Vaccini
Vaccinano anche gli immunodepressi, «vaccinano tutti». Parla una dottoressa dissidente
Chi ha fatto la battaglia contro l’obbligo vaccinale negli anni precedenti alla pandemia lo sa bene: gli immunodepressi erano l’argomento principe della propaganda vaccinista, quello con cui si dipingeva chiunque vi si opponesse come un mostro: vaccina tuo figlio per rispetto del compagno di classe immunodepresso che, poverino, non ha il privilegio del tuo cui invece possiamo iniettare i dieci sieri previsti dallo Stato.
Vaccinati, sennò muoiono gli immunodepressi: ricorderete quante campagne, con il caso umano tipico della mamma inferocita perché tutti non tutti gli altri 20 compagni di classe del figlio sono stati inoculati.
L’argomento della protezione degli immunodepressi non vaccinabili veniva in genere usato in extrema ratio.
Ora scopriamo invece che con il COVID stanno vaccinando anche gli immunodepressi.
Stropicciamo gli occhi: ma come è possibile? Se il loro sistema immunitario è compromesso, perché stimolarlo con mRNA, adenovirus, con qualsiasi cosa?
Non è finita: la stessa documentazione dice che non vi sono studi sugli effetti del vaccino sugli immunocompromessi: eppure negli hub vaccinali stanno siringando anche loro, in una campagna che va avanti come un panzer, senza seguire nemmeno più le mappe di un tempo.
Renovatio 21 torna ad intervistare la dottoressa F., medico con esperienza quarantennale. La dottoressa F. ha notato questa stranezza della vaccinazione agli immunodepressi o «immunocompromessi», una cosa che cozza con i decenni di pratica medica che ha dietro di sé.
Dottoressa F., stanno davvero vaccinando gli immunodepressi?
Ebbene sì: anche pazienti con deficit immunitario.
C’è differenza tra immunodepressi e «immunocompromessi»?
I due termini sono in pratica sinonimi: immunocompromesso può definirsi un soggetto affetto da malattia che colpisca primariamente il sistema immunitario (per esempio, tutto il gruppo delle Immunodeficienze primitive).
Immunodepresso o immunosoppresso è il paziente trattato con certi farmaci per deprimere la risposta immunitaria: per esempio steroidi ed immunosoppressori in pazienti che abbiano subìto trapianto d’organo, per prevenirne il rigetto, nonché la cosiddetta GvHD (Graft versus Host Disease) malattia del trapianto contro l’ospite, una reazione immunitaria esercitata dalle cellule trapiantate (provenienti dal donatore) nei confronti dei tessuti del ricevente.
Ma quindi, cosa si intende per immunodepressi?
Pazienti che hanno un sistema immunitario poco o per nulla reattivo e responsivo a stimoli antigenici i più vari, agenti patogeni esterni (virus, batteri, allergeni) o principi farmacologici (per esempio, gli stessi vaccini).
Vaccinano tutti, anche pazienti immunosoppressi da chemioterapia in atto. In barba a quanto scritto, seppur con vago e generico accenno, nella scheda tecnica di questo prodotto, sia esso targato Pfizer o Moderna
Questa compromissione della risposta difensiva si può verificare in ragione della malattia stessa che affligge il paziente, oppure in seguito a trattamento con farmaci cosiddetti immunosoppressori. Sono farmaci con effetto immunosoppressore per eccellenza i corticosteroidi e in pratica tutti i farmaci chemioterapici utilizzati nel trattamento delle malattie oncologiche.
I pazienti con immunodeficienza, comunque originata, sono da considerarsi a pieno titolo pazienti «fragili», in quanto particolarmente esposti a contrarre malattie infettive che, anche se superate con disinvoltura da soggetti immunocompetenti, possono invece per loro risultare fatali.
Cosa dice la scheda del vaccino Pfizer?
Al punto 4.4 la scheda tecnica di Comirnaty (altro nome del vaccino Pfizer) recita in merito, testualmente: «Soggetti immunocompromessi. L’efficacia, la sicurezza e l’immunogenicità del vaccino non sono state valutate nei soggetti immunocompromessi, compresi quelli in terapia immunosoppressiva. L’efficacia di Comirnaty potrebbe essere inferiore nei soggetti immunocompromessi».
