Terrorismo
Massacro al concerto di Mosca: notizie ed immagini
Venerdì la Russia ha subito uno dei peggiori attacchi terroristici della sua storia moderna. Almeno 40 persone sono state uccise e decine ferite da un gruppo di uomini armati che hanno preso d’assalto un grande locale musicale appena fuori Mosca.
Il bilancio delle vittime è di oltre 60 persone, anche se il numero potrebbe aumentare, ha detto sabato ai media il comitato investigativo russo.
I dettagli stanno ancora emergendo, ma sembra che l’attacco sia stato ben preparato e progettato per massimizzare le vittime. Ecco quanto si sa finora.
I terroristi hanno colpito il Crocus City Hall, una sala concerti situata a Krasnogorsk, un insediamento alla periferia occidentale della capitale russa. Fa parte di un complesso di intrattenimento più ampio inaugurato nel 2009, che comprende anche un centro commerciale e un hotel.
La sala da concerto può ospitare fino a 7.500 persone ed era quasi gremita quando i terroristi hanno lanciato l’assalto. Il popolare gruppo rock Picnic avrebbe dovuto esibirsi, riporta RT.
????SHOGUN SPECIAL????Russians were peacefully watching a show when ISIS terrorists sponsored by the globalist cabal entered and started shooting. UNIQUE VIDEO filmed by Russian civilians INSIDE the Crocus City Hall in Moscow. Share and follow for unique news, info and perspective. pic.twitter.com/MIGbB9ohRz
— Online Shogun (@online_shogun) March 22, 2024
This is extremely disturbing. Killing innocent civilians like this is barbarism. #Moscow. pic.twitter.com/WnGbW7213I
— The villager (@qaidey) March 23, 2024
#Crocus… Reminds me 2002 FSB show in Nord-Ost… pic.twitter.com/hfjmIWDIkg
— Beautiful Russia (@BeRuzzia) March 22, 2024
Crocus City Hall in Moscow right now pic.twitter.com/yfydB70Sw5
— What the media hides. (@narrative_hole) March 22, 2024
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Secondo i filmati circolati online, alla sparatoria avrebbero preso parte circa cinque uomini armati. Sembrava che portassero armi da fuoco automatiche e altri equipaggiamenti militari.
Secondo quanto riferito, hanno ucciso le guardie di sicurezza – che erano disarmate – all’ingresso principale del locale e l’hanno bloccato prima di continuare la loro furia all’interno.
Una volta raggiunta la sala da concerto, i terroristi avrebbero dato fuoco alle sedie all’interno. L’incendio si è diffuso in tutto l’edificio e ha raggiunto il tetto prima che i vigili del fuoco potessero iniziare a domarlo. Dopo l’attacco sono stati visti elicotteri versare grandi quantità di acqua sull’edificio.
Il Servizio di sicurezza federale russo (FSB) ha stimato a 40 il bilancio delle vittime dell’attacco, aggiungendo che circa 100 persone sono rimaste ferite.
Secondo le autorità, sul posto sono state inviate almeno 70 ambulanze per soccorrere i feriti.
Three gunmen dressed in military camouflage and armed with assault rifles have launched an attack at Crocus City Hall, a shopping center in northwest Moscow, resulting in at least 20 fatalities.
Is this the terrorist attack that the US Government had warned about? pic.twitter.com/gEFNyR9S5Q
— Shadow of Ezra (@ShadowofEzra) March 22, 2024
The full video of evacuation of spectators from the moment the shooting began at Crocus City Hall has been published by Baza. The footage shows how the spectators remaining in the concert hall are trying to hide behind the scenes from the terrorists. pic.twitter.com/5wq0GkHM7Q
— Olia (@OliaOnX) March 22, 2024
Video with the chronology of the terrorist attack in Crocus, Moscow.
[Also more than 10 bodies have just been found in one of the Crocus City Hall toilets. According to Baza, after the shooting, some of the visitors hid in the toilet. During the attack, they called 112 and asked… pic.twitter.com/2Szudmnb0F— ✙ Albina Fella ✙ ???????????????????????????????????????????????????????????????? (@albafella1) March 22, 2024
A turkish ???????? bayraktar drone was used to hit the Crocus City Hall in #Russia ???????? to assist the terrorists fleeing
The bakuTV was excited to announce the drones were possibly operated from the territory of #azerbaijan ????????
