Spirito
I vescovi belgi propongono il diaconato femminile e il matrimonio dei preti
La Relazione di sintesi della sessione del Sinodo sulla sinodalità dell’ottobre 2023 ha chiesto che i vari punti registrati in questo documento siano oggetto di nuove discussioni, a vari livelli, per portare infine a un nuovo Instrumentum laboris, futura base di lavoro per il Sinodo finale sessione che si terrà dal 2 al 27 ottobre 2024 a Roma.
L’episcopato belga ha pubblicato un progetto di Priorità di discussione per la seconda sessione della 16a Assemblea Generale del Sinodo dei Vescovi – ottobre 2024. Questo documento di meno di cinque pagine è particolarmente interessante, perché è caratteristico del pensiero teologico moderno e di gravi deviazioni che lo inquinano.
Le tre priorità ritenute dai vescovi
Queste «priorità» si riassumono in tre temi. La prima riguarda il modo di essere missionario. E il testo rileva che «una Chiesa sinodale missionaria richiede un dialogo aperto che tenga conto degli sviluppi attuali del mondo che ci circonda». Occorre quindi un «dialogo aperto» con «l’evoluzione della scienza, della cultura e della società».
L’obiettivo è che la Chiesa possa così «imparare cose». Gli sviluppi sociali (in materia di diritti umani, democrazia e libertà moderne, per esempio) incoraggiano la Chiesa a «rivedere e/o arricchire alcune delle sue posizioni» in modo da essere portata a «mettere in discussione e rinnovare la propria comprensione della Buona Novella».
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La seconda priorità a mette in discussione la Tradizione della Chiesa. Il testo spiega che «La tradizione/le tradizioni (…) sono il frutto di molti sviluppi e continuano ad evolversi». E ci si chiede: «la/le Tradizione/i della Chiesa rappresentano la migliore interpretazione possibile delle Scritture per gli uomini di oggi?»
Ciò richiede che «il Sinodo descriva la/le Tradizione/i della nostra Chiesa come dinamica e in costante sviluppo» attraverso «un dialogo aperto con gli sviluppi della teologia, della filosofia e della scienza».
La terza priorità è la constatazione che i primi due possono conoscere sviluppi diversi in diverse parti della Chiesa: c’è quindi bisogno di «unità nella diversità». Il che implica una maggiore responsabilità dei vescovi o delle conferenze episcopali. Di qui la richiesta che «prenda forma il decentramento di alcune decisioni nella Chiesa».
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I tre temi
Queste priorità vengono applicate a tre temi «fortemente sentiti nella Chiesa in Belgio». Il primo è il posto delle donne nella Chiesa. Basandosi su quanto «insegna la nostra società: l’uguaglianza di genere, l’importanza delle pari opportunità tra uomini e donne», il testo chiede «il via libera affinché le conferenze episcopali possano adottare alcune misure».
Queste misure riguardano più specificamente che «l’attribuzione di una crescente responsabilità pastorale alle donne e l’ordinazione diaconale delle donne non dovrebbero essere universalmente obbligatorie o proibite».
Il secondo tema è il «luogo e il significato del ministero ordinato». Ancora una volta il testo ascolta «il nostro tempo e la nostra cultura». Egli rileva che la difficoltà del reclutamento del clero, così come la responsabilità pastorale condivisa tra sacerdoti e laici, devono portare a una riscoperta della «natura simbolica e sacramentale del ministero ordinato».
Le due esigenze che ne derivano sono da un lato che «sacerdoti e diaconi assumano le loro responsabilità pastorali all’interno di gruppi in cui anche i laici hanno il loro posto e il loro compito», il che porterà ad un rinnovamento nella formazione dei presbiteri e dei diaconi riguardo compiti pastorali.
E d’altro canto si chiede «che ciascuna conferenza episcopale o assemblea episcopale continentale possa adottare alcune misure in vista dell’ordinazione sacerdotale dei “viri probati”. L’ordinazione sacerdotale dei “viri probati” non dovrebbe essere universalmente obbligatoria o vietata».
Il terzo tema riguarda «i giovani e la cultura digitale», e invita alla cooperazione tra tutti gli attori ecclesiali affinché la Chiesa sia presente nel mondo digitale.
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Conclusione
La concezione di Tradizione presentata da questo testo è frutto del Concilio Vaticano II attraverso la costituzione dogmatica Dei Verbum che ha voluto riunire in qualche modo in una sola le due fonti definite dal Concilio di Trento – Sacra Scrittura e Tradizione. A ciò si associa la nozione di «tradizione viva», vissuta in ogni epoca della storia della Chiesa.
Così, la Tradizione è considerata come l’interpretazione della Sacra Scrittura in ogni epoca secondo la sua cultura, la sua filosofia o anche lo sviluppo delle scienze. Ciò significa che è essenzialmente evolutiva. Non è più la Tradizione della Chiesa come definita dal Concilio di Trento: fonte immutabile della Rivelazione.
In questo sistema modernista, nulla nella dottrina è al sicuro da un cambiamento, una trasformazione o un’evoluzione che trasformi il dogma nel suo opposto. Il documento dei vescovi belgi ne è una caricatura, ma ahimè! molto – troppo – condiviso da diversi vescovi. Purtroppo non professano più la fede cattolica.
