Spirito
Assisi, ostensione delle reliquie di San Francesco
Per la prima volta, le reliquie di San Francesco d’Assisi (1181-1226 circa) saranno offerte alla devozione dei fedeli dal 22 febbraio al 22 marzo 2026, in occasione dell’800° anniversario della sua morte. L’annuncio è stato dato dal Sacro Convento, il convento francescano di Assisi, durante la celebrazione della sua festa il 4 ottobre.
Le spoglie di San Francesco saranno traslate dalla sua tomba, situata nella cripta, per essere deposte ai piedi dell’altare papale nella chiesa inferiore della Basilica di San Francesco. Dopo la morte del Poverello, «il corpo è stato reso inaccessibile», ha spiegato l’ufficio stampa del Sacro Convento. È stato sepolto sotto l’altare maggiore della basilica per impedirne ogni possibile furto.
Rimase lì nascosto fino al suo ritrovamento, dopo lunghe e ardue ricerche, nella notte tra il 12 e il 13 dicembre 1818. Il primo riconoscimento ufficiale avvenne nel 1819, confermando l’identità delle spoglie del santo di Assisi.
Le celebrazioni ufficiali del 4 ottobre 2025 si sono svolte alla presenza del Presidente del Consiglio dei Ministri, Giorgia Meloni, accolta dalla Presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti, dal Custode del Sacro Convento, Fra Marco Moroni, e dai frati della comunità francescana.
L’evento ha avuto un significato particolare, in concomitanza con la recente approvazione da parte del Parlamento italiano del disegno di legge che istituisce il 4 ottobre come festa civile nazionale dedicata ai valori francescani di pace, fraternità e cura del creato.
Dopo la Messa celebrata nella Basilica Superiore, si sono tenuti i discorsi dalla Loggia del Sacro Convento. Dopo Padre Carlos Alberto Trovarelli, Ministro Generale dell’Ordine Francescano dei Frati Minori Conventuali, Giorgia Meloni ha dichiarato: «Oggi il popolo italiano volge lo sguardo ad Assisi, perché San Francesco è una delle figure fondanti dell’identità italiana».
In previsione del grande afflusso di fedeli, è stato attivato un sistema di prenotazione online gratuito e obbligatorio sul sito web del centenario, in italiano e inglese: sanfrancescovive.org
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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Immagine: Michelangelo Merisi detto il Caravaggio (1571–1610), San Francesco di Assisi in estasi (1594), Wadsworth Atheneum, Hartford, Connecticut.
Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Spirito
Trapianti e magistero cattolico: da Pio XII a Leone XIV, tra retorica del dono e silenzio mortale
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Spirito
Consacrazioni a Pechino, ma non a Econe?
In un’intervista rilasciata da padre Davide Pagliarani a FSSPX.Actualités il 2 febbraio 2026, in merito alle imminenti consacrazioni episcopali, si legge: «La Santa Sede è talvolta capace di dimostrare un certo pragmatismo, persino una sorprendente flessibilità, quando è convinta di agire per il bene delle anime».
A sostegno di tale affermazione, il Superiore Generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X riporta due fatti tratti dalle relazioni particolarmente sconcertanti tra il Vaticano e la Cina comunista: «Nel 2023, Papa Francesco ha approvato retroattivamente la nomina del Vescovo di Shanghai da parte delle autorità cinesi».
«Più recentemente, lo stesso Papa Leone XIV ha finito per accettare retroattivamente la nomina del vescovo di Xinxiang, che era stato designato allo stesso modo durante la vacanza della Sede Apostolica, mentre il vescovo fedele a Roma, imprigionato più volte, era ancora in carica». Ciò non sorprende: il governo ateo di Pechino vuole «sinizzare» il cattolicesimo a tutti i costi, con un clero docile alle istruzioni del Partito. Il Vaticano lo sa e rimane in silenzio.
Questa situazione ha indotto il sito web in lingua spagnola Infovaticana ad affermare il 3 febbraio: «quando la consacrazione viene effettuata dal Partito Comunista, si parla di un ‘contesto complesso’. Quando la consacrazione viene effettuata dalla Fraternità Sacerdotale San Pio X, si parla di una “rottura”».
