Autismo
Autismo e obesità: stessa origine?
Renovatio 21 traduce questo articolo su gentile concessione del Children’s Health Defense Team.
A quasi due decenni trascorsi nel ventunesimo secolo, lo stato di salute dei bambini negli Stati Uniti non potrebbe essere più angosciante. Con molte tendenze di salute apparentemente diverse che convergono, oltre la metà di tutti i bambini hanno almeno una condizione cronica.
L’obesità e l’autismo sono due delle condizioni che hanno visto gli aumenti più drammatici. La prevalenza dell’obesità nella prima infanzia e nell’infanzia è più che triplicata dalla fine degli anni ’70 e un’importante indagine nazionale ha stimato la prevalenza nel 2016 dei disturbi dello spettro autistico diagnosticati (ASD) nei bambini dai 3 ai 17 anni a uno su 36, rispetto a circa uno su 10.000 negli anni ’80.
L’obesità e l’autismo sono due delle condizioni che hanno visto gli aumenti più drammatici.
Per la maggior parte delle persone, obesità e ASD sembrano avere poco o nulla a che fare l’uno con l’altro, ma la ricerca indica un interessante nesso tra i due. In particolare, i bambini con ASD hanno maggiori probabilità di essere obesi rispetto ai bambini senza autismo e i bambini obesi hanno una probabilità sproporzionatamente elevata di avere un disturbo dello sviluppo del sistema nervoso, come l’autismo o il disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD). Questo modello, mostrato costantemente in un numero crescente di studi, solleva la questione se le due epidemie infantili condividono i fattori di rischio e i meccanismi di disfunzione sottostanti.
La risposta biologicamente plausibile è sì e le esposizioni durante la fase dello sviluppo alle sostanze chimiche e alle tossine ambientali possono avere gran parte della colpa.
I bambini con ASD hanno maggiori probabilità di essere obesi rispetto ai bambini senza autismo e i bambini obesi hanno una probabilità sproporzionatamente elevata di avere un disturbo dello sviluppo del sistema nervoso, come l’autismo o il disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD).
Autismo e obesità: i numeri
I medici analizzano lo stato del peso di bambini e adolescenti valutando l’indice di massa corporea (IMC), che divide il peso di un giovane (in chilogrammi) per la sua altezza al quadrato (in metri), tenendo conto dell’età e del sesso. Un bambino o adolescente con un IMC pari o superiore all’85° percentile ma inferiore al 95° percentile (rispetto ai coetanei della stessa età e sesso) è in sovrappeso, mentre un IMC pari o superiore al 95° percentile definisce l’obesità.
Lo studio più recente finalizzato ad analizzare la prevalenza dell’obesità tra i giovani americani con ASD, pubblicato nell’agosto 2018 sulla rivista Autism, ha utilizzato i dati nazionali relativi a giovani dai 10 ai 17 anni provenienti da un’indagine del 2016. L’analisi dei ricercatori dei dati dell’indagine ha mostrato che, anche se in genere i giovani in via di sviluppo non sono certamente esenti da problemi di peso, i giovani con ASD avevano probabilità significativamente più alte sia di sovrappeso che di obesità, con le due categorie di peso combinate che interessano oltre due quinti (42,4%) dei giovani con ASD contro meno di un terzo dei giovani in via di sviluppo normale (30,8%). Inoltre, i bambini con autismo grave avevano una probabilità più che triplicata di essere obesi rispetto a quelli con ASD «lieve».
Il CDC ha notato che gli adolescenti che erano o obesi o con disabilità evolutive erano più malati in altri modi – con «maggiore prevalenza di comuni disturbi/sintomi respiratori, gastrointestinali, dermatologici e neurologici» – rispetto agli adolescenti non obesi o ai giovani senza disabilità evolutive.
