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Mons. Viganò: Europa delirante e guerrafondaia verso il Nuovo Ordine Mondiale

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Renovatio 21 pubblica l’intervento dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò al convegno «Eurasia e valori tradizionali: la sfida al globalismo» tenutosi a Verona il 5 Aprile 2025.

 

Cari Amici, 

permettetemi anzitutto di porgere a tutti voi il mio saluto e un ringraziamento per l’opportunità offertami di partecipare a questo evento. Come sapete, ho avuto modo di intervenire al Convegno Internazionale dei Russofili il 14 Marzo 2023 e il 28 Febbraio 2024.

 

Anche in quelle circostanze ho ribadito il mio appoggio e la mia vicinanza spirituale al popolo Russo e al suo Presidente Vladimir Putin, evidenziando le pretestuose menzogne che la propaganda globalista diffonde impunemente per legittimare un conflitto che non avrebbe mai dovuto iniziare.

 

Non posso che rallegrarmi per il riavvicinamento tra l’America di Trump e la Russia di Putin, in un momento in cui gli eversori dell’Unione Europea cercano a tutti i costi di sabotare i colloqui di pace e aizzare contro entrambi Zelensky, il loro corrotto fantoccio. 

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La situazione politica internazionale

Mentre siamo qui a confrontarci su temi che ci stanno particolarmente a cuore, i nostri governanti pianificano il riarmo dei Paesi europei, motivandolo con la presunta minaccia che la Federazione Russa rappresenterebbe per la pace e la sicurezza internazionale. Eppure sappiamo bene che è stata la NATO a non rispettare gli impegni assunti, relativi alla non espansione delle basi verso Est, con la complicità del deep state angloamericano nella destabilizzazione dell’Ucraina mediante regime change sponsorizzato da USAID.

 

La costituzione di un esercito comune serve in realtà a creare le premesse per la creazione di un soggetto europeo che assorba e annulli le sovranità nazionali, e che sia in grado di forzare gli Stati membri – in attesa di fagocitarli – mediante l’uso della forza militare. Se l’Ungheria o la Romania o qualsiasi altra Nazione non sottomessa ai diktat di Bruxelles dovesse creare problemi al perseguimento degli scopi dell’Unione Europea, potremmo infatti vedere l’esercito della von der Leyen muovere su Budapest o Bucarest, magari con militari islamici arruolati tra le orde di immigrati che ci invadono.

 

Ci pensi bene la Premier Meloni, e dia ascolto a chi nella coalizione di governo conserva maggior obbiettività di alcuni membri «europeisti» del suo partito e di Forza Italia. Non dimentichiamo che le forze armate sono istituzioni che devono godere di legittimazione democratica: poste sotto il controllo di una entità superiore, sono di fatto uno strumento di coercizione illegittima di una dittatura. Ma questo, in una prospettiva a lungo termine, è esattamente ciò che si prefigge concretamente la sinarchia globalista: creare una nazione europea che a sua volta confluisca nel governo unico del Nuovo Ordine Mondiale.

 

Sarà da vedere se gli Stati Uniti consentiranno la creazione di un esercito potenzialmente nemico, che paradossalmente opererebbe nel quadro della NATO di cui Washington ancora fa parte. 

 

 

Le vere ragioni del riarmo

Come per le precedenti emergenze, pandemica e ambientale, la ragione ufficiale della paventata emergenza bellica serve a nascondere altri scopi: il vero obiettivo del piano Rearm Europe – ribattezzato Readiness 2030, con significativi richiami all’omonima Agenda – è consentire alla Germania e alla Francia, oltre che alla Gran Bretagna, di convertire il settore automobilistico distrutto dalle folli politiche del NetZero nella produzione di armi e carri armati.  (…)

 

E mentre il contribuente paga i disastri dell’Agenda 2030, la von der Leyen si appresta a metter le mani sui conti correnti dei privati per finanziare con oltre 800 miliardi di euro i suoi deliri guerrafondai, con l’incoraggiamento dei leader nazionali, allettati dalla prospettiva di produrre armamenti a spese dei propri cittadini e in deroga ai parametri di Maastricht.

