Gender
ONU: verso la criminalizzazione del dissenso dall’ideologia gender
Una nuova bozza di trattato sui crimini contro l’umanità, attualmente in discussione alle Nazioni Unite, sta suscitando intense polemiche. Eliminando la definizione biologica di genere, il testo potrebbe aprire la strada a procedimenti penali contro coloro che rifiutano l’ideologia dell’identità di genere: la Chiesa cattolica potrebbe così ritrovarsi nuovamente sul banco degli imputati.
Una battaglia legale con conseguenze globali è attualmente in corso nelle aule delle Nazioni Unite. La Commissione di Diritto Internazionale sta lavorando a una bozza di trattato volta a prevenire e punire i «crimini contro l’umanità». È la stesura del testo a preoccupare gli esperti di diritto, in particolare i cattolici. Il punto principale del contendere? La definizione – o meglio, la mancanza di una definizione – di «genere».
Abbandono del consenso di Roma
Finora, il diritto internazionale si è basato sullo Statuto di Roma (1998), che definisce esplicitamente il genere come riferito a «i due sessi, maschile e femminile, secondo il contesto della società». Questo testo fondamentale della Corte penale internazionale (CPI) ha ancorato la nozione di genere a una realtà biologica binaria.
Tuttavia, la nuova bozza di trattato si discosta deliberatamente da questo consenso. Sotto la pressione di diverse nazioni occidentali e ONG internazionali, la definizione biologica è stata rimossa. Per i critici, questa ambiguità giuridica non è casuale: mira a consentire un’interpretazione in evoluzione del termine, che ora comprende la moltitudine di identità di genere autodichiarate.
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La «persecuzione» come arma legale
La questione va oltre la mera semantica. Il trattato stabilisce che la «persecuzione basata sul genere» sarà classificata come crimine contro l’umanità. In assenza di una definizione rigorosa, questa disposizione potrebbe, secondo l’organizzazione di monitoraggio C-Fam, trasformarsi in uno strumento di repressione ideologica.
Nello specifico, le politiche pubbliche, il discorso religioso e la legislazione nazionale che tutelano la famiglia tradizionale o limitano le transizioni di genere potrebbero essere etichettati come atti di «persecuzione». Leader politici, figure religiose o attivisti pro-famiglia potrebbero quindi rischiare di essere trascinati davanti a tribunali internazionali semplicemente per aver affermato la dualità biologica degli esseri umani.
Un crescente divario di civiltà
Questa offensiva diplomatica rivela una profonda frattura all’interno della comunità internazionale. Da un lato, un blocco di paesi laici e progressisti spinge affinché le teorie di genere siano sancite nel diritto penale universale. Dall’altro, molti paesi in Africa, Medio Oriente e Sud America denunciano una forma di «colonizzazione ideologica».
Se questo trattato venisse adottato così com’è, obbligherebbe gli Stati firmatari a integrare queste nuove norme nella propria legislazione nazionale. La libertà di espressione e la libertà di coscienza sarebbero quindi a rischio.
Come sottolineano gli oppositori del progetto, trasformare un disaccordo antropologico in un crimine contro l’umanità segnerebbe una svolta storica in cui il diritto internazionale non servirebbe più a proteggere gli individui dalla violenza, ma piuttosto a imporre una rivoluzione sociale globale e a instaurare una forma di tirannia da parte dei gruppi di pressione LGBT e dei loro finanziatori.
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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Migranti LGBT deportati da Trump in Paesi «ostili»
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Gli adolescenti americani stanno tornando eterosessuali: nuove statistiche
La quota di adolescenti americani che si definiscono omosessuali o bisessuali sarebbe in diminuzione, stando agli ultimi dati dei Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC). Lo riporta LifeSite.
Il CDC ha diffuso l’indagine biennale nazionale sui comportamenti a rischio tra i giovani, che «fornisce un’istantanea della salute e del benessere degli studenti delle scuole superiori negli Stati Uniti nel 2025 e dei cambiamenti avvenuti negli ultimi 2 e 10 anni» su alimentazione, attività fisica, sonno, comportamento online, salute mentale e rischio di suicidio.
Il rapporto evidenzia solo una parte delle questioni che il CDC giudica statisticamente significative. Jean Twenge, professoressa di psicologia alla San Diego State University, ha però esaminato i dati completi del sistema del CDC e ha rilevato che «gli adolescenti più giovani sono ora molto meno propensi a dichiararsi lesbiche, gay o bisessuali».
Il 16% dei ragazzi di 17-18 anni si è identificato come «LGB» (lesbiche, gay o bisessuali), la quota più alta tra i sottogruppi, ma in calo di due punti rispetto al 2023. Tutti i gruppi più giovani erano meno numerosi e hanno registrato flessioni più marcate: il calo maggiore riguarda i 14-15enni, passati dal 17% che si identificava come LGBT nel 2023 all’11% nel 2025.
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La Twenge, che in passato si era espressa in modo contrastante sulla validità di queste dichiarazioni, ha definito il risultato «sorprendente» e ha detto che «sembra davvero un crollo verticale», e che «apparentemente è dovuto quasi esclusivamente alle ragazze». Il cambiamento dipenderebbe in larga parte dal fatto che le ragazze hanno smesso di definirsi bisessuali: dal 26% delle ragazze del nono anno nel 2021 al 13% nel 2025.
L’aumento precedente rende il ribaltamento più netto. «Tra il 2015 e il 2021, il numero di ragazze in età scolare che si identificano come LGB è aumentato del 128%, mentre l’autoidentificazione come LGB dei ragazzi è quasi raddoppiata, con un aumento del 99% tra il 2015 e il 2023», osserva il Daily Caller. «Pertanto, le ragazze del primo anno delle superiori sono state il fattore principale nell’ultimo calo, con la percentuale di ragazze che si identificano come LGB quasi dimezzata, passando dal 30% nel 2021 al 17% nel 2025».
I dati indicano anche un calo dei sentimenti di tristezza o disperazione, dal 40% nel 2023 al 33% nel 2025, e dei problemi di salute mentale, dal 29% al 23%. Ancora più netto il ridimensionamento degli studenti che pianificavano il suicidio, dal 16% al 12%, e dei tentativi effettivi, dal 9% al 6%.
Twenge non ha indicato una possibile causa del mutamento nell’autoidentificazione sessuale. Altri vi hanno visto un’ulteriore prova che queste tendenze, tra giovani suggestionabili, dipendano almeno in parte da influenze culturali e non da un’attrazione sessuale innata e stabile. Una spiegazione possibile sarebbe il numero di ragazze adolescenti che negli ultimi anni hanno subìto le conseguenze dell’«adattamento» dei ragazzi biologici transgender negli sport, nei bagni e negli spogliatoi femminili.
Questi risultati arrivano mentre una reazione culturale diffusa alla difesa aggressiva dei diritti delle persone transgender da parte della lobby LGBT sembra essersi estesa a uno spostamento, minore ma percepibile, che si allontana sia da «LGB» sia da «T». A luglio un sondaggio Economist/YouGov ha rilevato per la seconda volta che il sostegno al «matrimonio» tra persone dello stesso sesso è sceso al 54%: resta una maggioranza, ma è molto al di sotto del 65% e oltre registrato in precedenza da Gallup.
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