Politica
Attivisti pro-life avvertono che la Harris alla Casa Bianca significherebbe una politica nazionale sull’aborto «senza limiti»
Un importante gruppo pro-life sta mettendo in guardia i repubblicani dal programma «estremo» sull’aborto proposto dalla candidatura presidenziale democratica. Lo riporta la testata americana Daily Caller.
Susan B. Anthony Pro-Life America (SBA) ha inviato un promemoria ai candidati del repubblicani alla leadership e ai leader degli Statiin merito alla vicepresidente Kamala Harris e al suo compagno di corsa, il governatore del Minnesota Tim Walz, che hanno un passato di sostegno all’aborto illimitato e di voto contro le leggi salvavita.
«Harris & Walz non supportano limiti all’aborto e vogliono imporre questa posizione estrema a tutti i 50 stati… anche dolorosi aborti tardivi al 7°, 8° e 9° mese di gravidanza», ha affermato in una dichiarazione la presidente della SBA Marjorie Dannenfelser. «Harris è così dedita all’aborto che non riesce a vedere nient’altro, comprese le fasi di sviluppo dei bambini prima della nascita o le reali esigenze delle donne».
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Il promemoria mette in guardia dal sostegno di Harris al Women’s Health Protection Act, che legalizzerebbe a livello federale l’aborto per tutti i nove mesi. Harris ha co-sponsorizzato il disegno di legge come senatore nel 2018 e ha presieduto la legislazione come vicepresidente.
«Eliminerebbe quasi TUTTI i limiti all’aborto, persino quelli consentiti dal regime Roe v. Wade», avverte il promemoria. La Harris aveva votato in precedenza contro la legge che limitava l’aborto a 20 settimane.
Come governatore del Minnesota, Walz ha sovrascritto il limite di 24 settimane per l’aborto nello stato, consentendo l’aborto per tutti i nove mesi, ha affermato la SBA.
L’organizzazione pro-life fa riferimento anche a un’intervista del 2023 a CBS News Face the Nation in cui Harris si è rifiutata di menzionare una sola limitazione all’aborto che avrebbe sostenuto.
«Credo che dovremmo mettere le protezioni di Roe contro Wade in legge, e il modo in cui ciò avverrà è se avremo un Congresso degli Stati Uniti, che indipendentemente dalla propria visione personale di sé o della propria famiglia, concorderebbe sul fatto che le donne d’America dovrebbero essere considerate affidabili nel prendere decisioni sulla propria vita e sul proprio corpo in base a ciò che sanno essere nel loro interesse. È così semplice», aveva detto Harris quando è stata incalzata sull’implementazione di un limite dopo una certa settimana di gravidanza.
Durante il suo mandato come senatrice della California, Harris ha votato due volte contro il Born-Alive Abortion Survivors Protection Act, che avrebbe imposto ai dottori di fornire cure mediche ai bambini sopravvissuti ai tentativi di aborto, come si legge nel promemoria. Ha votato in modo simile contro il Pain-Capable Unborn Child Protection Act, che mirava a vietare gli aborti una volta che il bambino era in grado di provare dolore, ovvero intorno alla ventesima settimana di gravidanza.
Analogamente, Walz ha firmato una legge in Minnesota che ha abrogato le tutele per i bambini nati vivi dopo tentativi di aborto e ha rimosso la segnalazione obbligatoria di tali incidenti, si legge nel promemoria.
La SBA ha ricordato un incidente del 2017 in cui una donna ha affermato che un membro della Minnesota Planned Parenthood le aveva detto «non lo diciamo alle donne e molte donne non si pongono nemmeno questa domanda, ma se il medico dovesse procedere con l’aborto e il bambino dovesse nascere ancora vivo e attivo, molto probabilmente gli romperemmo il collo».
Il promemoria menziona anche il sostegno di Harris al California Reproductive Freedom, Accountability, Comprehensive Care, and Transparency Act (FACT Act) del 2015, che ha costretto tutte le cliniche che servono principalmente donne incinte a fornire risorse per l’aborto e a informare le donne che lo stato fornisce aborti gratuiti o senza costi. La legge è stata annullata dalla Corte Suprema nel 2018 per violazione del Primo Emendamento.