Certamente il celibato sacerdotale non va messo sullo stesso piano del sacerdozio riservato agli uomini, punto che non può cambiare. Ma mettere in discussione questa disciplina fa parte di questa perpetua evoluzione. Per quanto riguarda il processo decisionale differenziato, ciò consente di considerare perfettamente lecita la benedizione delle coppie dello stesso sesso in Belgio e di rifiutarla altrove.
L’unità nella diversità, in queste condizioni, equivale alla frammentazione della dottrina e della disciplina della Chiesa in molteplici opinioni più o meno opposte. Non è più la Chiesa cattolica, ma una Chiesa diventata protestante.
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Immagine di Carolus via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 3.0 Unported; immagine modificata
Spirito
Il cardinale Brandmüller propone una «riforma della riforma» del sistema liturgico
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Una Costituzione mal applicata
L’alto prelato cerca di scagionare il Concilio e difende la Costituzione sulla Liturgia, una tesi sostenuta anche da mons. Athanasius Schneider: «Non è con la “Sacrosanctum concilium” del Vaticano II, bensì con l’attuazione dopo il Concilio della riforma liturgica che si è aperta una frattura in ampie parti del mondo cattolico». Ma attacca anche il periodo postconciliare: è necessario studiare «con imparzialità il capitolo II della costituzione conciliare “Sacrosanctum concilium” e valutare alla sua luce gli sviluppi successivi. Risulterebbe allora evidente quanto la prassi postconciliare si sia allontanata dalla costituzione». Questo punto dovrà essere rivisitato.Un attacco alla tradizione «umana»
Il cardinale Brandmüller vede questo «conflitto liturgico» principalmente come un attacco alle tradizioni dei popoli: «Ciò che tocca invece la vita quotidiana della pietà sono i riti, le usanze, le forme concrete della religiosità vissuta ogni giorno. (…) Nella maggior parte dei casi, non è la dottrina di fede a essere direttamente intaccata. Lo sono il sentimento religioso, le care formule devozionali, l’abitudine». Questi attacchi provocano sempre reazioni perché non riconoscono «non solo l’essenza cristiana, ma anche quella umana della tradizione ereditata». Cita come esempio le battaglie combattute dopo il Concilio di Trento, che «non riguardavano la natura della Santa Eucaristia». Cita anche come esempio la riforma della Veglia Pasquale di Pio XII nel 1951 e poi della Settimana Santa nel 1955, che non diedero luogo a «tale diffidenza, o addirittura tale rifiuto delle novità». E si chiede perché, d’altra parte, le riforme di Paolo VI abbiano provocato tali reazioni, dal momento che «molti videro in atto una rottura liturgica con la tradizione”.Iscriviti al canale Telegram ![]()
Un attacco alla natura stessa della Messa
Il porporato vede questa differenza nell’oggetto del conflitto: «gli inizi del XX secolo, nel contesto del modernismo, che riemerse la disputa sul sacrificio della Messa, ora però non tanto sul rito quanto piuttosto sull’essenza del sacrificio stesso». Ma Pio XII, «nel mezzo dei problemi del dopoguerra e consapevole delle questioni irrisolte relative al santo sacrificio della Messa, riprese l’argomento nella sua enciclica “Mediator Dei” del 1947 : ribadì e chiarì il dogma del Concilio di Trento e infine fornì indicazioni per una degna celebrazione liturgica». Tutto sembrava essere tornato in ordine. Eppure…Le conseguenze di Pio XII
«Dopo il pontificato di Pio XII», riconosce il cardinale Brandmüller, «in vari ambienti ecclesiali l’elezione di Giovanni XXIII venne percepita come una liberazione da coercizioni magisteriali. La porta si apriva anche al dialogo con il marxismo, la filosofia esistenzialista, la scuola di Francoforte, Kant e Hegel – e con questo a un nuovo modo radicalmente diverso di intendere la teologia». E aggiunge questa grave e terribile osservazione: «Suonava l’ora dell’individualismo teologico, dell’addio a ciò che veniva liquidato come “passatismo”. Le conseguenze per la liturgia furono gravi». «Arbitrio, proliferazione, individualismo sfrenato condussero, in non pochi luoghi, alla sostituzione della Messa con elaborati personali, raccolti addirittura in quaderni ad anelli preparati dai celebranti. Il risultato fu un caos liturgico e un esodo dalla Chiesa senza precedenti, che nonostante la riforma paolina perdura ancora oggi». Il periodo postconciliare e i suoi abusi L’osservazione prosegue riguardo al periodo postconciliare: «In risposta sorsero gruppi e circoli decisi a contrapporre al disordine la ferma fedeltà al Missale romanum di Pio XII. (…) In tal modo, anche la riforma del messale di Paolo VI – che pure non mancava di difetti – incontrò critiche e resistenze». Le critiche si sono concentrate «non tanto sul rito, quanto di nuovo sulla natura del sacrificio eucaristico. L’enfasi eccessiva – fino alle vera e propria assolutizzazione – del carattere conviviale della Santa Messa condusse, e conduce ancora, a gravi abusi liturgici, talora perfino blasfemi. Abusi nati da fraintendimenti fondamentali del mistero dell’Eucaristia». E la valutazione si conclude con un’osservazione molto seria: «I casi in cui le autorità episcopali sono intervenute contro gli abusi sono stati piuttosto rari. Non si è ancora compreso a sufficienza che questa dissoluzione dell’unità liturgica è frutto di incertezza o addirittura di perdita della fede autentica e costituisce una minaccia per l’unità stessa nella fede».Aiuta Renovatio 21
