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Stefano Montanari sui casi di pertosse: «somministrare un vaccino in gravidanza significa mettere a rischio il feto»

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Dottor Montanari, ha seguito la tragica notizia delle due neonate morte di pertosse all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo?

Molto poco. Quando la notizia è uscita mi trovavo a Pesaro per due giorni, impegnato con il microscopio elettronico reduce da un intervento tecnico di riparazione. Qualcosa, però, è stato impossibile non sentire, stante la pubblicità che ne è uscita. La prima cosa che mi è venuta in mente è che ogni giorno, stando alle statistiche ufficiali italiane, a mio parere robustamente sottostimate, ogni giorno muoiono da 19 a 20 persone nel nostro paese per le malattie contratte in ospedale a causa della loro sozzura. Non parliamo di chi da quei luoghi esce con una malattia nuova. Di questo nessuno parla e non si spende un centesimo per ovviare alla strage. La seconda cosa che mi è venuta in mente è che ci troviamo al cospetto di un espediente molto poco onorevole escogitato da piazzisti di infimo ordine.

 

Le reazioni dei media non trova siano state stupefacenti, anche per il dovuto rispetto che si dovrebbe mostrare nei confronti delle famiglie in questo doloroso e delicato momento?

Noi continuiamo a stupirci di fatti del tutto normali. Viviamo in un regime dittatoriale sicuramente molto particolare e unico nella storia, ma un regime che condivide tanti aspetti con tutti quelli che l’hanno preceduto e che lo affiancano temporalmente. Lei mi parla di rispetto, ma che rispetto si ha, in genere, per degli animali da reddito?

 

Ancora più stupefacente però, se mi permette, è che gira che ti rigira, quello che trapela, è che la «colpa» sarebbe delle madri non vaccinate.

La novità è quella di far cadere la responsabilità sulle madri non vaccinate

Per prima cosa, da quanto mi pare di avere colto, non esiste nessuna evidenza autoptica che conforti la notizia della morte causata da pertosse. Tutto è possibile, naturalmente, ma di solito non c’è tanta fretta e, se si sente il bisogno di rendere pubblico un fatto come quello di cui si parla, si aspetta di avere un riscontro certo. La novità, quella sì stupefacente per la sua stravaganza, è quella di far cadere la responsabilità sulle madri non vaccinate. Una bizzarria simile, ovviamente non credibile da chiunque abbia un minimo di nozioni sull’argomento, si giustifica solo con la certezza di rivolgersi ad un pubblico totalmente impreparato culturalmente ma perfettamente addestrato a credere a qualunque cosa, non importa quanto fantasiosamente campata per aria, purché esca dalla bocca dell’addestratore.

 

Ora però i genitori dell’ultima bambina morta, secondo quanto riporta il Corriere, smentiscono facendo presente che ambedue erano vaccinati e sani: cosa può esser successo allora? 

Io non sono al corrente di ciò che sta accadendo e credo che pochi lo siano, ma non mi sorprenderò se qualunque informazione che possa mettere a rischio la tesi demenziale avanzata subirà la dovuta censura. E se le mamme avessero contratto la pertosse da bambine superando la malattia senza problemi come capita nella quasi totalità dei casi? È curioso che a nessuno sia passato per la mente di porsi la questione.

E se le mamme avessero contratto la pertosse da bambine superando la malattia senza problemi come capita nella quasi totalità dei casi? È curioso che a nessuno sia passato per la mente di porsi la questione.

 

La pertosse può colpire anche i neonati, persino quelli non ancora vaccinati. Burioni ci dice quindi che deve essere vaccinata la madre in gravidanza: le pare la giusta soluzione? 

Di Burioni preferisco non parlare. Siamo su livelli talmente diversi che non può esserci comunicazione e, comunque, io non voglio in alcun modo avere a che fare con lui se non attraverso quel confronto su basi esclusivamente scientifiche che lui da anni evita accampando scuse su cui non voglio pronunciarmi per pudore. Resta il fatto che vaccinare in gravidanza, e questo vale per qualunque vaccino, è inconcepibile se parliamo di medicina. Se parliamo di quattrini, la cosa cambia aspetto, ma qui io non c’entro più. Quando, quasi mezzo secolo fa, io sostenni l’esame di farmacologia, e per noi era un esame serio che non teneva conto delle esigenze, peraltro allora poco presenti, delle case farmaceutiche, se avessi detto di vaccinare una donna gravida il professor Luigi Molinengo, pur con la cortesia che era connaturata in lui, mi avrebbe giustamente mostrato la porta. Ora uno strafalcione simile finisce in pasto ai teledipendenti e diventa la verità indiscussa. Somministrare un vaccino in gravidanza significa mettere a rischio pesantissimo il feto. Inquinanti vari comprese le particelle che noi troviamo da 16 anni, antibiotici impossibili da somministrare a un bambino e, allora, figuriamoci ad un feto!, formaldeide, alluminio… Con i farmaci non si gioca, anche se ci sono tanti sodi in ballo.

Somministrare un vaccino in gravidanza significa mettere a rischio pesantissimo il feto. Inquinanti vari comprese le particelle che noi troviamo da 16 anni, antibiotici impossibili da somministrare a un bambino e, allora, figuriamoci ad un feto!, formaldeide, alluminio…

 

 Sempre il Corriere della Sera, invece, ci presenta un’altra soluzione: la «strategia del bozzolo»: «Se le neomamme non si sono vaccinate in tempo? «Possono farlo entro i tre mesi di vita del bambino: anche i famigliari stretti dovrebbero essere sottoposti a richiamo. È quella che si chiama “strategia del bozzolo”, permette di creare attorno al neonato una vera e propria zona di sicurezza».