Ricercatori del CDC hanno riportato risultati simili nel 2014 utilizzando i dati di un’indagine nazionale condotta nel 2010. Guardando agli adolescenti statunitensi con una serie di disabilità evolutive (sia di apprendimento che comportamentali), tra cui ASD, hanno riferito che gli adolescenti con disabilità evolutive avevano il 60% di probabilità in più di essere obesi rispetto agli adolescenti senza tali disabilità. Hanno anche notato che gli adolescenti che erano o obesi o con disabilità evolutive erano più malati in altri modi – con «maggiore prevalenza di comuni disturbi/sintomi respiratori, gastrointestinali, dermatologici e neurologici» – rispetto agli adolescenti non obesi o ai giovani senza disabilità evolutive.
Esposizioni evolutive e conseguenze
I ricercatori sull’obesità hanno sottolineato che sarebbe altamente «improbabile» spiegare la tendenza sorprendente di bambini sempre più obesi dicendo che i più piccoli «consumano più cibo o fanno meno esercizio fisico» rispetto alle generazioni precedenti di bambini. Invece, l’allarmante aumento dell’obesità nella fascia di età più giovane (sotto i due anni) fornisce un indizio significativo che «un ambiente uterino o postnatale alterato» può essere predisponente per i bambini a diventare obesi.
Infatti, i ricercatori hanno coniato il termine «obesogeno» [sostanze chimiche che possono interferire con la capacità naturale del corpo di immagazzinare il grasso, NdR] una dozzina di anni fa pensando alle esposizioni evolutive. Le varie sostanze che sono state presentate come obesogene – composti dietetici, farmaceutici e industriali (vedi tabella) – esercitano effetti potenti e forse irreversibili sullo sviluppo fetale e infantile, alterando il modo in cui le cellule adipose si sviluppano e immagazzinano energia e interferendo con il sistema che controlla l’appetito e le sensazioni di pienezza – portando potenzialmente ad una «battaglia permanente della pancia».
Molti composti obesogeni sono fastidiosamente invasivi – uno studio ha documentato la presenza di molteplici organostannici (composti a base di stagno con molti usi industriali) in tutti i campioni di polvere domestica analizzati.
Uno studio ha descritto gli effetti legati all’obesità «attraverso almeno tre generazioni» a seguito di «esposizione dei progenitori a sostanze chimiche obesogene».
| Obesogeni selezionati | Usi e/o esposizioni |
| Atrazina (e altri pesticidi, erbicidi e fungicidi) | Erbicida largamente usato, contaminante dell’acqua potabile |
| Avandia | Farmaco per il diabete |
| Bisfenolo A (BPA) | Alimenti in scatola, ricevute del registratore di cassa |
| Ritardanti di fiamma | Arredamento, elettronica, isolamento, isolamento, prodotti per il trasporto |
| Genisteina (un isoflavone di soia) | Formula di soia [sostituto del latte materno], latte di soia |
| Mercurio | Frutti di mare, otturazioni in amalgama, vaccini contenenti thimerosal, prodotti di consumo |
| Glutammato monosodico (MSG) | Additivo in molti alimenti |
| Acido perfluoroottanoico (PFOA) | Pentole antiaderenti, abbigliamento in Gore-Tex, antimacchia. |
| Ftalati | Deodoranti per l’aria, prodotti per la lavanderia, prodotti per la cura della persona |
| Tributilstagno (TBT) (un organostannico) | Fungicida, preservante del legno, stabilizzante in tubazioni di cloruro di polivinile, inquinante dell’acqua, contaminante dei frutti di mare. |
L’alterazione del sistema endocrino può avere conseguenze «di ampia portata» che includono «effetti avversi di tipo neurologico, riproduttivo, cardiovascolare, metabolico e immune».
Uno dei principali modi in cui questi composti pongono le basi per l’obesità è quello di alterare il fondamentale sistema endocrino. In condizioni normali, il sistema endocrino regola il metabolismo, così come una serie di altre funzioni biologiche chiave. L’alterazione del sistema endocrino, quindi, può avere conseguenze «di ampia portata» che includono «effetti avversi di tipo neurologico, riproduttivo, cardiovascolare, metabolico e immune». Sembra, inoltre, che gli effetti obesogeni «possano passare alle generazioni future attraverso cambiamenti epigenetici» (cambiamenti che influenzano «quando e come i geni sono espressi, senza alterare il codice genetico originale»).
