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Epidemie

Bambini, scuole e test COVID: quali sono i rischi?

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Renovatio 21 pubblica la traduzione di questo articolo su gentile concessione di Alliance for Natural Health International

 

 

 

I ricercatori avvertono dei rischi di lesioni cerebrali per milioni di bambini che ora si sottopongono regolarmente a test con tampone nasale effettuati da non esperti, in alcuni casi dagli scolari stessi.

 

 

 

I bambini nel Regno Unito sono tornati a scuola questo mese, il primo passo di un allentamento dolorosamente lento delle restrizioni formulato negli ultimi mesi. Tuttavia, questo è il caso dei soli bambini sono sottoposti a regolari test COVID-19 e che rispettano l’obbligo di indossare le mascherine, ora esteso alle aule e alle aree comuni. Tutto ciò ha un costo, sia per la salute sia per il benessere dei bambini, oltre a sottrarre ben 78 milioni di sterline dai soldi dei contribuenti.

 

Ma queste restrizioni sono necessarie? I ricercatori del Dipartimento di malattie infettive dell’Imperial College di Londra suggeriscono di no, a causa dei  tassi di trasmissione estremamente bassi di SARS-CoV-2 nelle scuole.

 

 

Alcune persone sono giustamente preoccupate che l’uso improprio dei tamponi nasali utilizzati nei PCR o nei test a flusso laterale possa causare danni alla delicata membrana che protegge il cervello

Ragazzi, avete voglia di farvi punzecchiare il cervello?

Alcune persone sono giustamente preoccupate che l’uso improprio dei tamponi nasali utilizzati nei PCR o nei test a flusso laterale possa causare danni alla delicata membrana che protegge il cervello. Ma se doveste credere ai fact-checker, sareste portati a pensare che questa non sia altro che una teoria complottista. Ma, come è stato dimostrato in molti altri casi, i fact checker hanno sbagliato di nuovo.

 

Esiste un rischio e tale rischio aumenta man mano che sempre più persone inesperte (ora inclusi i bambini) effettuano i propri tamponi.

 

Nell’ottobre 2020, un caso clinico è stato pubblicato su JAMA Otolaryngology-Head & Neck Surgery che descriveva il caso di una donna la cui membrana cerebrale era stata perforata da un tampone COVID con conseguente fuoriuscita di liquido cerebrospinale.

 

Nell’ottobre 2020, il caso di una donna la cui membrana cerebrale era stata perforata da un tampone COVID con conseguente fuoriuscita di liquido cerebrospinale

Una seconda donna negli Stati Uniti ha recentemente avuto un’esperienza simile. Valutando l’uso dei tamponi nasali, i ricercatori che pubblicano su JAMA Otolaryngology-Head & Neck Surgery hanno emesso avvertimenti sui rischi per i milioni di persone che ora si sottopongono regolarmente ai test, in particolare i tamponi nasali somministrati in modo inesperto.

 

E chi sta effettuando i tamponi nasali nelle scuole? Gli scolari stessi! Speriamo che quando i bambini sbagliano, è perché non vanno abbastanza in profondità, e non il contrario.

 

Quello che sembra non venga detto a nessuno è che la lamina cribriforme, la parte che separa il cervello dalla cavità nasale, è una struttura delicata, morbida, a nido d’ape o simile a un setaccio, sottile e stretta con minuscole perforazioni.

 

Chi sta effettuando i tamponi nasali nelle scuole? Gli scolari stessi!

Questo è il motivo per cui è un sito perfetto per la chirurgia endoscopica transnasale della base cranica. Ma chiaramente è provato che non ha senso suggerire che qualcuno inesperto nel maneggiare un tampone nasale non possa spingere il tampone nel cervello.

 

 

Perché il test del flusso laterale nelle scuole è profondamente fuorviante ed è uno spreco di denaro pubblico

Quasi 57 milioni di kit per il test del flusso laterale (LFT) sono stati consegnati alle scuole del Regno Unito.

