Persecuzioni
Violenze contro i cristiani indiani: la fede più forte del negazionismo del governo
Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di AsiaNews. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
Proprio nei giorni in cui ricorrono i 14 anni dai pogrom in Orissa il ministero degli Interni ha presentato alla Corte Suprema un memorandum in cui definisce «falsità per ottenere intromissioni negli affari interni» le denunce sulle persecuzioni per mano dei fondamentalisti indù. La testimonianza di suor Meena che nel distretto di Kandhamal fu personalmente vittima: «Dio mi ha permesso di vedere la morte e vivere di nuovo. Sono accanto a chi soffre ancora oggi».
Il 23 agosto per i cristiani dell’Orissa è la Giornata di Kandhamal, in memoria delle drammatiche violenze subite nell’agosto del 2008, che provocarono oltre 100 morti e migliaia di sfollati.
La ricorrenza cade quest’anno in un contesto che – da mesi e da più parti in India – vede denunciare un nuovo preoccupante aumento degli attacchi da parte dei fondamentalisti indù. Una situazione talmente grave da aver portato l’arcivescovo di Bangalore mons. Peter Machado – insieme al National Solidarity Forum e alla Evangelical Fellowship of India – a presentare qualche settimana fa un’istanza alla Corte Suprema di New Delhi, affinché intervenga per fermare la «propaganda dell’odio» che alimenta gli attacchi ai luoghi di culto.
La petizione è in discussione e proprio in questi giorni ha visto il ministero degli Interni replicare con un proprio memoriale in cui nega del tutto il fenomeno, sostenendo che i ricorrenti «fanno ricorso a falsità e a documenti autocelebrativi» insieme a notizie di stampa che riportano in modo errato tali incidenti.
«L’appello – replica il governo Modi – denuncia attacchi ai cristiani basati su mere congetture. Sembra che ci sia un’agenda nascosta e obliqua nel presentare disordini in tutto il Paese, forse per ottenere assistenza dall’esterno e intromettersi negli affari interni della nazione».
La Corte Suprema ha rinviato la questione a una nuova udienza, in programma il 25 agosto. Ma il negazionismo del ministero degli Interni ha suscitato reazioni sdegnate tra i cristiani indiani.
«Questa risposta del governo centrale è a dir poco sconcertante – commenta ad AsiaNews il verbita padre Babu Joseph, già portavoce della Conferenza episcopale indiana (CBCI) – Uno sguardo anche solo superficiale non lascia alcun dubbio sull’ondata di attacchi ai cristiani e alle loro istituzioni in corso in tutto il Paese. E affermare che quanto riportato dai giornali e da altre fonti non è vero equivale a negare l’ovvio. Può darsi che alla base di alcuni singoli casi selezionati di atrocità ci possano essere ragioni diverse da quelle religiose, ma trattarli tutti come falsi significa chiudere gli occhi. Speriamo che la magistratura, nonostante le smentite ufficiali, vada alla radice di questi attacchi e rechi sollievo a quanti vedono i propri diritti costituzionali minacciati».
In questo contesto assume un significato ancora più importante la testimonianza che pubblichiamo qui sotto di suorMeena Barwa, la religiosa dell’Orissa personalmente vittima di uno stupro e delle violenze di 14 anni fa nel distretto di Kandhamal. Da allora instancabilmente racconta come sia stato possibile sopravvivere a quell’orrore, offrendo un perdono inseparabile dalla battaglia per la giustizia, affinché altri non si trovino a vivere ancora quanto lei ha patito.
Ho prestato servizio nel distretto di Kandhamal per due anni, condividendo la vita con la popolazione locale, aiutandola nella crescita, nello sviluppo e nell’autosufficienza.
A partire dal 23 agosto 2008, per quattro giorni, ho visto persone, tra cui bambini e donne, scappare nella foresta. Ho visto case cristiane nei villaggi date alle fiamme. C’ero anch’io tra coloro che hanno sofferto durante gli attacchi di violenza anticristiana senza precedenti del 2008 nel distretto di Kandhamal, in Orissa, che sono durati per mesi. Più di 100 persone sono state uccise, mentre migliaia hanno abbandonato le loro terre e le loro case per proteggere le loro vite.
