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Riemerge un libro del cardinale Fernandez sull’orgasmo

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Un libro definito come sessualmente esplicito scritto nel 1998 dal cardinale Victor Manuel «Tucho» Fernandez è riemerso causando polemiche e vero proprio shock nel mondo cattolico conservatore e non solo quello. Il testo, scrive al capitolo 9, parla della «possibilità di raggiungere una sorta di orgasmo appagante nella nostra relazione con Dio», ma descrive fisicamente e metafisicamente l’orgasmo sessuale dell’uomo e donna con grande puntiglio.

 

«Dio può essere presente a quel livello della nostra esistenza, può essere presente anche quando due esseri umani si amano e raggiungono l’orgasmo; e quell’orgasmo, vissuto alla presenza di Dio, può essere anche un sublime atto di adorazione a Dio» è scritto.

 

Nel volume, l’attuale capo del Dicastero per la Dottrina della Fede confronta come «le particolarità degli uomini e delle donne nell’orgasmo si verificano in qualche modo anche nella relazione mistica con Dio». Secondo quanto riportato da LifeSite, che sostiene di aver ricevuto una copia del testo da una fonte attendibile, l’opera – scritta più di un quarto di secolo fa – minimizzerebbe anche la natura immorale dell’omosessualità.

 

Intitolata La Pasión mistica: espiritualidad y sensualidadPassione mistica: spiritualità e sensualità»), l’opera del porporato argentino – edita in lingua spagnola dall’editore Dabar ed elencata fra le sue opere pubblicate – si basa sui temi contenuti nella sua ulteriore scandalosa opera Guariscimi con la tua bocca: l’arte di baciare, un libro che il religioso connazionale di Bergoglio aveva dedicato al bacio.

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Secondo quanto riportato, in particolare i capitoli 7, 8 e 9 del libro riemerso conterrebbero contenenti materiale offensivo e sono intitolati rispettivamente: «Orgasmi maschili e femminili», «La strada verso l’orgasmo» e «Dio nell’orgasmo di coppia».

 

Il Fernandez, collegando la pienezza della spiritualità con l’esercizio del rapporto sessuale e dell’orgasmo, ha esaminato la questione «se questa esperienza mistica, in cui tutto l’essere è preso da Dio, se questa specie di “orgasmo mistico” viene vissuta da ciascuno secondo la sua sessualità».

 

Scrivendo in un linguaggio dettaglioso e sessualmente esplicito sull’atto e sul completamento del rapporto sessuale, il Fernandez ha applicato questo concetto alla relazione con Dio: «chiediamoci ora se queste particolarità dell’uomo e della donna nell’orgasmo ricorrono in qualche modo anche nel rapporto mistico con Dio. Potremmo dire che la donna, poiché è più ricettiva, è anche più disposta a lasciarsi prendere da Dio. È più aperta all’esperienza religiosa. Questo potrebbe essere il motivo per cui le donne predominano nelle chiese» scrive il monsignore, già strizzando l’occhio alla questione femminile nella chiesa (dove le donne-prete, dopo le benedizioni gay, potrebbero essere finalmente tra le riforme dietro l’angolo).

 

Nel capitolo 7, intitolato «Orgasmo masculino y femenino» dichiara, secondo la traduzione pubblicata dal sito Messa in Latino, che «a lei piacciono di più le carezze e i baci, e ha bisogno che l’uomo giochi un po’ prima di penetrarla. Ma lui, insomma, è più interessato alla vagina che al clitoride», mentre «al momento dell’orgasmo, lui di solito emette dei grugniti aggressivi; lei, invece, fa dei balbettii o dei sospiri infantili», assicura il consacrato. «Chiediamoci ora se queste particolarità dell’uomo e della donna nell’orgasmo si verificano in qualche modo anche nel rapporto mistico con Dio».

