Spirito
Cosa c’è nel libro del cardinale Müller?
In un libro-intervista pubblicato in italiano da Solferino, il 27 gennaio 2023, intitolato In buona fede, scritto a quattro mani con la giornalista del quotidiano italiano Il Messaggero Franca Giansoldati, il cardinale Gerhard Ludwig Müller, già prefetto di la Congregazione per la dottrina della fede, critica il modo in cui papa Francesco affronta alcuni temi delicati, ed è preoccupato per la «confusione dottrinale» che regna intorno al sinodo sulla sinodalità.
L’agenzia romana I.Media ripresa da cath.ch il 29 gennaio, cita diversi estratti del libro. Innanzitutto il cardinale Müller nega di essere un «avversario» di Francesco: «Chi fa critiche costruttive è accusato […] di essere un nemico di Francesco».
Tuttavia, «se ci sono cose da segnalare per migliorare la situazione generale, l’unico modo è parlare chiaro», dice, prendendo l’esempio di santa Caterina da Siena che ebbe «parole durissime contro i papi, ma mai contro il papato».
Certo, l’ex prefetto della Congregazione della Fede riviene sul suo brutale licenziamento avvenuto il 30 giugno 2017, come un «fulmine a cielo sereno», ma le sue critiche più aspre prendono di mira i più stretti consiglieri del Papa. Deplora l’esistenza di un «cerchio magico che gravita attorno a Santa Marta, formato da persone […] non preparate dal punto di vista teologico».
Ritiene che in Vaticano «sembra che ormai le informazioni circolino in modo parallelo, da una parte sono attivi i canali istituzionali purtroppo sempre meno consultati dal pontefice, e dall’altra quelli personali utilizzati persino per le nomine dei vescovi o dei cardinali».
Il cardinale Müller indica il caso di mons. Gustavo Zanchetta, «controverso, perché godeva di uno status privilegiato di amico del Papa». Quest’ultimo, condannato per abusi ai danni di seminaristi nel suo Paese, era stato impiegato per diversi anni dal Papa nella banca vaticana.
Più in generale, il porporato tedesco denuncia il trattamento di favore riservato ai sacerdoti italiani condannati per abusi. Questi, afferma, beneficiano dell’intercessione di «amici influenti» a Santa Marta che «i chierici di nazionalità polacca, americana o di altra nazionalità non hanno», e che sono condannati dalla giustizia della Chiesa.
Autoritarismo e clientelismo
Non è certo, ci sembra, che questa influenza ufficiosa sia all’origine di tutte le disgrazie e le decisioni arbitrarie che il cardinale Müller denuncia.
Dice così di non comprendere l’intervento del Papa nella diocesi di Tolone: il Papa ha vietato a mons. Dominique Rey di ordinare quattro futuri sacerdoti «perché appartenevano alla categoria dei conservatori».
Pur riconoscendo di non sapere se ci siano altri problemi dietro questa vicenda, ritiene che il Papa abbia usurpato le prerogative del vescovo in carica. Anche la diocesi di Tolone sarà oggetto di una visita canonica nei prossimi mesi.
Il cardinale Müller cita anche il caso di un vescovo del centro Italia che sarebbe stato «licenziato» perché aveva espresso il suo disaccordo con «alcune misure anti-COVID» prese dal Governo. «Il Papa non avrebbe dovuto poterlo mettere sotto accusa», insiste, ricordando che può farlo solo se il vescovo mette a rischio la fede cattolica o l’unità della Chiesa.
Infine, il presule tedesco deplora la sostituzione, per ragioni ideologiche, di mons. Livio Melina alla guida del Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per le scienze del matrimonio e della famiglia. Quest’ultimo è stato sostituito da mons. Vincenzo Paglia «che non ha competenze specifiche in questo campo», un affronto – secondo lui – al principio della «libertà accademica».
Fallimento della riforma della Curia
Quanto alla riforma della Curia romana, l’ex prefetto è molto severo contro la nuova costituzione apostolica Prædicate Evangelium. Secondo lui, questa riforma ridurrebbe la Curia romana «a una corporazione che lavora per fornire assistenza ai “clienti”, le conferenze episcopali».
