Spirito
Sultano malese frena sull’uso della parola «Allah» da parte dei cristiani
Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di AsiaNews. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
L’attuale capo dello Stato della federazione malese è intervenuto dopo che il governo di Anwar Ibrahim il 15 maggio aveva annunciato l’intenzione di ritirare il ricorso contro la sentenza che aveva acconsentito all’uso anche nelle pubblicazioni non musulmane. Il permesso potrebbe valere solo per Sarawak e Sabah, i due Stati del Borneo dove è più forte la presenza cristiana. Una vicenda da anni ostaggio delle strumentalizzazioni politiche.
Alla luce delle tensioni che continuano a persistere sull’utilizzo in Malaysia della parola «Allah» anche da parte di non musulmani, sulla questione è intervenuto nuovamente re Abdullah Ri’ayatuddin Al-Mustafa Billah Shah, il sultano di Pahang attuale capo dello Stato di tutta la federazione in base al particolare sistema in vigore che designa alla carica, a rotazione quinquennale, uno dei sovrani di nove degli Stati in cui è amministrativamente diviso il Paese. Regnanti che hanno anche il ruolo di «sultani», ovvero di guida della comunità musulmana.
Come riportato dall’agenzia d’informazione ufficiale Bernama, il 5 giugno il sultano di Pahang, ha sottolineato che l’uso polemico di «Allah» non è un dibattito che riguarda terminologia e linguistica ma che è connesso con la fede della comunità musulmana e che ogni confusione persistente pone seri rischi.
«Il mio governo deve armonizzare la situazione attuale e allo stesso tempo porre l’utilizzo della parola “Allah” nel corretto contesto, prendendo in considerazione la sicurezza nazionale, il bene della comunità musulmana (ummah) come pure la mia posizione e quella degli altri regnanti malesi in quanto leader musulmani», ha dichiarato re Abdullah di Pahang durante la cerimonia di consegna di riconoscimenti federali in occasione del suo compleanno, tenutasi nella sua residenza ufficiale nella capitale Kuala Lumpur.
A riproporre un dibattito – aperto da decenni, ma radicalizzatosi in tempi più recenti per la pretesa di gruppi islamisti radicali di impedire l’utilizzo del termine arabo per indicare «Dio» alle minoranze etniche e religiose – è stata la decisione annunciata il 15 maggio dal governo federale di ritirare l’appello contrario al precedente giudizio che consentiva l’uso di «Allah» anche in pubblicazioni cristiane.
Un provvedimento seguito una settimana dopo dall’indicazione del premier Anwar Ibrahim dell’intenzione del governo di rivedere le regole discordanti riguardo all’utilizzo del vocabolo per chi non è parte della comunità islamica. Con ogni probabilità adottando precedenti mosse ufficiali che impedirebbero l’uso ai non musulmani negli Stati situati sulla Penisola malese (dove l’islam è maggioranza), ma lo consentirebbero negli Stati sull’isola del Borneo (Sarawak e Sabah) dove si concentra maggiormente la minoranza cristiana.
Nella lingua malese ci sono varie espressioni per definire la divinità, ma «Allah» è da tempo entrata nel lessico e utilizzata anche dai cristiani. La distinzione nell’utilizzo che le autorità perseguono ha origine nella spinta al riconoscimento dell’identità islamica del Paese (anche se di fatto religione di poco più di metà della popolazione) portata avanti da successivi governi post-indipendenza.
A The Herald, il media cattolico nazionale nel 2009 era stato inizialmente vietato l’uso di «Allah» per riferirsi al Dio cristiano; il verdetto era stato poi ribaltato in appello dai giudici e nuovamente impugnato dal governo. Ma della questione, nel frattempo, si è impossessata anche la politica, estendendo e inasprendo un dibattito che resta aperto.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia.
Spirito
La Marcia di San Pio X, inno della FSSPX
In occasione della festa del suo santo patrono, FSSPX.Actualités vi invita ad ascoltare la Marcia di San Pio X. Creata per le consacrazioni episcopali del 1° luglio 2026, riprende il ritornello storico dell’inno della Fraternità, al quale sono stati aggiunti nuovi versi.
La Società di San Pio X celebra oggi la festa del suo santo patrono, scelto dall’arcivescovo Marcel Lefebvre come modello e protettore della sua opera sacerdotale.