Ma di solito si vaccinano le persone con sistema immunitario debole?
Dipende: era buona regola nel caso di paziente immunocompromesso o oncologico di nuova diagnosi vaccinarlo semmai prima ed in vista del trattamento chemioterapico (che lo renderà poi ipo-reattivo e quindi non-responder), ma mai a terapia avviata e mentre è sottoposto a cicli chemioterapici.
Tant’è vero che per questi pazienti non vaccinabili, il SSN prevede offerta gratuita del vaccino anti-influenzale (prima che stagione influenzale abbia inizio) a familiari e contatti sani del malato, per creare attorno a lui una sorta di cordone sanitario. E stiamo in questo caso parlando di vaccini approvati e collaudati da pluri-decennale utilizzo.
Con mia grande sorpresa, ho visto invece ignorare questa elementare regola prudenziale proprio là dove prudenza doveva essere raddoppiata, in quanto è dalle stesse ditte produttrici dichiarato che questi nuovi vaccini sono ancora in fase osservazionale.
Negli anni scorsi, ai tempi della legge Lorenzin, la propaganda ci diceva ci stavano obbligando a vaccinare i figli per difendere i compagni di scuola che non si potevano vaccinare perché immunodepressi, in chemioterapia, e via con casi umani piagnucolosi. Ora invece vaccinano tutti, anche gli immunodepressi?
A parte che avrei voluto vedere i numeri di questi piccoli pazienti oncologici o con immunodeficienze…. Si tratta di forme per fortuna rarissime: per giustificare i rischi vaccinali ed imporre un obbligo di massa ci vorrebbero ben altre percentuali e grazie a Dio in quelle fasce d’età così precoci, da quelle percentuali eravamo e siamo ben lontani.
Non risparmiano non solo immunocompromessi ed ultracentenari (notoriamente il grande anziano ha un sistema immunitario ipo-responsivo), ma nemmeno allergici o iperergici, pazienti con patologie autoimmunitarie e co-trattati con ormoni
È la stessa debolissima giustificazione addotta oggi per vaccinare ragazzini contro una malattia che in questo caso nemmeno sviluppano; giustificazione ancor più pretestuosa in quanto il preparato è tutt’altro che collaudato (la fase osservazionale terminerà a fine 2023) ed in totale assenza di studi a lungo termine su eventuali effetti collaterali.
Vero è che la loro scheda tecnica, a campagna vaccinale inoltrata, è stata modificata ed aggiornata già varie volte: sempre alla voce «effetti collaterali» ed interazione con altri farmaci.
Ma c’è un’altra osservazione da fare che vanifica a priori questa giustificazione: se quei dieci vaccini potevano proteggere il vaccinato e lo rendevano incapace di trasmettere agli eventuali fragili presenti in classe e non vaccinabili, per questi nuovi prodotti non è così; per stessa ammissione dei fautori, essi proteggerebbero il vaccinato, ma non lo bonificherebbero.
In altre parole, il vaccinato resta in grado di infettare. Quindi questa giustificazione deve essere archiviata.
Per tornare alla domanda, devo ancora conoscere malato che non soddisfi i criteri di arruolamento: vaccinano tutti, anche pazienti immunosoppressi da chemioterapia in atto. In barba a quanto scritto, seppur con vago e generico accenno, nella scheda tecnica di questo prodotto, sia esso targato Pfizer o Moderna.
Quindi, stanno semplicemente procedendo a una vaccinazione a tappeto, un bombardamento indisciminato di mRNA su tutta la popolazione?
L’impressione è proprio questa. L’unica cosa che varia è il periodo di osservazione stretta dopo la puntura: trattengono più o meno a lungo il paziente a seconda del suo grado di rischio, ma nessuno, che io sappia è stato respinto.
Quindi non risparmiano non solo immunocompromessi ed ultracentenari (notoriamente il grande anziano ha un sistema immunitario ipo-responsivo), ma nemmeno allergici o iperergici, pazienti con patologie autoimmunitarie e co-trattati con ormoni. E – inaudito – non risparmiano nemmeno donne in cerca di una gravidanza o addirittura al primo trimestre di gestazione.
