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Gogne mediatiche, abiure e infallibilità del vaccino anti-HPV

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Lunedì 17 Marzo scorso, come forse sarà noto ai più, è andata in onda su Rai 3 una puntata di Report che ha destato un gran polverone nazionale al quale – causalmente? – è conseguita la radiazione di un medico, alias Roberto Gava.
Ci riferiamo alla tematica trattata da Sigfrido Ranucci, successore della Gabanelli (che finalmente si è levata di torno).
Ranucci ha concesso alla giornalista Alessandra Borella di elaborare un servizio incentrato sui danni provocati dal vaccino anti-Papilloma virus (anti-HPV), con un titolo molto tranquillo a designare la precisa volontà del programma: “Reazioni avverse al vaccino anti-Papilloma virus: quanti sono i casi? I conti non tornano”.
Nonostante Ranucci avesse specificato, sin dall’inizio, che i vaccini sono utilissimi, efficacissimi e hanno portato grande progresso, la cosa non è ovviamente servita a nulla. Il nostro ha agito un po’ come agiscono tanti nel mondo cattolico conservatore, ovvero criticando Bergoglio ma elogiando il Concilio; così pensano di diventare intoccabili, ingenuamente, senza rendersi conto che al tiranno non importa nulla dei paracolpi, giacché il tiranno quando è tiranno lo è fino in fondo, e pota ovunque ci sia anche qualcosa di minimamente non gradito. Va da sé che non solo la battaglia si rivelerà sbagliata e dannosa per il semplice motivo che non vuole risolvere il problema alla radice, ma sarà pure altrettanto inutile.

 

Questa volta alla Rai – che pure vanta fra i suoi dirigenti il marito del Ministro Lorenzin – deve essere sfuggito qualcosa, nonostante il programma si sia rivelato di un’ovvietà pazzesca: nulla di straordinario, nulla di eccezionale, un servizio che ha ripetuto cose che, per chi conosce un minimo la tematica, non hanno alcuno spicco di esclusiva, oltre ad aver detto verità parziali.
Eppure questo ha generato il più scellerato caos, perché è evidente quanto per l’uditore medio anche piccole nozioni possano suscitare il dubbio: delle serie, se vedo persone danneggiate oggettivamente da un vaccino magari vado oltre Report e mi informo. Questo non può accadere. Non deve assolutamente accadere.

 

Il nuovo conduttore del programma aveva sognato di poter fare un minimo di giornalismo, selezionato e che non si spingesse oltre ai tabù ben delineati, tuttavia facendo i conti male. Ha avuto uno scontro violento contro il muro della censura e della gogna. Con i suoi salvagente sui vaccini quali mezzi infallibili per salvare l’umanità, come espresso nel prologo della puntatona, Ranucci aveva creduto di essersi creato un alibi per dire ciò che tutti coloro i quali seguono la tematica sanno: la farmacovigilanza non svolge il suo mestiere; si cerca di mettere tutto a tacere sugli effetti collaterali del vaccino contro il Papilloma virus, e non degli altri, per il semplice fatto che nel servizio in questione ci si è limitati a parlare solo di quello.
A questo hanno comunque conseguito una serie di grida allo scandalo, dalla Lorenzin ai vari politicanti, di serie A e di serie B. Fra i grandi commendadores non poteva mancare il solito Roberto Burioni, sociologo del social netowork, ma prima ancora virologo, professorone Ordinario in Microbiologia e virologia Facoltà di Medicina e Chirurgia Università Vita-Salute San Raffaele. Insomma: un nome, un’autorità. Il Burioni, grande avversario della frangia che lui definisce “anti-vaccinista”, ha parlato di “atto grave e intollerabile”, riferendosi alla puntata di Report che lo ha mandato su tutte le furie. Chi bazzica su Facebook avrà certamente notato la ponderosa lotta ai “no-VAX” che il virologo, fra le altre cose massone (si veda qui, pag. 33 http://popoffquotidiano.it/wp-content/uploads/2014/10/Massoneria-Elenco-Massoni-Italiani-.pdf), conduce quotidianamente, anche ridendo e brindando sui cadaveri dei colleghi radiati solo per aver detto una nota fuori dal coro.

 

La Rai poi, che pure campa con i soldi dei contribuenti, non ci tiene a fare brutte figure davanti allo Stato amico che le permette di sussistere come azienda. E così, sfuggita la situazione di mano e fatta la figuraccia del servizio no-vaccini che viene eruttato dall’azienda di Stato, Rai cerca di raccogliere e riaggiustare i cocci con un comunicato e con la contrapposta campagna pro-vaccini, che da lì si è susseguita senza sosta, specie sui telegiornali:
La Rai è da sempre a supporto delle campagne vaccinali. I vaccini sono indiscutibilmente una delle più grandi scoperte scientifiche della storia, con la loro efficacia hanno permesso di ridurre drasticamente la mortalità o debellare totalmente malattie un tempo incurabili o gravemente invalidanti. Per questo motivo Rai, che raggiunge milioni di persone in ogni parte d’Italia, in tutte le trasmissioni informative e in quelle di infotainment ha sempre sostenuto l’unico punto di vista possibile: i vaccini sono un fondamento della medicina moderna che non può essere messo in discussione“.
Più chiaro di così non si può. Peccato che lo stesso Report ha messo in luce fastidi legati ad ovvietà, come dicevamo, ma pur sempre scomodi in una retorica generale che non vuole obiezioni ad un dogma di fede come quello delle vaccinazioni.

