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Militaria

La Russia testa nuove armi laser

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La Russia ha testato con successo otto sistemi laser antiaerei, ha dichiarato il governo venerdì. Sono stati progettati specificamente per contrastare la minaccia dei droni, ha aggiunto il comunicato.

 

Ai test hanno partecipato alti funzionari russi, tra cui il Vice Primo Ministro russo Denis Manturov. I test sono stati condotti presso poligoni di prova specializzati e organizzati dalla Commissione Militare-Industriale russa e dal Ministero dell’Industria e del Commercio.

 

«Durante i test sono stati verificati l’accuratezza della guida, il raggio di distruzione, la velocità di reazione dei sistemi ai bersagli aerei in movimento e la resistenza alle diverse condizioni meteorologiche», ha affermato il governo russo in una nota.

 


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Durante le prove sono state testate otto nuove armi, che vanno da «dispositivi mobili compatti a sistemi fissi ad alta potenza». Le armi laser sono state utilizzate contro bersagli diversi, tra cui droni commerciali di piccole dimensioni e «dispositivi più complessi che simulano droni da ricognizione e d’attacco», ha affermato il Cremlino.

 

Le riprese delle prove mostrano droni abbattuti da raggi laser e che si schiantano al suolo. Il video mostra anche i bersagli distrutti esposti, con alcuni droni che sembrano mostrare evidenti segni di bruciatura.

 

Tutti i sistemi presentati durante i test hanno funzionato come pubblicizzato dai rispettivi produttori, si legge nella dichiarazione. Si afferma inoltre che le prove hanno dimostrato «la correttezza della direzione scelta per lo sviluppo di sistemi di difesa integrati» per proteggere le infrastrutture critiche dai droni. Le prove aprono la strada alla produzione in serie dei sistemi in questione e all’implementazione su larga scala delle soluzioni presentate dai produttori, ha aggiunto.

 

 

Molte nazioni hanno ripetutamente tentato di creare armi basate sul laser, compresi sistemi antiaerei. Tuttavia, la maggior parte dei sistemi laser da combattimento non ha mai superato la fase di prototipo, essendo afflitta da diversi problemi operativi e tecnici, tra cui una gittata troppo ridotta e la dipendenza da fonti di energia ad alta potenza.

 

Il conflitto tra Russia e Ucraina, dove i droni a basso costo prodotti in serie sono diventati uno strumento chiave sia per l’impiego sul campo di battaglia che per gli attacchi a lungo raggio, ha apparentemente dato nuovo impulso allo sviluppo di sistemi basati su laser. Negli ultimi mesi, diversi Paesi, tra cui Ucraina, India e Israele, hanno presentato nuove armi di questo tipo.

 

Come riportato da Renovatio 21, l’arma laser Peresvet è stata testata negli scorsi mesidalla Russia finendo in impressionanti video che hanno circolato in rete. Va ricordato come nel maggio 2021 il Pentagono arrivò ad accusare la Russia di attaccare le truppe USA con armi a energia diretta.

 

Oltre alla difesa antiaerea, la Federazione Russa starebbe elaborando anche laser ASAT, cioè impiegati come armi antisatelliti.

 

Due anni fa Putin aveva annunciato che il settore della difesa russo sta lavorando su armi all’avanguardia basate su «nuovi principi fisici». Secondo quanto è possibile ricostruire, tali novità belliche includerebbero armi a energia diretta (laser, acceleratori, microonde e armi infrasoniche progettate per distruggere o disabilitare manodopera, attrezzature o strutture e infrastrutture potenziate dal nemico), armi elettromagnetiche (ad altissima frequenza e basate su laser), armi non letali (progettate per disattivare armi, equipaggiamenti, materiali e personale senza infliggere a quest’ultimo perdite irreparabili), armi geofisiche (sismiche, climatiche, ozoniche, ambientali), armi radiologiche (il cui effetto distruttivo si basa sull’uso di sostanze radioattive in grado di avvelenare la manodopera con radiazioni ionizzanti senza un’esplosione nucleare), armi genetiche (un tipo di arma in grado di danneggiare l’apparato genetico dell’essere umano, anche attraverso l’uso di virus con proprietà mutagene).

 

Come riportato da Renovatio 21, l’anno passato scienziati russi hanno dichiarato di aver creato elementi per il controllo della radiazione laser teraherz.

 

Anche la Cina avanza con le armi laserre.