Uno studio ha descritto gli effetti legati all’obesità «attraverso almeno tre generazioni» a seguito di «esposizione dei progenitori a sostanze chimiche obesogene».
Alla luce del ruolo del sistema endocrino nello sviluppo del sistema nervoso, non sorprende che i ricercatori abbiano collegato molte di queste stesse sostanze chimiche che alterano il sistema endocrino (EDCs-endocrine disrupting chemicals) all’autismo.
Un’analisi di un gruppo di esperti dell’Unione europea ha concordato su una «probabile» relazione causale tra gli interferenti endocrini e ASD, ADHD e «la perdita di QI e disabilità intellettiva associata» – oltre a un ruolo causale sia nell’obesità infantile che in quella adulta.
Un’analisi di un gruppo di esperti dell’Unione europea ha concordato su una «probabile» relazione causale tra gli interferenti endocrini e ASD, ADHD e «la perdita di QI e disabilità intellettiva associata» – oltre a un ruolo causale sia nell’obesità infantile che in quella adulta. (Il gruppo di esperti ha anche riportato una «sostanziale probabilità di costi di malattia molto elevati per tutta la durata della vita associata all’esposizione ai EDC», pari a «centinaia di miliardi di euro all’anno»).
Complicando il quadro degli EDC, gli studi dimostrano che meccanismi diversi operano per i diversi interferenti endocrini, con alcuni EDC che provocano effetti avversi a dosi molto basse («1.000 volte al di sotto della dose che le agenzie regolatorie presumono non provochino effetti sull’uomo») e altri che provocano una risposta tossica a dosi «intermedie». Ciò significa che soglie di sicurezza arbitrarie hanno probabilmente un’utilità minima per la prevenzione dell’autismo e dell’obesità.
Ridurre o eliminare l’esposizione alle tossine ambientali durante le «finestre di sviluppo sensibili» potrebbe avere “un effetto enorme” sulla prevenzione sia dell’obesità che dell’autismo…
Altri paralleli
Anche se la maggior parte degli investigatori rimane bloccata in una specifica area di ricerca, numerosi paralleli (sia correlati e non correlati agli EDC) sono evidenti tra autismo e obesità per coloro che vogliono fare il salto logico. Questi includono:
– L’associazione dei metalli pesanti sia con l’autismo che con l’obesità
– La presenza di marcatori di infiammazione cronica in individui autistici e obesi
– Anomalie nella flora intestinale di individui obesi contro individui di peso normale e di autistici contro individui neurotipici, con alcuni ricercatori che considerano il microbioma intestinale come un «“organo endocrino”microbico».
I ricercatori riconoscono anche che la vaccinazione, in combinazione con un aumentato uso di antibiotici, può portare a «cambiamenti nell’interazione tra esseri umani e microbi», alterando la composizione della flora intestinale e creando «uno stato di squilibrio tra batteri protettivi e patogeni»
Anche la vaccinazione deve essere considerata come un fattore che contribuisce ad entrambe le condizioni croniche, in particolare alla luce della presenza nei vaccini di metalli pesanti che alterano il sistema endocrino come l’alluminio e il mercurio e dei numerosi studi che riportano l’infiammazione indotta dal vaccino (spesso aggravata dai adiuvanti di alluminio dei vaccini). I ricercatori riconoscono anche che la vaccinazione, in combinazione con un aumentato uso di antibiotici, può portare a «cambiamenti nell’interazione tra esseri umani e microbi», alterando la composizione della flora intestinale e creando «uno stato di squilibrio tra batteri protettivi e patogeni».
È interessante notare che alcuni ricercatori hanno proposto gli adiuvanti di alluminio e le componenti virali e batteriche dei vaccini come fattori di rischio per la sindrome dell’intestino irritabile (IBD) a causa della «risposta infiammatoria incontrollata» indotta dalla vaccinazione.
