Geopolitica
Nuovi attacchi dei paramilitari in Sudan
Il gruppo paramilitare sudanese Rapid Support Forces (RSF) ha lanciato un attacco con droni a Port Sudan, prendendo di mira una base aerea militare e le strutture vicine, ha riferito domenica il portavoce dell’esercito del paese africano.
L’attacco segna il primo attacco delle RSF sulla città orientale da quando sono scoppiati gli scontri tra il gruppo e le Forze Armate Sudanesi (SAF) più di due anni fa. L’esercito ha affermato che il bombardamento ha causato «danni limitati» a un deposito di munizioni presso la base aerea di Osman Digna, ma non sono state registrate vittime.
Port Sudan, sede dell’aeroporto principale del paese, del quartier generale militare e del porto, era considerata il rifugio più sicuro durante una guerra che aveva devastato la capitale, Khartoum, e ucciso migliaia di persone.
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Le SAF hanno dichiarato di aver chiuso le strade che portano al palazzo presidenziale e al comando dell’esercito in seguito all’incidente e di aver intensificato gli schieramenti nei luoghi chiave.
L’attacco a Port Sudan è avvenuto pochi giorni dopo che le RSF avevano preso il controllo di El-Nuhud, la città più grande dello stato del Kordofan Occidentale.
Almeno tre operatori sanitari, tra cui il direttore sanitario dell’ospedale di E-Nuhud, sono rimasti uccisi in seguito all’attacco del 1° maggio, secondo quanto riportato domenica dall’agenzia di stampa locale Sudan Tribune, citando una dichiarazione del Sudan Doctors Syndicate.
A marzo, l’esercito ha cacciato le forze RSF dalle loro ultime posizioni a Khartoum, ma il gruppo di miliziani ha mantenuto il controllo in alcune parti di Omdurman oltre il Nilo e ha rafforzato la sua presa sul Sudan occidentale.
L’RSF non ha commentato l’attacco a Port Sudan, ma ha confermato le sue operazioni ad Al-Nuhud in un comunicato ufficiale di sabato. Il gruppo ha annunciato che i suoi combattenti hanno anche «liberato con successo la città di Al-Khowei, nello Stato del Kordofan Occidentale, appena un giorno dopo la liberazione di Al-Nuhoud».
Il conflitto tra l’esercito e le RSF è iniziato come una lotta di potere nell’aprile 2023 e da allora ha causato lo sfollamento di oltre 12,4 milioni di persone, inclusi oltre 3,3 milioni di rifugiati fuggiti nei paesi confinanti, secondo le stime delle Nazioni Unite. Circa la metà dei 50 milioni di abitanti del Sudan soffre di fame acuta.
Uno studio pubblicato lo scorso anno dai ricercatori della London School of Hygiene and Tropical Medicine ha stimato che il bilancio delle vittime nel solo Stato di Khartoum potrebbe aggirarsi intorno alle 61.000 unità.
Come riportato da Renovatio 21, due mesi fa l’RSF aveva firmato una carta con gruppi politici e armati alleati per stabilire un «governo di pace e unità» – una sorta di governo parallelo del Paese.
Le stragi nel Paese non si contano. Quattro mesi fa si era consumato un orribile massacro a seguito di un attacco aereo ad un mercato. Settimane fa c’era stato un attacco ad un ospedale.
Come riportato da Renovatio 21, sei mesi fa le fazioni rivali sudanesi avevano interrotto i negoziati.
Il conflitto ha casato già 15 mila morti e 33 mila feriti. Le Nazioni Unite hanno descritto la situazione umanitaria in Sudan come una delle crisi più gravi al mondo. Mesi fa la direttrice esecutiva del Programma Alimentare Mondiale (WFP), Cindy McCain, aveva avvertito che la guerra di 11 mesi «rischia di innescare la più grande crisi alimentare del mondo».
Gli USA sono stati accusati l’estate scorsa di aver sabotato gli sforzi dell’Egitto per portare la pace in Sudan. La Russia negli scorsi mesi fa ha annunziato l’apertura di una base navale in Sudan.
Le tensioni in Sudan hanno portato perfino all’attacco all’ambasciata saudita a Karthoum, mentre l’OMS ha parlato di «enorme rischio biologico» riguardo ad un attacco ad un biolaboratorio sudanese.