 

È provato che non ha senso suggerire che qualcuno inesperto nel maneggiare un tampone nasale non possa spingere il tampone nel cervello

Sono state espresse preoccupazioni sulla loro accuratezza a causa del numero di risultati falsi positivi che restituiscono. D’altro canto, ci sono anche preoccupazioni per gli alti livelli di falsi negativi, sebbene questo sia un problema minore in quanto i tassi di veri negativi sono molto inferiori a quanto si pensi generalmente.

 

Le opinioni sull’uso dei test massivi per rilevare la presenza di SARS-CoV-2 sono mescolate con la preoccupazione che i test non impediscano la trasmissione del virus. Regna la confusione  in termini di test positivi. Se un bambino risulta positivo a casa e un successivo test PCR risulta negativo, quel bambino può tornare a scuola. Tuttavia, se un test LFT positivo è stato eseguito nei locali della scuola, l’alunno e i suoi contatti dovranno autoisolarsi indipendentemente dal fatto che abbiano o meno un test PCR negativo poiché il governo considera minime le possibilità che il test LFT sia un falso positivo.

 

Abbiamo discusso in precedenza dei problemi del test PCR e della probabilità significativamente maggiore che un test restituisca un risultato positivo quando la prevalenza del virus nella comunità è bassa. Lo stesso problema si applica ai test di flusso laterale.

 

La confusione  in termini di test positivi. Se un bambino risulta positivo a casa e un successivo test PCR risulta negativo, quel bambino può tornare a scuola. Tuttavia, se un test LFT positivo è stato eseguito nei locali della scuola, l’alunno e i suoi contatti dovranno autoisolarsi indipendentemente dal fatto che abbiano o meno un test PCR negativo

Per illustrare ciò, abbiamo inserito i dati di sensibilità e specificità (77,8% e 99,68% rispettivamente) dal test a flusso rapido Innova al calcolatore di valutazione del test diagnostico MedCalc. Gli obiettivi erano calcolare il valore predittivo positivo (PPV) (cioè la probabilità che il SARS-VoV-2 sia presente quando il test è positivo) e il valore predittivo negativo (NPV) (cioè la probabilità che il SARS-CoV-2 non sia presente quando il test è negativo) tenendo conto della bassa prevalenza (quantità) di infezione in una data popolazione.

 

Questo è importante perché, come abbiamo spiegato nel nostro articolo «Casedemic» che criticava i test PCR, la teoria bayesiana rende essenziale che si tenga conto della prevalenza quando si considerano i tassi di falsi positivi e negativi di qualsiasi test diagnostico. Un fatto chiave su cui il ministro della salute del Regno Unito, Matt Hancock, sembra non riuscire a capirci qualcosa  o che sceglie di non farlo.

 

Abbiamo utilizzato tre tassi di prevalenza: 0,14% (tratto dai dati NHS Test & Trace), quindi dimezzato (0,07%) e raddoppiato (0,28%), per tenere conto della variazione, poiché la prevalenza è variabile.

 

A queste prevalenze, si possono trovare valori predittivi positivi (PPV) molto inferiori rispetto alle affermazioni sulla precisione fatte dal governo.

 

Per i tre tassi di prevalenza, 0,07%, 0,14% e 0,28%, le probabilità che un test positivo indichi con successo la presenza dell’infezione sono rispettivamente del 15%, 25% e 41%. Non viene detto ai ragazzi delle scuole, ai genitori e ai loro insegnanti.

 

La task force COVID-19 della Royal Statistical Society ha anche sollevato preoccupazioni sul rischio di test «positivi» quando la prevalenza di infezione è bassa. Non è strano che nessuno sembri ascoltare?

La task force COVID-19 della Royal Statistical Society ha anche sollevato preoccupazioni sul rischio di test «positivi» quando la prevalenza di infezione è bassa. Non è strano che nessuno sembri ascoltare?

