Connettiti con Renovato 21

Spirito

Il Magistero non reinventa la fede

Pubblicato

il

Pubblicata il 24 giugno 2026, la Professione di Fede Cattolica della Fraternità Sacerdotale San Pio X viene qui presentata in diverse parti. Quest’undicesima parte ci ricorda che il Magistero non è il padrone della Rivelazione, ma il custode del deposito ricevuto dagli Apostoli. Può approfondirne e chiarirne il significato, ma mai alterarne il senso di una verità rivelata né contraddire quanto la Chiesa ha costantemente insegnato.

 

X. Il Magistero, custode del deposito rivelato

80. Credo che il Romano Pontefice goda di infallibilità quando parla ex cathedra , cioè quando, adempiendo al suo dovere di pastore e maestro di tutti i cristiani, definisce, in virtù della sua suprema autorità apostolica, che una dottrina riguardante la fede o la morale debba essere condivisa dalla Chiesa universale.

 

81. Affermo inoltre che il potere del Magistero nella Chiesa è essenzialmente ordinato alla custodia del deposito rivelato e, attraverso questa custodia, alla salvezza delle anime. Lo Spirito Santo non fu promesso ai successori di Pietro perché manifestassero una nuova dottrina, ma perché custodissero santamente e spiegassero fedelmente il deposito trasmesso dagli Apostoli.

 

82. Ecco perché il Magistero attuale non può sostanzialmente contraddire il Magistero precedente. Il Magistero vivente non è la predicazione attuale contrapposta a quella passata; è la predicazione continua e ininterrotta dello stesso significato, della stessa verità di fede, attraverso i secoli. Il Papa e i vescovi non sono i padroni della Rivelazione; ne sono i custodi e ad essa sono soggetti come un discepolo al suo maestro. Non possono né cambiare la fede, né modificare la costituzione divina della Chiesa, né dichiarare buono ciò che è contrario alla legge di Dio.

Sostieni Renovatio 21

83. Rifiuto pertanto qualsiasi concezione evoluzionistica del dogma, secondo la quale le verità rivelate cambierebbero significato nel corso della storia. Può esserci all’interno della Chiesa un progresso omogeneo nella comprensione, che percepisce il significato della verità rivelata in modo più chiaro, distinto ed esplicito; ma mai una mutazione nel significato di tale verità. Ciò che è già stato insegnato dal Magistero vivente della Chiesa docente, e creduto nella professione di fede della Chiesa che viene istruita, non può diventare falso; ciò che è stato condannato come contrario alla fede non può diventare legittimo; ciò che appartiene alla costituzione divina della Chiesa non può essere rimodellato secondo le categorie del mondo moderno o del contesto storico e culturale.

 

84. Respingo dunque la nozione di un nuovo magistero, che pretenderebbe di essere autorizzato dal tempo presente a imporre dottrine contrarie o estranee alla costante Tradizione. Respinggo altresì l’artificiosa contrapposizione tra il Magistero di ieri e quello di oggi, come se l’unico Magistero vivente della Sposa di Cristo fosse quello del tempo presente e potesse, con il pretesto di un migliore adattamento, rinnegare ciò che la Chiesa ha sempre insegnato, creduto e condannato fin dai tempi degli Apostoli.

 

85. Sostengo che, pur preservando la legittima libertà di ricerca e di opinione dei teologi riguardo a questioni dottrinali aperte o controverse, il Magistero della Chiesa ha il legittimo dovere di esercitare il controllo e, ove necessario, la censura sulle pubblicazioni, per impedire che esse mettano in pericolo la fede dei fedeli. Respinggo pertanto l’accusa mossa contro la Santa Chiesa di essere stata priva di carità nell’anatematizzare le eresie e scomunicare gli eretici.

