Terrorismo
L’FBI sventa un complotto per un attacco con droni durante l’evento UFC alla Casa Bianca
L’FBI avrebbe sventato un complotto per attaccare un evento UFC a cui ha partecipato il presidente degli Stati Uniti Donald Trump lo scorso fine settimana, come dichiarato martedì dal direttore dell’agenzia, Kash Patel.
L’incontro per il titolo del celeberrimo torneo di arti marziali miste (MMA), svoltosi nei giardini della Casa Bianca nell’ambito delle celebrazioni per il 250° anniversario dell’America e per l’80° compleanno di Trump, ha suscitato polemiche sull’utilizzo di un monumento nazionale per un evento sportivo e ha portato a un tentativo legale, poi fallito, di bloccarlo. All’evento di sport da combattimento di alto profilo hanno partecipato oltre 4.000 persone, tra cui circa 1.200 militari in servizio attivo. Altre 85.000 persone hanno assistito all’evento, a pagamento, presso il parco Ellipse, appena a sud della Casa Bianca, dove erano stati allestiti maxi-schermi per trasmettere i combattimenti.
Land of the free. Home of the brave. 🇺🇸@UFC Freedom 250 has KICKED OFF! pic.twitter.com/6YKW9UTniC
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ENERGY IS HIGH AT THE WHITE HOUSE AHEAD OF THE @UFC FIGHT. 🔥🇺🇸
SOON 🔜 pic.twitter.com/xTArBVtELF
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USA! USA! USA! 🇺🇸
The opening round is LIVE. LFG. 🔥 pic.twitter.com/w6hJ7MVRyl
— The White House (@WhiteHouse) June 15, 2026
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Secondo alcune fonti, riportate dalla stampa USA, sarebbe stato anche bersaglio di un complotto terroristico su larga scala. L’agenzia avrebbe scoperto il presunto complotto la scorsa settimana e arrestato almeno cinque sospetti. Il gruppo è accusato di aver pianificato di utilizzare droni carichi di esplosivo per attaccare l’evento, scatenare il panico tra la popolazione e poi colpire con cecchini gli spettatori in fuga. Gli investigatori affermano che i sospetti intendevano anche assaltare i cancelli della Casa Bianca e introdursi all’interno del complesso.
Il Patel, al centro di diverse controversie con voci che ne chiedono il licenziamento, ha confermato le notizie, affermando che il complotto è stato scoperto il 10 giugno e che l’FBI, in collaborazione con le agenzie partner, è intervenuta rapidamente per prevenire quello che ha descritto come un attacco pianificato contro lo «storico» evento UFC.
«Grazie alla rapida azione dell’FBI, dei nostri partner e del Dipartimento di Giustizia in un’operazione che ha coinvolto diversi stati, numerose persone sono ora in custodia e gli attacchi presumibilmente pianificati sono stati sventati sul nascere», ha scritto il Patello su X.
Il direttore dell’FBI ha rivelato che l’agenzia ha identificato 23 persone coinvolte in discussioni su «attività pre-operative» tramite l’app di messaggistica Signal. Patel non ha specificato quanti sospetti siano stati arrestati né ha fornito ulteriori dettagli, promettendo di informare il pubblico sull’indagine in un secondo momento.
Il piano criminale avrebbe previsto l’uso di droni carichi di esplosivo per colpire l’area e scatenare il panico tra la folla, spingendo le persone verso una squadra di cecchini già appostati.
Gli arrestati apparterrebbero bizzarramente a una cellula estremista mista, spinta da sentimenti antigovernativi, anarchici e teorie del complotto legate all’estremismo di destra e al cosiddetto accelerazionismo, cioè l’idea di spingere la società verso il suo collasso più velocemente possibile. Il loro piano di morte mirava a massimizzare le vittime: i droni dovevano far esplodere i generatori elettrici per creare un blackout e il caos totale. La folla in fuga sarebbe diventata un bersaglio perfetto per i fucili d’assalto dei cecchini.
In rete circolano i discorsi oramai scettici rispetto ai complotti sventati dall’FBI, ricordando ad esempio il fallito complotto del 2020 per rapire Gretchen Whitmer, governatrice del Michigan, noto per la massiccia infiltrazione dell’FBI: nel gruppo di fuoco, fatto per lo più da disoccupati ed emarginati, operavano almeno dodici informatori e agenti sotto copertura. Molti incontri, addestramenti paramilitari e persino i sopralluoghi cartografici erano stati pianificati, finanziati o guidati direttamente dagli stessi agenti infiltrati. Tale pervasività aveva spinto le difese a invocare l’istigazione a delinquere dello Stato.
Altri casi ancora lasciano pensare una pianificazione dell’FBI in terrorismo e complotti vari. Nel 2009 un informatore pagato dall’FBI si infiltrò in una comunità musulmana nello Stato di Nuova York, promettendo 250.000 dollari e un’auto di lusso a quattro uomini indigenti se lo avessero aiutato a pianificare un attentato. L’informatore fornì l’organizzazione, il denaro, le finte bombe per colpire una sinagoga nel Bronx e finti missili terra-aria. La difesa sostenne che senza l’iniziativa e i fondi governativi il complotto non sarebbe mai esistito.
