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«Cicala-geddon»: in arrivo trilioni di cicale zombie ipersessuali e forse «trans» infettate da funghi-malattie veneree

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Trilioni di cicale emergeranno in ben 16 Stati degli Stati Uniti questa primavera in un evento che un esperto ha soprannominato «cicala-geddon», cioè l’armageddon delle cicale. Lo riportano vari media statunitensi.

 

Quest’anno non solo sono previste più cicale del solito, ma alcune di loro saranno «cicale zombi» infettate da un fungo a trasmissione sessuale che le rende ipersessuali – e, secondo quanto dicono gli esperti, forse perfino «trans».

 

Le cicale sono note per i loro cicli vitali straordinari e altamente sincronizzati. A differenza delle cicale annuali, le cicale periodiche – di cui esistono solo 10 specie – trascorrono la maggior parte della loro vita in forma larvale, sepolte sotto il terreno e nutrendosi del fluido delle radici delle piante.

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Tuttavia quest’anno la loro comparsa sarà uno evento altamente drammatico poiché si prevede che due gruppi di cicale compariranno simultaneamente dalla terra per la prima volta in diverse centinaia di anni. Le covate sono conosciute dagli scienziati come Brood XIX e Brood XII. La loro apparizione congiunta è rara poiché questo evento concomitante non si è verificato dal 1803 e non si verificherà più per altri 221 anni.

 

Brood XIX è il più grande di tutti i gruppi di cicale periodiche ed emergono dopo essere rimasti dormienti per 13 anni sottoterra, mentre Brood XII è un gruppo più piccolo che appare ogni 17 anni. Si prevede che trilioni di cicale spunteranno dalla terra in ben 16 stati.

 

Le cicale emergeranno nella Carolina del Nord centrale, nel Tennessee orientale, nell’Arkansas settentrionale, nel Missouri meridionale, nell’Illinois meridionale e nel Kentucky occidentale. Le cicale appariranno quindi in tutto il Missouri centrale e settentrionale e nell’Illinois, nell’Indiana nordoccidentale, nel Wisconsin meridionale e nell’Iowa orientale.

 

Sebbene gli insetti siano innocui, il suono collettivo dei persistenti canti di accoppiamento dei maschi creerà un rumore straordinario e difficile da ignorare. È sempre bene ricordare che i suoni degli insetti, come il frinire dei grilli o il canto delle cicale d’estate, sono in realtà solo volgari richiami sessuali: milioni di invertebrati che urlano «voglio accoppiarmi!» (diciamo così).

 

Secondo John Cooley, un entomologo dell’Università del Connecticut, la cacofonia dei richiami delle cicale per l’accoppiamento creerà un mix forte e inquietante di rumore sfrigolante, suoni di ronzii e ronzii che «possono spingere fino a 120 decibel se ci si trova proprio dentro lo spazio di questo coro».

 

«È un po’ come avvicinarsi troppo al motore di un aereo», aggiunge oscuramente lo scienziato.

 

Si prevede che lo sciame della cicala inizi alla fine di aprile e durerà fino a sei settimane. Nella maggior parte dei casi le cicale vivranno solo circa un mese prima di morire vicino a dove sono emerse per la prima volta, ha detto Floyd W. Shockley, entomologo e direttore delle collezioni presso lo Smithsonian Museum of Natural History. Shockley aggiunge che i cadaveri delle cicale si accumuleranno a tal punto che dovranno essere rimossi.

 

«Nelle aree urbane, ci saranno numeri sufficienti da rendere necessaria la rimozione dei loro corpi», ha detto Shockley. «Tuttavia invece di gettare la spazzatura o fare pulizia con gli spazzini, le persone dovrebbero considerarli fondamentalmente fertilizzanti gratuiti per le piante dei loro giardini e delle aree naturali».

 

Le cicale vive sono ritenute benefiche per l’ambiente; fungono come giardinieri naturali degli alberi e i buchi che lasciano quando emergono aiutano ad aerare il terreno e consentono all’acqua piovana di penetrare nel sottosuolo.

 

«La foresta è dove vivono», ha spiegato Cooley. «Fanno parte della foresta. Non cercate di ucciderle. Non provare a spruzzare insetticidi o cose del genere. Finirà male perché ce ne sono più di quanti potreste uccidere con l’insetticida. Finireste per uccidere tutto».