Source: BakuTv pic.twitter.com/vVDeonvmsJ— The Uncivilised One (@Sea2Sea1Way) March 22, 2024
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L’elenco dei feriti rilasciato dal Ministero della Sanità della Regione di Mosca conta più di 140 voci, alcune delle quali devono ancora essere identificate per nome. Si dice che decine di vittime siano in gravi condizioni.
Cinque persone nell’elenco sono bambini di appena sette anni, mentre è elencata anche una bambina di 11 anni.
Le forze dell’ordine russe non hanno segnalato alcun arresto in seguito alla sparatoria. Sul posto sono state inviate unità di commando, ma non è stato immediatamente chiaro se abbiano affrontato gli uomini armati all’interno.
Secondo resoconti dei media non confermati diversi dipendenti della Crocus sarebbero stati arrestati.
Nessun gruppo terroristico ha rivendicato immediatamente la responsabilità dell’attacco.
???????????? 18+ Be careful, hard shots. “Holy shit, they’re running around there, they’re running around there with machine guns. God, my curiosity almost killed me.”- Eye Witness
More footage from an eyewitness to the terrorist attack in Crocus City Hall.#Moscow #CrocusCityHall… pic.twitter.com/KQYdbB7bCB
— THE SQUADRON (@THE_SQUADR0N) March 23, 2024
WATCH – Footage of massive fire at Crocus City Hall in Moscow region during the deadly attack pic.twitter.com/OHPEhLAHcf
— Insider Paper (@TheInsiderPaper) March 22, 2024
BREAKING: The roof of the Crocus Concert Hall in Russia has reportedly now begun to collapse due to the ongoing fire, while at least 150 concert goers are still said to be trapped inside. pic.twitter.com/NHMv0WPG9n
— The General (@GeneralMCNews) March 22, 2024
Terrorist attack in Russian capital Moscow ” crocus City Hall ” is one of the terrible attack that killed over 100 people including children ..
You will see Israel behind every evil because they are also killing children in Gaza ⚡????????????????pic.twitter.com/WRZONTjeG3— Babar Khan Niazi ???????? (@Babarniazi777) March 22, 2024
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L’alto funzionario ucraino Mikhail Podoliak ha pubblicato una dichiarazione video sui social media poco dopo la diffusione della notizia. L’aiutante del presidente Vladimir Zelenskyj ha creato distanza il governo ucraino dalla tragedia, sostenendo che Kiev non ricorre al terrorismo nella lotta contro la Russia.
Organizzazioni internazionali e governi stranieri, compresi quelli che la Russia considera ostili, hanno condannato l’attacco terroristico.
Il consigliere per le comunicazioni per la sicurezza nazionale della Casa Bianca John Kirby, che stava tenendo un briefing quotidiano poco dopo l’incidente, ha definito le immagini della scena «difficili da guardare«, aggiungendo: «i nostri pensieri ovviamente saranno con le vittime di questo terribile, terribile attacco».
Russian emergency services remove bodies of those killed in today’s terrorist attack in #crocus
The #Kremlin has promised to destroy those responsible for the attack and continues to investigate what happened. Address from #Putin is expected.#CrocusCityHall #Moscow #Moscu pic.twitter.com/EB8qLZkEK4
— WorldNews (@FirstWorldNewss) March 23, 2024
Friends can navigate the storms of life together, and this man has literally proved it.❤
He stood tall as the epitome of bravery, displaying unwavering courage.#Moscow pic.twitter.com/yWGwUsWME7
— Lalit Jha (@financesperm) March 23, 2024
All’inizio di questo mese, gli Stati Uniti hanno lanciato un avvertimento ai cittadini russi, esortandoli a evitare luoghi pubblici e raduni di massa. L’ambasciata ha affermato che gli «estremisti» avevano piani imminenti per un attacco a Mosca. Diverse altre ambasciate hanno seguito l’esempio, emettendo avvisi simili.
Kirby ha sottolineato che Washington «non aveva alcuna conoscenza approfondita» della sparatoria di venerdì.
Alcuni bambini sono tra le persone ricoverate in ospedale dopo l’attacco terroristico avvenuto venerdì sera alla sala concerti Crocus City, fuori Mosca, hanno detto le autorità.