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Intelligenza Artificiale

Il Pentagono vuole un’intelligenza artificiale killer senza garanzie

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Il dipartimento della Difesa degli Stati Uniti è coinvolto in una controversia con la società di Intelligenza Artificiale Anthropic riguardo alle restrizioni che limiterebbero l’impiego dei suoi sistemi da parte dell’esercito, inclusi il puntamento autonomo delle armi e la sorveglianza interna.   Il disaccordo ha bloccato un contratto da 200 milioni di dollari, poiché i funzionari militari si oppongono a quelli che ritengono vincoli eccessivi imposti dall’azienda con sede a San Francisco sull’utilizzo della sua tecnologia, secondo quanto riportato da Reuters, che cita sei persone informate sulla vicenda.   Fonti citate da Reuters hanno riferito che Anthropic nutre timori sul fatto che i suoi strumenti di AI possano essere impiegati per condurre operazioni letali senza un’adeguata supervisione umana o per monitorare i cittadini americani.   I rappresentanti del Pentagono, tuttavia, sostengono che i sistemi di IA commerciali debbano poter essere utilizzati per scopi militari, indipendentemente dalle politiche interne di utilizzo stabilite dall’azienda, a patto che rispettino la legislazione statunitense.

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La disputa si colloca nel quadro più ampio degli sforzi dell’amministrazione Trump per integrare con rapidità l’AI artificiale nelle forze armate. All’inizio di questo mese, il Dipartimento della Difesa ha presentato una nuova strategia finalizzata a trasformare l’esercito statunitense in una forza «AI-first», cioè prioritariamente basata sull’Intelligenza Artificiale.   Il Pentagono considera essenziale mantenere il pieno controllo sull’impiego degli strumenti di IA sia sul campo di battaglia sia nelle operazioni di Intelligence. Il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha dichiarato che non verranno adottati modelli che «non consentono di combattere guerre».   Un portavoce di Anthropic ha precisato che l’Intelligenza Artificiale dell’azienda è «ampiamente utilizzata dal governo degli Stati Uniti per missioni di sicurezza nazionale» e che sono in corso «discussioni produttive con il Dipartimento della Difesa su come proseguire tale collaborazione». Il Pentagono non ha ancora commentato ufficialmente la presunta rottura.   Il CEO di Anthropic, Dario Amodei, ha più volte espresso preoccupazione sui rischi legati a un uso incontrollato dell’IA, in particolare nella sorveglianza di massa e nei sistemi d’arma completamente autonomi. In un recente saggio ha affermato che l’azienda dovrebbe sostenere la difesa nazionale «in tutti i modi, tranne quelli che ci renderebbero più simili ai nostri avversari autocratici».   Lo stallo rappresenta un rischio significativo per Anthropic, che ha investito notevolmente nel conquistare clienti governativi e del settore della sicurezza nazionale e si sta preparando a una possibile quotazione in borsa. L’azienda è stata tra i principali sviluppatori di IA – insieme a OpenAI, Google e xAI di Elon Musk – ad aggiudicarsi contratti con il Pentagono nel corso dell’anno scorso.   Come riportato da Renovatio 21, ancora tre anni fa la Repubblica Popolare stava investendo in piattaforme abilitate all’Intelligenza Artificiale completamente senza input o controllo umano. La Cina vuole l’implementazione militare di robot killer già per la prossima guerra. Pochi mesi fa Israele ha dichiarato l’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale negli attacchi aerei.   L’Intelligenza Artificiale è oramai montata, con diversi gradi di realizzazione, su droni, caccia, armi teleguidate, carrarmati, «slaughterbots» e altro ancora.   Come riportato da Renovatio 21, lo scorso giugno è stato rivelato che durante una simulazione un sistema di Intelligenza Artificiale dell’aeronautica americana ha agito per uccidere il suo teorico operatore umano. A gennaio era emerso che caccia cinesi alimentati da Intelligenza Artificiale avevano battuto la concorrenza umana in un arco di soli 90 secondi.

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Militaria

La Germania vuole i laser spaziali

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La Germania prevede di investire 41 miliardi di dollari in equipaggiamenti militari spaziali, inclusi satelliti spia e laser offensivi, come ha dichiarato alla Reuters il generale di divisione Michael Traut, capo del Comando Spaziale Nazionale.

 

Questa iniziativa rientra in una strategia di riarmo ritenuta necessaria per contrastare Russia e Cina. La principale economia dell’Unione Europea sta però affrontando una crisi strutturale, come definito dal governo.

