Spirito
Francia, la Chiesa indaga sui battesimi degli adulti
Il numero di battesimi di adulti e adolescenti sta registrando un aumento storico in Francia. Al di là delle cifre record, un’indagine della Conferenza Episcopale di Francia fa luce sui percorsi di questi «catecumeni», le cui motivazioni si fondono con le sfide della vita, la ricerca spirituale e l’influenza dei media digitali.
Questo fenomeno è tanto sorprendente quanto eclatante. In una società francese spesso descritta come sempre più secolarizzata, le richieste di battesimo tra adulti e giovani di età compresa tra gli 11 e i 17 anni stanno raggiungendo livelli senza precedenti. Nel 2024, oltre 12.000 persone hanno ricevuto il primo sacramento la notte di Pasqua, una cifra aumentata di oltre il 30% in un solo anno.
Ma cosa spinge questi uomini e queste donne, provenienti da contesti così diversi, a intraprendere il cammino verso la fede?
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La prova come fattore scatenante
Per molti, il cammino verso la Chiesa non inizia con certezze, ma con una rottura. Secondo i dati raccolti, quasi il 40% dei catecumeni intraprende questo percorso dopo una prova personale. Malattia, la morte di una persona cara o una rottura improvvisa agiscono come shock esistenziali.
Di fronte alla fragilità dell’esistenza, il battesimo appare come una risposta a un bisogno viscerale di significato e consolazione. Nel silenzio di una chiesa o nel mezzo della preghiera, questi candidati affermano di aver trovato una «pace interiore» e una forma di serenità che non trovavano altrove.
Risveglio spirituale e ricerca di una vita esemplare
Se la sofferenza è una forza trainante, l’esperienza spirituale diretta lo è altrettanto. Un terzo dei neobattezzati menziona un incontro significativo, non necessariamente con un testo, ma con una persona o un luogo.
La bellezza della liturgia – molti battezzati partecipano alla Messa tradizionale in latino – l’accoglienza di una comunità di credenti o la storia di vita di un amico cristiano sono tutti elementi catalizzatori. Questi «testimoni» sono essenziali: rendono la fede tangibile e accessibile.
Più recentemente, anche i social media hanno iniziato a dare i loro frutti. Sebbene il loro impatto rimanga modesto (circa l’11% delle applicazioni), l’influenza di figure cristiane su Instagram o TikTok contribuisce a demistificare le questioni religiose per le giovani generazioni.
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Un profilo sempre più distante dalla tradizione familiare
Uno dei risultati più sorprendenti dell’indagine è il cambiamento sociologico tra coloro che cercano il battesimo. Sebbene la maggioranza provenga ancora da famiglie di tradizione cristiana, questo fondamento si sta erodendo. Al contrario, il numero di persone provenienti da famiglie “non religiose” è in forte aumento e rappresenta ormai un quarto del totale.
In quest’epoca di secolarizzazione, in cui le tradizioni si stanno erodendo sempre più, il battesimo sta diventando una scelta sempre più personale, spesso una decisione lunga e ponderata, lontana da qualsiasi conformismo sociale.
Unendosi alla comunità cattolica, questi nuovi cristiani – per lo più provenienti da contesti di classe operaia (operai, impiegati) – affermano di essere alla ricerca di una «bussola» per costruire la propria vita su quelle che considerano solide fondamenta. Si tratta di una sfida significativa, poiché questi nuovi convertiti cercano un nutrimento spirituale ben più sostanzioso del movimento Pierres vivantes e di altri surrogati di un progressismo ormai superato.
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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Immagine di Sailko via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported
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Leone risponde: «Non ho paura dell’amministrazione Trump»
WATCH: Pope Leo XIV—speaking to journalists on the papal flight to Algeria today—responds to NBC reporter regarding President Donald Trump’s Truth Social.
NBC: “What do you think? He said you were terrible at foreign policy, you have fear of the Trump administration.” POPE LEO… pic.twitter.com/Jd3tLm9Bv4 — Diane Montagna (@dianemontagna) April 13, 2026
The Pope has no obligation to submit to any political leader, only to God alone.
Encouraging to see Pope Leo stand firm in the faith after Trump’s disparaging Truth Social post. The Church exists to serve Jesus Christ, and has and will continue to endure far beyond politics. pic.twitter.com/e1WisLTVVc — Lila Rose (@LilaGraceRose) April 13, 2026
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Papa Leone nomina nuovo nunzio in Germania un vescovo pro-vita e contrario all’ideologia di genere
Papa Leone XIV ha nominato l’arcivescovo olandese Hubertus van Megen nuovo nunzio apostolico in Germania. Giovedì, la Sala Stampa della Santa Sede ha annunciato che monsignor van Megen diventerà il nuovo nunzio apostolico al termine del mandato dell’arcivescovo Nikola Eterovic.
Monsignor Van Megen è stato un diplomatico vaticano per decenni, con incarichi in Somalia, Brasile, Israele e Slovacchia, nonché presso la Missione vaticana alle Nazioni Unite.
All’inizio del 2014 papa Francesco aveva nominato l’olandese nunzio apostolico in Sudan e arcivescovo titolare di Novaliciana (titolo onorifico per un nunzio papale). Poco dopo, è diventato anche nunzio in Eritrea. Nel 2019, è stato trasferito a Nairobi, in Kenya, per ricoprire l’incarico di nunzio in Kenya e Sud Sudan, nonché di osservatore permanente presso il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente e il Programma delle Nazioni Unite per gli insediamenti umani.
