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Percy Shelley, il volto dietro la maschera di Frankenstein
Nel bicentenario della morte del poeta, Renovatio 21 pubblica questo articolo del dottor Paolo Gulisano apparso su Ricognizioni. Di Percy Bysshe Shelley (1792-1822), morto a Viareggio duecento anni fa in circostanze misteriose, Renovatio 21 ha parlato di recente più volte. La sua poesia, a quanto pare, ha ancora molto da dire agli uomini anche nell’ora presente.
8 Luglio 1822: un naufragio durante una burrasca al largo di Lerici metteva fine alla vita di uno dei grandi protagonisti della prima stagione del Romanticismo: Percy Bysshe Shelley.
Il trentenne intellettuale e nobile inglese aveva scelto come sua patria d’adozione l’Italia, e in particolare la Toscana. Si era poi stabilito in Liguria, a Lerici, insieme alla moglie Mary, nata Godwin, figlia di uno dei più importanti esponenti dell’Illuminismo inglese, e autrice del capolavoro Frankenstein, scritto a soli 21 anni.
Anche Shelley era stato un talento precocissimo, un poeta già celebrato a vent’anni, mentre era studente universitario a Oxford, ateneo dal quale venne espulso per aver scritto un pamphlet dal titolo «Sulla necessità dell’ateismo»; era una provocazione inaccettabile per il tempio massimo della cultura anglicana.
Shelley fu nel suo tempo – e anche a venire – descritto come il prototipo del ribelle romantico, anticonformista.
Persino il suocero William Godwin, esponente di punta del «progressismo» dell’epoca, si era scandalizzato della disinvoltura con cui Shelley si era separato e aveva poi preso a frequentare sua figlia Mary, poco più che adolescente. In seguito Percy era rimasto vedovo (per il suicidio della prima moglie) e aveva reso Mary una donna rispettabile col matrimonio.
La vita dei due Shelley non fu facile, anzi la tragicità degli avvenimenti che seguiranno concederanno periodi brevi di felicità, che serviranno solo a rendere ancora più tragica lo loro stessa esistenza, quasi una maledizione per le scelte fatte: per aver disobbedito al padre, per essersi ribellata alle convenzioni sociali, seppur influenzate da un clima di idee liberali, nelle quali era stata cresciuta.
Così il senso di colpa provato da Mary aumenterà insieme al disagio della sua nuova, misera condizione. Mary avrà quattro figli, dei quali tre morti ancora bambini.
Eppure all’origine di quel libro straordinario che è il Frankenstein, c’era proprio il suo amato Percy, insieme al quale – all’inizio della loro storia d’amore – compiva affascinanti viaggi. Proprio in uno di questi viaggi, in cui essi – completamente senza soldi – venivano ospitati dagli amici, vennero scritte le prime pagine del Frankenstein.
La composizione del romanzo avvenne per un avvenimento casuale. In un pomeriggio d’estate piovoso e freddo, nella Villa Diodati, situata nei pressi del lago di Ginevra a Chapuis, in Svizzera, presa in affitto da Byron per le vacanze estive, nel giugno del 1816 un gruppo di giovani intellettuali formato da George Gordon Byron, John Polidori, l’autore de Il Vampiro, Percy Shelley e Mary, si sfidarono a creare delle storie gotiche.
Ogni giorno a Mary veniva chiesto se avesse pensato a qualcosa e ogni giorno la sua risposta negativa aveva un tono mortificato. E Mary rimaneva ore ed ore in silenzio ad ascoltare le conversazioni di Lord Byron e P.B. Shelley sulla filosofia e sul principio della vita umana.
Proprio lei, cresciuta ed educata dal padre come una vera filosofa, una «cinica», che sapesse dissertare sui campi del sapere, della storia e della politica; lei che aveva viaggiato tanto, lei che aveva sentito declamare dallo stesso Coleridge i versi de The Rime of the Ancient Mariner, lei che aveva passato la sua giovinezza nel confortevole mondo della scrittura, consapevole che l’invenzione non nascesse dal vuoto, ma fosse il continuo formarsi e trasformarsi della materia, adesso sembrava ammutolita.
