Geopolitica
RFK e Don Trump jr. chiedono immediati negoziati USA-Russia
In un incisivo articolo di opinione pubblicato sulla testata di Washington The Hill, Robert F. Kennedy Jr. e Donald Trump, Jr. hanno lanciato un appello all’amministrazione Biden-Harris affinché «inverta la loro folle agenda di guerra e apra negoziati diretti con Mosca».
Agite ora, dice il duo, prima che sia troppo tardi. I due avvertono che, dal momento che l’amministrazione Biden-Harris non è riuscita a trovare una via d’uscita diplomatica per la guerra in Ucraina, una guerra che non avrebbe mai dovuto avere luogo, sta ora perseguendo follemente una politica «che la Russia dice che farà interpretarlo come un atto di guerra».
Il presidente Vladimir Putin è stato molto chiaro, avvertono, affermando che gli attacchi ucraini a lungo raggio in Russia «significano che i Paesi della NATO – gli Stati Uniti e i Paesi europei – sono in guerra con la Russia».
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Kennedy e Trump jr. sottolineano l’idiozia di quei 17 ex diplomatici e generali che il 10 settembre hanno scritto una lettera aperta al segretario di Stato americano Blinken e al ministro degli Esteri britannico Lammy, mentre erano in visita a Kiev, affermando che, poiché Putin non ha risposto agli attacchi ucraini sul territorio che «la Russia considera suo, compresi la Crimea e Kursk», sta davvero bluffando.
Tuttavia «questi analisti confondono la moderazione con la debolezza», affermano Trump e Kennedy, e «stanno sostenendo una strategia di politica del rischio calcolato».
Ogni escalation con nuove armi «avvicina il mondo sull’orlo dell’Armageddon», dimenticando le sagge parole di John F. Kennedy, che affermò nel 1963 «le potenze nucleari devono evitare quegli scontri che portano un avversario a scegliere tra un’umiliante ritirata o una guerra nucleare».
Trump e Kennedy riesaminano le passate dichiarazioni di Putin, chiarendo che non bluffa, documentando le sue specifiche dichiarazioni in tal senso e le minacce alla sovranità territoriale russa che lo indurrebbero all’uso di armi nucleari. Sottolineano anche l’annuncio del vice ministro degli Esteri Sergei Rjabkov secondo cui la Russia avrebbe modificato la sua dottrina nucleare in risposta al coinvolgimento occidentale nella guerra in Ucraina.
«Questo gioco del “pollo” nucleare è andato abbastanza lontano» avverte il duo Trump-Kennedy. «Non vi è alcun passo rimanente tra il lancio di missili statunitensi in profondità nel territorio russo e uno scambio nucleare (…) La febbre della guerra nell’establishment della politica estera degli Stati Uniti è a un livello tale che è difficile dire se credano alla propria retorica».
Kamala Harris, nel suo dibattito con Donald Trump, ha assurdamente affermato che le forze russe avrebbero attraversato l’Europa, nonostante il fatto che «la Russia abbia reso molto chiari i suoi obiettivi di guerra fin dall’inizio, in particolare la neutralità ucraina e lo stop all’espansione della NATO verso Est».
Nessuno – «né l’Europa, né l’America e certamente non l’Ucraina» ha beneficiato di questa guerra – solo centinaia di migliaia di vite umane e centinaia di miliardi di dollari persi, scrivono.
«È giunto il momento di eliminare intensificare questo conflitto. Questo è più importante di qualsiasi questione politica su cui la nostra nazione discute. La guerra nucleare significherebbe la fine della civiltà come la conosciamo, forse anche la fine della specie umana» concludono. «L’ex presidente Donald Trump ha promesso di porre fine a questa guerra, ma quando entrerà in carica, potrebbe essere troppo tardi. Dobbiamo chiedere, adesso, che Harris e il presidente Biden invertano la loro folle agenda di guerra e aprano negoziati diretti con Mosca».
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Immagini di Gage Skidmore via Flickr pubblicate su licenza CC BY-SA 2.0
Geopolitica
Lavrov: la Russia è pronta a difendere la Bielorussia dall’Ucraina
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Geopolitica
Il governo israeliano triplica la spesa per le campagne di influenza negli Stati Uniti
«Israele sta perdendo consensi negli Stati Uniti e sta investendo decine di milioni di dollari nel tentativo di cambiare la situazione». Lo riporta il quotidiano israeliano Haaretz.
