Articolo ripubblicato su licenza Creative Commons CC BY-NC-ND
Geopolitica
L’Unione Europea sostiene i membri del «governo bielorusso in esilio»
L’Unione Europea ha creato un gruppo di contatto con l’opposizione bielorussa scelta da Washington.
L’alto rappresentante dell’Unione per gli Affari esteri e la Politica di sicurezza, Josep Borrell, ha presieduto l’incontro, avvenuto in presenza di Sviatlana Tsikhanouskay, candidata perdente alla presidenza della Bielorussia, oggi in esilio in Lituania.
All’inizio dell’operazione speciale militare speciale russa, Sviatlana Tsikhanouskaya aveva annunciato la costituzione di un «governo bielorusso in esilio». Ora si è autoproclamata capo dello Stato.
Durante la ribellione di Evgenij Prigozhin le autorità ucraine hanno esortato la popolazione della Bielorussia a rovesciare il presidente Alexandre Lukaschenko. In Ucraina combatte già una formazione di un migliaio di bielorussi, il Battaglione Kastuś Kalinoŭski.
Prudentemente Borrell non ha riconosciuto né il battaglione né il governo in esilio, definendolo però rappresentativo «delle forze democratiche della società civile».
Fonte: «L’Unione Europea sostiene i membri del “governo bielorusso in esilio”», Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 30 giugno 2023.
Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.
Immagine screenshot da YouTube
Geopolitica
Trump minaccia di colpire in Messico
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che potrebbe autorizzare attacchi militari contro i cartelli della droga direttamente sul territorio messicano.
Ha rilanciato le sue minacce nei confronti del vicino meridionale dopo che, la settimana scorsa, commando americani hanno rapito il presidente venezuelano Nicolas Maduro in un’incursione fulminea all’interno del suo complesso presidenziale a Caracas. Il governo statunitense accusa Maduro di essere coinvolto nel traffico di stupefacenti, accusa che il leader venezuelano ha sempre respinto con fermezza.
Trump ha inoltre accusato il Messico di «inondare» gli Stati Uniti di droga e di immigrati irregolari, molti dei quali – a suo dire – sarebbero criminali violenti. Da settembre 2025, le forze statunitensi hanno colpito almeno 35 presunte imbarcazioni dei cartelli nei Caraibi.
«Abbiamo neutralizzato il 97% della droga che arrivava via mare e ora passeremo a colpire la terraferma per quanto riguarda i cartelli», ha affermato Trump nel corso di un’intervista a Sean Hannity di Fox News giovedì sera.
«I cartelli controllano il Messico. È davvero molto triste vedere in che condizioni è ridotto quel paese», ha aggiunto.
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Durante una conferenza stampa tenuta venerdì, la presidente messicana Claudia Sheinbaum ha ridimensionato le dichiarazioni di Trump, descrivendole come «parte del suo tipico stile comunicativo».
Ha inoltre annunciato di aver chiesto al ministro degli Esteri messicano Juan Ramon de la Fuente di contattare il segretario di Stato americano Marco Rubio e, «se necessario», lo stesso Trump, al fine di rafforzare il coordinamento bilaterale.
La scorsa settimana, il ministero degli Esteri messicano aveva condannato con forza il raid statunitense in Venezuela, definendolo «una seria minaccia alla stabilità regionale».
Dopo il rapimento di Maduro, Trump aveva anche avuto uno scontro verbale con il presidente colombiano Gustavo Petro, che aveva definito «un uomo malato». I due leader si sono poi parlati telefonicamente mercoledì per stemperare le tensioni, e entrambi hanno descritto la conversazione come cordiale.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Geopolitica
Gli Stati Uniti sequestrano un’altra petroliera nei Caraibi
Once again, our joint interagency forces sent a clear message this morning: “there is no safe haven for criminals.” In a pre-dawn action, Marines and Sailors from Joint Task Force Southern Spear, in support of the Department of Homeland Security, launched from the USS Gerald R.… pic.twitter.com/StHo4ufcdx
— U.S. Southern Command (@Southcom) January 9, 2026
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Geopolitica
Seymour Hersh: l’attacco di Trump a Caracas mirava alla Cina. Prossimo obiettivo, l’Iran
Il principale motivo per cui gli Stati Uniti hanno preso di mira il Venezuela risiede nel fatto che questo paese sudamericano, estremamente ricco di petrolio, è intenzionato a continuare a esportare il proprio greggio verso la Cina, ha dichiarato il celebre giornalista investigativo americano premio Pulitzer Seymour Hersh.
Commentando l’operazione militare statunitense a Caracas e il rapimento del presidente venezuelano Nicolas Maduro, Hersh ha scritto giovedì che l’obiettivo ultimo del presidente degli Stati Uniti Donald Trump consiste nel «tagliare fuori la Cina, principale rivale economico dell’America, dai suoi acquisti continuativi di petrolio greggio pesante a basso costo proveniente dal Venezuela».
«Il prossimo obiettivo, mi è stato riferito, sarà l’Iran, altro importante fornitore della Cina, le cui riserve di petrolio greggio risultano le quarte più vaste al mondo», ha aggiunto il noto giornalista nel suo articolo pubblicato sul proprio sito web personale. Il veterano reporter inoltre rilevato che Teheran è stata notevolmente indebolita sia dalla campagna di bombardamenti congiunti condotta da Stati Uniti e Israele lo scorso giugno, sia dalle proteste di massa che continuano a scuotere il paese.
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Intervenendo lunedì alla CNN, Stephen Miller, vice capo dello staff della Casa Bianca e consigliere per la sicurezza interna, ha dichiarato che «è assurdo permettere che una nazione situata nel nostro stesso emisfero diventi fornitrice di risorse per i nostri avversari e non per noi».
Lo stesso giorno, l’ambasciatore statunitense presso le Nazioni Unite, Michael Waltz, ha affermato davanti al Consiglio di sicurezza che «non è più tollerabile che le più grandi riserve energetiche del pianeta restino sotto il controllo degli avversari degli Stati Uniti».
Martedì, ABC News ha riportato, citando fonti anonime, che l’amministrazione Trump avrebbe intimato al Venezuela di interrompere ogni legame economico con Russia, Cina, Iran e Cuba, obbligandolo a collaborare esclusivamente con gli Stati Uniti nella produzione di petrolio e a privilegiare Washington nella commercializzazione del proprio greggio.
Come riportato da Renovatio 21, Maduro aveva incontrato emissari cinesi poche ore prima di essere rapito dalla Delta Force.
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Immagine da Twitter
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