Sottolinea anche il paradosso dell’annunciato «decentramento», visto che al contrario «si sono rafforzate le maglie dell’accentramento». Attribuisce il «difetto di fabbrica» di questa riforma al «sentimento antiromano» del conclave che ha eletto papa Francesco nel 2013. La riforma, sostiene, sarebbe stata chiesta dai «cardinali latinoamericani» che intendono «costruire una Chiesa a loro immagine».
Al tempo stesso, rileva che l’Annuario pontificio ora cita «Vicario di Cristo e successore di Pietro» come titoli «storici» (e quindi più effettivi) del Papa, segno per lui di «una forma latente di negazione del fondamento petrino del papato».
Deplora, inoltre, una Curia dove «i controlli esterni, le verifiche» prendono il sopravvento sull’aspetto spirituale. Sul tema dell’evangelizzazione, si allarma per la mancata reazione alla scristianizzazione in Europa, considerando che il «nichilismo strisciante» che sta colpendo oggi il Vecchio Continente ne mette in pericolo la sopravvivenza.
Ben lungi dall’essere un tradizionalista, il porporato non si oppone comunque ad alcuna riforma. Prevede anche la nomina di laici e donne a posti importanti della Curia. Cita in particolare quelle del segretario di Stato, del sostituto, del presidente del Governatorato della Città del Vaticano o anche dei nunzi.
Vicino alla teologia della liberazione
Il magistero di papa Francesco è criticato in modo più sfumato: il Documento sulla fratellanza umana [cofirmato con il Grande Imam di Al-Azhar, 4 febbraio 2019] manifesta ai suoi occhi una «buona intenzione», ma sembra anche a lui «elitario», il che gli fa dubitare di poter «penetrare nella massa dei fedeli musulmani». Sottolinea anche l’attualità della Laudato si’ [24 maggio 2015], ma invita a difendere la vita umana dal suo inizio alla sua fine, tanto quanto la natura.
Sul piano economico e sociale, il cardinale tedesco, che ricorda la sua vicinanza alla teologia della liberazione del suo «caro amico» Gustavo Gutiérrez, deplora le conseguenze del «supercapitalismo» e difende la sovratassazione dei più ricchi.
Denuncia la tentazione antidemocratica che spinge i ricchi, accusandoli di incoraggiare un Grande Reset – grande ripristino –, a controllare ancora di più le masse, soprattutto dopo la crisi pandemica. A differenza di Francesco, si dice contrario all’idea di un salario universale, ma giustifica la posizione del Papa con le situazioni di estrema povertà che esistono in America Latina.
Timori sulla sinodalità
A proposito di sinodalità, il teologo tedesco ritiene che il termine sinodo promosso dal Pontefice sia diventato «un termine generico». Vede nel suo impiego il segno che una «democratizzazione, una protestantizzazione de facto» sarebbe «in corso» nella Chiesa cattolica. Critica in particolare le proposte «teologicamente insostenibili» del Cammino sinodale tedesco aperto nel 2019, di fronte alle quali, secondo lui, la Santa Sede si è mostrata compiaciuta.
In Germania, a suo avviso, la Chiesa sta affrontando una situazione «molto peggiore di uno scisma» perché la Chiesa locale si sta volontariamente separando da Roma, abbandonando le fondamenta del cristianesimo. «Si tratta dunque di apostasia», assicura, attaccando in particolare la promozione dell’intercomunione che «cambia il senso dell’Eucaristia». Afferma che «il rischio è la fine del cristianesimo in Germania».
Inoltre, il cardinale Müller si rammarica dell’ambiguità di papa Francesco sulla questione dell’omosessualità o del suo «sostanziale silenzio» su quella dell’indissolubilità del matrimonio. Deplora anche le contraddizioni sull’aborto, soprattutto quando il Papa ha riconosciuto al presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, il diritto di fare la comunione.
