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Sorveglianza

Dalle telecamere stradali ai robot per sorvegliare e reprimere la popolazione

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Il comune di Corciano (provincia di Perugia) ha recentemente installato un nuovo sistema di sorveglianza stradale di ultima generazione in grado di interagire in tempo reale con la banca dati del Viminale.

 

Il sito dell’azienda, che è leader del settore spiega che «l’innovativo dispositivo Targa System è un sistema certificato di software e telecamere di lettura targhe per il controllo stradale, risultato di uno studio congiunto con le forze di Polizia, di cui costituisce un valido supporto nel rilevare importanti infrazioni. Un software aperto e personalizzabile, di installazione rapida e semplice, sia su server all’interno del comando di Polizia sia su auto di servizio».

 

Il comune ha installato una telecamera fissa per controllare i veicoli in entrata e in uscita dalla frazione umbra. Inoltre un’altra videocamera è stata posta in una vettura della polizia locale che pattuglierà le strade fino ai propri confini

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Come scritto in un recente articolo pubblicato sul quotidiano locale Corriere dell’Umbria, apprendiamo che «si tratta di strumenti di controllo e prevenzione che consentiranno di identificare immediatamente veicoli rubati, soggetti a fermi amministrativi, privi di assicurazione o revisione, e sarà un supporto cruciale nelle indagini legate a furti e altre attività illecite».

 

Lo stesso sindaco, tramite i suoi canali social, ci tiene a sottolineare che nelle «scorse settimane abbiamo implementato il sistema di videosorveglianza esistente arrivando a un numero totale di telecamere veramente importante per un territorio delle nostre dimensioni. 108 telecamere, ma la vera novità è, per la prima volta, la presenza di telecamere Targa System nel nostro territorio (…) una telecamera in grado di leggere e tenere in una banca dati tutte le targhe di tutte le auto che entrano ed escono dal nostro territorio. L’altra, sempre telecamera Targa System, invece è mobile e verrà messa all’interno dell’auto in pattuglia in modo da garantire ancora più sicurezza nelle nostre strade».

 

«Ovviamente siamo all’inizio di un percorso» prosegue. «L’obiettivo è di estendere Targa System in più parti possibili».

 

In un solo giorno il nuovo sistema, che qualcuno chiama «grande fratello stradale», ha «scansionato» circa diciassette mila veicoli in transito sul piccolo comune umbro.

 

Qualcuno potrebbe pensare alla possibilità che ci sia qualche incongruenza con le politiche di privacy per gli automobilisti, ma l’azienda, per bocca dei suoi responsabili ha fatto sapere che «I dati raccolti vengono utilizzati solo per scopi legittimi, come la prevenzione del crimine e la sicurezza pubblica. Inoltre, il sistema è soggetto a rigorosi controlli e certificazioni per garantire che venga utilizzato in modo responsabile e nel rispetto delle leggi sulla privacy e per prevenire problemi di cybersicurezza».

 

La sorveglianza stradale sempre più capillare, non è un fenomeno nuovo negli Stati moderni, infatti in Inghilterra l’uso del riconoscimento automatico delle targhe (ANPR) starebbe ora producendo una sorveglianza di massa su scala davvero massiccia: le telecamere catturano targhe circa 44,5 volte al secondo. Ciò equivale a più di un miliardo di volte all’anno, come ha scoperto il gruppo per la privacy e i diritti civili Big Brother Watch tramite le richieste FOIA (Freedom of Information Act), che hanno interessato otto autorità locali o regionali.

 

Il caso britannico costituisce «una delle più grandi reti di sorveglianza al mondo», riassume la situazione il gruppo Big Brother Watch.

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Su Renovatio 21 è stato discusso varie volte un tema ulteriore riguardante le telecamere, che è quello della face recognition, ossia dei software di riconoscimento facciale impiegati già in tante parti del mondo, a partire dal caso più eclatante, quello della Cina comunista.

 

La polizia spagnola ha iniziato a utilizzare uno strumento di riconoscimento facciale automatico, soprannominato ABIS (sistema di identificazione biometrica automatica), che utilizza l’intelligenza artificiale per identificare i sospetti. Il programma confronta le immagini introdotte dalle forze dell’ordine, come un’immagine ottenuta da una telecamera di sicurezza, con le immagini memorizzate in un database, che conterrà oltre cinque milioni di immagini di sospetti e detenuti già in archivio. Gli arrestati dopo l’avvio del sistema verranno aggiunti al database.