 

C’è una spiegazione scientifica a tutto questo: «non dimentichiamo che le donne hanno un ricco plesso venoso intorno alla vagina, che mantiene un buon flusso sanguigno dopo l’orgasmo. Ecco perché di solito è insaziabile». La parola «insaziabile», scritta in relazione con il sesso, mai l’avremo vista arrivare in un testo religioso, tanto più se scritto da un futuro capo della Propaganda Fidei.

 

Utilizzando il linguaggio del «dominio» e della «ricettività», il Fernandez scrive che «nell’esperienza mistica Dio tocca il centro più intimo dell’amore e del piacere, un centro dove non importa molto se siamo maschi o femmine». Un «centro» così sensuale, scrive il teologo, è quello in cui «siamo tutti ricettivi e viviamo un’esperienza in cui non siamo pienamente padroni di noi stessi», suggerendo che l’unione spirituale con Dio non può essere raggiunta mentre si è in pieno possesso delle proprie personali facoltà mentali.

 

L’argentino continua paragonando il «piacere sensuale» del completamento del rapporto sessuale all’unione spirituale che l’uomo ha con Dio, affermando inoltre che la contemplazione di Dio può essere trovata attraverso tutti i piaceri del mondo: «tutte le attrazioni di questo mondo dovrebbero elevarci, d’ora in poi, all’incontro con la fonte divina, per abbeverarsi a quella fonte inesauribile di bene e di bellezza».

 

Fernandez sembrava anche minimizzare il potere della grazia di Dio insieme alla necessità di conversione personale e castità. In un passaggio che chiude il capitolo 8, «La strada verso l’orgasmo», il monsignore discetta sull’incapacità della grazia divina di aiutare una persona a cessare gli atti di omosessualità: «ma questo non significa necessariamente che questa gioiosa esperienza dell’amore divino, se la realizzo, mi libererà da tutte le mie debolezze psicologiche. Ciò non significa, ad esempio, che un omosessuale smetterà necessariamente di essere omosessuale».

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«Non dimentichiamo che a livello ormonale e psicologico non esistono maschi e femmine puri» scrive Fernandez sul tema, ancora al capitolo 7, aggiungendo una considerazione aneddotica: «Carlo Carretto, un uomo dalle caratteristiche marcatamente maschili, racconta che nel suo incontro più bello con Dio si è sentito come una bambina fiduciosa».

 

La de-genderizzazione come elemento mistico viene quindi spiegata metafisicamente: «nell’esperienza mistica Dio tocca il centro più intimo dell’amore e del piacere, un centro in cui non ha molta importanza se siamo maschi o femmine. E in quel centro siamo tutti ricettivi e viviamo un’esperienza in cui non siamo pienamente padroni di noi stessi. Per questo motivo, gli scienziati sono soliti affermare che le differenze tra uomini e donne si sperimentano nella fase che precede l’orgasmo, ma non tanto nell’orgasmo stesso, dove le differenze tra femminile e maschile non sono più così chiare e sembrano scomparire».

 

Quindi, «nell’esperienza mistica colui che è eminentemente attivo è Dio. La creatura, sia essa maschio o femmina, si diletta a dipendere completamente dal Dio amante, a “lasciarsi amare”».

 

«Ricordiamo che la grazia di Dio può coesistere con le debolezze e anche con i peccati, quando c’è un condizionamento molto forte. In questi casi, la persona può fare cose oggettivamente peccaminose, senza essere colpevole e senza perdere la grazia di Dio o l’esperienza del suo amore».

 

Tale argomento, aggiunge il teologo sudamericano, rientra nei casi in cui esiste «la possibilità di raggiungere una sorta di orgasmo appagante nella nostra relazione con Dio, che non implica tanto alterazioni fisiche, ma semplicemente che Dio riesca a toccare l’anima nel centro corporeo del piacere, affinché si possa sperimentare una soddisfazione che abbraccia tutta la persona».