Sono stata violata e fatta sfilare seminuda per strada da forze ostili ai cristiani. È stato un miracolo che io sia sopravvissuta a questa prova. Sono scampata alla morte e sono riuscita a sporgere una denuncia, il primo passo per aprire un’inchiesta alla polizia.
Le conseguenze della violenza sono state più terribili e difficili da affrontare.
Non ho parole per spiegare il trauma, il dolore fisico e i disturbi mentali che ho subito. Ho dovuto spostarmi da un posto all’altro per la mia sicurezza. Ho dovuto vivere sotto mentite spoglie, spostandomi da un luogo all’altro, nascondendo la mia identità. Ho perso il sonno, gli incubi mi perseguitavano ogni notte, la brutale violenza mi perseguitava di notte, ho cercato rifugio in 15 luoghi diversi in quell’anno. Sono stata costretta a rivivere il trauma durante il processo in tribunale, ho dovuto subire ripetutamente umiliazioni, intimidazioni, calunnie e torture mentali.
Negli ultimi 14 anni sono cambiate molte cose: ora sono laureata in legge e sono membro del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati dell’Orissa.
I miei superiori, la mia comunità, i miei genitori e la mia famiglia mi hanno aiutato a lasciarmi alle spalle il dolore e le ferite e ad accettare la vita, dono di Dio, con gratitudine. Li annovero tra le numerose benedizioni ricevute da Dio. Sono stati angeli mandati ad aiutarmi affinché non mi crogiolassi nella miseria, ma risorgessi dal mio trauma e portassi speranza a molti. Vivo con gratitudine verso Dio che mi ha permesso di vedere la morte ma di vivere di nuovo. Dio mi ha dato un senso, mi ha riempito di ottimismo e di un atteggiamento positivo. Sono diventata grata.
Ho sperimentato la protezione di Dio in tutti questi 14 anni. Mi ha aiutato ad abbandonare completamente la mia vita nelle sue mani. Dio è totalmente buono. Sì, è la mia forza (Isaia 12:2). Ho vissuto 14 anni di fedeltà e amore di Dio.
Per molti a Kandhamal questi 14 anni continuano a essere segnati da ingiustizia, dolore e rottura.
Tuttavia, come cristiana ancora una volta parlo di perdono a coloro che ci hanno inflitto dolore. Guardiamo a Gesù, il nostro Maestro eterno, che dalla croce ci ha mostrato la via del perdono. Perdoniamo e siamo diventati liberi da ferite, paure, vergogna, umiliazioni, rabbia, insicurezza, frustrazione. Non rimuginiamo più sul male. Lottiamo per la giustizia perché vogliamo fermare tutti gli episodi di violenza nella nostra società e promuovere la giustizia.
Ci rallegriamo di aver compreso meglio il significato della vita, di avere coraggio, di vivere con dignità, di vivere questa vita con amore e rispetto, di aver capito che siamo figli di Dio e uguali davanti a Lui, di vivere la vita con compassione e misericordia.
In occasione della Giornata di Kandhamal rendo omaggio a quanti hanno sacrificato la loro vita durante la violenza.
La mi vicinanza va a quanti stanno ancora lottando a causa della violenza; sì, sono con loro e per loro. Lo dico con convinzione oggi: la mia esperienza è che l’amore di Gesù è più grande dell’odio che ho sperimentato. La pace di Gesù è più grande dell’ansia e della paura.
L’armonia che sperimento in Gesù è più grande della mia amarezza. Gesù è la mia speranza nella disperazione. Il conforto di Gesù è più grande dei miei dolori. Gesù rispetta la mia vergogna, Gesù onora la mia umiliazione.
La sua guarigione è più grande delle mie ferite e dei miei traumi. La sua giustizia è più grande di ogni ingiustizia che devo affrontare.
(Ha collaborato Nirmala Carvalho)
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Immagine da YouTube; modificata
Persecuzioni
Blasfema scultura con Cristo armato di mitragliatrici Uzi
Una scultura blasfema, rosso sangue, di Gesù Cristo crocifisso con una mitragliatrice Uzi in ciascuna mano è stata rimossa dopo aver suscitato l’indignazione dei cattolici offesi dall’immagine grottesca.