Il ministro della Sanità russo Mikhail Murashko ha affermato che delle circa 115 persone ricoverate in ospedale, almeno cinque sono bambini. La loro età varia dai 7 ai 12 anni e due dodicenni sono attualmente in gravi condizioni. Una bambina di 11 anni è in condizioni moderatamente gravi con una ferita da arma da fuoco, mentre sua madre è tra le vittime, hanno riferito le autorità locali. Suo padre e sua sorella maggiore sono sopravvissuti incolumi.
In precedenza, la difensore civico dei bambini Maria Lvova-Belova aveva detto al canale televisivo Russia-24 che tra i bambini in cura c’era anche un ragazzo con una ferita da arma da fuoco.
????????????‼️ WATCH: Russia’s Investigative Committee publishes first video from the scene of the Crocus City Hall terror attack. pic.twitter.com/SINjUaiDw0
— TabZ (@TabZLIVE) March 23, 2024
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Diversi testimoni affermano che c’erano più famiglie con i loro figli tra la folla del venerdì sera nell’edificio quando è iniziata la sparatoria.
«La gente portava i propri figli in braccio. Nessuno sapeva dove fosse al sicuro in quel momento, c’era questa sensazione incomprensibile di cosa poteva incontrarci nella sala o per strada», ha detto a RT il deputato Ayder Metshin, che era lì per il concerto, aggiungendo che lui e gli altri spettatori del concerto erano rimasti a terra ed erano usciti dal retro della sala insieme ai musicisti, poi vagavano per il luogo fino a trovare una via d’uscita.
???????? Video shows the emergency exists were blocked in the Crocus City Hall building in Moscow during today’s terrorist attack that has already taken the lives of over 100 people
The owner of the building is Araz Agalarov a well known isis terrorist supporter from #azerbaijan ???????? pic.twitter.com/A9ASN9we4P
— The Uncivilised One (@Sea2Sea1Way) March 22, 2024
I governi di tutto il mondo hanno condannato l’atto terroristico.
Messaggi di cordoglio e di sostegno al popolo russo – così come condanne nei confronti degli autori non ancora identificati – hanno cominciato ad arrivare a Mosca poco dopo l’attacco.
L’UE è rimasta «scioccata e sconvolta dalle notizie di un attacco terroristico al Crocus City Hall di Mosca», ha detto il portavoce del blocco Peter Stano in una dichiarazione pubblicata su X . «L’UE condanna qualsiasi attacco contro i civili. I nostri pensieri vanno a tutti i cittadini russi colpiti».
Gli Stati Uniti hanno espresso le loro condoglianze alle vittime del «terribile attacco a fuoco», ha detto ai giornalisti il portavoce del Consiglio di sicurezza nazionale John Kirby durante la conferenza stampa della Casa Bianca a Washington. Kirby ha detto che Washington sta ancora raccogliendo informazioni sull’attacco, ma ha insistito che non c’era «nessuna indicazione» che l’Ucraina fosse coinvolta, o che l’allarme di sicurezza del 7 marzo – emesso dall’ambasciata americana a Mosca, metteva in guardia su un possibile attacco da parte di «estremisti» – era in qualche modo collegato all’incidente di venerdì.
Everyone knows the US blew up Nordstream – the biggest act of economic terrorism is history.
And blunders like this don’t exactly help the credibility of denials of US (or its Daesh and Kiev proxies) involvement in the #CROCUS massacre. pic.twitter.com/UszDez9cC3
— Nick Griffin (@NickGriffinBU) March 22, 2024
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Ieri sera, in un post su Telegram, il vicepresidente del Consiglio di sicurezza nazionale Dmitrj Medvedev ha inviato le sue condoglianze alle famiglie delle persone uccise e l’incoraggiamento ai parenti dei feriti, per poi dichiarare che i terroristi devono essere «distrutti senza pietà».
«I terroristi comprendono solo il terrore in risposta. Nessun processo o indagine aiuterà se la forza non viene contrastata con la forza, e le morti con l’esecuzione di terroristi e la repressione delle loro famiglie», ha scritto, sottolineando che questa era «la via del mondo».
«Se si scopre che questi terroristi sono il regime di Kiev, non possiamo trattare diversamente loro e i loro ispiratori ideologici. Tutti loro devono essere trovati e distrutti senza pietà in quanto terroristi, compresi i funzionari dello Stato che hanno commesso tale atrocità».