 

Il dogma di fede cui è tenuto a recare adulazione e fedeltà anche Ranucci non gli ha lasciato scampo. Ed ecco che, dopo qualche giorno di pressione, nonostante i tentativi di salvarsi in corner, è arrivata l’abiura ufficiale con una lettera inviata al suo Direttore. Per importanza dei contenuti risulta impossibile non riportare qui il testo scritto dal conduttore di Report, offrendo così ad ognuno la possibilità di farsi una propria idea:
“Caro direttore,
 
sento il bisogno di scrivere queste righe in seguito al clamore che ha suscitato in questi giorni il servizio trasmesso lunedì [17 Marzo ndr] sul Papilloma virus. Il servizio è cominciato con una grafica che specificava nei dettagli l’utilità del vaccino, nella quale abbiamo affermato che questo vaccino previene il tumore al collo dell’utero. Il programma proseguiva con un mio intervento nel quale letteralmente affermavo: «Quest’inchiesta non è contro l’utilità dei vaccini, in tema di prevenzione si tratta della scoperta più importante degli ultimi 300 anni», anche se tale vaccino è consigliato, ma non obbligatorio. Specificavo poi che il tema del servizio erano le reazioni avverse, e fornito gli elementi dimostrati dall’Oms, nel centro di Uppsala in Svezia. Su tali reazioni avverse, il Mediatore europeo ha accolto il reclamo di un gruppo di ricercatori danesi del Cochrane. Si tratta di scienziati accreditati, a cui dobbiamo il ritiro dal commercio di un farmaco a base di Sibutramina, un farmaco antiobesità, che aveva provocato decessi.
 Su questo reclamo accolto dal Mediatore, ha espresso la sua valutazione in contraddittorio la dottoressa Enrica Alteri, a capo del Comitato di valutazione dei medicinali per l’ Agenzia europea del farmaco. In Italia le reazioni avverse devono essere comunicate alla Farmacovigilanza, e si è scoperto che coloro che hanno reazioni avverse non sempre riescono a segnalarle. Su questo punto è stato chiesto il parere del più importante farmacologo italiano, Silvio Garattini, il quale ha confermato che il sistema della farmacovigilanza ha delle criticità. In onestà ci sembrava doveroso portare all’attenzione delle autorità competenti una mancanza di trasparenza. Tutto questo è stato inteso come un servizio contro i vaccini obbligatori. Se è stato compreso in questo modo, prestando di conseguenza il fianco a strumentalizzazioni, significa che non sono stato sufficientemente chiaro. Di questo mi assumo ogni responsabilità, e anticipo attraverso il suo giornale l’intenzione di fornire ogni chiarimento ai telespettatori nella prossima puntata di Report. Ci tengo a ribadire l’importanza delle vaccinazioni obbligatorie e quelle consigliate anche perché ho sempre fatto vaccinare i miei figli.
Tolto ogni dubbio sulle intenzioni primordiali di Ranucci, così da non farne un eroe controcorrente anche nel mondo “anti-vaccinista”, analizziamo per un attimo il pensiero espresso dal Ministro della Salute Sig.ra Beatrice Lorenzin, alla luce di quanto accaduto sul servizio pubblico della Rai.
Così disse la signora Lorenzin in data 18 Marzo 2017:
 “Diffondere paura propugnando tesi prive di fondamento e anti scientifiche è un atto di grave disinformazione ed è quanto ha fatto ieri sera la trasmissione di Rai3 Report, dedicata al vaccino contro il Papilloma virus, il primo vaccino contro il cancro che l’uomo è riuscito a produrre. Un vaccino sicuro e di grande efficacia, a differenza di quanto è stato fatto affermare sulla tv pubblica, senza alcun contraddittorio. Report ha dato spazio a teorie prive di base scientifica, instillando timore nei confronti di una pratica sicura, efficace e in grado di salvare migliaia di donne da un cancro aggressivo e spesso mortale“.

 

Prima di addentrarci nella solita e monotona critica che muove la Lorenzin, quella sì, priva di argomentazioni oggettive e scientifiche, ma basata solo su loci communes, ricordiamo che anche il servizio di Alessandra Borella ha espresso qualche piccola imprecisione. Prima fra tutte le cose va detto che i ceppi di HPV individuati non sono 120 – come riportato da Report – ma 140. In più è bene sottolineare come il Cervarix ( vaccino anti-HPV ), prodotto dal colosso GSK, sia stato ritirato dal commercio dal produttore stesso con un annuncio dato il 2 novembre 2016: il tutto senza fornire spiegazioni veramente plausibili.
Questo tanto per cominciare. Per chi volesse, poi, in risposta all’incensazione scientifica (?) fatta dalla Lorenzina sulla grandezza di questo vaccino, operante parecchi benefici, potrebbe guardare qualche spezzone dei video qui sotto:
 

 

