Epidemie
HIV, ciò che nessuno vuol dirvi: intervista al Dr. Paolo Gulisano
Il 1º dicembre scorso si è celebrata la giornata mondiale contro l’AIDS, indetta ogni anno per sensibilizzare la popolazione alla gravità della trasmissione del virus HIV.
Tanti sono stati gli avvenimenti che, non in modo causale, hanno accompagnato questo evento. È di pochi giorni prima la notizia dello scienziato genetista cinese che ha annunciato, attraverso il suo canale YouTube, la nascita di due sorelle gemelle geneticamente modificate con una tecnica di «taglia e cuci” genetico (il CRISPR-CAS9) attraverso il quale Jiankui He ha «silenziato» il gene che controlla il recettore chiamato CCR5. Il CCR5 si trova sulla superficie delle cellule immunitarie, i linfociti T, porta di ingresso per la quale entra il virus HIV.
A questo esperimento diabolico, fatto a danno di numerosi embrioni per creare i vaccini umanizzati – o potremmo dire uomini geneticamente e artificialmente vaccinati – si è aggiunto l’annuncio di nuovi finanziamenti mondiali per avanzare la ricerca al fine di inventare i vaccini contro il virus HIV, da iniettare già in età pediatrica. Basti pensare che in Italia i fondi sono stati stanziati all’Ospedale Pediatrico Bambin Gesù di Roma: l’ospedale della Santa Sede.
Un esperimento diabolico, fatto a danno di numerosi embrioni per creare i vaccini umanizzati – o potremmo dire uomini geneticamente e artificialmente vaccinati
Mutazioni genetiche, vaccini: queste le grandi prospettiva della scienza ufficiale per contrastare l’AIDS. L’altra grande sfida lanciata, di anno in anno, dalla «medicina della prevenzione», è quella del sesso protetto. Tante, dicono, sarebbero le trasmissioni del virus attraverso l’atto sessuale cosiddetto «non protetto».
Se il sesso protetto dovrebbe essere la soluzione, dicono, nessuno parla però di un fenomeno largamente diffuso: il bugchasing, un fenomeno che riguarda persone che cercano consapevolmente e volontariamente di contrarre il virus dell’HIV. Il metodo viene utilizzato principalmente dalla comunità gay, è nato negli Stati Uniti e oramai è diffuso in tutto il mondo, compresa, largamente, l’Italia.
Il bugchasing, un fenomeno che riguarda persone che cercano consapevolmente e volontariamente di contrarre il virus dell’HIV
Il bugchasing è composto da due parti complementari: da una parte c’è il bug-chaser, cioè colui che «cerca il parassita», cioè che vuole materialmente contrarre il virus; dall’altra abbiamo il cosiddetto «donatore», il gift-giver, cioè colui che, già consapevole della sieropositività, è disposto ad aver rapporti sessuali non protetti per trasmettere attivamente il virus.
È un fenomeno su cui non esistono dati certi, precisi, giacché chi lo pratica non è solitamente disposto a renderlo pubblico seppur esistano siti in cui si creano gli appuntamenti per lo «scambio».
Vi sono poi gli untori, ovvero quelle persone affette da AIDS che non comunicano la loro sieropositività al proprio partner, continuando ad avere rapporti sessuali non protetti. Un caso eclatante, a questo proposito, è quello di Claudio Pinti, arrestato quest’anno per l’accusa di lesioni aggravate alla ex compagna morta per complicanze causate dall’AIDS. Pinti, sieropositivo consapevole, ha avuto rapporti sessuali non protetti con 228 persone diverse, fra cui molti uomini e transessuali.
Il cosiddetto «donatore», il gift-giver, è colui che, già consapevole della sieropositività, è disposto ad aver rapporti sessuali non protetti per trasmettere attivamente il virus
Tutto tace anche sulla promiscuità sessuale connessa al fenomeno immigratorio, in aumento particolarmente in Itala. L’Africa – e a dirlo è il Ministero della Salute e ogni ente internazionale – è il continente più sieropositivo del mondo.
Di tutte queste cose di cui nessuno vuole raccontarvi, ne abbiamo parlato con il Dott. Paolo Gulisano, medico infettivologo ed epidemiologo.
Dr. Gulisano, anche quest’anno si sono spese tante parole durante la Giornata Mondiale contro l’AIDS, celebrata il 1º dicembre. Oltre alle chiacchiere, quali sono i veri dati epidemiologici, quantomeno in Italia, rispetto a questa malattia?