Inaudito – non risparmiano nemmeno donne in cerca di una gravidanza o addirittura al primo trimestre di gestazione
Man mano che si sollevano dubbi ed obiezioni, escono studi sulla sicurezza di questi preparati, guarda caso proprio in quella particolare condizione. Ma sulla loro attendibilità pesa un dubbio di fondo, dal momento che ci sono tempi tecnici incomprimibili per produrli e questi tempi tecnici, dalla loro immissione in commercio ad oggi, non sono ancora trascorsi.
Può esserci un motivo medico per questa vaccinazione universale, che comprende anche soggetti che prima venivano lasciati stare?
Il motivo strettamente medico è difficile da sostenere: «meglio rischiare con un vaccino ancora sperimentale che finire intubati», vanno recitando. Ma per proteggere l’esigua percentuale di popolazione a rischio di COVID letale è sufficiente vaccinare appunto gli interessati. Per tutti gli altri, il gioco vale la candela?
Bonificare tutta la popolazione per eradicare un virus altamente contagioso (il che non vuol dire dalla morbilità o mortalità elevata) è una presunzione che può essere solo ad uso e consumo di creduloni.
E poi da subito ci hanno avvertito: con questo virus si dovrà imparare a convivere, è iniziata l’era delle pandemie, le varianti… Francamente il motivo medico mi sfugge.
Esiste una classe di cittadini considerabili come medicalmente non-vaccinabili?
L’Ordine dei Medici mi ha appena esteso la Circolare del Ministero della Salute a firma del prof. Giovanni Rezza. Oggetto: Certificazioni di esenzione alla vaccinazione anti-COVID-19. «Finalmente», ho pensato! Dal momento che già ricevo numerosissime richieste di certificazioni in tal senso, ci sarà finalmente una parola chiara sulle patologie o condizioni in cui tale preparato è controindicato.
Ebbene la circolare è un capolavoro di ambiguità.
Bonificare tutta la popolazione per eradicare un virus altamente contagioso (il che non vuol dire dalla morbilità o mortalità elevata) è una presunzione che può essere solo ad uso e consumo di creduloni.
Ammette l’esistenza di «controindicazioni» e «precauzioni» e si dilunga nell’illustrare definizioni e differenze tra i due termini, con una puntigliosità direi offensiva per i destinatari. Si scopre poi, procedendo nella lettura, che di controindicazioni vere e definitive (cioè assolute) in pratica non ce ne sono e che tutte le «controindicazioni» si risolvono in realtà in «precauzioni».
Andando al dunque, si scopre che il manifestarsi di reazione allergica grave al principio attivo o ad uno qualsiasi degli eccipienti o di una sindrome trombotica associata a trombocitopenia dopo la prima dose di vaccino potrebbe essere l’unica controindicazione assoluta alla somministrazione di una seconda dose, ma… «si può considerare la possibilità di utilizzare un vaccino di tipo diverso per completare l’immunizzazione».
Non sono «controindicazione» (tutt’al più «precauzione» e motivo di rinvio temporaneo, ma mai di esonero definitivo) la gravidanza o l’allattamento, l’insorgenza di una sindrome di Guillain-Barré e neppure di una miocardite/pericardite.
La circolare riconosce, bontà sua, la complessità delle problematiche e «al fine di supportare i medici vaccinatori nella valutazione dell’idoneità alla vaccinazione, le Regioni e PA promuovono l’individuazione presso i Centri o altri centri ad hoc, di riferimenti tecnici per la modalità di presa in carico dei casi dubbi e un gruppo tecnico regionale di esperti in campo vaccinale». In sintesi: ci pensa il personale all’uopo addestrato.
La conclusione è una ciliegina sulla torta: «Test Sierologici: Si ribadisce che l’esecuzione di test sierologici, volti a individuare la risposta anticorpale nei confronti del virus, non è raccomandata ai fini del processo decisionale vaccinale; per tale motivo la presenza di un titolo anticorpale non può di per sé essere considerata, al momento, alternativa al completamento del ciclo vaccinale».