 

Seguono osservazioni su santità e sensualità: «alcuni santi hanno cominciato ad avere esperienze inebrianti di Dio poco dopo la loro conversione, o alla stessa conversione; altri, come Santa Teresa d’Avila, hanno raggiunto queste esperienze dopo molti anni di aridità spirituale. Santa Teresa di Lisieux, pur sentendosi teneramente amata da Dio, non ha mai avuto esperienze molto “sensuali” del suo amore, e sembra che abbia raggiunto una gioia traboccante e appassionata solo al momento della sua morte». Parrebbe che siamo arrivati dalle parti del noto tropo caro alla psicanalisi e alla letteratura decadente novecentesca dell’«orgasmo come piccola morte».

 

La questione è ribadita pure in quella che sembrerebbe una sorta di esortazione a pregustare durante la propria esistenza tale «piccola morte».

 

«Tutte le attrattive di questo mondo dovrebbero elevarci, d’ora in poi, all’incontro con la fonte divina, per abbeverarci a quella sorgente inesauribile di bene e di bellezza. Fare diversamente sarebbe come passare ottant’anni a sentire l’aroma di un cibo delizioso invece di sedersi a tavola e gustarlo felicemente. Ma, inoltre, aspettare la morte per fare l’esperienza di Dio va contro la logica dell’amore».

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Proseguendo, è scritto o che una relazione stile orgasmo con Dio «ci porta ad un’altra conseguenza importante: ci invita a scoprire che, se Dio può essere presente a quel livello della nostra esistenza, può essere presente anche quando due esseri umani si amano altro e raggiungere l’orgasmo; e quell’orgasmo, sperimentato alla presenza di Dio, può anche essere un sublime atto di adorazione a Dio».

 

«Dio ama la felicità dell’uomo; quindi, è anche un atto di culto a Dio vivere un momento di felicità», ha scritto Fernandez, senza chiarire se tale «felicità» debba essere lecita o naturale.

 

In un palese travisamento della Scrittura, Fernandez si è espresso in difesa dell’attività sessuale senza chiarimenti o specificazioni, affermando: «possiamo quindi dire che stiamo piacendo a Dio e lo adoriamo quando siamo in grado di godere dei piccoli e legittimi piaceri della vita. Quindi, non dobbiamo fuggire o nasconderci da Dio quando godiamo, perché è lui che “ha creato tutte le cose affinché potessimo goderne”» (1 Tim 6:17)

 

«Tutto questo si può dire anche del piacere sessuale, che è stato creato da Dio per la felicità dell’uomo (…) il piacere sessuale ha una particolare nobiltà al di sopra degli altri piaceri del corpo, perché il piacere sessuale è vissuto in due, è condiviso».

 

Come nota LifeSite, l’intero passaggio scritturale presenta in realtà un significato del tutto contraddittorio rispetto a quello suggerito dal cardinale, avvertendo di «non confidare nell’incertezza delle ricchezze» o nei piaceri della terra.

 

«Vediamo quindi che il piacere è anche qualcosa di religioso, perché “è un dono di Dio”. Pertanto, chi è in grado di godere della presenza di Dio, può più facilmente essere consapevole dell’amore di Dio e quindi aprirsi ad amare gli altri. Chi non riesce a godere dei piaceri della vita, perché non ama e non accetta se stesso, difficilmente potrà amare generosamente gli altri» continua il capitolo 9, «Dios en el orgasmo de la pareja» («Dio nell’orgasmo di coppia»).

 

Si tratta di una sorta di edonismo anche corporale che non pensavamo attinente alla religione cristiana, ma forse più ad un certo sensismo riscontrabile, ad esempio, in certe interpretazioni dell’islam, per esempio con la questione delle 72 vergini urì che attendono il martire in paradiso. Di fatto, ad un certo punto, una sorprendente citazione islamica compare anche nel libro di Monsignor Fernandez, quando scrive che «un venerabile teologo egiziano del XV secolo ha fatto la seguente lode a Dio: “Lode ad Allah, che stabilisce peni duri e dritti come lance per fare guerra alle vagine (Al Sonuouti)».