«Conosci il tuo stato» era lo slogan scelto per la Giornata mondiale di lotta all’Aids 2018. Uno slogan molto generico, che potrebbe andare bene per qualunque campagna di prevenzione, dal diabete ai Pap test. In questo caso invece si trattava di un invito a sottoporsi al test HIV, un esame che permette di individuare un’eventuale infezione e nel caso di positività intraprendere un percorso di cura. Poi naturalmente in occasione di tale giornata non mancano mai le iniziative più folkloristiche, come le distribuzioni pubbliche di preservativi o di materiale informativo.
Comunque è interessante rilevare che quest’anno l’attenzione sia stata rivolta non tanto alla prevenzione primaria (evitare il contagio) ma a quella detta secondaria, cioè la diagnosi precoce della malattia. Una scelta interessante. Ma i dati epidemiologici cosa ci dicono, relativamente all’AIDS? Ci dicono che in Italia, nel 2016, sono state riportate 3451 nuove diagnosi di infezione da HIV, pari a 5,7 nuovi casi per 100 mila residenti. Il numero delle nuove diagnosi è risultato in calo rispetto all’anno precedente (nel 2015 erano 3549), per tutte le modalità di trasmissione (rapporti eterosessuali; uomini che hanno rapporti sessuali con altri uomini – MSM, Men who have sex with men; utilizzatori di droghe per via endovenosa – IDU, Injecting drug users).
Lo riferisce la Relazione Aids 2017 (inviata al Parlamento il 12 settembre 2018) che illustra le attività svolte dal Ministero nell’ambito dell’informazione, della prevenzione, dell’assistenza e dell’attuazione di progetti relativi all’HIV/Aids; le attività realizzate in collaborazione con il Comitato tecnico sanitario (Sezione per la lotta contro l’Aids e Sezione del volontariato per la lotta contro l’Aids) e l’attività svolta dall’Istituto superiore di sanità (ISS), in particolare le iniziative in tema di sorveglianza dell’infezione da Hiv e dell’Aids.
In aumento anche la quota degli stranieri con una nuova diagnosi di HIV
Cosa ci dicono questi dati? Quello che emerge è che l’incidenza maggiore di casi si riscontra nella fascia di età 25-29 anni e che nel 2016 la maggior parte delle nuove diagnosi di HIV è stata tra gli MSM tra i maschi eterosessuali (dal 2010 la proporzione di diagnosi in questi gruppi è in costante crescita).
In aumento anche la quota degli stranieri con una nuova diagnosi di HIV. Importante sottolineare che oltre la metà (56%) delle nuove diagnosi avviene in fase clinica avanzata, quando il livello di immunodepressione è già serio. Spesso, infatti, la mancanza di sintomi negli anni che precedono la manifestazione dell’Aids non induce a fare il test per l’HIV, anche se ci si è esposti a rapporti sessuali occasionali non protetti.
Solo un quarto delle persone con nuova diagnosi ha effettuato il test in seguito a un comportamento a rischio: la maggior parte scopre di essere positivo all’HIV perché ha già dei sintomi che suggeriscono l’insorgenza della malattia o per un controllo fatto per motivi non legati a questa infezione. Questa è dunque la ragione che ha spinto a puntare sulla diagnosi precoce degli infetti più che sulla prevenzione primaria.
Nell’attuale fase storica i vaccini godono di una popolarità e di un sostegno che non hanno mai conosciuto in precedenza. Si sta inducendo nella popolazione una mentalità fortemente Pro Vax, un consenso quasi acritico nei confronti delle pratiche vaccinali. Un tale contesto sembrerebbe quindi assolutamente favorevole all’introduzione sul mercato di vaccini anti-HIV
Per non saper né leggere né scrivere, la novità dell’anno sono i fondi disposti in tre diversi continenti per la ricerca di un vaccino che vorrebbe sconfiggere l’AIDS. Cosa ne pensa?
Nell’attuale fase storica i vaccini godono di una popolarità e di un sostegno che non hanno mai conosciuto in precedenza. Si sta inducendo nella popolazione una mentalità fortemente pro-Vax, un consenso quasi acritico nei confronti delle pratiche vaccinali. Un tale contesto sembrerebbe quindi assolutamente favorevole all’introduzione sul mercato di vaccini anti-HIV.
Questo spiega le ampie sovvenzioni concesse, magari anche a scapito di altri campi di ricerca. Tuttavia, oltre a quelle che possono essere tutte le perplessità rispetto a tali vaccini, alla loro reale efficacia, ai possibili effetti collaterali e reazioni avverse, temo che la richiesta del vaccino anti HIV – del quale peraltro si parla da più di 30 anni senza che si sia arrivati a produrlo – risponda ad una esigenza culturale preoccupante.