Quando l’ignoranza sconfina … Prescindendo dalla follia di vaccinare una donna incinta, in particolare il vaccino antipertosse ha un’efficacia tutta da dimostrare e, comunque, rende il vaccinato un untore a vita per la malattia. Dunque, vaccinare la famiglia aggrava il problema.

 

È così che si risolverebbe il problema?

Dipende da che cosa s’intende per soluzione. Uno statista di nome Adolf Hitler parlava di soluzione finale ed era applaudito da decine di milioni di persone.

 

Può spiegarci bene cosa sia la pertosse e come mai il vaccino non rende immuni?

Si tratta di una malattia infettiva particolarmente contagiosa trasmessa da un batterio Gram-negativo chiamato Bordetella pertussis. La trasmissione avviene inalando le goccioline di saliva o di muco emesse dai malati. È una malattia comune che colpisce decine di milioni di persone ogni anno, specie bambini, con manifestazioni che possono andare dalla quasi inosservabilità a tossi violente con vomito e che di norma guarisce senza strascichi e senza terapie. Il vaccino usato ora sostituisce quello di un tempo che era particolarmente gravato da effetti indebiti ma la sua efficacia è scarsa. Per ovviare al problema si sottopone il soggetto a richiami ripetuti ma l’efficacia resta scarsissima se mai esiste. Non ci si deve stupire, però: i vaccini sono tutti poco efficaci, e se dico poco regalo loro più di qualcosa.

Per ovviare al problema della scarsa efficacia del vaccino per la pertosse si sottopone il soggetto a richiami ripetuti ma l’efficacia resta scarsissima se mai esiste. Non ci si deve stupire, però: i vaccini sono tutti poco efficaci, e se dico poco regalo loro più di qualcosa.

 

«Contrariamente ad altre malattie infettive, la pertosse può colpire anche i neonati di madre immune.  Sembra infatti che gli anticorpi materni che costituiscono le loro prime difese non siano in grado di proteggerli contro questa infezione». Questo è ciò che dice l’ISS. Corrisponde dunque al vero? Eppure Burioni sembra ignorare totalmente questa precisazione.  

Sì, è vero. Le ho detto che quello che dice Burioni non m’interessa.

 

Sempre Burioni, nelle ultime ore, si è lasciato andare a passaggi davvero illogici uniti quasi ad ammissioni insolite. Le riporto alcuni suoi passaggi uniti a qualche domanda in mezzo. «Fino agli anni 90 contro la pertosse abbiamo usato un vaccino estremamente efficace che era però gravato di alcuni effetti collaterali rari, ma non trascurabili». Burioni ammette il danno da vaccino? Di quali casi parla? Ma i vaccini non erano «i farmaci più sicuri che ci sono»?. «Dopo quel momento, siamo passati ad un vaccino detto “acellulare”, che è sicurissimo ma meno potente». Quindi quello precedente era insicuro?. «A causa di questa minore efficacia, e pure delle mancate vaccinazioni, i casi di pertosse stanno aumentando». Quindi il vaccino per la pertosse è inefficace? Si prende la pertosse anche se si è vaccinati per la pertosse?

Stiamo parlando di Burioni che va preso per quello che è.

 

Dott. Montanari, scusi la franchezza, ma siamo dinnanzi ad un altro passo nel mercato del farmaco? Cioè, dopo il vaccino venduto per il bambino appena nato, ora se ne venderà uno certo anche per la madre?

L’industria farmaceutica è riuscita in un’impresa commerciale che non ha uguali. Chissà se il povero Ippocrate sta in qualche modo cercando di uscire dall’aldilà armato di randello.

Chissà se il povero Ippocrate sta in qualche modo cercando di uscire dall’aldilà armato di randello

 

Questo passaggio non sembra allontanarsi molto dal modus operandi del nuovo Ministro alla salute Giulia Grillo, che proprio ieri, davanti alle Commissioni parlamentari preposte, a proposito del morbillo, ha fatto presente che bisognerà agire sulle fasce adulte, spesso scoperte da coperture vaccinali.   

Il mio vecchio professore di fisiologia ci diceva: «Nonostante le vostre cure, la maggior parte dei vostri pazienti guarirà». La ministra Grillo, mai eletta da nessuno e, dunque, seduta deve sta fuori dei confini della Costituzione, sarà uno degli elementi che metteranno alla prova la veridicità di quella frase. Se la Natura avrà interesse a salvare l’homo sapiens, scoverà qualcosa anche per difenderci dal ministro.

 

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Vaccini

Kennedy creerà una tabella risarcitoria per i danni causati dal vaccino anti-COVID

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense.

 

Il Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani (HHS) prevede di proporre a novembre una norma che istituisca una «tabella di valutazione del rischio» per i vaccini contro il COVID-19. La proposta sarà soggetta a un periodo di consultazione pubblica che dovrebbe protrarsi fino all’inizio del 2027, prima che la norma definitiva possa entrare in vigore. In base al PREP Act, l’HHS era legalmente obbligato a creare la tabella, ma non lo ha mai fatto. A maggio, l’avvocato Ray Flores ha citato in giudizio l’agenzia per costringerla a crearla.