86. Rifiuto altresì il dialogo perpetuo instaurato nello spirito del Concilio precedente, con il quale la gerarchia rinuncia all’esercizio di un vero Magistero e talvolta afferma di trarre ispirazione dal “senso di fede” del popolo dei credenti, talvolta di dialogare alla pari con i seguaci di false religioni, o persino con gli increduli.

 

87. Infine, respingo la concezione soggettivista del pluralismo teologico, che deriva da una simile abdicazione alla funzione magisteriale. Sostengo che la Chiesa non è un’assemblea in perenne ricerca, ma che è custode di una verità rivelata da Dio e trasmessa dagli Apostoli, e che il suo autentico Magistero, assicurando attraverso i secoli la trasmissione ininterrotta del deposito rivelato, è la regola immediata e universale della verità in materia di fede e di morale.

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.News

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine: interno del Duomo di Bressanone in Alto Adige durante la messa domenicale.

Immagine di Uoaei1 via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported

 

 

Continua a leggere

Spirito

L’ultima barzelletta del cardinale Roche: l’obiettivo del Summorum Pontificum era il «ritorno» della FSSPX a Roma

Pubblicato

il

Da

Il cardinale antitradizionalista Arthur Roche ha ripetuto la falsa affermazione secondo cui Papa Benedetto XVI avrebbe emesso il Summorum Pontificum per «spianare la strada» al «ritorno nella Chiesa» della Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX).   Il prefetto del Dicastero per il Culto Divino ha dichiarato al sito AdVaticanum in un’intervista pubblicata martedì che «Summorum Pontificum è stata creata per accogliere e agevolare il ritorno della Società di San Pio X nella Chiesa».   il Summorum Pontificum ha chiarito che la Messa tradizionale non è mai stata abolita e che nessun sacerdote ha bisogno del permesso del vescovo per celebrarla.   Secondo Roche, i vescovi di tutto il mondo erano preoccupati per l’esito del Summorum Pontificum perché non aveva prodotto il risultato «previsto», ovvero l’integrazione della Fraternità Sacerdotale San Pio X nella Chiesa.   Infatti, in un intervista con Peter Seewald, Benedetto XVI ha chiarito che questo non era lo scopo del Summorum Pontificum. Quando Seewald gli chiese se «la riautorizzazione della Messa tridentina» fosse «principalmente… una concessione alla Fraternità Sacerdotale San Pio X», Papa Benedetto rispose:

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

«Questo è assolutamente falso! Per me era importante che la Chiesa fosse unita a se stessa interiormente, al proprio passato; che ciò che prima era sacro per lei non fosse in qualche modo sbagliato ora. Il rito deve evolversi. In questo senso la riforma è opportuna. Ma la continuità non deve essere interrotta. La Fraternità Sacerdotale San Pio X si fonda sul fatto che la gente sentiva che la Chiesa stava rinnegando se stessa. Questo non deve accadere».   «Ma, come ho detto, le mie intenzioni non erano di natura tattica, bensì riguardavano la sostanza della questione. Naturalmente, è anche vero che, nel momento in cui si intravede uno scisma nella Chiesa, il papa è tenuto a fare tutto il possibile per impedirlo. Ciò include anche il tentativo di ricondurre queste persone all’unità con la Chiesa, se possibile».   Le parole di Roche suonano come uno scherzo, una barzelletta. Tutti nella comunità tradizionista sanno che le messe Summorum o dell’indulto sono concesse da vescovi (magari ultra-modernisti) per allontanare i fedeli dalle celebrazioni della FSSPX.   Parimenti è noto a moltissimi fedeli il gioco che volevano fare avvicinando la Fraternità: con un accordo per il rientro a Roma dell’universo lefebvriano, sarebbero state spinte lì tutte le persone legate al rito antico, svuotando quindi le camere interstiziali come Summorum, Fraternità San Pietro, Istituto Cristo Re, etc. Da lì poi si sarebbe proceduto a chiudere anche la Fraternità, con dentro intrappolati tutti i poveri fedeli fedeli alla Messa di sempre.   Il nemico, per il Vaticano conciliare, pare essere la Santa Messa antica, e sono disposti a tutto pur di farla fuori. Il lettore si chieda perché, e soprattutto, chi, può volere una cosa del genere.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
 Immagine di Catholic Church England and Wales via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.0 Generic (CC BY-NC-ND 2.0)
 