Se un individuo infatti fosse vaccinato – magari già da bambino – potrebbe ritenere di essere protetto, sicuro, e questo potrebbe spingere ad una vita sessuale sregolata, disordinata, mettendo a rischio la persona anche per altre malattie sessualmente trasmesse, di cui si parla meno, ma che sono in aumento e rappresentano un rischio per la salute. Un esempio per tutte le Epatiti di tipo A, per le quali le organizzazioni sanitarie hanno lanciato un allarme recentemente a seguito delle epidemie che si verificano ad esempio dopo ogni Gay Pride.
Solitamente, dietro a questi grandi finanziamenti, ci stanno sempre i soliti: Microsoft, Apple, e via discorrendo. Interesse per la salute o interessi personali?
Se un individuo infatti fosse vaccinato – magari già da bambino – potrebbe ritenere di essere protetto, sicuro, e questo potrebbe spingere ad una vita sessuale sregolata, disordinata, mettendo a rischio la persona anche per altre malattie sessualmente trasmesse, di cui si parla meno, ma che sono in aumento e rappresentano un rischio per la salute.
L’Organizzazione Mondiale della Salute per anni ha sostenuto che la lotta all’AIDS la si fa con l’ABC, ovvero le iniziali di Abstinence, Be Faithful, Condom. È chiaro che con i primi due metodi, l’astinenza e la fedeltà coniugale, non ci si guadagna niente, in termini economici, anche se molto in termini di salute, visto che hanno una sicurezza del 100%. Con i preservativi il business è già da tempo ben avviato, evidentemente ora tocca a qualcun altro fare profitto.
Non crede tuttavia che la ricerca di un vaccino per sconfiggere il virus HIV che causa l’AIDS cozzi con il fatto che, la promiscuità sessuale, sia una delle maggiori cause di infezione?
Come dicevo in precedenza, l’illusione di una protezione potrebbe spingere ad una promiscuità sessuale e a comportamenti a rischio ancora maggiore di quella attuale. Un vero boomerang. Promuovere una cultura dell’affettività responsabile è il metodo preventivo più sicuro ed efficace, ma non lo si vuole nemmeno prendere in considerazione.
Così si spinge per il vaccino, anche perché è sempre più evidente il fatto che i preservativi non vengono utilizzati, e non certo perché la Chiesa Cattolica li condanna (o dovremmo dire li condannava un tempo), ma perché fa parte di uno stile «disinvolto» di sessualità pericolosa. Nel 2017 la maggioranza delle nuove diagnosi di infezione da HIV è attribuibile a rapporti sessuali non protetti, che costituiscono l’84,3% di tutte le segnalazioni (eterosessuali 45,8%; MSM, Men who have sex with men 38,5%).
Per le Epatiti di tipo A le organizzazioni sanitarie hanno lanciato un allarme recentemente a seguito delle epidemie che si verificano ad esempio dopo ogni Gay Pride
Soffermiamoci un momento su questo tema del sesso libero e cosiddetto «non protetto». L’Africa ha una percentuale altissima di persone sieropositive. L’immigrazione di massa, specie in Italia, non alza il rischio di infezione da HIV? Per quale motivo?
Diciamo subito che in base ai dati epidemiologici in nostro possesso, risulta che in Italia il 34,3% delle persone diagnosticate come Hiv positive è di nazionalità straniera. Considerato che gli stranieri rappresentano circa il 10% della popolazione italiana, questo dato vuole dire che la diffusione dell’HIV tra gli stranieri è oltre il triplo che negli italiani.
Un dato che fa pensare. Molti immigrati provengono da Paesi dove la diffusione dell’HIV, così come quella della TBC, è molto più alta che in Europa. Basta far parlare i dati. Il numero dei decessi correlati all’AIDS nel 2016 per grandi aree è il seguente: Africa Sud-Orientale: 420 mila; Africa Centro-Orientale: 310 mila; Nord Africa e Medio Oriente: 11 mila; America Latina: 36 mila, più il dato dei soli Caraibi che è di 9400. Europa dell’Est e Asia centrale: 40 mila; Europa Occidentale e Nord America: 18 mila; Asia e Pacifico: 170 mila. Ora, la lettura di questi numeri ci fornisce delle evidenze molto chiare.
Risulta che in Italia il 34,3% delle persone diagnosticate come HIV positive è di nazionalità straniera. Considerato che gli stranieri rappresentano circa il 10% della popolazione italiana, questo dato vuole dire che la diffusione dell’HIV tra gli stranieri è oltre il triplo che negli italiani
L’AIDS è una malattia ormai collegata ad un uso disordinato della sessualità. I casi di infezioni da trasfusioni o da uso di sostanze stupefacenti iniettive sono decisamente rari. È una malattia che nelle zone ricche del pianeta dove c’è accessibilità a farmaci costosi è affrontabile e dove la letalità è scesa molto nel corso degli anni. L’analisi geografica dei casi di morte ci dice che là dove ci sono i cosiddetti «paradisi sessuali» come nei Caraibi o in Oriente, il tasso di morbilità e mortalità è molto più alto.