Ridurre l’esposizione
I ricercatori che descrivono l’allarmante epidemia di obesità nei bambini statunitensi suggeriscono che queste tendenze «fanno presagire una continua accelerazione del carico di malattie croniche, peggioramenti della qualità della vita e potenziali diminuzioni dell’aspettativa di vita».
Lo stesso è stato notato per quanto riguarda l’ASD. Ridurre o eliminare l’esposizione alle tossine ambientali durante le «finestre di sviluppo sensibili» potrebbe avere «un effetto enorme» sulla prevenzione sia dell’obesità che dell’autismo come pure delle numerose altre malattie croniche, neurodegenerative e infiammatorie che colpiscono l’attuale generazione di bambini.
Un’attenzione più concertata per affrontare l’impatto di queste sostanze tossiche sullo sviluppo è vitale se vogliamo aiutare i bambini a raggiungere il loro pieno, sano potenziale.
© 2 Ottobre 2019, Children’s Health Defense, Inc. Questo lavoro è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.
Autismo
Gli scienziati pubblicano una «mappa» su come l’alluminio nei vaccini può causare lesioni cerebrali che scatenano l’autismo
Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
Secondo una nuova revisione scientifica di oltre 200 studi sottoposti a revisione paritaria, gli adiuvanti a base di alluminio nei vaccini possono causare, e probabilmente causano, l’autismo in neonati e bambini geneticamente predisposti. La revisione, guidata da Brian Hooker, Direttore Scientifico del Children’s Health Defense, delinea il quadro biochimico e fisiologico che spiega come i vaccini contenenti alluminio possano causare l’autismo.
Secondo una nuova revisione scientifica di oltre 200 studi sottoposti a revisione paritaria, gli adiuvanti di alluminio presenti nei vaccini possono causare, e probabilmente causano, l’autismo nei neonati e nei bambini geneticamente predisposti.
La revisione, guidata da Brian Hooker, direttore scientifico del Children’s Health Defense (CHD), delinea il quadro biochimico e fisiologico che spiega come i vaccini contenenti alluminio possano causare disturbi dello spettro autistico (ASD).
Hooker e i suoi coautori hanno concluso che «prove meccanicistiche, neuropatologiche, epidemiologiche e genetiche» dimostrano che gli adiuvanti di alluminio «possono scatenare l’ASD in individui geneticamente predisposti» causando l’infiammazione del cervello.
Hanno pubblicato il loro rapporto il 31 gennaio sul server di preprint Zenodo. Prevedono di sottoporre l’articolo a una rivista peer-reviewed nel prossimo futuro.
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La revisione confuta l’affermazione secondo cui «i vaccini non causano l’autismo»
Hooker ha definito il rapporto «rivoluzionario» perché spiega scientificamente il nesso causale tra vaccini e autismo, che «è stato negato e respinto per oltre 30 anni».
Nel novembre 2025, i Centers for Disease Control and Prevention (CDC) hanno finalmente rivisto la loro pagina web sull’autismo, affermando che non ci sono prove a sostegno dell’affermazione generale secondo cui i vaccini non causano l’autismo.
La pagina web in precedenza affermava che non esiste alcun collegamento tra vaccini e autismo e che «i vaccini non causano l’autismo». Ora afferma: «L’affermazione “i vaccini non causano l’autismo” non è un’affermazione basata su prove, perché gli studi non hanno escluso la possibilità che i vaccini infantili causino l’autismo».
Il nuovo studio di Hooker rafforza la tesi secondo cui i vaccini infantili causano l’autismo. Gli autori dimostrano come gli oltre 200 studi da loro esaminati soddisfino collettivamente tutti e nove i criteri di causalità di Bradford Hill.
«I tribunali statunitensi fanno regolarmente riferimento ai criteri di Bradford Hill come metodologia riconosciuta e affidabile per passare dall’associazione alla causalità, a condizione che vengano applicati correttamente», ha affermato Hooker.