 

Certo, vedere riunita a Roma in Piazza del Popolo, il 15 Marzo scorso, la Sinistra pacifista per sostenere il riarmo ha del surreale, reso grottesco dalla presenza di chi è pronto a rinnegare le proprie idee a comando, e a pagamento. Ma non possiamo dimenticare che la Sinistra di Elly Schlein si vuole erede di quell’eversivo Manifesto di Ventotene, nel quale il (…) «padre fondatore» dell’Unione Europea Altiero Spinelli teorizzava la dittatura del proletariato, l’inutilità del processo democratico e l’uso di un esercito europeo per costringere le masse all’obbedienza.

 

Vi è chi sostiene che nei negoziati di pace per l’Ucraina non si possa escludere Zelensky, nonostante sia palesemente perdente su tutti i fronti e non goda di alcuna legittimazione, avendo egli proibito le elezioni presidenziali e messo al bando i partiti di opposizione ucraini. Nel 2023 scrivevo: 

 

«L’Ucraina agisce come testa di ariete nella proxy war della NATO contro la Federazione Russa, per cui dovremmo anzitutto smettere di considerare Zelensky come un interlocutore negli eventuali accordi di pace: se non ha contato nulla nella dichiarazione di guerra e nel proseguimento delle azioni militari sinora condotte, non vedo quale dovrebbe o potrebbe essere il suo ruolo a un tavolo di pace». 

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È ciò che hanno dichiarato recentemente i Presidenti Putin e Trump, nell’apprestarsi a negoziare la fine di un conflitto disastroso, che si sarebbe potuto evitare se solo si fosse fatto rispettare l’accordo di Minsk. In quest’ottica, la tregua voluta da Macron e da Starmer, peraltro già violata, sembra finalizzata – come già avvenuto in precedenza – a prender tempo per riarmare l’Ucraina e proseguire la guerra, e non per porvi fine. 

 

Il Generale Marco Bertolini ha recentemente dichiarato: 

 

«Il Regno Unito […], dopo aver ripudiato l’Europa Unita fuoriuscendone con un referendum, vuole ora mettersi a capo dei restanti Paesi europei per portarci tutti in guerra per realizzare il suo obiettivo storico, quello di distruggere la Russia per smembrarla in tanti piccoli Stati vassalli e depredarne con il suo classico spirito colonialista le immense risorse. Le élites europee […] oggi vorrebbero di nuovo attaccare la Russia portando ancora una volta guerra e distruzione in Europa. Il paradosso è che questa guerra la vogliano tutti coloro che hanno sbandierato fino ad ora i colori della pace e ciarlato di Europa di Pace, di Libertà e di Democrazia proprio nel momento in cui USA e Federazione Russa stanno trovando un accordo di pace. Falsi, più falsi di una banconota da 1 euro. Per questo motivo spero vivamente che questa orribile Unione Europea, oligarchica, guerrafondaia, autoritaria e antipopolare, fallisca presto e che Stati veramente sovrani trovino forme di collaborazione e cooperazione diverse da quelle attuali tendenti alla Pace e al benessere sociale ed economico dei loro cittadini».

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Focolai di nuovi conflitti

Eppure, proprio mentre sembra scongiurata l’ipotesi di una Terza Guerra Mondiale nel cuore dell’Europa, ecco aprirsi un nuovo fronte in Medioriente, dove questa volta la proxy war è condotta dagli Stati Uniti contro lo Yemen, e di conseguenza l’Iran. Dobbiamo sperare e pregare che il Presidente Trump non si lasci coinvolgere in un nuovo conflitto, che fa il gioco di chi, in Israele, è delegittimato dai suoi stessi cittadini.

 

Un altro fronte è quello della Siria, dopo il colpo di stato che ha portato al governo il terrorista islamico Abu Mohammed al-Jolani, spodestando il legittimo Presidente Bashshār al-Assad. Il Vicepresidente americano JD Vance ha denunciato la persecuzione e il genocidio della minoranza cristiana e alawita, ma nel frattempo l’Unione Europea ha annunciato poche settimane fa l’invio di 5,8 miliardi di euro di aiuti per chi in Siria massacra i nostri fratelli Cristiani.

 

E a Gaza, per l’ennesima volta, il criminale di guerra Netanyahu infrange il cessate il fuoco e continua a sterminare i civili palestinesi, con l’alibi di voler eliminare i terroristi di Hamas. 

 

 

L’azione eversiva delle lobby

Ci troviamo insomma dinanzi ad una situazione politica estremamente complessa, nella quale le decisioni sono assunte quasi sempre da persone che non hanno alcuna legittimazione democratica e che rispondono a potenti lobby sovranazionali.