C’è poi il dramma dell’Africa, che presenta numeri ancora impressionanti. È quindi chiaro quali siano i rischi di una immigrazione di massa, incontrollata anche dal punto di vista sanitario, e i rischi legati al fatto che un numero impressionante di immigrate africane viene gettato nel calderone infernale della prostituzione, che diventa veicolo di diffusione di malattie veneree.
Cosa ci dice del fenomeno del bugchasing? Dove è perché è così diffuso?
C’è il dramma dell’Africa, che presenta numeri ancora impressionanti. È quindi chiaro quali siano i rischi di una immigrazione di massa, incontrollata anche dal punto di vista sanitario, e i rischi legati al fatto che un numero impressionante di immigrate africane viene gettato nel calderone infernale della prostituzione, che diventa veicolo di diffusione di malattie veneree.
Il bugchasing è una pratica sessuale che non si deve avere paura a definire una grave forma di perversione. Si tratta di pratiche sessuali con sconosciuti, con soggetti HIV positivi, fatte senza l’uso di preservativi, nella massima promiscuità. I praticanti di questa sorta di sesso estremo, i cosiddetti bugchasers, dichiarano diverse motivazioni relative alla loro scelta: per alcuni il rischio relativo a contrarre il virus dell’HIV aumenterebbe il desiderio durante l’atto sessuale, anche se questi soggetti dichiarano di non avere necessariamente un vero e proprio desiderio di contrarre il virus.
Alcuni considerano l’essere infettati come qualcosa di estremamente erotico, l’ultimo limite da infrangere, l’ultimo estremo atto sessuale rimasto da compiere.
Cosa spinge secondo lei a questa folle ricerca del rischio?
In primo luogo la noia. L’ipersessualizzazione della società porta ad anticipare sempre più l’inizio dell’attività sessuale, a sperimentare ogni tipo di rapporto, e se non basta la realtà c’è anche il sesso virtuale, le cyber relazioni, la pornografia e così via. Una persona può arrivare a 30 anni in una situazione di saturazione delle emozioni erotiche.
Alcuni considerano l’essere infettati come qualcosa di estremamente erotico, l’ultimo limite da infrangere, l’ultimo estremo atto sessuale rimasto da compiere.
A quel punto si deve andare oltre. È come nelle dipendenze da sostanze: si comincia con le droghe leggere, e poi si finisce per non avere mai abbastanza dalle sostanze psicotrope di cui si diventa schiavi. Oltre a questo, mi sembra che questo tipo di comportamento manifesti un disagio di tipo psichico: una sorta di cupio dissolvi, una tendenza all’autodistruzione. Una specie di emozione estrema, come la roulette russa, che nasce da un disprezzo inconscio per la vita: me la gioco tirando un grilletto, o accoppiandomi al buio con un portatore di HIV. Tanto ne sono il padrone e la posso bruciare come voglio. È il culmine dell’ irresponsabilità.
Perché non esistono dati certi circa questo fenomeno, e perché si tratta di un tema così poco affrontato anche quando si parla di AIDS a livello mondiale?
Perché questo fenomeno smaschera molte falsità diffuse sull’AIDS nel corso degli anni, come quella che sarebbe bastato l’uso del preservativo, osteggiato dagli ambienti religiosi oscurantisti, a sconfiggere la malattia. E smaschera anche le conseguenze dell’edonismo folle della modernità liquida per cui ciò che conta è il divertimento e la ricerca del piacere ad ogni costo.
Smaschera, infine, la pretesa di essere i padroni assoluti della propria vita: basta infatti un piccolo virus cui si consente di agire indisturbato a distruggere una vita. Ogni nostra azione porta a delle conseguenze. È bene averlo sempre presente.
Cristiano Lugli
Epidemie
Secondo caso di Ebola in Kenya
Il Kenya ha confermato un secondo caso di Ebola: un familiare del primo paziente del Paese è risultato positivo al virus, ha annunciato mercoledì il Ministero della Salute. Con quest’ultima infezione, il numero totale di casi confermati sale a due, incluso un decesso.
Il nuovo paziente, un uomo di 39 anni, era già stato posto in quarantena dopo essere stato identificato come contatto stretto del primo caso. Martedì ha sviluppato sintomi quali febbre, affaticamento e dolori articolari ed è stato quindi sottoposto al test per il virus. L’uomo è stato trasferito in una struttura di cura designata, dove sta ricevendo assistenza.
Le autorità sanitarie hanno affermato che i due casi sono collegati e che al momento non ci sono prove che il virus si sia diffuso nella comunità.