Harris ha poi elogiato i procuratori generali democratici che hanno cercato di chiudere i centri di ricorso per la gravidanza che non forniscono aborti, si legge nel promemoria.
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Sotto la direzione di Walz, il Minnesota ha abrogato una legge che impediva alle donne di essere costrette ad abortire e ha rimosso il requisito per i fornitori di ricevere il consenso della paziente prima di eseguire un aborto, ha affermato la SBA. Walz ha anche eliminato un programma che ha portato oltre 3 milioni di dollari ai centri di crisi per la gravidanza.
Uno studio del 2023 citato nella nota ha rivelato che il 70% delle donne che hanno cercato di abortire sono state costrette e il 60% delle donne ha affermato che avrebbe preferito portare avanti la gravidanza se avesse avuto un supporto migliore, secondo il Charlotte Lozier Institute.
La Harris e lo Walz hanno entrambe sostenuto gli sforzi per finanziare l’aborto attraverso i contribuenti: Harris si è pronunciata a favore dell’abolizione di una disposizione che impedisce tale finanziamento tramite Medicare, mentre Walz ha aumentato i fondi dei contribuenti per gli aborti sponsorizzati da Medicare.
La SBA sottolinea inoltre il ruolo di Kamala nella protezione della Planned Parenthood, perseguendo penalmente gli informatori che hanno denunciato la clinica per aver venduto parti di bambini abortiti in qualità di procuratore generale della California.
Il promemoria della SBA si conclude affermando che la coppia ha costantemente celebrato l’aborto, con Harris che è diventata la prima vicepresidente in carica a fare campagna elettorale in una clinica per l’aborto nel marzo 2024, accompagnata da Walz.
Come riportato da Renovatio 21, la Harris è riuscita nella mirabile impresa di parlare in pubblico di Dio in un discorso di promozione dell’aborto.
L‘agenda apertamente anticattolica della Harris, percepita ovunque, si accompagna al curriculum dello Walz, che ha fatto dello Stato di cui è governatore, il Minnesota, un santuario per la transizione di genere, ossia per la medicina transessualista degli ormoni e delle mutilazioni ai bambini.
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Immagine di The Democratic Party via Flickr pubblicata su licenza CC BY-NC 2.0
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Politica
«Il tradimento dei chierici»: quelli che volevano la Bonino presidente
Lo scrittore Camillo Langone ha ricordato sul Foglio la grande campagna politico-pubblicitaria del 1999 per portare al Quirinale Emma Bonino.
«Scrivere quello che penso di una persona appena morta non è possibile. Magari fra un mese, in sede di trigesimo, e però fra un mese prego di avere qualcosa di più divertente da scrivere» scrive Langone. «Mi piacerebbe nondimeno elencare tutti coloro che nel 1999 firmarono affinché la persona appena morta diventasse presidente della Repubblica e intitolare questo elenco “Il tradimento dei chierici”, volendo stare alto, oppure “Il culturame contro la vita”, abbassando un po’ il livello».
«Passati 27 anni, molti dei firmatari sono defunti e a loro non posso più rinfacciare nulla, a cominciare da Indro Montanelli (comunque a novant’anni sarai pur libero di andare all’aceto)» continua lo scrittore parmigiano.
«Però sono vivi sostenitori come Achille Bonito Oliva e Alessandro Cecchi Paone, Margherita Buy (Jasmine Trinca non era ancora su piazza) e Cristina Comencini (Carlo Calenda era ancora alla Ferrari), tutti abbastanza prevedibili, così come i quasi (quasi) imprevedibili Franco Cardini, Ernesto Galli della Loggia, Eugenia Roccella».
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«In quell’antico, degradante appello la firma che mi dispiace di più è quella di Pupi Avati: tu quoque, Pupi? Brutta cosa il gregarismo. Fra un mese la cosa più bella sarebbe scrivere l’elenco di coloro che, pur interpellati, non firmarono» conclude l’autore del Manifesto della destra divina.
Orbene, prima di arrivare a quanti, eroicamente, non misero la firma per la superabortista al tribunale (10 mila bambini eliminati con le sue proprie mani, vantava), ci siamo chiesti se vi era ancora da qualche parte la lista completa dei firmatari: online, cercandola pure a fondo, non l’abbiamo trovata.
