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La Cina chiude gli orfanotrofi cattolici: l’appello di un sacerdote cinese a Bergoglio

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Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di Asianews

 

 

Un appello a papa Francesco e alla Chiesa universale perché fermino la chiusura degli orfanotrofi cattolici di bambini disabili mentali e fisici. È tempo di rivedere l’Accordo sino-vaticano: aveva suscitato speranze, ma ora tutto viene tradito in nome della politica.

 

 

Una richiesta al papa e alla Chiesa universale perché parlino in difesa degli orfani – bambini disabili mentali e fisici – che vengono consegnati a strutture statali. Il governo cinese ha infatti decretato la chiusura e la cancellazione di orfanotrofi cattolici che esistono e sono apprezzati da decenni anche da membri del Partito. È di ieri la notizia della chiusura della “Casa dell’aurora” di Zhaoxian. Oltre al male che viene fatto a questi bambini, vi è un male che viene fatto alla Chiesa: quello di sopprimere il più possibile la visibilità della fede e delle sue opere. La riflessione sugli orfanotrofi che vengono chiusi, porta padre Wendao a rivedere l’entusiasmo verso l’Accordo provvisorio Cina-Vaticano. Padre Wendao è un sacerdote del Nord della Cina. Al suo attivo ha diverse lauree e lunghi stage all’estero.

 

 

Negli ultimi tempi si sono diffuse molte notizie sulla chiusura o lo scioglimento di case per bambini disabili o orfani tenute dalla Chiesa cattolica

Negli ultimi tempi si sono diffuse molte notizie sulla chiusura o lo scioglimento di case per bambini disabili o orfani tenute dalla Chiesa cattolica.

 

Fra le più recenti vi sono: la casa San Giuseppe per bambini disabili a Renqiu, Xianxian (diocesi di Cangzhou); la casa Liming (dell’aurora) a Zhaoxian, entrambe nell’Hebei. Vi sono pure notizie riguardo agli orfanotrofi cattolici a Zhangjiakou e Zhengding, anche questi nell’Hebei. Due anni fa è successa la stessa cosa per un orfanotrofio a Baoji (Shaanxi), curato dalle suore del Sacro Cuore.

 

Molti cinesi guardano a queste case per bambini disabili con rispetto e amore; molte persone le visitano e aiutano nel servizio, portando buoni frutti d’amore nella Chiesa e nella società. In questi luoghi le persone apprendono a prendersi cura e rispettare «i piccoli» di Dio.

 

Ho un ricordo vivo di alcuni anni fa, quando sono stato costretto a seguire una sessione di «riforma» nell’Istituto centrale per il socialismo.

 

Molti cinesi guardano a queste case per bambini disabili con rispetto e amore; molte persone le visitano e aiutano nel servizio, portando buoni frutti d’amore nella Chiesa e nella società

Una professoressa del corso ha raccontato la sua esperienza dopo aver visitato quegli orfanotrofi cattolici per i bambini disabili in Hebei. Ella ha detto che quelle case erano ben organizzate dalla Chiesa cattolica e risolvevano alcuni problemi sociali, dato che bambini abbandonati trovavano qualcuno che si curava di loro.

 

La professoressa ha continuato: «I gruppi cattolici mostrano di fare questo lavoro non per il profitto, ma per amore. E lo staff e le suore cattoliche che sono al servizio [di questi bambini] meritano il nostro rispetto. L’amore che essi donano ai bambini abbandonati proviene dalla loro fede in Dio. Questo è un fatto non comune, che si vede di rado in altri settori della società».

 

Insomma: anche se lei era comunista, atea, riconosceva i servizi resi alla società dalla Chiesa cattolica.

 

«I gruppi cattolici mostrano di fare questo lavoro non per il profitto, ma per amore. E lo staff e le suore cattoliche che sono al servizio [di questi bambini] meritano il nostro rispetto. L’amore che essi donano ai bambini abbandonati proviene dalla loro fede in Dio. Questo è un fatto non comune, che si vede di rado in altri settori della società»

Adesso, il governo non solo ignora il meraviglioso contributo e il servizio sociale di alta qualità offerto dalla Chiesa cattolica, ma lo sta distruggendo!

