Geopolitica
Attacchi all’imam della Mecca: vuole normalizzare i rapporti con Israele
Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di Asianews.
L’ultimo sermone di Abdulrahman al-Sudais ha sollevato polemiche e contrasti. Secondo alcuni sarebbe un preludio a relazioni diplomatiche fra sauditi e israeliani. In realtà egli ha sottolineato l’importanza di «rapporti sani» a livello internazionale. Telefonata fra Trump e re Salman, il monarca conferma la posizione di Riyadh: prima la pace con i palestinesi.
L’imam della Grande moschea della Mecca Abdulrahman al-Sudais è finito al centro delle polemiche, con l’accusa voler giustificare la normalizzazione dei rapporti fra Israele e le nazioni arabe
L’imam della Grande moschea della Mecca Abdulrahman al-Sudais è finito al centro delle polemiche, con l’accusa voler giustificare la normalizzazione dei rapporti fra Israele e le nazioni arabe in seguito all’accordo con gli Emirati Arabi Uniti (EAU)
Il suo ultimo sermone, pronunciato in occasione della preghiera del venerdì, ha sollevato attacchi e discussioni accese sui social media, dopo essere stato interpretato – da alcuni – come preludio a un accordo fra Israele e Arabia Saudita.
Nei giorni scorsi, fra i leader musulmani del Medio oriente era giunta la ferma condanna del gran muftì di Gerusalemme, contrario alla normalizzazione. Egli ha rassegnato le dimissioni dal Forum per la promozione della pace, con base negli Emirati, per protesta contro il pubblico sostegno dell’organizzazione.
Nel sermone del venerdì, l’imam della Mecca ha sottolineato l’importanza del dialogo e i buoni rapporti con i non-musulmani, facendo uno specifico riferimento agli ebrei
Nel sermone del venerdì, l’imam della Mecca ha sottolineato l’importanza del dialogo e i buoni rapporti con i non-musulmani, facendo uno specifico riferimento agli ebrei.
Egli ha poi invitato i fedeli a evitare «ogni idea sbagliata sulle credenz» e che è essenziale avere «rapporti sani» negli «scambi interpersonali» e nelle «relazioni internazionali». Abdulrahman al-Sudais ha poi citato diverse storie personali della vita del profeta Maometto, nelle quali egli ha mostrato di coltivare buoni rapporti anche con i non-musulmani.
«Quando il corso di un sano dialogo umano viene trascurato – prosegue – parti della civiltà delle persone si scontreranno e il linguaggio che diventerà prevalente sarà quello della violenza, dell’esclusione e dell’odio». Ecco perché, conclude, è fondamentale restare fedeli a leader e autorità e diffidare delle fazioni e dei gruppi che vogliono creare incomprensioni e confusione.
Al momento non vi sono relazioni diplomatiche sebbene negli ultimi anni si è registrata una rinnovata unità di intenti – diplomatica e commerciale – fra le due nazioni, soprattutto in chiave anti-iraniana
Arabia Saudita e Israele non hanno relazioni diplomatiche ufficiali; di recente la leadership saudita ha confermato la priorità di un accordo di pace comprensivo, che includa e risolva la questione palestinese, prima di instaurare relazioni diplomatiche ufficiali.
Nel fine settimana re Salman ha intrattenuto una conversazione telefonica con il presidente USA Donald Trump, durante la quale ha ribadito la posizione di Riyadh: soluzione permanente alla questione palestinese, come punto di partenza di una «iniziativa di pace araba». Essa comprenderebbe anche i rapporti con Israele, con cui al momento non vi sono relazioni diplomatiche sebbene negli ultimi anni si è registrata una rinnovata unità di intenti – diplomatica e commerciale – fra le due nazioni, soprattutto in chiave anti-iraniana.
Il principe ereditario saudita (e vero uomo forte) Mohammed bin Salman ha cancellato all’ultimo un viaggio a Washington, dove avrebbe incontrato il primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu. L’evento sarebbe stato un’occasione, secondo il progetto di Jared Kushner, genero di Trump
Il pressing crescente degli Stati Uniti sull’Arabia Saudita è confermato anche da fonti di Middle East Eye, secondo cui il principe ereditario saudita (e vero uomo forte) Mohammed bin Salman ha cancellato all’ultimo un viaggio a Washington, dove avrebbe incontrato il primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu.
L’evento sarebbe stato un’occasione, secondo il progetto di Jared Kushner, genero di Trump e consigliere speciale per il Medio oriente, per rilanciare l’immagine di bin Salman come attore di pace e sponsor dell’accordo diplomatico fra Israele ed Emirati.
L’intervento di re Salman ha bloccato il progetto: prima dell’accordo, ha detto il monarca, va raggiunta la pace fra israeliani e palestinesi, nel contesto della soluzione per la creazione di due Stati.
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Geopolitica
L’Afghanistan accusa il Pakistan di crimini di guerra per i nuovi attacchi
L’Afghanistan ha accusato il Pakistan di «crimini di guerra imperdonabili» per gli attacchi aerei condotti lunedì nella provincia orientale di Kunar, che, secondo le autorità, hanno causato almeno sette morti e oltre 70 feriti, oltre a gravi danni a un’università locale.
