Militaria
L’Iran starebbe valutando di colpire una base USA
I comandanti militari iraniani stanno valutando un attacco preventivo su una base congiunta USA-Regno Unito nell’Oceano Indiano come tentativo di dissuadere Donald Trump dal lanciare un assalto sul territorio dell’Iran. Lo riporta il giornale britannico Telegram.
La base sarebbe quella di Diego Garcia, un atollo si trova su una delle isole Chagos, circa 2000 miglia a Sud dell’Iran. Mentre l’amministrazione Trump ha compiuto sforzi significativi per raggiungere la pace in Ucraina, continua a mantenere un atteggiamento belligerante quando si tratta dell’Iran.
La retorica trumpiana nei confronti della nazione guidata dagli ayatollah, inclusa la minaccia di bombardare, ha aumentato la tensione tra la Casa Bianca e Teheran, e il continuo e incondizionato sostegno di Washington a Israele ha portato i membri del servizio statunitense a essere spinti in pericolo per mano degli Houthi nello Yemen.
«I conservatori devono fare un passo indietro e ricordare che una guerra calda con l’Iran causerà quasi certamente migliaia di morti americani e costerà agli Stati Uniti decine di miliardi di dollari» sostiene Tucker Carlson. «Inoltre, la carneficina provocata da futuri atti di terrorismo sul suolo statunitense potrebbe essere ancora più grande».
«La Casa Bianca dovrebbe adottare tutte le misure possibili per ridurre le possibilità di un simile conflitto. Non deve soccombere alla propaganda dei neocon. Un ottimo punto di partenza sarebbe astenersi dall’attirare la Repubblica islamica a uccidere americani».
L’Iran ha una gittata «autoimposta» di circa 1.200 miglia per quanto riguarda le sue capacità balistiche, anche se si sospetta che Pasdaran abbia una capacità di attacco balistico di colpire fino a 1.800 miglia di distanza utilizzando il suo missile balistico a medio raggio Khorramshahr-2.
Teheran possiede anche la versione aggiornata del missile noto come Khorramshahr-4, noto anche come missile Kheibar, che si sospetta possa superare il raggio d’azione delle altre opzioni di attacco dell’Iran, sebbene la portata delle sue capacità non sia stata ancora pienamente testata.
Ma anche se non fosse in grado di colpire un obiettivo statunitense a circa 2.400 miglia dal suo confine più meridionale, l’Iran ha dimostrato di essere astuto quando si tratta di espandere il suo raggio di attacco, anche attraverso l’uso di navi mercantili e petroliere convertite in navi da guerra per espandere le sue capacità di attacco a lungo raggio.
Negli ultimi giorni Trump ha intensificato le minacce contro l’Iran e ha avvertito che potrebbe verificarsi un conflitto diretto se il Paese non smetterà di armare il gruppo terroristico Houthi o di bloccare il suo programma nucleare.
Tuttavia non è ancora chiaro a quale livello gli Stati Uniti risponderebbero a un attacco diretto al loro esercito, che potrebbe rivelarsi catastrofico per Teheran, date le sue dimostrate capacità difensive di fronte agli attacchi di Israele.
Lunedì l’Iran ha presentato una lettera di reclamo al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite per le minacce «sconsiderate e bellicose» di Trump, descrivendole come «una flagrante violazione del diritto internazionale».
Come riportato da Renovatio 21, negli scorsi giorni è stata notata la presenza nella remota base di Diego Garcia di bombardieri stealth B-2.
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Immagine di pubblico dominio CC0
Militaria
Berlino lamenta: Kiev non ha usato gli aiuti per comperare armi germaniche
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Militaria
Aerei da guerra statunitensi danneggiati in un attacco iraniano a un’importante base aerea
Diversi aerei militari americani sono stati danneggiati in un attacco iraniano contro una grande base aerea statunitense in Giordania, secondo quanto riferito mercoledì dalla CBS, che cita fonti informate.
L’attacco sarebbe avvenuto nella notte tra martedì e domenica e avrebbe colpito la base aerea di Muwaffaq Salti, vicino ad Azraq, a circa 100 km a nord-est di Amman, snodo rilevante per le operazioni aeree americane nella zona.
Secondo il resoconto, un A-10 Thunderbolt, noto come Warthog, ha riportato gravi danni alle ali, mentre circa otto F-15 hanno subito danni lievi ma sono tornati operativi. Nessun militare statunitense è morto.
Le forze americane avrebbero lanciato più di 30 missili intercettori Patriot durante l’attacco. La Giordania ha dichiarato di aver intercettato 18 missili iraniani, due dei quali sono caduti in aree disabitate senza vittime.
Il Comando Centrale degli Stati Uniti non ha confermato i danni segnalati. Ha però smentito le affermazioni iraniane secondo cui due cacciatorpediniere della Marina USA sarebbero stati colpiti negli ultimi attacchi e ha detto che le forze americane hanno distrutto dieci petroliere iraniane dal 5 settembre, di cui cinque martedì, dopo che Teheran avrebbe preso di mira una nave da guerra statunitense con missili balistici.
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L’escalation si colloca nel più ampio quadro di tensione tra Stati Uniti e Iran per lo Stretto di Ormuzzo. Washington ha limitato il traffico da e verso i porti iraniani, mentre Teheran ha imposto controlli sul transito attraverso il canale, che prima della guerra gestiva circa un quinto delle forniture petrolifere mondiali. Insieme agli attacchi missilistici e con droni degli Houthi contro le infrastrutture energetiche saudite, la ripresa dei combattimenti ha riportato il petrolio Brent sopra i 100 dollari al barile, alimentando i timori di interruzioni delle forniture.
Mercoledì il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha promesso di attaccare «molte più» navi iraniane se Teheran continuerà a colpire obiettivi americani, affermando che l’Iran sta allungando il conflitto per influenzare le elezioni di medio termine statunitensi, sperando in un vantaggio per i Democratici, che si oppongono in larga maggioranza alla guerra.
L’Iran ha accusato Washington di destabilizzare il Medio Oriente con le sue operazioni militari. Il portavoce del ministero degli Esteri, Esmail Baghaei, ha dichiarato mercoledì che se gli Stati Uniti vogliono davvero la pace dovrebbero porre fine ai loro «interventi dannosi e destabilizzanti nella nostra regione».
Teheran ha ripetutamente avvertito gli Stati vicini di non consentire che il loro territorio o spazio aereo sia usato a sostegno delle operazioni americane contro l’Iran.
Da febbraio le forze iraniane hanno colpito diverse basi statunitensi nella regione, tra cui in Bahrein, negli Emirati Arabi Uniti, in Kuwait e in Giordania. La scorsa settimana il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha difeso gli attacchi, sostenendo che non si poteva pretendere che Teheran si astenesse dal reagire, visto che il territorio e lo spazio aereo arabo erano stati usati negli attacchi statunitensi contro l’Iran.
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Immagine di Noah Wulf via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
Droni
L’Iran sequestra il più moderno drone sottomarino USA
The first visuals have been released of the American Dive-LD unmanned submarine, seized by Iran’s Islamic Revolution Guards Corps (IRGC) early on Tuesday. pic.twitter.com/ump8zQZt7c
— IRNA News Agency ☫ (@IrnaEnglish) September 8, 2026
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