 

L’attenzione deve essere comunque massima, perché anche le macchine più all’avanguardia possono incappare in errori i quali possono danneggiare pesantemente gli abitanti di ogni singolo Stato.

 

Un caso che ha avuto eco nella stampa statunitense descrive come i software di face recognition abbiamo portato all’errato arresto di un uomo della Georgia. Nel novembre di tre anni fa, un cittadino era stato arrestato nella contea di DeKalb, in Georgia appunto, dopo che le forze dell’ordine in Louisiana hanno utilizzato il riconoscimento facciale per collegarlo erroneamente al furto di borse di lusso a Baton Rouge, in Louisiana, Stato della Federazione dove il Reid mai era stato.

 

Ai lettori di Renovatio 21, come alle persone che conservano ancora un po’ di memoria, può non tornare alla mente il nostro recente «passato pandemico», dove si è cercato di applicare un controllo capillare sulla popolazione con app sul telefonino, tracciamenti vari e delazioni da parti di concittadini particolarmente zelanti.

 

Non erano mancate al tempo, ad esempio sempre in Gran Bretagna dove è stata implementata una legge per la verifica dell’età tramite face recognition, le proposte di unire al «green pass» i software di riconoscimento facciale – qualcosa a cui gli Emirati Arabi sembravano essersi avvicinati materialmente. Anche in Italia, in realtà, vi erano state proposte non dissimili, come a Ravenna, dove si era pensato di combattere il COVID con la geolocalizzazione.

 

Tuttavia, possiamo segnalare che la telecamera è solo un primo stadio di una tendenza che stiamo vedendo in azione ovunque – la fase successiva è quella della sorveglianza (e della repressione) ottenuta tramite androidi, robocani, droni.

 

I casi di cui abbiamo parlato in questi anni sono tantissimi. Come non ricordare un curioso robot per la sorveglianza di dimensioni umane prodotto da Knightscope, schierato in un quartiere a nord-est di Las Vegas Valley.

 

«Westy», così è chiamato il dispositivo cibernetico, impiega una serie di telecamere, quattro in totale, insieme alla tecnologia di riconoscimento facciale, lettura delle targhe, avvisi verbali e connettività Internet agli agenti di sicurezza umani in caso di incidente. «Può avvisare le persone quando escono dopo il coprifuoco delle 22:00 e le quattro videocamere tendono a far sì che le persone lo evitino. Quando abbiamo segnalazioni di atti di vandalismo, possiamo esaminare il video e ottenere un intervallo di tempo di quando è successo. Ha un pulsante in modo che le persone possano ottenere rapidamente aiuto umano in caso di emergenza».

 

Come riportato da Renovatio 21, in quegli anni anche Singapore schierò robot autonomi per controllare i propri cittadini che non violassero le restrizioni COVID e mantenessero il «distanziamento sociale». Ogni robot ha installate telecamere e altoparlanti e può essere controllato da remoto tramite un operatore.

 

A futura memoria resteranno i robocani e i droni impiegati nel mega-lockdown che subì nel 2022 la megalopoli di Shanghai.

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Come sa il lettore di Renovatio 21, i robocani sono oramai dappertutto: ne dispongono reparti di polizia e pompieri americani così come l’esercito cinese, indiano, americano, australiano, ucraino, israeliano e ora parrebbe perfino quello italiano.

 

Questo sito ha segnalato la presenza di robocani per scopi «scientifici» sulle spiagge liguri e nella campagna umbra.

 

Con tutta questa nuova tecnologia – venduta come strumento per aumentare la sicurezza delle persone – dobbiamo avere contezza che sia quanto mai sicura nell’avere rispetto della nostra sfera personale, delle nostre libertà individuali e che debba rispettare in maniera seria, chiara e trasparente la nostra privacy.

 

Il piano dove si gioca questa partita è particolarmente scivoloso ed è evidente che ci stanno mettendo dinanzi un’ulteriore step di invasione del privato in nome di una sbandierata sicurezza pubblica.

 

L’impiego di queste nuove tecnologie in forza alla polizia rimanda alla mente una fantascienza distopica che mano a mano diviene realtà accettabile: la finestra di Overton sul nuovo totalitarismo digitale, fatto di video, algoritmi e robotica, ha iniziato a spalancarsi.