E aggiunse, con sano buon senso: «è difficile spiegare a una persona di fede perché Pechino possa imporre vescovi asserviti al regime e perseguire un dialogo privilegiato con Roma, mentre una fraternità nata proprio dal crollo dottrinale e liturgico post-conciliare viene trattata come una minaccia all’ordine ecclesiastico».
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Più avanti, Infovaticana osserva: «La Società non ha operato nel vuoto. Ha operato in un contesto in cui Roma ascolta molto, promette poco e non garantisce quasi nulla. Tuttavia, quando l’accesso stabile ai sacramenti dipende dall’umore del vescovo locale, le decisioni cessano di essere ideologiche e diventano decisioni di sopravvivenza pastorale». Tale è lo stato di necessità.
Infine, il sito web in lingua spagnola chiede a Roma di essere logica: «se il criterio ultimo è la tolleranza pragmatica per evitare mali maggiori, allora essa dovrebbe essere applicata in modo coerente. Se accettiamo che il Partito Comunista Cinese nomini i vescovi per non perdere un mezzo di dialogo, è intellettualmente disonesto indignarsi perché una fraternità cattolica consacra dei vescovi per non privare i suoi fedeli di cresime e ordinazioni».
Questa situazione paradossale ci spinge a chiederci se, in termini pratici, i futuri vescovi della Fraternità Sacerdotale San Pio X debbano – per evitare la scomunica – scambiare il colletto romano con un colletto maoista, aderire al Partito Comunista Cinese ed essere consacrati a Pechino. Roma dovrebbe spiegare francamente a tutti i fedeli cattolici perché ciò che è possibile a Pechino è impossibile a Ecône.
Padre Alain Lorans
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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Immagine di Ngguls via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
Spirito
«L’inganno di chi crede di spacciare l’Anticristo come vero Messia». Mons Viganò, omelia nella domenica delle Palme
Ecce Rex tuus veniet
Omelia nella Domenica II di Passione, o delle Palme
Exsulta satis, filia Sion;
jubila, filia Jerusalem:
ecce rex tuus veniet tibi justus, et salvator:
ipse pauper, et ascendens super asinam
et super pullum filium asinæ.
Esulta grandemente, o figlia di Sion;
giubila, o figlia di Gerusalemme:
ecco, a te viene il tuo re, giusto e salvatore;
egli è povero, e cavalca sopra un’asina
e sopra un puledro figlio di asina.
Zc 9, 9
La Domenica delle Palme commemora l’ingresso trionfale del Re-Messia a Gerusalemme, ossia il mistero liturgico in cui la Santa Chiesa contempla il compimento delle profezie regali dell’Antico Testamento nella Persona di Cristo Signore. Essa non è mera commemorazione storica, ma atto di fede nella Regalità di Gesù, Re umile e vittorioso, che entra nella Città Santa per consumare la Sua Passione e aprire a noi le porte del Regno eterno. Ma rimane pur sempre un fatto storico, testimoniato da quanti, quel giorno, assistettero alla cerimonia di incoronazione di Nostro Signore Gesù Cristo. Secondo il rituale descritto nel Primo Libro dei Re (1Re 1, 32-40), Davide morente ordina che il figlio Salomone sia consacrato re, fatto montare sulla mula del re Davide (simbolo di pace e successione legittima, non di guerra), condotto alla fonte di Gihon (che si trova ai piedi del Monte degli Ulivi), unto con l’olio sacro dal sacerdote Sadoc e dal profeta Natan. Egli prescrive che si suoni la tromba e il popolo acclami Salomone come re. La processione del nuovo sovrano entra in Gerusalemme tra grida di giubilo, con il popolo che suona flauti e la città che «risuona di clamore» (ibid., 45). Questo rito doveva manifestare in figura il nuovo re come unto del Signore (Messia), legittimo successore davidico, portatore di pace.Sostieni Renovatio 21
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