In pratica, non interessa se il paziente presenta anticorpi alle stelle in seguito a superamento della malattia (la vera e più efficace immunizzazione che ci sia): non indagate che è meglio, in quanto non è motivo di esonero nemmeno temporaneo
In pratica, non interessa se il paziente presenta anticorpi alle stelle in seguito a superamento della malattia (la vera e più efficace immunizzazione che ci sia): non indagate che è meglio, in quanto non è motivo di esonero nemmeno temporaneo. E questo in barba al rischio di ADE (Antibody-Dependent Enhancement), ovvero di una pericolosa esaltazione della risposta infiammatoria in seguito a vaccino praticato in prossimità di episodio immunizzante: una roba che riguarda diversi milioni di italiani, stante alla diffusività del morbo.
Che altro motivo può esserci? Ha fatto qualche ipotesi per questa incongruenza scientifica e politica?
Ho fatto ipotesi e letto molto in proposito. Ma non voglio affrontare questo capitolo. Per non essere tacciata immediatamente di stupido fantasioso complottismo, preferisco attenermi a dati e documenti. Le conclusioni ognuno le può trarre da sé.
Chi consuma farmaci steroidei quindi è più a rischio in caso si voglia vaccinare?
Qualsiasi vaccino andrebbe praticato dopo adeguato periodo di sospensione del trattamento a base di steroidi. Il cortisone può deprimere la risposta immunitaria ad un vaccino, può dunque rendere vana la vaccinazione stessa e può al contempo mascherare il manifestarsi di eventuali reazioni ed effetti collaterali.
Quali farmaci in particolare? Il cortisone? Gli anabolizzanti? La chemio?
Aggiungerei i contraccettivi orali.
Da medico lei consiglia il vaccino ai soggetti con problemi immunitari?
Da medico affermo che in pazienti con sistema immunitario compromesso l’esposizione a vaccini è da evitarsi e a maggior ragione per prodotti, come questi, ancora in fase osservazionale.
Una lettrice di Renovatio 21 è appena uscita dalla chemio, non vuole vaccinarsi anche perché si sente molto debole dopo mesi e anni di calvario. Ora teme che a settembre, facendo l’insegnante, perderà il lavoro. È possibile che si voglia obbligare persino una persona appena guarita dal cancro ma ancora debilitata dalle cure?
Se non la modificano, la Legge attuale non prevede deroghe.
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Vaccini
«Propaganda ingannevole»: scienziata afferma che il vaccino contro l’HPV non previene il cancro
Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense.
La scienziata specializzata in vaccini Lucija Tomljenović, Ph.D., ha dichiarato a Mary Holland, CEO di Children’s Health Defense, che Gardasil non offre una protezione significativa al di là dei regolari screening per il cancro cervicale e che i suoi rischi «superano nettamente» i benefici. Ha inoltre messo in dubbio le prove che suggeriscono che il vaccino prevenga il cancro cervicale e ha sollevato preoccupazioni sui possibili legami con la POTS, la sindrome da stanchezza cronica e altre patologie.
Il vaccino Gardasil non offre una protezione significativa al di là dei regolari screening per il cancro cervicale e i suoi rischi «superano nettamente» i benefici, ha dichiarato questa settimana a Mary Holland, CEO di Children’s Health Defense (CHD) , la scienziata specializzata in vaccini Lucija Tomljenović, Ph.D. , durante la trasmissione CHD.TV.
Tomljenović ha affermato che Gardasil, l’unico vaccino contro il papillomavirus umano (HPV) attualmente disponibile negli Stati Uniti, non previene il cancro cervicale, ma lo screening di routine per il cancro cervicale previene i decessi.
Anche se il vaccino offrisse una certa protezione contro il cancro, ha affermato, non è stato dimostrato che migliori i risultati ottenuti dai programmi di screening.
«È solo uno scenario di fantasia», ha detto Tomljenović riguardo all’idea che Gardasil offra benefici reali.
Ciononostante, i funzionari sanitari statunitensi continuano a raccomandare la vaccinazione contro l’HPV, nonostante le crescenti revisioni sulla sicurezza che alimentano il dibattito sul vaccino.
Merck, l’azienda produttrice di Gardasil, ha recentemente accettato di pagare 50 milioni di dollari per risolvere oltre 200 cause legali relative a presunti danni causati dal vaccino. L’azienda sta inoltre sviluppando un vaccino sperimentale contro l’HPV, progettato per colpire ulteriori ceppi virali ad alto rischio.