Papa dell’Eucaristia e del catechismo, impavido difensore della fede contro il modernismo, San Pio X dedicò il suo pontificato alla restaurazione di tutte le cose in Cristo, secondo il motto da lui scelto: Instaurare omnia in Christo .
I nuovi versi di questa marcia sono stati cantati per la prima volta a Écône, durante le consacrazioni episcopali del 1° luglio. Fino ad ora, la Marcia di San Pio X poteva essere ascoltata nella diretta televisiva di quel giorno storico. Ora viene pubblicata separatamente, con il testo riportato di seguito.
San Pio X, prega per la Chiesa e per la Fraternità che porta il tuo nome.
Testo: H. le Roux e Abbé F. le Roux
Musica: Abbé M.-A. Mulino
[Segue Traduzione dal francese, ndt]
Parole
1. O San Pio X, ardente Pastore,
che ispiri i nostri cuori ferventi,
riuniti sotto le tue insegne,
marciamo sotto il tuo sguardo.
Ritornello
Cantando:
«Sancte Pie Decime, gloriose patrone,
ora, ora pro nobis».
(San Pio X, glorioso patrono, prega, prega per noi)
2. Tu restauri la liturgia
e le restituisci la sua armonia:
le nostre voci si elevano solenni,
all’unisono verso l’Eterno.
Ritornello
3. Santo e lungimirante Pontefice,
Tu hai riformato i seminari:
Tuo figlio, il nostro fondatore,
seguirà le Tue orme con fervore.
Ritornello
4. Sacro baluardo della vera Fede,
l’Errore impallidisce alla tua voce:
alla luce del tuo pulpito,
le nostre anime vivono di luce.
Ritornello
5. Sovrano capo, di fronte ai perfidi,
con te la Chiesa, intrepida,
imitando la tua povertà,
trionfando sull’iniquità.
Ritornello
6. Ai bambini offri l’Ostia:
L’Agnello per mezzo tuo ci purifica,
Il pane dei forti fortifica l’anima,
La nostra fede riaccende la sua fiamma.
Ritornello
7. Per ristabilire ogni cosa in Gesù Cristo,
per sperare ogni cosa nel Suo Amore:
affidiamo questa umile preghiera
al nostro Dio, alla nostra Madre.
Ritornello
8. Conservate la vostra Fratellanza,
guidatela verso l’Eternità:
siate provvidenziali per noi,
e ci uniremo a voi in Cielo.
Ritornello
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Ambiente
Documento sui «cambiamenti climatici»: «l’Eucarestia come scuola ecologica»
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Spirito
Il sito dei vescovi tedeschi diffonde l’idea per cui Cristo beveva e perdeva il controllo
La Chiesa cattolica in Germania finanzia, con i proventi dell’imposta ecclesiastica, un’agenzia di stampa, un portale ufficiale e una radio arcivescovile. Lo riporta Infovaticana.
Tra il 2 e il 3 settembre tutte e tre hanno ripreso, senza alcuna riserva teologica, la tesi secondo cui Gesù Cristo avrebbe avuto una propensione all’alcol, un disturbo degli impulsi e l’abitudine di scambiare le malattie psichiche per demoni. Nessuna delle tre ha ritenuto opportuno ricordare ai lettori ciò che insegna su Cristo la Chiesa che le stipendia.
Il testo è apparso su katholisch.de il 2 settembre alle 14:45 con il titolo «Esperti: molte figure bibliche mostrano anomalie psichiche» e il sottotitolo interrogativo «Gesù con tendenza all’alcol e disturbo degli impulsi?». Il portale si presenta come sito della Chiesa cattolica in Germania, è edito da una società il cui azionista è l’Associazione delle Diocesi tedesche e indica la Conferenza Episcopale come partner. L’articolo sintetizza un’intervista ai due professori di teologia pubblicata su Christ & Welt, inserto religioso del settimanale Die Zeit.
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Il metodo consiste nell’applicare diagnosi psichiatriche a figure bibliche. Mosè sarebbe depresso perché, dopo aver sconfitto l’Egitto, non riesce a gioire. Giobbe presenterebbe un disturbo ossessivo-compulsivo perché offre sacrifici preventivi per i figli. E Gesù, come riporta katholisch.de in forma indiretta, «è descritto nella Bibbia con una propensione all’alcol», mentre «la sua reazione verso i mercanti di bestiame nel Tempio permette di dedurre un disturbo degli impulsi».
