Geopolitica
Qatar, morte sul lavoro perfino durante i mondiali
Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di Asianews. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
Un migrante filippino è caduto dall’alto mentre svolgeva lavori di riparazione in un resort utilizzato dalla FIFA. Un’ulteriore morte che si aggiunge alle migliaia nei cantieri legati all’evento. Human Rights Watch denuncia l’indifferenza degli organizzatori. Ma a Manila secondo un sondaggio si pensa comunque che i Mondiali «diffondono positività e uniscono il mondo».
Un lavoratore migrante impiegato nelle opere legate ai Mondiali di calcio è morto in Qatar persino durante lo svolgimento del torneo. Il tutto senza alcuna reale forma di interesse da parte delle autorità di Doha e della FIFA.
A denunciare il caso di Alex – nome di fantasia di un lavoratore filippino, morto in questi giorni per una caduta dall’alto mentre era impegnato in lavori di riparazione in uno dei resort utilizzati per la grande manifestazione sportiva – è Human Rights Watch che con un duro comunicato punta il dito contro il rifiuto dei responsabili dell’organizzazione dei Mondiali a commentare quanto accaduto.
Quello di Alex sarebbe solo l’ultimo caso registrato delle «migliaia di lavoratori migranti» (6.500 secondo il britannico Guardian) che avrebbero perso la vita per rendere possibili la preparazione e l’attuazione di un evento sportivo già nel mirino per gli abusi denunciati da molte parti nel corso degli anni.
Contrariamente a molte altre morti ancora senza risposta, in questo caso – avvenuto mentre i riflettori del mondo erano accesi su Doha – la autorità locali avrebbero avviato un’inchiesta sulle cause dell’incidente e contattato la famiglia nelle Filippine.
Tuttavia le reazioni dei responsabili dell’evento sportivo e anche del segretario generale della FIFA sarebbero state di scarsa sensibilità.
«Questo atteggiamento ufficiale vergognoso verso la morte di lavoratori immigrati si riflette nell’incapacità delle autorità di indagare sulle migliaia di morti di lavoratori stranieri dal 2010 (l’anno dell’assegnazione di Mondiali, ndr). Ignora anche che molte di queste morti si potevano prevenire. Invece le autorità hanno regolarmente attribuito queste morti non investigate a “cause naturali” o “arresto cardiaco”. Questo priva le famiglie dei migranti della possibilità di essere indennizzate in base alla legislazione sul lavoro del Qatar».
«Il Comitato del Qatar ha sbrigativamente negato che la morte ricada sotto la sua giurisdizione, anche se al momento dell’incidente Alex stava riparando una struttura della FIFA», ha sottolineato l’organizzazione per i diritti umani con base a New York.
«La risposta della FIFA e delle autorità del Qatar esemplifica il prolungato disinteresse dei responsabili per le vite dei lavoratori migranti, la ripetuta copertura di fatti essenziali e il fallimento per avere mancato di responsabilità nel garantire la sicurezza dei lavoratori immigrati».
Nonostante tutto queste notizie di trattamenti spesso carenti, illegali o repressivi verso i connazionali in Qatar per lavoro, circa il 60% dei filippini continua comunque a ritenere che i Mondiali possano «diffondere positività e unire il mondo», secondo quando riportato da un sondaggio del quotidiano economico di Manila Business World.
Una percentuale simile a quello rilevato a livello dalla società di mercato Tgm Research in una ricerca condotta in vari Paesi del mondo.
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Geopolitica
La Croazia rifiuta l’ambasciatore israeliano
Il presidente croato Zoran Milanovic si è rifiutato di approvare la nomina del nuovo ambasciatore israeliano a Zagabria, motivando la decisione con le divergenze rispetto alle azioni del governo israeliano.
L’ufficio presidenziale ha reso nota la scelta lunedì. «Il candidato a ambasciatore dello Stato di Israele non ha ricevuto, né riceverà, il consenso del Presidente della Repubblica Zoran Milanovic a causa delle politiche perseguite dalle attuali autorità israeliane», si legge in una dichiarazione.
