Oligarcato
I Clinton testimonieranno alla Camera USA su Epstein
L’ex presidente degli Stati Uniti Bill Clinton e sua moglie, l’ex Segretario di Stato Hillary Clinton, hanno accettato di testimoniare davanti alla Commissione di Vigilanza della Camera nell’ambito dell’inchiesta sul finanziere e molestatore sessuale Jeffrey Epstein. La decisione è giunta dopo che la commissione aveva minacciato di procedere con un voto per accusarli di oltraggio al Congresso.
I Clinton sono da tempo al centro delle indagini per via dei loro rapporti con Epstein, documentati da numerose fotografie che ritraggono l’ex presidente insieme al defunto finanziere. Clinton ha ammesso di aver viaggiato più volte sul jet privato di Epstein nei primi anni Duemila, ma ha sempre negato qualsiasi coinvolgimento in attività illecite o conoscenza delle sue condotte criminali.
La Commissione di Vigilanza della Camera aveva avviato lo scorso anno la raccolta di testimonianze dai Clinton, partendo da contatti informali che in seguito si erano trasformati in citazioni formali. Entrambi avevano però opposto resistenza alla comparizione: i loro legali avevano definito le citazioni «invalide e legalmente inapplicabili», sostenendo di essere disposti a valutare forme alternative di collaborazione.
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Lo stallo si è aggravato quando la commissione ha approvato una risoluzione per accusare i Clinton di oltraggio al Congresso, misura che ha ricevuto il sostegno anche di alcuni esponenti democratici. In caso di approvazione definitiva, la vicenda sarebbe potuta essere trasmessa al Dipartimento di Giustizia, con il rischio di procedimenti penali.
Martedì, tuttavia, il presidente repubblicano della commissione, James Comer, ha annunciato che Bill e Hillary Clinton «hanno accettato di presentarsi per deposizioni trascritte e filmate nell’ambito dell’indagine su Jeffrey Epstein». Le testimonianze sono state fissate rispettivamente per il 26 e il 27 febbraio.
«Quando è diventato evidente che la Camera li avrebbe dichiarati colpevoli di oltraggio, i Clinton hanno ceduto completamente e si presenteranno per la deposizione», ha commentato Comer.
Il presidente della Camera dei Rappresentanti, Mike Johnson, ha confermato che il previsto voto per oltraggio è stato sospeso a seguito dell’accordo raggiunto con i due ex alti funzionari.
A novembre Trump aveva ordinato un’indagine sui legami di Epstein con Bill Clinton.
Come riportato da Renovatio 21, negli anni sono emerse imbarazzanti foto di Bill Clinton assieme ad Epstein e il suo entourage. Ha fatto scalpore inoltre la foto al matrimonio di Chelsea Clinton che mostra Ghislaine Maxwell, che si dice pure fosse amante di Bill, tra gli invitati. È stato ricostruito dai registri che Epstein e la Maxwell avrebbe visitato la Casa Bianca dei Clinton decine di volte.
A gennaio 2024 erano uscite le parole dalla testimonianza in tribunale di Johanna Sjoberg, la quale ha riferito che Epstein «ha detto una volta che a Clinton piacciono giovani, riferendosi alle ragazze».
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Come riportato da Renovatio 21, il caso più inquietante della Clinton-Epstein connection è tuttavia quello di Mark Middleton, ex consigliere di Bill Clinton considerato filo conduttore tra l’ex presidente e il miliardario pedofilo, trovato appeso a un albero con un colpo di fucile al petto all’inizio di maggio 2022 fuori da un ranch in Arkansas.
Mesi fa era emerso che l’ex presidente Clinton aveva scritto a mano una nota personale per l’album di compleanno del 2003 di Epstein, elogiandone in modo forse inquietante la «curiosità infantile»: «È rassicurante, non è vero? Essere sopravvissuti così a lungo, in tutti questi anni di apprendimento e conoscenza, avventure e [parola illeggibile], e avere anche la curiosità infantile, la spinta a fare la differenza e il conforto degli amici».
Tra i personaggi di spicco che hanno contribuito con i loro messaggi all’album figurano anche il miliardario Leon Black, la stilista Vera Wang e il magnate dei media Mort Zuckerman, si legge nel quotidiano.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Bioetica
Aborti traumatici nei file di Epstein
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Oligarcato
Trump dice di non essere stato amico di Epstein
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha smentito categoricamente di essere stato amico di Jeffrey Epstein, accusando il defunto molestatore sessuale di aver ordito una congiura ai suoi danni.
La scorsa settimana il Dipartimento di Giustizia statunitense ha reso pubblico l’ultimo lotto di documenti relativi al caso Epstein, composto da oltre 3 milioni di pagine, 2.000 video e 180.000 immagini, in ottemperanza all’Epstein Files Transparency Act, la legge firmata da Trump a novembre che impone la divulgazione integrale dei materiali legati alle indagini federali sul finanziere deceduto.
Il nome del presidente compare nei documenti in almeno 3.000 occasioni. Gli atti rivelano inoltre che Epstein, morto in carcere a New York nel 2019 mentre attendeva il processo per accuse federali di traffico sessuale, aveva intrattenuto rapporti con numerose figure di spicco statunitensi, tra cui l’ex presidente Bill Clinton e i miliardari Bill Gates ed Elon Musk.
Lunedì Trump ha pubblicato un messaggio sulla sua piattaforma Truth Social in cui dichiara: «Non solo non ero amico di Jeffrey Epstein, ma, stando alle informazioni appena rese note dal Dipartimento di Giustizia, Epstein e uno “scrittore” bugiardo e viscido di nome Michael Wolff hanno complottato per danneggiare me e/o la mia presidenza».
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«A differenza di tante persone a cui piace “sparlare”, io non sono mai stato sull’isola infestata da Epstein, mentre quasi tutti questi democratici corrotti e i loro donatori ci sono andati», ha aggiunto con forza.
Già sabato Trump aveva annunciato l’intenzione di intentare causa contro Wolff, il giornalista autore del libro del 2018 «Fire and Fury: Inside the Trump White House», un’autobiografia non autorizzata sulla sua presidenza.
Domenica Wolff ha risposto su Instagram dichiarando di non comprendere pienamente il motivo della reazione furiosa di Trump, ma ha ammesso di aver incoraggiato Epstein a «rendere pubblico ciò che sapeva su Trump».
Il nome di Wolff compare in numerosi fascicoli resi pubblici dal dipartimento di Giustizia lo scorso novembre. In un’e-mail del febbraio 2016, il giornalista suggeriva che il finanziere potesse trasformarsi nella «pallottola» capace di fermare la prima campagna presidenziale di Trump.
Il dipartimento di Giustizia ha premesso l’ultima tranche di documenti con una nota in cui precisa che le email non contengono alcun elemento che indichi da parte di Epstein accuse concrete secondo cui Trump «avesse commesso reati o intrattenuto contatti inappropriati con una qualsiasi delle sue vittime». Al contrario, gli scritti mostrano che il condannato per reati sessuali denigrava abitualmente il presidente, definendolo «stupido» e mettendo in dubbio le sue facoltà mentali.
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Oligarcato
Epstein ha proposto alla Rothschild «molte opportunità» nell’Ucraina post-golpe
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