Nel 2010 un cittadino somalo di 19 anni, Mohamed Osman Mohamud, fu arrestato mentre tentava di far esplodere un furgone imbottito di esplosivo durante una cerimonia pubblica a Portland. Il furgone e la bomba (completamente inerte) erano stati forniti interamente da agenti dell’FBI sotto copertura. Gli agenti avevano guidato il giovane in ogni singola fase del piano, facilitando i contatti operativi che il ragazzo non possedeva.
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Nel 2007 un gruppo di immigrati di origine straniera fu accusato di voler attaccare la base militare di Fort Dix, nel Nuovo Jersey. Il caso si basò sull’uso massiccio di due informatori pagati dall’FBI, i quali spinsero attivamente il gruppo a ideare l’attacco, si offrirono di procurare le mappe della base militare e acquistarono le armi necessarie, spingendo la difesa a denunciare una vera e propria forzatura probatoria.
Nel 2011 Rezwan Ferdaus, un fisico laureato alla Northeastern University, fu arrestato per aver pianificato di colpire il Pentagono e il Campidoglio utilizzando aeromodelli telecomandati carichi di esplosivo C-4. Anche in questo scenario, le armi, i droni giocattolo avanzati e il finanziamento del viaggio logistico vennero interamente procurati da agenti dell’FBI che si fingevano esponenti di Al-Qaeda.
A livello storico, il Counter Intelligence Program (COINTELPRO) rappresenta il picco dell’infiltrazione istituzionale. Gli agenti dell’FBI si infiltrarono sistematicamente in gruppi politici e per i diritti civili (come le Pantere Nere o i movimenti contro la guerra in Vietnam). In moltissimi casi, gli informatori non si limitarono a sorvegliare, ma istigarono i membri alla violenza o organizzarono finti attentati per giustificare i successivi arresti e screditare i movimenti davanti all’opinione pubblica.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Terrorismo
Autobombe in Colombia pochi giorni prima che il leader sostenuto da Trump «el Tigre» prenda il potere
Desde otros puntos de Cúcuta también fueron captadas las explosiones en contra del comando de la Policía de Norte de Santander.
El atentado estaría dirigido contra la Unidad de Operaciones Especiales Jungla. Video: cortesía 99.9FM📻 pic.twitter.com/aLmuGXOfAt — Caracol Radio Cúcuta (@CaracolCucuta) August 1, 2026
#EnDesarrollo | Al menos una decena de personas heridas, entre uniformados y civiles, deja un violento ataque con exposivos contra el comando de la Policía Norte de Santander, en Cúcuta.
Los hechos ocurrieron en la madrugada de este sábado cuando fueron activadas varias cargas… pic.twitter.com/CjpANSGbVc — Metropolitano Noticias (@metropolitano_X) August 1, 2026
🔴Un atentado con explosivos se registró en la madrugada de este sábado 1 de agosto en inmediaciones del comando del Departamento de Policía de Norte de Santander, en Cúcuta.
Imágenes en el video 📹 Más detalles aquí ⬇️https://t.co/cJSBEPpC25 pic.twitter.com/E46Y09q18x — EL TIEMPO (@ELTIEMPO) August 1, 2026
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Terrorismo
Scontro tra Repubblica Democratica del Congo e Ruanda sul piano di disarmo dei ribelli
La Repubblica Democratica del Congo (RDC) e il Ruanda si sono scambiati accuse reciproche in merito a un piano proposto per disarmare un gruppo militante attivo sul lato congolese del confine condiviso, mettendo in luce nuove tensioni sull’accordo di pace mediato dal presidente statunitense Donald Trump.
Martedì Kinshasa ha annunciato che le Forze Democratiche per la Liberazione del Ruanda (FDLR) hanno firmato un protocollo che disciplina il disarmo, la smobilitazione e il trasferimento in aree di accampamento designate.
Il ministro congolese per l’integrazione regionale, Floribert Anzuluni, ha dichiarato che i membri delle FDLR non saranno rimpatriati forzatamente in Ruanda, e che i combattenti e i loro familiari potranno trasferirsi in un paese terzo qualora non vengano soddisfatte le condizioni per il rimpatrio volontario. Ha aggiunto che non esiste una stima concordata del numero di persone coinvolte e che i siti di accampamento e il calendario di attuazione sono ancora in fase di definizione.
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Le FDLR, formate da combattenti di etnia Hutu, alcuni dei quali legati al genocidio ruandese del 1994, operano nella Repubblica Democratica del Congo orientale da decenni. Kigali ha accusato le forze congolesi di collaborare con il gruppo, che considera una minaccia per il Ruanda.
