Terrorismo
Zakharova: l’Ucraina diffonde il «terrorismo» in tutto il mondo
Il governo ucraino è diventato un’organizzazione terroristica che agisce per conto delle nazioni occidentali e delle loro «strutture dello stato profondo», ha affermato la portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova.
In un’intervista pubblicata mercoledì da Sputnik Radio, in un’intervista, la portavoce ha condannato Kiev, dopo che il giorno prima le truppe ucraine avevano lanciato un’incursione nella regione russa di Kursk e diversi civili erano stati uccisi dagli attacchi ucraini.
«Questo è un atto di terrorismo. Era ovviamente diretto contro persone pacifiche. Non c’è dubbio», ha dichiarato la Zakharova.
Zakharova ha quindi sollevato la questione della decisione del Mali di inizio mese di tagliare le relazioni diplomatiche con Kiev, dopo che i funzionari ucraini si sono attribuiti il merito di un’imboscata ai contractor militari russi da parte di militanti tuareg. Un portavoce dell’Intelligence militare ucraina l’aveva definita una «operazione militare di successo» da parte della sua agenzia, ma Bamako l’ha descritta come un sostegno al terrorismo nella regione del Sahel in Africa.
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Da allora il Ministero degli Esteri ucraino ha negato il coinvolgimento di Kiev nell’incidente, mentre il vicino Niger si è unito al Mali nel condannare l’Ucraina e rompere i legami con essa.
«Le cose peggioreranno in termini di terrorismo ucraino che si diffonde in tutto il pianeta. Non è uno scherzo», ha avvertito Zakharova, che ha continuato dicendo che il gruppo di persone al potere a Kiev hanno trasformato il loro Paese in una «banda terroristica» che fa il lavoro sporco per le nazioni occidentali e le loro «strutture dello Stato profondo».
La diplomatica ha anche chiesto cosa ci vorrebbe per convincere il popolo americano che finanziando l’Ucraina, il loro governo stava sponsorizzando il terrorismo.
Le truppe ucraine hanno lanciato attacchi contro gli insediamenti nelle zone di confine della regione di Kursk mentre cercano di farsi strada all’interno del territorio russo. Martedì sera, il governatore facente funzione Aleksej Smirnov ha riferito che il bilancio delle vittime civili a causa delle ostilità è aumentato, dopo che un drone kamikaze ucraino ha colpito un’ambulanza vicino alla città di Sudzha, uno degli obiettivi principali degli attacchi. L’attacco ha ucciso l’autista e un anziano paramedico, e ha lasciato un medico ferito, ha detto.
Gli aggiornamenti precedenti hanno confermato tre vittime civili. Nel frattempo, mercoledì i funzionari sanitari locali hanno riferito che almeno 28 persone sono rimaste ferite dagli attacchi ucraini.
Zakharova ha citato un video deep fake di Smirnov, in cui il governatore esortava tutti gli uomini della regione di Kursk ad andare nei centri di leva e a prendere le armi, come prova che le attività militari dell’Ucraina erano principalmente destinate a disturbare i civili russi. La clip era apparentemente basata su una vera e propria dichiarazione video fatta dal governatore martedì, che esortava i cittadini a mantenere la calma e a dare priorità alla propria sicurezza.
Come riportato da Renovatio 21, il presidente russo Vladimir Vladimirovich Putin ha commentato l’incursione ucraina nell’oblast’ di Kursk parlando di provocazione su larga scala contro la Russia, in cui le forze ucraine «stanno sparando indiscriminatamente con vari tipi di armi, compresi i missili, contro edifici civili, case e ambulanze».
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Immagine screenshot da YouTube
Terrorismo
Autobombe in Colombia pochi giorni prima che il leader sostenuto da Trump «el Tigre» prenda il potere
Desde otros puntos de Cúcuta también fueron captadas las explosiones en contra del comando de la Policía de Norte de Santander.
El atentado estaría dirigido contra la Unidad de Operaciones Especiales Jungla. Video: cortesía 99.9FM📻 pic.twitter.com/aLmuGXOfAt — Caracol Radio Cúcuta (@CaracolCucuta) August 1, 2026
#EnDesarrollo | Al menos una decena de personas heridas, entre uniformados y civiles, deja un violento ataque con exposivos contra el comando de la Policía Norte de Santander, en Cúcuta.
Los hechos ocurrieron en la madrugada de este sábado cuando fueron activadas varias cargas… pic.twitter.com/CjpANSGbVc — Metropolitano Noticias (@metropolitano_X) August 1, 2026
🔴Un atentado con explosivos se registró en la madrugada de este sábado 1 de agosto en inmediaciones del comando del Departamento de Policía de Norte de Santander, en Cúcuta.
Imágenes en el video 📹 Más detalles aquí ⬇️https://t.co/cJSBEPpC25 pic.twitter.com/E46Y09q18x — EL TIEMPO (@ELTIEMPO) August 1, 2026
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Terrorismo
Scontro tra Repubblica Democratica del Congo e Ruanda sul piano di disarmo dei ribelli
La Repubblica Democratica del Congo (RDC) e il Ruanda si sono scambiati accuse reciproche in merito a un piano proposto per disarmare un gruppo militante attivo sul lato congolese del confine condiviso, mettendo in luce nuove tensioni sull’accordo di pace mediato dal presidente statunitense Donald Trump.
Martedì Kinshasa ha annunciato che le Forze Democratiche per la Liberazione del Ruanda (FDLR) hanno firmato un protocollo che disciplina il disarmo, la smobilitazione e il trasferimento in aree di accampamento designate.