Entriamo ora nell’aspetto che più ci deve interessare, avendo utilizzato Report – e continuando ad utilizzarlo – solo come aggancio per esporre le vere criticità di questo vaccino, che come prima funzione – lo abbiamo già detto altrove – ha quello di emancipare alla sessualità le bambine e, con il Nuovo Piano Nazionale per la prevenzione vaccinale, anche i maschietti. I danni subiti da chi vi si è sottoposto e a cui spesso viene fatto riferimento sono solo uno degli aspetti critici ( e gravissimi, si intenda ) del “primo vaccino contro il cancro” che l’uomo sarebbe riuscito a produrre, sempre secondo il CEO del Ministero della Salute.
Non importa nulla se in Spagna, di recente, un tribunale ha riconosciuto la correlazione fra la morte di una giovane ragazza e il vaccino anti-Papilloma Virus, quello che conta davvero è mettere sotto silenzio tutto; chi ci prova sarà irreversibilmente tacciato di essere contro la scienza, di essere un complottista, un meschino attentatore alla vita umana. E si badi bene: questo accade in tutti i campi possibili, Cattolicesimo incluso. Vi è infatti chi dice che mettere in dubbio l’infallibilità dogmatica dei vaccini è come collaborare all’aborto o al supporto delle campagne LGBT. Capito mi avete?
I danni esistono, e pure gravi, ma niente da fare. Davanti alla deità della “scienza medicinale” (che scienza appunto non è), non vi è santo che tenga.
Oltre a questo come dicevamo esiste altro, a partire da una conoscenza un po’ più oggettiva di ciò che è il Papilloma Virus (HPV= Human Papilloma Virus).

 

Esso è, di fatto, un virus umano abbastanza comune che si ritrova spesso nei genitali femminili, anche indipendentemente dai rapporti sessuali: per intenderci, può anche essere trasmesso dalla madre al neonato durante il parto.
Dei 140 tipi di questo virus solo 13 sono potenzialmente cancerogeni, ma la loro cancerogenicità si palesa solo in determinate condizioni, la maggiore delle quali è correlata ad un sistema immunitario depresso.
I sintomi di questa infezione da HPV sono mediamente inesistenti, se non per qualche eruzione cutanea o condiloma acuminato. Per queste ragioni si può affermare che lo sviluppo di un tumore benigno è assai raro se paragonato al numero dei casi infetti presenti; va da sé che lo stadio tumorale maligno è ancor più eccezionale.
Ma mettiamo pure il caso che venga riscontrata un’infezione HPV con un tipo virale potenzialmente cancerogeno, esso regredirà spontaneamente nel 90% dei casi entro due massimo tre anni anni dalla diagnosi certa, così come nel 9% dei casi il virus conviverà  per tutta la vita della persona che lo ospita senza causare disturbi. Ergo: test per l’HPV positivo, Pap-test risultante sempre negativo.
Anche chi ipotizza che potrebbe esserci, a seguito dell’infezione, una progressione di essa capace di creare una lesione precancerosa, deve sapere che questo può avvenire solo nell’1% dei casi, con tempi veterotestamentari pari a 30-50 anni – nel caso in cui si verificassero vere e proprie lesioni.
Un’altra informazione sostanziale, che guarda caso non viene mai data (così come avviene nel caso dei ceppi di Meningococco) è quella riguardante la copertura che il vaccino riesce a dare contro i ceppi del virus o batterio: nel nostro specifico caso infatti ritroviamo un vaccino bivalente e tetravalente contro l’HPV in grado di formare anticorpi contro solo 2 dei 13 tipi potenzialmente cancerogeni. Certo, si potrà obiettare che sono i due tendenzialmente più frequenti, e ciò corrisponde a verità, ma resta il fatto che rimangono 11 tipi scoperti, questo mettendo in dubbio l’efficacia e l’infallibilità del prodotto in maniera inopinabile.

 

Una campagna così fortemente voluta mette in seria difficoltà le certezze sul nostro Stato, che non può certo catalogarsi fra quelli del Terzo Mondo dove la poca igiene e la trascuratezza del sistema immunitario dovuto ad una scarsa e scorretta alimentazione aggrava e centuplica le probabilità di contrarre il tumore al collo dell’utero, in quei luoghi molto più frequente, diffuso e mortale.
Se a qualcuno potrebbe sembrare ardito quanto appena detto, tranquillizziamo quel qualcuno dicendo che vogliamo porre a riferimento i controlli ginecologici con Pap-test, che già sono un ottimo metodo di prevenzione su cui però nessuno ha voluto incentivare l’attenzione. Se ogni donna dopo i 30 anni si sottoponesse ad un semplice Pap-test quadriennale, questo genere di tumore sarebbe presto sconfitto grazie ad una diagnosi fatta per tempo, che permetterebbe di eliminarlo con un intervento ambulatoriale.
A tutte queste precisazioni esistono poi una serie di dati non pervenuti: per facilitarne la comprensione li elencheremo di seguito.