Abbiamo potuto mettere insieme un po’ di nomi ricavandoli dagli infiniti «coccodrilli» di questi giorni e da altri articoli comparsi negli anni. La lista non è lunghissima, ma comunque interessante. Caveat: non siamo sicuri di tutti questi nomi, perché in rete non c’è traccia della lista completa.
- Indro Montanelli — decano del giornalismo italiano, cantore a suo tempo del colonialismo italiano
- Angelo Panebianco — politologo, editorialista del Corriere della Sera (il giornale del conservatorismo italiano, tipo)
- Rita Levi-Montalcini — scienziata, Premio Nobel, senatrice a vita, attivista abortista
- Antonio Baldassarre — costituzionalista, ex presidente della Corte Costituzionale
- Maurizio Costanzo — presentatore e giornalista, già nelle liste della P2
- Lucio Dalla — indimenticato cantautore felsineo, associato talvolta all’omosessualità (mai dichiarata) o all’Opus Dei (smentito)
- Margherita Hack — astrofisica televisiva, ateissima, figlia di pionieri italiani della Teosofia
- Umberto Veronesi — oncologo «laico», già ministro, teorizzatore di un futuro bisessuale con il laboratorio come unica forma di riproduzione di individui sani
- Danielle Mitterrand — vedova del noto presidente francese (cioè la vedova-vedova, non una delle amanti)
- Franca Rame — attrice e moglie di Dario Fo, poi eletta al Senato nel 2006 con il partito biodegradabile Italia dei Valori (IdV) guidato da Antonio Di Pietro.
- Edoardo Bennato — popolare cantante partenopeo
- Franco Battiato — esoterico cantante etneo
- Raffaele La Capria — scrittore e sceneggiatore dei film di Francesco Rosi
- Oliviero Toscani — fotografo e pubblicitario dei Benetton, figlio del fotografo che fece gli scatti dei cadaveri appesi di Mussolini e della Petacci in piazzale Loreto
- Caterina Caselli — cantante e soprattutto discografica milanese
- Bernardo Bertolucci — regista premio Oscar, con alcuni film che ci chiediamo come possano essere passati sugli schermi per i contenuti allucinanti (e non parliamo di Ultimo Tango a Parigi, ma, ad esempio, de La luna)
- Catherine Spaak — attrice, cantante, conduttrice televisiva e ballerina belga naturalizzata italiana
- Claudia Koll — attrice di una pellicola di Tinto Brass, poi convertitasi al medjugorismo.
- Iva Zanicchi — cantante detta «l’Aquila di Ligonchio», storica conduttrice della trasmissione di Rete 4 «Ok il prezzo è giusto»
- Mario Monicelli — regista, poi finito suicida
- Claudia Cardinale — attrice italo-tunisina, moglie di un regista senatore di Alleanza Nazionale
- Vittorio Gassman — attore, che dichiarava la depressione e la sua cura psichiatrica apertis verbis.
- Marco Tardelli — ex calciatore trionfatore del Mundial del 1980
- Giorgio Celli — etologo televisivo bolognese
- Salvatore Veca — filosofo della politica punto di riferimento filosofico della sinistra non marxista
- Ernesto Illy — fedele valdese e imprenditore del caffè
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Ci colpiscono qui i nomi non dei para-intellettuali salariati dal sistema, non delle dive di passaggio, non degli artisti perversi, non dei ricconi parastatali, ma di figure ascritte alla destra italiana.
Segno che, anche quella, era già tre decadi fa catturata totalmente dalla Necrocultura: anche i «conservatori» volevano presidente degli italiani una tizia che rivendicava di averne abortiti più di 10 mila. Un’esercito di futuri cittadini spariti nel sangue a colpi di pompa della bicicletta. Loro, e i loro figli – italiani.
Abbiamo scritto che è giusto che la Bonino abbia funerali di Stato – perché lo Stato moderno è fondato sulla Morte.
Forse era giusto pure che la Bonino divenisse presidente della Repubblica. Le cose più si slatentizzano, meglio è.
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Immagine di CoroRP via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
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