 

Francesco Rondolini

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Sorveglianza

La Francia pensa ad una nuova legge per reprimere le sommosse

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Il Senato francese ha approvato un’ampia proposta di legge che prevede il risarcimento dei danni per i vandali e che potrebbe obbligare le persone coinvolte in manifestazioni violente a risarcire fino a 10.000 euro (11.100 dollari) per i danni causati non solo da loro stessi, ma anche da altri membri del gruppo. La votazione giunge dopo settimane di proteste in tutto il Paese, degenerate in saccheggi, incendi dolosi e scontri con la polizia.   Il disegno di legge era stato inizialmente redatto dal governo durante l’estate, dopo le violenze seguite alla vittoria del Paris Saint-Germain in Champions League, ma ha acquisito urgenza in seguito a una nuova ondata di disordini pubblici di massa. Le manifestazioni contro l’aumento vertiginoso del costo della vita e il peggioramento della qualità dell’istruzione si sono trasformate in violenza in diverse città questo mese, con rivoltosi che hanno saccheggiato negozi, incendiato veicoli e distrutto il municipio ottocentesco di Limoges. Migliaia di persone sono state arrestate durante i disordini e centinaia sono rimaste ferite.   Mercoledì i senatori hanno approvato il provvedimento con 229 voti favorevoli e 105 contrari, sostenuti da conservatori, centristi e dal Rassemblement National di Marine Le Pen, nonostante le forti obiezioni della sinistra.   Presentando la legge, il ministro dell’Interno Laurent Nunez ha affermato che essa mira a «scoraggiare i vandali e i saccheggiatori che gravano sui contribuenti e sui manifestanti con le loro malefatte e… a risarcire meglio le vittime di tali danni». Il ministro ha aggiunto che il disegno di legge è anche «fermamente basato sulla colpa; la colpa sussiste quando si partecipa a un gruppo formato con l’intenzione di commettere atti di violenza». Nel frattempo, il senatore del partito centrista Horizons Olivier Bitz ha rassicurato che «non si deve presumere che questo testo consenta di perseguire i passanti o i manifestanti pacifici». Il disegno di legge – che include circa 20 disposizioni aggiuntive rispetto alla versione originale – stabilisce la responsabilità civile solidale per coloro che consapevolmente aderiscono a un gruppo formatosi per commettere atti di violenza o vandalismo, o che rimangono in una folla dopo gli avvertimenti di dispersione della polizia, pur essendo consapevoli degli attacchi in corso. I responsabili potrebbero dover pagare fino a 10.000 euro per i danni causati da altri, sebbene l’importo finale sarà determinato in tribunale, e la sola partecipazione pacifica non farebbe scattare la misura.   Per recuperare i risarcimenti disposti dal tribunale, la legge consentirebbe anche detrazioni dalle prestazioni sociali, tra cui assegni familiari, sussidi per l’alloggio e sussidi di reddito minimo. Il disegno di legge esenterebbe inoltre le persone che rimangono in un assembramento per motivi legittimi, potenzialmente includendo giornalisti e volontari medici.   Mentre i centristi e i sostenitori di destra hanno presentato il disegno di legge come una misura più equa per ottenere un risarcimento danni da chi si macchia di atti vandalici e per proteggere i contribuenti onesti, il senatore socialista Marie-Pierre de La Gontrie ha avvertito che le misure assistenziali rischiano di penalizzare intere famiglie.   Nathalie Godard, direttrice del dipartimento Azioni di Amnesty International Francia, ha inoltre affermato che il disegno di legge «rischia di scoraggiare ulteriormente le persone dallo scendere in piazza per esercitare i propri diritti alla libertà di espressione e di riunione pacifica», aggiungendo che giunge sulla scia della spinta del governo a reprimere le proteste.   Il Senato ha approvato il disegno di legge in vista delle elezioni presidenziali del 2027, con due candidati di spicco che hanno assunto posizioni contrastanti in merito ai disordini. Marine Le Pen, in testa ai sondaggi recenti, ha sostenuto il principio «i vandali pagano», accusando il governo del presidente Emmanuel Macron di non essere riuscito a controllare la violenza.   Il suo rivale di sinistra, Jean-Luc Mélenchon, ha appoggiato le proteste, condannando al contempo saccheggi e atti di vandalismo e accusando le autorità di esacerbare le tensioni con la brutalità della polizia.   Sebbene il disegno di legge sia passato agevolmente al Senato, dominato dalla destra, ora si trova ad affrontare una prova ben più ardua nell’Assemblea Nazionale, frammentata, dove i parlamentari centristi e di destra, pur disponendo insieme di un numero di seggi sufficiente a prevalere sulla sinistra, rimangono divisi sulla proposta di legge restrittiva.