Tomljenović, che ha prestato servizio come perito nel contenzioso relativo al Gardasil , ha affermato che gli ultimi sviluppi hanno fatto ben poco per risolvere le preoccupazioni di lunga data.
«È sempre la solita storia, che viene solo ribadita», ha detto. «Il problema principale del Gardasil è che non è efficace come affermato, né sicuro».
Holland ha condiviso le sue preoccupazioni. «Fino all’arrivo sul mercato dei vaccini contro il COVID, il vaccino contro l’HPV era di gran lunga il più pericoloso», ha affermato.
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«Tutta questa propaganda fa semplicemente schifo»
Gardasil agisce su sette dei 14 tipi di HPV classificati ad alto rischio di cancro.
Tuttavia, «i dati degli studi clinici, e persino quelli epidemiologici, non dimostrano che prevenga effettivamente il cancro cervicale», ha affermato Tomljenović.
Anche se il vaccino offrisse una certa protezione contro il rischio di cancro, «la domanda chiave è: può migliorare quanto già ottenuto con i programmi di screening regolari?», ha chiesto. «La risposta è no».
Tomljenović ha indicato diverse ragioni per cui il vaccino non è vantaggioso per le donne che si sottopongono già a screening di routine:
- Copertura limitata : Gardasil non è efficace contro tutti i tipi di HPV ad alto rischio associati al cancro cervicale.
- Nessun trattamento per la malattia già in atto : il vaccino non può curare un’infezione da HPV già presente, lesioni precancerose o il cancro.
- Nessuna protezione contro i tumori HPV-negativi : il vaccino non può prevenire i tumori della cervice uterina, dell’ano, del pene o della vulva che non sono correlati all’HPV.
- Preoccupazioni sull’uso dei contraccettivi : Tomljenović ha citato una ricerca che suggerisce che la vaccinazione contro l’HPV potrebbe aumentare il rischio di cancro cervicale nelle donne che assumono contraccettivi orali a lungo termine.
I Pap test di routine rilevano le alterazioni delle cellule cervicali che possono essere monitorate o trattate prima che si trasformino in cancro. Lo screening e le visite ginecologiche regolari hanno contribuito a mantenere bassa la mortalità per cancro cervicale nei paesi sviluppati, ha affermato Tomljenović. Ha citato un tasso di mortalità annuale negli Stati Uniti di circa due decessi ogni 100.000 donne.
Tomljenović sostenne che, affinché la vaccinazione eliminasse tali decessi, Gardasil avrebbe dovuto proteggere da tutti i tumori rilevanti, compresi quelli non causati dall’HPV.
«Non c’è bisogno di essere uno scienziato con un dottorato di ricerca per capire che tutta questa propaganda è semplicemente disgustosa», ha detto.
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Holland: Merck «aveva i dati» da analizzare, ma «ha scelto di non farlo»
Durante il contenzioso relativo al Gardasil, Tomljenović ha affermato di aver analizzato le segnalazioni di eventi avversi e di aver identificato segnali di sicurezza significativi per patologie quali la sindrome da tachicardia ortostatica posturale (POTS), un disturbo che colpisce il sistema nervoso autonomo, e la sindrome da stanchezza cronica.
Ha affermato che gli esperti di farmacovigilanza della Merck, specialisti che monitorano e analizzano i potenziali problemi di sicurezza di farmaci e vaccini, hanno confermato alcuni di questi segnali.
«Avevano dei dati che hanno analizzato e che mostravano segnali estremamente significativi di segnalazioni sproporzionate per patologie come la POTS, la sindrome da stanchezza cronica e una serie di altre condizioni», ha affermato Tomljenović. «Ma, sapete, queste cose non vengono rese pubbliche. È solo grazie a questa azione legale che siamo riusciti a ottenere questi dati».
Holland ha messo in dubbio che i produttori di vaccini e le agenzie sanitarie abbiano indagato a sufficienza su tali segnali, paragonando la situazione al monitoraggio della sicurezza del vaccino contro il COVID-19.
«La loro farmacovigilanza… era discutibile», ha affermato. «Proprio come abbiamo visto durante la pandemia di COVID, avevano a disposizione dati che avrebbero potuto analizzare, ma hanno scelto di non farlo».
