più il suo nemico, anzi si offre in sacrifizio ad esso: è divenuta pienamente suicida.   Molto vi sarebbe da dire, certo, sulla società che ancora considera la Rivoluzione come lo stupendo atto fondatore della democrazia in Europa. Sì, è stato insegnato pure a me, alle elementari, alle medie, alle superiori. Lo ricordo benissimo.   Ciò deriva dal tema, mai discusso davvero, dell’origine completamente massonica dei nostri programmi scolastici, dal Risorgimento (la Rivoluzione massonica in Italia: cosa credete che abbiamo anche noi il tricolore a fare?) ai giorni nostri, senza che mezzo secolo di un partito in teoria cattolico al potere, la DC, abbia potuto fare nulla per cambiare.   Per cui, i nostri figli studiano tristi poeti massoni, e la storia del mondo così come la vogliono i grembiulini: è incredibile, perché per inculcare al ragazzo che la Rivoluzione francese è la base dello Stato moderno bisogna fargli mandare giù anche l’innegabile, cioè non tanto il genocidio anticristiano, ma l’infracasino sanguinario rivoluzionario, il Terrore etc. Se ci pensiamo, si tratta di una vera operazione di bispensiero orwelliano: la Rivoluzione è stato un massacro demoniaco, ma va bene così. La Rivoluzione, dicono i libri di testo della scuola dell’obbligo e oltre, è tua madre. Non facciamo battute ulteriori.

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Ora, vi è stato un tempo in cui era possibile prendere rifugio dalla follia della vulgata moderna semplicemente accedendo alla chiesa. Si era sicuri che lì la verità, scritta con il sangue dei martiri, non era stata dimenticata. Impossibile: la Cristianità stessa esiste come architettura costruita, martirio dopo martirio, ricordo dopo ricordo, santo dopo santo, sulle persecuzioni.   Invece ora è proprio la chiesa ad abbracciare la sua distruttrice – così che l’intero palazzo bimillenario dovrebbe venir giù, uno spettacolo di devastazione che con evidenza fa godere Satana e tanti suoi servi incistati in Vaticano.   Il Concilio Vaticano II è stato un accordo con l’Unione Sovietica, è stato detto. Anzi un accordo con gli ebrei, secondo certuni. Anzi un accordo con la massoneria, secondo altri. Un accordo con il mondo moderno, dicono altri ancora. A noi, per sintesi, viene voglia di dire: il Concilio è stato un accordo con il Male. E se il bene, diceva San Tommaso, è diffusivum sui, è espansione. Il Male, privatio boni, è quindi contrazione. Se il Male è entrato nella chiesa, è chiaro che chiede la sua diminuzione, meno chiese, meno fedeli, meno santi. Meno Dio.   Di più: il Male entrato nel Sacro Palazzo chiede la decapitazione stessa della Chiesa cattolica.   SPOILER ALERT: non vi riuscirà mai, perché, lo sappiamo, non prevalebunt. Tuttavia guardare questo spettacolo dà, comprensibilmente, il voltastomaco.   A chi sente che il malore teologico-gastrico diviene intollerabile possiamo consigliare la cura più valida: iniziate a frequentare la Fraternità San Pio X, la Messa antica, la Tradizione cattolica dove si tramanda la Storia vera, la Religione vera, la Verità.   Monsignor Lefebvre, rammentiamo en passant, era proprio francese…   Roberto Dal Bosco  

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Spirito

Il Magistero non reinventa la fede

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Pubblicata il 24 giugno 2026, la Professione di Fede Cattolica della Fraternità Sacerdotale San Pio X viene qui presentata in diverse parti. Quest’undicesima parte ci ricorda che il Magistero non è il padrone della Rivelazione, ma il custode del deposito ricevuto dagli Apostoli. Può approfondirne e chiarirne il significato, ma mai alterarne il senso di una verità rivelata né contraddire quanto la Chiesa ha costantemente insegnato.