Christopher Shaw, Ph.D., neuroscienziato e professore presso la facoltà di medicina dell’Università della British Columbia, nonché uno degli autori del rapporto, ha affermato di sperare che il documento catturi l’attenzione del Comitato consultivo sulle pratiche di immunizzazione (ACIP) del CDC. Ha affermato:
«Speriamo che l’ACIP esamini il documento e concluda che l’alluminio non dovrebbe essere presente nei vaccini e inizi il processo per rimuoverlo almeno dai vaccini pediatrici, per non parlare di tutti i vaccini».
«Oppure, costringere l’industria farmaceutica a creare vaccini senza alluminio o avviare il processo di ricerca e sperimentazione di adiuvanti più sicuri».
Gli adiuvanti di alluminio sono presenti in molti vaccini raccomandati dal CDC, tra cui quelli contro l’epatite B (Hep B), DTaP, Haemophilus influenzae di tipo b (Hib), poliomielite, malattia pneumococcica, epatite A (Hep A) e papillomavirus umano (HPV), secondo una presentazione dell’aprile 2025 della dott.ssa Evelyn Griffin, membro dell’ACIP .
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L’articolo fornisce una spiegazione meccanicistica di come i vaccini contenenti alluminio possano causare l’autismo
Nel loro rapporto, gli autori analizzano una serie di dati scientifici relativi agli adiuvanti di alluminio e all’autismo, inclusi studi su animali e studi post-mortem su esseri umani. Gli studi esaminati spaziano dall’immunologia alla neuropatologia, dall’epidemiologia alla genetica e alla tossicologia.
Secondo il dottor James Neuenschwander, medico di medicina integrativa e uno degli autori del rapporto, questo studio è il primo a collegare meccanicamente l’impatto noto delle nanoparticelle di alluminio nei vaccini con la patologia riscontrata nell’autismo.
«Chiunque legga questo articolo capirà come un vaccino adiuvato con nanoparticelle di alluminio possa creare un percorso di lesione e infiammazione in grado di alterare la potatura sinaptica, l’architettura cerebrale e l’infiammazione», ha affermato.
La potatura sinaptica si riferisce a ciò che il cervello normalmente fa tra i 3 mesi e i 3 anni, periodo durante il quale subisce un «rimodellamento radicale», hanno scritto gli autori. Le sinapsi ridondanti o immature vengono eliminate, mentre si stabiliscono nuovi schemi di connettività che saranno utili alla persona in età adulta.
Gli adiuvanti di alluminio possono interrompere questo processo innescando una risposta immunitaria che provoca un’infiammazione nel cervello, o encefalite, durante il periodo di massimo sviluppo del cervello di un neonato o di un bambino piccolo.
Gli autori hanno osservato che il CDC raccomanda che i bambini di età compresa tra 3 mesi e 3 anni ricevano numerose dosi di vaccino.
Altri ingredienti comuni dei vaccini, tra cui il polisorbato 80, potrebbero aumentare ulteriormente il rischio di autismo nei bambini, hanno scritto:
«La portata dell’attuale crisi dei disturbi dello spettro autistico, che colpisce 1 bambino su 31 con costi sociali che si avvicinano a mezzo trilione di dollari all’anno, richiede niente meno che un completo cambiamento di paradigma nel modo in cui valutiamo e regoliamo i componenti dei vaccini che entrano nel sistema nervoso in via di sviluppo durante il suo periodo più vulnerabile».
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Una «mappa» di come l’alluminio nei vaccini può causare lesioni cerebrali che portano all’autismo
Il dott. Clayton Baker, medico di medicina interna e ricercatore senior presso il Brownstone Institute, nonché uno degli autori del rapporto, ha affermato che il documento «dovrebbe sensibilizzare tutti sulla tossicità dei composti di alluminio per il sistema nervoso umano».
Karl Jablonowski, Ph.D., ricercatore senior del CHD e autore dello studio, concorda: «si tratta di una mappa che mostra come un vaccino possa causare lesioni cerebrali che si manifestano come autismo».