 

Lo abbiamo visto, qui in Italia, con l’intervento di Mario Draghi dello scorso 18 Marzo, volto a perorare la necessità di «una catena di comando superiore che coordini eserciti eterogenei e si distacchi dalle priorità nazionali». Mi chiedo se all’epoca del Presidente Cossiga questa dichiarazione eversiva non avrebbe meritato (…) l’arresto per alto tradimento.

 

Nella mente degli eurocrati, il nostro ruolo deve limitarsi a pagare di tasca nostra – e forse anche con le nostre stesse vite – i deliri di potere dell’élite di Bruxelles. E se allo stanziamento di 800 miliardi di euro per il riarmo da parte dell’Unione Europea si affianca l’attivazione della valuta digitale da parte della BCE (prevista per il prossimo ottobre), comprendiamo bene che il controllo del Sistema sul denaro dei cittadini diventa totale e sarà per noi impossibile ribellarci alle scelte dei tiranni globalisti. 

 

Credo non occorra essere degli esperti di strategia internazionale per comprendere che questo quadro sia tutt’altro che tranquillizzante, perché gli interessi economici di grandi fondi di investimento – cui fanno capo tanto le industrie farmaceutiche quanto le banche e l’industria bellica – sono i principali fautori dell’ideologia globalista, e allo stesso tempo ne sono i primi, se non gli unici beneficiari.

 

 

Pax christi in regno Christi

Ciò che è evidente è che la pace costituisce un’eventualità che molti, troppi interessi devono assolutamente scongiurare. D’altra parte – e qui vi parlo da Vescovo – la Pax Christiana non ha nulla a che vedere con la pace del mondo.

 

Ce lo ha ricordato Nostro Signore, nel Suo splendido discorso tenuto agli Apostoli durante l’Ultima Cena: Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore (Gv 14, 27).

 

Perché la pace di Cristo presuppone un ordine morale e sociale che questo mondo non comprende e non vuole, finché non si converte e non torna a Cristo.

 

Perché la pace di Cristo dipende dal riconoscerLo come Re e Signore di tutte le società terrene, dal comprendere che l’unico detentore dell’autorità in terra è Nostro Signore, e che il potere dei governanti è legittimo solo se esso è esercitato nei confini del bene che Dio ha stabilito.

 

Perché la pace di Cristo è esattamente l’opposto del pacifismo ipocrita di un mondo anticristiano asservito all’Avversario. Pax Christi in regno Christi, dice l’adagio: ma quale pace si può avere, dove diventa hate speech proclamare che Cristo è Re?

 

 

L’attacco alla società occidentale

E qui veniamo al punto focale del nostro incontro.

 

L’oggetto del vostro Convegno è Eurasia e valori tradizionali: la sfida al globalismo. Permettetemi di farvi notare che questa non è una sfida, ma una guerra non convenzionale, non dichiarata: una guerra senza quartiere, nella quale una minoranza eversiva di criminali che ha usurpato il potere a tutti i livelli intende soggiogare i popoli dell’Occidente un tempo cristiano, addirittura mettendoli in guerra contro l’Islam per assistere cinicamente alla reciproca distruzione.

 

Noi ci confrontiamo con una lobby di personaggi ampiamente compromessi, moralmente corrotti, intellettualmente traviati e tenuti sotto ricatto per crimini esecrandi. Questa lobby, infiltratasi fino ai vertici delle istituzioni civili e religiose, rappresenta una minaccia mortale – letteralmente – per l’umanità intera, che considera alla propria mercé e che intende decimare, per poi rendere schiavi i sopravvissuti. 

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In questi ultimi anni abbiamo assistito alla definitiva demolizione dei principi che costituiscono i fondamenti della Civiltà cristiana, con la complicità della chiesa bergogliana non meno corrotta e ricattabile. E quell’atteggiamento rinunciatario che alcuni di voi credevano motivato da tolleranza o dal desiderio di concordia tra i popoli si è rivelato invece colpevole complicità con il nemico, cortigiano asservimento al piano globalista e vile tradimento dei popoli. 