Il ministro congolese per l’integrazione regionale, Floribert Anzuluni, ha dichiarato che i membri delle FDLR non saranno rimpatriati forzatamente in Ruanda, e che i combattenti e i loro familiari potranno trasferirsi in un paese terzo qualora non vengano soddisfatte le condizioni per il rimpatrio volontario. Ha aggiunto che non esiste una stima concordata del numero di persone coinvolte e che i siti di accampamento e il calendario di attuazione sono ancora in fase di definizione.
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Le FDLR, formate da combattenti di etnia Hutu, alcuni dei quali legati al genocidio ruandese del 1994, operano nella Repubblica Democratica del Congo orientale da decenni. Kigali ha accusato le forze congolesi di collaborare con il gruppo, che considera una minaccia per il Ruanda.
Il portavoce del governo congolese, Patrick Muyaya, ha descritto il protocollo come una «svolta fondamentale» nella gestione della questione delle FDLR, affermando che è conforme agli Accordi di Washington e dimostra i progressi compiuti da Kinshasa nel rispetto dei propri impegni e accusando il Ruanda di aver usato la presenza delle FDLR come pretesto per giustificare l’aggressione contro la Repubblica Democratica del Congo per 30 anni.
Il ministro degli Esteri ruandese Olivier Nduhungirehe ha respinto il protocollo definendolo una «manovra dilatoria» di Kinshasa, sostenendo che le FDLR non sono parte degli Accordi di Washington, bensì il gruppo armato preso di mira dalle relative disposizioni in materia di sicurezza.
«I responsabili del genocidio delle FDLR non sono parte di questi accordi; ne sono invece soggetti», ha scritto su X, aggiungendo che il principale obbligo di sicurezza della Repubblica Democratica del Congo avrebbe dovuto essere adempiuto entro 90 giorni.
Nduhungirehe ha inoltre accusato Kinshasa di aver intensificato il sostegno militare alle FDLR e di aver integrato molti dei suoi combattenti nell’esercito congolese da quando gli accordi sono stati firmati il 4 dicembre 2025. La Repubblica Democratica del Congo ha precedentemente negato di sostenere il gruppo armato.
Lo scorso dicembre, nella capitale statunitense, i leader della Repubblica Democratica del Congo e del Ruanda hanno formalizzato gli Accordi di Washington per la Pace e la Prosperità. L’accordo impegna entrambe le parti a rispettare la sovranità e l’integrità territoriale dell’altra, a cessare le ostilità, a sostenere il disimpegno delle forze armate, a facilitare il ritorno dei rifugiati e a promuovere la cooperazione economica regionale. Prevede inoltre che Kinshasa neutralizzi le FDLR e che il Ruanda revochi le sue «misure difensive», che secondo la Repubblica Democratica del Congo equivalgono al ritiro delle truppe ruandesi dal suo territorio.
Le relazioni tra i due stati africani sono tese da decenni a causa della guerra civile nel Congo orientale. Kinshasa ha ripetutamente accusato Kigali di sostenere il gruppo ribelle M23, accuse che il governo ruandese ha sempre respinto.
Migliaia di persone sono state uccise e centinaia di migliaia sfollate da quando gli scontri tra l’M23 e le forze congolesi si sono intensificati nel gennaio 2025, con i ribelli che hanno conquistato Goma, capitale del Nord Kivu, e Bukavu, capitale del Sud Kivu.
Come riportato da Renovatio 21, quest’anno le autorità della RDC orientale hanno rinvenuto fosse comuni contenenti almeno 172 corpi nei dintorni della città di Uvira, dopo il ritiro del gruppo ribelle M23, formato precipuamente da vatussi, che aveva occupato temporaneamente la zona alla fine del 2025. La scoperta è avvenuta pochi giorni dopo l’uccisione del portavoce militare dell’M23, Willy Ngoma, in un attacco con droni attribuito presumibilmente all’esercito congolese nel vicino Nord Kivu.
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A settembre 2025 un eccidio si era verificato nel villaggio di Ntoyo, nella zona orientale della Repubblica Democratica del Congo (RDC). I membri delle Forze Democratiche Alleate (ADF), affiliate allo Stato Islamico, si sono presentati travestiti da civili per mescolarsi tra la popolazione, per poi scatenare all’improvviso una strage aprendo il fuoco e aggredendo i cristiani con asce e machete.
Il Movimento 23 marzo (M23) è un gruppo ribelle armato attivo nell’est della Repubblica Democratica del Congo, soprattutto nelle province del Nord e Sud Kivu. È composto principalmente da tutsi (cioè vatussi) congolesi e prende il nome dall’accordo di pace del 23 marzo 2009 tra il governo congolese e il CNDP (Congresso Nazionale per la Difesa del Popolo), accordo che il M23 accusò di essere stato violato.
L’ideologia ufficiale del M23 si basa sulla difesa dei diritti dei tutsi congolesi (Banyamulenge e altri gruppi), trattati come «stranieri» e minacciati da milizie hutu (FDLR, eredi dei genocidari ruandesi del 1994). Denuncia corruzione governativa, discriminazione etnica e mancata integrazione. In pratica, è considerato da molti un proxy ruandese, ora retto dai vatussi di Paul Kagame), sia per motivi di sicurezza (contro il FDLR) e pure economici (controllo dell’estrazione del coltan, dell’oro e altre miniere). Vari accusano M23 di etnonazionalismo tutsi e di alimentare un ciclo di violenza etnica legato al genocidio ruandese del 1994.
Come riportato da Renovatio 21, alcune voci hanno accusato il Ruanda di essere dietro l’assassinio nel 2021 dell’ambasciatore italiano in Congo Luca Attanasio
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Bioetica
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