Militaria
La Turchia presenta il suo primo missile balistico intercontinentale
La Turchia ha presentato il suo primo missile balistico intercontinentale, che, secondo i funzionari, aumenterà in modo significativo la capacità di attacco a lungo raggio del Paese.
Secondo quanto riportato dai media locali, il missile, denominato Yildirimhan, è stato svelato martedì alla fiera dell’industria della difesa SAHA 2026 di Costantinopoli. Sviluppato dall’azienda di difesa ROKETSAN, ha una gittata stimata di circa 6.000 km.
Il ministro della Difesa Yasar Guler ha descritto lo Yildirimhan come il missile a più lunga gittata mai realizzato dalla Turchia e il primo missile a propellente liquido in grado di raggiungere velocità ipersoniche, sottolineando che il missile balistico intercontinentale rappresenta un «passo importante» nelle capacità di difesa del Paese ed è considerato principalmente un’arma di deterrenza, ma ha avvertito che, se necessario, verrà impiegato anche in modo offensivo.
BREAKING — Turkey unveils intercontinental ballistic missile Yildirimhan with 6,000KM range during SAHA arms expo.
Developed by Turkish Defense Ministry pic.twitter.com/JyEJ95t9X2
— Ragıp Soylu (@ragipsoylu) May 5, 2026
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«Se dovremo ricorrervi, nessuno deve dubitare che lo faremo senza esitazione e nel modo più efficace», ha dichiarato Guler. Il ministro ha aggiunto che l’industria della difesa nazionale ha aumentato notevolmente la capacità produttiva e che i sistemi militari turchi si sono dimostrati efficaci «nelle regioni di conflitto più difficili del mondo».
Il Guler ha inoltre sostenuto che le piattaforme di produzione locale, sviluppate secondo gli standard NATO e a costi inferiori, stanno «influenzando direttamente le capacità militari» degli eserciti stranieri e che la Turchia è passata da un acquirente prevalentemente dipendente dalle importazioni a un Paese che «progetta, produce ed esporta i propri sistemi».
Negli ultimi anni la Turchia ha ampliato rapidamente le proprie capacità nel settore della difesa, sviluppando una vasta gamma di droni, missili da crociera e sistemi terrestri impiegati in conflitti che vanno dalla Siria e dall’Iraq alla Libia e al Caucaso meridionale. La presentazione del missile balistico intercontinentale (ICBM) arriva in un momento di accresciuta tensione in tutto il Medio Oriente.
Dopo l’inizio della guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran alla fine di febbraio, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha sollecitato la fine dei combattimenti prima che l’intera regione venisse travolta dal conflitto.
Il ministro degli Esteri Hakan Fidan avrebbe poi riconosciuto che la guerra con l’Iran ha fornito ad Ankara un ulteriore incentivo ad accelerare la produzione nazionale di armi e sistemi di difesa aerea.
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Militaria
Trump ha chiesto a Xi di acquistare armi americane
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Militaria
Trump si prepara a bombardare l’Iran dopo le elezioni di metà mandato
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha respinto l’ultima proposta di cessate il fuoco dell’Iran e ha detto ai suoi collaboratori che prevede di riprendere i bombardamenti sulla Repubblica islamica dopo le elezioni di medio termine di novembre. Lo riporta il Wall Street Journal citando funzionari statunitensi.
Secondo il giornale, Trump è privatamente scettico sul fatto che Teheran accetti le sue condizioni, anche se in pubblico ha previsto che l’Iran cercherà un accordo dopo le elezioni del 3 novembre. Funzionari hanno però avvertito che la sua posizione potrebbe cambiare nelle prossime settimane e potrebbe essere influenzata dai risultati elettorali.
Il rapporto arriva dopo che Teheran ha offerto una tabella di marcia di sette giorni per chiudere le ostilità, riaprire lo Stretto di Hormuz e riavviare i negoziati sul programma nucleare. In cambio gli Stati Uniti revocherebbero il blocco navale, allenterebbero le sanzioni sulle esportazioni di petrolio iraniano e sbloccherebbero alcuni beni iraniani congelati.
Secondo il WSJ, Trump ha respinto la proposta e l’amministrazione ha informato l’Iran e i mediatori regionali di non avere alcuna intenzione di revocare il blocco marittimo. Un funzionario statunitense ha tuttavia detto che i negoziati tramite mediatori sono in corso.
Secondo alcune fonti, Trump sarebbe riluttante a riprendere operazioni di combattimento su larga scala, in parte perché la sua amministrazione vuole preservare le munizioni per altri potenziali conflitti. L’entità di eventuali nuovi attacchi presi in considerazione resta ancora incerta.
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Nel corso del conflitto, durato quasi sette mesi, il presidente ha alternato minacce di una grave escalation a aperture diplomatiche. Funzionari hanno riferito alla testata Axios che gli Stati Uniti mantengono la presenza militare regionale in preparazione di un possibile ritorno a operazioni di combattimento su larga scala.
Come riportato da Renovatio 21, martedì, all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, Trump ha dichiarato di trovarsi di fronte a una «decisione importante» sull’opportunità di «annientare» la Repubblica Islamica qualora i negoziati fallissero, negando che le sue decisioni sull’Iran siano influenzate dalle elezioni, pur prevedendo che Teheran raggiungerà un accordo «subito dopo» le elezioni di medio termine.
Teherano ha contestato l’affermazione di Trump secondo cui starebbe deliberatamente ritardando un accordo. Il presidente Masoud Pezeshkian ha dichiarato questa settimana che l’Iran desidera che gli Stati Uniti tornino al quadro del cessate il fuoco di giugno non appena saranno realmente pronti per la pace. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha detto che sarebbe meglio raggiungere un accordo prima delle elezioni.
Il memorandum d’intesa (MoU) di giugno prevedeva un graduale allentamento delle sanzioni e la riapertura dello Stretto di Ormuzzo, mentre le due parti negoziavano le questioni in sospeso, ma è fallito per il riaccendersi delle ostilità e per le controversie sulla navigazione attraverso la via d’acqua strategica.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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Il Canada ha studiato uno scenario militare statunitense «estremo»
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