Il portavoce del governo congolese, Patrick Muyaya, ha descritto il protocollo come una «svolta fondamentale» nella gestione della questione delle FDLR, affermando che è conforme agli Accordi di Washington e dimostra i progressi compiuti da Kinshasa nel rispetto dei propri impegni e accusando il Ruanda di aver usato la presenza delle FDLR come pretesto per giustificare l’aggressione contro la Repubblica Democratica del Congo per 30 anni.
Il ministro degli Esteri ruandese Olivier Nduhungirehe ha respinto il protocollo definendolo una «manovra dilatoria» di Kinshasa, sostenendo che le FDLR non sono parte degli Accordi di Washington, bensì il gruppo armato preso di mira dalle relative disposizioni in materia di sicurezza.
«I responsabili del genocidio delle FDLR non sono parte di questi accordi; ne sono invece soggetti», ha scritto su X, aggiungendo che il principale obbligo di sicurezza della Repubblica Democratica del Congo avrebbe dovuto essere adempiuto entro 90 giorni.
Nduhungirehe ha inoltre accusato Kinshasa di aver intensificato il sostegno militare alle FDLR e di aver integrato molti dei suoi combattenti nell’esercito congolese da quando gli accordi sono stati firmati il 4 dicembre 2025. La Repubblica Democratica del Congo ha precedentemente negato di sostenere il gruppo armato.
Lo scorso dicembre, nella capitale statunitense, i leader della Repubblica Democratica del Congo e del Ruanda hanno formalizzato gli Accordi di Washington per la Pace e la Prosperità. L’accordo impegna entrambe le parti a rispettare la sovranità e l’integrità territoriale dell’altra, a cessare le ostilità, a sostenere il disimpegno delle forze armate, a facilitare il ritorno dei rifugiati e a promuovere la cooperazione economica regionale. Prevede inoltre che Kinshasa neutralizzi le FDLR e che il Ruanda revochi le sue «misure difensive», che secondo la Repubblica Democratica del Congo equivalgono al ritiro delle truppe ruandesi dal suo territorio.
Le relazioni tra i due stati africani sono tese da decenni a causa della guerra civile nel Congo orientale. Kinshasa ha ripetutamente accusato Kigali di sostenere il gruppo ribelle M23, accuse che il governo ruandese ha sempre respinto.
Migliaia di persone sono state uccise e centinaia di migliaia sfollate da quando gli scontri tra l’M23 e le forze congolesi si sono intensificati nel gennaio 2025, con i ribelli che hanno conquistato Goma, capitale del Nord Kivu, e Bukavu, capitale del Sud Kivu.
Come riportato da Renovatio 21, quest’anno le autorità della RDC orientale hanno rinvenuto fosse comuni contenenti almeno 172 corpi nei dintorni della città di Uvira, dopo il ritiro del gruppo ribelle M23, formato precipuamente da vatussi, che aveva occupato temporaneamente la zona alla fine del 2025. La scoperta è avvenuta pochi giorni dopo l’uccisione del portavoce militare dell’M23, Willy Ngoma, in un attacco con droni attribuito presumibilmente all’esercito congolese nel vicino Nord Kivu.
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A settembre 2025 un eccidio si era verificato nel villaggio di Ntoyo, nella zona orientale della Repubblica Democratica del Congo (RDC). I membri delle Forze Democratiche Alleate (ADF), affiliate allo Stato Islamico, si sono presentati travestiti da civili per mescolarsi tra la popolazione, per poi scatenare all’improvviso una strage aprendo il fuoco e aggredendo i cristiani con asce e machete.
Il Movimento 23 marzo (M23) è un gruppo ribelle armato attivo nell’est della Repubblica Democratica del Congo, soprattutto nelle province del Nord e Sud Kivu. È composto principalmente da tutsi (cioè vatussi) congolesi e prende il nome dall’accordo di pace del 23 marzo 2009 tra il governo congolese e il CNDP (Congresso Nazionale per la Difesa del Popolo), accordo che il M23 accusò di essere stato violato.
L’ideologia ufficiale del M23 si basa sulla difesa dei diritti dei tutsi congolesi (Banyamulenge e altri gruppi), trattati come «stranieri» e minacciati da milizie hutu (FDLR, eredi dei genocidari ruandesi del 1994). Denuncia corruzione governativa, discriminazione etnica e mancata integrazione. In pratica, è considerato da molti un proxy ruandese, ora retto dai vatussi di Paul Kagame), sia per motivi di sicurezza (contro il FDLR) e pure economici (controllo dell’estrazione del coltan, dell’oro e altre miniere). Vari accusano M23 di etnonazionalismo tutsi e di alimentare un ciclo di violenza etnica legato al genocidio ruandese del 1994.
Come riportato da Renovatio 21, alcune voci hanno accusato il Ruanda di essere dietro l’assassinio nel 2021 dell’ambasciatore italiano in Congo Luca Attanasio
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Bioetica
Europarlamente ex IRA dice di aver abortito per poter andare a mettere una bomba
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