 

Le autorità hanno ordinato alle suore di chiudere gli orfanotrofi e trasferire gli orfani e i bambini disabili che erano con loro, in istituzioni gestite dallo Stato. Da notare che queste persone sono gli stessi rappresentanti del governo che in passato giudicavano una scocciatura e senza significato la registrazione dell’identità di quei bambini.

 

Che è successo? Sono cambiati, divenuti di buon cuore dal giorno alla notte? È chiaro che il proposito del governo non è servire quei bambini abbandonati, ma seguire gli ordini politici dei loro superiori: fare tutto il possibile per ridurre l’influenza della Chiesa cattolica in Cina. Per questa ragione, che si tratti di servizi sociali o della vita della Chiesa, il governo sta sopprimendo tutto senza sosta, o imponendo una serie di misure di controllo!

 

Durante la Settimana Santa e nei giorni di Pasqua di quest’anno, molti fedeli in diverse parti della Cina hanno diffuso messaggi pieni di tristezza perché non potevano partecipare alle liturgie della Settimana Santa.

 

Essi dicono che avrebbero voluto partecipare ai riti, ma le chiese erano bloccate. Centri commerciali e attrazioni turistiche sono aperti: perché non la chiesa?

 

Le autorità hanno ordinato alle suore di chiudere gli orfanotrofi e trasferire gli orfani e i bambini disabili che erano con loro, in istituzioni gestite dallo Stato

Sembra che ciò sia dovuto alla pandemia, ma di fatto si effettua un controllo più serrato sulla Chiesa. Giorni fa si è diffusa un’altra triste notizia da Shanghai: «a causa della pandemia da Covid-19, sarà proibita ogni attività di pellegrinaggio a Sheshan (Shanghai)» nei prossimi mesi, quando di solito si onora e celebra la Madre di Dio benedetta.

 

Casi simili non avvengono solo nelle chiese, ma anche nelle scuole di ogni livello. Il governo ha stretto il controllo sulla fede religiosa di studenti e insegnanti, dalle elementari fino all’università, facendo del loro meglio per controllare ogni ambiente educativo perché non avvenga alcuna attività religiosa o di Chiesa.

 

Alcuni fedeli hanno commentato dicendo che la scuola ha diffuso documenti per fare un’inchiesta sulla fede religiosa di studenti e professori.

 

Lo scopo è giungere a zero credenti in scuola, facendo comprendere a studenti e insegnanti che è meglio non credere in nessuna religione

Coloro che sono stati scoperti ad avere una fede religiosa (e soprattutto i cattolici), alcuni sono stati persuasi ad abbandonare il percorso educativo, altri sono stati messi in guardia con pressioni piscologiche; alcuni insegnanti sono stati minacciati sui rischi per la loro carriera, altri disprezzati in pubblico. Lo scopo è giungere a zero credenti in scuola, facendo comprendere a studenti e insegnanti che è meglio non credere in nessuna religione.

 

Nello scrivere ciò, mi viene in mente l’Accordo (provvisorio) fra Cina e Vaticano. Quando è stato firmato, la Chiesa in Cina si è sentita davvero incoraggiata. Dopo quella firma, tutti attendevano «giorni migliori». In più, un gran numero di persone di chiesa erano entusiasti e per molti fedeli la luce stava finalmente giungendo in Cina. Nei media si diceva perfino che il papa sarebbe venuto in Cina di lì a poco.

 

Di fatto, un’organizzazione non riconosciuta dalla Chiesa – l’Associazione patriottica – ha offuscato i principi dei fedeli e si è innalzata come il modello ufficiale

Alla luce di questa speranza, i fedeli cinesi hanno accettato quei vescovi come pastori ufficiali della Chiesa. Di fatto, un’organizzazione non riconosciuta dalla Chiesa – l’Associazione patriottica – ha offuscato i principi dei fedeli e si è innalzata come il modello ufficiale. Alcuni sacerdoti, che coltivano il «sogno di [diventare] vescovo», agitano la bandiera dell’accordo, senza considerare se vi sono vantaggi per la Chiesa e affrontando la cosa senza vergogna, come al mercato Liu’yin di Pechino, guardando ai propri vantaggi.