 

-L’efficacia del vaccino nell’impedire l’insorgere del tumore della cervice uterina, così come la durata della protezione vaccinale, non sono pervenute; il rischio in questo caso potrebbe pure essere che proprio al termine della copertura vaccinale, i soggetti entrino in contatto con l’HPV.
– Non è pervenuta la sicurezza del suddetto vaccino sul lungo periodo, così come non viene mai accuratamente documentata la frequenza di avversioni gravi risalenti alla vaccinazione.
– Non è pervenuto il vero movente per cui questa vaccinazione è stata introdotta con una procedura di approvazione anticipata, giacché a questo farmaco mancava ancora la 3º fase di sperimentazione richiesta, restando perciò nudo della dimostrazione scientifica nonché della reale efficacia e non nocività, che è stata inspiegabilmente demandata alle ASL, le quali  la stanno sperimentando – de facto a nostre spese – sui nostri figli.
Così facendo si è inoculata nei soggetti vaccinati una sicurezza fasulla, questo comportando una conseguente diminuzione all’intervento di screening con il Pap-test.

 

Tirando le somme e concludendo, possiamo affermare che l’avvincente campagna pubblicitaria a sponsorizzazione del vaccino anti-HPV secondo la quale esso sarebbe una scoperta senza precedenti storici e in grado di prevenire qualsiasi carcinoma della cervice uterina, non è per nulla corretta, né tanto meno obiettiva per tutta la serie di motivi riportati sopra.
Ovviamente la martellante attività di marketing unita alla censura e messa a gogna (vedi Report e dott. Gava) di chiunque provi ad affrontare il problema con cognizione di causa, rende impossibile una corretta e veritiera valutazione del problema: sia sul fronte scientifico, che sul fronte politico-sociale.
Frattanto, nello scorrere di tutte queste nefande politiche di regime, come diceva recentemente un bravo scienziato, la strage continua in allegria e in attesa della prossima vittima.
Cristiano Lugli
Articolo precedentemente pubblicato qui.

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Medico dell’esercito USA ammette: 28 soldati morti per i vaccini COVID

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Un medico dell’esercito statunitense avrebbe testimoniato di essere a conoscenza di 28 decessi occorsi tra militari americani e riconducibili ai vaccini contro il COVID-19. Lo riporta Politico, citando una deposizione resa in sede giudiziaria. La stessa funzionaria ha inoltre dichiarato che il governo statunitense sta attualmente indagando su 2.544 decessi segnalati successivamente alla somministrazione dei vaccini.

 

Secondo quanto riportato, a rendere questa testimonianza sarebbe stata Theresa Long, che ricopre anche il ruolo di consulente del segretario alla Salute degli Stati Uniti Robert F. Kennedy Jr., nel corso di una deposizione datata 14 agosto, resa nell’ambito di un procedimento davanti a un tribunale federale della Virginia. Fino a questo momento non erano stati resi pubblici né i contenuti della sua testimonianza né il suo incarico presso il Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani (HHS).

 

Sempre secondo quanto riferito, la Long avrebbe precisato che i 2.544 decessi non ancora verificati sarebbero stati segnalati al sistema di segnalazione degli eventi avversi da vaccino (VAERS) del dipartimento.

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L’ex presidente degli Stati Uniti Joe Biden aveva disposto l’obbligo vaccinale per l’intero personale militare statunitense, prevedendo il congedo per chi non si fosse adeguato: una misura che portò a oltre 9.000 congedi. Una volta tornato alla Casa Bianca, il presidente Donald Trump ha invece incaricato il Pentagono di offrire il reintegro a quanti erano stati congedati per essersi rifiutati di vaccinarsi.

 

I vaccini anti-COVID-19 realizzati su larga scala tramite la tecnologia a mRNA sono stati immessi sul mercato in tempi estremamente rapidi tramite una controversa manovra voluta da Trump chiamata Operation Warp Speed. In precedenza nessun siero mRNA era stato approvato, anche per vari test che avevano ucciso le cavie animali. La stessa farmaceutica Moderna (il cui nome significata di fatto «Modo RNA») non aveva mai venduto un singolo prodotto in tutti gli anni della sua esistenza.

 

Pfizer e Moderna, che da questi prodotti hanno tratto profitti miliardari, hanno successivamente riconosciuto che, in casi rari, i rispettivi vaccini potevano essere associati a un aumento del rischio di infiammazione del muscolo cardiaco.

 

Aumenti di casi di miocardite sono stati registrati su persone particolarmente sane – come gli atleti professionisti – i giovani, e pure nei bambini. Vari studi emersi in questi anni hanno dimostrato una correlazione tra danni al cuore e vaccini COVID, ma al contempo è saltato fuori che gli enti di controllo avrebbero nascosto i dati sulla miocardite.

 

La Long ha reso la propria testimonianza a sostegno della difesa in una causa attualmente all’esame del giudice distrettuale Michael Nachmanoff, riguardante il licenziamento di Terry Adirim dall’incarico di direttrice del Centro per i servizi sanitari globali della CIA. Adirim sostiene di essere stata allontanata dall’agenzia di Intelligence per ragioni di natura politica, riconducibili in particolare al proprio sostegno alla campagna vaccinale contro il COVID -19.

 

Durante il periodo della pandemia, Adirim aveva ricoperto l’incarico di assistente segretario ad interim per gli affari sanitari presso il dipartimento della Difesa. Il suo licenziamento da parte della CIA, avvenuto nell’aprile 2025, fu all’epoca rilanciato da diversi commentatori politici di area conservatrice, tra cui Ivan Raiklin, oggi imputato nella causa in questione. La decisione arrivò circa un mese prima che Adirim maturasse il diritto alla pensione federale piena.

