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Generale francese dice che l’esercito è pronto per la guerra. Mentre i tedeschi non credono che le forze armate possano proteggerli

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La Francia è pronta ad affrontare qualunque sviluppo si svolga a livello internazionale ed è preparata per gli «impegni più duri» per proteggersi, ha detto il capo di stato maggiore dell’esercito francese, generale Pierre Schill, in un’intervista pubblicata martedì.

 

Nelle ultime settimane, il presidente francese Emmanuel Macron ha ripetutamente rifiutato di escludere che truppe occidentali vengano inviate in Ucraina per aiutare Kiev nella sua lotta contro Mosca, che ha descritto come un «avversario» di Parigi.

 

Le forze francesi sono «pronte», ha detto lo Schill a Le Monde, sottolineando che «qualunque sia lo sviluppo della situazione internazionale, i francesi possono essere convinti: i loro soldati risponderanno».

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Il generale Schill ha affermato che la Francia ha «responsabilità internazionali» ed è legata da accordi di difesa a «stati esposti a gravi minacce», e deve quindi avere le sue forze addestrate e interoperabili con gli eserciti alleati.

 

Il generale transalpino aggiunto che la deterrenza nucleare «non è una garanzia universale» perché non protegge dai conflitti che rimarrebbero «al di sotto della soglia degli interessi vitali». Schill ha affermato che l’esercito deve dimostrarsi una forza credibile attraverso la reattività in termini di proiezione delle forze e la capacità di effettuare operazioni di maggiore portata.

 

Il generale ha affermato che la Francia attualmente ha la capacità di impegnare una divisione di circa 20.000 uomini entro 30 giorni e ha i mezzi per comandare un corpo d’armata fino a 60.000 che comprende divisioni alleate.

 

Come noto, in un’intervista con i canali TF1 e France 2 la scorsa settimana, il presidente Macron ha affermato che la Francia «non sta facendo guerra alla Russia» sostenendo Kiev, ma ha etichettato la Russia come «avversario» e ha mantenuto le sue osservazioni secondo cui un potenziale dispiegamento di truppe NATO al Paese non poteva essere «escluso».

 

Le sue dichiarazioni hanno suscitato un’ondata di smentite da parte della maggior parte dei membri e funzionari francesi della NATO – incluso il segretario generale Jens Stoltenberg – riguardo all’intenzione di schierare le proprie forze in Ucraina.

 

Allo stesso tempo, il quotidiano spagnolo El Pais ha riferito lunedì che il blocco guidato dagli Stati Uniti è già stato coinvolto «praticamente in ogni possibile aspetto» del conflitto e che personale attivo ed ex militare degli stati della NATO ha operato nel paese supervisionando l’uso di Kiev delle armi fornite dall’Occidente.

 

Mosca ha ripetutamente descritto il conflitto come una guerra per procura guidata dagli Stati Uniti contro la Russia, mentre il presidente russo Vladimir Putin ha messo in guardia contro un’escalation e ha affermato che uno scontro diretto tra NATO e Russia sarebbe «un passo avanti verso una Terza Guerra Mondiale su vasta scala», scrive RT.

 

Nel frattempo, la popolazione europea non sembra condividere la bellicosità dell’élite francese.

 

Secondo un nuovo sondaggio, la maggioranza dei tedeschi ha poca o nessuna fiducia nella capacità dei militari di difendere la Germania in caso di attacco. Tre quarti degli intervistati affermano di non credere nelle capacità della Bundeswehr (l’esercito tedesco), solo il 10% esprime fiducia nelle forze armate.

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Circa il 30% dei tedeschi non ha alcuna fiducia nella capacità dell’esercito di resistere ad un potenziale avversario, secondo il sondaggio condotto da Civey per conto della rivista Focus. Un altro 45% ha «scarsa fiducia» nell’esercito, mentre il 15% è indeciso. Solo il 2% ha affermato che la propria fiducia è «molto alta», mentre l’8% ha affermato che è «piuttosto alta».

 

In termini di finanziamenti, una forte maggioranza (69%) dei tedeschi afferma che l’esercito ha bisogno di più soldi, mentre il 64% ritiene che Berlino dovrebbe spendere più del 2% del suo PIL per la difesa nazionale.