La «Riforma della Riforma»
Ma questa osservazione forte e chiara del cardinale Brandmüller è ben poca cosa: «Entrambi gli schieramenti dovrebbero studiare con imparzialità il capitolo II della costituzione conciliare “Sacrosanctum concilium” e valutare alla sua luce gli sviluppi successivi. Risulterebbe allora evidente quanto la prassi postconciliare si sia allontanata dalla costituzione». Conclude affermando che «Solo così, nel silenzio e con grande pazienza, si potrà lavorare a una riforma della riforma, che corrisponda realmente alle disposizioni della Sacrosanctum concilium». Papa Benedetto XVI aveva avanzato la stessa proposta, che si inscriveva nel più ampio quadro dell’ermeneutica della continuità. Certamente, sarebbe possibile per un papa realizzare una buona ‘riforma’ del Rito Romano e imporla a tutta la Chiesa. Ma questo presenterebbe oggi molti ostacoli e sarebbe estremamente imprudente. Innanzitutto, perché i tempi di crisi non sono favorevoli a questo tipo di esercizio. In secondo luogo, perché offrirebbe una «terza via» che nessuna delle due parti sarebbe disposta a percorrere, soprattutto nelle circostanze attuali. Infine, perché lascerebbe intatto – a meno che non venisse abolito contemporaneamente – un rito gravemente viziato. È proprio su questo punto che l’analisi del cardinale Brandmüller inciampa, vedendo solo abusi, anche molto gravi. L’abuso implica che qualcosa di buono venga deviato dal suo scopo originario: in altre parole, il Novus Ordo è buono, è l’abuso a essere detestabile. Allo stesso tempo, egli afferma contraddittoriamente che questa nuova Messa non è stata istituita secondo le prescrizioni del Concilio. Sebbene il contributo del cardinale Brandmüller sia interessante e importante, sembra rimanere troppo superficiale nell’affrontare la questione. Articolo previamente apparso su FSSPX.NewsIscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Spirito
Mons. Viganò: «la Fede Cattolica è l’unica vera, l’unica contro cui Satana scatena tutte le altre, che egli ispira e favorisce»
Renovatio 21 pubblica l’intervista pubblicata nelle scorse settimane dal giornalista statunitense Stephne Kokx. Le opinioni degli scritti pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
Eccellenza, abbiamo letto la Sua analisi «a caldo» sui risultati del Concistoro straordinario (qui), e credo si possa dire che – ancora una volta – Ella abbia colto nel segno: «Questo Concistoro sancisce la continuità tra Bergoglio e Prevost su tutti i punti controversi dell’agenda sinodale e sull’irrevocabilità del Concilio». Quale crede possa essere lo scenario che si apre dinanzi a noi, come Cattolici, dopo le recenti dichiarazioni di Leone sullo «sviluppo dinamico» della Dottrina e della Morale?
Quando sentiamo parlare di «sviluppo dinamico» non possiamo non pensare alla condanna della dottrina eterodossa della cosiddetta «evoluzione del dogma», secondo la quale la Chiesa avrebbe col passare del tempo e grazie al progresso scientifico delle discipline teologiche una migliore e diversa comprensione della Rivelazione.
Si tratta di una vera e propria frode pseudoscientifica, basata sull’evoluzionismo e sullo storicismo filosofico, propagandata dai modernisti sin dai tempi di Alfred Loisy, mediante la quale far credere al popolo cristiano che le loro adulterazioni della Fede e della Morale devano essere considerate come un altro modo di esprimere un medesimo concetto, che per duemila anni il Magistero non aveva saputo esplicitare correttamente.
La Chiesa Cattolica avrebbe quindi insegnato dottrine che nel corso dei secoli sono state accettate passivamente da un popolo sottomesso e ignorante, e che solo con il Vaticano II e la sua riforma liturgica sarebbero state accantonate. Ovviamente le dottrine che il Concilio ha oscurato o riformulato sono quelle che condannano le sue stesse deviazioni, non ultima la «sinodalità».
I Modernisti considerano i dogmi come espressioni provvisorie dell’esperienza religiosa che evolvono e si adattano alle circostanze. La “morale situazionale” di Amoris Lætitia e di Fiducia Supplicans è un’applicazione pratica di questa impostazione eretica evoluzionistica dagli effetti devastanti, così come è in continuo divenire la liturgia conciliare. È evidente che tutto questo risponde ad un’impostazione teologica antropocentrica e ad una filosofia immanentista.