La questione liturgica
Il porporato tedesco denuncia gli «effetti negativi» del Traditionis custodes, contro la liberalizzazione della messa tridentina voluta da Benedetto XVI. Per lui dietro questa decisione ci sono i membri della Pontificia Università Benedettina Sant’Anselmo di Roma, «più ideologi che teologi», che hanno «manipolato» il Papa.
Ritenendo questa decisione non solo «ingiusta» ma «fonte di inutili tensioni», afferma che il problema principale resta la difesa del sacramento dell’Eucaristia, che a suo dire è sempre meno vissuto o compreso dai cristiani.
Sulla questione dell’ordinazione sacerdotale delle donne, il cardinale Müller si dice contrario, affermando che non c’è bisogno di parlarne. D’altra parte, riferisce di aver scritto diversi libri sulla possibilità del diaconato femminile, e si dice aperto alla discussione su questo punto.
Critiche alla diplomazia vaticana con la Cina
Il cardinale tedesco si dice particolarmente preoccupato per il pericolo rappresentato dalla Cina nella società odierna, paragonando Xi Jinping a Benito Mussolini, Adolf Hitler e Stalin. «Con il diavolo non si può scendere a patti», ha detto a proposito dell’accordo segreto firmato nel 2018 tra Santa Sede e Pechino sulla nomina dei vescovi.
Secondo lui, il Vaticano ha facilitato il lavoro della Cina, che vuole che i sacerdoti cinesi diventino agenti della sua propaganda. Afferma di aver consultato «una lettera inviata dal cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, che autorizzava i sacerdoti cinesi a firmare una carta che impone [dei] corsi di indottrinamento».
«La Chiesa cattolica cinese non deve diventare una sorta di chierichetto dello Stato», dice l’alto presule, riferendosi alle analoghe critiche mosse da Francesco al Patriarca Cirillo al quale ha rimproverato di aver benedetto la guerra di Vladimir Putin contro l’Ucraina.
Il porporato deplora il trattamento riservato dalla Santa Sede e dal Papa al cardinale Joseph Zen, grande oppositore di Pechino.
Si rammarica in particolare che il Vaticano non abbia preso una posizione chiara per difenderlo durante il suo arresto lo scorso maggio, e critica aspramente il silenzio della Santa Sede su Taiwan e Hong Kong. «Con i regimi illiberali [come quello di Pechino] la Chiesa non deve scendere a compromessi», insiste.
Denuncia del rapporto CIASE
Interrogato sulla crisi degli abusi nel clero, il porporato denuncia i «grossolani errori» commessi dal CIASE in Francia, mettendo in discussione il metodo utilizzato che ha portato a un «numero di vittime anomalo, esagerato, manifestamente gonfiato».
Si è anche detto sfavorevole alle commissioni d’inchiesta istituite dai governi, che gli sembravano avere «l’unico scopo di paralizzare la Chiesa e non quello di analizzare un fenomeno aberrante da schiacciare».
Il cardinale Müller sostiene che il rapporto dell’arcidiocesi di Monaco sugli abusi del gennaio 2022 sia stato «uno strumento di propaganda per indebolire la figura del papa emerito in Germania», dove ha rappresentato un freno al cammino sinodale tedesco. Il presule tedesco, però, disapprova la scelta del defunto papa di dimettersi nel 2013. Per lui l’esistenza di un papa emerito ha creato confusione e diviso la Chiesa cattolica in due fazioni.
La missione del prossimo Papa
Contrario a una rinuncia di Francesco, il cardinale Müller ritiene che alcuni incoraggino l’attuale Papa a dimettersi «per orientare meglio il prossimo conclave e individuare, chissà, un giovane candidato vicino alle riforme che nel frattempo sono state avviate».
Critica i «tentativi di tanti gruppi di pressione» che mirano a influenzare i voti, citando la Comunità di Sant’Egidio, i gesuiti, i salesiani o anche i cardinali africani. Farlo, dice, è «ontologicamente proibito».