Esposta all’inizio all’aperto durante un festival artistico a Marsiglia, in Francia, l’opera sacrilega di James Colomina, intitolata «Non uccidere», era presentata dall’artista provocatorio come un messaggio contro la violenza.
L’artista ha scritto su Instagram: «Abbiamo inventato religioni, leggi e principi. Poi abbiamo inventato mille motivi per infrangerli.»
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Secondo un articolo del commentatore francese pro-vita Ad Vitam, gli organizzatori del festival avrebbero motivato la decisione con il «rischio di vandalismo e la volontà di evitare di offendere le convinzioni religiose dei residenti».
«Lo shock visivo di una figura sacra [e] di armi automatiche ha prodotto esattamente questo effetto: immediata visibilità mediatica e rimozione dalla strada. La rimozione definitiva avrebbe dovuto ESSERE EFFETTUATA», conclude il rapporto di Ad Vitam.
🚨Marseille, 12 sept. 2026
James Colomina installe « Tu ne tueras point » à L’Aérosol (La Tulipe, 15e) : un Christ rouge de 2 m tenant un Uzi dans chaque main.Placée d’abord en façade, l’œuvre a été rentrée à l’intérieur face aux réactions.
Visible jusqu’au 1er novembre.… pic.twitter.com/yY40quQdQV
— ✞✟† 🅰️d Vitam 🐓🪢 (@Ad_Vitam44_) September 14, 2026
Gli eventi patentemente blasfemi, talvolta nei pressi di luoghi religiosi o persino dentro, si moltiplicano negli anni.
Come riportato da Renovatio 21, due anni fa una politica svizzera di origine musulmana si filmò mentre sparava ad un’immagine della Madonna e di Gesù Bambino. Il vescovo disse che la perdonava.
Das ist Sanja Ameti. Sie ist Schweizer Politikerin und gehört zur Führungsebene der GRÜN-LIBERALEN Partei.
Die Muslima ist in Albanien geboren und in die Schweiz „geflüchtet”. Vor Kurzem brüstete sie sich im Netz mit ihren Schießübungen auf ein Ikonenbild von #Jesus und #Maria.… pic.twitter.com/65nLKZoiC6
— Georg Pazderski (@Georg_Pazderski) September 9, 2024
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Una serie di eventi legati alla Nuit Blanche di Parigi che si svolgevano in chiesa sotto la direzione dell’attivista LGBT Barbara Butch, hanno suscitato indignazione tra i cattolici, che si erano radunati fuori dalla chiesa di San Lorenzo per pregare e protestare pacificamente prima di essere dispersi con la forza dalla polizia, tra cui donne di tutte le età.
In un’intervista rilasciata il 16 maggio 2025 all’emittente radiofonica lionenese M Radio, la cantante francese Julie Zenatti ha affermato di essersi esibita per diversi mesi in chiese e cattedrali in tutta la Francia, descrivendo questi edifici come luoghi dall’atmosfera particolare. La Zenatti ha ammesso nell’intervista di non essere una cristiana praticante e che il suo album sulla spiritualità che verrà presentato in tournée nelle chiese francesi, esprime una forma di «spiritualità pagana».
Pochi giorni fa centinaia di giovani cattolici australiani si sono inginocchiati e hanno recitato il Rosario fuori da un’ex chiesa cattolica a Sydney, provocando l’immediata interruzione dello spettacolo blasfemo a tema LGBT che si stava svolgendo all’interno.
Vi è anche l’Italia nel cahier dello scempio blasfemo.
Ricordiamo il caso della diocesi di Carpi, dove un quadro definito da alcuni fedeli come osceno e sacrilego era stato esposto ella chiesa di Sant’Ignazio, chiesa del museo diocesano di Carpi, per poi essere attaccato da uno sconosciuto che avrebbe ferito anche l’artista lì presente. Anche in quel caso, la mostra era stata verosimilmente approvata dalla gerarchia.
Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Persecuzioni
Assisi: falsi culti ammessi nelle chiese. Esclusa la FSSPX
Esortazione di don Gabriele D’Avino
Prima di darvi la benedizione finale, prima di fare gli ultimi avvisi e poi salutarci per questa bellissima edizione dell’annuale pellegrinaggio Bevagna-Assisi, un ultimo minuto, una ultima considerazione per portare alla vostra attenzione il senso di quello che abbiamo fatto in questo faticoso pellegrinaggio a piedi. Il sole non è stato molto clemente, ma il Signore ci ha dato la grazia e la forza di poter testimoniare pubblicamente questa fede. Perché testimoniare pubblicamente questa fede? Ebbene, prendo una frase dell’apostolo San Paolo nella seconda epistola ai Corinzi che si domanda retoricamente, si domanda che accordo ci può essere tra la luce e le tenebre, che accordo ci può essere fra Cristo e Belial, il nome datoal demonio. Una domanda retorica, che accordo ci può essere? Nessuno. Nostro Signore è l’unico Mediatore, l’unico Redentore. Qualsiasi altro modo di pregare un qualche Dio, di invocare una qualche divinità, è un culto falso, è un culto dato al demonio. Sappiamo, ad esempio, che i musulmani non credono alla Santissima Trinità, né alla divinità di nostro Signore, né alla sua morte in croce e alla sua resurrezione, ma credono che Maometto sia il sigillo dei profeti e il Corano sia la parola di Dio. Gli ebrei non credono che Gesù sia il Messia e il figlio di Dio, ma attendono ancora un Messia terreno e seguono i nefasti precetti del Talmud. Gli induisti, per fare un altro esempio, non credono a un solo Dio personale e creatore, né all’unicità di questa vita, né alla redenzione, ma credono a una moltitudine di divinità, credono alla reincarnazione, alla dissoluzione dell’io nel tutto e altre amenità simili. I buddisti non credono in un Dio creatore, non credono nell’anima immortale, non credono alla grazia, ma credono all’estinzione del desiderio e della persona nel nirvana. Credono che la salvezza l’uomo se la dà da sé. Gli animisti, coloro che credono in varie divinità, danno il culto ad alcune creature della terra, non credono naturalmente alla rivelazione soprannaturale, credono agli spiriti, credono agli antenati, credono alle forze della natura e a cose simili. Ma per arrivare più vicino a noi, i protestanti, possiamo dire sono molto simili. E invece no. I protestanti non credono al Sacrificio della Messa, non credono ai sette sacramenti, non credono alla Tradizione, non credono al Papa, ma credono che ciascuno interpreti da sé la Scrittura e sia salvato soltanto dalla fede senza le opere. Allora, quelli che sono proprio più vicini a noi, gli ortodossi, forse. No, neanche loro. Gli ortodossi non credono al primato di giurisdizione e all’infallibilità del Romano Pontefice, credono a una Chiesa senza un capo visibile e ogni confessione particolare dell’ortodossia, come sappiamo, obbedisce di fatto alle autorità politiche locali. Questo è un po’ il panorama delle false religioni. Ebbene, tutti costoro i loro rappresentanti, negano il nostro Signore Gesù Cristo, negano la sua Chiesa come unica arca di salvezza e tutti costoro o i loro rappresentanti il prossimo 27 ottobre saranno ammessi a pregare pubblicamente in questa città di Assisi per commemorare, come saprete, i 40 anni dell’incontro interreligioso che ebbe luogo nell’86, presieduto dal Papa, niente di meno, Giovanni Paolo II, commemorato a sua volta 25 anni dopo, nel 2011, da Benedetto XVI, e che si ripete – evento funesto – anche quest’anno. I membri e i rappresentanti di tutti questi falsi culti pregheranno pubblicamente nelle chiese della città di Assisi. E come sapete bene, il motivo per cui ci troviamo in questo cortile, è che le autorità di questa basilica alle mie spalle e il Vescovo di Assisi hanno decretato che la fraternità San Pio X non è ammessa a pregare pubblicamente il vero Dio. Ci si permette però di pregare in Basilica, a piccoli gruppi e in privato. È il principio, come sapete, della libertà religiosa. Va bene la verità nel proprio cuore, non va bene la verità professata pubblicamente Siccome noi però rifiutiamo il principio della libertà religiosa, a noi non interessa tutto questo, quindi non entreremo a piccoli gruppi, non entreremo privatamente a pregare, rimarremo qui fuori sul sagrato, e con il sorriso accetteremo l’ingiustizia che il Signore permette anche per la nostra edificazione, e pregheremo naturalmente anche per coloro che stendono la mano contro l’unico Mediatore, contro l’unico Salvatore, negando di fatto il diritto che Gesù ha a regnare anche nella società e naturalmente nella Chiesa stessa. Di conseguenza, con tutto il fiato che ci rimane in gola, professeremo qua fuori pubblicamente la nostra fede prima di salutarci, e professeremo la nostra fede nell’unico Mediatore, l’unico Salvatore, il Re di questo mondo e delle società, nostro Signore Gesù Cristo, e canteremo il Credo. Articolo previamente apparso su FSSPX.NewsIscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Persecuzioni
La FSSPX esclusa dalla Basilica di Assisi
La Fraternità Sacerdotale San Pio X, in occasione del suo ciclico pellegrinaggio umbro di settembre, giunta alla Basilica di San Francesco per la preghiera conclusiva, si è vista negare l’ingresso. Lo riporta il Corriere dell’Umbria.