 

Equiparando il «piacere dell’orgasmo» alla perfezione spirituale e alla beatitudine, Fernandez ha scritto che «il piacere dell’orgasmo diventa un’anteprima della meravigliosa festa dell’amore che è il paradiso. Perché non c’è niente che anticipi il paradiso meglio di un atto di carità». Il paradiso, pare di capire, è quindi una dimensione orgasmica.

 

Secondo quanto riportato, l’autore del libro spiritual-erotico evita ogni menzione delle chiare linee guida della Chiesa sulla castità per quanto riguarda l’uso delle proprie funzioni sessuali, minimizzando la natura peccaminosa della masturbazione. Fernández ha invece affermato che la masturbazione è una forma di sesso sottratta al «suo scopo più prezioso», ma non ha fatto menzione della sua natura immorale.

 

Il quotidiano milanese La Verità ha riportato un passo con un’invocazione a Gesù che non ci sentiamo di ripubblicare, per non urtare la sensibilità dei lettori e non offendere ancora la nostra.

 

Damian Thompson, giornalista della testata inglese The Spectator, ha suggerito che questo scandalo segni «la crisi finale di questo pontificato». Thompson dice che a questo punto le dimissioni di Fernandez siano inevitabili. Ciò, immaginiamo tutti, non avverrà: perché la vergogna, in questo papato, è stata soppressa programmaticamente.

 

Certo, sapevamo che il Vaticano era arrivato al definitivo status di farsa. Ma che fosse una farsa a luci rosse, questo non era chiaro a tutti.

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Mons. Strickland: il rapporto del Sinodo sull’omosessualità è un «attacco diretto» all’insegnamento cattolico

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Renovatio 21 traduce e pubblica il messaggio del vescovo Joseph Strickland, già vescovo di Tyler, Texas, apparso su Pillars of Faith   Il recente rapporto pubblicato dal Gruppo di Studio 9 del Sinodo sulla Sinodalità è profondamente allarmante e si pone in diretta contraddizione con il costante insegnamento della Chiesa Cattolica in materia di sessualità umana, peccato, matrimonio e legge morale.   La Chiesa non può cambiare ciò che Dio stesso ha rivelato.   La Sacra Scrittura parla chiaramente riguardo al peccato di sodomia e agli atti omosessuali. San Paolo scrive in Romani 1 che tali atti sono «contro natura», e il Catechismo della Chiesa Cattolica insegna chiaramente che gli atti omosessuali sono «intrinsecamente disordinati» e «contrari alla legge naturale» (CCC 2357). Questo insegnamento non deriva da pregiudizi, politica o consuetudine culturale, ma dalla Divina Rivelazione, dalla Sacra Tradizione e dal magistero perenne della Chiesa.   Affermare che il peccato non consista nella relazione omosessuale in sé non è semplicemente un’espressione ambigua. Si tratta di un attacco diretto alla dottrina morale cattolica e alle parole stesse della Scrittura.   In ogni epoca, la Chiesa è chiamata ad amare i peccatori senza mai benedire il peccato. L’autentica carità chiama ogni anima al pentimento, alla castità, alla santità e alla conversione attraverso Gesù Cristo. La vera cura pastorale non asseconda le anime in modelli di comportamento che le separano da Dio. Un pastore che vede il pericolo e rimane in silenzio non è misericordioso.   Il tentativo di normalizzare o ridefinire le relazioni omosessuali all’interno della vita della Chiesa fa parte di uno sforzo più ampio per trasformare il cattolicesimo in qualcosa di più accettabile per il mondo moderno. Ma la Chiesa non appartiene al mondo moderno. La Chiesa appartiene a Gesù Cristo.   La distruzione della dottrina sotto il linguaggio del «discernimento», dell’«ascolto» e dell’«esperienza vissuta» è uno dei pericoli spirituali più gravi del nostro tempo. La verità non è determinata dall’esperienza. La verità è rivelata da Dio.   Nostro Signore distrusse Sodoma e Gomorra come monito per ogni generazione contro i gravi peccati sessuali e la ribellione all’ordine stabilito dal Creatore. Eppure ora persino queste verità vengono reinterpretate e minimizzate da voci interne alla Chiesa stessa. Ciò dovrebbe causare profondo dolore e santo allarme tra i fedeli.   Ecco perché molti cattolici riconoscono sempre più che stiamo vivendo un’autentica emergenza nella vita della Chiesa. Quando le verità morali fondamentali riguardanti il ​​matrimonio, la sessualità, il peccato, il pentimento e la salvezza vengono considerate questioni aperte, la crisi non è più teorica. È presente e attiva.