 

La sostituzione etnica e l’islamizzazione delle nostre città mediante l’invasione di immigrati clandestini; la propaganda woke in favore delle perversioni morali dell’ideologia LGBTQ e gender; la farsa pandemica e vaccinale con la complicità dei media mainstream e della classe medica; la frode climatica, basata su teorie palesemente infondate e su assurdi allarmismi; la guerra come mezzo per occultare la corruzione della classe dirigente occidentale; la distruzione della famiglia naturale; l’impoverimento sistematico delle classi più deboli e la continua riduzione delle tutele sindacali e previdenziali: tutti questi attacchi alla nostra società non sono frutto di mere contingenze, ma il risultato di un piano eversivo che parte dall’élite globalista e principalmente dal World Economic Forum, con il finanziamento da parte di USAID e di altre agenzie governative americane durante le Amministrazioni precedenti.

 

Il taglio dei fondi deciso negli Stati Uniti dal DOGE ha portato alla luce una macchina infernale pensata per interferire – a spese del contribuente e a suo danno – nel governo delle Nazioni e sovvertire l’ordine sociale: finora ne abbiamo visto solo la punta dell’iceberg. Siamo tutti persuasi che l’azione di Soros e delle sue fondazioni “filantropiche” vada fermata e punita, come già sta avvenendo in alcuni Stati.

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La minaccia del globalismo woke

Per queste ragioni, cari amici, non parlerei di «valori tradizionali», quasi si trattasse di qualcosa di antiquato che meriti di rimanere presente nella nostra memoria come in un museo. La Tradizione – nella sua accezione cattolica – consiste nel tenere accesa la fiamma sacra della Verità, e non nel conservarne le ceneri.

 

Se oggi voi siete qui, come eravate nelle piazze a protestare contro il green pass e più recentemente contro la propaganda guerrafondaia della Sinistra radicale, è perché avete capito che la minaccia non viene dall’esterno, né tantomeno è rappresentata dalla Federazione Russa; ma che essa è costituita da chi, senza alcuna legittimazione, ai vertici degli Stati e dell’Unione Europea sta perseguendo l’instaurazione di una dittatura globale.

 

Questa dittatura vuole distruggere ogni residuo di sovranità nazionale, di identità, di cultura, di religione, di civiltà. Deve uccidere ogni speranza, disarmare ogni protesta, silenziare ogni critica, criminalizzare ogni voce dissenziente, impedire ogni confronto: perché oltre alla violenza e alla censura, essa non ha alcun argomento per legittimare la propria azione tirannica.

 

Ecco perché non userei il termine «valori», ma «principi»: perché i valori sono soggetti a cambiamento, mentre i principi si fondano sulla verità e rimangono immutabili nel tempo.

 

Voglio essere ancora più chiaro, e spero che vorrete perdonarmi se potrò apparire un po’ tagliente nelle mie affermazioni. Se crediamo di poter combattere la minaccia epocale del globalismo massonico continuando a difendere «valori» come il Risorgimento, la democrazia o la Resistenza, siamo decisamente fuori strada.

 

Queste idee hanno in comune la matrice rivoluzionaria, che è intrinsecamente antiumana e anticristica. La società moderna ha dimenticato, anzi calpestato i diritti sovrani di Dio per sostituirli con i «diritti dell’uomo» che si fa dio; e molti continuano a non comprendere che se non riconosciamo all’autorità terrena un limite datole dalla sua necessaria conformità con l’autorità divina da cui essa promana, apriamo la via ad un regime totalitario in cui il potere è autoreferenziale e quindi assoluto. 

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Instaurare omnia in Christo

Se la Federazione Russa e il suo Presidente Vladimir Putin sono oggi nemici del globalismo, è proprio in ragione della loro riappropriazione di un’eredità cristiana che il materialismo ateo aveva cercato di cancellare. Ed è a questa eredità – che noi Italiani abbiamo avuto la grazia di ricevere ben prima che i Santi Cirillo e Metodio convertissero a Cristo i popoli slavi – che dobbiamo tornare anche noi: non celebrandola come vestigio di un passato glorioso ma tramontato, bensì facendola rinascere, rendendola viva e palpitante nelle nostre vite, nei nostri focolari, nelle nostre Nazioni.

 

Questa eredità tornerà a risplendere non come semplice valore tradizionale, ma come ragione della nostra stessa esistenza, poiché fondata su Nostro Signore Gesù Cristo, Alfa e Omega, principio e fine di ogni cosa, Signore del tempo e della Storia.