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Nel maggio 2025 il giudice Nachmanoff aveva già manifestato dubbi sulle reali possibilità di successo dell’azione legale intentata da Adirim, negando la richiesta di un’ingiunzione volta ad annullare il licenziamento. Da parte sua, la CIA ha sempre sostenuto che si tratti di una comune controversia di natura contrattuale.

 

Kennedy, dal canto suo, ha più volte affermato che alcuni vaccini non sarebbero stati sottoposti a studi sufficientemente approfonditi e potrebbero comportare effetti collaterali di rilievo. Posizioni che gli sono valse le critiche di chi lo accusa di alimentare tesi antivacciniste, ritenendolo per questo inadeguato a ricoprire la carica di ministro della Salute.

 

Come riportato da Renovatio 21, appena tornato alla Casa Bianca Trump aveva reintegrato nei ranghi dell’esercito tutti i militari espulsi da Biden per aver rifiutato la puntura genica sperimentale.

 

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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia

 

 

 

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Vaccinazioni dei bambini Amish, i dati dello studio sull’autismo nel 2010 non sono mai stati resi pubblici

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense.   Uno studio presentato da alcuni ricercatori nel 2010 ha rilevato un tasso di autismo tra i bambini Amish pari a circa 1 su 271, molto inferiore alla media nazionale. I ricercatori hanno raccolto i dati sulle vaccinazioni dei bambini studiati, ma non li hanno resi pubblici, rendendo impossibile sapere se i bambini Amish che hanno sviluppato l’autismo fossero vaccinati o meno. Gli esperti suggeriscono che sarebbe utile rendere pubblici questi dati.   È scoppiata una polemica attorno a uno studio del 2010 sui tassi di autismo tra gli Amish, dopo che lunedì il presidente Donald Trump ha pubblicato un grafico che citava tale studio.   Nel suo post su Truth Social, Trump affermava: «nessun caso pubblicato ha documentato esplicitamente un bambino Amish non vaccinato affetto da autismo».   Il post sui social media citava uno studio condotto nel 2008 e nel 2009 da ricercatori che avevano sottoposto a screening 1.899 bambini Amish in Indiana e Ohio per l’autismo. I ricercatori avevano confermato sette casi di autismo tra i bambini.

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Lo studio ha concluso che tra i bambini Amish esaminati, il tasso di autismo era di circa 1 su 271, un dato di gran lunga inferiore al tasso nazionale, che all’epoca era stimato dai Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC) a 1 su 91.   Secondo quanto riportato nel post di Trump, gli autori dello studio hanno raccolto le storie vaccinali dei bambini, ma «non hanno segnalato alcun caso confermato» di autismo in soggetti «completamente non vaccinati».   Secondo la giornalista specializzata in salute Sayer Ji, il post ha suscitato reazioni contrastanti, tra apprezzamenti verifiche dei fatti.   Ji ha definito il post di Trump «fattualmente imperfetto» ma «genuinamente importante».   Il post conteneva inesattezze fattuali: ad esempio, affermava che gli Amish esistono da 330 anni. Tuttavia, sebbene gli Amish si siano separati dai Mennoniti 333 anni fa, nel 1693, gli insediamenti Amish negli Stati Uniti non iniziarono prima del 1720.   Il post di Trump ha inoltre richiamato l’attenzione sul fatto verificabile che gli Amish tendono ad avere tassi di vaccinazione e di autismo più bassi rispetto alla popolazione generale.   Ji ha elogiato il presidente per aver messo in evidenza lo studio del 2010. «Qualunque cosa si pensi di quest’uomo, lui [Trump] ha indicato quello studio», ha scritto Ji.   Mary Holland, CEO di Children’s Health Defense (CHD), ha dichiarato a The Defender di essere lieta che Trump abbia sottolineato la relativa assenza di autismo tra gli Amish, che in genere presentano tassi di vaccinazione inferiori rispetto alle comunità non afroamericane.   «È ora di iniziare a fare i conti con la realtà: l’attuale programma di vaccinazione causa danni cerebrali noti come autismo. Cerchiamo di essere abbastanza umili da imparare dagli Amish», ha affermato Holland.

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Cosa ha rivelato lo studio sull’autismo condotto nella comunità Amish nel 2010?