Chi oggi siede sul Soglio di Pietro afferma che le sette acattoliche costituirebbero quella fantomatica «chiesa» che Lumen Gentium vede sussistere anche ma non solo nella Chiesa Cattolica, facendo eco a Bergoglio che dichiarava tutte le religioni come percorsi di salvezza voluti da Dio.
Ma se tutte le religioni sono volute da Dio, se la verità è «sfaccettata» e si declina in modi diversi e molteplici in tutte le confessioni cristiane e addirittura nelle religioni pagane e nelle superstizioni idolatriche, per quale motivo – mi chiedo – l’unica religione ad essere considerata inaccettabile e censurabile in questo Pantheon ecumenico e inclusivo è quella Cattolica tradizionale?
La risposta è semplice e terribile allo stesso tempo: perché la Fede Cattolica è l’unica vera, l’unica contro cui Satana scatena tutte le altre, che egli ispira e favorisce. L’unica che Satana teme, perché svela e combatte le sue macchinazioni infernali. Astiterunt reges terræ, et principes convenerunt in unum, adversus Dominum, et adversus Christum ejus (Sal 2, 2). I re della terra si sono levati e i principi si sono uniti contro il Signore e contro il suo Cristo. L’unità ecumenica e massonica del Vaticano II si fonda su questo pactum sceleris tra false religioni, unite contro la sola vera Religione. Capovolgendo le parole di San Paolo, Veritatem facientes in caritate (Ef 4, 15), nella mente dei fautori della sinodalità l’unità non può e non deve fondarsi sulla Verità: perché è proprio la Verità che rende impossibile quell’unità e a maggior ragione la Carità verso Dio e verso il prossimo.
Lo scenario che si profila – anzi, che già è sotto i nostri occhi – è profondamente inquietante, ma in un’ottica escatologica trova una propria ragione nell’apostasia preannunciata dal Profeta Daniele e dall’Apocalisse, ribadita presumibilmente nella terza parte del messaggio della Vergine Maria a Fatima e dalle Sue parole a La Salette: «Roma perderà la Fede e diventerà sede dell’Anticristo».
L’apostasia della Gerarchia della Chiesa Cattolica fa parte di quella crisi dell’autorità terrena come necessaria conseguenza del rifiuto della Regalità di Nostro Signore Gesù Cristo. Questa autorità pretende obbedienza nel nome del Capo del Corpo Mistico, mentre se ne separa con l’eresia e la corruzione. La Gerarchia non potrà sanare il vulnus di cui è responsabile, finché non si convertirà. Fino a quel momento essa non potrà che essere un’autorità tirannica e autoreferenziale, priva di qualsiasi legittimità, perché abusa del proprio potere per lo scopo opposto a quello per il quale Nostro Signore l’ha istituita.
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In moltissimi Suoi interventi, sin dal 2020, Ella ha evidenziato il parallelismo tra il modus operandi della «deep church» e quello del «deep state». Le ultime rivelazioni relative ai documenti del dossier di Epstein – ormai desecretati e in gran parte resi pubblici – mostrano che la corruzione e il ricatto sono stati lo strumento principale per ottenere obbedienza e collaborazione da personaggi che ricoprono ruoli ai vertici delle istituzioni. Ma ciò che sconcerta maggiormente è il livello di orrori perpetrati ai danni dei bambini e di vittime innocenti. Cosa muove queste persone?
Non possiamo non vedere nelle sevizie sui bambini lo stesso odio anticristico che portò al martirio di Guglielmo di Norwich (1144), Ugo di Lincoln (1255), Guglielmo di Oberwesel (1287), Rodolfo di Berna (1294), Andrea Oxner (1462), Simone di Trento (1475), Sebastiano Novello (1480), Lorenzino Sossio (1485), Domenico del Val, Cristoforo della Guardia: tutti bambini goyim di un’età compresa tra i 3 ed i 15 anni, torturati e uccisi dalla medesima Sinagoga di Satana che oggi governa il mondo. Tutti seviziati per lo stesso motivo: uccidere ancora una volta, nelle carni dell’innocente, l’Agnello immacolato che ha dato la vita per la nostra Redenzione.
La differenza tra questi omicidi rituali e quelli che emergono dai documenti desecretati è che allora essi potevano apparire sporadici, perché commessi da una setta ristretta e giustamente emarginata da una società fieramente cattolica; mentre oggi – nel silenzio omertoso della stampa mainstream e nella scandalosa inerzia dei Magistrati – sono commessi su vasta scala dalla stessa setta che è riuscita ad appropriarsi del potere dopo aver scristianizzato la società e instaurato la Rivoluzione.
Una rivoluzione che il Concilio ha fatto propria, convertendo progressivamente i membri della Gerarchia ai principi massonici e spesso scegliendone i candidati tra emissari della Logge.
Questa è la matrice della setta infernale che i documenti di Epstein confermano nei suoi più raccapriccianti dettagli. D’altra parte, se i fautori del Vaticano II sono giunti a negare la responsabilità dei Giudei nella Crocifissione di Nostro Signore, non stupisce il loro zelo nel cancellare la memoria di quei Santi Martiri bambini, mettendo addirittura in dubbio la realtà storica della loro uccisione nel corso di sacrifici rituali.