 

Tuttavia vi è un ulteriore aspetto del «cicala-geddon» che sta rapendo l’attenzione dei giornali: alcuni di questi insetti verranno infettati da un fungo trasmesso sessualmente che li rende, appunti, «ipersessuali». L’agente patogeno fungino si chiama Massospora cicadina e provoca l’apertura della parte posteriore dell’addome delle cicale adulte. Un tappo bianco gessoso erutta e si impadronisce dei loro corpi, facendo cadere i loro genitali.

 

«La cicala continua a partecipare alle normali attività, come farebbe se fosse sana», ha detto Matthew Kasson, professore associato di Micologia e Patologia Forestale alla West Virginia University. «Come se cercasse di accoppiarsi, vola in giro, cammina sulle piante. Eppure, un terzo del suo corpo è stato sostituito da funghi. È davvero bizzarro».

 

Insomma, una vera e propria cicala zombi, che oltre ad andarsene in giro come nulla fosse pure vuole continuare a fare all’amore.

 

Il professor Kasson dice che il fungo agisce come un tipo di anfetamina e dà agli insetti la loro resistenza. «Ma c’è anche qualcos’altro di insolito in questo. C’è questo comportamento ipersessualizzato. Quindi, i maschi, ad esempio, continueranno a provare ad accoppiarsi con le femmine, senza successo, perché, ancora una volta, la loro parte posteriore è un fungo. Ma fingeranno anche di essere femmine per convincere i maschi a venire a loro. loro. E questo raddoppia il numero di cicale con cui un individuo infetto entra in contatto».

 

Di solito, le cicale maschi emettono un forte ronzio per attirare le cicale femmine e la femmina batte le ali per segnalare che vuole accoppiarsi. Ma il fungo fa sì che i maschi muovano le ali come le femmine per attirare i maschi e, a loro volta, infettarli, racconta il Kasson. «In questo modo, il fungo è sessualmente trasmissibile. Quindi si diffonde come una malattia sessualmente trasmissibile».

 

Quindi, un attimo, ricapitoliamo: cicale zombie ipersessuali trans?

 

Ma che, davvero?

 

Sebbene i ricercatori credano che il fungo venga trasmesso sessualmente, non sono sicuri della sua origine. Ma sospettano che quando le cicale muoiono, le spore penetrano nel terreno e infettano le cicale non ancora schiuse. Per ora poco meno del 5% delle cicale sono infette dal fungo.

 

Si sospetta che il fungo Massospora cicadina rimanga dormiente per anni e poi inizi a diventare un «burattinaio» quando le cicale raggiungono l’età adulta, ha detto l’entomologo. «Poiché questo è un ciclo di vita così bizzarro per un insetto, il fungo ha dovuto cambiare la sua strategia. Quindi, sostanzialmente mantiene l’ospite in vita abbastanza a lungo da massimizzare la dispersione».

 

«Sappiamo che molti animali stanno divorando queste cicale mentre emergono: serpenti e uccelli. È possibile che abbiano un effetto sugli animali che le mangiano? Sì, è possibile». Tuttavia è stato detto che i ricercatori non hanno ancora osservato alcun impatto su altri animali selvatici.

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Come riportato da Renovatio 21, la zomberìa animale è realtà – e non solo per gli animali. Ad esempio, i lupi diventano pronti a prendere il posto di leader di un branco quando vengono infettati dal parassita Toxoplasma gondii. Lo rivela una ricerca su questo incredibile organismo in grado di alterare la psiche e il corpo, anche dell’uomo. Negli scorsi anni è emerso uno studio per cui il T. gondii potrebbe anche cambiare l’aspetto fisico degli esseri umani – addirittura migliorandolo.

 

Il T. Gondii non è l’unico parassita in grado di comandare le azioni di organismi complessi. Vi sono parassiti spingono le formiche a esporsi sui rami degli alberi alti, per essere mangiate meglio dagli uccelli.

 

Altre ricerche suggeriscono fenomeni ben più inquietanti. Uno studio del 2012 su 45 mila nuove madri aveva evidenziato che le donne infette dal T. Gondii possono avere maggiori probabilità di farsi del male o tentare il suicidio.