 

Il Segretario alla Salute degli Stati Uniti, Robert F. Kennedy Jr., si sta preparando ad avviare un processo normativo che potrebbe semplificare notevolmente l’ottenimento di un risarcimento da parte del governo federale per le persone danneggiate dai vaccini contro il COVID-19, rappresentando uno dei cambiamenti più significativi finora apportati al programma di risarcimento per danni da vaccino.

 

Secondo un programma normativo federale, il Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani degli Stati Uniti (HHS) prevede di proporre a novembre una norma che istituirebbe una «tabella di valutazione degli effetti collaterali» per i vaccini contro il COVID-19. La proposta sarebbe soggetta a un periodo di consultazione pubblica che dovrebbe protrarsi fino all’inizio del 2027, prima che la norma definitiva possa entrare in vigore.

 

La proposta di Kennedy prevede la creazione di una tabella che identifichi gli infortuni che il governo presume siano stati causati dalle misure di contrasto al COVID-19 coperte dall’assicurazione, inclusi i vaccini.

 

Affinché una lesione possa essere inclusa nella tabella, la norma richiederà «prove convincenti, affidabili, valide, mediche e scientifiche» che colleghino la lesione al vaccino. La norma specificherà inoltre i periodi di tempo entro i quali tali lesioni devono manifestarsi dopo la vaccinazione.

 

Il dipartimento della Salute e dei Servizi Umani (HHS) non ha reso noto quali lesioni potrebbero essere incluse.

 

Tuttavia, gli esperti legali prevedono che la miocardite – un’infiammazione del muscolo cardiaco che è stata collegata ai vaccini a mRNA contro il COVID-19, in particolare tra gli adolescenti e i giovani adulti di sesso maschile – sarà oggetto di attenta valutazione, poiché le agenzie sanitarie federali hanno già riconosciuto tale correlazione.

 

Gli esperti ritengono inoltre che questa mossa potrebbe dare impulso all’esame di altri danni causati dai vaccini.

 

«Credo che la proposta di creare una tabella dei danni da vaccino contro il COVID-19 sia un ottimo inizio», ha affermato l’avvocato Chad Davenport. «Spero che questo ci avvicini all’ampliamento dell’elenco dei danni coperti dai vaccini pediatrici di routine, un ambito che necessita urgentemente di essere ampliato».

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La causa legale ha spinto l’HHS a creare una tabella degli infortuni?

La proposta giunge a seguito di una causa intentata nel Distretto di Columbia per obbligare l’HHS a creare una tabella delle lesioni da contrastare, come previsto dalla legge ai sensi del Public Readiness and Emergency Preparedness Act (PREP Act).

 

Una tabella di questo tipo identifica le lesioni che si presumono causate da contromisure mediche coperte dall’assicurazione, qualora si verifichino entro determinati periodi di tempo, facilitando così ai richiedenti l’ottenimento di un risarcimento economico.

 

Nella causa, la querelante Erica Samp sostiene che la tabella è “di fondamentale importanza” perché implica una «presunzione che la contromisura abbia causato il danno». Ciò riduce l’onere della prova per coloro che richiedono indennizzi tramite il Programma federale di risarcimento per danni da contromisure (CICP).

 

Samp sostiene di aver sviluppato encefalopatia, perdita della vista e dell’udito e lesioni vascolari dopo aver ricevuto due dosi del vaccino anti-COVID-19 di Moderna nel 2021.

 

Secondo la denuncia, la sua richiesta è stata respinta nel 2024 perché la Health Resources and Services Administration (HRSA) ha concluso che non vi erano prove sufficienti e inequivocabili che il vaccino avesse causato direttamente le sue lesioni. L’HRSA, un dipartimento del Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani (HHS), sovrintende al CICP (Climate Injury Control Programme).

 

L’avvocato Ray Flores, che ha intentato la causa per conto di Samp, ha affermato che la tabella potrebbe garantire a coloro che hanno subito danni a causa del vaccino contro il COVID-19 una giusta opportunità di risarcimento, cosa che, a suo dire, il CICP non è riuscito a fare in modo efficace.

 

«Il programma di risarcimento CICP è un buco nero per tutti coloro che sono rimasti feriti», ha dichiarato Flores a The Defender. «Sono state pagate solo 60 richieste in totale. L’indennizzo medio è di 4.300 dollari in caso di decesso o lesioni gravi. È una truffa… questa [proposta di regolamento] apre le porte a chiunque altro abbia perso la scadenza per presentare domanda. Ora hanno la possibilità di intentare causa in tribunale federale».

 

Oltre 1,5 milioni di segnalazioni di eventi avversi legati al vaccino contro il COVID-19, presentate al Vaccine Adverse Event Reporting System (VAERS), non danno diritto a un risarcimento tramite il programma federale CICP, poiché quest’ultimo copre solo i decessi e le lesioni che rientrano nella definizione governativa di «lesioni fisiche gravi».

 

La tabella degli effetti collaterali dei vaccini non cambierà la situazione, ha affermato Flores. Ma aiuterà altre persone.

 

«Il bello della tabella dei danni da vaccino è che fornisce un intervallo di tempo – un giorno, una settimana, sei giorni o due settimane – per la comparsa di un danno dopo la vaccinazione. Questo è ciò che fa la tabella. Se il danno è presente nella tabella, si presume che la causa sia da attribuire al vaccino. Ecco perché è importante».