La scorsa settimana il Kenya ha confermato il suo primo caso di Ebola: un uomo che aveva vissuto nella Repubblica Democratica del Congo per sette anni è deceduto in un ospedale di Nairobi. Secondo il ministro della Salute Aden Duale, il paziente si era ammalato circa un mese prima e aveva viaggiato attraverso l’Uganda prima di volare a Nairobi il 3 ottobre, dove è stato ricoverato e successivamente è risultato positivo al ceppo Bundibugyo del virus.
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Il ministero ha identificato 128 persone che sono entrate in contatto con il primo paziente, di cui 113 erano state rintracciate fino a martedì. Tra queste, 108 sono in quarantena in Kenya, con controlli sanitari giornalieri per un periodo di 21 giorni. Altre cinque persone che sono entrate in contatto con il paziente si trovano all’estero.
Il Kenya ha inoltre vietato il rimpatrio all’estero delle salme delle persone decedute a causa dell’Ebola, in base alle nuove norme sanitarie entrate in vigore lunedì. Le norme impongono anche rigidi requisiti per la gestione e la sepoltura dei corpi delle vittime di Ebola, al fine di prevenire un’ulteriore trasmissione del virus.
L’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo, iniziata a maggio, non accenna a diminuire. Secondo gli ultimi dati del ministero della Salute congolese, al 12 ottobre si registravano 9.144 contagi e 4.410 decessi, con il virus che si sta diffondendo in sette province. La provincia nord-orientale di Ituri rimane l’epicentro, con quasi tre quarti di tutti i casi confermati.
Come riportato da Renovatio 21, il Kenya aveva già bloccato il progetto statunitense per la struttura di cura dell’Ebola. Dei 800 milioni di dollari che erano stati stanziati, una parte sarebbe destinata alla fornitura di materiali, medicinali e alla costruzione di una rete logistica regionale.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Epidemie
«Perché Fauci deve marcire in galera»
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«Fauci sapeva di essere probabilmente responsabile… E poi ha insabbiato tutto»
Navarro ha affermato che la sola controversia sulle origini del COVID-19 lo ha spinto a scrivere il libro. «Ciò che è seguito da quel momento in poi è il più grande insabbiamento nella storia della medicina», ha dichiarato. Nell’aprile del 2020, Navarro sostenne pubblicamente che il SARS-CoV-2 proveniva da un laboratorio di Wuhan, in Cina. All’epoca, fu oggetto di intense critiche per aver messo in discussione la spiegazione dell’origine naturale del virus. Quello che non sapeva era che, mesi prima, durante una teleconferenza con Fauci, gli esperti avevano avvalorato la teoria della fuga dal laboratorio. Secondo quanto riportato nel diario di Fauci, nel gennaio 2020 10 dei 12 esperti interpellati da Fauci ritenevano che il SARS-CoV-2 avesse avuto origine presso l’ Istituto di Virologia di Wuhan e fosse stato modificato geneticamente attraverso ricerche di acquisizione di nuove funzioni. «Fauci ha capito subito, non appena quegli esperti glielo hanno detto, non appena hanno affermato che quella sostanza proveniva dal laboratorio, di esserne responsabile», ha dichiarato Navarro. Fauci si era precedentemente adoperato per ripristinare la ricerca sul guadagno di funzione e aveva dato il suo benestare al lavoro svolto presso il laboratorio di Wuhan. Fauci sapeva che la ricerca prevedeva la trasformazione di «virus dei pipistrelli innocui per gli esseri umani» in virus «in grado di uccidere gli esseri umani», ha affermato Navarro. Ma, stando a Navarro, Fauci ha esortato alcuni scienziati ad aiutare a dissuadere l’opinione pubblica dall’ipotesi di un’origine in laboratorio. «Ha spinto diversi ricercatori che sostenevano che la scoperta provenisse dal laboratorio a tornare sui propri passi, esaminare il problema, studiarlo e giungere a una conclusione diversa», ha affermato Navarro. Settimane dopo, i ricercatori hanno pubblicato «L’origine prossimale del SARS-CoV-2», un articolo in cui sostenevano che il virus non fosse stato creato in laboratorio. Navarro ha fatto notare che gli autori dell’articolo stavano cercando di ottenere ulteriori finanziamenti dall’agenzia di Fauci, il National Institute of Allergy and Infectious Diseases. Il controllo di Fauci sui finanziamenti per la ricerca gli conferiva una notevole influenza sugli scienziati, ha affermato Navarro. Secondo Navarro, Fauci non ha rivelato il suo potenziale conflitto di interessi mentre contribuiva a definire la risposta pubblica alla pandemia. «Quello che Fauci ha fatto è stato nascondere la propria colpevolezza», ha detto Navarro. «Dice a tutti come risolvere la situazione, ma non rivela il suo ruolo nel causarla. E sotto la sua supervisione si sono scatenati caos e autoritarismo». Per Navarro, il presunto insabbiamento è centrale nel caso penale. «Fauci sapeva di essere probabilmente responsabile di qualsiasi pandemia ci stesse per colpire. E poi ha cercato di insabbiare tutto», ha affermato.Iscriviti al canale Telegram ![]()