 

È facile, a questo punto pensare che uno scenario simil-apocalisse zombie, simile quello visto nel videogiuoco e nella serie TV Last of Us, è possibile. Specie se lasciamo libero il campo agli esperimenti Gain of Function. O se introduciamo in modo massivo nella nostra dieta insetti che possono ancora contenere parassiti simili, pronti ad evolversi per sfruttare e ferire il genere umano.

 

Come riportato da Renovatio 21, l’anno scorso vari focolai di rare epidemie fungine hanno colpito un centinaio di persone negli USA.

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Le orche di Gibilterra affondano una barca dopo averne attaccate altre tre: tra quanto cominceranno ad uccidere?

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Al largo della costa nordoccidentale spagnola, due giorni fa un gruppo di orche ha causato l’affondamento di una barca a vela dopo aver aggredito altre tre imbarcazioni nella stessa area. Lo riporta la testata di notizie spagnole Sur in English.   Le due persone presenti sulla barca da diporto Idem sono state tratte in salvo dopo che il timone si è rotto e lo scafo ha iniziato a imbarcare acqua. L’episodio, l’ultimo di una serie legata alle orche assassine, è avvenuto il giorno precedente verso le cinque del pomeriggio, a poco più di un miglio da Estaca de Bares, punto più a nord della penisola iberica, nella provincia galiziana della Coruña.   Il primo cittadino della zona, Alfredo Dovale, ha raccontato che un’altra imbarcazione privata è intervenuta per aiutare i naviganti e ha provato a trainare lo yacht verso la costa prima che iniziasse a inabissarsi.   Una unità della Guardia Costiera spagnola ha poi condotto i due naufraghi nella vicina Carino, mentre un elicottero ispezionava dall’alto l’area dell’attacco per controllare eventuali tracce di inquinamento. I due occupanti dello yacht non hanno riportato ferite.  

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L’affondamento è avvenuto nello stesso giorno in cui altre tre barche a vela hanno avuto incontri ravvicinati con questi grandi mammiferi marini, sempre nella medesima zona. Anche in questi casi i timoni sono stati colpiti, ma i danni non hanno impedito a due barche di rientrare in porto autonomamente, mentre la terza ha subito danni più seri.   Nel corso della notte, la Guardia Costiera spagnola ha comunicato: «Uno yacht è affondato a 1,3 miglia da Estaca de Bares a causa di un’infiltrazione d’acqua in seguito a un incontro con delle orche. I due membri dell’equipaggio sono stati tratti in salvo da un motoscafo nelle vicinanze. Successivamente, la nave di soccorso Shaula, inviata dalla CCS Finisterre, li ha trasportati a Carino. L’elicottero Helimer 401 sta sorvolando la zona per verificare la presenza di eventuali segni di inquinamento».   In una comunicazione successiva hanno aggiunto: «Questo è il quarto incontro con un’orca avvenuto ieri nella zona. Mentre prestavamo assistenza all’imbarcazione Idem, è emerso che anche un’altra imbarcazione a vela aveva avuto un incontro con questi mammiferi marini, ma i danni al timone erano minimi e l’imbarcazione ha continuato la navigazione verso Viveiro. Ieri a mezzogiorno, la barca a vela Glatisant è stato lasciato alla deriva nell’estuario del Viveiro con il timone fuori uso».   Il pattugliatore Alioth della Guardia Costiera ha raggiunto la barca in difficoltà e l’ha scortata fino al porto. In modo simile, un altro veliero, il Kador — con a bordo un solo membro dell’equipaggio e tre gatti — si è imbattuto nelle orche nel primo pomeriggio dello stesso giorno: pur essendo stata inviata la nave Shaula, non è stato necessario alcun intervento diretto e l’imbarcazione ha raggiunto Viveiro senza assistenza. Il coordinamento di tutte le operazioni è stato gestito dal Centro di coordinamento del soccorso marittimo di Finisterre.  