La Gerarchia postconciliare si è resa complice di un piano satanico, senza comprenderne le terrificanti implicazioni. Ma nonostante l’evidenza di questo colpo di stato globale essa continua tetragona a sostenere e ratificare l’agenda globalista, la farsa vaccinale, la frode del green deal, la folle teoria gender, l’ideologia LGBTQ+ e la sostituzione etnica delle Nazioni cattoliche, anche se sono tutte parte di un medesimo progetto criminale ed eversivo che oggi sappiamo essere stato accuratamente pianificato.
Ma perché questo golpe potesse aver luogo, è stato necessario replicare in ambito ecclesiastico ciò che i «figli» delle famiglie dell’alta finanza usuraia hanno fatto infiltrando i governi con gli Young Global Leaders del World Economic Forum, con la cooperazione documentata dello stesso Epstein e dei ben noti «filantropi» ashkenaziti. Per questo motivo le quinte colonne ai vertici della Gerarchia conciliare hanno creato una «linea dinastica» – per così dire – che assicurasse una «discendenza» e dunque una continuità ideologica e organizzativa negli organismi centrali e periferici della Chiesa. Theodore McCarrick ha piazzato i suoi protetti (…) – per citarne solo alcuni – in ruoli apicali nelle Conferenze Episcopali e nella Curia Romana. Oggi costoro agiscono allo stesso modo con i propri favoriti per perpetuare il potere di questa lobby.
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Cosa possiamo fare noi, come Cattolici e come membri della nostra comunità, per fronteggiare questa situazione di totale rovesciamento di ogni più elementare principio morale e etico?
Umanamente parlando, lo scontro che si va profilando appare decisamente impari. Da una parte vi è il pusillus grex, costituito di quanti custodiscono la Sacra Tradizione. Questa parte è rimasta praticamente senza Pastori, anzi abbandonata e ostracizzata dai mercenari e dai falsi pastori della chiesa sinodale, oltre ad essere disorganizzata e frammentata.
Dall’altra vi è il mondo intero, con i suoi potentissimi mezzi organizzativi, finanziari e istituzionali, di cui è zelantissima alleata quella «chiesa» che si proclama inclusiva con tutti fuorché con i Cattolici. Un mondo che si avvia a proscrivere i Cristiani dal consorzio civile, a criminalizzare l’appartenenza alla Chiesa Cattolica, a considerare i tradizionalisti come non-persone. Il contributo della chiesa sinodale a questa operazione di persecuzione risiede sia nella cooperazione all’Agenda globalista, sia nella scomunica di chi come me denunciava – e denuncia tuttora – la corruzione dei Prelati e di coloro che hanno loro dato protezione e impunità.
Vorrei qui richiamare l’attenzione su un elemento significativo del processo di manipolazione mentale che viene operato sulle masse. Qualche giorno fa, intervenendo all’annuale incontro del World Economic Forum a Davos, abbiamo sentito il Presidente della Conferenza dei Rabbini Europei, Pinchas Goldschmidt, riferirsi ai cittadini delle nazioni del nostro Continente come di «vecchi europei», definiti antisemiti e islamofobi solo perché non sono disposti a rassegnarsi ad un’ormai irreversibile sostituzione etnica.
Così facendo, l’élite globalista crea le basi ideologiche – come già avvenuto durante la psicopandemia con l’emarginazione dei «no-vax» – per delegittimare ogni voce che si opponga alla dittatura del pensiero unico. Questa delegittimazione comporta anche un’implicita privazione dei diritti, il via libera all’ostracismo, alla persecuzione, alla criminalizzazione. L’élite nega cittadinanza a chi vi ha diritto e la accorda allo straniero, al quale riconosce fraudolentemente addirittura il diritto di voto. I «vecchi europei» appartengono alla «vecchia Europa», un’entità distinta dalla “nuova Europa” inclusiva, multiculturale, multietnica, multireligiosa e globalista del Nuovo Ordine Mondiale. Da un lato abbiamo l’Europa cristiana di Nazioni sovrane, dall’altro l’Europa massonica, talmudica e sinarchica.
Qualcosa di simile – simile in modo inquietante – è avvenuto anche nel corpo ecclesiale, non meno infiltrato di quinte colonne di quanto non sia avvenuto nella sfera civile. In questo caso non abbiamo più «vecchi europei», ma «vecchi Cattolici»: ossia quei fedeli che ancora si ostinano a considerarsi membri della Chiesa di Cristo, e che non si rassegnano a vedervi ammessi quanti consapevolmente ne respingono la Fede, la Morale, la Liturgia.
L’ossessiva propaganda immigrazionista di Bergoglio e Prevost, di Cardinali e Vescovi a supporto della sostituzione etnica operata dai governi globalisti non si limita all’ambito civile: essa trova il suo corrispondente ecclesiale nella propaganda ecumenica. La loro politica open borders è iniziata con il Vaticano II, che ha spalancato le porte della Cittadella e abbassato i suoi ponti levatoi proprio nel momento in cui si stava preparando il più violento assalto da parte del nemico.