Israele ha violato le norme diplomatiche consolidate annunciando il nome del proprio ambasciatore prima che fosse approvato dal presidente croato, ha aggiunto. «Le pressioni pubbliche o politiche, in questo caso da parte israeliana, non modificheranno la decisione del Presidente della Repubblica».
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Il mandato dell’attuale ambasciatore israeliano a Zagabria, Gary Koren, scade alla fine di maggio. Il diplomatico israeliano Nisan Amdor, scelto lo scorso anno dallo Stato Giudaico per sostituirlo, arriverà invece in Croazia il mese prossimo come incaricato d’affari, una carica che non richiede l’approvazione presidenziale, secondo quanto riportato lunedì da Ynet.
Milanovic e Koren sono in disaccordo da mesi, con il presidente che ha convocato l’ambasciatore israeliano dopo che quest’ultimo aveva rilasciato dichiarazioni in cui suggeriva che il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniane (i pasdaran) potesse condurre attività di spionaggio dall’interno dell’ambasciata iraniana a Zagabria.
«Non vogliamo infezioni e germi di altre persone in Croazia, né iraniani né israeliani», aveva dichiarato Milanovic a marzo dopo l’incidente.
Il ministro degli Esteri israeliano Gideon Saar ha replicato accusando il presidente di aver usato «un linguaggio carico di odio nei confronti di Israele e del sionismo».
Milanovic ha a lungo criticato duramente il governo israeliano, accusandolo di aver commesso «crimini di guerra bestiali» nella sua operazione militare a Gaza.
Il presidente, definito «NATO-scettico» e pure «COVID-scettico» (nonché apostrofato dal suo sfidante come «barboncino di Putin») un anno fa ha stravinto le elezioni di riconferma.
Milanovic, che ha assunto la carica presidenziale nel 2020, ha guadagnato notorietà sia nell’UE che nella NATO andando contro la vulgata convenzionale su molte questioni. A giugno, aveva affermato che lo slogan «Slava Ukraini» («gloria all’Ucraina») ripetuto da molti funzionari occidentali non è diverso da quello degli alleati croati dei nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale, che ha denunciato come dannoso per l’immagine della Croazia.
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Milanovic aveva insistito sul fatto che la Croazia non era in guerra con la Russia e aveva criticato la decisione tedesca di inviare carri armati in Ucraina, criticando quindi il trattamento riservato dall’UE a Stati membri come Polonia e Ungheria e ha accusato Bruxelles di trattare la Croazia come un bambino «ritardato». Il presidente croato aveva in seguito dichiarato che la «dichiarazione di guerra» proferita dal ministro tedesco al Consiglio d’Europa costituiva una follia.
A fine 2022 il Milanovic aveva dichiarato che questa era una guerra degli USA condotta sulle spalle degli ucraini. Negli stessi giorni, la Croazia ha rifiutato di aderire alla missione di sostegno UE per l’Ucraina; lo stesso presidente prima della deflagrazione del conflitto aveva accusato Londra per le tensioni che stavano per esplodere in Ucraina. Il Milanoviccio aveva affermato che avrebbe rpotesttola Croazia dall’essere trascinata nella guerra di qualcun altro. Una posizione più volte ribadita.
Come riportato da Renovatio 21, durante il bienni pandemico il vertice dello Stato croato ne aveva avute anche per i media che spingevano per il vaccino a tutti i costi. Il Milanovic si era espresso contro il bombardamento israeliano dei civili di Gaza, dichiarando che si era molto oltre l’autodifesa.
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Immagine di Damir Sencar/HINA/POOL/PIXSELL/Social Democratic Party of Croatia via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 3.0 Croatia
Geopolitica
Cuba potrebbe attaccare Guantanamo Bay
Las amenazas de agresión militar contra #Cuba de la mayor potencia del planeta son conocidas.