La spesa del governo israeliano per riconquistare i sostenitori repubblicani cristiani è ora tre volte superiore al budget iniziale e supera i 40 milioni di dollari. Nell’ambito della campagna è stata creata una rete di siti di propaganda anti-palestinesi e filo-israeliani, presentati come neutrali, per influenzare i risultati dei motori di ricerca e dei chatbot basati sull’intelligenza artificiale.
Nonostante questi sforzi, Haaretz rileva che il sostegno a Israele tra la destra americana è ulteriormente peggiorato, soprattutto tra i giovani repubblicani dopo la guerra contro l’Iran.
Secondo un sondaggio Pew Research Center, il 41% dei repubblicani e il 57% dei giovani sotto i 50 anni hanno un’opinione negativa di Israele. Complessivamente, circa il 60% degli americani vede Israele in modo negativo.
L’obiettivo attuale della propaganda è difendere la guerra contro l’Iran, «svelando la verità sull’Iran» e negando che Israele abbia trascinato gli Stati Uniti nel conflitto.
Le pratiche di influenza di Israele sull’ecosistema mediatico statunitense hanno subito una profonda evoluzione digitale, come confermato dalle dichiarazioni del premier Benjamin Netanyahu. Durante un incontro a Nuova York con diversi creatori di contenuti americani, il primo ministro ha esplicitamente definito i social media come l’arma più importante nella guerra informativa contemporanea per blindare il consenso negli Stati Uniti.
Nello specifico, il Netanyahu ha descritto il passaggio di TikTok sotto il controllo di un consorzio statunitense guidato da figure e investitori vicini a Israele, Tra cui il fondatore di Oracle Larry Ellison, ebreo sionista, come l’acquisizione geopolitica più rilevante del momento, in grado di alterare la moderazione algoritmica e arginare i trend pro-palestinesi tra i giovani americani.
Ellison, tra i primi uomini più ricchi del pianeta e grande finanziatore delle forze israeliane, ha guidato un consorzio per rilevare il social media cinese, popolarissimo tra i giovani, negli USA tramite Oracle, con il probabile obiettivo, neanche tanto occultato, di controllare l’algoritmo di TikTok e limitare il dissenso pro-Palestina.
Tale scalata al colosso informatico straniero si unisce alle mosse della sua famiglia: il figlio David ha infatti acquisito Paramount Global (che controlla il canale televisivi CBS), espandendo l’influenza degli Ellison dall’intrattenimento televisivo ai flussi informativi dei social network americani. A capo della CBS Ellison ha messo la giovane giornalista lesbo-sionista Bari Weiss, da moltissimi considerata senza alcuna esperienza per tale lavoro, ma la cui fede nella causa dello Stato Giudaico è totale.
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Documenti depositati presso il dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ai sensi del Foreign Agents Registration Act (FARA) hanno svelato l’esistenza del progetto segreto denominato Progetto Esther. Attraverso questa operazione finanziata dal ministero degli Esteri israeliano e mediata da agenzie di pubbliche relazioni come Havas, lo Stato Ebraico ha stanziato ingenti budget per remunerare influencer americani con compensi fino a settemila dollari a post, con l’obiettivo di orientare la narrazione sul conflitto di Gaza.
Questa strategia aperta si affianca a campagne clandestine tracciate da società di sicurezza informatica, caratterizzate dall’uso di reti di profili falsi e bot basati sull’intelligenza artificiale per condizionare deputati ed elettori del Partito Democratico. [
Il ministero degli Esteri israeliano ha inoltre finanziato una massiccia operazione di sorveglianza e tracciamento digitale nelle chiese degli Stati Uniti. Attraverso l’agenzia Show Faith by Works, registrata ai sensi del FARA, lo Stato degli ebrei ha stanziato oltre tre milioni di dollari per applicare un sistema di geofencing: si tratta di barriere virtuali basate sulla geolocalizzazione dei telefoni inserite intorno a centinaia di megachiese e campus protestanti ed evangelici in California, Arizona, Nevada e Colorado.
Il piano punta a contrastare il calo di consenso verso Israele riscontrato tra i giovani cristiani americani. Rilevando i dispositivi mobili dei fedeli riuniti per il culto domenicale, il sistema raccoglie i dati di tracciamento per inondarli di annunci digitali mirati, video e messaggi personalizzati sulla guerra a Gaza.
La campagna acquisisce l’identità dei presenti per continuare a bersagliarli con propagande pro-Israele e anti-palestinesi, trasformando i luoghi di culto in un bacino di raccolta dati geopolitici.
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Immagine di Ted Eytan via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic
Cina
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