Come riportato da Renovatio 21, il generale Abdel Fattah al-Burhan, leader de facto e capo dell’esercito della nazione africana dilaniata dalla guerra, due mesi fa è stato oggetto di un tentato assassinio via drone.
Il Paese è stato svuotato dei suoi seminaristi.
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Immagine screenshot da YouTube
Geopolitica
Putin: le proteste in Europa derivano da errori propri»
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Geopolitica
Netanyahu ordina il blocco della Cisgiordania
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha ordinato il blocco della Cisgiordania occupata in seguito a una sparatoria mortale tra soldati delle Forze di Difesa Israeliane e due presunti uomini armati palestinesi presso un posto di blocco di sicurezza.
L’incidente si è verificato venerdì nella Cisgiordania meridionale, presso il checkpoint temporaneo di Judea Junction sulla Strada 35. Un fotografo dell’AFP, testimone della sparatoria, ha riferito che due sospetti palestinesi, armati di pistola e fucile automatico, hanno aperto il fuoco contro i soldati israeliani.
Cinque israeliani sono rimasti feriti nell’attacco, due dei quali sono deceduti in ospedale a causa delle ferite riportate, mentre gli aggressori sono stati uccisi sul luogo della sparatoria, durata oltre 20 minuti, secondo un’indagine preliminare dell’esercito israeliano.
L’esercito israeliano ha descritto l’incidente come un «attacco terroristico» sventato, senza specificare il bersaglio previsto dai sospetti. Netanyahu ha promesso un’operazione di rappresaglia «molto estesa» in seguito all’incidente, annunciando la demolizione dell’intero quartiere di provenienza degli attentatori e lo sfollamento dei suoi residenti, oltre a richiedere la cancellazione di tutti gli incontri politici previsti per il 23 ottobre.
«Ho dato istruzioni alle Forze di Difesa Israeliane e alle forze di sicurezza di bloccare immediatamente la città di Hebron e di prepararsi a bloccare completamente l’intera area della Giudea e della Samaria a partire da oggi», ha aggiunto, riferendosi alla Cisgiordania con il suo nome israeliano.
Il ministro israeliano di estrema destra per la Sicurezza Nazionale, Itamar Ben-Gvir, ha chiesto ritorsioni ancora più severe, invocando lo scioglimento dell’Autorità Palestinese (ANP) con sede a Ramallah. Tuttavia, finora non è emersa alcuna prova che colleghi l’ANP all’incidente.
«L’Autorità Palestinese deve essere sciolta e smilitarizzata, e tutte le infrastrutture terroristiche devono essere completamente eliminate», ha dichiarato Ben-Gvir, noto per la sua retorica anti-palestinese estremamente ostile e per una serie di azioni controverse.
Il prolungato conflitto dello Stato Ebraico su vari fronti ha alimentato ripetute accuse contro Netanyahu, accusato di aver deliberatamente prolungato le ostilità per mantenere la sua presa sul potere. Gli ultimi sondaggi d’opinione mostrano il primo ministro in carica in una serrata competizione con Gadi Eisenkot, ex capo delle Forze di Difesa Israeliane, e le probabilità che Netanyahu perda la sua carica rimangono elevate.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Geopolitica
Musk: Kiev ha abusato di Starlink per uccidere
Correct.
Using Starlink, a civilian commercial service, for offensive drone strikes to kill people has never been allowed, nor should it be. Starshield, a different system, is controlled by the US government. What they decide to do is up to them. Ukraine military violated Starlink terms of service and used it for offensive drone strikes to kill people. That loophole was closed last week. Starlink remains critical to the defense of Ukraine, as it is the only system that cannot be jammed or blown up, at least for now. Were Starlink to be turned off, the Ukrainian front line would collapse immediately. This is NOT a threat, it is simply a statement of fact. Starlink was also crucial to preventing Russia from overrunning Ukraine in the early days of the war, as all other means of communication were destroyed or jammed by Russia. SpaceX has done more to defend Ukraine than any private company on Earth BY FAR. That said, I have nothing but UTTER CONTEMPT for the virtue-signaling evil warmongers who push for endless slaughter and offer no realistic solution to the conflict. May you burn in hell. End of story. — Elon Musk (@elonmusk) October 24, 2026
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