 

Il Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani (HHS) ha tempo fino al 21 luglio per rispondere alla causa.

 

Un avvocato che rappresenta l’HHS non ha risposto a una richiesta di commento. Nemmeno l’HHS, interpellato in merito al caso o alla tabella dei danni da vaccino, ha rilasciato dichiarazioni.

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Programmi e studi per il risarcimento dei danni da vaccino

I vaccini contro il COVID-19 sono esclusi dal National Vaccine Injury Compensation Program (VICP), il sistema di risarcimento senza colpa attivo da decenni e creato dal Congresso nel 1986 per proteggere i produttori di vaccini da un eccessivo contenzioso, garantendo al contempo alle persone che hanno subito danni legittimi a causa dei vaccini l’accesso a un risarcimento.

 

Le richieste di risarcimento per danni da vaccino anti-COVID-19 devono invece essere elaborate tramite il CICP, un programma di emergenza separato, ampiamente criticato da esperti legali e associazioni di pazienti per i suoi standard più rigidi, i tassi di risarcimento inferiori e le limitate possibilità di ricorso.

 

In una revisione del 2024 delle Accademie Nazionali delle Scienze, dell’Ingegneria e della Medicina, sono stati valutati i danni causati dal vaccino contro il COVID-19, analizzando centinaia di studi relativi alla somministrazione intramuscolare del vaccino.

 

Il rapporto di 336 pagine, commissionato per fornire informazioni al VICP (Virginia Institute of Controlled Policies), ha valutato le prove relative a quattro vaccini contro il COVID-19 autorizzati o approvati negli Stati Uniti: Pfizer, Moderna, Johnson & Johnson (Janssen) e Novavax.

 

Il comitato ha raggiunto 85 conclusioni su potenziali eventi avversi correlati ai vaccini. Ha ritenuto sufficienti le prove per 20 conclusioni, mentre ha stabilito che le prove per molte altre condizioni segnalate erano insufficienti per stabilire, accettare o respingere un nesso causale.

 

La revisione ha rilevato prove a sostegno di relazioni causali tra specifici vaccini contro il COVID-19 e diversi eventi avversi rari, tra cui miocardite e pericardite in seguito a vaccini a mRNA, sindrome trombotica con trombocitopenia dopo il vaccino Johnson & Johnson e anafilassi dopo la vaccinazione contro il COVID-19.

 

Il rapporto ha inoltre rilevato prove che una somministrazione impropria dei vaccini può causare determinate lesioni a spalle, ossa e nervi.

 

L’avvocato argentino Augusto Roux, che ha partecipato a una sperimentazione clinica del vaccino anti-COVID-19 della Pfizer a Buenos Aires nel 2020 e in seguito ha fatto causa al colosso farmaceutico, ha dichiarato a The Defender che il vaccino gli ha causato danni alle arterie coronarie e al fegato.

 

«Ancora oggi soffro di conseguenze a livello coronarico ed epatico», ha dichiarato. «Il ministero della Giustizia dovrebbe avviare un’indagine sulle sperimentazioni cliniche. Poiché sono state individuate e occultate durante gli eventi, un risarcimento dovrebbe derivare da un’inchiesta giudiziaria».

 

Pfizer non ha risposto alla richiesta di commento.

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«I danni post-vaccinazione sono reali e dovrebbero essere… risarciti»

La creazione di una tabella di valutazione dei danni da COVID-19 potrebbe rappresentare un cambiamento significativo per migliaia di persone che ritengono di aver subito danni a causa dei vaccini. Se i richiedenti soddisfano i criteri elencati, non dovranno più presentare un reclamo da zero, il che potrebbe portare a una maggiore efficienza e a un risarcimento più equo.

 

«Sono d’accordo con l’aggiunta di condizioni alla tabella dei danni da vaccino, e farlo sarebbe coerente con lo scopo del programma VICP», ha affermato l’avvocato Michael Baum. «I danni post-vaccinazione sono reali: devono essere riconosciuti e risarciti».

 

La proposta giunge nel mezzo del dibattito in corso sul profilo di sicurezza dei vaccini contro il COVID-19. Ampie sperimentazioni cliniche e il monitoraggio della sicurezza post-autorizzazione, che hanno coinvolto centinaia di milioni di dosi somministrate, hanno dimostrato che gli eventi avversi gravi sono rari.

 

Tuttavia, i vaccini contro il COVID-19 hanno generato un numero maggiore di segnalazioni al VAERS rispetto ai vaccini precedenti, soprattutto a causa della portata senza precedenti della campagna di vaccinazione, della maggiore consapevolezza pubblica e degli obblighi di segnalazione previsti dall’autorizzazione all’uso di emergenza.

 

Ad aprile, il senatore Ron Johnson (repubblicano del Wisconsin) ha pubblicato un rapporto che cita documenti i quali rivelano che i funzionari della Food and Drug Administration (FDA) statunitense hanno consapevolmente utilizzato un metodo di rilevamento dei segnali di sicurezza inferiore per analizzare i rapporti VAERS e hanno intimato a un ricercatore di lunga data della FDA di “cessare immediatamente” l’utilizzo di uno strumento migliorato.

 

Il rapporto suggerisce che l’agenzia fosse consapevole che i vaccini stavano causando danni più gravi di quelli che comunicava al pubblico.