Continua a leggere

Intelligenza Artificiale

Icona di Carlo Acutis fatta con l’IA. Polemiche

Pubblicato

il

Da

Una chiesa cattolica in Bielorussia ha suscitato polemiche per aver utilizzato l’intelligenza artificiale per generare un’icona di Carlo Acutis e farla benedire. Lo riporta LifeSite.

 

Euroradio riferisce che il ritratto eretto nella Chiesa di Santa Maria Maddalena sarebbe la prima icona religiosa di questo tipo in Bielorussia, e potenzialmente al mondo intero. Raffigura Acutis, soprannominato l’«apostolo cibernetico» e patrono dei giovani e di Internet. L’icona è stata benedetta l’11 ottobre dall’arcivescovo emerito Tadeusz Kondrusiewicz.

 

Secondo quanto riportato Acutis «aveva una devozione così intensa per il Santissimo Sacramento da aver creato un sito web che documentava tutti i miracoli eucaristici e le apparizioni mariane approvati. Durante la sua vita, Acutis si riferiva all’Eucaristia come alla «mia autostrada per il paradiso». Morì nel 2006 all’età di 15 anni a causa di una leucemia promielocitica acuta. Ora è acclamato come il primo «santo millenial».

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

La santificazione di Acutis è stata oggetto di polemiche. Il percorso che ha portato alla santità in circa diciannove anni dalla sua morte (e con un’accelerazione mediatica e burocratica molto marcata negli ultimi anni) è stato definito da diversi osservatori un’operazione di «storytelling» e marketing pastorale. Alcuni critici evidenziano come la Chiesa utilizzi queste figure per tentare un aggancio rapido con i giovani e il mondo dei social media.

 

Diversi osservatori hanno ridimensionato l’etichetta di «patrono di internet» o «genio dell’informatica», spiegando che le sue competenze digitali si limitavano a lavoretti scolastici e a un sito amatoriale di catalogazione dei miracoli eucaristici, trasformato poi a posteriori in un’operazione simbolica massiccia. Non manca chi ha lamentato le origini alto-borghesi della famiglia di Acutis.

 

Sebbene l’uso dell’IA sia in linea con l’associazione di Acutis con la tecnologia, molti osservatori hanno reagito ritenendo inappropriato creare un’icona religiosa con mezzi diversi dalle mani umane.

 

«Orribile. Quando si dipinge un’icona, ogni tratto è una preghiera. Intelligenza artificiale? Niente», ha commentato un utente di X. «Sono scarabocchi vuoti senza alcun significato. Vi garantisco che lo percepite anche voi guardando le immagini.»

 

Sostieni Renovatio 21

«Questo è un passo troppo azzardato», ha affermato un altro cattolico autodefinitosi «tradizionalista». «Le immagini generate dall’IA OVVIAMENTE non possono essere venerate!»

 

«L’arte religiosa dovrebbe essere creata dagli esseri umani, poiché l’atto stesso di creare un’opera d’arte è come comporre un canto o un’opera religiosa, per glorificare e al contempo nutrire l’anima dell’artista», ha spiegato un terzo utente. «L’intelligenza artificiale non può glorificare, quindi qualsiasi opera d’arte creata da essa è superficiale e vana.»

 

L’icona aveva anche alcuni difensori, uno dei quali sosteneva che l’uso dell’IA non fosse diverso dall’adozione della stampa o della televisione: «Le chiese hanno utilizzato ogni nuovo mezzo per raccontare la loro storia… Lo strumento non è mai stato la parte sacra».