O forse non era proprio così.
Forse Mary era all’inizio di una comprensione, in attesa di quell’input, di quell’ispirazione, di quel gesto iniziale che le permettesse di cominciare a plasmare la sua materia.
Così Byron e Shelley parlavano dello scienziato italiano Luigi Galvani, del suo De viribus electricitatis in motu musculari commentarius a proposito dei suoi esperimenti sull’applicazione di scariche elettriche sulle rane e delle sue scoperte sul potere dell’elettricità sui corpi inanimati; sulla possibilità, come conseguenza, di mettere insieme organi di cadaveri e conferire loro una nuova energia vitale.
Il dibattito etico che era derivato da questa straordinaria scoperta aveva suscitato molte domande: con non poca ansia e preoccupazione gli intellettuali e gli scienziati del tempo avevano cominciato a chiedersi quale futuro ci sarebbe potuto essere se i morti avessero avuto davvero la possibilità di ritornare in vita, come avrebbero vissuto e quali sarebbero state le conseguenze morali e psicologiche, nel momento in cui si fosse stato messo in pericolo il confine tra la vita e la morte.
Inoltre il potere che lo scienziato avrebbe ottenuto da questi esperimenti sembrava farlo diventare sempre più sicuro di sé fino al punto di pensare di poter davvero avere un potere sulla vita e sulla morte.
Siamo di fronte a un passo importante nelle relazioni tra medicina, anatomia e scienze. Le dissertazioni che ne seguirono, che si basavano sulla possibilità reale di poter dare nuova vita ai cadaveri, suscitarono grande impressione su Mary Shelley e influenzarono notevolmente la narrazione del momento della creazione del mostro.
Quella notte non riuscì a dormire, la sua immaginazione le riempì la mente di incubi: si svegliò terrorizzata, talmente vicino alla realtà gli era apparso quell’incubo. Ma finalmente aveva trovato il protagonista della sua storia .
Nella costruzione del personaggio dello scienziato Victor Frankenstein, la Shelley potrebbe essersi ispirata proprio al marito. La caratterizzazione prometeica di Frankenstein è quella più evidente, già dal sottotitolo del romanzo (il nuovo Prometeo) , ma ci sono altri elementi che conferiscono a questo personaggio le caratteristiche di un eroe degno di essere contemplato tra i personaggi romantici di quel periodo: il suo isolamento, la sua sofferenza, una sorta di autopunizione per poter giustificare le proprie azioni ed elevare la propria anima al di sopra di una natura umana, che comunque non potrebbe capire la grandezza della sua ambizioni.
Mary, infatti, condanna Frankenstein come Eschilo condannò Prometeo. Egli è condannato per un atto di hybris, termine che deriva dalla lingua greca, il cui significato richiama ad azioni eccessive, di prevaricazione.
La hybris di Frankenstein è quella dello scienziato, il quale, trascinato dal suo «delirio di onnipotenza» non sa più fermarsi e si lascia consumare fisicamente e psicologicamente dall’ansia del compimento della sua stessa opera.
Il delirio della sua gioia e del suo orgoglio, oggi diremmo esaltazione, forse anche euforia, indebolirono la resistenza di fronte alla tentazione di concepire l’idea di «creare» un essere animato e spazzarono via ogni dubbio di fronte a questa scelta, lasciando spazio solo all’incoscienza e all’ardore. Victor stesso affermava, come il più concreto scienziato illuminista, che superstizioni e credenze non lo toccavano minimante, che il buio non aveva effetto su di lui e che considerava i cimiteri, che a quel tempo non occupavano più necessariamente il suolo delle chiese, semplicemente come luoghi dove i corpi erano diventati solo pasto per i vermi.
