Spirito
Politico francese fa infuriare il sindaco comunista recitando l’Ave Maria in consiglio comunale
Un politico francese ha sollevato una croce e recitato l’Ave Maria durante una riunione del consiglio comunale presieduta da un politico comunista che ha deplorato il suo omaggio a Dio e alla Beata Vergine Maria definendolo un «crimine politico». Lo riporta LifeSite.
Kevin Nader, consigliere comunale eletto a Ivry-sur-Seine, comune nella periferia di Parigi, aveva proposto durante la riunione dell’11 giugno una norma che vietasse «di indossare simboli o indumenti che manifestino apertamente l’appartenenza religiosa», secondo quanto riportato dal quotidiano francese JDD. Il regolamento avrebbe interessato diverse consigliere che indossano il velo islamico, l’hijab, tra cui la vicesindaca di Ivry, Fenda Diarra.
Ivry : un élu RN récite un «Je vous salue Marie» en conseil municipal face à la laïcité à géométrie variable du maire PCF
🔗 Article JDD : https://t.co/kDrQaaVuWD pic.twitter.com/T00OsJprrO
— Le JDD (@leJDD) June 12, 2026
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La proposta di Nader è stata immediatamente respinta dal sindaco di Ivry-sur-Seine, Philippe Bouyssou, membro del Partito Comunista Francese (PCF). Secondo Nader, «questo emendamento non è stato messo ai voti» poiché Bouyssou ha affermato di rifiutarlo «moralmente».
«Bene, visto che vi rifiutate di stare sotto il segno del laicismo in questo consiglio comunale, allora rifiutate il laicismo. Proprio così, rifiutate il laicismo in questo consiglio comunale. Ma d’ora in poi, saremo sotto il segno della croce a ogni riunione del consiglio comunale», ha risposto il Nader durante la seduta, mostrando una croce di legno.
«E che la croce vi benedica tutti. E che Dio vi benedica. E reciterò un’Ave Maria», disse Nader, continuando a tenere alta la croce mentre recitava l’Ave Maria, concludendo con il segno della croce.
Il sindaco Bouyssou ha immediatamente condannato la sua manifestazione religiosa. «Quindi, quello che ha appena fatto, signor Nader, costituisce chiaramente un crimine politico», ha affermato il comunista francese.
«E vi ricordo, in ogni caso, che siete effettivamente ripresi. E io, che nutro un profondo e incrollabile rispetto per tutte le religioni, pur non praticandone alcuna, credo fermamente che la comunità cristiana e cattolica di Ivry apprezzerà profondamente e chiaramente il modo in cui li avete appena trascinati nel fango con questo atteggiamento», ha tuonato Bouyssou, con ostilità negli occhi, tra gli applausi dei funzionari comunali.
🚨🇫🇷 𝗔𝗟𝗘𝗥𝗧𝗘 𝗜𝗡𝗙𝗢 — Résumé vidéo de ce qu’il s’est passé hier lors du conseil municipal à Ivry-sur-Seine entre le maire PCF Philippe Bouyssou, son adjointe Fenda Diarra et le conseiller RN d’opposition Kevin Nader. https://t.co/Z535LCHFFt pic.twitter.com/FauQsRp0Sj
— L’Écho Chrétien (@lechochretien) June 12, 2026
«Questa è davvero una vergogna. Questo è un vero e proprio scandalo. In poche ore di consultazione, avete raggiunto ogni vetta immaginabile, superando in modo assoluto ogni limite invalicabile», ha continuato Bouyssou.
Poi, furioso, si mosse per cacciare Nader. «La invito ad abbandonare immediatamente quest’assemblea comunale», esclamò Bouyssou tra gli applausi, battendo il pugno sul tavolo. «Mai il consiglio comunale di Ivry è stato insultato in questo modo». Al rifiuto del Nader, Bouyssou sospese la riunione.
Il Naderro ha dichiarato di aver subito attacchi «molto violenti, avvenuti fuori sede» da parte di funzionari del consiglio comunale dopo la riunione. «Sono stato fischiato, minacciato, mi hanno detto che sarei finito all’inferno, mi hanno dato del razzista», ha riportato Le Parisien. Il politico cristiano ha aggiunto che intende sporgere denuncia.