 

Lo scorso novembre il ministro della Difesa Boris Pistorius ha sostenuto che la Bundeswehr necessita di un ammodernamento completo per diventare «idonea alla guerra». Secondo l’indagine Focus condotta dall’11 al 13 marzo coinvolgendo 5.000 tedeschi dai 18 anni in su, circa il 73% dei tedeschi è d’accordo con Pistorius, mentre il 64% è favorevole alla reintroduzione del servizio militare obbligatorio, abolito nel 2011.

 

Nonostante ciò, solo la metà degli intervistati (32%) ha dichiarato di essere personalmente disposto a imbracciare le armi e a «partecipare attivamente a operazioni di combattimento difensive» se la nazione viene attaccata. Circa il 44% ha dichiarato che non prenderebbe mai le armi in nessuna circostanza.

 

La commissaria parlamentare della Bundeswehr, Eva Hoegl, ha recentemente presentato un rapporto annuale sullo stato delle forze armate, da cui emerge che l’esercito soffre ancora di un assottigliamento dei ranghi e di un equipaggiamento inadeguato.

 

«La Bundeswehr sta invecchiando e diminuendo», ha dichiarato la scorsa settimana il commissario, aggiungendo che il tasso di abbandono delle forze armate è «ancora molto elevato», mentre il numero di nuove domande è addirittura inferiore rispetto allo scorso anno.

 

Le carenze di personale e attrezzature sono diventate evidenti mentre la Germania continua a fornire attivamente aiuti militari all’Ucraina nel conflitto con la Russia. Berlino è emersa come il secondo maggiore donatore di aiuti militari, spendendo circa 19 miliardi di dollari in armi per Kiev, secondo il Kiel Institute for World Economy.

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Il cancelliere Olaf Scholz ha promesso di raddoppiare gli aiuti militari all’Ucraina quest’anno, suscitando preoccupazioni tra alcuni parlamentari. Nel novembre 2023, il deputato Johann Wadephul avvertì che alcune unità «cruciali» della Bundeswehr non sarebbero durate più di due giorni in battaglia.

 

Come riportato da Renovatio 21, un ulteriore sondaggio a fine 2023 aveva indicato che solo il 17% dei tedeschi è pronto a difendere il proprio Paese.

 

L’anno scorso Germania ha cambiato la Grundgesetz, la Costituzione tedesca, per potere allocare più danaro alle forze armate.

 

Come riportato da Renovatio 21, la Germania sta tentando in modo evidente una rimilitarizzazione (fenomeno per evitare il quale, si diceva, era stata creata la NATO) con espansione in Paesi vicini e investimenti in munizioni (22 miliardi entro il 2031), nonostante i problemi di reclutamento e i malumori delle truppe.

 

Ad agosto la Germania si era resa protagonista di una ridicola proposta di pace, con Scholz che in TV annunciava il suo geniale piano di richieste a Mosca, che coincideva al 100% con i propositi munchauseniani di Zelens’kyj.

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Zelens’kyj vuole missili 300 intercettori. Non è chiaro se vi siano

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Volodymyr Zelens’ky ha richiesto 300 intercettori Patriot ai sostenitori occidentali dell’Ucraina, lamentandosi del fatto che dovrebbero difendere l’Ucraina invece di «stare chiusi nei magazzini». La richiesta evidenzia una realtà concreta che nessuna manovra politica può cambiare.   Nel decennio compreso tra l’anno fiscale 2015 e il 2024, il dipartimento della Difesa statunitense ha acquistato in media poco meno di 270 intercettori PAC-3 Missile Segment Enhancement all’anno, secondo il Center for Strategic and International Studies.   Lo Zelens’kyj sta quindi chiedendo una fornitura di poco più di un anno di missili americani, da consegnare in un’unica soluzione, attingendo a scorte già esaurite a causa di due guerre simultanee.