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Intelligence

Palantir: l’Europa dovrà accettare di divenire dipendente da noi

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Secondo Louis Mosley, CEO di Palantir UK, i governi europei dovrebbero smettere di preoccuparsi della crescente dipendenza dall’Intelligenza Artificiale americana per il Regno Unito e l’Europa. Dovrebbero piuttosto concentrarsi sui vantaggi offerti da questi prodotti, in particolare nel confronto con la Russia.

 

La Commissione europea sta cercando disperatamente di ridurre la dipendenza dalla tecnologia americana e dagli Stati Uniti in generale. «L’Europa dovrà accettare una certa dipendenza», ha dichiarato Mosley a Bloomberg News questa settimana.

 

La Commissione stima che l’Unione europea dipenda da fornitori stranieri per oltre l’80% dei suoi prodotti, servizi, infrastrutture e proprietà intellettuale digitali. Tuttavia, molti sono scettici sulla possibilità di una sostituzione. In un sondaggio di Wire del 2025, citato dal Parlamento Europeo, solo il 16% dei leader IT regionali ha affermato che l’Unione europea potrebbe raggiungere la sovranità digitale entro cinque anni, mentre quasi il 60% ha indicato il predominio statunitense come un ostacolo fondamentale.

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Ciononostante, quest’anno diversi governi europei hanno respinto i prodotti Palantir o annunciato piani per la loro graduale eliminazione. L’agenzia di intelligence interna francese, la DGSI, che aveva adottato il software analitico dell’azienda nel 2015, prevede di abbandonarlo nei prossimi anni a favore di un’alternativa sviluppata internamente da ChapsVision.

 

«Non possiamo fare affidamento sulla buona volontà di alcuni partner che, come abbiamo visto negli ultimi giorni, sono in grado di precludere l’accesso ai modelli», ha dichiarato il premier parigino Sébastien Lecornu annunciando la decisione a giugno.

 

Secondo alcune fonti, Berlino avrebbe scelto lo stesso concorrente francese al posto di Palantir per la gestione dell’agenzia di Intelligence interna tedesca BfV. Simili iniziative per emarginare l’azienda americana sono state segnalate anche in Spagna e Danimarca, nonché in paesi extra-UE come Svizzera, Norvegia e Regno Unito.

 

Il Mosley ha citato l’ampio utilizzo da parte di Palantir del conflitto in Ucraina come banco di prova per le sue soluzioni militari, affermando che «le questioni relative alla sovranità sono secondarie» per Kiev. L’azienda è entrata in Ucraina in seguito all’escalation del conflitto tra Kiev e la Russia nel 2022, fornendo quelli che definisce «pacchetti di puntamento».

 

Uno dei prodotti di punta di Palantir è Maven, un sistema basato sull’Intelligenza Artificiale che elabora enormi quantità di dati di Intelligence per identificare i bersagli e generare raccomandazioni di attacco per le truppe. Accelera la cosiddetta «catena di eliminazione», consentendo all’esercito di valutare un numero di potenziali bersagli sostanzialmente maggiore rispetto a quanto fosse possibile in precedenza per il personale umano.

 

Originariamente sviluppato come progetto del Pentagono, Maven ha coinvolto Google fino al 2018, quando le proteste dei dipendenti hanno spinto l’azienda a ritirarsi dall’iniziativa. La NATO ha acquistato una propria versione del sistema per utilizzarla presso il suo quartier generale europeo nel marzo 2025.

 

«Posso garantire categoricamente che, laddove i clienti hanno acquistato il nostro software, ne hanno il pieno controllo operativo», ha assicurato Mosley in un’intervista separata all’agenzia Reuters in merito all’acquisto da parte della NATO. «Non ci sono interruttori di sicurezza. Né Palantir né il governo degli Stati Uniti hanno la possibilità di intervenire e disattivarlo».

Il governo statunitense ha una lunga storia di restrizioni all’accesso straniero ai modelli di Intelligenza Artificiale più avanzati. L’osservazione del primo ministro francese sulla mancanza di buona volontà si riferiva al blocco imposto da Washington allo strumento Mythos 5 di Anthropic, durato quasi tre settimane.

 

Come riportato da Renovatio 21, aveva destato scalpore l’uscita di un vero e proprio manifesto di Palantir in 22 punti che riassume i temi del libro di Karp La repubblica tecnologica. Come l’alleanza con la Silicon Valley plasmerà il futuro dell’Occidente (2025). Il testo sosteniene che la Silicon Valley ha l’obbligo di partecipare alla difesa nazionale, che il «potere militare» si baserà sul software e che le armi basate sull’Intelligenza Artificiale sono inevitabili.