La sostituzione religiosa che sta operando la Gerarchia conciliare-sinodale non è meno consapevole di quella etnica. Essa si manifesta nel medesimo modus operandi: costringere all’esilio i veri Cattolici e dare cittadinanza a eretici e pervertiti. Chi non ratifica il Novus Ordo – in tutte le sue accezioni – si palesa come «vecchio Cattolico», appartenente alla «vecchia Chiesa», con la sua «vecchia Messa»; e con ciò si autoesclude, si autoscomunica dalla «nuova chiesa». Da un lato abbiamo la Chiesa Cattolica, dall’altro la «chiesa» conciliare, sinodale, ecumenica che è riuscita ad impadronirsi del potere e non ha alcuna intenzione di lasciarlo.
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Per quale motivo, secondo Lei, la Chiesa di oggi è così attenta al dialogo ecumenico con gli acattolici e allo stesso tempo così intollerante e severa nei riguardi delle realtà tradizionali? Perché si mostra così rigida nei Suoi riguardi, ma così inclusiva con eretici, scismatici e addirittura con l’Islam e l’Ebraismo?
La Gerarchia della Chiesa Cattolica – ed in primis coloro che hanno preso il controllo del Vaticano usurpando la Sede di Pietro – non ha più la voce autorevole della Verità, ma quella pavida del dialogo e del compromesso con il mondo. E questo avviene dal Concilio Vaticano II in poi, che segna un punto di rottura e di discontinuità rispetto alla Chiesa Cattolica Apostolica Romana di sempre.
Il motivo per cui la chiesa conciliare riconosce le altre chiese diversamente cristiane e le sette è che essa non si considera più l’unica depositaria della Verità rivelata. Per questo si pone al loro livello con innumerevoli incontri ecumenici (ad intra) ed interreligiosi (ad extra). Il Papato ne esce sfigurato e il Vescovo di Roma ridotto ad un primus inter pares, secondo la rilettura «in chiave sinodale ed ecumenica» indicata dal documento di studio Il Vescovo di Roma. Primato e sinodalità nei dialoghi ecumenici e nelle risposte all’enciclica Ut unum sint. Questi sono gli effetti pratici del subsistit in di Lumen Gentium.
Scismatici ortodossi, eretici protestanti, idolatri pagani e chiesa conciliare-sinodale sono tutti accomunati dalla propria eterogeneità rispetto alla Chiesa Cattolica; ed è appunto dalla Chiesa Cattolica Apostolica Romana che tutti costoro prendono sdegnosamente le distanze.
Non dimentichiamo che anche presso gli Ortodossi vi sono comunità che hanno introdotto il diaconato per le donne, facendo proprie le istanze della parità di genere a cui la chiesa conciliare da tempo si sta adeguando con sempre più ardite innovazioni. Protestanti ed Anglicani condividono con la chiesa conciliare-sinodale – che rigetta, reinterpreta o cancella le Verità cattoliche – errori ed eresie ecclesiologiche e dottrinali, ed insieme perseguono ecumenicamente una falsa unità al prezzo dell’apostasia della Fede.
La farsa della sentenza amministrativa del Dicastero per la Dottrina della Fede mi ha inflitto la scomunica dichiarandomi in stato di scisma con la chiesa bergogliana per aver osato mettere in discussione i suoi due idoli intoccabili: il Vaticano II e la legittimità di Jorge Mario Bergoglio come Papa. Ciò ovviamente non mi rende scismatico rispetto alla Chiesa Cattolica, ma alla chiesa conciliare-sinodale, dimostrando così che essa stessa è in scisma de facto dalla Chiesa Cattolica Apostolica Romana, né più né meno di quanto non lo siano gli Ortodossi o i Protestanti.
Proprio in questi giorni la Fraternità San Pio X ha annunciato che il prossimo 1o Luglio consacrerà nuovi Vescovi senza il placet vaticano. Come valuta Vostra Eccellenza questa decisione?
Apprezzo molto la decisione di assicurare la Successione Apostolica per garantire continuità alla Fraternità e conservare il tesoro della Tradizione, del Sacerdozio cattolico e del Santo Sacrificio della Messa. Credo tuttavia che la Fraternità San Pio X debba ancora affrontare la fase finale del percorso di consapevolezza che trentotto anni fa ha condotto il suo Fondatore, l’Arcivescovo Marcel Lefebvre, a considerare «apostata la Roma modernista».
È pur vero che lo stato di necessità invocato per legittimare le Consacrazioni episcopali è giustificato dalla salvezza delle anime – salus animarum suprema lex. Ciò autorizza la Fraternità a procedere alla Consacrazione di nuovi Vescovi anche in assenza del Mandato Pontificio, che un Papa fedele al Mandato Petrino sicuramente concederebbe. Va nondimeno notato che nell’eventualità remotissima che Leone dovesse consentire a queste Consacrazioni, la Fraternità si troverebbe in una situazione paradossale, con due Vescovi «in una situazione canonica irregolare» e quelli novelli «in comunione con Roma». Il che genererebbe una frattura all’interno della Fraternità stessa.