Idrossiclorochina: «Sangue sulle mani di Tony Fauci»
Navarro ha inoltre citato le controversie relative all’idrossiclorochina, un farmaco generico a basso costo che ha definito «uno dei farmaci più sicuri che abbiamo al mondo». «Attenua i sintomi quando si contrae il COVID e riduce il rischio di mortalità», ha affermato. «È un’ottima combinazione». Navarro ha dichiarato che si stava preparando a distribuire 65 milioni di compresse quando l’«isteria da idrossiclorochina» ha mandato a monte i suoi piani. Secondo Navarro, inizialmente Fauci aveva descritto l’idrossiclorochina come sicura e meritevole di essere sperimentata. Ma nel giro di poche settimane, Fauci cambiò idea e convinse con successo la Food and Drug Administration (FDA) statunitense a opporsi al farmaco. «Circa un mese dopo aver scritto nel suo diario: «sì, è sicuro, usatelo», inizia una crociata contro di esso che arriva fino alla FDA», ha detto Navarro. «E la FDA commette uno dei più grandi errori medici al mondo». Nel giugno 2020, la FDA ha revocato l’autorizzazione all’uso di emergenza dell’idrossiclorochina per il trattamento dei pazienti affetti da COVID-19. Navarro ha affermato che tale decisione ha contribuito a bloccare l’accesso a un farmaco che avrebbe potuto salvare vite umane. Stimò che decine di migliaia di americani sarebbero potuti sopravvivere se le autorità gli avessero permesso di procedere con il suo piano di distribuzione. «Oggi molte persone sarebbero ancora vive», ha detto. «E, ancora una volta, la colpa è di Tony Fauci».Aiuta Renovatio 21
Paxlovid: un esempio di come si possano promuovere farmaci costosi a scapito di trattamenti alternativi migliori.
Navarro ha inoltre utilizzato l’esperienza di Fauci con Paxlovid, l’antivirale anti-COVID-19 della Pfizer, per sostenere che la risposta alla pandemia ha privilegiato i prodotti farmaceutici costosi rispetto ad alternative più economiche. Ha descritto Paxlovid come un farmaco sostitutivo dell’idrossiclorochina, al costo di circa 2.000 dollari a ciclo di trattamento. Ha inoltre sottolineato l’ effetto rebound di Paxlovid, per cui i sintomi possono ripresentarsi dopo un iniziale miglioramento del paziente. «Prendevi il farmaco, ti sentivi meglio per un po’… e poi boom! Quel virus ti colpiva di nuovo più forte, una ricaduta», ha detto. Secondo Navarro, Fauci ha avuto una ricaduta dopo aver assunto Paxlovid. Fauci ha quindi seguito una seconda terapia, ha avuto un’altra ricaduta e ha sviluppato un collasso polmonare che lo ha portato vicino alla morte. Navarro ha definito la decisione di Fauci di sottoporsi a un secondo ciclo di cure «negligenza medica». «È lui la persona di cui ci fidiamo», ha detto. Navarro vede la promozione del Paxlovid rispetto all’idrossiclorochina come un esempio di quello che ha definito il «complesso medico-industriale», in cui le aziende farmaceutiche, gli enti governativi che erogano finanziamenti, le compagnie assicurative e i ricercatori hanno incentivi finanziari che sono in conflitto con il benessere dei pazienti. «È tutta una questione di sovvenzioni, di chi le riceve e di chi le concede. È colpa delle grandi case farmaceutiche e delle compagnie di assicurazione sanitaria», ha affermato Navarro. «Non hanno a cuore i nostri interessi, ma solo i propri».Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
«Il finale non è ancora stato scritto»
Navarro ha affermato che i funzionari della sanità pubblica e i media hanno continuato a seguire le indicazioni di Fauci anche dopo che l’iniziale incertezza sulla pandemia ha cominciato ad attenuarsi. La «nebbia della guerra pandemica» si sarebbe dissipata, ma i funzionari continuarono a seguire «il vangelo di Fauci», e furono commessi altri «errori», ha affermato. Navarro vuole che Fauci testimoni sotto giuramento sulle origini della pandemia e sulle decisioni che hanno plasmato la risposta degli Stati Uniti. «Cerchiamo di capire cosa è successo a Wuhan, e ne trarremo tutti beneficio», ha detto Navarro. «E un modo per farlo è far testimoniare Fauci, citarlo in giudizio e sottoporlo a processo». «È semplicemente straordinario che un tizio che… con ogni probabilità è stato responsabile della creazione della pandemia possa ottenere una statuetta e una fortuna di milioni di dollari da questo, senza doverne rispondere». Spera che il libro contribuisca a cambiare questa situazione. «Il finale non è ancora scritto», ha detto. «Ed è proprio questo che sto cercando di fare con “Perché Fauci deve marcire in prigione”, scrivere un finale in cui venga chiamato a rispondere di tutta la sofferenza che ha inflitto praticamente a chiunque nel mondo». Jill Erzen © 13 ottobre, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD. Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Epidemie
Nuova York dichiara lo stato di emergenza per il morbillo
Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense.