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Come riportato da Renovatio 21, ad ottobre l’aeronautica militare portoghese era già dovuta intervenire per soccorrere una famiglia di cinque persone, tra cui tre minori, sopravvissuta all’affondamento della propria barca dopo un attacco di orche. Un elicottero militare aveva recuperato i naufraghi da un peschereccio che li aveva soccorsi dopo che l’imbarcazione, speronata da un gruppo di questi mammiferi, aveva cominciato ad affondare. Pur illesi, sono stati trasferiti in ospedale via elicottero.   Va ricordato che a bordo della barca di 11 metri, battente bandiera francese e conosciuto localmente come Ti’fare, viaggiavano tre bambini di otto, dieci e dodici anni insieme ai genitori, che sono riusciti a lanciare un segnale SOS e a mettersi in salvo su un gommone di emergenza prima che l’imbarcazione, con lo scafo squarciato dagli urti cagionati dai malvagi cetacei, affondasse. A rispondere all’allarme era stato un peschereccio mentre veniva allertato anche l’esercito.   Il settembre precedente, un altro branco di orche aveva affondato una barca con cinque persone a bordo, tra cui un cittadino britannico, nei pressi della spiaggia di Fonte da Telha, poco a Sud di Lisbona. Le immagini mostrano un’orca colpire più volte la barca a vela Oceanview, del Nautic Squad Club, per poi immergersi prima che fosse possibile recuperare l’imbarcazione dopo il salvataggio dell’equipaggio.

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Lo stesso giorno e lo stesso gruppo di orche avevano attaccato anche un’altra barca vicina: i marinai norvegesi a bordo raccontarono poi di essere riusciti, dopo essere stati speronati, a montare un timone di emergenza e a forzarlo quanto bastava per rientrare a Cascais, dieci miglia nautiche più a nord.   Chi conosce Renovatio 21 conosce quanto ci siamo dedicati alla teppa delle orche assassine di Gibilterra – e da anni. Gli attacchi sono arrivati ad essere calcolati nella quantità di almeno uno al giorno, ma crediamo che la cifra spaventosa a questo punto sia possibilmente superata.   Il lettore ha potuto vedere come questo mese fossero grottescamente emerse, nel giro dell’accademia e dei giornalisti, nuove teorie giustificazioniste della oscena violenza orcina: dapprima si era parlato di una capobanda, chiamata «White Gladis» che sarebbe stata traumatizzata dagli esseri umani (maccerto), ora dicono invece che il comportamento devastatore è causato dal fatto di essere cresciute orfane, a causa delle pesca, e pazienza se nel ragionamento antiumano c’è qualche non sequitur.   Di solito in calce all’articolo piazziamo una call to action, magari mitigata dalla possibilità, scoperta dal nostro corrispondente in Giappone, di mangiare l’orca al ristorante di Yokohama.   Poi di solito, poniamo la domandina: perché i cetacei – nonostante ripetute prove della loro pericolosità e delle loro sadiche perversioni cannibalichedrogastichevestimentariescatologiche e sessuali – godono di questo status di razza protetta? In India c’è la vacca sacra, perché nell’Occidente terminale deve esserci il delfino sacro?   Questa volta, però, vorremmo esprimere la gravità della situazione ipotizzando che l’assassinio seriale degli esseri umani da parte delle belve bianconere potrebbe essere dietro l’angolo.   Secondo l’attuale consenso scientifico, le orche in natura non attaccano l’uomo perché non ci considerano una preda, seguono rigide diete tramandate di generazione in generazione e non traggono un vantaggio energetico nel cacciarci.   Tuttavia, tale idea è totalmente superata dal fatto che, con evidenza, il comportamento delle orche non è qui in nessun modo legato a questioni alimentari, è un comportamento «ludico», secondo i benpensanti, o più precisamente sadico e criminale. E quindi, non c’entrano le calorie, ma l’atto stesso dell’uccidere. Gli anglofoni chiamano, overkill, o surplus killing: ammazza altre creature e poi le lasciano là, sbrana non più per fame, ma per altre pulsioni ferali (qualcuno dice, «per sport»). È possibile vedere il fenomeno negli attacchi agli allevamenti: i lupi uccidono più pecore di quante ne riescono a mangiare.