Canonicamente non sembra esservi via d’uscita, e questo perché il problema è di natura teologica ed ecclesiologica. Ed è lo stesso Superiore Generale don Davide Pagliarani a riconoscere questa gravissima anomalia, oggettivamente impossibile da sanare in un momento in cui le condizioni per un ritorno di Roma alla Tradizione sono molto più irrealizzabili che ai tempi di Mons. Lefebvre. È certamente comprensibile il desiderio della Fraternità San Pio X di manifestare concretamente la propria unione con la Sede Apostolica, cum Petro et sub Petro; ma l’oggettivo divario presente non può essere colmato per via amministrativa, avendo come interlocutori funzionari che non professano più la Fede Cattolica e che si prefiggono di demolire la Santa Chiesa.
Auspico che il motivo per cui il Superiore Generale insiste nell’avere un confronto con Roma non abbia come obiettivo principale la regolarizzazione canonica, quanto piuttosto il «metterla nell’angolo» – per così dire – in modo che da un lato sia evidente la volontà dei membri della FSSPX di riconoscersi figli della Chiesa Cattolica e sudditi del Romano Pontefice; e dall’altro «mettere a verbale» l’indisponibilità dell’attuale Gerarchia a rimettere in questione il Vaticano II e le sue gravissime derive, mostrandola per quello che è, ossia eversiva ed eretica.
Il paradosso del veto romano appare in tutta la sua sconvolgente contraddizione se consideriamo che la Santa Sede continua a ratificare ex post le Ordinazioni episcopali della chiesa patriottica cinese – notoriamente scismatica e con una propria gerarchia parallela e ostile a Roma. Non dimentichiamo che la scomunica per le Consacrazioni episcopali conferite senza Mandato Apostolico fu introdotta da Pio XII nel 1958 proprio per sancire lo stato di scisma dell’Associazione Patriottica.
L’Accordo segreto sino-vaticano stipulato da Bergoglio e Parolin sconfessa la posizione che la Santa Sede aveva mantenuto fino a Benedetto XVI e allinea la chiesa scismatica cinese alle altre sette acattoliche con cui la chiesa sinodale dialoga amichevolmente, senza che questo ponga alcun problema.
Dobbiamo riconoscere che la crisi presente, proprio per la sua assoluta eccezionalità e gravità, impone di essere affrontata – per così dire – «al di fuori degli schemi». Le risposte canoniche sono valide per tempi di relativa normalità, non per situazioni straordinarie, direi quasi escatologiche. La deriva cui è giunta la chiesa conciliare-sinodale è tale da far sì che le medesime persone detengano l’autorità sacra della Chiesa e il potere eversivo della sua contraffazione.
Non è possibile presiedere la Chiesa Cattolica nell’ortodossia e allo stesso tempo la chiesa sinodale nell’eresia, così come non è possibile servire due padroni (Mt 6, 24).
Ritiene fondata e condivisibile la prospettiva di una «pax liturgica» che è stata avanzata da certi ambienti ecclesiali?
La pax liturgica auspicata da alcuni Prelati e intellettuali cattolici costituisce a mio avviso un pericolosissimo inganno, nel quale sono caduti per primi i suoi fautori e nel quale cadranno anche quanti ad essi fanno riferimento. Il concetto di una pacifica convivenza di due forme del medesimo Rito è impossibile, e frutto di una de-dogmatizzazione della Liturgia a cui corrisponde una de-liturgizzazione della Dottrina.
La Messa tridentina è voce orante della Fede cattolica, secondo l’adagio Lex orandi lex credendi. Il Novus Ordo è espressione ideologica degli errori del Concilio con chiarissime, sfrontate omissioni e manipolazioni per adulterare la Fede cattolica e traghettare progressivamente i fedeli verso la Religione Universale. I fedeli che assistono ad entrambi i riti potranno forse ritenere più belle e solenni le celebrazioni in rito antico, ma rimarranno convinti che sia possibile far convivere due mondi opposti semplicemente accordando libertà ad entrambi. Ciò ripugna al principio di non contraddizione ancor prima che al Magistero cattolico.
Come ha giustamente rilevato Mons. Marian Eleganti, «si tollera uno scisma non dichiarato che coinvolge l’intera Chiesa Cattolica tra i cosiddetti “modernisti”, “adattati allo spirito del tempo”, “relativisti” e “pluralisti”, “di sinistra”, “cattolici riformisti” e i Cattolici “conservatori”, “di destra”, “tradizionalisti” e “ortodossi”. Entrambe le ali si considerano fedeli e cattoliche. Questo è il paradosso per eccellenza».
Chris Jackson commenta: «Questo scandaloso doppio standard dimostra che la chiesa conciliare dà più valore alla conformità al suo nuovo credo umanistico che alla fedeltà alla verità di Cristo». Purtroppo tra i conservatori vige la persuasione del tutto erronea e infondata che non sia stato il Vaticano II, ma una sua erronea interpretazione ad aver causato la crisi; che non sia stato il Novus Ordo Missæ, ma gli abusi nella sua celebrazione ad aver provocato il crollo della pratica religiosa.