«Il prossimo conclave dovrà necessariamente riportare la Chiesa alla sua essenza», ha detto. Il successore di Francesco dovrà fare i conti in particolare con il fatto che ci sono «sempre più vescovi nel mondo che agiscono come se avessero dimenticato di essere pastori interessati alla vita eterna e alla difesa dei principi morali».
Secondo l’alto presule, il futuro pontefice dovrà anche difendere i «valori non negoziabili» della Chiesa sulla sessualità oltre ad affrontare i rischi che comporta l’apparizione di un’ideologia «post-umana». In quanto tale, si dice particolarmente preoccupato «dalla corrente transumanista».
In definitiva, l’opera appare come un’accusa a tutto campo, ma il cardinale Müller rimane ancora legato al Concilio e alle riforme postconciliari. Deplora energicamente gli eccessi – fin troppo visibili sotto il governo di Francesco – senza però risalire alle cause profonde.
Attacca vigorosamente i sintomi, senza toccare la fonte del male. Non vuole una Chiesa allineata servilmente allo spirito del mondo moderno, senza mettere in discussione il Concilio che ha promosso questa apertura.
Articolo previamente apparso su FSSPX.news.
Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.
Immagine di michael_swan via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NoDerivs 2.0 Generic (CC BY-ND 2.0)
Spirito
Padre Unterhalt: la promozione dell’agenda LGBT da parte del cardinale Marx «tradisce sia il Signore che l’umanità»
Renovatio 21 pubblica questo commendo di padre Frank Unterhalt apparso su LifeSiteNews.
Le massime incisive dei propri insegnanti tendono a rimanere impresse nella mente degli studenti. Ripensando al mio periodo di studi presso la facoltà di teologia di Paderborn, ricordo una celebre frase del professor Reinhard Marx durante le sue lezioni sulla dottrina sociale cristiana: «Chi sposa lo spirito del tempo sarà vedovo domani!». Un vero e proprio bersaglio verbale. Rimane impressa nella mente, nell’orecchio.
Ora, però, l’ex docente si trova di nuovo a confrontarsi con le proprie parole, che fungono da specchio per il sociologo.
È stato recentemente annunciato che il Cardinale Marx intende introdurre nella sua diocesi le linee guida «Segen gibt der Liebe Kraft» («La benedizione dà forza all’amore») per le coppie che non possono contrarre matrimonio sacramentale. L’opuscolo del cosiddetto Cammino Sinodale è quindi destinato a diventare il «fondamento della cura pastorale» e ad applicarsi indistintamente a coppie divorziate e risposate, coppie dello stesso sesso e coppie queer.
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La direttiva del vescovo è stata ulteriormente rafforzata dalla clausola che nessuna coppia debba essere respinta. Tuttavia, la lettera interna non era apparentemente destinata alla pubblicazione , poiché non è stato pubblicato alcun annuncio nella gazzetta ufficiale.
In questo contesto, appare chiaro il motivo per cui Papa Benedetto XVI, nel 2021, contattò il suo successore come Arcivescovo di Monaco e Frisinga «per esprimere la sua grande preoccupazione» riguardo al processo sinodale in Germania. Il Pontefice era convinto che «questo cammino avrebbe causato danni e sarebbe finito male se non fosse stato fermato». Lo stesso Papa Benedetto aveva sottolineato, nella sua esortazione apostolica Sacramentum caritatis, alla luce della situazione dei divorziati risposati, che «bisogna evitare in ogni caso di benedire queste unioni, affinché non sorga confusione tra i fedeli riguardo al valore del matrimonio». Qui, è necessaria un’autentica cura pastorale, fondata sulla verità.