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Ora, a proposito dei lupi, ricordiamo la scala di Geist: è lo strumento etologico che descrive le sette fasi progressive attraverso cui i grandi predatori selvatici perdono il timore dell’uomo. Sebbene sia stata originariamente sviluppata per monitorare il comportamento dei lupi, viene applicata per analogia anche ad altri grandi mammiferi come gli orsi, e, crediamo, a breve delle orche assassine.   La scala di Geist dimostra che l’avvicinamento agli umani segue un percorso graduale e prevedibile. Nelle prime fasi, gli animali frequentano le aree antropizzate ed esplorano gli spazi umani esclusivamente di notte. Con il passare del tempo e l’abitudine alla presenza umana, i predatori estendono le loro incursioni alle ore diurne, iniziano ad avvicinarsi direttamente alle persone e a mostrare atteggiamenti di sfida o finti attacchi. La fase finale della scala culmina nell’aggressione deliberata e nella predazione attiva nei confronti dell’uomo, identificato ormai come una potenziale fonte di cibo o come un elemento non minaccioso.   E quindi: a Gibilterra stiamo vedendo un cambiamento etologico spaventoso, che potrebbe presto portare alla predazione degli esseri umani su larga scala da parte delle orche assassine, come nemmeno nei peggiori film su squali e compagnia bella.   Sì, anche per le orche potrebbe esservi una finestra di Overton. Del resto, gli attacchi alle barche prima erano impensabili, ora di fatto sono «legalizzati», visto che lo Stato moderno non fa nulla per fermare il fenomeno. Lo stesso spostamento di opinione non è, invece, percepibile negli umani: continuiamo ad avere dei bestioni bicolori l’immagine idilliaca di Free Willy e di tutte le altre stronzate disneiche, nemmeno scalfita dalla quantità di istruttrici dei parchi acquatici assassinate dalle orche.   Eccoci tornati a chiederci: cosa serve perché qualcuno faccia qualcosa?   Difficile, per chi segue Renovatio 21, non finire a pensare che tutto questo sia tollerato, o programmato. POSIWID. The purpose of a system is what it does, il fine di un sistema è quello che fa: come per l’immigrazione criminale e selvaggia, il cittadino deve divenire vittima di mostri ferali, che uccidono per gioco. L’uomo va sacrificato – per il ritorno del sacrificio umano.   Perché nell’antichità vi erano i sacrifici in cui gli esseri umani venivano offerti agli animali, come nel caso degli aztechi: per essi gli animali feroci non erano semplici bestie, ma incarnazioni di divinità come Tezcatlipoca (il dio giaguaro). I sacerdoti aztechi sacrificavano gli esseri umani sulle piramidi estraendo il cuore. Mentre gli arti venivano consumati ritualmente dai guerrieri, il tronco, il torace e i cuori delle vittime venivano gettati ai giaguari, ai puma e ai serpenti custoditi nel serraglio reale. Questo atto serviva a nutrire direttamente le forze divine ferine che sostenevano l’impero.   Anche alcuni rilievi e testimonianze archeologiche Maya suggeriscono che durante rituali sciamanici d’élite, prigionieri di guerra d’alto rango venivano offerti a giaguari tenuti in cattività. Il sangue della vittima alimentava direttamente il potere dell’animale totemico, legando la forza della comunità a quella del predatore.

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In alcune regioni dell’Egitto, in particolare nel Fayyum nell’antica città egiziana di Crocodilopoli, il coccodrillo era venerato come la manifestazione vivente del dio Sobek. Storici romani e greci riportano che in periodi di estrema crisi o come punizione rituale per i sacrileghi, i condannati venivano gettati nelle vasche dei coccodrilli sacri. L’atto del coccodrillo che divorava la vittima era visto come l’accettazione dell’offerta e del giudizio da parte della divinità.   Roma aveva invece la pena capitale giuridica della damnatio ad bestias: l’esecuzione dei condannati (e successivamente dei cristiani) nell’arena assumeva per i Romani una forte valenza sacrale, catartica e di intrattenimento rituale. I condannati venivano legati a pali o lasciati indifesi nell’arena per essere sbranati vivi da leoni, tigri, leopardi e orsi. Il sangue versato e la distruzione del corpo per mezzo delle fiere servivano a placare i Manes (gli spiriti dei defunti) e a ristabilire l’ordine cosmico e politico violato dal crimine del condannato.   Ma possiamo andare oltre, e vedere come la nostra mitologia offra l’immagine degli esseri umani sacrificati ai mostri marini. È il mito di Andromeda e del mostro Cetus. L’oracolo di Ammone decreta che l’unico modo per placare la bestia (un’enorme balena o drago acquatico) è sacrificare Andromeda, la figlia vergine del re cefeo. La principessa viene spogliata e incatenata a una roccia sulla scogliera a picco sul mare.   La scena era stata resa perfettamente da un vecchia pellicola in stop-motion di Ray Harryhausen, Scontro tra titani (1981).     Siamo esattamente in questo film, in questa fase del processo: siamo sacrificati ai mostri marini.   La mitologia, a differenza del mondo moderno guidato dalla Necrocultura, aveva un lieto fine: l’eroe Perseo, di ritorno dall’uccisione di Medusa, vede la fanciulla, affronta il mostro marino e lo uccide, salvando Andromeda.   E noi, siamo davvero senza più alcun eroe, senza più nessuno che voglia affrontare il flagello delle bestie, e risolverlo?   Torniamo alla domanda, fatta a tutti i cittadini rimasti umani: cosa vogliamo fare?   Roberto Dal Bosco