 

Era inevitabile che tutto questo avvenisse in conseguenza dell’Accordo sino-vaticano. E l’accordo, come pure le indicazioni date dal papa alla Chiesa cinese dopo l’accordo, mostrano che tale «accordo» va mantenuto. Tutti si aspettavano che ci sarebbero state altre concessioni a favore delle autorità della Chiesa e per gli interessi generali della Chiesa, pensando che la Chiesa avrebbe compiuto presto ulteriori aggiustamenti.

 

Ciò che è accaduto in seguito alla Chiesa in Cina, ha gelato il sentimento dei fedeli. Molte chiese sono state chiuse; ai giovani minori di 18 anni è vietato partecipare a qualunque attività ecclesiale; piccoli centri di commercio della Chiesa [libreria, oggettistica, souvenir,…] sono stati obbligati a chiudere; chiusi anche i seminari minori; pubblicazioni ecclesiali come «Faith Press Weekly» sono state sospese; l’organizzazione «Xinde (fede)» è stata rettificata; tutte le chiese sono obbligate a appendere cartelli e bandiere per promuovere le idee del Partito comunista; e infine, in nome della pandemia, tutte le cerimonie pubbliche della Chiesa sono state bandite.

 

Ciò che è accaduto in seguito alla Chiesa in Cina, ha gelato il sentimento dei fedeli. Molte chiese sono state chiuse; ai giovani minori di 18 anni è vietato partecipare a qualunque attività ecclesiale

In passato, quando accadevano queste cose, la Chiesa cinese (e quella universale) erano pronte a incoraggiare e sostenere. Ora, a causa dell’Accordo, la voce di giustizia del papa è rimasta in silenzio.

 

Forse ha un certo significato anche il fatto che la sede episcopale di Hong Kong sia ancora vacante dalla morte [circa due anni fa] di mons. Michael Yeung Ming-cheung. Questo è un fenomeno molto anormale nella Chiesa. Qualche ecclesiastico dice che anche questo è dovuto all’Accordo provvisorio sino-vaticano.

 

Anche davanti alle proteste di Hong Kong contro la legge sull’estradizione, che ha mosso le manifestazioni di milioni di persone, e la persecuzione, la Santa Sede è rimasta in silenzio.

 

Forse ha un certo significato anche il fatto che la sede episcopale di Hong Kong sia ancora vacante dalla morte [circa due anni fa] di mons. Michael Yeung Ming-cheung. Questo è un fenomeno molto anormale nella Chiesa. Qualche ecclesiastico dice che anche questo è dovuto all’Accordo provvisorio sino-vaticano.

Pur essendo il campo missionario più significativo dell’Asia, gli affari della Chiesa in Cina sono stati deviati dalla Congregazione per l’evangelizzazione die popolo – responsabile del lavoro in quell’area missionaria – ed è ora sotto la diretta responsabilità della Segreteria di Stato.

 

Gli affari della Chiesa sono divenuti politici, e tutto serve la politica. Per questo, abbiamo spesso sentito il card. Pietro Parolin dire che «siamo positivi e ottimisti verso le relazioni Cina-Vaticano.  La Santa Sede sta facendo ogni sforzo per assicurare la vita normale della Chiesa cinese, compresa la libertà di credere e la comunicazione con il papa».

 

Anche l’ottimismo del card. Parolin viene dalla speranza suscitata dalla firma dell’Accordo provvisorio. Seguendo questa mentalità, tutti sono fiduciosi, specie quei vescovi che hanno «cariche pubbliche». La loro voce celebrativa e fiduciosa copre la realtà della Chiesa, che è perseguitata, e copre le altre voci piene di dolorose emozioni.

 

In Cina, le persone che credono in Cristo sono una minoranza. Esse sono spesso discriminate e soppresse. Il mondo esterno fa fatica a sentire la loro voce. E ora, con le grida alternative di questi vescovi con «cariche pubbliche», le voci vere sono ancora più coperte.

