Droga
La polizia spagnola sequestra 9,5 tonnellate di cocaina proveniente dall’Ecuador
La polizia nazionale spagnola ha dichiarato venerdì di aver sequestrato 9,5 tonnellate di cocaina nascoste in casse di banane provenienti dall’Ecuador, in quella che è diventata la più grande spedizione di droga illecita intercettata nella storia della Spagna.
«Nel corso di un’operazione congiunta con il Servizio di Vigilanza Doganale, gli agenti della Polizia Nazionale hanno sequestrato la più grande quantità di cocaina nella storia della Spagna nel porto di Algeciras. Sono state sequestrate quasi 9,5 tonnellate di sostanza stupefacente. La cocaina era nascosta all’interno casse di banane immagazzinate in un container marittimo refrigerato proveniente dall’Ecuador», hanno affermato le forze dell’ordine spagnuole in un comunicato.
All’interno del carico la polizia ha scoperto oltre 30 diverse insegne di vari gruppi criminali europei che erano i destinatari del carico, ha riferito la polizia. Si ritiene che il gruppo responsabile della spedizione di cocaina disponga di una vasta rete commerciale per la spedizione di container marittimi dall’Ecuador alla Spagna.
«L’operazione ha inferto un colpo senza precedenti a una delle più importanti organizzazioni criminali globali, che traffica cocaina verso le principali reti criminali di tutta Europa», si legge nella dichiarazione.
Dall’indagine è emerso che l’organizzazione aveva operato tramite un fornitore internazionale di banane con sede nella città ecuadoriana di Machala. L’azienda spedisce circa 40 casse al mese indirizzate a varie aziende europee.
All’inizio di luglio, la Guardia Civile spagnola, in collaborazione con la polizia britannica, ha sventato un’operazione di una rete di traffico di droga, arrestando nove cittadini britannici.
Come riportato da Renovatio 21, quasi una tonnellata di cocaina era stata rinvenuta su una spiaggia francese sei mesi fa.
La sostanza è tuttavia ovunque, dalla Casa Bianca ai festini del primo ministro britannico o dei politici di Washingtone. La capitale svizzera vuole persino renderla legale, idea che era stata proposta a Biden anche dal settimanale The Economist, importante settimanale che ha fra i soci la famiglia Agnelli.
Per restare in tema, esperimenti scientifici di biologia marina hanno ipotizzato che in mare circolino squali strafatti di cocaina.
Non solo in mare, verrebbe da dire.
Droga
Ritrovati 1.600 denti da latte in una fossa comune di un narcocartello messicano
Un gruppo di volontari in Messico sostiene di aver rinvenuto 1.600 denti da latte tra i resti umani in una fossa comune legata a un cartello della droga.
Il collettivo Buscando Cuerpos en Todo México («Alla ricerca di cadaveri in tutto il Messico») nel 2021 ha indagato su un sito vicino a Zacapu, nello Stato di Michoacan, associato al cartello di Sinaloa.
Lì ha trovato resti, tra cui un dente di bambino. Da allora ha continuato a setacciare l’area in cerca di resti umani. Questa settimana ha dichiarato di aver individuato ben 1.600 denti da latte.
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La deputata del Michoacan Margarita Lopez, che ha contribuito a fondare il gruppo, sostiene che i denti appartengano probabilmente a bambini vittime di tratta, eventualmente sfruttati sessualmente o per gli organi.
L’ufficio del procuratore generale dello Stato ha finora rifiutato di verificare le affermazioni.
«Dal 2021 ad oggi, non è pervenuta alcuna denuncia, segnalazione alle autorità o richiesta di intervento forense in relazione a questi eventi», ha dichiarato l’ufficio.
La Lopez ha replicato con tono accesa so Facebook: «Vogliono minimizzare l’incidente, ma l’operazione per recuperare i 1.600 denti da latte ha coinvolto agenti della Procura generale dello Stato di Michoacán, che agivano in virtù di un mandato ufficiale per garantire la sicurezza del perimetro, e tutto è documentato nell’indagine preliminare», ha scritto.
La deputata aggiunto che un procuratore federale e personale forense erano presenti durante il recupero dei resti, chiedendo l’intervento del Comitato Internazionale della Croce Rossa per contribuire alle indagini.
«Da quando è scoppiato il caso dei “1.600 dentini”, il governo messicano è rimasto in silenzio o ha negato la scoperta», ha affermato la Lopez.
Le fosse comuni sono il simbolo più duro della violenza legata al narcotraffico in Messico.
Un rapporto governativo di marzo 2026 conta 132.534 persone scomparse, mentre la Comisión Nacional de Búsqueda parla di circa 135.000 casi. Il 97% di chi risulta nel registro è scomparso dopo il 2006, cioè dall’inizio della guerra ai cartelli lanciata dal governo Calderón. Prima dei Mondiali il governo Sheinbaum ha rivisto i dati, portando i casi attivi a circa 43.000, una scelta criticata da parenti e ONG perché minimizzerebbe il problema. Il ritmo dei desaparecidos messicani resta alto: nel 2025 risultavano scomparse 34.554 persone, e tra ottobre 2024 e metà settembre 2026 i casi registrati sono 62.378, di cui 20.072 non ancora rintracciati e 3.457 ritrovati morti.