Nei commenti al video della riunione del consiglio pubblicato su YouTube e sui social media, Nader è stato applaudito per la sua dimostrazione di fede cattolica e per aver smascherato l’ipocrisia del sindaco.
«Pregare in un’assemblea deliberativa ha chiaramente creato un disturbo all’ordine pubblico», ha poi dichiarato Bouyssou all’agenzia AFP.
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Il Nader ha poi condiviso su Facebook che una vicesindaca «ha detto di essere orgogliosa di indossare il velo in Consiglio comunale. Dopo questa chiara risposta, ho espresso la mia fede di cattolico praticante», ha aggiunto.
«Sia la croce cattolica che il velo musulmano sono simboli religiosi. La legge francese sulla laicità (che non condivido) vieta espressamente di indossarli. Pertanto, questo sindaco non solo è un ipocrita incallito e un esempio di doppi standard, ma anche la sua vice, Fenda Diarra, che indossa il velo, sta violando la stessa legge», ha commentato un utente in francese. «Non vede alcun problema con l’uno, ma si comporta come un vampiro di fronte a un crocifisso per quanto riguarda l’altro. Questa palese ipocrisia è alla radice dell’attuale divisione».
«Due pesi, due misure: quando si tratta di un simbolo ostentato legato all’Islam, la laicità diventa improvvisamente negoziabile. Quando si tratta di cattolicesimo, è un “crimine”», ha commentato un utente di X.
In Italia non esiste un’unica legge quadro che regolamenti tutti i simboli religiosi. La materia è retta dal principio di laicità dello Stato e dalla tutela della libertà di coscienza, bilanciando la tradizione culturale con il rispetto delle minoranze e delle altre fedi.
In scuole e uffici pubblici l’esposizione di simboli come il crocifisso è consentita ma non è imposta da una legge dello Stato. Essa è disciplinata da decreti del periodo fascista (Regi Decreti del 1924-1928), interpretati dalla giurisprudenza come simboli di valori storico-culturali e identitari del Paese, purché non configurino un’imposizione o una discriminazione
Per la strada e gli spazi pubblici aperti, pure non esistono divieti generali. L’esposizione di simboli (presepi, edicole votive, etc.) è generalmente demandata ai regolamenti comunali, nel rispetto dell’ordine pubblico e della sicurezza.
I lavoratori degli enti pubblici italiani possono indossare simboli religiosi di ridotte dimensioni (come croci o altri ciondoli) nel rispetto del decoro e dell’imparzialità delle funzioni svolte. Tuttavia, per il velo islamico, il discorso si fa differente, essendovi il divieto di occultamento del volto: esiste una normativa precisa (Legge 152/1975, nota come Legge Reale e successive modifiche) che vieta l’uso di caschi o di qualunque altro mezzo che renda irriconoscibile il viso nei luoghi pubblici, senza giustificato motivo.
Questo incide direttamente sull’uso di indumenti religiosi che coprono interamente il volto (come il burqa o niqab), i quali sono vietati per motivi di sicurezza e ordine pubblico.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Gender
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Spirito
Ordine e disordine
Nel mondo moderno è più facile scivolare in questa spirale di disordine morale, da qui l’urgente necessità di ristabilire l’ordine intorno a noi.
Un noto proverbio afferma che l’ordine esteriore riflette l’ordine interiore. Questa verità, sebbene a volte inquietante, rimane una realtà profonda. Chi ha visitato i conventi di monache ha potuto constatare un ordine e una pulizia notevoli, frutto di uno spirito di disciplina, povertà e contemplazione, che genera pace, serenità e gioia interiore.
Questo spirito di disciplina e di parsimonia dovrebbe permeare tutte le istituzioni, le comunità e le famiglie. È una virtù che si acquisisce fin dalla prima infanzia, ma che, purtroppo, si sta perdendo sempre più ai giorni nostri.