Anche davanti alle proteste di Hong Kong contro la legge sull’estradizione, che ha mosso le manifestazioni di milioni di persone, e la persecuzione, la Santa Sede è rimasta in silenzio

 

Fra i bambini che le suore accolgono, la maggior parte di loro sono disabili, alcuni fisici, altri mentali. Sono persone che hanno bisogno della sollecitudine degli altri; essi sono abbandonati dai genitori e dalla società e soffrono dolori fisici ed emozionali.

 

Davanti a queste ingiustizie, essi sono la voce più debole. E ora di fronte a questa realtà pesante, la Chiesa universale rimarrà ancora in silenzio e ignorando il loro grido di aiuto?

 

Davanti a queste ingiustizie, essi sono la voce più debole. E ora di fronte a questa realtà pesante, la Chiesa universale rimarrà ancora in silenzio e ignorando il loro grido di aiuto?

Infine, vorrei chiedere al papa, padre della Chiesa universale: Santità, la prego, ascolti questa voce, la più debole e la più vera della Chiesa in Cina.

 

 

Padre Wendao

 

 

 

 

 

Invitiamo i lettori di Renovatio 21 a sostenere con una donazione Asianews e le sue campagne.

 

 

 

Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

 

 

 

Immagine di Kate Janis via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic (CC BY 2.0)

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Bambina traumatizzata si butta dalla finestra. L’assistente sociale ha tatuaggi sul viso e corna da diavolo

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Una bambina traumatizzata in Austria si è buttata da una finestra dopo essere stata prelevata da un assistente sociale dal look inquietante. Lo riporta LifeSite.

 

La precedente casa famiglia per bambini con problemi comportamentali, dove viveva la dodicenne, è stata chiusa dall’Agenzia per la tutela dell’infanzia e della gioventù di Vienna (MA 11) a seguito di alcune segnalazioni. I bambini di questa struttura avrebbero dovuto essere trasferiti in una nuova casa famiglia gestita da un organizzazione privata senza scopo di lucro il cui direttore era uno degli assistenti sociali che sono andati a prendere la ragazza.

 

Il caso si è trasformato in uno scandalo politico quando la ragazza è saltata da una finestra e si è rotta diverse ossa poco dopo aver incontrato l’uomo. La dodicenne tirolese è considerata traumatizzata a causa di sospetti gravi abusi. Secondo Pro Child Vienna, l’organizzazione che gestiva la sua precedente casa famiglia, la ragazza reagisce in modo molto negativo agli uomini e pertanto non dovrebbe essere affidata alle cure di assistenti sociali di sesso maschile.

 

Tuttavia, le linee guida non sono state rispettate quando la ragazza doveva essere prelevata da lì e portata in una nuova sistemazione condivisa, ha criticato Sabine Keri, portavoce dei giovani del Partito Popolare Austriaco (ÖVP) a Vienna. Alla Keri è stato fornito un resoconto scritto dell’incidente e ha affermato: «Era stato chiarito in modo inequivocabile che la ragazza non doveva essere prelevata da un uomo. E poi si presenta un uomo che esercita pressioni».

 

 

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I giornali viennesi sostengono che l’aspetto fisico dell’assistente sociale abbia spaventato la ragazza, poiché ha diversi tatuaggi sul viso, tra cui un pentagramma sulla fronte. L’uomo indosserebbe anche spesso delle piccole corna nere sulla testa che si possono avvitare e svitare, come si può vedere nel suo ritratto sul sito web ufficiale dell’organizzazione.

 

«Per me, quello è uno sguardo satanico. E non posso certo permettere a una persona con quell’aspetto di lavorare con bambini gravemente traumatizzati», ha detto la Keri.

 

L’uomo ha risposto alle accuse definendole diffamatorie e insistendo sul fatto di non essere un satanista, affermando di non indossare le piccole corna sulla testa quando è andato a prendere i bambini.