 

Ha ragione il Primo Ministro Viktor Orbàn: occorre rifondare l’Europa – non l’Unione Europea, sia chiaro – sul Cristianesimo, e questa rinascita morale e sociale è possibile solo nella difesa delle sovranità nazionali, nella tutela della famiglia, con una riforma economica finalmente svincolata dal giogo della finanza usuraia, nella promozione di pacifici accordi di cooperazione tra gli Stati. E nella messa al bando degli eversori che cospirano per ucciderci nel corpo e nell’anima.

 

Per combattere il globalismo occorre essere immuni dai suoi errori e dai suoi inganni. Iniziamo a smantellare le falsità e le frodi che esso ha costruito, e torniamo a Cristo, proclamando la Sua universale Signoria e dando, noi per primi, testimonianza del Suo Vangelo.

 

Questo è il mio auspicio, in questi giorni della Quaresima che ci preparano alla Pasqua. Facciamo nostro il grido degli Apostoli, squassati dalla tempesta sul lago di Galilea: Signore salvaci: siamo perduti! (Mt 8, 25).

 

Il sonno nel quale il Salvatore sembra ignorare le nostre paure finirà nel momento in cui avremo finalmente il coraggio di rivolgerci all’Unico che può davvero salvarci, a Colui che comanda agli elementi, al Principe della Pace. 

 

+ Carlo Maria Viganò

Arcivescovo, già Nunzio Apostolico negli Stati Uniti d’America

 

5 Aprile 2025
Sabato della IV Settimana di Quaresima

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Spirito

Un esorcista racconta: l’anticristo si presenterà come la soluzione ai problemi dell’umanità

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L’esorcista padre Chad Ripperger ha dichiarato all’ex Navy SEAL statunitense Shawn Ryan che l’Anticristo «si presenterà come la soluzione ai problemi degli esseri umani».   Nel corso di un’intervista di quasi tre ore, pubblicata giovedì, Ryan ha chiesto a don Ripperger come si presenta la «battaglia finale».   Il sacerdote esorcista ha richiamato gli indicatori della fine dei tempi descritti nelle Sacre Scritture, tra cui il deterioramento della morale umana e «guerre e voci di guerre». Ripperger aveva già spiegato a Ryan che il mondo ha conosciuto un’«implosione» della moralità almeno dagli anni Cinquanta e che, di fatto, si è assistito a una diffusa ribellione alle leggi di Dio e alla legge naturale.   «A quel punto l’Anticristo si manifesta e si presenta come la soluzione ai problemi dell’umanità, ottenendo così un controllo significativo sulla popolazione», ha affermato don Chad.   In precedenza aveva anche indicato a Ryan che una delle condizioni per il regno dell’Anticristo è «l’unificazione dell’economia mondiale», poiché è proprio attraverso l’economia che l’Anticristo eserciterà il proprio controllo sulle persone, anche se «avrà il controllo anche dei governi».