Jablonowski ha affermato che il documento è davvero importante ora perché contraddice i rapporti pubblicati di recente che sostengono che gli adiuvanti di alluminio sono sicuri.
Nel dicembre 2025, Pediatrics, la rivista di punta dell’American Academy of Pediatrics (AAP), ha pubblicato una revisione in cui si affermava che «le prove supportano fortemente la sicurezza degli adiuvanti di alluminio e la loro necessità in alcuni vaccini».
«Sarebbe meraviglioso se fosse vero, ma non lo è», ha detto Jablonowski.
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Il 21 gennaio, il CHD ha citato in giudizio l’AAP presso un tribunale federale. La causa sostiene che l’AAP ha violato il Racketeer Influenced and Corrupt Organizations Act, o RICO, diffondendo affermazioni «false e fraudolente» sulla sicurezza del programma di vaccinazione infantile del CDC, pur ricevendo finanziamenti dai produttori di vaccini e offrendo incentivi finanziari ai pediatri che raggiungono alti tassi di vaccinazione.
Gli autori dello studio di Pediatrics hanno commesso diversi errori, ha affermato Jablonowski. Hanno confuso l’alluminio ingerito con quello iniettato, nonostante esistano differenze molecolari tra i due.
Jablonowski ha affermato che si sono concentrati anche sulla tossicità degli organi dovuta all’accumulo di alluminio, piuttosto che su come gli adiuvanti di alluminio possano innescare una risposta immunitaria che provoca l’infiammazione cerebrale.
«Non si è mai trattato di una quantità di alluminio tale da far smettere di funzionare gli organi; si è sempre trattato di come il sistema immunitario risponde a quell’alluminio».
Suzanne Burdick
Ph.D.
© 2 febbraio 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.
Questo articolo è stato aggiornato per chiarire che il bupropione (Wellbutrin) è un antidepressivo, ma non un SSRI. È un inibitore della ricaptazione della noradrenalina e della dopamina, o NDRI.
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Autismo
Ecco la Barbie autistica: il mondo verso la catastrofe sanitaria (e il Regno Sociale di Satana)
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Ci stanno preparando, in breve, ad un mondo non post-cristiano, ma anti-cristiano, dove il sacrificio umano massivo sarà inevitabile. Ci stanno preparando, una bambola alla volta, un film alla volta, una legge alla volta, al Regno Sociale di Satana.Autismo ed eutanasia infantile. Intervento di Roberto Dal Bosco dal convegno di Renovatio 21 «Vaccini fra obbligo e libertà di scelta», Reggio Emilia, 9 settembre 2017 pic.twitter.com/5aYBo27Gb8
— Renovatio 21 (@21_renovatio) April 17, 2024
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Autismo
L’autismo non è una malattia genetica, dimostra un nuovo studio sottoposto a revisione paritaria
Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
Un nuovo articolo, basato su una revisione di 519 studi, mette in discussione la convinzione che l’autismo sia una condizione neurologica derivante da un disturbo cerebrale genetico. Invece di cercare di localizzare l’autismo nei geni o all’interno del cervello, gli autori, tra cui scienziati del Children’s Health Defense, suggeriscono di esaminare l’intera costellazione di influenze immunitarie, neurologiche, gastrointestinali, metaboliche e ambientali che plasmano lo sviluppo umano.
Un nuovo articolo sottoposto a revisione paritaria, basato sulla revisione di 519 studi, mette in discussione la convinzione consolidata secondo cui l’autismo è principalmente una condizione neurologica derivante da un disturbo genetico del cervello.
Gli autori, tra cui Brian Hooker, direttore scientifico del Children’s Health Defense (CHD), hanno concluso che l’autismo potrebbe derivare da un insieme di fattori biologici molto più dinamici e potenzialmente modificabili.
Tra questi fattori rientrano l’alterazione del sistema immunitario, l’esposizione ambientale e la fisiologia intestino-cervello.