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Israele sta pianificando di utilizzare coccodrilli per i detenuti palestinesi

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Secondo alcune fonti, Israele avrebbe riclassificato i coccodrilli del Nilo come animali «da accudire», aprendo potenzialmente la strada al loro utilizzo come parte del sistema di sicurezza carceraria.

 

La controversa proposta di circondare le prigioni con fossati pieni di coccodrilli sarebbe stata avanzata alla fine dello scorso anno dal ministro della Sicurezza Nazionale di estrema destra Itamar Ben-Gvir, il quale sosteneva che i rettili avrebbero rafforzato la sicurezza e scoraggiato i tentativi di evasione. Il piano è stato inizialmente ritenuto legalmente irrealizzabile dall’Autorità israeliana per la natura e i parchi, poiché i coccodrilli del Nilo sono classificati come animali selvatici che possono essere tenuti solo in zoo e riserve naturali.

 

Secondo quanto riportato venerdì dai media israeliani, tale ostacolo legale sarebbe stato rimosso questa settimana, quando il ministro della Protezione Ambientale Idit Silman ha riclassificato il coccodrillo del Nilo come «animale selvatico da tenere in cattività». La nuova classificazione consente di detenere questi rettili in una gamma più ampia di strutture, potenzialmente anche nelle carceri.

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La nuova designazione sarebbe arrivata nonostante gli avvertimenti del consulente legale del ministero, il quale aveva comunicato a Silman che non aveva l’autorità di decidere unilateralmente sullo status dei coccodrilli e di gettare le basi per il loro trasferimento nelle carceri. Alcune settimane fa, Ben-Gvir e Silman avrebbero incontrato il consulente legale e la direttrice dell’Autorità per la Natura e i Parchi, Raya Soraki, facendo pressioni su di loro affinché accettassero il discutibile piano.

 

Secondo quanto riportato dai media israeliani, Ben-Gvir vorrebbe introdurre i rettili inizialmente nel carcere di Ketziot, un penitenziario nel sud di Israele che ospita principalmente detenuti palestinesi. Dopo la sua proposta, il Servizio Penitenziario Israeliano (IPS) l’ha esaminata e all’inizio di gennaio ha inviato degli agenti all’allevamento di coccodrilli di Hamat Gader per familiarizzare con i rettili.

 

Secondo quanto riferito, l’IPS ha accolto favorevolmente la proposta del ministro, considerando di optare per esemplari più piccoli, il cui costo si aggirerebbe intorno agli 8.000 dollari a capo, anziché per rettili più anziani che costerebbero circa 20.000 dollari.

 

«Si tratta di una somma relativamente modesta rispetto all’investimento in sicurezza necessario per un carcere, e i risultati sarebbero persino migliori», ha dichiarato all’epoca una fonte dell’IPS al quotidiano Maariv, aggiungendo che i piccoli rettili, «peraltro pericolosi», finirebbero per crescere all’interno del complesso carcerario.

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Il Crocodylus niloticus (coccodrillo del Nilo, o nilotico) non è il più grande loricato al mondo, primato che spetta al coccodrillo marino australiano(Crocodylus porosus), che può superare i 6 metri e i 1000 kg. Tuttavia, il niloticus è il più grande e temibile predatore d’acqua dolce dell’Africa, raggiungendo facilmente i 5-6 metri di lunghezza e un peso fino a 750 kg.