Lunedì la governatrice Kathy Hochul ha dichiarato lo stato di emergenza a livello statale, citando 108 casi registrati finora quest’anno in uno stato con una popolazione di circa 20 milioni di abitanti. L’ordinanza conferisce maggiori poteri ai funzionari sanitari statali e allenta le norme relative a chi può somministrare i vaccini contro il morbillo. Mary Holland e Brian Hooker del CHD hanno criticato l’ordinanza definendola dettata da ragioni politiche e affermando che lo stato non fornisce alcuna informazione sui trattamenti o sui rischi dei vaccini.
Hochul ha emesso la dichiarazione tramite un decreto esecutivo, che le consente di sospendere o modificare temporaneamente leggi e ordinanze che potrebbero ostacolare le azioni che i funzionari sanitari ritengono necessarie per far fronte a un’emergenza.
Il provvedimento allenta le norme relative a chi può prescrivere test per il morbillo e somministrare vaccini, facilitando la somministrazione delle vaccinazioni contro il morbillo a un gruppo più ampio di professionisti sanitari, tra cui paramedici, operatori dei servizi medici di emergenza avanzati, farmacisti e ostetriche.
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Sospende inoltre l’obbligo per gli adulti di dare il proprio consenso all’inserimento del proprio stato vaccinale in un registro statale al momento della vaccinazione.
«Dopo aver esaminato gli ultimi dati sui casi di morbillo nello Stato di Nuova York, dichiaro lo stato di emergenza per rafforzare i nostri sforzi in corso per contrastare questa malattia», ha affermato Hochul. «Nessuno dovrebbe ammalarsi gravemente o morire a causa di una malattia prevenibile con un vaccino».
Secondo l’ufficio del governatore, al 3 ottobre erano stati segnalati 108 casi di morbillo nello stato, di cui 92 da metà luglio in «comunità rurali con bassi tassi di vaccinazione». Lo stato di Nuova York ha una popolazione di circa 20 milioni di abitanti.
L’ordinanza incoraggiava inoltre i cittadini a partecipare al tracciamento dei contatti e a vaccinarsi contro il morbillo e l’influenza, e annunciava che la governatrice si era sottoposta al vaccino antinfluenzale.
L’ordinanza è stata pubblicata insieme a una dashboard online sui casi di morbillo, che indicava 102 casi fino a martedì pomeriggio, un numero leggermente inferiore ai 108 citati nell’ordinanza.
Il comunicato stampa che annunciava l’ordinanza affermava che il numero di casi nel 2026 è il più alto dal 2019. A livello statale, l’anno scorso si sono registrati 48 casi confermati.
Sempre lunedì, Nuova York si è unita ad altri 15 stati che hanno intentato causa contro il Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani degli Stati Uniti per le modifiche apportate al calendario vaccinale infantile, chiedendo al tribunale di invalidarle.
Nuova York è stato uno dei tanti stati che si sono rifiutati di adottare le modifiche. Lo stato di emergenza per calamità naturale rimarrà in vigore fino al 4 novembre, il giorno successivo alle elezioni di metà mandato.
«Con il suo ordine esecutivo del 5 ottobre, la governatrice Hochul segue l’esempio del governatore Shapiro della Pennsylvania, unendosi al coro delle misure di emergenza contro il morbillo», ha dichiarato Mary Holland, CEO di Children’s Health Defense.
«Il suo decreto esecutivo conferisce allo stato ampi poteri per vaccinare quasi chiunque con il vaccino contro morbillo, parotite e rosolia, comprese le ostetriche, nonostante il fatto che il vaccino non sia raccomandato per i neonati e possa essere estremamente pericoloso per i bambini di età inferiore a un anno» ha aggiunto Holland.
«L’ordinanza è stata emanata in concomitanza con il calendario elettorale statale, rendendo palese il collegamento con la politica. Come nel caso del COVID, la politicizzazione della salute pubblica danneggia tutti, e in particolare i bambini».