Secondo un abstract di una conferenza relativa allo studio, il post di Trump cita uno studio del 2010 condotto da ricercatori di genomica umana dell’Università di Miami e della Vanderbilt University.   Tuttavia, contrariamente a quanto affermato nel post di Trump, lo studio non è mai stato pubblicato su una rivista scientifica con revisione paritaria.   L’abstract dello studio, datato 22 maggio 2010, è apparso sul sito web dell’International Meeting for Autism Research, un convegno di ricerca organizzato dalla International Society of Autism Research.   Sembra che gli autori dello studio abbiano presentato la ricerca al convegno di maggio 2010. Non esiste alcuna versione completa dello studio disponibile online.   Nella sezione relativa ai metodi dell’abstract si afferma che i ricercatori hanno raccolto i dati sulle vaccinazioni dei bambini. Tuttavia, la sezione dei risultati non specifica se i sette bambini Amish inclusi nello studio, a cui è stato diagnosticato l’autismo, fossero vaccinati o meno.   Il riassunto afferma: «i dati preliminari hanno evidenziato la presenza di disturbi dello spettro autistico (ASD) nella comunità Amish con una frequenza di circa 1 bambino su 271, utilizzando strumenti standard di screening e diagnosi per l’ASD, sebbene alcune modifiche possano essere opportune».   Gli autori hanno scritto che «sono in corso ulteriori studi» per affrontare le norme e le consuetudini culturali che possono influenzare il modo in cui i genitori parlano del comportamento dei loro figli quando vengono intervistati dai ricercatori.   Non è chiaro se gli autori dello studio abbiano verificato se i sette bambini con autismo fossero stati vaccinati.   L’autore principale dello studio, identificato come JL Robinson, non ha risposto alla richiesta del quotidiano The Defender di chiarire se i ricercatori avessero mai condotto un’analisi stratificata per vaccinazione sui sette casi confermati di autismo e perché non avessero mai pubblicato lo studio.   Il giornale The Defender ha posto le stesse domande a Margaret Pericak-Vance, Ph.D., direttrice del John P. Hussman Institute for Human Genomics presso l’Università di Miami e una delle autrici dello studio. Tuttavia, la richiesta è stata indirizzata al responsabile delle pubbliche relazioni dell’università, che non ha risposto entro la scadenza.   Ji ha effettuato una ricerca online nei registri pubblici per verificare se gli autori dello studio avessero mai parlato nuovamente pubblicamente della ricerca o l’avessero sottoposta a pubblicazione su una rivista scientifica con revisione paritaria, ma non ha trovato nulla.   «È un fatto significativo», ha dichiarato Ji a The Defender. «Ho cercato, senza successo, alcuna dichiarazione pubblica da parte di nessuno dei sei autori, in sedici anni, sul perché l’articolo non sia mai stato pubblicato o che fine abbiano fatto i dati. Questa assenza è la vera scoperta».   Ji ha affermato di non accusare gli autori dello studio di aver intenzionalmente occultato i dati relativi alla storia vaccinale dei bambini Amish. «Non sto sostenendo che nessuno dei sei abbia distrutto dati o agito in malafede: non ho prove di ciò».   Ma i loro dati furono di fatto «sepolti», nel senso che non vennero mai pubblicati e non comparvero in alcuno studio successivo.   Ji ha riconosciuto che, anche se lo studio avesse esplicitamente collegato tutti e sette i casi di autismo alla mancata vaccinazione, non avrebbe comunque dimostrato che i bambini non vaccinati non sviluppano l’autismo, perché sette è un numero troppo piccolo per poter stilare un modello statistico significativo.   Ma i dati sarebbero comunque utili perché «colmerebbero una lacuna nella documentazione e ci direbbero se l’infrastruttura di screening può essere ricostruita su larga scala», ha affermato. «Uno statistico potrebbe farlo in poche settimane se i file esistessero».   Gli autori dello studio non hanno risposto quando The Defender ha chiesto se fossero ancora in possesso dei file di ricerca originali dello studio.   Visto che, stando all’abstract, lo studio sembrava aver utilizzato fondi di ricerca federali, il pubblico ha il diritto di sapere che fine hanno fatto i documenti, ha affermato Ji.

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Trump si è concentrato sulla scoperta di un legame tra autismo e vaccino

Il post di Trump che fa riferimento allo studio del 2010 arriva nel bel mezzo di un acceso dibattito sui vaccini e l’autismo. A maggio, Trump aveva sollecitato il segretario alla Salute statunitense Robert F. Kennedy Jr. a fare di più per indagare su un possibile legame tra vaccini e autismo, secondo un articolo del Wall Street Journal del 27 luglio.   Il mese scorso, Trump ha firmato un ordine esecutivo che prevede cambiamenti radicali alla politica vaccinale statunitense, tra cui la riduzione da 18 a 11 del numero di malattie per le quali i bambini ricevono i vaccini di routine.     Durante una conferenza stampa del 22 settembre 2025 , Trump ha dichiarato: «Ci sono certi gruppi di persone che non si vaccinano e non assumono pillole e che non sono autistiche. … Gli Amish, ad esempio, non sono praticamente affetti da autismo».   Secondo Ji, lo studio sugli Amish del 2010 non dimostra che i vaccini causino l’autismo.   Tuttavia, la vicenda dello studio del 2010 rivela che, quando vengono raccolti dati che potrebbero potenzialmente contribuire a rispondere alla domanda se i vaccini causino l’autismo, tali dati «non vengono resi disponibili», ha affermato Ji.   Secondo Ji, gli studi sui tassi di autismo tra gli Amish dovrebbero esaminare molti fattori, tra cui lo stato vaccinale, l’esposizione al glifosato, al paracetamolo, agli ultrasuoni, la dieta, l’endogamia e l’accesso all’assistenza sanitaria.   I risultati completi dovrebbero essere resi pubblici, a prescindere da ciò che emerge dagli studi. «Questo non è essere contro i vaccini. È scienza».   Il legame tra i bassi tassi di vaccinazione e l’autismo tra gli Amish è stato un argomento che il giornalista investigativo Dan Olmsted ha documentato per anni.   Olmsted, fondatore di Age of Autism, è stato autore nel 2011 di Age of Autism: Mercury, Medicine, and a Man-Made Epidemic («L’era dell’autismo: mercurio, medicina e un’epidemia causata dall’uomo.») e nel 2017 Denial: How Refusing to Face the Facts about Our Autism Epidemic Hurts Children, Families, and Our Future («Negazione: come il rifiuto di affrontare la realtà dell’epidemia di autismo danneggia i bambini, le famiglie e il nostro futuro») prima della sua scomparsa all’inizio del 2017.