 

Ci chiediamo ancora: dove è l’analisi costi/benefici che mostra che questo massiccio acquisto di 57 milioni di kit con il denaro dei contribuenti per il test del flusso laterale era giustificato per le scuole?

 

 

Sputare o tamponare?

Il test con tampone orofaringeo non solo può potenzialmente danneggiare la persona sottoposta a test, ma è anche decisamente fastidioso.

Ci chiediamo ancora: dove è l’analisi costi/benefici che mostra che questo massiccio acquisto di 57 milioni di kit con il denaro dei contribuenti per il test del flusso laterale era giustificato per le scuole?

 

C’è un modo migliore per testare? In realtà c’è, ma non ne sentiamo parlare molto. Coinvolge la pletora di test salivari che sembrano essere efficaci quanto i test del flusso laterale e molto più facili da somministrare.

 

Un recente studio pubblicato sul New England Journal of Medicine ha rilevato che un numero molto più elevato di campioni di saliva è risultato positivo fino a 10 giorni dopo la diagnosi di COVID-19 rispetto ai campioni di tampone.

 

I test salivari stanno diventando sempre più disponibili, ma devono ancora essere utilizzati dai governi.

 

Di seguito alcuni dettagli:

C’è un modo migliore per testare? In realtà c’è, ma non ne sentiamo parlare molto. Coinvolge la pletora di test salivari che sembrano essere efficaci quanto i test del flusso laterale e molto più facili da somministrare

 

USA

  • SalivaDirect – sviluppato dalla Yale School of Public Health è stato approvato per l’uso dalla Food & Drug Administration statunitense nell’agosto dello scorso anno.
  • Gli scienziati della Washington University hanno annunciato lo sviluppo di un test salivare che sperano possa essere utilizzato su larga scala.
  • DxTerity ha aggiunto al suo portafoglio un test SARS-CoV-2 basato sulla saliva.

 

Regno Unito

  • I test salivari Covguard sono disponibili per i cittadini del Regno Unito.
  • Vatic Health è un’altra opzione del Regno Unito creata da un team di scienziati, ingegneri e designer.
  • E se state cercando test salivari che soddisfino anche i requisiti «di idoneità», date un’occhiata a Fitness GenesHydro-x.

 

Australia

  • Un team della University of Technology di Sydney ha sviluppato un test salivare molto sensibile agli antigeni del SARS-CoV-2 che può fornire risultati in meno di 15 minuti.

 

 

 

 

 

Traduzione di Alessandra Boni

 

 

Pubblicato originariamente da Alliance for Natural Health International.

 

 

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Epidemie

Avanzamenti della Commissione COVID. Intervista al dottor Giacomini

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La Commissione parlamentare COVID sta andando avanti. Mercoledì alla Camera dei Deputati vi è stata un’udienza riguardante i danni da vaccino. Vi ha partecipato il dottor Dario Giacomini, presidente dell’associazione ContiamoCi!, che si è spesa sin dall’inizio per riportare il dibattito pubblico nell’alveo di una corretta comunicazione scientifica, tutelando al contempo i diritti costituzionali calpestati durante il biennio pandemico.

 

Dottor Giacomini, di cosa si è parlato ieri in Commissione?

Abbiamo portato della documentazione che dimostrava che le istituzioni, nello specifico il ministero della Salute, già dal 2021 conoscevano il problema degli eventi avversi. Le circolari ministeriali già riconoscevano l’esistenza della questione.

 

Quali effetti avversi erano già noti al ministero della Salute?

Oltre alle possibili reazioni allergiche legati alla composizione del siero, erano note alcune patologie quali la sindrome da perdita capillare, la sindrome di Guillain-Barré, le miocarditi, le pericarditi, la sindrome trombotica trombocitopenica.

 

Può farci un esempio di un documento che già conteneva questa informazione?

La circolare del ministero della Salute del 4 agosto 2021. Siamo ad otto mesi dal lancio della vaccinazione nazionale.

 

E cosa ha fatto il ministero?