Egli dunque si era concentrato sull’azione corruttrice della morte sui cadaveri e si diede totalmente allo studio e alla ricerca di una strada che conducesse alla scoperta del principio della vita.
Forse è questa l’origine e al tempo stesso la causa del playing God, il giocare a fare Dio. Victor come ogni scienziato voleva colmare le presunte lacune di Dio. La più grande di essa è la morte e tutto il mistero di lutto e di dolore che la circonda. Lo scienziato può svelare questo mistero e sconfiggere la morte completando, così, la grandezza della creazione. In fondo la sua intenzione è il cosiddetto bene dell’umanità.
Qui risiede, come abbiamo già detto, il significato profondo della figura di un Prometeo moderno, la cui ambizione e, allo stesso tempo presunzione è quella di voler acquisire la suprema conoscenza e impiegarla per il bene e il progresso dell’umanità. Questa era la sua unica ambizione, ma al tempo stesso questa era l’origine della sua tracotanza, dell’overreaching, del suo andare oltre i limiti, recando a se stesso e a tutti coloro che amava dolore e disperazione invece di prosperità e progresso.
Mary Shelley voleva forse mettere in guardia Percy, e ogni lettore, dai rischi di questa sfida al limite presentato dalla natura. Quando Frankenstein fu pubblicato, anonimo, tutti i lettori inglesi erano convinti che fosse opera di Shelley, e grande fu lo stupore quando ci si rese conto che era opera della giovane moglie. Evidentemente si sentiva molto dell’animo e del carattere di Percy.
Poco dopo la pubblicazione del libro iniziò l’esilio italiano degli Shelley, che doveva culminare nella tragedia accaduta duecento anni fa. Il corpo dell’annegato fu bruciato su una pira sulla spiaggia di Viareggio, secondo la volontà degli amici. Era una sorta di rito pagano, per un uomo che si era allontanato da quel Cristianesimo formale e parruccone della Chiesa Anglicana, e che sfortunatamente non aveva mai incontrato il Cristo autentico.
Aveva dunque vissuto come un pagano, ossia un uomo alla ricerca. Quel rogo su una pira dal sapore antico, aveva determinato un fenomeno curioso: tra le sue ceneri, venne ritrovato il suo cuore, intatto. Un fenomeno inspiegabile. Mary volle tenerlo per sé, conservandolo in uno scrigno che riportò in Inghilterra. Era ciò che restava dell’uomo che aveva ispirato Frankenstein, il moderno Prometeo, e il più grande dei Romantici.
Paolo Gulisano
Articolo previamente apparso su Ricognizioni
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Marina Abramovic definisce Trump «il mago di più alto livello»
In un video diventato virale online questa settimana, l’artista Marina Abramovic ha affermato che Donald Trump sta preparando il terreno per la nascita del Nuovo Ordine Mondiale.
La performance artist è nota per frequentare celebrità di alto profilo e per le sue inquietanti opere che si addentrano in rituali di tipo satanico, tra cui le famigerate cene «spirit cooking» che hanno acquisito notorietà dopo essere state menzionate nelle email di Podesta del 2016.
In un’intervista rilasciata dal sedile posteriore di un’auto diversi anni fa, Abramović ha raccontato che un «mago» finlandese le aveva detto: «Trump è la cosa migliore che ci sia mai capitata».
What do you think MARINA ABRAMOVIĆ meant by this
fyi this is the spirit cooking lady….pic.twitter.com/TYOz1g7b5k
— Luke Rudkowski (@Lukewearechange) April 14, 2026
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Secondo l’artista performativo, un gruppo di maghi nordici crede che Trump «sia il mago di più alto livello» e che la sua «mente irrazionale» crei «confusione affinché gli esseri umani possano trovare un nuovo ordine».
«Sai, non è poi così stupido pensarla in questo modo. Sta completamente stravolgendo le cose perché da quando c’è Trump, le cose stanno cambiando» dice la serba. Parlando nuovamente dei maghi della Lapponia, in Finlandia, la Abramovic ha dichiarato a un intervistatore sul palco di un seminario che gli sciamani della zona praticano «rituali onirici collettivi».