 

Una recente analisi del sistema di sorveglianza V-safe COVID-19 dei Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC) ha confermato le reazioni a breve termine ai vaccini. Tuttavia, il sistema non è riuscito a rilevare danni più gravi e a lungo termine, come riportato da TrialSite New.

 

Al 26 giugno, il VAERS (Virginia Assessment and Emergency Response System) registrava 1,94 milioni di segnalazioni di lesioni gravi a seguito della vaccinazione contro il COVID-19, tra cui 38.648 decessi.

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Il Congresso interverrà?

La proposta dell’HHS migliorerà l’efficienza del CICP?

 

Il ricercatore Wayne Rohde, autore di due libri sul risarcimento federale per danni da vaccino, ha dichiarato a The Defender di temere che il Congresso non stanzi le risorse necessarie – che stima intorno ai 3 miliardi di dollari – per le persone danneggiate dai vaccini. Ha anche affermato che la risoluzione di molti di questi casi potrebbe richiedere anni.

 

Rohde ha affermato che, nonostante le difficoltà, la causa è fondamentale per il futuro.

 

«La domanda è: risarciremo queste persone?», ha chiesto. «Il timore è che, se non facciamo nulla ora, durante la prossima pandemia la situazione sarà persino peggiore».

 

Bob Snow, un pilota commerciale che ha ricevuto il vaccino sotto minaccia ed è rimasto ferito, ha dichiarato al The Defender che l’attuale programma di risarcimento non funziona.

 

«Purtroppo, il piano attuale è contorto e strutturato con una tempistica che non favorisce l’erogazione dei premi», ha affermato Snow.

 

«Sembra che il sistema sia stato politicizzato a tal punto che salute, sicurezza e consenso informato siano ormai considerati concetti radicali e che chiunque affermi di aver subito un danno venga manipolato, ridicolizzato ed emarginato. Finché questo stigma non cambierà, cosa che sarà difficile a causa dei livelli di dissonanza cognitiva coinvolti, prevedo una dura battaglia contro gli interessi sia finanziari che politici. Detto questo, nutro comunque la speranza di un cambiamento positivo».

 

Henrick Karoliszyn

 

© 9 luglio 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.

 

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Immagine di Gage Skidmore via Flickr pubblicata su licenza CC BY-SA 2.0

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Gravidanza

La vaccinazione anti-COVID nelle prime fasi della gravidanza ha portato a tassi più elevati di due malformazioni congenite

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense.   Un nuovo studio condotto in Iran ha rilevato che due rare malformazioni congenite – difetti del setto atrioventricolare e palatoschisi – si sono verificate più frequentemente nei neonati le cui madri avevano ricevuto un vaccino anti-COVID-19 contenente alluminio durante le prime 12 settimane di gravidanza, rispetto ai neonati le cui madri avevano ricevuto il vaccino in un secondo momento o non lo avevano ricevuto affatto.   Un nuovo studio condotto in Iran ha rilevato che due rare malformazioni congenite – il difetto del setto atrioventricolare (AVSD) e la palatoschisi – si sono verificate più frequentemente nei neonati le cui madri avevano ricevuto il vaccino contro il COVID-19 durante le prime 12 settimane di gravidanza, rispetto ai neonati le cui madri avevano ricevuto il vaccino in un secondo momento o non lo avevano ricevuto affatto.   A differenza degli studi condotti negli Stati Uniti e in Europa, nessuna delle donne partecipanti allo studio iraniano ha ricevuto vaccini a mRNA; tuttavia, tutti i vaccini contro il COVID-19 disponibili in Iran contengono da 0,25 a 0,50 milligrammi di adiuvante a base di alluminio, come ha dichiarato a The Defender Karl Jablonowski, ricercatore senior presso Children’s Health Defense.   Secondo Jablonowski, le iniezioni contenenti alluminio non sono generalmente raccomandate per le donne in gravidanza durante il primo trimestre.   I partecipanti al nuovo studio hanno ricevuto vaccini contro il COVID-19 a virus inattivato o a vettore virale. I ricercatori hanno reso anonime le marche specifiche dei vaccini «a causa di vincoli etici e normativi».   Altri studi iraniani indicano che il vaccino cinese Covilo, noto anche come Sinopharm, è il vaccino contro il COVID-19 più comunemente somministrato in Iran. Questo vaccino, il Coviran Barkat e il Covaxin, prodotto in India, erano disponibili in Iran al momento dello studio.

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Lo studio, pubblicato il mese scorso su Sage Open Medicine, ha analizzato 1.352 gravidanze avvenute in due città iraniane tra il 2022 e il 2023.   I ricercatori hanno confrontato tre gruppi: 303 donne che non hanno ricevuto alcun vaccino contro il COVID-19 durante la gravidanza, 262 donne che hanno ricevuto almeno una dose tra il concepimento e l’undicesima settimana e il sesto giorno di gestazione (il periodo in cui si formano gli organi fetali) e 787 donne vaccinate dopo il primo trimestre.   Gli autori hanno affermato di essere stati motivati ​​da una lacuna nella ricerca: la vaccinazione contro il COVID-19 è ampiamente raccomandata per le donne in gravidanza in tutto il mondo, eppure pochi studi hanno esaminato il legame tra la vaccinazione nelle prime fasi della gravidanza e le malformazioni congenite.   «È fondamentale condurre ricerche per valutare se questi vaccini possano influenzare lo sviluppo embrionale», hanno scritto.   Gli autori hanno avvertito che i loro risultati sono preliminari, basati su un numero limitato di casi, e non stabiliscono che la vaccinazione abbia causato le malformazioni congenite.   Jablonowski ha convenuto che lo studio non può stabilire un nesso di causalità, ma ha affermato che offre un punto di partenza.   «Può generare ipotesi e, grazie a questo studio, abbiamo a disposizione un ottimo argomento per iniziare a formulare ipotesi», in particolare sui vaccini che contengono adiuvanti a base di alluminio.

