Politica
Hanoi blocca il leader buddista «monaco errante». Ignota la sua sorte
Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di AsiaNews. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
Il leader buddista era diventato famoso per il cammino a piedi da nord a sud del Vietnam per i diritti. Per le autorità – che lo hanno schedato – egli avrebbe interrotto di proposito la sua marcia. Una versione che non convince attivisti e gruppi pro diritti umani. Un deputato USA lancia un appello alla Commissione sulla libertà religiosa.
Da qualche giorno è avvolta nel mistero la sorte di Le Anh Tu, meglio noto come Thich Minh Tue il «monaco errante», diventato famoso per la scelta di percorrere il Paese a piedi da Nord a Sud, diventando voce di pace per un Vietnam tollerante e rispettoso delle libertà civili (e di culto).
In queste ore Ta Duc Tri, deputato della California di origini asiatiche, ha lanciato un appello scritto alla Commissione USA sulla libertà religiosa internazionale (USCIRF) manifestando «preoccupazione» sulla condizione del 43enne leader buddista, invocando al contempo l’apertura di una inchiesta.
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Secondo la versione ufficiale delle autorità di Hanoi egli avrebbe interrotto «in modo volontario» il cammino, dopo aver «capito» che potrebbe «minacciare» la «stabilità sociale». In realtà, persone a lui vicine affermano che è stato «costretto con la forza» a interrompere la marcia e ora è trattenuto in un luogo sconosciuto.
Per settimane Thich Minh Tue aveva attirato curiosità e attenzione sul pellegrinaggio, seguito sui social, in dirette live streaming e raccogliendo simpatizzando lungo il percorso, tanto da diventare – suo malgrado – simbolo della battaglia per la libertà (anche religiosa) in Vietnam.
La polizia lo avrebbe bloccato, assieme a decine di «seguaci», nella provincia centrale di Thua Thien Hue il 2 giugno scorso e da allora non si hanno notizie certe. La nota ufficiale afferma che egli sarebbe stato «portato nel posto in cui doveva recarsi», identificandolo con la provincia di Giua Lai in cui egli avrebbe registrato la propria residenza.
Intanto in rete è diventata virale l’immagine di un poliziotto intento a raccogliere le impronte digitali del monaco (nella foto), sebbene le forze dell’ordine non confermino né ammettano di aver trattenuto il leader buddista.
«I recenti resoconti dei media e dei testimoni indicano che il regime comunista in Vietnam lo ha arbitrariamente costretto a terminare il suo viaggio e a cessare le sue pratiche religiose» ha scritto nella lettera indirizzata alla USCIRF il deputato Ta Duc Tri. Nella missiva, che ha pubblicato sui social, egli sottolinea che «è scomparso dalla circolazione e non si sa dove si trovi», sottolineando come la vicenda confermi «l’importanza di mantenere il Vietnam nella lista speciale di osservazione» per «gravi» violazioni alla libertà religiosa.
Thich Khong Tanh, alto dirigente della Unified Buddhist Sangha of Vietnam (bandita dal governo), ha dichiarato a Radio Free Asia (RFA) che Tue rischia di essere punito dalle autorità, ma al momento sarebbe in stato di detenzione ma senza aver subito abusi. «Potrebbero esserci restrizioni, libertà vigilata o isolamento e, se necessario, le autorità potrebbero anche prendere in considerazione la possibilità di usare il monaco Minh Tue [per i loro scopi]» ha aggiunto. «Tuttavia, a mio parere, non lo assassineranno né gli faranno del male».
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La Unified Buddhist Sangha of Vietnam, che sostiene di raccogliere ancora oggi la maggioranza della popolazione vietnamita, è stata bandita nel 1981 da Hanoi, in seguito al suo rifiuto di sottomettersi al Partito comunista. Il governo l’ha quindi sostituita con la Vietnam Buddhist Sangha, senza tuttavia ottenere che gli «unificati» cessassero di svolgere attività religiosa. I suoi massimi esponenti, come Thich Quang Do, sono stati a più riprese arrestati e rilasciati.
Il caso di Tue ha attirato l’attenzione di attivisti e gruppi pro diritti umani, fra cui Phil Robertson ex vice-direttore Asia di Human Rights Watch (HRW), oggi leader di Asia Human Rights and Labor, secondo cui «nessuno crede» alla storia «ridicola» di interruzione volontaria del pellegrinaggio.
Egli prosegue sottolineando che questa storia di repressione «rivela l’intrinseca mancanza di fiducia del Partito comunista vietnamita e del governo nei confronti del popolo vietnamita». «Questa paranoia si traduce – conclude l’esperto – direttamente nella severa repressione in corso contro tutte le persone e i gruppi indipendenti della società, rendendo il Vietnam il peggior violatore dei diritti umani nel Sud-est asiatico dopo il regime militare del Myanmar».
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Immagine da AsiaNews.
Politica
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Politica
«Il tradimento dei chierici»: quelli che volevano la Bonino presidente
Lo scrittore Camillo Langone ha ricordato sul Foglio la grande campagna politico-pubblicitaria del 1999 per portare al Quirinale Emma Bonino.
«Scrivere quello che penso di una persona appena morta non è possibile. Magari fra un mese, in sede di trigesimo, e però fra un mese prego di avere qualcosa di più divertente da scrivere» scrive Langone. «Mi piacerebbe nondimeno elencare tutti coloro che nel 1999 firmarono affinché la persona appena morta diventasse presidente della Repubblica e intitolare questo elenco “Il tradimento dei chierici”, volendo stare alto, oppure “Il culturame contro la vita”, abbassando un po’ il livello».