 

Il mese scorso, l’arcivescovo Josafá Menezes da Silva di Aracaju, in Brasile, ha pubblicato le regole per l’uso dell’AI da parte della Chiesa, che includono «una revisione umana obbligatoria prima della pubblicazione» di qualsiasi materiale realizzato con l’ausilio dell’IA. Gli strumenti tecnologici possono essere utilizzati per la progettazione grafica e il fotoritocco, con i limiti descritti di seguito. L’arcivescovo ha approvato il loro utilizzo per «creare sfondi, creare texture, generare elementi astratti, creare illustrazioni, suggerire layout, lavorare con i colori, assistere nella composizione, assistere nel montaggio e contribuire alla creazione di concetti visivi», secondo ACI Digital, ma non per fotografie o omelie.

 

Monsignor Menezes ha affermato che «l’Intelligenza Artificiale generativa non deve essere utilizzata per ricostruire o simulare l’aspetto di un vescovo, un sacerdote o un diacono quando il risultato sostituisce la loro fotografia reale o potrebbe essere interpretato come una rappresentazione autentica del loro aspetto o di una situazione da loro vissuta», e lo stesso divieto si applica anche alla voce di un ecclesiastico.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine screenshot da Twitter

 

Continua a leggere

Spirito

Mons. Schneider: «non possiamo continuare con il Novus Ordo»

Pubblicato

il

Da

Il vescovo Athanasius Schneider ha denunciato i «difetti dottrinali e liturgici» della Messa Novus Ordo.   In un’intervista esclusiva al vaticanista Michael Haynes, pubblicata martedì, Schneider ha elogiato la Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX) definendola «opera della Divina Provvidenza». Il vescovo ha difeso le critiche mosse dalla FSSPX al Concilio Vaticano II e al Novus Ordo Missae. Schneider ha sottolineato come la Messa tradizionale i continui a subire una «sorta di persecuzione» sotto il pontificato di Leone XIV, poiché è stato permesso che Traditionis Custodes rimanesse in vigore e, di conseguenza, i vescovi di tutto il mondo hanno continuato a cancellare le Messe in latino.   La Messa tradizionale, ha affermato, «continua a essere trattata – da chi ne è responsabile in Vaticano – come qualcosa di pericoloso o con una sorta di discriminazione».   Monsignor Schneider sosteneva che il Vaticano stesse escludendo la Fraternità Sacerdotale San Pio X dal riconoscimento canonico – come dimostrano le scomuniche dichiarate ai suoi vescovi la scorsa estate – non a causa di errori della Fraternità, bensì a causa delle sue critiche ai difetti della nuova Messa e del Concilio Vaticano II, sottolineando che il Vaticano ha chiesto alla Fraternità Sacerdotale San Pio X di accettare il Novus Ordo e di riconoscere il Concilio Vaticano II come «conforme alla tradizione».   «Ma la Società non può farlo perché ci sono evidenti ambiguità nelle affermazioni di alcuni testi del Concilio Vaticano II», ha detto il vescovo Schneider. Ci sono anche «evidenti difetti dottrinali e liturgici nel Novus Ordo, che contiene tendenze protestanti molto chiare e una diminuzione del carattere sacrificale della Messa, anche se celebrata secondo le regole».   «Anche in latino, il testo del Novus Ordo presenta gravi lacune dottrinali, soprattutto nelle nuove preghiere dell’offertorio e nella seconda preghiera eucaristica», ha aggiunto.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