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Sono proprio sviluppi come questi che hanno portato molti fedeli cattolici a concludere che la Chiesa stia attraversando una vera e propria emergenza dottrinale e pastorale. Quando verità che i cattolici hanno sempre considerato certe e immutabili vengono improvvisamente trattate come questioni di «discernimento» o di reinterpretazione, la confusione si diffonde rapidamente tra i fedeli.   Questa atmosfera di instabilità dottrinale è anche uno dei motivi per cui gruppi come la Fraternità Sacerdotale San Pio X sostengono che siano necessarie misure straordinarie ai giorni nostri. Le loro consacrazioni episcopali programmate senza l’esplicita approvazione romana vengono giustificate come una risposta a quella che percepiscono come una grave emergenza all’interno della Chiesa stessa.   Sebbene i cattolici possano dibattere sulla prudenza o sulle questioni canoniche che circondano tali azioni, nessun osservatore onesto può negare che dichiarazioni e documenti come questo rapporto sinodale intensifichino la crisi e acuiscano la preoccupazione di innumerevoli fedeli cattolici in tutto il mondo. Quando voci all’interno della Chiesa mettono in discussione la Divina Rivelazione e il perenne insegnamento morale della Chiesa, il senso di allarme tra i fedeli non è né irrazionale né immaginario.   Gli avvertimenti della Madonna di Fatima e dei grandi santi dell’era moderna appaiono oggi più urgenti che mai. Suor Lucia di Fatima scrisse che «la battaglia finale tra il Signore e il regno di Satana sarà per il matrimonio e la famiglia». Stiamo assistendo allo svolgersi di questa battaglia sotto i nostri occhi. L’attacco al matrimonio non riguarda mai solo le relazioni umane; è un attacco a Dio Creatore, all’ordine del creato, alla famiglia come chiesa domestica e, in definitiva, alla salvezza delle anime. Quando il significato del matrimonio viene distorto, viene distorta anche la comprensione dell’uomo stesso.   La confusione che si sta diffondendo in alcune frange della Chiesa riguardo alla sessualità, al matrimonio e al peccato non riflette la voce di Cristo Sposo, ma la battaglia spirituale che la Madonna aveva preannunciato. Per questo i fedeli devono ritornare con rinnovato fervore alla preghiera, alla penitenza, al Rosario, alla devozione eucaristica e alla fedeltà alle verità tramandate nei secoli. A Fatima, la Madonna non ha chiamato il mondo ad adattarsi agli errori moderni, ma al pentimento, alla conversione e alla riparazione.   Come pastore, oggi esorto tutti i fedeli a rimanere fedeli a Cristo, alla Sacra Tradizione, al Magistero perenne e alle verità che la Chiesa ha sempre insegnato. Nessun sinodo, comitato, gruppo di studio o iniziativa ecclesiastica ha l’autorità di sovvertire la legge di Dio.   Dobbiamo pregare e fare penitenza per la Chiesa. Dobbiamo pregare per coloro che seminano confusione, affinché ritornino pienamente alla verità affidata agli apostoli. E dobbiamo chiedere allo Spirito Santo di suscitare pastori con il coraggio di parlare con chiarezza in difesa della fede cattolica, a qualunque costo.   «Il Signore Gesù Cristo, che è la Verità stessa, non si contraddice. Ciò che ieri era peccato, oggi non può diventare santo».   Possa la Beata Vergine Maria, Distruttrice delle eresie, intercedere per la Chiesa in quest’ora buia.   + Joseph E. Strickland vescovo  

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Spirito

Il capo dei Redentoristi Transalpini afferma che il vescovo lo sta indagando per «eresia e scisma»

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Il Superiore Generale di un gruppo cattolico tradizionalista con sede su un’isola al largo della costa scozzese ha fornito un aggiornamento sull’indagine canonica avviata nei suoi confronti per eresia e scisma. Lo riporta LifeSiteNews.