«Passati 27 anni, molti dei firmatari sono defunti e a loro non posso più rinfacciare nulla, a cominciare da Indro Montanelli (comunque a novant’anni sarai pur libero di andare all’aceto)» continua lo scrittore parmigiano.
«Però sono vivi sostenitori come Achille Bonito Oliva e Alessandro Cecchi Paone, Margherita Buy (Jasmine Trinca non era ancora su piazza) e Cristina Comencini (Carlo Calenda era ancora alla Ferrari), tutti abbastanza prevedibili, così come i quasi (quasi) imprevedibili Franco Cardini, Ernesto Galli della Loggia, Eugenia Roccella».
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«In quell’antico, degradante appello la firma che mi dispiace di più è quella di Pupi Avati: tu quoque, Pupi? Brutta cosa il gregarismo. Fra un mese la cosa più bella sarebbe scrivere l’elenco di coloro che, pur interpellati, non firmarono» conclude l’autore del Manifesto della destra divina.
Orbene, prima di arrivare a quanti, eroicamente, non misero la firma per la superabortista al tribunale (10 mila bambini eliminati con le sue proprie mani, vantava), ci siamo chiesti se vi era ancora da qualche parte la lista completa dei firmatari: online, cercandola pure a fondo, non l’abbiamo trovata.
Abbiamo potuto mettere insieme un po’ di nomi ricavandoli dagli infiniti «coccodrilli» di questi giorni e da altri articoli comparsi negli anni. La lista non è lunghissima, ma comunque interessante. Caveat: non siamo sicuri di tutti questi nomi, perché in rete non c’è traccia della lista completa.
- Indro Montanelli — decano del giornalismo italiano, cantore a suo tempo del colonialismo italiano
- Angelo Panebianco — politologo, editorialista del Corriere della Sera (il giornale del conservatorismo italiano, tipo)
- Rita Levi-Montalcini — scienziata, Premio Nobel, senatrice a vita, attivista abortista
- Antonio Baldassarre — costituzionalista, ex presidente della Corte Costituzionale
- Maurizio Costanzo — presentatore e giornalista, già nelle liste della P2
- Lucio Dalla — indimenticato cantautore felsineo, associato talvolta all’omosessualità (mai dichiarata) o all’Opus Dei (smentito)
- Margherita Hack — astrofisica televisiva, ateissima, figlia di pionieri italiani della Teosofia
- Umberto Veronesi — oncologo «laico», già ministro, teorizzatore di un futuro bisessuale con il laboratorio come unica forma di riproduzione di individui sani
- Danielle Mitterrand — vedova del noto presidente francese (cioè la vedova-vedova, non una delle amanti)
- Franca Rame — attrice e moglie di Dario Fo, poi eletta al Senato nel 2006 con il partito biodegradabile Italia dei Valori (IdV) guidato da Antonio Di Pietro.
- Edoardo Bennato — popolare cantante partenopeo
- Franco Battiato — esoterico cantante etneo
- Raffaele La Capria — scrittore e sceneggiatore dei film di Francesco Rosi
- Oliviero Toscani — fotografo e pubblicitario dei Benetton, figlio del fotografo che fece gli scatti dei cadaveri appesi di Mussolini e della Petacci in piazzale Loreto
- Caterina Caselli — cantante e soprattutto discografica milanese
- Bernardo Bertolucci — regista premio Oscar, con alcuni film che ci chiediamo come possano essere passati sugli schermi per i contenuti allucinanti (e non parliamo di Ultimo Tango a Parigi, ma, ad esempio, de La luna)
- Catherine Spaak — attrice, cantante, conduttrice televisiva e ballerina belga naturalizzata italiana
- Claudia Koll — attrice di una pellicola di Tinto Brass, poi convertitasi al medjugorismo.
- Iva Zanicchi — cantante detta «l’Aquila di Ligonchio», storica conduttrice della trasmissione di Rete 4 «Ok il prezzo è giusto»
- Mario Monicelli — regista, poi finito suicida
- Claudia Cardinale — attrice italo-tunisina, moglie di un regista senatore di Alleanza Nazionale
- Vittorio Gassman — attore, che dichiarava la depressione e la sua cura psichiatrica apertis verbis.
- Marco Tardelli — ex calciatore trionfatore del Mundial del 1980
- Giorgio Celli — etologo televisivo bolognese
- Salvatore Veca — filosofo della politica punto di riferimento filosofico della sinistra non marxista
- Ernesto Illy — fedele valdese e imprenditore del caffè
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Ci colpiscono qui i nomi non dei para-intellettuali salariati dal sistema, non delle dive di passaggio, non degli artisti perversi, non dei ricconi parastatali, ma di figure ascritte alla destra italiana.
Segno che, anche quella, era già tre decadi fa catturata totalmente dalla Necrocultura: anche i «conservatori» volevano presidente degli italiani una tizia che rivendicava di averne abortiti più di 10 mila. Un’esercito di futuri cittadini spariti nel sangue a colpi di pompa della bicicletta. Loro, e i loro figli – italiani.
Abbiamo scritto che è giusto che la Bonino abbia funerali di Stato – perché lo Stato moderno è fondato sulla Morte.
Forse era giusto pure che la Bonino divenisse presidente della Repubblica. Le cose più si slatentizzano, meglio è.
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Immagine di CoroRP via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
Politica
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