Dopo uno di questi rituali onirici, uno sciamano disse all’artista: «La cosa migliore che possa accadere su questo pianeta in questo momento è che Trump diventi presidente», perché «è così irrazionale, così folle che sta effettivamente creando un risveglio che finalmente ci porterà a svegliarci. Prima ci sarebbe stato solo un altro uomo, e tutto sarebbe stato simile. Ma lui è così diverso da tutto il resto che è davvero il mago che ci sta risvegliando».
Marina Abromovic says Trump is a magician of the most high
She says shamans say that the best thing for the planet because he is irrational and crazy. He will cause an awakening pic.twitter.com/fIxz0eypnl
— Bay Area Super fans (@Baysuperfans) January 21, 2025
Alcuni utenti di X hanno fatto notare che la carta dei tarocchi intitolata «Il Mago» è incredibilmente simile all’immagine generata dall’IA che il presidente Trump ha condiviso di se stesso sui social media lunedì. «Il Mago» è il primo arcano maggiore nella maggior parte dei mazzi di tarocchi tradizionali.
🔴 Interesting ⚪️
Tarot card (1) The Magician pic.twitter.com/NCgMivfPf4— 𝐏𝐇𝐎𝐄𝐍𝐈𝐗🐦🔥𝐃𝐑𝐀𝐆𝐎𝐍 (@XPHOENIXDRAGON) April 13, 2026
Alcuni utenti di internet hanno anche fatto notare che la carta si chiama «The Magus», un nome simile a MAGA, nella «tradizione della Golden Dawn», e che «Don» Trump si è ripetutamente vantato di aver inaugurato una nuova «età dell’oro». La Golden Dawn era una loggia esoterica britannica dove operò il satanista Aleiser Crowley ai suoi esordi.
«MAGA», hanno notato alcuni osservatori in rete, rappresenta anche il livello più alto nella gerarchia della Chiesa di Satana, essendo il termine latino femminile per mago, stregone.
Serious question.
Do you honestly think it’s just a coincidence that Maga stands for the fifth and highest degree in the Church of Satan?https://t.co/IvrSHmAtW3 pic.twitter.com/JkXwIUjcG8
— Vision4theBlind (@Vision4theBlind) February 16, 2026
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Dopo le forti polemiche scatenate dalla foto di Trump che si ritraeva come Gesù Cristo, il presidente ha dichiarato a un giornalista alla Casa Bianca che l’immagine intendeva raffigurarlo come un medico della Croce Rossa. Il presidente ha poi cancellato l’immagine controversa. Ciò non ha evitato la condanna di autorità religiose e di cittadini comuni, e financo del presidente iraniano Masoud Pezeshkian.
La Abramovic ha inoltre inaugurato una bizzarra installazione artistica all’esterno del World Economic Forum del 2026, dove i leader mondiali sono saliti a bordo di un autobus per «sperimentare la quiete».
La Abramovic di recente si è lamentata della necessità di guardie di sicurezza, sostenendo che la protezione è necessaria a causa delle voci sul Pizzagate.
Come riportato da Renovatio 21, allo scoppio del conflitto la Abramovic disse di sostenere l’Ucraina. In seguito il presidente ucraino Volodymyro Zelens’kyj le chiese di divenire «ambasciatrice» per il Paese.
Il nome della Abramovic infatti era conosciuto principalmente solo nei circoli artistici d’avanguardia fino a poco prima delle elezioni presidenziali del novembre 2016, quando il suo nome è apparso nelle e-mail pubblicate da Wikileaks ottenute dall’hacking dall’account di John Podesta, presidente della campagna presidenziale di Hillary Clinton. Il fratello di John, Tony, è un noto collezionista di arte visivamente inquietante.