Nel bel mezzo della «grave rottura» della nuova Messa con la Tradizione, «la presenza e l’attività della FSSPX o l’opera dell’arcivescovo Lefebvre diventano sempre più provvidenziali», ha affermato il prelato tedesco-centrasiatico. L’ha anche descritta come «un’opera della Divina Provvidenza» per ricordare alla Santa Sede la necessità di chiarire le affermazioni del Concilio Vaticano II «che sono oggettivamente dubbie e ambigue, e di riformare il Novus Ordo secondo la tradizione».   Invece di riconoscere l’importanza e la necessità di queste correzioni, il Vaticano ha richiesto «a tutti, compresa la Fraternità Sacerdotale San Pio X», il riconoscimento di una «cosiddetta ermeneutica della continuità», che Schneider definisce «acrobazie mentali, o la quadratura di un cerchio».   «Non possiamo continuare con il Novus Ordo, non possiamo. Non possiamo continuare con evidenti ambiguità dottrinali riguardo ad alcune affermazioni del Concilio Vaticano II. Dobbiamo risolverle», ha affermato monsignor Schneider.   Questa è l’affermazione fondamentale della Fraternità Sacerdotale San Pio X, ha continuato il vescovo. La Fraternità chiede solo la possibilità di celebrare la Messa e di predicare la dottrina come si faceva prima del Concilio Vaticano II. «A questo proposito, credo che la Santa Sede debba essere più aperta, flessibile e concedere questa libertà di discussione», ha affermato Schneider.   Sua Eccellenza nell’intervista ad Haynes ha sottolineato che, mentre il Vaticano punisce la Fraternità Sacerdotale San Pio X e priva le comunità della tradizionale Messa in latino, permette all’eresia di dilagare in tutto il mondo.   A titolo di esempio, monsignor Schneider ha sottolineato il fatto che il papa non ha né corretto né punito il vescovo di Anversa, in Belgio, il quale ha recentemente ribadito la sua intenzione di ignorare la legge del celibato sacerdotale e di ordinare uomini sposati.   Il vescovo ha inoltre sottolineato la «generosità» del Vaticano nei confronti della Cina comunista attraverso l’accordo sino-vaticano, nei confronti del clero eterodosso in Germania che promuove il proprio «Cammino sinodale» e nei confronti di altri cattolici che «praticano una negazione di fatto» della fede.   «C’è una palese contraddizione nel comportamento della Santa Sede nei confronti della Fraternità Sacerdotale San Pio X e di altri movimenti eretici oggettivi, evidenti, all’interno della Chiesa e tra i singoli individui», ha affermato il vescovo Schneider.   Secondo monsignor Schneider, la punizione della tradizione e dell’ortodossia, unita alla permissività e persino alla promozione dell’eterodossia, rivela le vere intenzioni del Vaticano. «Pertanto, è chiaro che la Santa Sede è in parte, in una certa misura, nelle mani di un’acquisizione ostile da parte di persone e poteri che vogliono trasformare completamente la fede cattolica non solo in una religione protestante, ma in una religione totalmente adattata alle mode del mondo», ha affermato il discendente degli Apostoli.

Iscriviti al canale Telegram

Il vescovo ritiene che solo «l’intervento divino» possa porre fine a questa situazione in Vaticano, «portandoci guarigione e facendo sì che la Santa Sede torni ad essere la splendente cattedrale della Verità, la Madre e Maestra del mondo intero nella purezza della fede cattolica e apostolica».   Monsignor Schneider ritiene che, sebbene l’autentica missione del papato tornerà, esso si trovi «attualmente in una sorta di esilio spirituale, analogamente a quanto accadde durante l’esilio materiale del papato di Avignone», specificando che ciò implica l’esilio della «dottrina e della liturgia integrali» dalla Santa Sede.   Proprio come durante l’esilio di Avignone, «i piccoli della Chiesa», come Santa Caterina da Siena, «riportarono i papi da Avignone», oggi i «piccoli», comprese le famiglie cattoliche, i giovani, i religiosi e altri cattolici devoti, «stanno contribuendo alla fine dell’esilio dottrinale e liturgico», ha affermato monsignor Schneider.   Sono questi fedeli che «stanno preparando il terreno e la fine dell’esilio spirituale nella Santa Sede», dopo il quale «Dio concederà di nuovo alla sua Chiesa papi tradizionali al 100%».

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine screenshot da YouTube
 
Continua a leggere

Più popolari