Ogni essere umano è voluto dall’Altissimo e chiamato all’esistenza come persona. Pertanto, nessuno può determinare o cambiare il proprio genere. L’ordine della creazione benedetto da Dio afferma: «Creati come uomo e donna, li ha chiamati al matrimonio per una comunione intima di vita e di amore reciproco». (1) Infatti «l’unione coniugale dell’uomo e della donna, fondata dal Creatore e dotata di proprie leggi, è per sua stessa natura ordinata alla comunione e al benessere dei coniugi, nonché alla procreazione e all’educazione dei figli». (2)
Creati a immagine del Dio Trino, che è amore eterno, gli esseri umani sono chiamati alla purezza (cfr. Mt 5,8). Il Decalogo indica chiaramente la via e tutela questa chiamata. Ne consegue, quindi, che i rapporti sessuali al di fuori di un matrimonio valido davanti a Dio costituiscono una grave violazione del sesto comandamento e contaminano profondamente coloro che vi sono coinvolti. L’avvertimento contro l’immoralità sessuale espresso nel Nuovo Testamento (cfr. 1 Cor 6,18-20) non può essere ignorato se non si vuole ingannare e fuorviare le persone in modo sinodale.
Il Creatore ha dato i suoi comandamenti per salvarci e condurci alla vita eterna. Sulla base del chiaro messaggio biblico, il costante Magistero della Chiesa Cattolica ha dunque sempre dichiarato che le pratiche omosessuali sono tra i peccati gravi che costituiscono una grave violazione della castità (cfr. CCC 2396) e sono veementemente respinte dalla Sacra Scrittura (cfr. Gen 19,1-29; Lev 18,22; Rom 1,24-27; 1 Cor 6,9-10; 1 Tim 1,10). Il Catechismo ci ricorda la dimensione della colpa dei sodomiti che «grida al cielo» (cfr. CCC 1867).
Poiché molti funzionari del cosiddetto Cammino Sinodale affermano spesso di voler ascoltare più attentamente le voci delle donne, una recente festività ha offerto un’occasione speciale per farlo. Ci rivolgiamo infatti alla santa Dottoressa della Chiesa, Caterina da Siena, proclamata patrona d’Europa.
Nella sua celebre opera Dialogo della Divina Provvidenza, ella testimonia con quanta forza il Signore condanni gli atti omosessuali: «I miseri commettono atti ancora peggiori e commettono il peccato maledetto contro natura. E come stolti ciechi la cui ragione è offuscata, non si accorgono della corruzione e della miseria in cui sono immersi. Non solo per Me, che sono la suprema purezza eterna, è un abominio (così abominevole, infatti, che per questo solo peccato ho distrutto cinque città con il Mio divino giudizio, poiché la Mia giustizia non poteva più sopportarlo), ma anche per i demoni». (3)
La vera misericordia, seguendo il Buon Pastore, cerca dunque la pecora smarrita con amore autentico (cfr. Lc 15,4-7) prima che sia troppo tardi. Non afferma ipocritamente lo stato di colpa di una persona, ma cerca di condurla al pentimento per la salvezza eterna: dalla morte del peccato alla vita di grazia. Dottrina e cura pastorale non possono contraddirsi. La vera cura pastorale guarda alla volontà del Signore e si impegna per la salvezza della persona. Così facendo, il peccato non può essere benedetto. Sarebbe un oltraggioso abuso del santissimo nome di Dio, una bestemmia al di là dell’Eden. Eppure il Creatore non si lascia deridere (cfr. Gal 6,7).
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Il documento «La benedizione dà forza all’amore» tradisce sia il Signore che l’umanità. Cosa dovrebbe pensare una moglie profondamente ferita – che, dopo aver pronunciato il «sì» all’altare, è stata tradita e abbandonata dal marito – di una Chiesa sinodale che ora benedice la sua unione con una nuova fiamma? La donna, lasciata sola, viene umiliata ancora una volta, in modo persino peggiore. L’adulterio viene di fatto perdonato, poiché una benedizione, derivata da benedicere, non significa altro. Qualsiasi persona razionale può riconoscere immediatamente questa decadente ipocrisia e si allontanerà da questa scandalosa danza intorno al vitello d’oro.