 

È tra i coccodrilli che mietono più vittime umane al mondo, con centinaia di morti all’anno in Africa. Esso possiede un morso devastante stimato intorno ai 16.460 newton.

 

L’idea di utilizzare i coccodrilli a guardia delle carceri sembra attingere dalle fantasie infantili di castelli circondati da fossati irti di loricati (e l’immancabile ponte levatoio) così come dall’idea, tutta trumpiana, di creare un’«Alligator Alcatraz», ossia un carcere per criminali immigrati nelle palludi floridiane, nota per la presenza dei grandi rettili assassini.

 

L’Alcatrazza alligatoresca era stata inaugurata nei primi giorni di luglio del 2025, ma ha tuttavia chiuso definitivamente i battenti nel giugno del 2026, quando le autorità federali e statali ne hanno disposto lo sgombero e il trasferimento dei detenuti

 

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Orso ruba mazze da golf: non pensavamo gli piacesse questo sport orrendo

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Un orso ladro è stato recentemente colto in flagrante su un campo da golf nella Columbia Britannica, mentre si portava via una sacca piena di mazze.   Un video pubblicato domenica sul subreddit r/golf mostra un orso nero che raccoglie la sacca e si allontana con nonchalance, mentre il golfista esclama «Quelle sono le mie mazze, amico!» e un testimone intima «Rimettile a posto!».   L’incidente è avvenuto al Golden Eagle Golf Club di Pitt Meadows. L’orso trascina le mazze verso alcuni cespugli e alberi appena fuori dal campo, presumibilmente per cercarvi qualcosa da mangiare, dove un secondo orso lo attende impazientemente. Non è chiaro se i golfisti abbiano recuperato le loro mazze o se gli orsi si siano dedicati a un nuovo hobby.  

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Non avevamo un’idea sempre rosa del mondo degli orsi –  viste le aggressioni anche mortali compiute anche dalle nostri parti dove sono stati, al pari degli immigrati afroislamici, introdotti di peso dallo Stato autogenocida – tuttavia vedere un loro interesse per lo sport del golf ce le fa scadere quasi al livello delle orche assassine.   Renovatio 21 crede che il golf sia infatti uno sport che va disprezzato quasi quanto il curling. «Il golf è il sistema migliore per rovinare una bella passeggiata nei prati». Questa celebre affermazione, storicamente attribuita a Mark Twain ma nata nel panorama anglosassone nel secolo scorso, riassume l’essenza delle critiche culturali e ambientali rivolte a questo sport.   I danni fisici del golf sono molteplici. Un campo da golf standard richiede un quantitativo enorme di acqua giornaliero, aggravando il deficit idrico locale in tempi di siccità. A livello globale si destina più terra ai campi da golf rispetto a quella utilizzata per gli impianti di energia rinnovabile (eolica e solare). L’abbattimento della flora locale originaria e il trattamento chimico massiccio impoveriscono il suolo biologico nel lungo periodo. L’uso intensivo di pesticidi e diserbanti chimici per mantenere il prato perfetto può contaminare le falde acquifere sotterranee.   Sono tante le voci del passato che, fuor di questioni ambientalistiche, hanno denunziato la stupidità del golfo.   Lo scrittore britannico George Bernard Shaw ebbe a dire che «per giocare a golf non è necessario essere imbecilli. Però aiuta molto».   Per il celebre statista Winstone Churchill «il golf è un gioco il cui scopo è colpire una pallina molto piccola in una buca ancora più piccola, con armi singolarmente mal progettate per lo scopo».   Il golf è odioso sostanzialmente anche perché primigenio sport dell’oligarcato, con i suoi club costosissimi (che hanno fatto la fortuna rampicante di Donaldo Trump) e le orde di figli di papà di tutte le età che si trasmettono geneticamente, oltre che l’inutilità esistenziale e il parassistismo sociale di rentiers, anche le partecipazioni ai clubini con i loro campetti malefici.   Lo aveva detto, con più leggerezza rispetto a noi, Groucho Marx: «non mi sento bene: ho immediatamente bisogno di un dottore. Telefona al più vicino campo di golf».   Il lettore conosce cosa pensiamo dei medici su questa testata.  

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