«Morte per morte» ha aggiunto l’ex presidente russo.
Le parole di Medvedev hanno fatto eco a quelle pronunciate dal presidente russo Vladimir Putin nel 1999, quando era appena nominato primo ministro e stava per lanciare un’operazione antiterrorismo nel Caucaso settentrionale.
«Perseguiremo i terroristi ovunque», disse all’epoca Putin. «Se li troviamo nella toilette, li elimineremo nel gabinetto».
Ricordandolo nel 2011, Putin ha detto che la frase che ha usato potrebbe essere stata «sgradevole», ma il sentimento dietro era onesto e corretto.
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Terrorismo
Uomo arrestati per complotto terroristico contro Farage e per aver ucciso l’ex ministro cattolico Anne Widdecombe
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Immigrazione
L’ascesa del problema bengalese in Italia
Un amico, un signore che viaggia ben oltre gli ottant’anni e a cui voglio tutto il bene possibile, mi racconta questa scena dolorosa. Venezia, sta scendendo dal vaporetto per andare a trovare i famigliari. Scivola. È una brutta caduta davvero, lì per lì non riesce ad alzarsi. Lo soccorrono dei passanti che sono, più o meno, coetanei. Ad assistere a tutta la scena, impassibili, ci sono dei ragazzi bengalesi. Non muovono un dito: questo signore elegante, in evidente stato di difficoltà, non smuove nessun sentimento: né pietà, né senso di gratitudine per l’anziano che è, a rigor di logica umana, loro ospite.
Il problema bengalese a Venezia, e nel veneziano, è ben noto. Alcuni sostengono che il centrosinistra le elezioni le ha perse lì, nel Bangladesh lagunare, dove vivono, si dice, qualcosa come 20.000 bengalesi. Il candidato centrosinistro Andrea Martella, che sulla carta era dato per vincitore netto, aveva inserito sei o sette candidati bengalesi nelle proprie liste. Solo due correvano per il consiglio comunale, gli altri erano candidati alle municipalità.
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I giornali di centrodestra attaccarono subito: i bengalesi, che sono musulmani, chiedevano perentoriamente la costruzione di una moschea a Mestre. Il Giornale, aveva parlato di una campagna elettorale parallela, condotta nella lingua dei candidati – il bangla – e rivolta ai circa 15.000 bengalesi con diritto di voto. Nelle comunicazioni elettorali diffuse sulle piattaforme online e nei volantini si sarebbe fatto esplicito riferimento a invocazioni religiose (come «Che Allah ci protegga tutti e ci dia la capacità di prendere la decisione giusta», «Nel nome di Allah il misericordioso, il compassionevole, alle prossime elezioni metti una croce sul simbolo PD»). Il PD si imbarazzò un pochino, ma, come sempre, non troppo.
Libero scrive che il sito internet di una candidata in hijab avrebbe «in fondo alla pagina (…) una partita IVA di fantasia, numero 12345678901, che non risulta attiva. Un numero irreale per una attività reale con tanto di foto e filmati anche sulle piattaforme social». Un’altra candidata bengalo-piddina vanta sui social «decine di migliaia di follower» per «un’attività molto ampia tra consulenza in materia di immigrazione». Tuttavia, scrive il giornale milanese, «non esiste una ragione sociale verificabile pubblicamente, i contatti sono esclusivamente su Gmail e WhatsApp».
Non bastasse, ecco che arriva la tegola ulteriore: a meno di due settimane dal voto, un uomo bengalese di 36 anni viene arrestato a maggio 2026 a Mestre con l’accusa di aver violentato una connazionale di 17 anni, che peraltro è già madre.
Il risultato è stata la catastrofe elettorale per il Partito Democratico, che pensava di riprendersi la Serenissima, ridottasi nelle ultime decadi a bastione della sinistra italiana. E invece…
La percezione da parte dei veneziani, pure quelli radical-chic che possono permettersi di vivere in laguna, della questione bengalese è stata ampiamente sottovalutata – da tutti. Bisogna pensare a Jesolo: la principale sala giochi su spiaggia sabbiosa del veneziano, costruita attorno ad un lunghissimo viale (ben 13 chilometri), via Bafile, dove i negozietti dove un tempo una gentile signora vendeva creme da sole e giornali tedeschi, le boutique di bei costumi e i negozi di articoli nautici sono stati per lunghi tratti totalmente sostituiti da commerci di cianfrusaglie bengalesi, con merce – cinese – tutta uguale, tutta scadente, e nessuna capacità dei venditori, che se entri nel loro negozio ti guardano senza muoversi, e forse non solo perché molti di loro non parlano l’italiano.