 

X. Il Magistero, custode del deposito rivelato

80. Credo che il Romano Pontefice goda di infallibilità quando parla ex cathedra , cioè quando, adempiendo al suo dovere di pastore e maestro di tutti i cristiani, definisce, in virtù della sua suprema autorità apostolica, che una dottrina riguardante la fede o la morale debba essere condivisa dalla Chiesa universale.

 

81. Affermo inoltre che il potere del Magistero nella Chiesa è essenzialmente ordinato alla custodia del deposito rivelato e, attraverso questa custodia, alla salvezza delle anime. Lo Spirito Santo non fu promesso ai successori di Pietro perché manifestassero una nuova dottrina, ma perché custodissero santamente e spiegassero fedelmente il deposito trasmesso dagli Apostoli.

 

82. Ecco perché il Magistero attuale non può sostanzialmente contraddire il Magistero precedente. Il Magistero vivente non è la predicazione attuale contrapposta a quella passata; è la predicazione continua e ininterrotta dello stesso significato, della stessa verità di fede, attraverso i secoli. Il Papa e i vescovi non sono i padroni della Rivelazione; ne sono i custodi e ad essa sono soggetti come un discepolo al suo maestro. Non possono né cambiare la fede, né modificare la costituzione divina della Chiesa, né dichiarare buono ciò che è contrario alla legge di Dio.

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83. Rifiuto pertanto qualsiasi concezione evoluzionistica del dogma, secondo la quale le verità rivelate cambierebbero significato nel corso della storia. Può esserci all’interno della Chiesa un progresso omogeneo nella comprensione, che percepisce il significato della verità rivelata in modo più chiaro, distinto ed esplicito; ma mai una mutazione nel significato di tale verità. Ciò che è già stato insegnato dal Magistero vivente della Chiesa docente, e creduto nella professione di fede della Chiesa che viene istruita, non può diventare falso; ciò che è stato condannato come contrario alla fede non può diventare legittimo; ciò che appartiene alla costituzione divina della Chiesa non può essere rimodellato secondo le categorie del mondo moderno o del contesto storico e culturale.

 

84. Respingo dunque la nozione di un nuovo magistero, che pretenderebbe di essere autorizzato dal tempo presente a imporre dottrine contrarie o estranee alla costante Tradizione. Respinggo altresì l’artificiosa contrapposizione tra il Magistero di ieri e quello di oggi, come se l’unico Magistero vivente della Sposa di Cristo fosse quello del tempo presente e potesse, con il pretesto di un migliore adattamento, rinnegare ciò che la Chiesa ha sempre insegnato, creduto e condannato fin dai tempi degli Apostoli.

 

85. Sostengo che, pur preservando la legittima libertà di ricerca e di opinione dei teologi riguardo a questioni dottrinali aperte o controverse, il Magistero della Chiesa ha il legittimo dovere di esercitare il controllo e, ove necessario, la censura sulle pubblicazioni, per impedire che esse mettano in pericolo la fede dei fedeli. Respinggo pertanto l’accusa mossa contro la Santa Chiesa di essere stata priva di carità nell’anatematizzare le eresie e scomunicare gli eretici.

86. Rifiuto altresì il dialogo perpetuo instaurato nello spirito del Concilio precedente, con il quale la gerarchia rinuncia all’esercizio di un vero Magistero e talvolta afferma di trarre ispirazione dal “senso di fede” del popolo dei credenti, talvolta di dialogare alla pari con i seguaci di false religioni, o persino con gli increduli.

 

87. Infine, respingo la concezione soggettivista del pluralismo teologico, che deriva da una simile abdicazione alla funzione magisteriale. Sostengo che la Chiesa non è un’assemblea in perenne ricerca, ma che è custode di una verità rivelata da Dio e trasmessa dagli Apostoli, e che il suo autentico Magistero, assicurando attraverso i secoli la trasmissione ininterrotta del deposito rivelato, è la regola immediata e universale della verità in materia di fede e di morale.

