Geopolitica
All’ONU, sull’Ucraina gli USA votano con la Russia – contro l’Europa
Ieri gli Stati Uniti si sono schierati due volte con la Russia alle Nazioni Unite sulle risoluzioni relative all’Ucraina.
«La Casa Bianca di Trump ha sconvolto l’alleanza transatlantica, ingraziandosi Mosca e mettendo in dubbio l’impegno a lungo termine dell’America per la sicurezza europea. Quella frattura è stata messa a nudo sul pavimento dell’UNGA composta da 193 membri lunedì, quando i diplomatici statunitensi hanno spinto la loro limitata risoluzione in lutto per la perdita di vite umane durante il “conflitto Russia-Ucraina” e chiedendo una rapida fine a esso», ha scritto la BBC. «I diplomatici europei hanno presentato un testo più dettagliato, incolpando la Russia per la sua invasione su vasta scala e sostenendo la sovranità e l’integrità territoriale dell’Ucraina».
Il primo voto con cui gli USA si sono schierati dalla parte della Russia è stata una risoluzione redatta dall’Europa che condannava la Russia per la sua operazione militare speciale in Ucraina e per il sostegno all’Ucraina nel mantenere il suo territorio che il paese aveva perso a favore della Russia durante la guerra. Gli USA non hanno votato per condannare le azioni della Russia né per sostenere l’«integrità territoriale» ucraina.
La seconda risoluzione per cui hanno votato gli USA era una che aera stata redatta dagli stessi USA per Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e chiedeva la fine della guerra in Ucraina senza contenere alcuna critica alla Russia. Quella risoluzione è stata approvata dal Consiglio di sicurezza nonostante la mancanza di sostegno da parte di Regno Unito e Francia, che si sono astenuti dopo che i loro tentativi di modificare la formulazione sono stati respinti.
Queste mosse criticano l’ordine mondiale che è stato ristabilito dopo l’esito della seconda guerra mondiale. Il rimpasto avviene mentre il presidente Donald Trump dà priorità alla pace rispetto alla guerra e ai negoziati rispetto a un possibile armageddon nucleare. Mentre queste mosse non richiedono la rottura dell’ordine mondiale vecchio di 80 anni, la decisione dell’Europa occidentale di scegliere l’Ucraina rispetto agli Stati Uniti a causa di un odio radicato verso la Russia ha destabilizzato la precedente amicizia politica solida come una roccia.
Forse in un ultimo disperato tentativo stile Arlecchino servitore di due padroni, la UE ha emesso un suo accordo minerario con l’Ucraina, in seguito all’accordo minerario originale di Trump. La mossa potrebbe essere vista come un tentativo di indebolire le azioni degli Stati Uniti nel loro tentativo di porre fine alla guerra.
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«L’Unione Europea ha offerto lunedì all’Ucraina il proprio accordo sui “materiali critici”, proprio mentre il presidente degli Stati Uniti Donald Trump affermava che Washington era vicina a firmare un accordo con Kiev per i diritti sulle sue vaste risorse naturali», ha scritto ieri Politico.
Mentre sia gli USA che la Russia si schierano sulle risoluzioni geopolitiche, entrambi stanno spingendo affinché l’Ucraina tenga elezioni nel tentativo di rimuovere Volodymyr Zelens’kyj, che ora Trump chiama «dittatore».
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Immagine di Basil D Soufi via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported
Geopolitica
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Geopolitica
Netanyahu attribuisce le morti in Israele alla politica di Biden
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha suggerito che il parziale «embargo» sulle forniture di armi imposto dagli Stati Uniti durante l’amministrazione dell’ex presidente Joe Biden abbia contribuito alla morte di soldati israeliani nel corso della guerra contro Hamas.
Le sue parole hanno provocato una reazione indignata da parte di esponenti dell’era Biden, che lo hanno accusato di ingratitudine.
Nel corso di una conferenza stampa tenuta martedì, Netanyahu ha dichiarato che Israele ha pagato «prezzi molto alti» dall’inizio del conflitto a Gaza nell’ottobre 2023 e ha aggiunto che, oltre alle perdite inevitabili nei combattimenti, «a un certo punto non avevamo abbastanza munizioni».