Un’invasione vera e propria, la «grande sostituzione» migratoria in versione bottegaro-balneare. Un fenomeno che colpisce al cuore chi ha conosciuto la località turistica negli anni belli, quelli del benessere diffuso anche e soprattutto per le classi operaie. Uno spettacolo indecente che non può non aver ferito la sensibilità veneziana.
E ancora: davvero, costruire una moschea a Venezia, la potenza storica che più di chiunque fece contro i turchi e l’islamizzazione dell’Europa e delle sue coste? La città di Lepanto e di Marcantonio Bragadin (1523-1571), scuoiato vivo dai musulmani? Dove per dire che qualcuno ci mette troppo tempo di dice che «va mecando» (cioè, «va a la Mecca»), dal verbo mecar, perdere tempo, indugiare? (In effetti, verbo perfetto per discutere l’indolenza dei personaggi bengalesi di cui stiamo parlando: vanno alla Mecca, ma stando a Venezia)
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Il voto veneziano, quindi, può essere visto come un referendum sui bangla, popolazione di cui fino a pochi anni fa l’opinione pubblica ignorava l’esistenza. Ma che ora si trova sotto i riflettori per la sua capacità coriacea di chiudere la comunità – ed infiltrare la politica, parrebbe – e per certi reati che finiscono nelle cronache.
Tuttavia, siccome i bengalesi non sono i filippini, né i cinesi, davanti a tanta pubblicità negativa e perfino al respingimento elettorale di chi voleva avallarli mica hanno abbassato la cresta. Macché: eccoti che a fine agosto la comunità minaccia uno sciopero se non verrà costruita la moschea. «Se non ci consentiranno di costruire la nostra moschea siamo pronti a scendere in piazza» dice un leaderino di una sigla bangla, ricordando che i suoi conterranei lavorano nel turismo e nell’ospitalità.
Pochi giorni dopo, arriva un altro fatto di cronaca clamoroso, inedito per la città che ospita la Biennale e il Festival cinematografico più antico. Lunedì 7 settembre, durante la Mostra del Cinema, l’attrice bengalese Azmeri Haque Badhon, a Venezia con la pellicola The Difficult Bride, viene aggredita a Mestre da alcuni connazionali: insulti sessisti, telefono sottratto, colpi – e la sensazione che potessero ucciderla, racconta la vittima. «Ho avuto la sensazione che potessero uccidermi» ha dichiarato, descrivendo l’aggressione appena fuori dal suo albergo con il nipote bambino.
I facinorosi le hanno urlato «combattente di luglio». Si tratta di un riferimento preciso alla rivolta del 2024 che ha portato alle dimissioni di Sheikh Hasina, primo ministro del Bangladesh dal 2009 al 2024 nonché figlia del primo presidente e padre fondatore del Bangladesh, Sheikh Mujibur Rahman, considerata una delle donne più potenti al mondo, in esilio in India dal 5 agosto 2024, dopo essere fuggita dal Paese a seguito della violenta rivolta studentesca (1.400 morti). La Hasina, nel novembre 2025, è stata condannata a morte in contumacia – sotto il governo ad interim di Muhammad Yunus, il tanto celebrato economista del microcredito – con accuse di crimini contro l’umanità.
I bengalesi mestrini avrebbero costretto la diva loro connazionale a gridare «Joy Bangla, Joy Bangabandhu», slogan legato a Mujibur Rahman, padre dell’indipendenza e dell’Hasina. I giornali locali riportano che tra il gruppetto vi sarebbe stato pure un candidato PD alle comunali di primavera in un comune della città metropolitana. Lui nega, i connazionali più addentro al partito si indignano.
Resta, per menti semplici come la nostra, una dissonanza significativa: perché questi, se vogliono vivere in Italia e integrarsi, pensano ancora alle questioni politiche del loro Paese? Non è che intendono l’Italia come pura piattaforma per estrarre danaro – in qualsiasi modo – e rimandarlo a casa, nella loro vera patria? Non è che tutta la questione dell’immigrato che cerca l’integrazione è una balla? Non è che con gli immigrati, specie nell’impunità dei loro comportamenti giocoforza sempre più impudenti, arrivano pericoli di cui non immaginavamo l’esistenza?