Il ministero conosceva queste cose. Ma diceva che la vaccinazione doveva andare avanti: semplicemente, suggeriva di cambiare marca di vaccino. In pratica, le reazioni ai sieri non implicavano la sospensione della vaccinazione, ma il cambio di etichetta del siero: se ti ha fatto male il Pfizer, fai il Moderna.

 

Perché non si sono fermati?

Posso dire che il ministero sembrava più preoccupato dal garantire inderogabilmente la continuazione della campagna vaccinale nazionale invece che la salute del singolo cittadino a cui pure veniva riconosciuto ufficialmente un danno da vaccino. La stessa questione si è avuta con le donne in gravidanza. Si decise di proseguire con le donne incinte nonostante l’assenza totale di studi riguardo gli effetti su questa popolazione. La stessa circolare insiste che qualora il soggetto fosse guarito dalla malattia, cioè avesse l’immunità naturale, il titolo anticorpale non va ritenuto un parametro di esclusione dalla vaccinazione COVID.

 

Cioè secondo la circolare se avevi fatto la malattia dovevi comunque fare il vaccino?

Sì, dovevi farti il vaccino per avere gli anticorpi – anticorpi vaccinali, quindi indotti artificialmente su un frammento del patogeno – e invece gli anticorpi prodotti dall’immunità naturale non possono essere presi in considerazione. La sensazione è che bisognava vaccinare davvero tutti.

 

Perché?

Il sospetto che mi viene è che non bisognava avere una popolazione di controllo, cioè un gruppo di persone non vaccinate – parliamo di decine di milioni di cittadini che erano guariti e quindi avevano l’immunità naturale. Essi avrebbero dimostrato che si poteva sopravvivere al virus senza il siero. La politica invece doveva dimostrare la qualità salvifica della vaccinazione. Senza gruppo di controllo dei guariti, che sono stati inoculati anche loro, non è possibile nessun raffronto e quindi si può portare avanti la narrazione del vaccino unico strumento per uscire dalla pandemia.

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Quali altri elementi vi sono in questo processo?

Un altro elemento che ci fa capire come potrebbe esserci stata consapevolezza dei possibili eventi avversi anche letali è lo scudo penale stabilito con l’articolo 3 del DL 44/2021: si normava il fatto che qualora vi fosse un evento avverso anche mortale il medico vaccinatore sarebbe stato esentato da qualsiasi responsabilità, era sufficiente che avesse rispetto per le linee guida e le circolari ministeriali.

 

A cosa ha portato tutto questo?

Tutto questo ha portato ad una profonda sfiducia da parte del cittadino nei confronti delle istituzioni e della scienza medica, perché la regia politica ed ideologica diviene evidente, così come l’omissione di informazioni che pure erano presenti nella comunicazioni all’interno delle istituzioni. Ricordiamo com’erano quei mesi: c’era la censura e se dicevi le stesse cose contenute nella circolare ministeriali venivi etichettato come pericoloso «no-vax».

 

Quindi i sieri sono «sicuri ed efficaci»?

Questi farmaci per la loro stessa composizione possono avere effetti avversi: l’mRNA può raggiungere tutti i tessuti e non conosciamo le diverse reazioni di questi alla sostanza. Tutto questo era noto ma non si poteva comunicare all’esterno perché non si doveva spegnere quello che il ministro Speranza avrebbe definito, in una registrazione della riunione del CTS a seguito della morte di Camilla Canepa, l’«entusiasmo vaccinale».

 

Cosa è successo durante l’udienza?

Dopo la relazione mia e del vicepresidente di ContiamoCi! Marco Cosentino, vi è stato l’intervento della senatrice del PD Ylenia Zambito. Ha avuto il coraggio di dire che non c’era alcun obbligo vaccinale. Mi è toccato ricordarle, insieme all’onorevole Bagnai, che non solo l’obbligo c’era, ma c’era pure sanzioni amministrative, sproporzionate ed irragionevoli, che avevano portato alla fame milioni di cittadini che non potevano più lavorare. Tantissimi si sono piegati a questa «coercizione amministrativa», che per quanto mi riguarda era solo un enorme «ricatto».