Tomljenović ha affermato che altri effetti collaterali segnalati associati al Gardasil includono artrite, lupus e altre malattie autoimmuni, sclerosi multipla e problemi ginecologici, tra cui disturbi mestruali e infertilità.
«Questi sono anche gli eventi avversi che osserviamo con i vaccini contro il COVID», ha affermato.
Ha fatto notare che le persone con COVID lungo possono manifestare sintomi simili alla sindrome da stanchezza cronica e alla POTS. «Quindi, ancora una volta, si tratta di reazioni avverse simili a quelle che osserviamo con Gardasil».
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«Le adolescenti non muoiono di cancro cervicale»
Tomljenović ha criticato l’ordine esecutivo del 10 agosto del presidente Donald Trump che ha rivisto le raccomandazioni federali sui vaccini infantili . Sebbene le modifiche abbiano ridotto il numero di vaccini raccomandati di routine, la vaccinazione contro l’HPV è rimasta nell’elenco.
Il Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani degli Stati Uniti ha invitato il pubblico a presentare osservazioni sulle raccomandazioni riviste. Tomljenović ha affermato che lei e altri critici hanno presentato obiezioni al mantenimento della vaccinazione contro l’HPV come raccomandazione di routine.
«I rischi superano chiaramente i benefici», ha affermato. «Le adolescenti non muoiono di cancro cervicale… Ma ci sono stati diversi casi di adolescenti decedute a seguito della vaccinazione contro l’HPV».
Tomljenović ha citato il caso di Christina Tarsell, morta nel 2008 dopo aver ricevuto il vaccino Gardasil. La famiglia di Tarsell ha ricevuto un risarcimento tramite il Programma nazionale di risarcimento per danni da vaccino.
Nel frattempo, Merck sta testando un vaccino sperimentale, V540B, progettato per estendere la copertura ad altri tipi di HPV ad alto rischio.
Tomljenović ha promesso di continuare a contestare l’uso del vaccino. «Il mio motto è che si perde solo quando ci si arrende», ha affermato. «Io non mi arrendo».
Jill Erzen
© 15 ottobre, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.
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Immagine di Whispyhistory via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
Vaccini
Vaccinazione, il video in cui il futuro papa Leone parlava di «atto d’amore»
«Ponga su hombro, pues que todos ustedes se vacunen porque es de verdad un servicio muy grande. Y como dijo el Papa Francisco: “es un acto de amor”».
Robert Prevost (Este vídeo ha sido eliminado del FB de Cáritas Chiclayo. Yo lo encontrado aquí:https://t.co/y2iA8hYmQw https://t.co/TgGEE60LAS pic.twitter.com/u4bCxbZ4u6 — María ن (@EMariaDV) October 14, 2026
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Vaccini
Segnali contrastanti sulle esenzioni religiose dall’obbligo vaccinale contro il COVID dalla Corte Suprema USA
Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense.
Lunedì la Corte Suprema degli Stati Uniti ha rifiutato di esaminare due casi relativi all’obbligo vaccinale contro il COVID-19, inviando segnali contrastanti sulla posizione della Corte in materia di esenzioni per motivi religiosi. La Corte non esaminerà una class action contro la United Airlines per aver messo in congedo non retribuito i dipendenti non vaccinati, mantenendo così aperto il procedimento. Tuttavia, la Corte ha anche deciso di non esaminare un caso contro un dipartimento dei vigili del fuoco dello Stato di Washington che ha negato l’esenzione per motivi religiosi a otto pompieri, il che significa che anche questo caso è giunto a un punto morto.
Lunedì la Corte Suprema degli Stati Uniti ha rifiutato di esaminare due casi relativi all’obbligo vaccinale contro il COVID-19 , inviando segnali contrastanti sulla posizione della Corte in merito alle esenzioni per motivi religiosi.
La decisione di non esaminare una class action contro la United Airlines per aver messo in congedo non retribuito dipendenti non vaccinati favorisce coloro che sostengono le esenzioni per motivi religiosi.
La decisione relativa alla causa contro la United Airlines conferma la sentenza di marzo della Corte d’Appello del Quinto Circuito degli Stati Uniti, secondo cui i dipendenti della compagnia aerea hanno il diritto di intentare un’azione collettiva per discriminazione religiosa.