Una delle e-mail hackerate era un invito di Abramovic a entrambi i fratelli Podesta chiedendo loro di unirsi a lei per lo «Spirit Cooking» nella sua residenza a New York.
Una performance «Spirit Cooking» del 1997 registrata in video prevedeva che l’artista utilizzasse il sangue di maiale per scrivere «ricette» sui muri. Gli unici ingredienti richiesti sono i fluidi corporei: «mescola latte materno fresco con latte di sperma fresco» e «urina fresca del mattino spruzzata sui sogni da incubo» e «con un coltello affilato taglia profondamente il dito medio della mano sinistra e mangia il dolore».
«L’atto della cucina spirituale implica che Abramovic usi il sangue di maiale come un modo per connettersi con il mondo spirituale, per cucinare pensieri piuttosto che cibo», secondo un articolo del 2016 del Guardian.
Tali lavori dell’artista le sono valsi le accuse di essere satanista e di mimare con i suoi rituali il cannibalismo.
Le si è sempre difesa parlando del valore spirituale della sua arte. «Il mio lavoro riguarda più la spiritualità e nient’altro», ha detto Abramović ad ARTnews nel 2016 dopo che le email di Podesta erano state rivelate. «Faccio il mio lavoro da così tanto tempo e questo è un malinteso. È assolutamente scandaloso e ridicolo… voglio dire, questo mondo sta davvero diventando un inferno. Sono completamente stupita, qualcosa viene decontestualizzato allo scopo di vincere. Viviamo in un mondo così strano».
Alcuni anni fa, la Abramovic posò con Jacob Rothschild davanti a un dipinto di Thomas Lawrence intitolato «Satan Summoning his Legions» alla Royal Academy of Arts di Londra. La fotografia ancora circola in rete.
Marina Abramović and Jacob Rothschild proudly stand in front of “Satan Summoning His Legions'” famous demonic art …
This is who the left is influenced by..#WeWantAnswers #MarinaAbramovic #Rothschild pic.twitter.com/dl62y65bg3— Isaac’s Army (@ReturnOfKappy) September 23, 2023
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Come riportato da Renovatio 21, venerdì 10 aprile 2020 – venerdì Santo dell’anno della pandemia appena iniziata – con il mondo in lockdown – venne pubblicato da Microsoft un video promozionale per HoloLens 2 con protagonista la Abramovic. Molti commentatori obbiettarono a questa strana scelta di testimonial da parte dell’azienda, e la casuale coincidenza di averlo fatto uscire il giorno di commemorazione della morte di Nostro Signore. Vi furono quindi in rete le solite accuse di «satanismo».
Il colosso informatico di Bill Gates (lui) dovette quindi ritirare il video promozionale. Attualmente il video è sparito dalla rete, ma in qualche meandro dei social si trova ancora.
Microsoft released a commercial with Marina Abramovic and shortly after deleted it due to backlash
Also in this ad, Microsoft subtly flashes the Roman emperor Tiberius, known for literally raping children and being a sexual predator during his 23 year reign. pic.twitter.com/SEIQhI6aG2
— Vision4theBlind (@Vision4theBlind) June 29, 2023
La Abramovic è diventata la prima donna ad avere una mostra retrospettiva personale alla Royal Academy of Arts nel Regno Unito, dal 23 settembre 2023 al 1 gennaio 2024. La BBC ha riferito che i visitatori entreranno nella mostra passando tra due modelle nude.