 

La dodicenne è saltata fuori dalla finestra non chiusa a chiave quando nessuno la guardava. La consigliera comunale Bettina Emmerling ha avviato un’indagine sull’accaduto. Tuttavia, sostiene che finora non ci siano prove che la ragazza si sia buttata per paura dell’assistente sociale. Secondo la Emmerling, l’uomo dall’aspetto satanico e la badante donna avevano già parlato con la bambina il giorno prima dell’incidente. La consigliera ha sostenuto che la paura per il suo aspetto non fosse la ragione del gesto, bensì la riluttanza della bambina a cambiare residenza o la persona a cui era affidata. Inoltre, ha affermato Emmerling in un’intervista, la bambina era stata anche con un badante uomo nell’appartamento condiviso prima dell’incidente.

 

«Il fatto che questa finestra non fosse chiusa a chiave non è consentito in un alloggio condiviso», ha affermato. «La finestra può essere lasciata leggermente aperta, ma in linea di principio, quando un bambino è solo in una stanza», le finestre devono essere chiuse a chiave.

 

Secondo Emmerling, la consigliera comunale non ha ancora ben chiaro se – e con quanta chiarezza – sia stato effettivamente comunicato che la ragazza non doveva essere prelevata da un uomo. Secondo quanto riferito, la ragazza si è ripresa dalla caduta e ora si trova in una nuova casa famiglia a Vienna. Le notizie non specificano se si tratti di una struttura della precedente organizzazione o di un’altra.

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Un altro elemento di dibattito politico in questo caso è il fatto che il responsabile dell’azienda che ha prelevato la ragazza, sia il figlio di un alto funzionario del MA 11. L’ÖVP e il FPO hanno criticato aspramente la cosa. La consigliera Emmerlinga ha difeso l’accordo: «il fatto che esistesse questo legame familiare è stato reso noto fin dall’inizio», ha dichiarato in un’intervista. Il padre del direttore (…) non aveva alcuna autorità né alcun ruolo nel processo decisionale relativo all’assegnazione degli appalti da parte dell’agenzia, ha aggiunto.

 

Anche il pubblico italiano ricorda prelievi traumatici eseguiti da assistenti sociali e forze istituzionali ai danni di famiglie, con azioni stile commando che tagliano la luce e ingannano i genitori per procedere al prelievo del minore. Il caso più noto degli ultimi anni, quello di un paesino emiliano, è finito con l’assoluzione dei principali accusati.

 

Nella dinamica di questi eventi è evidente come entri in giuoco uno scontro – metapolitico, metafisico – tra la sovranità della famiglia e la volontà dello Stato, con immani conseguenze filosofiche ed antropologiche: da una parte chi considera la famiglia come l’unita primigenia ed indivisibile del consorzio umano, dall’altra chi crede che lo Stato rappresenti una forza superiore che possa permettersi di scinderla e riformularla.

 

Da un punto di vista di filosofia del diritto, si deve parlare della primazia del diritto positivo dello Stato moderno contro la legge naturale che è base dell’esistenza della famiglia: da una parte chi crede che oltre lo Stato non vi sia nulla, e quindi che esso goda di un potere assoluto, dall’altra chi crede che lo Stato sia invece un’entità inferiore che si deve conformare a qualcosa di superiore – appunto, la legge naturale, o Dio… – e che non possa quindi infrangerne i principi.

 

In teoria, la Costituzione repubblicana italiana considera la famiglia come il nucleo fondamentale della società, definendola espressamente una «società naturale fondata sul matrimonio». I principi costituzionali che regolano la famiglia sono contenuti principalmente negli articoli 29, 30 e 31.

 

All’articolo 29, che tratta della società naturale, lo Stato riconosce la famiglia come un’istituzione che esiste prima dello Stato stesso, dotata di propri diritti originari che la legge non crea, ma si limita a proteggere.

 

All’articolo 31 è detto che la La Repubblica deve agevolare la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi con misure economiche, con particolare riguardo alle famiglie numerose, e proteggere la maternità, l’infanzia e la gioventù.

 

Quanto la Costituzione Italiana che pure non riteniamo proprio essere un documento perfetto, sia presa sul serio dallo Stato repubblicano (con la Corte Costizionale che per allargare le maglie della morte parla di «Costituzione materiale»), lo lasciamo decidere al lettore di Renovatio 21 che ci segue sin da prima della devastazione pandemica.