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Nella sua più recente conversazione con Ryan, Ripperger ha spiegato che questo periodo, in cui l’Anticristo farà la sua comparsa, sarà articolato in «fasi». Tra queste figurano la presenza di Enoch ed Elia e lo scontro tra l’arcangelo Michele e l’Anticristo.   «Alla fine è Cristo che si manifesta e mette a morte l’Anticristo», ha dichiarato Ripperger. Questo è quanto affermato in nella Seconda Lettera ai Tessalonicesi (2, 8): «Allora l’iniquo si manifesterà, e il Signore Gesù lo distruggerà col fiato della sua bocca e lo annichilirà con lo splendore di sua venuta».   Riguardo al Marchio della Bestia, don Rippergerro aveva detto a Ryan in un’ulteriore intervista uscita a marzo che «ci siamo quasi».   «Potrebbero letteralmente decidere che, a meno che tu non accetti determinate condizioni, non avrai accesso alla valuta digitale che [loro] intendono introdurre a livello globale», ha affermato l’esorcista. «Credo che questo sia uno dei modi in cui intende controllare le persone, attraverso le valute digitali», ha proseguito, evidenziando che queste valute possono essere utilizzate per precludere alle persone l’accesso a beni e servizi.   «Ed è così che, in pratica, faranno morire di fame le persone che non sono disposte ad accettare il regno dell’Anticristo», ha detto Ripperger, confermando a Ryan che ciò potrebbe essere realizzato come un sistema di punteggio di credito sociale.   Il Ryan ha quindi chiesto a Ripperger cosa dovrebbero fare le persone una volta che il Marchio della Bestia fosse stato impresso. «Cosa dovremmo fare se non potessimo mangiare, prenderci cura di noi stessi, provvedere alle nostre famiglie?»   Il sacerdote ha evidenziato la natura del marchio, che a suo giudizio sarà «qualcosa impiantato nei nostri corpi che ci darà accesso» ai beni, come un chip RFID scansionabile oppure un dispositivo simile a Neuralink.   «I Padri della Chiesa affermano che non sarà possibile ottenere quel chip senza una qualche forma di rinuncia a Cristo», ha detto Ripperger. Ciò implica che le persone dovranno accettare qualcosa che «sanno essere contrario alla volontà di Dio e alla volontà di Cristo». In ultima analisi, per rifiutare il marchio è necessario essere disposti a sacrificare il bene minore in favore del bene maggiore.   Tuttavia, ha sottolineato che Dio può sostenere le persone anche senza il segno. «Dio molto spesso provvede alle persone. Se è sua volontà che le persone sopravvivano a quel periodo di tempo, Lui lo renderà possibile», ha detto il sacerdote.   L’esorcista ha consigliato alle persone di «essere intelligenti, di imparare le tecniche di sopravvivenza di base e di sapersela cavare da sole», aggiungendo che «sarà straordinariamente difficile anche solo riuscire a eludere il rilevamento», considerato l’attuale livello tecnologico.   Sulla questione del segno della Bestia, e ancora prima del «filtro» dell’Anticristo di cui parla l’Apocalisse, Renovatio 21 aveva rilevato la riflessione di un sacerdote tradizionista ancora anni fa, tra green pass e obbligo di vaccino genico («È il Nuovo Ordine dell’Anticristo. E il vaccino è il suo filtro magico»).  

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Immagine: Luca Signorelli (1450–1523), Sermone e opere dell’Anticristo (tra il 1499 e il 1502), dettaglio, Cappella di San Brizio, Orvieto. Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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Le riforme liturgiche post-Vaticano II hanno trasformato le messe in una «parodia»: parla il cardinale Rouco Varela

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Il cardinale Antonio María Rouco Varela, arcivescovo emerito di Madrid, ha dichiarato questa settimana in un’intervista che i dilaganti abusi liturgici successivi al Concilio Vaticano II hanno trasformato il Santo Sacrificio della Messa in una «parodia». Lo riporta LifeSite.

 

Nel corso di un’intervista rilasciata al quotidiano spagnuolo El Debate e pubblicata il 21 luglio, in cui discuteva della sacra liturgia e del suo recente appello per il ripristino del Summorum Pontificum, il prelato ottantanovenne ha sottolineato come l’attuazione delle «riforme liturgiche» del Concilio abbia portato a diffusi abusi.

 

Il cardinale Rouco Varela ha inoltre evidenziato che la «parodia» ha raggiunto un «livello così profondo» da ledere «la verità stessa del sacramento, la coscienza dei fedeli e persino la sensibilità estetica dell’umanità».

 

«Con il Concilio Vaticano II è stata attuata una riforma liturgica che, in molti e diffusi casi, si è trasformata in una parodia della liturgia», ha dichiarato al giornale.

 

«E, naturalmente, quando la parodia raggiunge un livello così profondo da intaccare la verità stessa del sacramento, la coscienza dei fedeli e persino la sensibilità estetica dell’umanità – di fronte all’indisciplina quasi anarchica della liturgia in molti casi e in molte parti della Chiesa durante gli anni Settanta – ha indotto gruppi di fedeli a tornare ancora una volta alla tradizione che precedeva la riforma del Concilio Vaticano II», ha aggiunto.

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Il porporato iberico ha espresso la convinzione che gli abusi liturgici seminino divisione tra i fedeli, e che alcuni reagiscano passando all’«altro estremo» ed «esagerando» la soluzione al problema, forse riferendosi alla Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX) e ai sedevacantisti.

 

Il prelato ha poi ricordato diversi esempi di abusi della Messa e della Santa Eucaristia avvenuti negli anni Settanta dopo le riforme post-conciliari, sottolineando come tali abusi abbiano ridotto il Santo Sacrificio della Messa a un «gioco tra amici».