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.News

 

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Immagine: interno del Duomo di Bressanone in Alto Adige durante la messa domenicale.

Immagine di Uoaei1 via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported

 

 

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Spirito

Pugile attribuisce alla Santa Trinità la sua spettacolare vittoria al campionato dei pesi massimi

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Il pugile croato trentaquattrenne Filip Hrgovic è diventato campione dei pesi massimi della Federazione Internazionale di Pugilato (IBF) il 29 agosto, attribuendo il suo successo a Gesù Cristo dal ring dopo aver sconfitto il ventunenne inglese Moses Itauma.   Itauma sembrava avere la meglio all’inizio dell’incontro, aprendo con un’offensiva aggressiva che ha «dominato» Hrgovic nel primo round. Tuttavia la pazienza ha avuto la meglio, poiché «alla fine del sesto round, Hrgovic ha percepito la stanchezza dell’avversario e ha bombardato Itauma di pugni, non riuscendo miracolosamente a mandarlo al tappeto». Itauma ha iniziato a rallentare nel settimo round e alla fine ha gettato la spugna nel nono.   Nell’intervista rilasciata subito dopo la vittoria, Hrgovic ha attribuito il merito del suo successo a una forza superiore.   «Lasciatemi dire una cosa», disse. «Non sono stato io stasera. È stato Gesù Cristo in me. Lo Spirito Santo. Padre, Figlio e Spirito Santo. Non sono stato io. Stavo perdendo ogni round. Sono stato surclassato. E non so da dove ho preso l’energia in quel (nono) round. E non era davvero la mia forza. Era lo Spirito Santo».  

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«Mi ha dato la forza in questo ritiro per sopportare tutto, per fare il miglior ritiro della mia vita. Mi ha messo in contatto con questo grande allenatore, Abel Sanchez», ha continuato il pugile. «Ero nella migliore forma della mia vita grazie a lui. Mi ha messo in contatto con il mio manager, Keith Connolly, che mi ha cambiato la vita, il miglior manager in circolazione. E tutta la mia squadra, mio ​​nipote Antonio, il mio chef, il mio fisioterapista, i miei sparring partner – ha organizzato tutto per avere un ritiro perfetto e un incontro perfetto. Quindi, grazie al mio Signore Gesù Cristo».   Il pugilatore croato ha un rapporto dichiaratamente forte e pubblico con la fede cattolica. Già nel 2015 si definì apertamente cattolico, dicendo di frequentare la messa domenicale. Nel tempo il suo modo di parlarne è cambiato: se nelle prime interviste la religione era solo un tratto biografico di un giovane atleta, negli anni successivi è diventata il linguaggio con cui racconta esperienze, difficoltà, stato psicologico e percorso professionale, tanto da poterlo descrivere non solo come «cattolico praticante» ma come testimone pubblico della propria fede cristiana.   Nel 2015, al quotidiano croato Večernji list, aveva risposto senza esitazioni alla domanda sulla fede:«credo in Dio, sono cattolico», aggiungendo di frequentare la messa domenicale. Il campione porta con sé una Bibbia nei ritiri di allenamento da circa dieci anni. «Porto la Parola di Dio in ogni campo da dieci anni. Mi dà forza per restare unito a Dio». Il boxeur porta con sé anche l’acqua santa.  

«Il rapporto con Dio è la cosa più importante nella vita. I soldi e la gloria sono vuoti, tanto moriremo tutti» ha dichiarato lo Hrgovic. Sposato in chiesa a Sesvete, considera l’esito del match secondario rispetto alla volontà di Dio e alla salvezza dell’anima.

  L’incontro ha rappresentato la prima sconfitta da professionista per Itauma e il 22° per Hrgovic. Il suo prossimo avversario dovrebbe essere il pugile cubano Frank Sanchez.  

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Immagine screenshot da YouTube  
 
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