Negli ultimi decenni, monsignor Van Megen ha criticato lo sviluppo morale e filosofico del mondo occidentale. Nel settembre 2019, durante una visita all’Associazione delle Conferenze Episcopali dell’Africa Orientale (AMECEA) a Nairobi, ha affermato: «fli africani possiedono un dono molto speciale che non devono perdere. Se lo perdete, seguirete la stessa strada dell’Occidente, che significa la fine di una società funzionante».
«Una società può funzionare solo se esiste un senso di comunità, che manca nelle società occidentali», ha affermato, aggiungendo che in Occidente le persone non si assumono alcuna responsabilità né a livello governativo né all’interno della famiglia. «La gente non si cura degli altri, nemmeno dei propri figli», ha detto il nunzio.
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Il prelato ha incoraggiato la Chiesa africana a diffondere la cultura della comunità nei Paesi che avevano perso questo senso. Nonostante sfide come la corruzione, le malattie, la guerra o la povertà, gli africani conservano ancora un forte senso del valore della vita umana, affermò van Megen.
Durante una consacrazione episcopale in Kenya nel 2024, l’arcivescovo ha affermato che «gli insegnamenti della società occidentale sull’aborto, l’eutanasia e la teoria di genere sono chiari sintomi di una società che ha perso la sua bussola interiore e sta andando alla deriva impotente nel mare in tempesta dei desideri umani, sballottata e indebolita sotto ogni aspetto».
Secondo monsignor van Megen, è evidente che la società laica occidentale ha perso la sua forza ed è sempre più concentrata su se stessa. Ha ripreso una dichiarazione dell’arcivescovo di Kinshasa, il cardinale Fridolin Ambongo Besungu, che solo pochi mesi prima aveva descritto la Chiesa in Europa come “indebolita”.
In un’intervista a Vatican News, monsignor van Megen ha affermato di cercare di costruire un ponte tra il Vaticano e la Chiesa locale nel suo ruolo di nunzio apostolico in diversi Paesi. Tuttavia, ha aggiunto che «alla fine, tutto si riduce all’obbedienza a Pietro; questa è la mia responsabilità primaria».
L’arcivescovo neerlandese si troverà in una posizione difficile, dovendo confrontarsi con l’eretico Cammino sinodale tedesco e con i progetti di riforma eterodossi ad esso associati. Il 31 marzo, il nuovo presidente della Conferenza episcopale tedesca, monsignor Heiner Wilmer, ha consegnato al Vaticano, per l’approvazione, lo statuto di una proposta «Conferenza sinodale», un organismo che consentirebbe ai laici cattolici di partecipare all’autorità dei vescovi.
Il suo predecessore, l’arcivescovo Eterović, pur mantenendo un tono diplomatico, si è espresso apertamente contro i tentativi di alcuni vescovi tedeschi di modificare la dottrina della Chiesa. In risposta alle richieste eterodosse di«”riforma» in Germania, Eterović ha ripetutamente invocato l’insegnamento della Chiesa, il diritto canonico e l’autorità del papa, alla quale i vescovi devono sottomettersi.
Il sito web di sinistra dei vescovi tedeschi, katholisch.de, ha concluso che, in base alle dichiarazioni di monsignor van Megen, è probabile che adotti un approccio simile a quello del suo predecessore.
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Immagine di Kleon3 via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
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Schiavitù: il Vaticano denuncia la «narrazione parziale» dell’ONU
Un processo anacronistico contro la Chiesa?
Il diplomatico vaticano non ha usato mezzi termini, criticando una «narrazione parziale che, purtroppo, non serve alla causa della verità». Al centro della controversia: il testo della risoluzione ONU cita esplicitamente bolle papali del XV secolo, come la Dum Diversas (1452) e il Romanus Pontifex (1455), accusandole di aver «autorizzato la riduzione degli africani in schiavitù perpetua». Per monsignor Caccia, questa interpretazione non solo è selettiva, ma ignora anche i costanti interventi del Magistero contro gli abusi coloniali. Il prelato ha ricordato che, già nel 1435, Papa Eugenio IV condannò con la massima fermezza la riduzione in schiavitù della popolazione delle Isole Canarie, arrivando persino a scomunicare coloro che si rifiutavano di liberare i propri prigionieri.Sostieni Renovatio 21
La schiavitù moderna nel mirino
Pur difendendo la memoria storica della Chiesa, Mons. Caccia ha insistito sul fatto che la lotta contro la schiavitù non è una questione che appartiene solo al passato. «La Santa Sede condanna inequivocabilmente la schiavitù in tutte le sue forme, comprese le sue manifestazioni moderne», ha dichiarato. Il diplomatico ha sottolineato che la memoria dovrebbe servire a identificare le attuali strutture di sfruttamento – tratta di esseri umani, lavoro forzato, sfruttamento sessuale – piuttosto che diventare uno strumento di polemica politica contro i fondamenti della civiltà occidentale. Il testo appena firmato all’ONU evita accuratamente di condannare ciò che sta accadendo attualmente in molti Stati governati dalla Sharia o da ideologie totalitarie.La sfida delle riparazioni
La risoluzione dell’ONU invita inoltre gli Stati membri a considerare risarcimenti finanziari per le nazioni colpite. Tuttavia, il Vaticano mette in guardia dal rischio di semplificare eccessivamente un passato complesso in cui le responsabilità erano spesso condivise. Questa dichiarazione di mons. Caccia, prossimo ad assumere il suo nuovo incarico di Nunzio Apostolico negli Stati Uniti, segnala un chiaro impegno della diplomazia vaticana: impedire che la storia della Chiesa venga riscritta dalle risoluzioni politiche di Stati spesso tutt’altro che esemplari in materia di etica, rimanendo al contempo in prima linea nella lotta morale per la difesa dei diritti umani di ogni essere, creato a immagine e somiglianza di Dio. Articolo previamente apparso su FSSPX.News.Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
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