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Da dove ha preso Trump l’immagine che ha pubblicato?

Gli Amish continuano a essere al centro del dibattito nazionale sui vaccini. A New York, gli Amish minacciano di lasciare lo stato a causa dell’obbligo vaccinale scolastico imposto dallo stato, secondo un articolo del New York Post del 26 agosto.   La Pennsylvania, che ospita la più grande comunità Amish degli Stati Uniti, è balzata agli onori della cronaca per l’attuale epidemia di morbillo e per le indagini in corso sui decessi correlati alla malattia.   Steve Kirsch ha creato la grafica che Trump ha pubblicato sui social media. Il 14 agosto, Kirsch ha pubblicato la grafica su X con la seguente didascalia: «Sconcertante, vero? L’autismo si riscontra solo nei bambini Amish vaccinati. Chissà perché?».   Kirsch ha dichiarato a The Defender di aver creato la grafica utilizzando ChatGPT. Ha incaricato ChatGPT di creare un grafico basato sullo studio del 2010 e sulla sua convinzione che non vi siano prove che a un bambino Amish non vaccinato sia mai stato diagnosticato l’autismo.   «Nessuno ha mai sentito parlare di un bambino Amish non vaccinato affetto da autismo», ha dichiarato Kirsch a The Defender.   Kirsch ha affermato di aver definito lo studio «pubblicato» nella grafica perché la Società Internazionale per la Ricerca sull’Autismo aveva pubblicato online l’abstract della conferenza. Ha ammesso, tuttavia, che lo studio in sé non è mai stato pubblicato.   La Casa Bianca non ha risposto alla nostra richiesta di commento entro la scadenza. Suzanne Burdick Ph.D.   © 2 settembre 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.   Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.  

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Scienziati chiedono la ritrattazione dello studio danese che afferma che l’alluminio nei vaccini è «sicuro»

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense.

 

Il controverso studio danese del 2025 sosteneva di non aver trovato alcun legame tra l’alluminio presente nei vaccini infantili e 50 esiti negativi per la salute, tra cui autismo, asma e malattie autoimmuni. Tuttavia, un nuovo articolo sottoposto a revisione paritaria da scienziati di Children’s Health Defense illustra come i dati dello stesso studio danese contraddicano le conclusioni degli autori.

 

Secondo un nuovo articolo sottoposto a revisione paritaria e scritto da Brian Hooker, responsabile scientifico di Children’s Health Defense (CHD), e da Karl Jablonowski, ricercatore senior, il controverso studio danese del 2025 sull’alluminio nei vaccini dovrebbe essere immediatamente ritirato, poiché i dati dello studio stesso contraddicono le conclusioni degli autori.

 

L’articolo di Hooker e Jablonowski è stato pubblicato questa settimana sulla rivista Integrative Medicine: A Clinician’s Journal.

 

Jablonowski ha dichiarato a The Defender che lo studio danese, pubblicato il 15 luglio 2025 negli Annals of Internal Medicine, è «un buon esempio di come la cattiva scienza possa diffondersi».

 

Lo studio sosteneva di non aver trovato alcun legame tra l’alluminio presente nei vaccini infantili e 50 esiti negativi per la salute, tra cui autismo, asma e malattie autoimmuni.

 

Da allora, lo studio danese è stato citato 36 volte in pubblicazioni scientifiche come prova della sicurezza degli adiuvanti a base di alluminio nei vaccini, ha affermato Jablonowski.

 

Lo studio ha ricevuto così tanta attenzione da parte dei media e del mondo accademico da classificarsi nel 5% delle migliori pubblicazioni scientifiche, secondo Altmetric, una società specializzata nell’analisi dell’influenza dei dati.

 

Ma questa attenzione non significa che le conclusioni degli autori danesi fossero corrette, ha affermato Jablonowski. Nella loro critica, lui e Hooker hanno presentato un’analisi dettagliata che mostrava una discrepanza tra i dati dello studio danese e le conclusioni degli autori.

 

«Lo studio che ha convinto il mondo che l’alluminio nei vaccini non causa l’autismo era una facciataÐ, ha affermato Jablonowski. Quella facciata è crollata sotto esame, ha aggiunto.

 

«Ci siamo ritrovati con una montagna di domande senza risposta e prove che l’alluminio nei vaccini è positivamente correlato ai disturbi dello sviluppo neurologico».

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Gli autori danesi affermano che i risultati dimostrano che l’alluminio nei vaccini è sicuro

Gli autori dello studio danese, ampiamente riportato dai principali media, hanno affermato di non aver trovato alcun legame tra l’ alluminio contenuto nei vaccini e l’autismo.