Esiste uno stretto legame tra l’ordine e la nostra vita spirituale. Infatti, l’intera opera della nostra vita spirituale consiste nel ristabilire nella nostra anima l’ordine che il peccato ha distrutto nella natura e in particolare nella nostra anima. A causa del peccato originale, le passioni dominano la volontà e l’intelletto, e quindi dobbiamo ristabilire l’ordine; vale a dire, che l’intelletto, illuminato dalla Fede, tenda alla verità, che la volontà sia orientata al bene e che intelletto e volontà controllino le nostre passioni (ordine materiale; ordine di disciplina nella vita; ordine della vita spirituale; ordine di organizzazione; ordine di realizzazione dei progetti; ordine di obbedienza a principi, regolamenti, statuti, leggi, etc.).
In un mondo in perenne accelerazione, dove le informazioni viaggiano alla velocità della luce e le richieste sono innumerevoli, la questione dell’ordine e del disordine non è mai stata così rilevante.
L’ordine, prima di tutto, apporta una preziosa chiarezza mentale. Un ambiente organizzato, che si tratti di un ufficio, di una casa o persino della nostra mente, permette al cervello di impiegare meno energie nella ricerca, nell’ordinamento o nella preoccupazione. Questo, a sua volta, favorisce la concentrazione e la creatività.
A livello collettivo, l’ordine è la condizione primaria per la vera libertà. Senza regole condivise, leggi rispettate e istituzioni stabili, la società precipita nell’arbitrarietà e nel caos. Da Platone a Jordan Peterson, i grandi pensatori hanno sottolineato come l’ordine (il cosmo) si contrapponga al caos primordiale. L’ordine rafforza anche la fiducia reciproca: ogni oggetto messo al suo posto, ogni impegno mantenuto, ogni processo migliorato rappresenta una vittoria sul disordine.
Dio stesso è un Dio d’ordine. Tutta la creazione testimonia un’armonia e una legge che è al contempo divina e naturale. La Provvidenza agisce secondo ordine, anche quando non lo percepiamo pienamente.
Il Vangelo stesso offre esempi toccanti. Dopo la Risurrezione, gli apostoli trovarono nella tomba i teli funebri, «piegati uno alla testa e l’altro ai piedi», segno di calma e ordine nel cuore stesso del Mistero Pasquale. Sant’Agostino e San Tommaso d’Aquino, inoltre, definiscono la pace come «la tranquillità dell’ordine».
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Il profondo danno causato dal disordine
Il disordine non è un fenomeno neutro. A livello psicologico, l’accumulo di compiti incompiuti, oggetti sparsi e impegni non mantenuti genera una persistente sensazione di sopraffazione. Molti casi di procrastinazione cronica sono in realtà dovuti a problemi organizzativi non identificati correttamente.
Dal punto di vista economico, il disordine rappresenta un pozzo senza fondo: sprechi, perdita di beni, distruzione involontaria e mancanza di un’etica della povertà. Costituisce inoltre un’ingiustizia verso gli altri e un attacco al bene comune.
A livello visivo, un ambiente caotico affatica il cervello attraverso una stimolazione costante. A lungo termine, può causare stress, ansia, scoraggiamento e perdita di motivazione. Studi hanno dimostrato un legame tra il disordine e l’aumento del cortisolo (l’ormone dello stress), problemi di memoria, cattive abitudini alimentari, ridotto controllo degli impulsi e un maggiore rischio di disturbi d’ansia e dell’umore. A livello relazionale, il disordine emotivo – comunicazione confusa, promesse non mantenute, conflitti irrisolti – distrugge la fiducia e spesso porta a rotture sentimentali. Le famiglie caratterizzate da caos relazionale vedono spesso i propri figli sviluppare maggiore ansia e difficoltà scolastiche.
Da dove nasce il disordine? È moralmente sbagliato?
Il disordine deriva spesso da una combinazione di pigrizia, negligenza, mancanza di disciplina, imprudenza, disinteresse per il bene comune e assenza di spirito di povertà. Tutti questi aspetti sono moralmente riprovevoli. Certamente, il temperamento gioca un ruolo importante, ma anche il rifiuto di controllarlo rientra nell’ambito della moralità.