Sì. Stiamo importando, con le comunità bengalesi, non solo l’islamismo (ne scriviamo poco più sotto), ma anche beghe politiche cruente, che gli immigrati non hanno nessuna intenzione di dimenticare. Anzi.
Che qualcosa non sia completamente a posto con i bengalesi lo ha percepito – incredibile dictu – persino il fumettista idolo della sinistra Zerocalcare, che nel suo ultimo cartone Netflix mostra, en passant, un bengalese incapace di parlare l’italiano che sembra indicare che dietro i negozietti di alimentari (quelli spesso lerci, oramai onnipresenti nelle città italiane, con succhi e prodotti mai visti prima che non si sa come siano arrivati lì) ci potrebbero essere trame di riciclaggio della malavita.
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Vorrei, tuttavia, andare più a fondo di queste cronache locali e nazionali, e ricordare ai lettori un’altra vicenda, forse dimenticata. Un fatto che lega l’Italia e il lontano Bangladesh nel sangue: la strage di Dacca. Vi morirono quasi una decina di cittadini italiani.
Il primo luglio 2016 un commando jihadista assalta l’Holey Artisan Bakery, locale frequentato da stranieri nel quartiere diplomatico di Gulshan, a Dacca, capitale del Bangladesh. Si tratta del classico bel posto dove è possibile incontrare gli expat, cittadini espatriati, e i loro simpatizzanti: tra le vittime, anche asiatici studenti in Occidente. Gli assalitori, giovani bangladesi armati di fucili d’assalto e machete, presero in ostaggio gli avventori. Furono risparmiati, dicono le cronache, soprattutto quelli che sapevano recitare versetti del Corano.
Al termine dell’assedio si contano 22 morti: nove italiani, sette giapponesi, un indiano, un americano, due bangladesi e due agenti di polizia. Gli italiani, che quindi costituiscono la maggioranza nell’orrido computo delle vittime, erano giovani in gran parte imprenditori del settore tessile.
Fu l’attacco più sanguinoso nella storia del Paese. Nel 2019 un tribunale antiterrorismo di Dacca condannò a morte sette imputati e ne assolse uno. Nel decennale, il 1° luglio 2026, il presidente Mattarella ha rinnovato il cordoglio alle famiglie e chiesto rigore nel contrasto al terrorismo.
Anche per l’Italia, si tratta del più grave attacco terroristico subito da anni. L’11 settembre morirono nelle Torri Gemelle 10 italiani, a Nassiriya il 12 novembre 2003 furono trucidati 19 italiani, di cui 17 militari – tuttavia, trattandosi di una base militare nell’Iraq appena «liberato» dai baathisti, definirlo come puramente un massacro jihadista è difficile.
La strage di Dacca è diversa: i terroristi – o giovani di famiglie benestanti, con studi in costose scuole private – formalmente appartenevano a Jamaat-ul-Mujahideen Bangladesh (JMB), un gruppo jihadista locale messo fuori legge dal governo bengalese (che con ostinazione nega altre piste…) nel 2005, tuttavia arrivò subito la rivendicazione dell’ISIS, che pure diffuse anche le foto dei commando. Le due cose non si escludono, perché il JMB aveva giurato fedeltà allo Stato Islamico.
Non è stato, insomma, un massacro appetitivo, ma un’operazione con una programmazione minuziosa, pure internazionale – perché vai a capire dove i fili che tiravano, e tirano, l’ISIS vanno a finire.
E quindi ci si chiede se, colpendo la Holey Artisan Bakery, non si volesse, per qualche ragione, colpire l’Italia stessa. Il locale si trovava a circa 200 metri dall’ambasciata d’Italia. Un italiano vi lavorava. Nella pasticceria c’erano al momento dell’attentato 11 cittadini italiani. Altri casi del passato permettono di capire la logica del bersaglio: la strage di Bali, rivendicata da una sigla di al-Qaeda nel 2002, con 202 morti, trucidò persone da 21 Paesi diversi, la stragrande maggioranza giovani turisti stranieri in vacanza: 88 australiani, 28 britannici, 7 americani, 6 tedeschi, 5 svedesi, 4 olandesi, 4 francesi e pure un italiano.