 

Solo un ricatto?

Di più. Per me quello che c’è stato è stata una guerra civile. Per la prima volta, lo Stato ha disconosciuto milioni dei suoi cittadini e li ha perseguitati solo perché volevano liberamente decidere riguardo al proprio corpo – cosa peraltro sancita dall’articolo 32 della Costituzione.

 

Dicono che la vaccinazione ha salvato milioni di vite.

Quand’anche fosse vero, il salvare le milioni di vite non può passare attraverso il sacrificio coatto di una minoranza che viene mandata a morire. Lo Stato non lo può fare. La Costituzione su questo è chiara. Dovevi assumerti il rischio, di una malattia da reazione avversa o perfino della morte, senza alternativa. Dovevi accettare la roulette russa. Tutto questo facendoti pure firmare un consenso informato che informato non era.

 

I politici vaccinisti stanno cambiando idea?

Ho avuto l’impressione che le forze politiche che in quegli anni hanno avallato la discriminazione e la coercizione oggi non possono più difendere queste posizioni, cercando di mettere nel dimenticatoio quella stagione. Del resto sono posizioni indifendibili: la letteratura scientifica, i casi sanitari in tutto il Paese, la Costituzione – di cui si sono detti paladini nell’ultimo referendum – violata in tantissime sue parti. Rispetto al 2024 quando andammo in Commissione COVID la prima volta, quando erano belli agguerriti, mi sono parsi più sulla difensiva, più remissivi. Hanno le armi spuntate: di fronte a relazioni rigorose e pacate non hanno la possibilità di controbattere nulla.

 

Quale valore ha la Commissione in questo momento?

I lavori della Commissione continuano ad essere silenziati dalla grande stampa. Invece un evento che ha sconvolto la vita di tutti gli italiani, comunque la si pensi, non può essere messo in un cassetto da chiudere per sempre. Abbiamo un obbligo civile, morale di analizzare tutto quello che è successo e far emergere le verità che sono state taciute, al fine di dare ai cittadini gli elementi. Se siamo ancora in una democrazia, dobbiamo avere il coraggio di cercare la verità. Qualsiasi siano le conclusioni che arriveranno alla fine di questo percorso.

 

Cosa vuole dire ai lettori di Renovatio 21?

Che il perno deve essere il lavoratore, l’uomo che fa, che crea il proprio destino. Quindi invitiamo tutti a sostenere l’azione del sindacato DI.CO.SI. ContiamoCi! per difendere il diritto al lavoro che non deve mai più essere calpestato nel nome di una spinta emergenziale, che, guarda caso, oggi si sta riproponendo in altre forme. Perché il fine ultimo metapolitico di tutto questo è quello di spogliare l’uomo della sua libertà. Togliere il lavoro significa togliere la libertà, e quindi avere un popolo facilmente controllabile di schiavi.

 

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Immagine della Presidenza della Repubblica Italiana via Wikimedia; fonte Quirinale.it; immagine modificata

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Epidemie

Pfizer vuole il vaccino contro il Lyme, mentre aumentano le zecche e le allergie alla carne dalla sindrome alfa-gal

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Pfizer sta cercando l’approvazione normativa per un nuovo vaccino che, a suo dire, preverrebbe la malattia di Lyme, mentre diversi Stati si preparano alla peggiore stagione delle zecche di sempre, in un contesto di aumento delle allergie alla carne legate alla sindrome alfa-gal.   Il mese scorso, l’azienda ha pubblicato i dati della sperimentazione di fase 3 sull’efficacia del suo nuovo vaccino VALOR («Vaccino contro la malattia di Lyme per gli appassionati di attività ricreative all’aperto»), affermando che «ha dimostrato un’efficacia superiore al 70% nella prevenzione della malattia di Lyme in individui di età pari o superiore a cinque anni».   «Data l’efficacia clinicamente significativa (…) Pfizer è fiduciosa nel potenziale del vaccino e prevede di presentare la documentazione alle autorità regolatorie», si legge in un comunicato stampa.