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Le ragioni di questa richiesta sono innegabili. Nell’attacco russo a Kiev del 1° agosto, la difesa aerea ucraina ha intercettato solo uno dei 27 missili balistici in arrivo, secondo i dati riportati dall’Associated Press.   Il Patriot è l’unico sistema missilistico in dotazione all’Ucraina in grado di intercettare l’Iskander-M russo, e l’Ucraina ne ha di fatto esaurito le scorte. Questo non è l’unico missile di cui vi è carenza. Il CSIS ha riferito a dicembre che nessun nuovo intercettore THAAD era stato consegnato all’inventario statunitense da luglio 2023, poiché la produzione si era spostata su ordini esteri, inclusi 360 intercettori per un singolo contratto saudita, mentre la guerra di dodici giorni tra Israele e Iran del giugno 2025 ha consumato più di 150 THAAD e circa 80 intercettori SM-3 in dodici giorni.   Il dato più significativo tuttavia è di natura amministrativa, scrive EIRN. L’esercito statunitense ha aumentato il suo fabbisogno dichiarato di intercettori PAC-3 MSE da 3.376 a 13.773 missili, un incremento di quattro volte rispetto a quanto dichiarato dall’esercito stesso. Gli intercettori vengono costruiti su un numero limitato di linee di assemblaggio da una forza lavoro che richiede anni di formazione, e da catene di approvvigionamento di piccole aziende che non possono espandersi grazie a stanziamenti supplementari.   La guerra le sta consumando più velocemente di quanto l’industria riesca a produrle, ed è proprio questa carenza che ha spinto il comandante americano in Europa a dichiarare questa settimana di dover scegliere tra difendere il territorio statunitense e difendere Israele. Si tratta di un vincolo economico-fisico, non politico.

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Come riportato da Renovatio 21, il presidente americano Donaldo J. Trump la scorsa settimana aveva respinto le notizie sulla penìa missilistica degli USA. Lo stesso Trump aveva promesso a Kiev la produzione di Patriot, ma ciò è ritenuto da molti come improbabile.   Osservatori hanno notato che, considerando il numero di missili intercettori americani sparati per ciascun missile iraniano, è fuor di dubbio che la guerra di Ormuzzo, e di consenguenza quella in Ucraina, è divenuta insostenibile.   Il mese scorso, Trump aveva dichiarato pubblicamente che le industrie automobilistiche americane potrebbero riconvertirsi in produttori di missili.

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Guerra con l’Iran, gli USA hanno utilizzato «praticamente tutti» i loro missili balistici tattici

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L’esercito statunitense ha di fatto esaurito le scorte di missili tattici terrestri ad alta precisione a causa della campagna contro l’Iran. Lo riporta l’agenzia Reuters che cita fonti a conoscenza dei fatti.

 

Numerose fonti giornalistiche e valutazioni indipendenti hanno segnalato carenze di munizioni sofisticate e critiche nell’arsenale statunitense, a seguito della pubblicazione di un rapporto del Center for Strategic and International Security (CSIS) ad aprile. Oltre a indebolire le capacità offensive del Pentagono, si ritiene che il conflitto abbia inferto un duro colpo alle scorte statunitensi di missili antiaerei.

 

La leadership degli Stati Uniti ha ripetutamente smentito tali affermazioni, insistendo sul fatto di disporre ancora di un’ampia scorta di munizioni.

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Secondo fonti della Reuters, il conflitto con l’Iran ha ridotto drasticamente le scorte di missili terra-terra dell’esercito statunitense, in particolare i sistemi missilistici tattici dell’esercito (ATACMS) e i missili di precisione (PrSM), con due fonti che hanno riferito all’agenzia che le forze armate hanno utilizzato «praticamente tutte» queste armi.

 

Sebbene non si conoscesse in precedenza l’entità dell’esaurimento delle scorte di missili ATACMS da parte dell’esercito statunitense, l’apparente esaurimento delle scorte di PrSM è stato ripetutamente segnalato da metà aprile. Le munizioni, destinate a sostituire i vecchi ATACMS, non erano già disponibili in abbondanza: il Pentagono ne aveva ordinati 130 prima dell’anno fiscale 2024 e altri 250 nel 2025, e non era immediatamente chiaro quante unità fossero state effettivamente consegnate. I nuovi missili sono stati infine utilizzati contro l’Iran senza essere stati sottoposti a un adeguato ciclo di test.

 

Il Segretario alla Guerra statunitense Pete Hegseth ha liquidato le notizie come «fake news». Su X, ha citato in particolare un servizio della CNN che riportava una fonte secondo cui gli Stati Uniti avrebbero utilizzato quasi l’80% dei loro «intercettori missilistici chiave».

 

«Quel sottopancia  NON è vero, CNN. Vergognatevi», ha scritto lo Hegseth.