In questo tempo di apostasia preannunciata (cfr. 2 Tess 2,3), siamo rafforzati dalla testimonianza del santo apostolo Paolo, il quale, per amore del Signore e per la salvezza delle anime, ha dato la vita per la verità del Vangelo ed è un potente intercessore per la Chiesa:
«Fratelli, imitate me e guardate a coloro che si comportano secondo il modello che avete in noi. Come vi ho già detto e ora vi ricordo con le lacrime agli occhi, molti vivono come nemici della croce di Cristo. La loro fine è la perdizione. Il loro dio è il ventre. La loro gloria è nella loro vergogna. Il loro pensiero è rivolto alle cose terrene. Ma la nostra cittadinanza è nei cieli e di là aspettiamo il nostro Salvatore, il Signore Gesù Cristo, il quale trasformerà il nostro corpo umile, rendendolo simile al suo corpo glorificato, mediante la potenza con cui egli può anche sottomettere a sé ogni cosa» (Fil 3,17-21).
Padre Frank Unterhalt
NOTE
1) Kompendium des Katechismus der Katholischen Kirche, 337.
2) Ibid., 338.
3) Caterina di Siena, Dialogo III, 124, in: Gespräch von Gottes Vorsehung, Einsiedeln 1993 (4. Auflage), S. 163.
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Immagine di Dermot Roantree via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
Spirito
Preghiera per i futuri vescovi FSSPX da recitare dall’8 maggio al 1º luglio
PREGHIERA PER I FUTURI VESCOVI
Da recitare ogni giorno dall’8 maggio, festa della Madonna Mediatrice di tutte le grazie, al 1° luglio 2026, festa del Preziosissimo Sangue di Nostro Signore. Dio eterno e onnipotente, che desiderate che tutti gli uomini giungano alla salvezza e alla conoscenza della verità, Voi il cui Spirito santifica e guida tutto il Corpo della Chiesa, Vi chiediamo umilmente, per intercessione della Vergine Maria Mediatrice di tutte le grazie, di provvedere ai bisogni della vostra Chiesa riversando sui vostri eletti l’abbondanza della vostra grazia. Fate che in loro risplendano la costanza della fede, la purezza della carità e la sincerità della pace. Che la loro parola e la loro predicazione si fondino non sul linguaggio persuasivo della sapienza umana, ma sullo Spirito e sulla forza di Dio. Che, instancabili all’esterno, conservino in sé il fervore dello Spirito; che odino l’orgoglio, che amino l’umiltà e la verità, senza mai tradirla sotto la spinta delle lodi o della paura. Che non scambino le tenebre per la luce, né la luce per le tenebre; che non chiamino bene il male, né male il bene. Che siano al servizio dei saggi come degli stolti, dei sapienti come degli ignoranti, per raccogliere il frutto del progresso di tutti. Moltiplicate su di loro la vostra benedizione e la vostra grazia, affinché, ricolmi di pietà per il vostro dono, possano implorare in ogni momento, con frutto, la vostra divina misericordia. Per Nostro Signore Gesù Cristo, vostro Figlio, che, essendo Dio, vive e regna con voi nell’unità dello stesso Spirito Santo, nei secoli dei secoli. Amen. ℟. San Pio X. ℣. Pregate per noi. Articolo previamente apparso su FSSPX.NewsIscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Politica
Papa Leone risponde alle ultime critiche di Trump ma non menziona Jimmy Lai
Papa Leone XIV ha risposto martedì sera alle ultime critiche del presidente Trump, secondo cui egli «accetta che l’Iran possieda armi nucleari», affermando di non sostenere alcun Paese, Iran compreso, nel possesso di armi nucleari.
In un breve intervento fuori da Castel Gandolfo, papa Leone ha detto ai giornalisti di non appoggiare alcun Paese in possesso di armi nucleari e che continuerà a promuovere la pace. In un’intervista telefonica con il conduttore radiofonico conservatore Hugh Hewitt della Salem News Network, avvenuta in mattinata, Trump aveva affermato che il pontefice americano preferiva parlare di come «sia accettabile che l’Iran abbia un’arma nucleare» piuttosto che della persecuzione da parte della Cina del difensore della libertà cattolica Jimmy Lai.