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Le malformazioni congenite sono rare, ma più comuni tra le donne vaccinate nel primo trimestre di gravidanza.

Tra il 2022 e il 2023, i ricercatori hanno valutato le malformazioni congenite rilevate durante le ecografie prenatali di routine effettuate tra la 18a e la 20a settimana di gravidanza in un campione di donne residenti in due importanti città iraniane.   Le caratteristiche demografiche e relative alla gravidanza erano relativamente bilanciate tra i gruppi, così come i tassi di infezione pregressa da COVID-19.   Sebbene le malformazioni congenite fossero complessivamente rare, i ricercatori hanno scoperto che le donne vaccinate durante il primo trimestre di gravidanza davano alla luce bambini con una maggiore incidenza di tali malformazioni.   Tra i risultati emersi:
  • Sei casi di difetto del setto atrioventricolare (AVSD), una malformazione cardiaca congenita, si sono verificati nel primo trimestre, rispetto a nessun caso nel gruppo non vaccinato e un caso nel gruppo di donne che hanno ricevuto il vaccino dopo il primo trimestre.
  • Si sono verificati due casi di palatoschisi tra le donne vaccinate prima delle 12 settimane, rispetto a nessun caso in entrambi i gruppi di confronto.
  Lo studio non ha preso in considerazione gli aborti spontanei avvenuti prima degli screening ecografici di routine, né le gravidanze interrotte prima degli esami di screening per anomalie, hanno affermato gli autori.

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Gli autori mettono in guardia dal trarre conclusioni causali, ma auspicano ulteriori ricerche.

I ricercatori hanno osservato che altri studi, tra cui un ampio studio di coorte osservazionale che utilizzava i dati del Vaccine Safety Datalink statunitense, non avevano riscontrato alcun aumento significativo – un rischio 1,02 volte maggiore – di difetti alla nascita nelle donne vaccinate nel primo trimestre rispetto a quelle vaccinate successivamente.   Sebbene lo studio iraniano abbia riscontrato differenze statisticamente significative nei tassi di difetto del setto atrioventricolare (AVSD) e palatoschisi, gli autori hanno ripetutamente descritto il loro lavoro come esplorativo.   «La nostra analisi descrittiva ha rilevato frequenze leggermente più elevate di difetti del setto atrioventricolare (AVSD) e palatoschisi nelle donne vaccinate durante il periodo teratogeno», hanno scritto, aggiungendo che «dato il numero limitato di eventi e il disegno descrittivo dello studio, non è possibile trarre conclusioni causali».   Tuttavia, hanno scritto, i risultati «sottolineano l’importanza di una sorveglianza continua e di analisi aggregate dei dati per indagare su esiti congeniti rari». Sono necessari studi più ampi con un maggior numero di esposizioni nelle prime fasi della gravidanza per determinare se le differenze siano reali o dovute al caso, hanno affermato.   Jablonowski ha affermato che i risultati sollevano una questione più specifica per la ricerca futura: gli effetti dei vaccini adiuvati con alluminio in particolare nelle prime fasi della gravidanza.   L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha raccomandato il vaccino Sinopharm per le donne in gravidanza, pur riconoscendo all’epoca che i dati erano «insufficienti per valutare l’efficacia del vaccino o i rischi ad esso associati durante la gravidanza».   L’OMS ha affermato che, grazie alla struttura a virus inattivato e all’adiuvante comune, il vaccino dovrebbe essere sicuro ed efficace per le donne in gravidanza e in allattamento, e non ha raccomandato di effettuare un test di gravidanza prima della vaccinazione.   Jablonowski ha affermato che negli Stati Uniti e in gran parte del mondo è insolito somministrare alle donne incinte vaccini adiuvati con alluminio nel primo trimestre di gravidanza.

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Il vaccino Tdap, che contiene un adiuvante a base di alluminio, non viene solitamente somministrato prima della 27a-36a settimana di gestazione. Il vaccino antinfluenzale è raccomandato in qualsiasi momento della gravidanza, ma non contiene alluminio.   Le uniche donne a cui in genere si consiglia di sottoporsi a una vaccinazione con adiuvante a base di alluminio nel primo trimestre di gravidanza sono quelle a rischio di epatite B — «e anche in questo caso, la maggior parte degli operatori sanitari dovrebbe riflettere», ha affermato Jablonowski.   I dati dello studio hanno mostrato una significativa associazione tra l’esposizione all’alluminio e un aumento dei difetti del setto, un sottotipo di AVSD, ha affermato Jablonowski, aggiungendo che i risultati sollevano interrogativi sulla somministrazione di vaccini adiuvati con alluminio nelle prime fasi della gravidanza, che meritano ulteriori ricerche.   Brenda Baletti Ph.D.   © 10 luglio 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.   Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

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Vaccini

Metà dei casi di morte in culla si sono verificati entro 48 ore dalla vaccinazione

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

In un’intervista video rilasciata oggi a The Defender, un’ex detective di polizia coinvolta nelle indagini su circa 250 casi di sindrome della morte improvvisa del lattante (SIDS) ha affermato che i medici legali non includevano la storia vaccinale nei loro referti, anche quando i rapporti di polizia la contenevano. «Jennifer» e suo marito erano detective nel dipartimento di polizia di una grande città statunitense con una popolazione di oltre 300.000 abitanti, all’incirca dal 2003 al 2010.