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Dalla Passione di Gibson alla conversione a Cristo. Renovatio 21 intervista Luca Lionello
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; La scena della crocifissione è molto forte. C’è stato un lavoro clamoroso che nemmeno il Canova o il Bernini avrebbero fatto meglio. C’era un giro di croci a Matera che non immagini. Usarono anche un manichino e una volta, causa pioggia, abbandonarono il set del Calvario lasciando il manichino sulla croce. Dal Paese si vede il set in lontananza e alcuni cittadini avevano sbroccato perché pensavano che la produzione avesse lasciato l’attore realmente crocifisso e in solitudine [ride]! Come fu il casting? Dobbiamo fare un passo indietro. Quando ho girato L’italiano di Ennio De Dominicis [2002, ndr], nel luogo dove mia zia girò Uomini e Lupi, ovvero a Scanno, una mattina la strepitosa responsabile dei casting andò a vedere la proiezione di questo film al cinema Quattro Fontane di Roma. Qualche mese dopo cominciò a occuparsi di The Passion e mi propose. Mi chiamò mentre stavo con i miei cagnolini al parco e mi disse: «Luca stai calmo». A parte che se ti chiamava personalmente Shaila Rubin, la casting più importante al mondo in quel periodo, già eri autorizzato a svenire. «Dobbiamo fare una cosa importante, ma devi stare calmo», in pratica già mi avevano scelto. «Cosa devo fare?». «Una produzione americana sugli antichi romani». L’incontro con Mel avvenne una quindicina di giorni dopo. Dopo questa conversazione andai «in ritiro» in un eremo papale a Scanno: mangiavo quello che mi offriva la terra, un guardiacaccia mi portava da bere ogni tanto e bevevo acqua di fonte. Mi presentai da Mel che ero un santo, resettato nell’anima e nel corpo. Le audizioni si svolsero nella cripta di un’antica chiesa che sta in Prati, con tutti affreschi del settecento/ottocento dopo Cristo. C’era un tavolo molto lungo di traverso, era un’abside quindi era circolare, pochissima luce e numerose antenne, registratori e varie attrezzature tecnologiche, perché mandavano il tutto in diretta a Los Angeles. Mel mi fece leggere un qualche cosa in aramaico e io gliela lessi anche in greco. Mi disse di non tagliarmi la barba e se avessi dovuto nel frattempo accettare qualche altro lavoro lo avrei dovuto avvisare. Stop. Mentre vado via, Gibson alza il telefono e chiama De Niro: «Tu il film non lo fai e non lo faccio nemmeno io. Lo fa questo attore qua e ho anche trovato uno che interpreta Gesù». All’attore che faceva Gesù tutti i giorni mettevano il mio naso, perché Mel voleva che in certe situazioni potessimo sembrare la stessa persona e anche per cambiargli il profilo americano.Visualizza questo post su Instagram
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L’Iran sta facendo propaganda con fantasiosi video AI
Nella guerra della propaganda, l’Iran si sta distinguendo per i suoi molti creativi filmati fatti con l’Intelligenza Artificiale in cui attacca il nemico americano ed israeliano e chiede giustizia per la strage delle scolarette in apertura del conflitto.
Come riportato da Renovatio 21, aveva subito lanciato un breve video a base di omini Lego che suggeriva che Netanyahu e Satana avessero spinto Trump alla guerra ricattandolo con i file di Epstein. Il tema dei filmati a base di mattoncini è ora esplorato in ulteriori video che mostrano La Mecca e la distruzione di portaerei statunitense.
I richiami ai file di Esptein continuano anche nei filmati recenti, che mostrano anche la possanza delle armi missilistiche della Repubblica Islamica. Colpisce nell’infornata di video AI generati dagli iraniani il rimando costante all’elemento demoniaco, con Netanyahu e Trump descritti come adoratori del demone Baal. Il demone siro-cananeo e fenicio sostituisce in un video la statua della Libertà, venendo distrutto dai missili sciiti.
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Thread-collection of Iranian AI propaganda videos.
A phenomenon to study.
1. pic.twitter.com/CaarEbpDo7— Maria Dubovikova (@politblogme) March 25, 2026
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Come riportato da Renovatio 21, stanno suscitando polemiche i video postati dagli account ufficiale della Casa Bianca, che sembrano trattare la guerra come un videogiocoì, miscelando immagini di ver bombardamenti, meme e brani di film hollywoodiani. La comunicazione dell’amministrazione Trump sul conflitto è stata definita dai vescovi USA come «ripugnante».
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