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Senza nominare direttamente Biden, ha affermato che «gli eroi sono caduti» per mancanza di ciò che serviva e che «parte di quella carenza di munizioni era dovuta all’embargo».
Alla luce di questa esperienza, Netanyahu ha ribadito il suo impegno a rafforzare l’industria della difesa nazionale per raggiungere la «massima indipendenza», in modo che Israele non si trovi mai più «senza armi o munizioni».
Amos Hochstein, consigliere senior di Biden, ha respinto con forza l’accusa, dichiarando ad Axios che Netanyahu «non stava dicendo la verità ed era ingrato nei confronti di un presidente che ha letteralmente salvato Israele nel suo momento di massima vulnerabilità».
Lo Hochstein ha ricordato gli oltre 20 miliardi di dollari di assistenza militare forniti dagli Stati Uniti, insieme ad altre forme di sostegno, sottolineando che l’unica risposta adeguata sarebbe stata «grazie».
Sebbene Biden abbia garantito un appoggio deciso a Israele immediatamente dopo l’attacco a sorpresa di Hamas, nel 2024 ha sospeso alcune consegne di armamenti – in particolare bombe aeree di grosso calibro – per il timore che potessero essere impiegate contro civili a Gaza. In quel periodo Biden aveva anche ammesso pubblicamente che l’uso di armi americane da parte di Israele aveva causato vittime civili.
Biden aveva inoltre definito «un errore» la strategia di Netanyahu nella guerra di Gaza, aveva invocato un cessate il fuoco e aveva dichiarato che non esistevano «scuse» per impedire l’ingresso di aiuti umanitari nell’enclave palestinese. Netanyahu ha ignorato tali critiche, sostenendo che l’approccio di Biden stava «danneggiando Israele».
Al contrario, Netanyahu ha cercato di mantenere rapporti più stretti con il presidente Donald Trump, che in passato si era definito il «più grande amico» di Israele, benché anche questo legame non sia stato immune da tensioni.
Trump, in particolare, ha criticato Netanyahu per l’attacco aereo di settembre contro esponenti di Hamas in Qatar, Paese alleato strategico degli Stati Uniti in Medio Oriente.
I rapporti tra i due sono più tesi di quanto non sembri. Un mese fa era emerso che i collaboratori più stretti del presidente Trump non ritengono più affidabile Netanyahu per l’attuazione del piano di pace a Gaza.
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Come riportato da Renovatio 21, ad ottobre Trump aveva criticato aspramente il Netanyahu per la sua reazione alla dichiarazione di Hamas sul piano di pace per Gaza. «Sei sempre così fottutamente negativo» avrebbe detto il presidente americano, il quale tuttavia si è mosso per chiedere la grazia per Bibi, anche se sembra su pressioni proprio di quest’ultimo.
Come riportato da Renovatio 21, in passato Trump aveva attaccato Netanyahu arrivando a chiederne la sostituzione e ad ipotizzare tagli agli aiuti ad Israele.
Nel contesto di questi commenti aveva rivelato anche dettagli sull’assassinio del generale dei servizi iraniani Qassem Soleimani, suggerendo che fu indotto ad ordinarne la morte dagli israeliani, che poi però si tirarono indietro.
Come riportato da Renovatio 21, un livello grottesco del rapporto tra Netanyahu e Trump è stato raggiunto a febbraio quando il primo ha fatto dono a quest’ultimo di un cercapersone come quelli fatti esplodere in Libano. Più che un dono diplomatico, a qualcuno può essere sembrata una minaccia vera e propria.
Come riportato da Renovatio 21, a gennaio 2025 Netanyahu aveva annullato il viaggio per la cerimonia di insediamento di Trump. Prima dell’insediamento l’inviato di Trump Steve Witkoff, in Israele per chiedere la tregua, aveva avuto con Netanyahu un incontro riportato come «molto teso».
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Immagine di U.S. Embassy Tel Aviv via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
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