Nella sua risposta al presidente, Leo non ha menzionato Lai. «La missione della Chiesa è predicare il Vangelo, predicare la pace», ha detto il pontefice ai giornalisti. «Se qualcuno vuole criticarmi per aver annunciato il Vangelo, lo faccia con la verità: la Chiesa si è espressa contro tutte le armi nucleari da anni, non c’è dubbio», ha aggiunto.
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«Spero semplicemente di essere ascoltato per il valore della parola di Dio». Durante l’intervista con Hewitt, avvenuta in mattinata, il conduttore ha chiesto a Trump del suo recente «scambio di battute» con Papa Leone, sottolineando il suo desiderio che il pontefice parlasse di Lai.
Il presidente statunitense ha replicato dicendo che il pontefice americano preferirebbe parlare di come «va bene che l’Iran abbia un’arma nucleare» piuttosto che accusare Leo di «mettere in pericolo molti cattolici e molte persone» per aver denunciato la guerra contro l’Iran.
«Penso che stia mettendo in pericolo molti cattolici e molte persone», ha aggiunto. «Ma immagino che, se dipende dal papa, per lui vada benissimo che l’Iran abbia un’arma nucleare».
Nelle ultime settimane, Trump ha ripetutamente criticato Papa Leone XIV per le sue dichiarazioni di condanna della guerra con l’Iran. Il presidente ha iniziato la sua critica al Santo Padre con un messaggio dai toni forti pubblicato sul suo profilo Truth Social, attaccando quella che ha definito la posizione del papa su criminalità, politica estera e leadership americana.
Trump ha scritto di non volere «un papa che pensi che sia giusto che l’Iran abbia un’arma nucleare» e ha criticato il pontefice per l’incontro con lo stratega democratico David Axelrod, che a suo dire è ostile alla libertà religiosa.
Il presidente degli USA inoltre affermato che Papa Leone dovrebbe «concentrarsi sull’essere un grande papa, non un politico», sostenendo che tale condotta è dannosa sia per il papa personalmente che per la Chiesa cattolica.
Leone ha risposto dicendo di non avere «alcun timore dell’amministrazione Trump» e di non essere un «politico». Come nella sua ultima risposta a Trump, il papa ha sottolineato che continuerà a diffondere il messaggio del Vangelo contro la guerra.
«Non ho paura dell’amministrazione Trump né di annunciare a voce alta il messaggio del Vangelo, cosa che credo di essere chiamato a fare, cosa che la Chiesa è chiamata a fare», ha detto il Pontefice. «Non siamo politici. Non ci occupiamo di politica estera con la stessa prospettiva che lui potrebbe avere, ma credo nel messaggio del Vangelo: ‘Beati gli operatori di pace’, è un messaggio che il mondo ha bisogno di ascoltare».
L’ultimo scambio di battute tra Trump e Leo avviene nella stessa settimana in cui il Segretario di Stato Marco Rubio, cattolico di nascita, haincontrato il pontefice americano in Vaticano. Rubio ha dichiarato martedì ai giornalisti che il suo viaggio era stato pianificato ben prima che iniziasse l’apparente rottura tra il presidente e Leo, e ha aggiunto che ci sono molte altre questioni che avrebbe discusso con il Papa.
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«C’è molto di cui parlare con il Vaticano. … Il Papa è appena tornato da un viaggio in Africa, dove la Chiesa sta crescendo in modo molto dinamico. E condividiamo le preoccupazioni sulla libertà religiosa in diverse parti del mondo, ci piacerebbe molto parlarne con loro», ha detto Rubio.
Dopo che un giornalista è intervenuto per chiedere un commento sulle dichiarazioni di Trump secondo cui Leo «non avrebbe problemi con il fatto che l’Iran possieda un’arma nucleare», Rubio ha difeso il presidente, affermando che stava semplicemente cercando di dire che il possesso di un’arma nucleare da parte dell’Iran avrebbe ripercussioni sui cattolici.
«In sostanza, il presidente ha affermato che l’Iran non può possedere un’arma nucleare perché la userebbe contro luoghi con un’alta concentrazione di cristiani, cattolici e, del resto, anche contro altre minoranze», ha dichiarato.
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