 

I critici lo hanno definito un progetto per il «tecnofascismo». In molti sostengono che la spinta data dal governo Trump, il cui vicepresidente JD Vance ha lavorato per il fondatore di Palantir Peter Thiel, sia quella di portare verso una società di sorveglianza totale – perfino con algoritmi di predizione dei crimini – alimentata dai software di Palantir.

 

Renovatio 21 ha pubblicato un sunto del contenuto del libro-manifesto.

 

A luglio il governo spagnolo ha ordinato alle aziende statali di interrompere i rapporti con l’azienda statunitense di difesa Palantir.

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Immagine di Andrea Silenzi via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic

 

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Bioetica

Attivista antiabortista britannica si dichiara non colpevole di aver pregato in silenzio in una «zona cuscinetto»

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Isabel Vaughan-Spruce, attivista cattolica pro-vita del Worcestershire, si è dichiarata non colpevole di cinque capi d’accusa previsti dalla legge inglese e gallese sulle zone cuscinetto per l’aborto. Le accuse si basano su una preghiera silenziosa nei pressi di una clinica a Birmingham. Lo riporta LifeSite.   Mercoledì scorso durante un’udienza preliminare al tribunale dei magistrati di Birmingham, ha negato le accuse dopo essere stata incriminata per la prima volta nel dicembre 2025. È la prima persona a essere incriminata in base alle nuove norme nazionali, entrate in vigore nell’ottobre 2024.   La legge vieta qualsiasi attività volta a influenzare, o svolta in modo imprudente circa la possibilità di influenzare, la decisione di una persona di «accedere, fornire o agevolare la fornitura di servizi di aborto» entro 150 metri da una struttura che pratica l’aborto.   Society for the Protection of Unborn Children (Società per la Protezione dei Bambini Non Nati) ha riferito che le presunte violazioni si sono verificate in cinque giorni tra giugno e novembre 2025 all’esterno di una struttura nella zona di Kings Norton e che i pubblici ministeri sono riusciti a far trattare gli episodi come cinque reati distinti anziché uno solo.

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La difesa ha sostenuto che proseguire con l’accusa costituirebbe un abuso di procedura. Il vice giudice capo Tan Ikram dovrebbe decidere il mese prossimo se il caso andrà a processo; in caso affermativo, i pubblici ministeri hanno dichiarato che è improbabile un’udienza prima di gennaio.   Nel primo giorno dell’udienza di tre giorni sull’abuso di procedura, Ikram ha osservato che la legge richiede che un «atto» venga commesso all’interno della zona cuscinetto, indicando che l’attuale accusa «non è stata formulata correttamente» e che «spetta all’accusa chiarirla».   Ha inoltre dichiarato in tribunale: «Questo caso non riguarda il diritto all’aborto, bensì un reato penale definito dal Parlamento… I tribunali non sono qui per giudicare le opinioni delle persone».   Il secondo giorno ha formulato cinque nuove accuse, «una per ogni volta che aveva pregato in silenzio all’interno della “buffer zone“» o zona cuscinetto.   Il team di difesa di Vaughan-Spruce ha sostenuto che la sua assistita è stata «presa di mira», sottolineando che se le sue convinzioni pro-vita non fossero già note, «la sua presenza all’interno della ‘zona cuscinetto’ non sarebbe stata considerata un reato». Inoltre, affermano, il Parlamento non intendeva che la legge «criminalizzasse una condotta di questo tipo» o che prevalesse sui «diritti assoluti alla libertà di pensiero e di professare una particolare fede religiosa».   Vaughan-Spruce è già stata oggetto di precedenti procedimenti giudiziari falliti. Le ultime accuse giungono dopo precedenti tentativi delle autorità di perseguirla per determinate idee espresse mentre si trovava in una «zona cuscinetto».   Come ripportato da Renovatio 21el novembre 2022 è stata arrestata mentre se ne stava in silenzio sul marciapiede di Birmingham. Quando gli agenti l’hanno interrogata, ha spiegato: «Magari sto pregando tra me e me, ma non ho detto nulla ad alta voce». Quell’arresto, ripreso anche in video, è diventato virale e ha scatenato indignazione a livello internazionale.   Settimane dopo fu arrestata di nuovo per il «crimine di pensiero» di preghiera silenziosa. All’epoca intervennero in totale sei agenti di polizia e uno di loro le confermò: «Hai detto che stai pregando, e questo è il reato».