 

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 Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia

 

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Epidemie

I bambini nati durante il lockdown mostrano una ridotta funzione esecutiva all’età di 4 anni: studio

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Secondo un nuovo studio, i bambini nati durante il primo lockdown dovuto alla pandemia mostrano una ridotta funzione esecutiva, un indicatore chiave del controllo comportamentale, all’età di 4 anni.   La funzione esecutiva può essere concettualizzata come una sorta di «sistema di gestione» del cervello che consente all’individuo di svolgere compiti cognitivi di livello superiore come la pianificazione, la concentrazione, la memoria, il controllo degli impulsi e l’adattamento di piani e comportamenti in risposta al mutare delle circostanze.   Le funzioni esecutive sono principalmente associate alla regione della corteccia prefrontale del cervello. Le difficoltà nelle funzioni esecutive sono solitamente associate a condizioni come il disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD), l’invecchiamento e le lesioni cerebrali. Possono verificarsi anche riduzioni transitorie a seguito di stress e privazione del sonno.

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I ricercatori hanno analizzato i dati relativi a 205 bambini nati in Gran Bretagna tra il 23 marzo e il 23 giugno 2020. I bambini sono stati sottoposti a valutazioni standardizzate all’età di quattro anni per una varietà di tratti dello sviluppo, tra cui il linguaggio espressivo e ricettivo, il vocabolario espressivo e ricettivo e il ragionamento non verbale. Gli scienziati hanno quindi confrontato le valutazioni con quelle di un altro gruppo nato e valutato prima della pandemia.   Lo studio ha dimostrato che, sebbene alcuni parametri relativi alla coorte pandemica fossero nella norma, come la struttura delle frasi, il vocabolario espressivo e ricettivo e il ragionamento non verbale, un numero significativamente maggiore di bambini ha mostrato una ridotta funzione esecutiva. Anche i punteggi molto bassi relativi alla struttura delle parole sono risultati più frequenti.   Lo studio si aggiunge a un crescente numero di prove che dimostrano come le restrizioni sociali imposte dalla pandemia abbiano avuto gravi effetti negativi sullo sviluppo infantile. Uno studio condotto su bambini scozzesi, ad esempio, ha mostrato un aumento del 6,6% nella percentuale di bambini piccoli con almeno un problema di sviluppo durante le 72 settimane di misure di distanziamento sociale.   Un altro studio ha dimostrato che i lockdown hanno interrotto lo sviluppo di un’abilità sociale fondamentale nei bambini piccoli: lo sviluppo della teoria della mente, che permette ai bambini di assumere la prospettiva di un’altra persona.   Come riportato da Renovatio 21, un anno fa uno studio pubblicato sulla rivista Scientific Reports suggerisce che i lockdown e le altre misure adottate per prevenire la diffusione del COVID-19 hanno causato danni gravi e potenzialmente irreversibili ai bambini in età prescolare.   Anche il maggiore quotidiano del pianeta, il New York Times, già quattro anni fa ammise il danno procurato dai lockdown ai bambini. L’articolo, pubblicato a metà novembre, si intitola «Ecco le prove sorprendenti della perdita di apprendimento».   La lista dei danni dei lockdown sui bambini studiati dall’accademia è oramai imponenti. Il danno è autoevidente, a partire dal chiaro ritardo nell’apprendimento di alcuni a certi disegni disturbanti emersi.   Uno studio britannico aveva rilevato che molti bambini che iniziano la scuola elementare hanno abilità verbali gravemente sottosviluppate, e molti non sono nemmeno in grado di pronunciare il proprio nome.   La canadese York University ha rilevato in uno studio che i bambini ora «hanno difficoltà di riconoscere i volti a causa della mascherina».   Come riportato da Renovatio 21, una logopedista statunitense ha asserito di aver osservato un aumento del 364% delle segnalazioni di pazienti neonati e bambini piccoli che abbisognano di aiuto per il linguaggio non sviluppato.