 

Un ex detective della polizia, coinvolto nelle indagini su circa 250 casi di sindrome della morte improvvisa del lattante (SIDS), ha affermato che circa il 50% di questi si è verificato entro 48 ore dalla vaccinazione.

 

In un’intervista video rilasciata oggi a The Defender, la detective, che ha fornito solo il suo nome di battesimo, «Jennifer», ha dichiarato che lei e suo marito hanno lavorato come detective nel dipartimento di polizia di un’importante città statunitense con una popolazione di oltre 300.000 abitanti per un totale di sette anni, all’incirca dal 2003 al 2010.

 

Jennifer ha detto che non rivelerà il suo cognome e la sua città per proteggere la sua famiglia. Ha detto:

 

«L’industria farmaceutica non vuole essere minacciata dalla divulgazione di segreti di questo tipo. Io sono madre di molti figli e la loro sicurezza è la mia priorità assoluta, la sicurezza della mia famiglia. Sono una mamma protettiva prima di ogni altra cosa».

 

Jennifer ha affermato di non aver inizialmente messo in dubbio la sicurezza dei vaccini. Ma la sua opinione è cambiata quando ha notato uno schema ricorrente nei rapporti di polizia relativi ai casi di SIDS (sindrome della morte improvvisa del lattante) nel suo reparto.

 

«Mi chiedo: qual è la cosa principale che accomuna tutti questi bambini, il tema ricorrente? E cioè che sono stati vaccinati di recente», ha affermato. Ha stimato che circa la metà dei casi di SIDS riguardava neonati che avevano ricevuto una vaccinazione nelle 48 ore precedenti il ​​decesso e che un «numero piuttosto consistente» di altri casi aveva ricevuto una vaccinazione nella settimana precedente la morte.

 

Il fenomeno era più evidente nei bambini di 6 mesi, ha affermato.

 

Ciò che preoccupava particolarmente Jennifer era che, sebbene i rapporti della polizia menzionassero le recenti vaccinazioni di questi neonati, tale informazione non fosse riportata nei referti autoptici e nei certificati di morte del medico legale della contea.

 

«Non mi sembrava logico», ha detto. Ha scoperto che non era un problema solo del medico legale della sua contea. A suo dire, i medici legali di tutti gli Stati Uniti sono addestrati a non registrare le informazioni sulle vaccinazioni nei referti autoptici.

 

Alcuni stati stanno lavorando per cambiare questa situazione. A maggio, l’Oklahoma e la Louisiana hanno approvato una legge che modifica la normativa sanitaria vigente, imponendo ai medici legali di documentare nei referti autoptici eventuali vaccini somministrati nei 90 giorni precedenti il ​​decesso di bambini di età inferiore ai 15 anni morti improvvisamente e senza una causa apparente.

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Pediatra: «La minaccia di morte nella SIDS è reale»

La consapevolezza di Jennifer che molti decessi per SIDS si verificavano poco dopo la vaccinazione l’ha spinta a iniziare a fare ricerche sui vaccini.

 

In quel periodo, lei e suo marito stavano cercando un pediatra per i loro figli. Jennifer raccontò al pediatra del quadro clinico della SIDS (sindrome della morte improvvisa del lattante) che aveva osservato e del fatto che lei e suo marito non volevano vaccinare i loro figli.

 

Il pediatra ha riconosciuto che le vaccinazioni comportano dei rischi e ha affermato che avrebbe rispettato la loro scelta, ha detto Jennifer.

 

Ha raccontato di aver vaccinato un neonato contro l’epatite B, e che il bambino era morto il giorno dopo. «Lui ha detto: “Sono sicuro al 100% che sia stato quel vaccino”», ha affermato.

 

Il pediatra ha detto a Jennifer che molti genitori di bambini non vaccinati avevano cartelle cliniche molto scarne. Al contrario, ha aggiunto, le cartelle cliniche dei bambini vaccinati che curava erano molto voluminose.

 

Jennifer, che ha anche parlato della sua conversazione con il pediatra in un’intervista del 2023 con Steve Kirsch, ha dichiarato a The Defender: «lui dice che i vaccini hanno anche degli svantaggi. Prima di tutto, il rischio di morte per SIDS (sindrome della morte improvvisa del lattante) è reale, e poi aggiunge che i vaccini alterano il sistema immunitario, aprendo la strada all’asma e alle allergie».

 

Il pediatra disse a Jennifer che non avrebbe dovuto rivelare nulla di tutto ciò ai genitori. «In effetti, l’American Academy of Pediatrics (AAP) ci insegna proprio come minimizzare le preoccupazioni dei genitori che pensano che il loro bambino abbia una reazione al vaccino o che siano titubanti. Dobbiamo rassicurarli dicendo che si tratta di paure irrealistiche e che è solo una coincidenza che ciò sia accaduto dopo la vaccinazione», ha detto Jennifer.