«Gesù è colui che dice: se qualcuno ti colpisce, porgi anche l’altra guancia. Poi entra nel Tempio, si adira con i mercanti di bestiame e bam, si scatena». Nella versione diffusa oggi da Domradio, radio dell’Arcivescovado di Colonia, a partire dal dispaccio di KNA, la citazione prosegue: «Comincia a colpire la gente, a scacciare gli animali e a rovesciare i tavoli». Domradio aggiunge, senza commento, che gli stessi autori biblici descrivono Dio «spesso come imprevedibile, narcisista e privo di controllo degli impulsi». I sette demoni scacciati da Maria Maddalena erano, «probabilmente», malattie psichiche.
«Ciò che conta non è che due professori pubblichino un libro divulgativo con tesi temerarie presso una casa editrice luterana. Ciò che conta è il circuito» commenta Infovaticana. «L’intervista appare su un settimanale laico. La raccoglie KNA, agenzia di proprietà delle diocesi tedesche. La pubblica katholisch.de, portale ufficiale finanziato dalle diocesi con la Conferenza Episcopale come socio. La ritrasmette Domradio, emittente dell’arcivescovado più ricco del Paese. In ogni stazione c’era un redattore cattolico, pagato dalla Chiesa, con la possibilità di aggiungere una frase, una sola, del tipo «la dottrina cattolica sostiene che Cristo fu libero da ogni disordine». Nessuno lo ha fatto. Ventiquattr’ore dopo, nessun vescovo tedesco ha chiesto una rettifica né ha detto una parola».
«È lo stesso apparato mediatico che per anni ha chiesto a Roma la revisione del magistero sulla morale sessuale, l’ordinazione delle donne e la struttura sinodale della Chiesa, e che ha presentato tali richieste come frutto di una teologia tedesca particolarmente rigorosa» continua il sito vaticanista. «La stessa struttura, con gli stessi soldi e gli stessi redattori, diffonde oggi senza filtro che Gesù beveva, che perdeva il controllo e che Dio è un narcisista. Non occorre attribuire intenzioni a nessuno. Basta constatare la conseguenza funzionale: nella Chiesa tedesca, l’unico contenuto che non passa alcun controllo editoriale è la cristologia».
Tesi aberranti su Nostro Signore vengono ora propalate da istituzioni un tempo rispettabili. Non siamo più solo alla de-divinizzazione della figura di Cristo, ma all’insulto diretto nei suoi confronti.
Come riportato da Renovatio 21, nel 2022 il rettore dell’Università di Cambridge nel Regno Unito è andato in difesa di un giovane ricercatore che aveva dichiarato in una presentazione nell’ateneo cantabrigiense che Gesù Cristo potrebbe aver avuto un «corpo trans», lasciando i fedeli indignati «in lacrime». Lo studioso ricercatore della un tempo prestigiosa università inglese aveva mostrato dipinti rinascimentali e medievali della crocifissione di Gesù, affermando che una delle ferite sul suo corpo «assume un aspetto decisamente vaginale», aveva riportato un quotidiano.
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Ancora più impressionante è il caso del 2023 del gesuita Antonio Spadaro, direttore della centenaria rivista della Compagnia di Gesù La Civiltà Cattolica,che in una rubrica su Il Fatto Quotidiano chiamata «Il Vangelo della Domenica» sembrava commentare duramente il comportamento di Nostro Signore nell’episodio della donna cananea (Mt, 15 21,28): «ora addirittura Gesù fa il teologo: la missione ricevuta da Dio si limita ai figli d’Israele. Dunque, niente da fare. La misericordia non è per lei. È esclusa. Non si discute». Nostro Signore «risponde in maniera beffarda e irriguardosa nei confronti di quella povera donna», un qualcosa che costituisce per il figlio di Dio «una caduta di tono, di stile, di umanità».
«Gesù appare come fosse accecato dal nazionalismo e dal rigorismo teologico» scriva lo Spadaro. Tuttavia, la donna pagana con le sue suppliche è in grado di «sconvolgere la rigidità di Gesù», al punto da «da conformarlo, da “convertirlo” a sé».
«E anche Gesù appare guarito, e alla fine si mostra libero, dalla rigidità dagli elementi teologici, politici e culturali dominanti del suo tempo (…) Qui c’è il seme di una rivoluzione» concludeva il gesuita.
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Immagine di Mozamaniac via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
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