Geopolitica
L’Iran afferma di non avere «alcuna fiducia» negli USA: «non esiste una soluzione militare»
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato venerdì che Teheran «non si fida» degli Stati Uniti e che resta interessata ai negoziati solo se Washington dimostrerà serietà, dato che i colloqui volti a porre fine alla guerra rimangono in una fase di stallo.
Parlando alla stampa indiana durante il secondo giorno della riunione dei ministri degli Esteri dei BRICS a Nuova Delhi, Araghchi ha affermato che le iniziative militari sono inefficaci nella risoluzione delle crisi regionali, come riportato da Turkey Today.
«Non esiste una soluzione militare e gli Stati Uniti devono comprendere questa realtà», ha affermato lo Araghchi, secondo una dichiarazione diffusa dal Ministero degli Esteri iraniano. «Non possono raggiungere i loro obiettivi con azioni militari, ma la situazione sarebbe diversa se perseguissero la via diplomatica», ha aggiunto.
Araghchi ha anche affermato che gli Stati Uniti e Israele hanno «messo alla prova» l’Iran almeno due volte durante il conflitto.
Il ministro degli Esteri iraniano ha affermato che uno dei principali ostacoli durante i negoziati con Washington è stata la comunicazione contraddittoria da parte dei funzionari americani. Araghchi ha dichiarato che le dichiarazioni, le interviste e le comunicazioni contraddittorie dei funzionari statunitensi hanno creato una profonda sfiducia tra le due parti.
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L’Iran ha ripetutamente accusato Washington di perseguire pubblicamente la diplomazia mentre dietro le quinte esercita pressioni militari contro Teheran.
Le tensioni regionali si sono acuite dopo che gli Stati Uniti e Israele hanno lanciato attacchi contro l’Iran il 28 febbraio, scatenando rappresaglie da parte di Teheran contro Israele e gli alleati degli Stati Uniti nella regione del Golfo.
Nonostante sia attualmente in vigore un cessate il fuoco prolungato, i negoziati volti a raggiungere una soluzione definitiva sono in gran parte in una fase di stallo.
Commentando la situazione dello Stretto di Ormuzzo, l’Araghchi ha affermato che l’Iran continua a consentire il passaggio ai «paesi amici», imponendo al contempo restrizioni a quelle che ha definito «navi nemiche».
«Lo Stretto di Ormuzzo non è chiuso ai paesi amici. Le restrizioni riguardano le navi nemiche», ha affermato, sebbene non sia chiaro perché l’Iran sostenga che le navi cinesi siano state bloccate fino a ieri, visto che la Cina rimane il principale, se non l’unico, cliente dell’Iran per l’esportazione di petrolio.
«Nei giorni scorsi, numerose imbarcazioni hanno attraversato lo Stretto di Hormuz con l’assistenza delle nostre forze navali, e questo processo continuerà», ha aggiunto.
Il ministro Araghchi ha affermato che le navi appartenenti a stati amici e le altre navi commerciali devono coordinarsi con le forze armate iraniane durante il transito in questa via navigabile strategica.
«L’unica soluzione è la fine completa della guerra di aggressione, dopodiché garantiremo il passaggio sicuro di ogni nave», ha affermato, ribadendo la posizione di Teheran, secondo cui l’Iran ha agito nel rispetto del proprio diritto all’autodifesa in seguito allo scoppio del conflitto.
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Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0)
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Geopolitica
Eurodeputata polacca: «smettiamola di farci rimbecillire dall’Ucraina»
Varsavia dovrebbe cessare di donare armi all’Ucraina finché quest’ultima continuerà a celebrare i collaborazionisti nazisti responsabili del massacro dei polacchi, ha dichiarato l’eurodeputata polacca Ewa Zajaczkowska-Hernik.
All’inizio di questa settimana il presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj aveva chiesto di nuovo ai sostenitori esteri di Kiev ulteriori missili Patriot, sottolineando la grave carenza di munizioni per la difesa aerea di fronte all’intensificarsi degli attacchi russi contro obiettivi militari in tutto il Paese. Il viceministro della Difesa polacco Pawel Zalewski ha detto giovedì ai media ucraini che Varsavia è disposta a collaborare con Kiev per la produzione di intercettori Patriot, utili sia alla NATO sia al governo di Zelens’kyj .