Invece di cercare di localizzare l’autismo esclusivamente nei geni o all’interno del cervello, gli autori suggeriscono di esaminare l’intera costellazione di influenze immunitarie, neurologiche, gastrointestinali, metaboliche e ambientali che modellano lo sviluppo umano.
Hanno invocato una medicina di precisione : interventi personalizzati basati sulla combinazione unica di esposizioni, marcatori immunitari, composizione del microbioma, modelli metabolici e sensibilità genetiche di ogni individuo.
Ciò potrebbe includere terapie nutrizionali e metaboliche, interventi sul microbioma, strategie antinfiammatorie e approcci mente-corpo volti a riequilibrare le reti di regolazione dell’organismo.
L’articolo, pubblicato il 20 dicembre su Molecular Neurobiology, copre decenni di ricerca nei campi dell’immunologia, della tossicologia, della neurobiologia e della salute ambientale.
Scritto per un vasto pubblico, l’articolo spiega come il disturbo dello spettro autistico (ASD) sia causato e colpisca molteplici sistemi corporei, tra cui il sistema immunitario, digerente e nervoso centrale.
«Questo articolo consolida gli aspetti immunologici dell’eziologia dell’autismo e confuta qualsiasi idea passata secondo cui il disturbo non derivi dall’attivazione neuroimmunitaria e dall’autoimmunità», ha affermato Hooker. «È ora di abbandonare le vecchie convinzioni basate sulle bugie dei profittatori dei vaccini».
Martha Herbert, MD, Ph.D., una degli autori dell’articolo, ha dichiarato in un’intervista rilasciata a The Defender l’anno scorso che un approccio «totale» è fondamentale per comprendere malattie croniche complesse come l’autismo.
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Oltre 1 miliardo di dollari in ricerca e ancora nessun gene «autistico» identificato
Per anni, la narrazione dominante sull’autismo si è concentrata sulla genetica. Autism Speaks, la Simons Foundation e organizzazioni simili hanno investito negli ultimi 10 anni oltre 1 miliardo di dollari nella ricerca di una base genetica per la malattia.
Tuttavia, dopo decenni di sforzi, i ricercatori non sono riusciti a identificare un fattore genetico in grado di spiegare la crescente prevalenza dell’autismo o i modi significativamente diversi in cui il disturbo si manifesta negli individui, affermano gli autori del nuovo studio.
Studi su coppie di gemelli e dati sulla popolazione suggeriscono sempre più che la genetica racconta solo una parte della storia.
Secondo il nuovo studio, la maggior parte della ricerca sull’autismo ha trascurato un fattore chiave: il sistema immunitario. Gli autori descrivono in dettaglio un ampio e crescente corpus di prove che mostrano una neuroinfiammazione cronica – inclusa un’attività anomala nelle cellule immunitarie e di supporto del cervello – nelle persone con autismo.
Descrivono studi che documentano cambiamenti nelle citochine infiammatorie, alterazioni nell’attività delle cellule T e B e autoanticorpi che colpiscono il tessuto cerebrale. Alcune evidenze indicano anche che l’attivazione immunitaria materna durante la gravidanza è un potenziale fattore scatenante in grado di influenzare lo sviluppo neurologico ben prima della nascita.
La comprensione di queste dinamiche, sostengono, «ci fornisce una piattaforma non solo per esaminare il ruolo del sistema immunitario nell’eziologia, patogenesi e fisiopatologia dell’ASD, ma anche per comprendere i processi sociali e di coscienza di livello superiore per gli individui nello spettro».
La pubblicazione arriva mentre le agenzie sanitarie federali hanno iniziato a indagare sui fattori ambientali che determinano la malattia, compresi i vaccini.
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L’autismo emerge da pressioni ambientali cumulative
Invece di descrivere l’autismo come il risultato di un singolo fattore scatenante, la revisione inquadra la condizione come derivante dalla pressione cumulativa di fattori di stress ambientali, dai metalli pesanti e sostanze chimiche industriali ai pesticidi, ai farmaci usati in gravidanza, alle radiazioni elettromagnetiche e ai composti che alterano il sistema endocrino.