Ya la amenaza constituye un crimen internacional. De materializarse, provocará un baño de sangre de consecuencias incalculables, más el impacto destructivo para la paz y la estabilidad… — Miguel Díaz-Canel Bermúdez (@DiazCanelB) May 18, 2026
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Geopolitica
La Turchia propone un oleodotto da 1,2 miliardi di dollari per rilanciare la logistica NATO
La Turchia ha «proposto la costruzione di un gasdotto da 1,2 miliardi di dollari (1 miliardo di euro) per uso militare, al fine di soddisfare il fabbisogno energetico degli alleati sul fianco orientale europeo della NATO». Lo riporta Bloomberg, che cita fonti a conoscenza della questione.
«A seguito della spinta dell’alleanza ad espandere la propria rete di oleodotti militari, Ankara propone la costruzione di un nuovo collegamento tra Turchia e Romania attraverso la Bulgaria», hanno affermato fonti che hanno parlato a condizione di anonimato, aggiunge il rapporto.
Secondo fonti interne, la rotta turca potrebbe costare solo un quinto delle alternative proposte, in un contesto in cui ultimamente sono state avanzate diverse proposte di percorsi alternativi, in particolare attraverso la Grecia o i paesi confinanti con la Romania a ovest.
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Secondo quanto riferito da alcuni funzionari, la guerra in corso della Russia in Ucraina e l’escalation del caos in Medio Oriente, compresi i recenti shock di approvvigionamento dovuti alla chiusura di fatto dello Stretto di Ormuzzo, hanno costretto la NATO a rendersi conto che il suo attuale modello di approvvigionamento di carburante è pericolosamente fragile.
La proposta, presentata in tono discreto, precede l’attesissimo vertice NATO del 2026, che si terrà ad Ankara il 7 e l’8 luglio. Sarà la seconda volta che la Turchia ospiterà il principale vertice annuale dell’Alleanza.
Fonti hanno esplicitamente affermato che questo gasdotto sarà destinato al 100% all’uso militare. La capacità esatta, le portate e le specifiche tecniche sono tenute rigorosamente segrete, senza alcuna dichiarazione ufficiale da parte del ministero della Difesa turco.
Più in generale, la Turchia è da tempo considerata fondamentale per ridurre la dipendenza energetica dell’Europa dalla Russia, grazie alla sua posizione geografica eurasiatica e al fatto di possedere il secondo esercito più grande della NATO.
I media e gli esperti turchi si sono dati da fare per enfatizzare il ruolo della Turchia nel rimodellare l’alleanza, anche in occasione di un evento tenutosi questa settimana a Washington.
L’evento, intitolato «L’alleanza turco-americana al centro della nuova geopolitica della NATO», è stato organizzato dalla Direzione delle Comunicazioni della Turchia e dalla Fondazione per la Ricerca Politica, Economica e Sociale (SETA) e moderato da Kadir Üstün, direttore esecutivo di SETA a Washington.
Il panel si è svolto in vista del vertice NATO del 2026, in programma il 7 e 8 luglio ad Ankara, e rappresenta la seconda volta che la Turchia ospita un vertice NATO, dopo Istanbul nel 2004. Il direttore della comunicazione, Burhanettin Duran, ha aperto il panel con un videomessaggio. «Nel nostro percorso di 74 anni con la NATO, abbiamo affrontato molte sfide e difficoltà. Ogni volta, nel rispetto del principio di lealtà reciproca, siamo riusciti a superare queste prove», ha affermato il Duran.
«Grazie alla sua posizione geostrategica, alla sua capacità militare e alle sue doti di deterrenza, il nostro Paese è stato uno Stato centrale indispensabile nell’architettura di difesa collettiva della NATO e un fattore di equilibrio geopolitico dalla Guerra Fredda ad oggi» ha aggiunto il Durano.
In relazione a ciò, e in cima all’agenda, ci sarà lo sfruttamento della posizione strategica della Turchia e della sua capacità di fornire rotte energetiche alternative che riducano progressivamente la capacità della Russia di influenzare la politica energetica europea.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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