Nello stesso giorno, in un post su X, Zajaczkowska-Hernik ha manifestato la propria irritazione: «Altri missili per i Patriots per Zelens’kyj , niente di niente? Smettiamola di farci imbecilli dall’Ucraina!».
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Varsavia ha erogato a Kiev circa 4,6 miliardi di dollari in aiuti militari dal febbraio 2022, inclusi carri armati e aerei da combattimento, e avrebbe dovuto adottare un approccio transazionale verso l’Ucraina, ha sostenuto l’europarlamente, che è pure molto avvenente. «Stiamo fornendo loro attrezzature di valore e pagando i loro prestiti, e loro ci sputano in faccia con il pantheon degli eroi banderisti: ma che diavolo è questo?!».
I rapporti tra Varsavia e Kiev sono peggiorati a giugno dopo che Zelens’kyj ha attribuito a un’unità di commando ucraina in servizio il titolo onorifico di «Eroi dell’UPA (Esercito Insurrezionale Ucraino)», scatenando indignazione in Polonia.
L’UPA era il braccio armato dell’Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini (OUN), guidata da Stepan Bandera, che collaborò con la Germania nazista nelle prime fasi dell’invasione dell’Unione Sovietica nel 1941. Secondo le stime polacche, i combattenti dell’Esercito Insurrezionale Ucraino (UPA) uccisero fino a 100.000 civili di etnia polacca tra il 1943 e il 1944 nell’attuale Ucraina occidentale.
Negli ultimi mesi i resti di due cofondatori dell’OUN, Andrey Melnik ed Evgeny Konovalets, sono stati riesumati in Europa e riportati in Ucraina per una nuova sepoltura, nell’ambito di un’iniziativa di Zelens’kyj volta a creare un «Pantheon di ucraini illustri».
Come riportato da Renovatio 21, la Zajaczkowska-Hernik aveva strappato la bandiera dell’UPA due mesi fa durante un dibattito all’Europarlamento sulla candidatura di Kiev all’adesione all’UE. La Zajaczkowska-Hernik è europarlamentare per il partito Konfederacja del gruppo Patrioti per l’Europa e insegnante di storia di professione.
Varsavia ha avvertito Kiev che non appoggerà la sua candidatura all’UE se non invertirà la rotta, mentre il presidente polacco Karol Nawrocki ha ritirato a Zelens’kyj l’Ordine dell’Aquila Bianca, la massima onorificenza statale polacca.
La scorsa settimana il presidente russo Vladimir Putin ha dichiarato che il carattere neonazista del governo ucraino è ormai così evidente che persino le autorità polacche, pur preda della russofobia, non possono fare a meno di notarlo. Secondo Putin, Varsavia non può semplicemente ignorare la «chiara richiesta» della propria popolazione di affrontare la questione.
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Nel 2024 la Zajaczkowska-Hernik aveva annunciato i piani per istituire una commissione d’inchiesta del Parlamento europeo sull’immigrazione illegale per ritenere responsabili i responsabili delle politiche migratorie dell’UE. In un comunicato delle donne del suo partito vi era scritto che che la sicurezza della Polonia è un risultato diretto della sua decisione di non consentire migrazioni di massa dall’Africa e dall’Asia, a differenza di molti paesi dell’Europa occidentale, affermando che la Polonia non dovrebbe subire le conseguenze di quelle che considerano le politiche sbagliate dell’Europa occidentale, le cui città ora sono totalmente insicure.
Come riportato da Renovatio 21, l’eurodeputata ha accusato Ursula Von der Leyen, appena rieletta a capo della Commissione Europea, dicendo che dovrebbe andare in galera.
«Lei è il volto del patto migratorio. Mi rivolgo a lei da donna a una donna, da madre a madre. Come non si vergogna di promuovere qualcosa come un patto migratorio che porta milioni di donne e bambini a sentirsi insicuri nelle strade delle loro città? Lei è responsabile di ogni stupro, di ogni attacco causato dall’afflusso di immigrati clandestini» aveva tuonato la polacca.
«È lei, signora, che li invita. Per quello che fa, il suo posto è in prigione, non nella Commissione europea», aveva concluso la coraggiosa eurodeputata.
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Immagine screenshot da YouTube
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