 

Padre Michael Mary è il superiore dei Figli del Santissimo Redentore. Il gruppo è stato fondato negli anni Ottanta ed era precedentemente legato alla Fraternità Sacerdotale San Pio X. Aveva raggiunto un accordo con il Vaticano sotto Benedetto XVI, ma di recente si è separato da tale alleanza.

 

Conosciuti anche come Redentoristi Transalpini, i membri di questa piccola comunità – poco più di una ventina tra sacerdoti e fratelli – vivono su un’isola isolata a nord della Scozia chiamata Papa Stronsay. Il gruppo ha attirato l’attenzione l’anno scorso pubblicando una lettera aperta a vescovi, sacerdoti, religiosi e laici, in cui si sostiene che «la gerarchia si è spezzata con la catena di comando, il che la rende umana e spiritualmente nulla».

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Padre Mary ha riferito al giornalista cattolico Stephen Kokx, in un’intervista rilasciata all’inizio di questa settimana, che il vescovo di Aberdeen, Hugh Gilbert OSB, sta proseguendo il procedimento «penale» contro di lui.

 

Gilbert «ha ricevuto la lettera che abbiamo scritto e [lui] ha detto che era un peccato. Si è rammaricato che l’avessimo scritta. E che era tanto fuorviante quanto chiara», ha detto Mary.

 

Riferendosi a una dichiarazione rilasciata dal gruppo la scorsa settimana, ha aggiunto: «Sono attualmente sotto procedimento penale per la lettera aperta che abbiamo scritto in ottobre… per eresia e scisma».

 

Lo scorso ottobre Gilbert aveva annunciato che «i dicasteri competenti della Santa Sede stanno esaminando anche la situazione» dei Redentoristi e che «forniranno indicazioni canoniche e dottrinali» su come procedere. Nel luglio 2024, il vescovo Michael Gielen aveva ordinato alla comunità di lasciare la diocesi di Christchurch entro 24 ore. La comunità ha respinto le accuse formulate da Gielen e, in seguito a questa presa di posizione, diversi membri hanno abbandonato il gruppo.

 

Padre Mary ha spiegato a Kokx che non considera valida alcuna eventuale scomunica o altra punizione futura, poiché non riconosce più l’attuale gerarchia cattolica. Citando le Scritture, il Concilio di Trento e i documenti papali di Leone XIII e Gregorio XVI, il gruppo aveva in precedenza affermato che «riteniamo che esista una Chiesa nuova e moderna» e che «la vecchia fede non è compatibile con essa».

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Immagine di Brett Crandall via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 3.0 Unported

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Rapporto del Sinodo suggerisce che le relazioni omosessuali non sono peccato

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Un rapporto della Segreteria Generale del Sinodo del Vaticano, pubblicato martedì, propone una ridefinizione dell’omosessualità, avallando senza riserve la testimonianza secondo cui «il peccato, alla sua radice, non consiste nella relazione di coppia (omosessuale)» ma nella «mancanza di fede in un Dio che desidera la nostra realizzazione».   Il Gruppo di Studio 9 del Sinodo sulla Sinodalità, incaricato dal Vaticano, ha reso pubblica il 5 maggio la sua Relazione Finale, intitolata «Criteri teologici e metodologie sinodali per il discernimento condiviso delle questioni dottrinali, pastorali ed etiche emergenti». Sotto il titolo «Adottare un approccio sinodale al discernimento: una proposta per l’attuazione nelle Chiese locali», il documento di 32 pagine si basa sulle testimonianze dell’«esperienza vissuta» di due persone con attrazione per lo stesso sesso per «favorire la promozione del discernimento pastorale».