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Un altro studio ha rivelato come i punteggi medi di quoziente intellettivo tra bambini nati durante la pandemia siano crollati di ben 22 punti mentre le prestazioni verbali, motorie e cognitive hanno tutte sofferto a causa del lockdown. La dannosità delle mascherine a livello respiratorio è stata sottolineata anche dall’agenzia tedesca per la protezione dei consumatori.   Secondo un rapporto di Ofsted, istituzione governativa britannica, la mascherina ha creato una generazione di bambini con problemi nel linguaggio e nelle relazioni.   Vi sarebbero poi problemi al sistema immunitario dei piccoli costretti alla clausura. Pochi mesi fa è emerso come bambini venivano colpiti, fuori stagione, da tre virus contemporaneamente – qualcosa di assolutamente raro, prima.   Qualcuno così propone una connessione tra l’inusuale aumento delle epatiti fra i bambini e le restrizioni pandemiche.   Inoltre, secondo uno studio pubblicato sulla rivista Royal Society Open Science, i lockdown hanno portato 60.000 bambini britannici alla depressione clinica. Un’analogo aumento della depressione giovanile è stata rilevata in Italia dall’ISS.   In Italia si sta assistendo anche al fluire di un’aneddotica significativa sull’aumento della violenza fra i giovani.  

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Il Canada propone il divieto di utilizzo dei social media per i minori di 16 anni

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Il governo canadese ha avanzato una proposta di legge che proibirebbe l’accesso ai social media per i ragazzi sotto i 16 anni, prevedendo possibili deroghe per le piattaforme in grado di dimostrare l’adozione di «adeguate misure di sicurezza».

 

Mercoledì, Ottawa ha reso nota tramite un comunicato stampa questa iniziativa normativa, denominata Safe Social Media Act (Legge sulla sicurezza dei social media).

 

Una volta approvata, la norma costringerebbe i gestori delle piattaforme social a introdurre sistemi di verifica dell’età e a limitare l’esposizione dei minori a contenuti pericolosi, tra cui lo sfruttamento sessuale dei minori, immagini intime non consensuali, incitamento all’autolesionismo, bullismo, incitamento all’odio, violenza e materiale terroristico o estremista.

 

Il provvedimento regolamenterebbe altresì i chatbot basati sull’IA, obbligandoli a «mitigare il rischio» di esiti nocivi, e imporrebbe alle piattaforme un sistema più efficace di segnalazione nelle situazioni di crisi, per esempio quando gli utenti manifestano l’intenzione di fare del male a se stessi o ad altri.

 

Verrà inoltre creato un nuovo ente di regolamentazione della sicurezza digitale incaricato di vigilare sull’applicazione e sul rispetto delle regole.

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«Abbiamo visto le gravissime conseguenze che i danni online possono avere. Con l’evoluzione delle tecnologie, dobbiamo garantire che le nostre leggi si adeguino, perché i genitori non possono affrontare queste sfide da soli», ha dichiarato il ministro della Cultura canadese Marc Miller nel comunicato stampa del governo.

 

La proposta giunge in un contesto di crescente impegno internazionale per disciplinare l’attività online dei minori.

 

Alla fine dello scorso anno, l’Australia è diventata il primo Paese a vietare ai minori di 16 anni l’accesso alle principali piattaforme di social media, tra cui Facebook, Instagram, TikTok e YouTube. Brasile e Indonesia hanno introdotto limitazioni analoghe a maggio.

 

Come riportato da Renovatio 21, la Francia ha avviato un iter legislativo per proibire l’uso dei social media ai minori di 15 anni, benché la misura non abbia ancora completato il percorso parlamentare. Anche altri Stati, tra cui Regno Unito, Austria e Danimarca, stanno elaborando restrizioni simili.

 

Negli ultimi mesi, i giganti dei social media come Meta Platforms, TikTok e YouTube sono stati al centro di critiche sempre più aspre, anche in seguito a una rilevante causa per responsabilità da prodotto intentata a Los Angeles, basata sull’accusa di aver progettato intenzionalmente le proprie piattaforme per generare dipendenza nei bambini.

 

Nei documenti depositati in tribunale si sostiene inoltre che Facebook non abbia sorvegliato in modo adeguato gli account coinvolti nello sfruttamento sessuale e nel traffico di minori, con alcuni contenuti illeciti che sarebbero rimasti online nonostante fossero state segnalate 16 violazioni.

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