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Politico francese fa infuriare il sindaco comunista recitando l’Ave Maria in consiglio comunale

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Un politico francese ha sollevato una croce e recitato l’Ave Maria durante una riunione del consiglio comunale presieduta da un politico comunista che ha deplorato il suo omaggio a Dio e alla Beata Vergine Maria definendolo un «crimine politico». Lo riporta LifeSite.

 

Kevin Nader, consigliere comunale eletto a Ivry-sur-Seine, comune nella periferia di Parigi, aveva proposto durante la riunione dell’11 giugno una norma che vietasse «di indossare simboli o indumenti che manifestino apertamente l’appartenenza religiosa», secondo quanto riportato dal quotidiano francese JDD. Il regolamento avrebbe interessato diverse consigliere che indossano il velo islamico, l’hijab, tra cui la vicesindaca di Ivry, Fenda Diarra.

 

 


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La proposta di Nader è stata immediatamente respinta dal sindaco di Ivry-sur-Seine, Philippe Bouyssou, membro del Partito Comunista Francese (PCF). Secondo Nader, «questo emendamento non è stato messo ai voti» poiché Bouyssou ha affermato di rifiutarlo «moralmente».

 

«Bene, visto che vi rifiutate di stare sotto il segno del laicismo in questo consiglio comunale, allora rifiutate il laicismo. Proprio così, rifiutate il laicismo in questo consiglio comunale. Ma d’ora in poi, saremo sotto il segno della croce a ogni riunione del consiglio comunale», ha risposto l Nader durante la seduta, mostrando una croce di legno.

 

«E che la croce vi benedica tutti. E che Dio vi benedica. E reciterò un’Ave Maria», disse Nader, continuando a tenere alta la croce mentre recitava l’Ave Maria, concludendo con il segno della croce.

 

Il sindaco Bouyssou ha immediatamente condannato la sua manifestazione religiosa. «Quindi, quello che ha appena fatto, signor Nader, costituisce chiaramente un crimine politico», ha affermato il comunista francese.

 

«E vi ricordo, in ogni caso, che siete effettivamente ripresi. E io, che nutro un profondo e incrollabile rispetto per tutte le religioni, pur non praticandone alcuna, credo fermamente che la comunità cristiana e cattolica di Ivry apprezzerà profondamente e chiaramente il modo in cui li avete appena trascinati nel fango con questo atteggiamento», ha tuonato Bouyssou, con ostilità negli occhi, tra gli applausi dei funzionari comunali.

 

 

«Questa è davvero una vergogna. Questo è un vero e proprio scandalo. In poche ore di consultazione, avete raggiunto ogni vetta immaginabile, superando in modo assoluto ogni limite invalicabile», ha continuato Bouyssou.

 

Poi, furioso, si mosse per cacciare Nader. «La invito ad abbandonare immediatamente quest’assemblea comunale», esclamò Bouyssou tra gli applausi, battendo il pugno sul tavolo. «Mai il consiglio comunale di Ivry è stato insultato in questo modo». Al rifiuto del Nader, Bouyssou sospese la riunione.

 

Il Naderro ha dichiarato di aver subito attacchi «molto violenti, avvenuti fuori sede» da parte di funzionari del consiglio comunale dopo la riunione. «Sono stato fischiato, minacciato, mi hanno detto che sarei finito all’inferno, mi hanno dato del razzista», ha riportato Le Parisien. Il politico cristiano ha aggiunto che intende sporgere denuncia.

 

Nei commenti al video della riunione del consiglio pubblicato su YouTube e sui social media, Nader è stato applaudito per la sua dimostrazione di fede cattolica e per aver smascherato l’ipocrisia del sindaco.

 

«Pregare in un’assemblea deliberativa ha chiaramente creato un disturbo all’ordine pubblico», ha poi dichiarato Bouyssou all’agenzia AFP.

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Il Nader ha poi condiviso su Facebook che una vicesindaca «ha detto di essere orgogliosa di indossare il velo in Consiglio comunale. Dopo questa chiara risposta, ho espresso la mia fede di cattolico praticante», ha aggiunto.

 

«Sia la croce cattolica che il velo musulmano sono simboli religiosi. La legge francese sulla laicità (che non condivido) vieta espressamente di indossarli. Pertanto, questo sindaco non solo è un ipocrita incallito e un esempio di doppi standard, ma anche la sua vice, Fenda Diarra, che indossa il velo, sta violando la stessa legge», ha commentato un utente in francese. «Non vede alcun problema con l’uno, ma si comporta come un vampiro di fronte a un crocifisso per quanto riguarda l’altro. Questa palese ipocrisia è alla radice dell’attuale divisione».

 

«Due pesi, due misure: quando si tratta di un simbolo ostentato legato all’Islam, la laicità diventa improvvisamente negoziabile. Quando si tratta di cattolicesimo, è un “crimine”», ha commentato un utente di X.

 

In Italia non esiste un’unica legge quadro che regolamenti tutti i simboli religiosi. La materia è retta dal principio di laicità dello Stato e dalla tutela della libertà di coscienza, bilanciando la tradizione culturale con il rispetto delle minoranze e delle altre fedi.

 

In scuole e uffici pubblici l’esposizione di simboli come il crocifisso è consentita ma non è imposta da una legge dello Stato. Essa è disciplinata da decreti del periodo fascista (Regi Decreti del 1924-1928), interpretati dalla giurisprudenza come simboli di valori storico-culturali e identitari del Paese, purché non configurino un’imposizione o una discriminazione

 

Per la strada e gli spazi pubblici aperti, pure non esistono divieti generali. L’esposizione di simboli (presepi, edicole votive, etc.) è generalmente demandata ai regolamenti comunali, nel rispetto dell’ordine pubblico e della sicurezza.

 

I lavoratori degli enti pubblici italiani possono indossare simboli religiosi di ridotte dimensioni (come croci o altri ciondoli) nel rispetto del decoro e dell’imparzialità delle funzioni svolte. Tuttavia, per il velo islamico, il discorso si fa differente, essendovi il divieto di occultamento del volto: esiste una normativa precisa (Legge 152/1975, nota come Legge Reale e successive modifiche) che vieta l’uso di caschi o di qualunque altro mezzo che renda irriconoscibile il viso nei luoghi pubblici, senza giustificato motivo.

 

Questo incide direttamente sull’uso di indumenti religiosi che coprono interamente il volto (come il burqa o niqab), i quali sono vietati per motivi di sicurezza e ordine pubblico.

 

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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia

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