Queste esposizioni possono sopraffare la capacità del corpo di mantenere l’«allostasi», ovvero l’atto di equilibrio adattivo neurobiologico che mantiene stabili i sistemi biologici, hanno affermato gli autori.
Quando troppi fattori di stress si verificano contemporaneamente, soprattutto durante periodi critici dello sviluppo, i sistemi allostatici dell’organismo possono essere sovraccaricati, spingendoli verso un «punto di non ritorno». L’organismo può superare una soglia che influenza la regolazione immunitaria, il metabolismo e lo sviluppo cerebrale. Questo stress può compromettere il processo di disintossicazione dell’organismo e alimentare malattie croniche.
Gli autori sottolineano il ruolo dell’intestino nell’autismo, sottolineando che i bambini autistici spesso soffrono di problemi gastrointestinali. I ricercatori hanno scoperto che le alterazioni del microbioma intestinale sono correlate alla gravità dei sintomi comportamentali.
Spiegano che cellule immunitarie, nervi, microbi e metaboliti comunicano costantemente lungo l’«asse intestino-cervello». Quando questo sistema viene disturbato, le conseguenze possono estendersi ben oltre la digestione, influenzando la produzione di neurotrasmettitori, le risposte immunitarie e la barriera emato-encefalica.
Questa prospettiva fisiologica più ampia porta gli autori a mettere in discussione alcune delle ipotesi del settore sul cervello autistico.
Le differenze osservate nel cervello delle persone con autismo nelle risonanze magnetiche (RM) e negli studi post-mortem potrebbero non essere tutte congenite o permanenti, hanno affermato gli autori. Potrebbero invece indicare gli effetti a valle dell’infiammazione, dello stress ossidativo o della disfunzione metabolica – processi che, in linea di principio, possono cambiare nel tempo. Le risonanze magnetiche potrebbero offrire solo un’istantanea dei cambiamenti biologici di una persona.
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È tempo di passare dal paradigma della «bacchetta magica» alla medicina di precisione
Secondo gli autori, il trattamento dell’autismo è stato modellato su un paradigma medico «magico» che cerca di gestire i sintomi con farmaci mono-bersaglio piuttosto che affrontare la complessità biologica sottostante.
« Le nuove terapie per affrontare i sintomi principali dell’ASD sono state ampiamente ignorate dalla medicina tradizionale e sono disperatamente necessarie», ha affermato Hooker. «I potenziali trattamenti necessitano di prospettive neuroimmunologiche e di un approccio olistico, integrato con un’alimentazione personalizzata e mirata e con modalità mente-corpo».
Riconoscono inoltre i punti di forza, le capacità e l’individualità delle persone autistiche. La loro tesi non è che l’autismo sia una malattia da «curare», ma che le sfide biologiche che molti individui autistici sperimentano meritano una maggiore attenzione scientifica e che la comprensione di tali sfide può aprire le porte a un supporto migliore, a una migliore qualità della vita e a interventi più personalizzati.
Il loro messaggio è che l’autismo non è una storia unica raccontata dal DNA, ma una complessa interazione tra biologia e ambiente, e questa storia potrebbe essere molto più dinamica di quanto pensassimo in passato.
Concludono che:
«Solo quando comprenderemo che l’ASD non è geneticamente inevitabile o una tragedia genetica, ma una catastrofe ambientale e fisiologica, saremo veramente in grado di comprendere e affrontare le cause profonde del drammatico aumento della sua prevalenza. …
«D’ora in poi il punto non sarà solo quello di supportare e cercare la completa guarigione di coloro a cui è stato diagnosticato un disturbo dello spettro autistico, ma anche di capire come noi, come individui, famiglie, comunità e società nell’era contemporanea, possiamo proteggere nel modo più efficace le generazioni future».
Brenda Baletti
Ph.D.
© 22 novembre 2025, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.
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