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Il caso torna ora alla Corte distrettuale degli Stati Uniti per il distretto settentrionale del Texas, che ieri ha ordinato la riapertura del procedimento.
Tuttavia, in una seconda decisione emessa lunedì, la Corte Suprema ha segnalato una mancanza di sostegno alle esenzioni per motivi religiosi, rifiutandosi di esaminare il caso presentato da otto vigili del fuoco contro il dipartimento dei vigili del fuoco di Snohomish, nello Stato di Washington.
I vigili del fuoco hanno fatto causa al dipartimento dopo che questo aveva negato loro l’esenzione per motivi religiosi e li aveva messi in congedo. Decidendo di non esaminare il caso, la Corte Suprema ha di fatto posto fine alla causa intentata dai vigili del fuoco.
«Siamo stati onorati di rappresentare gli otto vigili del fuoco di Snohomish, che sono stati trattati ingiustamente dal governo e meritano di avere giustizia in tribunale», ha dichiarato a The Defender Stephanie Taub, avvocato principale dei vigili del fuoco.
Negli ultimi anni, la Corte Suprema ha rifiutato di esaminare diversi casi relativi all’obbligo vaccinale contro il COVID-19, tra cui le cause intentate da operatori sanitari di New York , insegnanti delle scuole pubbliche di New York e infermieri del New Jersey.
Taub ha affermato che, quando i tribunali confermano le decisioni contrarie alle agevolazioni per motivi religiosi relative alle normative anti -COVID-19 , «ciò potrebbe avere un impatto negativo non solo sulle persone con convinzioni religiose sui vaccini, ma anche sulle persone di fede che necessitano di altri tipi di agevolazioni per motivi religiosi».
«Temiamo che i casi negativi o quelli che abbiano indebolito lo standard di accomodamento religioso possano avere conseguenze negative durature», ha aggiunto.
Il rifiuto di esaminare un caso non costituisce una sentenza nel merito e non crea un precedente. Kim Mack Rosenberg, consulente legale generale di Children’s Health Defense, ha affermato che non è sorprendente che la corte non abbia preso in esame i casi, poiché esamina pochissimi appelli.
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I dipendenti della United possono intentare causa collettivamente, ma il caso potrebbe protrarsi per anni.
La controversia con United risale all’agosto 2021, quando la compagnia impose ai propri dipendenti con sede negli Stati Uniti di sottoporsi alla vaccinazione contro il COVID-19.
United è stata la prima grande compagnia aerea statunitense a imporre l’obbligo vaccinale contro il COVID-19. L’obbligo è entrato in vigore tre mesi prima che l’amministrazione Biden, nel novembre 2021, imponesse la vaccinazione obbligatoria a tutte le aziende private con 100 o più dipendenti.
Secondo la sentenza della Corte d’Appello del Quinto Circuito , 5.885 dipendenti della United avevano richiesto un’esenzione per motivi religiosi. La compagnia aerea ne ha concesse 4.070, mentre gli altri sono stati messi in congedo non retribuito.
Un gruppo di dipendenti a cui non erano state concesse esenzioni ha intentato causa ai sensi del Titolo VII del Civil Rights Act , sostenendo che il congedo non retribuito non costituiva un ragionevole accomodamento per le loro convinzioni religiose. Il tribunale distrettuale del Texas ha riconosciuto la class action dei dipendenti che avevano ottenuto agevolazioni per motivi religiosi ma erano stati comunque posti in congedo non retribuito.
La United ha presentato ricorso, sostenendo in parte che le rivendicazioni dei dipendenti non potevano essere risolte collettivamente perché stabilire se ciascun lavoratore nutrisse sinceramente un’obiezione religiosa alla vaccinazione richiede un’indagine individuale.
A marzo, la Corte d’Appello del Quinto Circuito ha respinto tale argomentazione e ha confermato la certificazione della class action. La corte d’appello ha concluso che importanti questioni potevano essere risolte per l’intera classe, tra cui se il congedo non retribuito costituisse un ragionevole accomodamento religioso e se soluzioni alternative avrebbero imposto un onere eccessivo a United.