Il disordine nelle aree comuni di una casa o di qualsiasi comunità costituisce un’ingiustizia nei confronti del bene comune. Lo stesso vale per leggi, regolamenti e norme che non vengono applicati o che cambiano eccessivamente. La pigrizia, la mancanza di una mentalità orientata alla povertà, la negligenza e il disprezzo per il bene comune sono pertanto moralmente inaccettabili.
Oltre a queste cause classiche, il mondo moderno ha introdotto un elemento particolarmente dannoso: l’abuso degli schermi e la costante ricerca di distrazione e stimoli immediati. Questa abitudine si traduce in un notevole spreco di tempo che dovrebbe essere dedicato all’adempimento dei nostri doveri.
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Ordine di apprendimento
Nell’ambito dell’organizzazione, l’ordine richiede una rigorosa disciplina personale. I nostri obblighi possiedono una gerarchia naturale basata sul loro valore intrinseco e sul grado di urgenza. È quindi essenziale attenersi a questa gerarchia, senza rimandare, soprattutto i compiti che ci risultano più difficili.
In molte situazioni è necessario saper dire «no» alle richieste inopportune delle nostre emozioni o di chi turba quest’ordine. Scegliere l’ordine non significa rinunciare alla libertà, ma optare per una libertà superiore: la libertà di creare, di amare il bene comune e di progredire senza essere costantemente ostacolati dal peso del caos che abbiamo lasciato dilagare.
In termini pratici, l’ordine è classicamente definito dal principio: «ogni cosa al suo posto». Questa disciplina si acquisisce fin dalla prima infanzia. I bambini devono imparare presto a non lasciare giocattoli, vestiti e oggetti personali in giro per casa. Gli adulti devono fare lo stesso con i propri effetti personali nelle aree comuni, sul posto di lavoro o nella comunità.
Tra i segni più frequenti di disordine si annoverano: ante degli armadi lasciate aperte, cassetti non chiusi correttamente, piatti che si accumulano, giocattoli lasciati in soggiorno, attrezzi mai riposti al loro posto, un’officina caotica o attività intraprese d’impulso o d’impulso.
In un mondo moderno che promuove la gratificazione immediata e rifiuta lo spirito di sacrificio, diventa più facile scivolare in questa spirale di disordine morale, individualismo e mancanza di disciplina personale. Da qui l’urgente necessità di ristabilire l’ordine e le sue esigenze intorno a noi.
Se desiderate la pace nella vostra famiglia, comunità o azienda, coltivate l’ordine.
PS: L’esempio dell’ufficio del vescovo Marcel Lefebvre, sempre perfettamente ordinato, rimane un modello di disciplina interna che si manifesta esteriormente.
Padre Philippe Pazat, FSSPX
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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Immagine: dettaglio della facciata ovest di Notre-Dame, Parigi.
Immagine di Dietmar Rabich via Wikimedia pubblicata su licenza
Spirito
Mons. Hanappier consacra una chiesa FSSPX in Texas
Una chiesa consacrata a Dio
Per quasi quattro ore si sono svolti i solenni riti di consacrazione. Con le preghiere del Ponteficale romano, il vescovo, in un certo senso, ha sottratto l’edificio al suo uso secolare per consacrarlo definitivamente a Dio. L’altare stesso è stato consacrato e ha ricevuto le reliquie dei martiri, richiamando l’antica tradizione della Chiesa di celebrare il Santo Sacrificio presso le loro tombe. Anche le dodici croci di consacrazione poste sulle pareti della chiesa sono state unte con il santo crisma. Rimarranno i segni visibili di questa consacrazione e saranno illuminate ogni anno nel suo anniversario.Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
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Cinquant’anni di vita parrocchiale
La consacrazione ha coinciso con il 50° anniversario della parrocchia Queen of Angels. Mezzo secolo di vita cattolica ha così trovato il suo culmine nella solenne consacrazione della chiesa. Questi giorni si sono conclusi domenica 2 agosto con l’amministrazione del sacramento della Confermazione da parte di mons. Hanappier, seguita da una solenne Messa pontificale. Ad Majorem Dei Gloriam, per la maggior gloria di Dio! Articolo previamente apparso su FSSPX.NewsIscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
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