 


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A metà aprile, un funzionario dell’esercito statunitense ha ammesso che un’unità equipaggiata con missili PrSM aveva esaurito l’intero inventario all’inizio del conflitto. Più tardi, nello stesso mese, il Center for Strategic and International Studies (CSIS) ha pubblicato un’analisi in cui si concludeva che le forze armate statunitensi avevano pericolosamente ridotto le proprie scorte di munizioni critiche nella guerra contro l’Iran.

 

Nello specifico, secondo la valutazione, nelle prime sette settimane il Pentagono aveva consumato almeno il 45% delle sue scorte di PrSM, quasi il 50% dei suoi intercettori Patriot e oltre la metà dei suoi missili antibalistici THAAD (Terminal High Altitude Area Defense).

 

Alla fine del mese scorso, il New York Times e il Wall Street Journal hanno riportato che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva deciso di accantonare un nuovo attacco su larga scala contro l’Iran a causa della diminuzione delle scorte di missili antiaerei.

 

Il presidente statunitense ha tuttavia respinto tali affermazioni, insistendo sul fatto che gli Stati Uniti possiedono «molte più munizioni di chiunque altro al mondo e molte più di quelle di cui abbiamo bisogno».

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Washington si ritirerà dalla guida del gruppo di aiuti NATO all’Ucraina

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Il Pentagono starebbe pianificando di trasferire la guida del comando NATO con sede in Germania, incaricato di coordinare gli aiuti militari all’Ucraina, a un altro membro del blocco militare, nell’ambito del continuo ridimensionamento della presenza militare statunitense in Europa. Lo riporta il sito di informazione Politico, che cita un funzionario NATO rimasto anonimo,   L’Ucraina è stata fortemente dipendente dalle forniture di armi provenienti dai suoi sostenitori occidentali durante tutto il conflitto, giunto ormai al quinto anno. Mosca ha condannato le spedizioni di armi all’Ucraina, sostenendo che esse non fanno altro che prolungare il conflitto senza cambiarne l’esito, e avvertendo che l’assistenza militare dimostra il coinvolgimento diretto della NATO nel conflitto, rischiando così uno scontro diretto tra la Russia e l’euroblocco.   Il piano in questione si inserisce in un più ampio cambiamento nella politica di difesa statunitense sotto la presidenza di Donald Trump, la cui amministrazione prevede di ridurre le truppe e i sistemi d’arma critici in Europa e di reindirizzare parte delle risorse verso l’Asia e altre regioni. La Casa Bianca ha inoltre spinto i membri europei della NATO ad assumersi maggiori responsabilità per la sicurezza regionale, aumentando significativamente la spesa per la difesa.

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Il Gruppo di Assistenza alla Sicurezza-Ucraina (SAG-U), con sede nella città tedesca di Wiesbaden, coordina le consegne di armi, l’addestramento e il supporto logistico per l’Ucraina.   Un funzionario della NATO ha dichiarato a Politico che la transizione dovrebbe durare fino a un anno, durante il quale un vicecomandante statunitense rimarrà coinvolto attraverso la struttura di comando militare dell’alleanza. Il SAG-U è sempre stato concepito come un’organizzazione temporanea, e la transizione è stata pensata per distribuire le responsabilità in modo più equo tra gli alleati della NATO, ha aggiunto il funzionario.   Dal suo ritorno alla Casa Bianca nel gennaio 2025, Trump ha spinto i membri della NATO a impegnarsi a destinare il 5% del PIL alla difesa entro il 2035 e ha ripetutamente accusato i membri europei del blocco di non condividere l’onere militare comune. Le divisioni all’interno della NATO si sono inoltre acuite a causa della spinta di Trump ad acquisire la Groenlandia e dopo che diversi membri europei si sono rifiutati di sostenere la sua operazione militare contro l’Iran.   All’inizio di quest’anno, il Segretario alla Difesa Pete Hegseth ha esortato gli Stati europei della NATO a «fare di più», affermando che l’alleanza non può più rimanere una «tigre di carta e una strada a senso unico».   A febbraio, gli Stati Uniti hanno annunciato che Londra avrebbe assunto il comando congiunto della NATO a Norfolk, l’Italia avrebbe guidato il quartier generale di Napoli, mentre Germania e Polonia si sarebbero assunte la responsabilità del comando di Brunssum, nei Paesi Bassi.

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