La corte d’appello ha inoltre riscontrato prove comuni sostanziali in merito alla sincerità religiosa, poiché i membri della class action avevano presentato richieste di esenzione per motivi religiosi, fornito documentazione a supporto, ottenuto l’approvazione di United e accettato le conseguenze finanziarie del congedo non retribuito anziché sottoporsi alla vaccinazione.
Il giudice associato Brett M. Kavanaugh ha indicato di voler esaminare l’appello di United, ma è stato messo in minoranza.
L’avvocato Ray Flores, che non è stato coinvolto nel caso, ha dichiarato: «il lavoro più difficile è appena iniziato, dato che la ‘classe’ è composta da quasi 1.000 individui con fatti diversi da considerare».
«Dopo che il tribunale distrettuale si sarà pronunciato su ciascuna di queste questioni individuali, la corte d’appello e, eventualmente, la Corte Suprema dovranno esaminare il caso. Se non si raggiungerà un accordo, la vicenda si protrarrà per diversi anni».
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Washington può «festeggiare» di aver «sottratto i diritti di libertà religiosa ai nostri clienti»
Nel 2021, il governatore dello Stato di Washington, Jay Inslee, ha ordinato che i vigili del fuoco e gli altri dipendenti statali si vaccinassero contro il COVID-19 entro ottobre 2021.
Otto vigili del fuoco del Snohomish Regional Fire & Rescue (SRFR) hanno richiesto un’esenzione per motivi religiosi, affermando che la vaccinazione è in contrasto con le loro convinzioni religiose profondamente radicate. Hanno proposto di continuare ad adottare misure come l’uso di mascherine, i test, i dispositivi di protezione individuale e altre precauzioni contro il COVID-19 già in uso presso il dipartimento.
La SRFR ha negato le agevolazioni richieste e ha messo i vigili del fuoco in congedo retribuito, seguito da un congedo non retribuito «allo scadere del primo». Molti sono stati costretti a cercare un altro lavoro.
SRFR ha affermato che consentire loro di rimanere non vaccinati causerebbe al dipartimento «difficoltà eccessive», tra cui un aumento dei rischi di trasmissione del COVID-19, difficoltà di personale e operative, possibili responsabilità e possibili problemi con un contratto da 400.000 dollari per la fornitura di servizi di emergenza presso una struttura penitenziaria statale.
Nel 2022, i vigili del fuoco hanno intentato causa, sostenendo che il loro datore di lavoro aveva violato le leggi federali e statali in materia di discriminazione sul lavoro, non concedendo loro gli adattamenti necessari. Hanno richiesto il pagamento degli stipendi arretrati e un risarcimento danni di importo non specificato.
Poiché la Corte Suprema ha rifiutato di esaminare il caso, la sentenza della Corte d’Appello del Nono Circuito, che ha stabilito che l’agenzia aveva il diritto di negare la richiesta di alloggio, rimane in vigore.
«Oggi Washington può festeggiare di aver tolto ai nostri clienti il diritto alla libertà religiosa», ha dichiarato in un comunicato stampa Cliff Martin, avvocato senior di First Liberty. «Ma i funzionari governativi dovrebbero tenere presente che noi lotteremo sempre affinché i dipendenti di fede abbiano pari opportunità sul posto di lavoro».
Taub ha affermato che, quando i casi implicano controversie di fatto, la questione dovrebbe essere sottoposta a una giuria per decidere se l’alloggio avrebbe causato un onere eccessivo.
«La Corte Suprema avrebbe dovuto occuparsi del caso per ripristinare l’uniformità e proteggere il diritto di tutti gli americani ad avere accomodamenti religiosi sul posto di lavoro», ha affermato Taub.
Mack Rosenberg ha affermato che esiste un contrasto tra le corti d’appello su cosa un datore di lavoro debba dimostrare per provare un onere eccessivo, a seguito di una sentenza della Corte Suprema del 2023 nel caso Groff contro DeJoy che ha innalzato l’asticella per i datori di lavoro. Il caso Snohomish è stato un esempio importante di questa problematica.
«Sarà interessante vedere se il tribunale si occuperà di un altro caso, creando così l’opportunità di appianare la divergenza e fare chiarezza sulla vicenda Groff».
Brenda Baletti
Ph.D.
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Immagine di Tony Webster via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
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