 

Anders Hviid, professore e capo del dipartimento di epidemiologia presso lo Statens Serum Institut e uno degli autori dello studio, ha dichiarato a MedPage Today che i risultati «forniscono solide prove a sostegno della sicurezza dei vaccini infantili».

 

«Questa è la prova che genitori, medici e funzionari della sanità pubblica devono fare le scelte migliori per la salute dei nostri figli», ha affermato Hviid.

 

In un comunicato stampa, Hviid ha definito i risultati «rassicuranti» e ha affermato che studi di grandi dimensioni come il suo sono importanti in «un’epoca caratterizzata da una diffusa disinformazione sui vaccini».

 

Tuttavia, secondo Hooker e Jablonowski, che hanno esaminato lo studio e i dati corretti, i dati corretti aggiunti dopo la data di pubblicazione originale dello studio dimostrano che gli autori si sbagliavano.

 

Hanno concluso che i dati dello studio condotto su 1,2 milioni di bambini indicano chiaramente un legame tra l’alluminio presente nei vaccini e l’autismo.

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Dati corretti mostrano un legame tra vaccini e autismo

Il 17 luglio 2025, gli Annals of Internal Medicine hanno aggiunto una nota di esclusione di responsabilità allo studio danese, affermando che «al momento della pubblicazione iniziale, includeva una versione errata del materiale supplementare».

 

Il materiale aggiornato è disponibile al link dello studio «Correction: Aluminum-Adsorbed Vaccines and Chronic Diseases in Childhood» [«Correzione : Vaccini adsorbiti su alluminio e malattie croniche nell’infanzia»].

 

In una precedente intervista, Jablonowski aveva affermato: «secondo i dati corretti, quasi 10 (9,7) bambini su 10.000 vaccinati con una dose più elevata di alluminio (rispetto a una dose moderata) hanno sviluppato un disturbo dello sviluppo neurologico, principalmente autismo, tra i 2 e i 5 anni di età».

 

Il giorno prima della pubblicazione dello studio e tre giorni prima che la rivista emettesse una rettifica, Hviid ha dichiarato a numerosi media che lo studio dimostrava che l’alluminio nei vaccini non causa l’autismo.

 

Hooker ha ipotizzato che gli autori danesi potrebbero essere stati più propensi a produrre risultati favorevoli alla vaccinazione, dato che lavorano presso lo Statens Serum Institut, un istituto di ricerca con una lunga esperienza nella produzione di vaccini.

 

Ad esempio, Hooker ha affermato: «l’analisi dello studio non prevedeva un gruppo di controllo con “esposizione zero”. Al contrario, come la maggior parte degli studi ‘comprati’ dall’industria, ha confrontato l’esposizione a ‘una certa’ quantità di sali di alluminio con l’esposizione a una quantità ‘un po’ maggiore’ di sali di alluminio».

 

Hviid ha dichiarato di aver ricevuto finanziamenti dalla Fondazione Novo Nordisk, legata al colosso farmaceutico Novo Nordisk.

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RFK Jr: I ricercatori danesi hanno minimizzato “qualsiasi segnale di danno”

L’analisi di Jablonowski e Hooker è l’ultima di una lunga serie di critiche feroci al controverso studio sull’alluminio.

 

Il 1° agosto 2025, il Segretario alla Salute degli Stati Uniti Robert F. Kennedy Jr. ha pubblicato un editoriale su TrialSite News in cui ha elencato una miriade di difetti dello studio danese. Ha scritto:

 

«I media mainstream, servili e finanziati dalle case farmaceutiche, sempre pronti a difendere le ortodossie del settore, hanno salutato trionfalmente questo studio come prova della sicurezza dell’alluminio, senza nemmeno un esame superficiale delle sue fatali lacune o dei conflitti di interesse finanziari dei suoi autori».

 

Lo studio ha escluso i bambini ad alto rischio, ha affermato Kennedy. I ricercatori danesi hanno inoltre escluso un gruppo di controllo non esposto al rischio.

 

«Invece di valutare separatamente questo gruppo di bambini non vaccinati e di trattarli come gruppo di controllo, li hanno raggruppati nella coorte meno esposta, diluendo qualsiasi segnale di danno», ha scritto.

 

Kennedy ha concluso che, per quanto riguarda la ricerca sull’alluminio nei vaccini, «ciò che serve non è un maggior numero di modelli statistici volti a nascondere i segnali di danno, bensì una ricerca indipendente fondata sulla piena trasparenza, sull’integrità metodologica e sul coraggio di affrontare verità scomode».

 

Hooker e Jablonowski erano d’accordo. Erano coautori di un rapporto sottoposto a revisione paritaria che spiegava come e perché lo studio danese non fosse riuscito a stabilire la sicurezza dell’alluminio nei vaccini.

 

Nel dicembre 2025, il Journal of Trace Elements in Medicine and Biology ha pubblicato il rapporto. Oltre a Hooker e Jablonowski, tra gli autori figuravano 10 scienziati e opinion leader di spicco nel campo della tossicologia dell’alluminio e dei danni da vaccino.

 

Hooker ha affermato che la sua nuova pubblicazione, realizzata insieme a Jablonowski, fornisce «un’analisi più dettagliata dei difetti fatali» dello studio danese.

 

Suzanne Burdick

Ph.D.

 

© 26 agosto 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.

 

Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

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