Se quindi la mente del terrore avesse scelto di colpire l’Italia, c’è da domandarsi se fosse un lucido segnale riguardo alla fine del «Lodo Moro» in una sua versione più estesa, e segreta, che riguardava in genere il terrorismo islamista.
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Il «lodo Moro» è il presunto accordo segreto, verbale, stretto all’inizio degli anni Settanta (di solito si indica il 1973) tra l’Italia e i gruppi palestinesi, in particolare il Fronte Popolare, stipulato da Aldo Moro, allora ministro degli Esteri, e il garante era il colonnello capocentro dei servizi segreti italiani a Beirut. Secondo la versione più diffusa, l’Italia tollerava il transito di armi e militanti palestinesi e in cambio il Paese restava fuori dagli attentati. Altri ricostruiscono un patto più limitato, di semplice «neutralizzazione» del territorio, senza immunità.
L’intesa sarebbe entrata in crisi nel 1979 con i lanciamissili sequestrati a Ortona e l’arresto del palestinese Abu Anzeh Saleh. Da qui la «pista palestinese» sulla strage di Bologna del 2 agosto 1980 (85 morti), sostenuta anche da Cossiga nel 2008, poi archiviata dai magistrati bolognesi nel 2015, dopo le condanne definitive degli esponenti neofascisti.
L’esistenza del patto resta però uno dei nodi più discussi della storia repubblicana: c’è da domandarsi se, forse non Moro ma altre figure filo-islamiche (come Andreotti, che fa costruire la più grande moschea fuori dall’Islam a Roma…) non siano riusciti, riuscendo pure a mantenere tutto riservatissimo, ad allargare la protezione degli italiani contro gli attentati di matrice islamista, magari proprio grazie alla capacità di parlare con i veri pupari dietro ISIS, al-Qaeda, etc. In cambio di cosa, abbiamo paura anche solo a pensarlo.
È solo un’ipotesi, che potrebbe spiegare perché in tanti anni, nonostante l’attiva partecipazione delle nostre truppe in Afghanistan e in Iraq (e in Libano…) non abbiamo visto eccidi terroristici di connazionali come invece è capitato ad altri, americani, britannici (come il massacro del 7 luglio 2005, 52 morti) e perfino spagnoli (strage di Atocha, 2004, 192 morti).
Tuttavia il punto qui è un altro: la violenza jihadista si è abbattuta sugli italiani, in modo netto e tutto sommato inaspettato, per mano bengalese. È un nodo ulteriore, dimenticato, che l’immigrazione massiva, partiticamente garantita, dall’ex Pakistan orientale potrebbe far rispuntare. Del resto, la globalizzazione terzomondiale, cioè l’invasione massiva programmata, cioè la costruzione di un sistema di anarco-tirannia in Occidente, questo fa: non integra, ma disintegra. I problemi, anche politici, anche terroristici, degli immigrati divengono i nostri.
Quello del jihadismo bengalese non è un problema di cui attualmente si discute. Non siamo sicuri che non se ne discuterà. Intanto, erigete loro pure una moschea.
Roberto Dal Bosco
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Terrorismo
La polizia britannica arresta 5 uomini per l’allarme bomba all base aerea USA: tutti di origine immigrata?
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🚨 BREAKING: Donald Trump responds to the suspected bomb plot at RAF Fairford
“Working with Britain, it was an amazing job. We had them under investigation. They were looking to do big damage to our fort, and working with the British worked out great and we got them” pic.twitter.com/PlChiTQlSx — Politics UK (@PolitlcsUK) September 27, 2026
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La polizia valuta anche se qualcuno abbia agito, consapevolmente o no, per conto di uno Stato estero, come suggerito pubblicamente dal segretario di Stato Marco Rubio; l’ambasciata iraniana a Londra ha smentito ogni coinvolgimento.🚨 WATCH: Donald Trump says the RAF Fairford suspects should have not been bailed
“We know everything about them. We would have not released them” pic.twitter.com/3IoZDdquNj — Politics UK (@PolitlcsUK) September 28, 2026
Secretary Rubio tells Fox News tonight that the RAF Fairford incident involves “a foreign actor” and that it’s a very serious situation. pic.twitter.com/SJF8qcavwC
— Jason Brodsky (@JasonMBrodsky) September 29, 2026
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