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Il dibattito sul morbillo si intensifica a livello nazionale.
A livello nazionale, i Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC) hanno confermato finora quest’anno 3.887 casi di morbillo in 47 giurisdizioni, rispetto a un totale di 2.289 casi nel 2025.
Il CDC raccomanda due dosi del vaccino MMR, la prima tra i 12 e i 15 mesi di età e la seconda tra i 4 e i 6 anni.
L’ordinanza esecutiva di Hochul citava l’epidemia di morbillo in Pennsylvania come giustificazione, rilevando che lo stato stava «affrontando una rapida diffusione del morbillo con 977 casi e cinque decessi» al 2 ottobre nelle contee rurali al confine con Nuova York.
Nel comunicato stampa, il senatore dello Stato di Nuova York Gustavo Rivera ha attribuito l’aumento alla «disinformazione», che a suo dire ha portato a una diminuzione dei tassi di vaccinazione infantile.
Le dichiarazioni di Rivera fanno eco a quelle rilasciate all’inizio di quest’anno dal governatore Josh Shapiro, il quale aveva attribuito l’epidemia di morbillo e i decessi per morbillo registrati in Pennsylvania al calo dei tassi di vaccinazione, che aveva collegato al Segretario alla Salute statunitense Robert F. Kennedy Jr. e alla comunicazione delle agenzie di sanità pubblica.
Kennedy ha replicato che il calo dei tassi si è verificato durante l’amministrazione Biden. Shapiro e Kennedy hanno inoltre contestato se i decessi in Pennsylvania potessero essere attribuiti al virus del morbillo, a infezioni secondarie o ad altre cause.
Le epidemie di morbillo sono state utilizzate da molti politici per attaccare Kennedy e l’amministrazione Trump, sebbene la serie di focolai degli ultimi due anni sia iniziata prima dell’insediamento dell’amministrazione Trump.
Nel settembre 2025, durante un’audizione al Senato degli Stati Uniti, il senatore della Georgia Raphael Warnock aveva citato i primi decessi infantili per morbillo in vent’anni, definendo Kennedy «un pericolo per la salute del popolo americano» e affermando che Trump avrebbe dovuto licenziarlo se non si fosse dimesso.
Kennedy è stato inoltre aspramente criticato per aver affermato che i decessi causati dal morbillo possono essere evitati con un trattamento adeguato e per aver sollevato preoccupazioni circa gli effetti collaterali associati al vaccino contro il morbillo.
Tuttavia, persino gli esperti critici nei confronti di Kennedy ammettono che le epidemie non possono essere ricondotte al calo dei tassi di vaccinazione avvenuto da quando Kennedy si è insediato.
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Le autorità sanitarie non forniscono informazioni sul trattamento e sulla prevenzione del morbillo.
Il responsabile scientifico del CHD, Brian Hooker, ha affermato che le agenzie di sanità pubblica dovrebbero informare le persone anche sui rischi della vaccinazione e su altri metodi di prevenzione, ma lo Stato di Nuova York si è rifiutato di farlo.
Hooker ha anche affermato che lo stato non fornisce informazioni adeguate alle persone che contraggono la malattia.
«Il sito web dello Stato di Nuova York è assolutamente inadeguato per chiunque contragga il morbillo, in quanto non fornisce alcuna informazione su trattamento e prevenzione, a parte la vaccinazione di qualsiasi cosa si muova», ha affermato.
«Esistono diversi protocolli consolidati e validi che possono limitare la gravità dell’infezione e prevenire la progressione verso la polmonite, che può verificarsi in circa il 5% dei casi».
Hooker ha affermato che i funzionari sanitari di Nuova York non forniscono alcuna informazione sui rischi e i benefici della vaccinazione per aiutare le persone a prendere decisioni consapevoli.
«Viene presentata un’immagine rosea e ottimistica del livello di protezione offerto, ma al di là delle apparenze, il vaccino MMR è stato collegato ad anafilassi e decessi. Inoltre, il vaccino MMRII attualmente disponibile non è mai stato testato per la sicurezza».
Una causa intentata nel 2023 ha rivelato che la Merck aveva fornito informazioni false e fuorvianti alla Food and Drug Administration (FDA) statunitense in merito al componente contro la parotite del suo vaccino MMRII. L’azienda aveva compensato la scarsa efficacia del vaccino sovradosando la dose del componente contro la parotite. Secondo i documenti del tribunale, tale dose eccessiva di vaccino non era stata sottoposta a test di sicurezza.
Brenda Baletti
Ph.D.
© 6 ottobre 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.
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Immagine di Metropolitan Transportation Authority of the State of New York via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
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