Tra il 2007 e il 2023 le autorità hanno trovato quasi 5.700 fosse comuni clandestine. La maggior parte è stata scoperta dai collettivi di familiari (le madres buscadoras, le madri e i parenti che scavano in proprio). Un collettivo di Sonora da solo ha ritrovato 1.230 corpi in fosse clandestine dal 2019. Chi cerca è a rischio: ad aprile 2025 due madri cercatrici sono state uccise in Jalisco.
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Proprio lo Stato di Jalisco ha oltre 16.000 scomparsi ancora nel registro, il dato più alto del Paese. Secondo un collettivo locale, intorno a uno stadio dei Mondiali sarebbero stati trovati 456 sacchi con resti umani. Un’analisi del Mexico Peace Index rileva inoltre che un terzo dei corpi recuperati dalle fosse clandestine dal 2006 proviene da Jalisco.
Un’inchiesta giornalistica ha rilevato oltre 72.000 resti classificati come non identificati dal 2006 al 2023, per lo più sepolti in fosse municipali. Un’altra fonte parla di 38.891 corpi non identificati, di cui 27.271 sepolti in fosse comuni, a fronte di oltre 275.000 omicidi registrati dal 2006.
Il governo ha annunciato un calo degli omicidi del 30% nel 2025, ma alcuni analisti sospettano che parte delle vittime sia finita in categorie diverse, come sparizioni o corpi nascosti nelle fosse. L’impunità è molto diffusa: secondo Human Rights Watch, solo il 17% degli omicidi volontari tra il 2010 e il 2022 ha portato a mandati d’arresto o procedimenti. L’ONU ha dichiarato che ci sono «prove fondate» che le sparizioni forzate siano diffuse o sistematiche, e quindi crimini contro l’umanità.
Molte fosse non sono depositi di singole «stragi» con un numero preciso di vittime: sono luoghi dove i corpi si sono accumulati nel tempo.
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Immagine da Twitter
Droga
I cartelli narcos messicani reclutano dronisti che hanno operato in Ucraina
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Droga
Laboratorio di droga messicano scoperto in Sudafrica
Due cittadini messicani figurano tra le cinque persone arrestate in un laboratorio di metanfetamina del valore di oltre mezzo miliardo di rand (quasi 30 milioni di dollari) situato in una fattoria a Musina, nella provincia di Limpopo, secondo quanto comunicato venerdì dal Servizio di Polizia sudafricano (SAPS).
Il laboratorio è stato perquisito nella tarda serata di giovedì. L’operazione è stata condotta dalla Drug Enforcement Administration (DEA) e dal Dipartimento per la Sicurezza Interna degli Stati Uniti, in collaborazione con gli Hawks, la Polizia sudafricana (SAPS), l’Ufficio sudafricano per gli stupefacenti, l’Intelligence criminale e la Special Task Force. Il portavoce degli Hawks, il colonnello Avele Fumba, ha reso noto che sono stati sequestrati stupefacenti e attrezzature da laboratorio per un valore stimato di 600 milioni di rand, oltre a una somma non quantificata di denaro contante.
I cinque uomini hanno un’età compresa tra i 20 e i 47 anni. Due sono messicani, due zimbabwani e uno malawiano. Fumba ha spiegato che il blitz è seguito a un’indagine durata due mesi sulla produzione di droga nella fattoria e che il laboratorio era allestito per la produzione su scala industriale. Si tratta del terzo laboratorio clandestino di droga smantellato nel Limpopo.
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Il maggiore generale Gopz Govender, a capo degli Hawks del Limpopo, ha dichiarato che l’operazione ha colpito l’intera macchina del traffico di droga. «Questo sequestro di 600 milioni di rand non rappresenta semplicemente una quantità di droga tolta dalle strade. Rappresenta lo smantellamento di un’intera organizzazione criminale», ha affermato Govender. «Seguiremo il denaro, le reti e ogni persona collegata a questa operazione».
Il commissario di polizia del Limpopo, il tenente generale Jan Scheepers, ha dichiarato che le comunità non saranno lasciate a diventare mercati per le organizzazioni criminali. «Coloro che producono e distribuiscono queste sostanze pericolose devono sapere che le forze dell’ordine stanno per intervenire», ha affermato.
Venerdì mattina gli agenti erano ancora al lavoro sul posto. Le fotografie diffuse dalla polizia mostrano agenti con mascherine e guanti chirurgici che si muovono all’interno di una struttura bassa con tetto in lamiera ondulata e pareti ricoperte da una rete ombreggiante verde. Sul pavimento di cemento si trovano recipienti industriali in acciaio, accanto a una bombola di gas e a una bilancia digitale.
Musina si trova al valico di frontiera di Beitbridge con lo Zimbabwe, il più trafficato valico di terra dell’Africa meridionale. I cinque sono accusati di produzione e possesso di sostanze stupefacenti e compariranno lunedì davanti al tribunale di Musina.
L’Africa sembra diventata zona di operazione per la produzione di droga dei cartelli messicani.
Come riportato da Renovatio 21, tre mesi fa le autorità nigeriane antidroga hanno smantellato un cartello della metanfetamina con legami con il Messico, arrestando un presunto boss della droga, tre cittadini stranieri e sei presunti collaboratori locali in quello che i funzionari hanno descritto come il più grande sequestro di droga mai effettuato nel Paese.
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Immagine di Ossewa via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
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