 

«Si assisteva a ogni sorta di comportamento, e, quel che era peggio, nelle case di formazione – per religiosi e religiose, nei seminari… Celebrare l’Eucaristia in salotto a un tavolino basso», ha detto Rouco Varela. «Seduti o accovacciati, prendendo il vino dal frigorifero, pane di chissà cosa, e poi ognuno diceva quello che gli veniva in mente… Quasi l’unica cosa che poteva essere ricondotta a una verità teologica erano le parole della consacrazione».

 

«In altre parole, siamo passati dalla celebrazione dell’Eucaristia istituita dal Signore – il sacramento della sua presenza sacrificale e sacrificata sulla croce che nutre le nostre anime; la sua carne e il suo sangue; la presenza del Divino in mezzo alla nostra vita e alla nostra storia – a una sorta di gioco tra amici, niente di più. C’è un abisso tra le due cose», ha aggiunto.

 

Non è chiaro come il cardinale, comprendendo l’estrema gravità della situazione con il sacrilegio eretto a rito, possa definire «estreme» le posizioni di coloro che non vi si sottomettono.

 

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Roma condanna canonicamente, ma rimane in silenzio dottrinalmente

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Il 2 luglio 2026, il giorno dopo le consacrazioni episcopali a Écône, il cardinale Víctor Manuel Fernández, prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede, ha firmato un «decreto di scomunica latae sententiae» che colpiva automaticamente i vescovi consacranti e consacrati, minacciando la stessa sanzione a sacerdoti e fedeli che avessero aderito a questo «atto scismatico».   Alla singola cerimonia del 1° luglio erano presenti oltre 16.500 fedeli, 589 sacerdoti, frati e seminaristi e 397 suore, in rappresentanza di 68 nazionalità.   La Roma moderna scomunica molti. Ma tace sulla Dichiarazione di Fede della Fraternità Sacerdotale San Pio X del 14 maggio (Nouvelles de Chrétienté n. 219, maggio-giugno 2026, pp. 3-5) e sulla Lettera Aperta al Papa e ai Cardinali e sulla Professione di Fede Cattolica del 24 giugno (DICI n. 470, luglio 2026, pp. 8-11, e questo numero di Nouvelles de Chrétienté, pp. 13-22). Questa dichiarazione e questa professione sono forse eterodosse? Non rivelano forse le vere ragioni dottrinali della lotta per la fede? Roma tace.   E Leone XIV non ha ricevuto padre Davide Pagliarani, nonostante le ripetute richieste, nel 2025 e nel 2026.

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Roma preferisce applicare la legge automaticamente, senza considerazioni dottrinali. La sanzione si applica da sola, o, meglio ancora, secondo alcuni commentatori, i vescovi si sono scomunicati da soli… «Dura lex, sed lex; la legge è dura, ma è la legge», è la scusa offerta sottovoce , perché questo legalismo preconciliare si concilia a fatica con l’accoglienza fraterna ed ecumenica riservata all’«arcivescova» anglicana Sarah Mullally, che ha benedetto i cardinali romani il 4 maggio. Meglio che la “scomunica” sia automatica, senza che le autorità debbano intervenire. Per contraddirsi.   E che dire del benessere delle anime legittimamente offese da questo ecumenismo aberrante? A chi importa a Roma? Il 2 febbraio, dopo l’annuncio delle consacrazioni, padre Davide Pagliarani ha ricordato che «l’assioma “suprema lex, salus animarum” è una massima classica della tradizione canonica, esplicitamente ribadita, inoltre, dal canone finale del Codice del 1983; nell’attuale stato di necessità, è su questo principio superiore che si fonda in ultima analisi tutta la legittimità del nostro apostolato e della nostra missione verso le anime che si rivolgono a noi. Per noi è un ruolo di sostituzione, in nome di questa stessa carità».   Ma la Roma odierna preferisce un «arcivescovo» anglicano a un prete cattolico. L’ecumenismo è una conquista conciliare «irreversibile», dicono. Non ci sarà alcun ritorno alle scomuniche e agli anatemi tridentini, eccetto per coloro che difendono la Messa tridentina. Per loro, saranno schierati i cannoni automatici.   C’è un altro adagio su cui vale la pena riflettere oggigiorno: «summum jus, summa injuria; la giustizia portata all’estremo diventa estrema ingiustizia. La legge senza fede non è altro che la rovina della giustizia.   Padre Alain Lorans   Articolo previamente apparso su FSSPX.News.  

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Immagine di Livioandronico2013 via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International 
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