 

Berlino pianifica di destinare alla difesa complessivamente 582 miliardi di dollari entro il 2029, in accordo con l’obiettivo del cancelliere Friedrich Merz di rendere la Bundeswehr l’esercito convenzionale più forte d’Europa.

 

In un’intervista pubblicata martedì, il Traut ha spiegato che gli acquisti comprenderanno oltre cento satelliti di sorveglianza con comunicazioni criptate, oltre a laser, sensori e altri sistemi capaci di interferire con satelliti nemici e relative stazioni di controllo a terra.

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Lo spazio è ormai un ambito operativo, se non addirittura bellico, e siamo pienamente consapevoli che i nostri sistemi e le nostre capacità spaziali devono essere protetti e difesi, ha affermato. Nel 2008 e nel 2014 Russia e Cina avevano proposto un trattato globale per vietare le armi nello spazio, ma l’iniziativa non è mai stata approvata, soprattutto per l’opposizione degli Stati Uniti.

 

La Germania ha deciso di incrementare fortemente la spesa per la difesa in un periodo di recessione, dopo che la Banca Centrale Tedesco aveva segnalato lo scorso anno il rischio di un deficit di bilancio record dai primi anni Novanta. Ad agosto il cancelliere Federico Merz ha dichiarato che lo stato sociale come lo conosciamo oggi non è più sostenibile. In seguito ha invitato i tedeschi a lavorare di più, sottolineando che i costi del lavoro sono troppo elevati e la produttività troppo bassa.

 

Come riportato da Renovatio 21, armi laserre sono in dotazione di Israele – come supposta evoluzione del fallimentare scudo missilistico Iron Dome – e della Cina, come concretamente della Russia, che ha testato in periodo di conflitto ucraino il suo Peresvet.

 

Come riportato da Renovatio 21, in Germania si discute da tempo di riarmo atomico, definito recentemente dalla leader politica Sahra Wagenknecht come «una follia».

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Geopolitica

La Finlandia si oppone alle garanzie «simili all’articolo 5» NATO per l’Ucraina

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Secondo un cablogramma diplomatico trapelato, la Finlandia ha chiesto riservatamente ai funzionari statunitensi di evitare di presentare i futuri impegni di sicurezza verso l’Ucraina come «simili all’articolo 5», avvertendo che tale formulazione potrebbe indebolire la portata della clausola centrale di difesa collettiva della NATO.   L’articolo 5 del Trattato Atlantico stabilisce che un attacco armato contro uno dei membri dell’Alleanza sia considerato un attacco contro tutti, attivando l’obbligo di una risposta militare collettiva.   Un dispaccio del dipartimento di Stato americano datato 20 gennaio, acquisito da Politico, rivela che il ministro degli Esteri finlandese Elina Valtonen avrebbe messo in guardia i legislatori statunitensi in visita: utilizzare un linguaggio di questo tipo rischierebbe di confondere le garanzie assolute e vincolanti dell’articolo 5 con le promesse bilaterali che singoli Paesi potrebbero eventualmente offrire a Kiev.

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Valtonen avrebbe inoltre insistito sulla necessità di mantenere un chiaro «firewall» – una netta separazione – tra il sistema di difesa collettiva della NATO guidato dagli Stati Uniti e qualsiasi accordo di sicurezza futuro riguardante l’Ucraina. Secondo il cablogramma, analoghe preoccupazioni sarebbero state espresse anche dal ministro della Difesa finlandese in un incontro successivo.   Nel contesto dei negoziati di pace in corso, mediati dagli Stati Uniti, sul conflitto ucraino, diversi resoconti giornalistici hanno indicato che Washington avrebbe proposto garanzie di sicurezza «simili all’articolo 5» per Kiev come elemento di una possibile roadmap verso la pace, includendo la Finlandia – entrata nella NATO nel 2023 – tra i potenziali Paesi garanti disposti a difendere l’Ucraina in caso di nuova aggressione.   Tuttavia, già alla fine dello scorso anno il primo ministro finlandese Petteri Orpo aveva smentito tale ipotesi, dichiarando che Helsinki non intende fornire garanzie in stile NATO all’Ucraina e sottolineando una distinzione fondamentale tra impegni di assistenza e obblighi di difesa militare.   «Dobbiamo comprendere che una garanzia di sicurezza è una questione estremamente seria. Non siamo disposti a offrire garanzie di sicurezza, ma possiamo contribuire con misure di sicurezza. La differenza tra le due cose è enorme», aveva affermato.  

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Immagine di NATO North Atlantic Threaty via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.0 Generic
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