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Inquadrando le due testimonianze come «esperienze di bontà» che costituiscono «fasi successive di sviluppo negli individui coinvolti», il documento rileva la presunta «scoperta da parte del protagonista della prima testimonianza che il peccato, alla sua radice, non consiste nella relazione di coppia (omosessuale)» a seguito dei presunti «effetti devastanti delle terapie riparative volte a recuperare l’eterosessualità».   Il documento prende di mira in particolare Courage, un gruppo cattolico nato per sostenere le persone con attrazione per lo stesso sesso che desiderano vivere in castità e in conformità con l’insegnamento della Chiesa. Citando una testimonianza che descrive «membri problematici» del gruppo, il rapporto definisce l’approccio di Courage come «terapia riparativa» e lo condanna per avere «l’effetto di separare la fede dalla sessualità».   Più avanti nel testo, il Gruppo di Studio 9 presenta il matrimonio come una questione aperta riguardo alle «relazioni» tra persone dello stesso sesso e afferma che le soluzioni a questi interrogativi «non possono essere anticipate con formule prestabilite». Sotto il titolo «Possibili percorsi e interrogativi per il discernimento sinodale», il gruppo suggerisce che, «ascoltando la Parola di Dio vissuta nella Chiesa», è «necessario affrontare con parresia la questione, tuttora ricorrente, se si possa parlare di ‘matrimonio’ in relazione a persone con attrazioni omosessuali».   Lasciando la questione aperta, il documento si chiede se le «relazioni» omosessuali possano essere considerate equivalenti «all’unione coniugale eterosessuale», nonostante «l’evidente impossibilità della procreazione».   «Di conseguenza, dobbiamo chiederci come la comunità cristiana sia chiamata a interpretare e ad affrontare le questioni relative agli impegni educativi nei confronti dei bambini nell’ambito della vita familiare, ecclesiale e sociale, in relazione alle unioni di fatto tra credenti dello stesso sesso», afferma il documento.   Il cardinale Mario Grech, segretario generale del Sinodo, ha affermato che il rapporto «offre strumenti concreti per affrontare le questioni più difficili senza fuggire dalla complessità: ascoltare le parti interessate, interpretare la realtà e mettere a confronto diverse forme di conoscenza».   «È il metodo sinodale applicato alle situazioni più complesse», ha affermato Grech. A prescindere dal rapporto, la Chiesa cattolica insegna che l’attività omosessuale è un peccato mortale e che le inclinazioni omosessuali sono «oggettivamente disordinate».   Il Catechismo della Chiesa Cattolica (CCC) afferma al numero 2357: «appoggiandosi sulla Sacra Scrittura, che presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni, 238 la Tradizione ha sempre dichiarato che “gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati” Sono contrari alla legge naturale. Precludono all’atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale. In nessun caso possono essere approvati».

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«Le persone omosessuali sono chiamate alla castità. Attraverso le virtù della padronanza di sé, educatrici della libertà interiore, mediante il sostegno, talvolta, di un’amicizia disinteressata, con la preghiera e la grazia sacramentale, possono e devono, gradatamente e risolutamente, avvicinarsi alla perfezione cristiana» continua il CC al numero 2358.   Come riportato da Renovatio 21, due anni fa emerse che un certo numero di cardinali e altri membri del Sinodo sulla sinodalità avevano partecipato a un evento pro-LGBT ospitato dal gesuita padre James Martin, e dal suo gruppo Outreach a Roma.   Nel 2022 un sito web del Sinodo sulla sinodalità, legato al Segretariato generale del Sinodo dei vescovi, lo scorso venerdì ha descritto come lodevoli tre storie di adozione LGBT.   Il compianto cardinale australiano George Pell, morto nel 2023 dopo un intervento chirurgico, in un memorandum firmato con pseudonimo aveva descritto il Sinodo come «incubo tossico».

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