La Fraternità attribuisce il diniego al «nuovo status ecclesiale in seguito alle consacrazioni del 1° luglio: in quanto cioè scismatici e scomunicati».
Il no dei frati assisani sembra che sia invece dettato dalla mancata richiesta di poter celebrare una messa o un momento di preghiera come gruppo religioso: «Comprendiamo il disappunto e la delusione per non aver potuto portare a termine il pellegrinaggio nel modo desiderato, ma è doveroso chiarire che nella Basilica di San Francesco nessuno può pregare pubblicamente in maniera autonoma, dal momento che nel luogo sacro si svolgono già delle celebrazioni pubbliche a orari stabiliti. Inoltre la Basilica è un luogo di culto cattolico e per questo sono ammesse solo celebrazioni liturgiche da parte di fedeli appartenenti alla Chiesa cattolica in piena comunione con il Romano Pontefice».
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La FSSPX ha diramato un comunicato di risposta: a religiosi e fedeli tradizionalista sarebbe stato «consentito di entrare a piccoli gruppi per una preghiera privata, e non in quanto comunità con preghiera pubblica. Il Superiore del Distretto italiano, don Gabriele D’Avino, ha allora rifiutato di accondiscendere a una simile concessione: ha tenuto l’esortazione conclusiva del pellegrinaggio proprio davanti alle porte della Basilica e lì, sul sagrato, è stato intonato il Credo in testimonianza pubblica di fede cattolica.».
«Il 27 ottobre 2026», ha ricordato don D’Avino, «i membri e i rappresentanti di tutti i falsi culti», dalle confessioni protestanti all’Islam, dall’ebraismo alle credenze orientali e animistiche, «pregheranno pubblicamente nelle chiese della città di Assisi», come già avvenuto, del resto, nel 1986 e proprio per celebrare il 40° anniversario di quella riunione ecumenica presieduta da Giovanni Paolo II.
La FSSPX ha pubblicato online il video dell’esortazione conclusiva di don D’Avino.
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Dal canto loro la comunità dei frati minori conventuali del Sacro Convento di San Francesco in Assisi, per bocca di fra Giulio Cesareo, ribadisce le scelte e le ragioni di tale divieto, rimarcando l’ospitalità che riserveranno alle altre religioni il prossimo mese, secondo le loro regole: «In occasione del prossimo 40° anniversario dello Spirito di Assisi – il grande incontro di preghiera interreligioso per la pace promosso e guidato da papa Giovanni Paolo II il 27 ottobre 1986 – le chiese locali (e in particolare la Basilica) non ospiteranno dei momenti di preghiera pubblici da parte di uomini e donne di fede non cristiana».
«Sarà nostra gioia, infine, se nella Basilica – cantata dalla liturgia come ‘uomo tutto cattolico e apostolico” – e altrove potremo continuare a celebrare insieme dei momenti di preghiera ecumenica – cioè tra fedeli cristiani di diverse confessioni, compresi noi cattolici – per chiedere a Dio nostro Padre il dono della pace, dell’unità e della piena comunione ecclesiale».
Assisi, città della pace, sembra proprio non offrire pace e comunione.
Come dichiara la FSSPX nella sua nota, «ancora una volta c’è accoglienza per tutti, fino ai pagani più remoti del globo, ma non per quanti vogliono restare figli della Chiesa Cattolica Apostolica Romana senza compromessi».
Francesco Rondolini
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Immagine di Jessyangeli90 via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
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