 

Ma la sua coscienza non glielo permetteva, le disse.

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La rivista rimuove un’analisi sottoposta a revisione paritaria che mostrava un potenziale legame tra SIDS e vaccini.

Il dibattito pubblico su un possibile legame tra vaccini e SIDS (sindrome della morte improvvisa del lattante) si è recentemente intensificato.

 

La scorsa settimana, Andrea Shaw, una madre dell’Idaho, è stata arrestata con l’accusa di omicidio colposo per i suoi gemelli, morti otto giorni dopo aver ricevuto le vaccinazioni previste per i 18 mesi. Shaw ha dichiarato che i medici l’hanno ignorata quando ha segnalato che il padre dei gemelli aveva avuto in precedenza una brutta reazione a un vaccino antinfluenzale.

 

Il mese scorso, il Segretario alla Salute degli Stati Uniti Robert F. Kennedy Jr. e il Senatore Ron Johnson (repubblicano del Wisconsin) hanno scritto alla rivista Toxicology Reports, chiedendo spiegazioni sul perché un articolo del 2021 sottoposto a revisione paritaria, che presentava dati che suggerivano un possibile legame tra vaccinazione e SIDS (sindrome della morte improvvisa del lattante), fosse stato recentemente rimosso dal sito web di Toxicology Reports.

 

In una lettera del 29 giugno, Johnson ha chiesto al caporedattore di Toxicology Reports e all’amministratore delegato di Elsevier, proprietaria della rivista, di rendere pubblici tutti i documenti relativi alla decisione di rimuovere l’analisi del ricercatore sui vaccini Neil Z. Miller: «Vaccini e morte improvvisa del lattante : un’analisi del database VAERS 1990-2019 e una revisione della letteratura medica».

 

L’analisi coincideva con quanto Jennifer aveva constatato nei rapporti della polizia successivi ai decessi per SIDS.

 

Miller ha scoperto che dal 1990 al 2019, sono state presentate molte più segnalazioni di SIDS (sindrome della morte improvvisa del lattante) al Vaccine Adverse Event Reporting System (VAERS) nei primi giorni successivi alla vaccinazione rispetto ai giorni successivi.

 

L’articolo includeva anche una revisione completa della letteratura scientifica sui vaccini e la SIDS, compresa la documentazione di un forte aumento dei tassi di SIDS in seguito all’avvio delle campagne di immunizzazione nazionali e segnalazioni di casi di SIDS in neonati vaccinati di recente.

 

Sebbene Toxicology Reports avesse pubblicato l’analisi di Miller nel giugno 2021 dopo che questa aveva superato il processo di revisione paritaria, il 9 aprile la rivista ha emesso un avviso di rimozione per l’articolo di Miller, citando «gravi difetti metodologici».

 

In una precedente intervista con The Defender, Miller ha spiegato perché ritiene che la rimozione sia stata ingiustificata. Ha affermato:

 

«I risultati principali del mio articolo — l’aggregazione temporale dei decessi infantili nel periodo immediatamente successivo alla vaccinazione, il picco storico del tasso di SIDS in seguito alla campagna nazionale di immunizzazione, la revisione completa della letteratura — rimangono inconfutabili».

 

«Nessuno ha analizzato i dati. Hanno semplicemente fatto sparire l’articolo. Questo dovrebbe preoccupare ogni genitore, ogni ricercatore e chiunque creda che la scienza progredisca attraverso la libera ricerca piuttosto che attraverso il controllo istituzionale».

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La revisione dell’ICD ha eliminato la vaccinazione come causa ufficiale di morte.

Anche altre ricerche pubblicate dopo l’analisi di Miller hanno suggerito un legame tra la SIDS (sindrome della morte improvvisa del lattante) e i vaccini. Ad esempio, uno studio del 2025 ha ipotizzato che i neonati con un sistema epatico non ancora completamente sviluppato possano essere più suscettibili alla SIDS dopo la vaccinazione, poiché il loro organismo non è in grado di metabolizzare le sostanze chimiche tossiche presenti in piccole quantità nei vaccini.

 

La diagnosi di SIDS non esisteva fino alla fine degli anni ’60, quando la categoria fu creata in risposta a un aumento dei decessi infantili improvvisi e inspiegabili.

 

Secondo l’analisi di Miller, all’inizio degli anni ’60 il numero di vaccini somministrati alla maggior parte dei neonati statunitensi è aumentato.

 

Con l’aumento dei casi di SIDS (sindrome della morte improvvisa del lattante), crebbe anche la preoccupazione dei genitori che la SIDS fosse collegata alla vaccinazione. Tuttavia, i funzionari sanitari assicurarono ai genitori che i decessi inspiegabili successivi alla vaccinazione erano “una mera coincidenza”, ha scritto Miller.

 

Ha inoltre affermato che prima del 1979, la Classificazione statistica internazionale delle malattie e dei problemi sanitari correlati ( ICD ) includeva le classificazioni delle cause di morte associate alla «vaccinazione profilattica» come causa ufficiale di decesso.

 

Tuttavia, nel 1979, l’ICD fu rivista e quella categoria venne eliminata. Di conseguenza, «i medici legali sono costretti a classificare erroneamente e a nascondere i decessi correlati ai vaccini sotto classificazioni alternative delle cause di morte», ha scritto Miller.

 

Suzanne Burdick

Ph.D.

 

© 8 luglio 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.

 

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