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Nel primo caso i tribunali affermarono che le prove contro di lei non potevano essere dimostrate. Alla fine i tribunali si schierarono dalla sua parte e la polizia dovette scusarsi per il proprio operato nel 2023.   Nel 2024 Vaughan-Spruce ha citato in giudizio la polizia delle West Midlands e ha ottenuto un risarcimento di 13.000 sterline (15.390 euro), con il tribunale che ha riconosciuto l’arresto illegittimo e altre violazioni commesse dagli agenti.   «Rimanere in silenzio e sostenere determinate convinzioni» non dovrebbe «mai essere un crimine».   In base alla nuova legge nazionale sulle zone cuscinetto, Vaughan-Spruce, co-direttrice della March for Life UK e direttrice della campagna 40 Days for Life Birmingham, si è trovata nuovamente ad affrontare un procedimento giudiziario.   Parlando con l’organizzazione Alliance Defending Freedom, la Spruce ha affermato: «Rimanere in silenzio ed esprimere determinate convinzioni in uno spazio pubblico non dovrebbe mai essere un crimine. Eppure, nonostante sia stato scagionato da ogni accusa in diverse occasioni e abbia ricevuto un risarcimento finanziario dopo due arresti ingiustificati, l’anno scorso sono stato nuovamente incriminato per la mia semplice presenza all’interno di una “zona cuscinetto”, e oggi ho ricevuto nuove accuse. Sono profondamente turbato da questa violazione del diritto fondamentale alla libertà di pensiero e alle mie convinzioni cristiane pro-vita, profondamente radicate in me. Prego che prevalgano il buon senso e la libertà, affinché nessun altro debba subire trattamenti criminali per le proprie convinzioni».   La Vaughan-Spruce non è l’unica cittadina britannica incappata in un reato di pensiero – letteralmente, psicopolizia in un senso ancora più profondo di quello ideato da Giorgio Orwell. Vi è infatti anche il caso del veterano dell’esercito britannico Adam Smith-Connor, colpevole di aver violato una «zona cuscinetto» pro-aborto pregando con la mente nei dipressi di una clinica per aborti.   Come riportato da Renovatio 21, lo Smith-Connor era stato arrestato nei pressi dell’attività di aborto di Bournemouth, Dorset, del British Pregnancy Advisory il 14 novembre 2022, dopo aver pregato in silenzio per suo figlio Jacob, abortito 22 anni fa.   L’amminstrazione Trump, anche per bocca direttamente del vicepresidente JD Vance, aveva accusato la «persecuzione della preghiera silenziosa» fuori dagli abortifici britannici, parlando di arresti che sanno di «follia».   L’avvento di un sistema di psicopolizia non riguarda solo questi singoli episodi, ma è una tendenza che ha un fondamento istituzionale e tecnologico.   Moltissime grandi aziende, nonché università e tema di ricercatori, stanno lavorando a strumenti bioelettronici di lettura del pensiero, al punto che in ambito di giurisprudenza si comincia a parlare di diritti di «libertà cognitiva» – a significare come sia riconosciuto che neanche la cognizione è più libera.

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Non si tratta solo degli esperimenti della società Neuralink di Elon Musk (che ha ora l’OK per i test sull’uomo dopo aver sperimentato su suini e primati): anche Facebook era attiva in ricerche di questo tipo, così come lo sono università e centri di ricerca all’avanguardia.   La Cina già utilizza sperimentalmente sensori psicodigitali per valutare, e correggere, l’attenzione degli alunni.   Come riportato da Renovatio 21, il guru del gruppo estremista noto come World Economic Forum, Klaus Schwab, durante un incontro pubblico a Davos con il cofondatore di Google Sergej Brin parlò della possibilità, di lì a breve, di sapere esattamente cosa stavano provando e pensando tutti gli spettatori della sala – ovviamente tramite chip biologici e interfacce cerebrali.     Il pensiero eccitava molto lo Schwab, già teorizzatore – come altri importanti discepoli a Davos – della fusione uomo-macchina (che chiama «Quarta rivoluzione industriale», come da titolo del suo libro, prefato in Italia da John Elkann) che ha raccontato, senza vergognarsi, come in futuro negli aeroporti saranno effettuate scansioni celebrali sui viaggiatori di modo da trovare eventuali idee terroriste.   L’antiabortismo è per moltissimi già paragonabile al terrorismo.

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Immagine da ADF UK 
 
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