Nonostante la tregua formale siglata tra i due Paesi alla fine di marzo, continuano a verificarsi scontri a bassa intensità al confine tra Afghanistan e Pakistan. Le ostilità si sono riacutizzate lunedì, quando, secondo quanto riferito da funzionari afghani, l’esercito pakistano ha bombardato diverse postazioni civili nella regione di Kunar, tra cui l’Università afghana Sayed Jamaluddin.
Nell’attacco sono rimasti feriti circa 30 tra studenti e professori, e l’istituto stesso ha subito ingenti danni. Sette persone sono state uccise e circa 40 ferite in diverse province a seguito di ripetuti attacchi di artiglieria e missilistici, secondo quanto riferito dalle autorità.
Secondo Hamdullah Fitrat, vice portavoce dei talebani, che hanno preso il potere in Afghanistan nel 2021, gli attacchi hanno costituito «crimini di guerra imperdonabili».
La versione di Kabullo è stata contestata dal Ministero dell’Informazione e della Radiodiffusione pakistano, il quale ha affermato che le accuse di aver colpito l’università erano una «palese menzogna». Il ministero non ha negato esplicitamente altri attacchi condotti nella regione di Kunar, limitandosi ad affermare che gli obiettivi del Pakistan sono «precisi e basati sull’Intelligence».
Pakistan e Afghanistan si sono scontrati per settimane dopo che Islamabad ha dichiarato «guerra aperta» ai talebani a febbraio. Il Pakistan ha attaccato obiettivi militari e altre postazioni nel cuore del Paese, inclusa la capitale Kabul, mentre le autorità afghane lo hanno ripetutamente accusato di aver condotto attacchi indiscriminati contro i civili.
Sebbene le due parti abbiano raggiunto una tregua alla fine di marzo, le ostilità a bassa intensità sono continuate lungo il confine poroso tra i due Paesi, che attraversa in gran parte regioni remote. Islamabad accusa da tempo il governo talebano afghano di dare rifugio a vari gruppi militanti che conducono regolarmente incursioni transfrontaliere e attacchi terroristici nel Paese.
Kabullo, tuttavia, ha sempre respinto tali accuse.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Geopolitica
Smotrich: Trump appoggia il furto di terre da parte di Israele in Cisgiordania
In a documentary produced by Arte TV channel, Israeli Finance Minister Bezalel Smotrich advocates for a Jewish state and says it is written that “the future of Jerusalem is to expand to Damascus”#WARonHUMANITY pic.twitter.com/ADdeyokH8i
— TRT World (@trtworld) October 10, 2024
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Geopolitica
Londra chiude l’unità che monitorava i crimini di guerra israeliani
Il ministero degli Esteri britannico ha chiuso un’unità speciale incaricata di registrare le violazioni del diritto internazionale commesse da Israele nella Striscia di Gaza. Lo riporta il Guardian.
La chiusura è avvenuta nonostante il ministro degli Esteri britannico Yvette Cooper avesse dichiarato in un discorso all’inizio di aprile che il sostegno al diritto internazionale è un «valore britannico fondamentale» e che sarebbe stato al centro dell’attenzione del ministero sotto la sua guida.
La cessazione delle attività della cellula di diritto internazionale umanitario (DIU) comporterà anche il taglio dei finanziamenti per il Progetto di monitoraggio dei conflitti e della sicurezza gestito dal Centro per la resilienza dell’informazione (CIR), ha affermato il Guardian in un articolo pubblicato giovedì.
Secondo quanto riportato, i funzionari britannici sono stati avvertiti che, a causa di ciò, il ministero degli Esteri perderà l’accesso a un database di 26.000 violazioni verificate commesse da Israele, compilato dal Conflict and Security Monitoring Project.
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Il database, che ricostruisce gli incidenti avvenuti dopo l’inizio degli attacchi dello Stato degli ebrei contro Gaza in risposta alla sanguinosa incursione di Hamas nell’ottobre 2023, è considerato il più grande archivio al mondo di questo tipo di informazioni, ha affermato il giornale. Tra le altre cose, è stato utilizzato dalle autorità di Londra per decidere se sospendere o meno le licenze di controllo delle esportazioni di armi verso Israele, ha aggiunto.
La chiusura dell’IHL sembra essere dovuta alla decisione del governo britannico di ridurre il budget per gli aiuti esteri allo 0,3% del PIL, ha osservato il Guardian.
Katie Fallon, responsabile delle attività di sensibilizzazione presso la Campaign Against Arms Trade, ha dichiarato al giornale che il blocco delle forniture di armi mirava a garantire che il governo britannico potesse «nascondere violazioni e crimini inimmaginabili commessi contro le persone più vulnerabili nei conflitti e sostenere le vendite di armi a qualsiasi costo».
Durante il conflitto a Gaza, il Regno Unito ha sospeso circa 30 delle sue 350 licenze di esportazione di armi verso Israele, citando un «chiaro rischio» di violazioni del diritto internazionale. Tuttavia, i dati doganali dell’Autorità fiscale israeliana dello scorso ottobre suggerivano che Gerusalemme Ovest avesse importato munizioni di fabbricazione britannica per un valore di quasi 1 milione di sterline (1,3 milioni di dollari) nei primi nove mesi del 2025, una quantità più che doppia rispetto a quella fornita nei tre anni precedenti.
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Immagine di Alisdare Hickson via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic
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