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Secondo quanto riportato, quando una persona viene immunizzata con PF-07307405, il suo corpo produce anticorpi contro sei sierotipi di Borrelia OspA. Quando la zecca si nutre del sangue della persona vaccinata, questi anticorpi vengono ingeriti dalla zecca stessa durante il pasto di sangue. Il legame degli anticorpi indotti dal vaccino con la proteina OspA della Borrelia all’interno della zecca inibisce la capacità del batterio di fuoriuscire dalla zecca, impedendone la trasmissione all’ospite umano.   LYMErix, un vaccino simile per la prevenzione della malattia di Lyme, fu introdotto nel 1998 e ritirato dal mercato nel 2002 dopo che le segnalazioni di artrite e altri gravi problemi a lungo termine scatenarono cause legali e ne fecero crollare la domanda.   La notizia del prossimo vaccino contro la malattia di Lyme giunge mentre i residenti di gran parte degli Stati Uniti orientali vengono avvertiti che quest’estate potrebbe essere una delle peggiori stagioni per le zecche degli ultimi anni, con un forte aumento dei casi di malattia di Lyme e di sindrome alfa-gal, attribuiti rispettivamente alle zecche a zampe nere e alla zecca stella solitaria.   La Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health afferma che lo scorso maggio si è registrato un aumento del 30% degli accessi al pronto soccorso per malattie trasmesse dalle zecche rispetto all’anno precedente.   Mentre la malattia di Lyme può causare sintomi debilitanti come febbre, affaticamento e dolori articolari, l’intossicazione da alfa-gal è una condizione potenzialmente letale che può scatenare reazioni ritardate come l’anafilassi in seguito al consumo di carne rossa.   Ad esempio, la sindrome alfa-gal è stata indicata come causa din un caso degli anni scorsi. La saliva della zecca contiene una molecola di zucchero chiamata alfa-gal. Questa stessa molecola si trova nella carne di molti mammiferi, tra cui maiali e bovini. Il morso della zecca può scatenare una risposta immunitaria eccessiva, che porta a reazioni allergiche quando l’alfa-gal viene nuovamente a contatto con l’organismo. Alcune persone sviluppano orticaria, diarrea o vomito dopo aver mangiato un hamburger o della pancetta, o dopo aver consumato latticini.

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Alcuni stati stanno ora procedendo al monitoraggio della sindrome alfa-gal; il Massachusetts ha recentemente iniziato a consentire ai residenti di segnalare i casi, e un disegno di legge in Missouri sta seguendo il suo iter legislativo. Nel frattempo, altri stati stanno chiedendo un monitoraggio simile.   A chi pratica attività ricreative all’aperto viene raccomandato di prendere precauzioni quando si trova in aree boschive, tra cui coprirsi il collo, indossare abiti di colore chiaro, camicie a maniche lunghe, pantaloni lunghi e calze, e controllare regolarmente la presenza di zecche. La rivista TIME è arrivata a consigliare agli escursionisti di «considerare la possibilità di fissare con del nastro adesivo l’apertura degli scarponi o delle scarpe alle calze».   Esperti affermano che infilare i pantaloni nei calzini può sembrare ridicolo, ma non è una cattiva idea.   Come riportato da Renovatio 21, anni fa aveva destato scalpore la proposta di un bioeticista legato al WEF di bioingegnerizzare esseri umani con intolleranza alla carne in nome della lotta al cambiamento climatico.   Nella sua proposta il dottor Matthew Liao, direttore del Centro per la bioetica del College of Global Public Health presso la New York University, nominava specificatamente la zecca Lone Star.   «La gente mangia troppa carne. E se dovessero ridurre il loro consumo di carne, allora aiuterebbe davvero il pianeta», aveva dichiarato il professor Liao.   «Quindi ecco un pensiero. Quindi si scopre che ne sappiamo molto: abbiamo queste intolleranze», ha continuato il Liao. «Per esempio ho un’intolleranza al latte. E alcune persone sono intolleranti ai gamberi. Quindi forse possiamo usare l’ingegneria umana per dimostrare che siamo intolleranti a certi tipi di carne, a certi tipi di proteine ​​bovine».   «C’è questa cosa chiamata zecca Lone Star che se ti morde diventerai allergico alla carne. Quindi è qualcosa che possiamo fare attraverso l’ingegneria umana. Possiamo forse affrontare problemi mondiali davvero grandi attraverso l’ingegneria umana».  