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Cosa possono fare i sacerdoti e i fedeli per resistere a questa crisi dell’autorità civile e religiosa?
Pensare che sia possibile risanare dalle fondamenta le istituzioni di tutto il mondo occidentale oggi nelle mani della Sinagoga di Satana è una folle illusione. La nostra è una civiltà giunta alla fase terminale di un cancro che la rode da dentro: la ribellione a Dio ispirata e perpetrata dal principe di questo mondo e dai suoi servi.
Credo sia giunto il momento di considerare seriamente la costituzione di «comunità intenzionali» basate sul modello della opzione Benedetto di Rod Dreher. «Nella devastazione e desolazione successive alla caduta dell’impero romano, in un mondo ostile, i monaci benedettini costituirono delle piccole comunità in cui conservare ciò che conta della fede cristiana e in cui seminare la civiltà di domani. Secondo Dreher la nostra situazione è la stessa o lo diventerà entro breve».
Cosa impedisce ai Cattolici di rivitalizzare i tanti borghi abbandonati o spopolati, unendo le proprie capacità e risorse per vivere insieme secondo un’impostazione di vita cristiana e dandosi i mezzi di indipendenza e autosufficienza, anche economica e alimentare, che impediscano o quantomeno limitino al massimo la contaminazione con un mondo ostile?
Scrive un sacerdote francese: «Durante il periodo COVID ho celebrato Messe clandestine nei fienili. Sembrava di essere tornati ai tempi della Rivoluzione. Oggi il potere non è più al servizio del popolo né di Dio, ma al servizio del globalismo. È la lotta tra Cristo Re e il principe di questo mondo, il diavolo. È compito di ogni uomo schierarsi dalla parte del bene e resistere al male».
Cosa impedisce ai sacerdoti di aiutare i fedeli in questa lotta al globalismo, come già hanno iniziato a fare alcuni?
Occorre che i Cattolici si riapproprino del proprio destino, sottraendosi alla dittatura invasiva e mortifera dell’élite e allo strapotere di un’autorità usurpata. D’altra parte, se ci troviamo in uno stato di necessità ecclesiale, lo siamo anche in ambito civile. Una simile riappropriazione è tuttavia possibile solo quando ogni anima vive della Grazia e nella Grazia. E per fare ciò è indispensabile l’azione santificante dei Sacramenti e della Santa Messa, amministrati da sacerdoti fedeli alla Tradizione.
Sarà questo l’alimento soprannaturale che ci darà la forza per impugnare le armi spirituali nella battaglia che infuria già ora e che prelude alla persecuzione dell’Anticristo. Perché solo chi vive di Cristo può combattere il male presente e meritare così il premio eterno.
Mihi enim vivere Christus est, et mori lucrum (Fil 1, 21).
9 Febbraio 2026
NOTE
1) È significativo che i primi ad essere consapevoli della «minaccia» rappresentata dalla Chiesa Cattolica siano proprio i globalisti. Lo ammette anche Epstein: cfr. https://x.com/stanislasberton/status/2018969611526443512
2) Questo è solo un elenco parziale dei casi noti di sacrifici rituali riportati dalle cronache e da atti notarili o processuali tra il XII e il XX secolo. https://x.com/timayenis/status/1846279581684453666
3) Cfr. https://x.com/disclosetv/status/2013910057965047894
5) «A dirty schism is tolerated that runs through the entire Catholic Church between the so-called “modernist,” “zeitgeist-adapted,” “relativist,” and “pluralist,” “left-wing” “reform Catholics” and the “conservative,” “right-wing,” “traditional,” and “orthodox” Catholics. Both wings see themselves as faithful and Catholic. This is the paradox par excellence» – Cfr. https://www.lifesitenews.com/opinion/bishop-eleganti-the-church-is-suffering-internal-schism-because-pope-bishops-tolerate-heresies/
6) «This outrageous double standard proves that the Conciliar Church values conformity to its new humanistic creed over fidelity to Christ’s truth», cfr. https://x.com/bigmodernism/status/2018558959599116464
7) Le comunità intenzionali (in inglese intentional communities) sono gruppi di persone che scelgono volontariamente di vivere insieme (o molto vicine) per realizzare una visione comune, un ideale condiviso o un determinato stile di vita. Non si tratta di semplici vicini di casa o coinquilini casuali: l’elemento centrale è l’intenzionalità, cioè una scelta consapevole e condivisa di cooperare, condividere risorse, responsabilità e principi morali.
8) Cfr. https://lanuovabq.it/it/opzione-benedetto-non-un-consiglio-ma-un-fatto
9) «J’ai célébré des messes clandestines dans des granges pendant la période Covid. On se serait crus revenus aux périodes révolutionnaires. Aujourd’hui, le pouvoir n’est plus au service du peuple ni de Dieu, mais au service du mondialisme. C’est le combat entre le Christ Roi et le prince de ce monde — le diable. C’est le rôle de tout homme de prendre position pour le bien et de résister au mal». Cfr. https://x.com/tocsin_media/status/2018717365500809725
Renovatio 21 offre questo testo di monsignor Viganò per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.
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Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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