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Le zecche insomma, come le zanzare, potrebbero rientrare in un vasto programma eugenetico mondiale.   Le inquietanti dichiarazioni del bioeticista legato al WEF sono da collegarsi con recenti rivelazioni, sempre più credibili, di programmi di guerra biologica tramite le zecche: secondo alcuni, la malattia di Lyme potrebbe quindi essere uscita da un laboratorio americano che utilizzava le zecche come vettore epidemico-militare.   Va notato come le zecche, e la malattia di Lyme, si stiano diffondendo ora in tutta Europa, Italia compresa, così come ossessivi programmi vaccinali portati innanzi dalla regioni – si tratta, tuttavia, dell’encefalopatia, non del Lyme, per cui la protezione offerta è quantomeno limitata.   Lo scorso anno, un po’ a scoppio ritardato, il governatore della Florida Ron DeSantis ha pubblicamente respinto l’idea che gli esseri umani possano essere modificati geneticamente per sviluppare un’allergia alla carne rossa come un modo per limitare il consumo di carne e proteggere l’ambiente.    

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Epidemie

Virus sconosciuto e per il quale non esiste un vaccino si sta diffondendo negli Stati Uniti

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Secondo i Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie, il metapneumovirus umano (HMPV) si sta diffondendo negli Stati Uniti, in particolare in California e nella regione dei Grandi Laghi. Lo riporta Epoch Times.

 

I sintomi includono tosse, febbre e congestione nasale e, a differenza di virus respiratori più noti, per l’HMPV non esistono vaccini o trattamenti conosciuti, ha affermato il CDC.

 

I pazienti ricoverati in ospedale ricevono in genere cure di supporto, o ossigeno se necessario, e liquidi per via endovenosa per prevenire o trattare la disidratazione.

 

Dei test nazionali risultati positivi ai virus respiratori nella settimana conclusasi il 28 febbraio, il 5% è risultato positivo all’HMPV, la percentuale più alta per l’HMPV da metà 2025. La percentuale è inferiore a quella dell’influenza e del virus respiratorio sinciziale (VRS), ma superiore a quella del COVID-19, secondo il National Respiratory and Enteric Virus Surveillance System.

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La California e il Nuovo Jersey sono tra gli stati che hanno recentemente segnalato casi di HMPV. Secondo l’ente di controllo epidemico statunitense CDC, casi sono stati registrati in tutte le regioni del paese.

 

Specialisti affermano che i sintomi sono solitamente lievi, ma che il virus può portare a complicazioni più gravi, in particolare nei bambini piccoli, negli anziani e in altre persone con un sistema immunitario più debole.

 

Secondo uno studio pubblicato a febbraio, i ricercatori della Facoltà di Sanità Pubblica dell’Università di Pittsburgh e di altre istituzioni hanno affermato che l’HMPV inizia solitamente a circolare più tardi nella stagione rispetto all’influenza e al virus respiratorio sinciziale.

 

Gli scienziati hanno scoperto che il virus raggiunge il picco anche più tardi, spesso ad aprile, e affermano che lo studio dimostra che l’HMPV è «una causa importante» di sintomi respiratori sia nei bambini che negli adulti.

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