Stragi
Ultima tornata elettorale in Birmania: raid della giunta colpiscono civili nello Stato Kachin
Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di AsiaNews. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
Alla vigilia dell’ultima fase delle elezioni organizzate dalla giunta militare, i bombardamenti aerei hanno colpito la popolazione civile in diverse regioni del Myanmar. Nel villaggio di Kawngjar, nello Stato Kachin, un attacco durante una preghiera funebre ha causato almeno 22 morti. Altri raid hanno colpito Magway e Sagaing. Il processo elettorale è terminato con intimidazioni, mentre le aree sotto il controllo della resistenza sono state escluse dal voto.
Mentre la giunta militare del Myanmar portava a termine l’ultima fase delle elezioni, considerate una farsa da buona parte della comunità internazionale, il voto è stato accompagnato da una nuova scia di sangue. Nei giorni scorsi, prima dell’apertura delle urne ieri per la terza fase delle votazioni, una serie di bombardamenti aerei ha colpito la popolazione civile in diverse aree del Paese.
L’episodio più grave si è verificato nello Stato Kachin, dove un attacco dell’aviazione militare ha centrato una cerimonia funebre, uccidendo almeno 22 persone e ferendone decine.
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Il bombardamento è avvenuto giovedì 22 gennaio nel villaggio di Kawngjar, noto anche come Hteelin, a ovest di Bhamo. Nel primo pomeriggio, mentre gli abitanti si erano riuniti per una preghiera in memoria di un uomo del villaggio recentemente scomparso, un jet della giunta ha sganciato due bombe sui presenti. L’area non era un fronte attivo di combattimento. Al contrario, il villaggio era diventato un rifugio per centinaia di sfollati interni in fuga dagli scontri urbani in corso a Bhamo.
«Eravamo riuniti per pregare, cercando un momento di pace per onorare i nostri morti», ha raccontato un sopravvissuto fuggito nel villaggio il mese scorso. «Il rumore dell’aereo è stato l’unico avvertimento. Poi ci sono state solo fiamme e urla. Non hanno ucciso solo i vivi: ci hanno attaccati mentre stavamo onorando i nostri morti».
Secondo il colonnello Naw Bu, portavoce dell’Esercito per l’Indipendenza Kachin (KIA), 18 persone sono morte sul colpo, mentre il bilancio è salito a 22 nei giorni successivi, quando alcuni feriti sono deceduti per la mancanza di cure adeguate. «La giunta è pienamente consapevole che queste sono zone non combattenti», ha dichiarato Naw Bu. «Si è trattato di un atto deliberato di terrore, volto a paralizzare la popolazione alla vigilia del loro voto farsa».
Il massacro nello Stato Kachin non è stato un caso isolato. Nelle 72 ore precedenti il voto del 25 gennaio, la giunta militare, che ha assunto il nome di Consiglio di amministrazione dello Stato (SAC), ha intensificato la campagna di bombardamenti aerei in diverse aree contese del Paese. Nella regione di Magway, un attacco aereo ha colpito una festa di matrimonio nel villaggio di Tatgone, nel comune di Aunglan, causando la morte di cinque civili, tra cui un bambino di un anno.
Altri raid hanno preso di mira infrastrutture civili a Indaw e Mawlu, nella regione di Sagaing, mentre oltre 8mila persone sono state costrette a fuggire nella giungla nella municipalità di Salin, sempre in Magway, a seguito di un’offensiva di terra.
Secondo analisti militari locali, gli attacchi nello Stato Kachin sarebbero stati un tentativo preventivo di soffocare le forze di resistenza che avrebbero potuto ostacolare la fase finale delle votazioni nel corridoio strategico di Bhamo–Shwegu. A Bhamo, dove l’esercito mantiene il controllo del centro cittadino ma ha perso l’aeroporto e vari avamposti circostanti, il voto si è svolto esclusivamente all’interno di complessi militari fortificati.
«L’esercito usa le elezioni come giustificazione per omicidi di massa», ha dichiarato un difensore dei diritti umani appartenente all’organizzazione Fortify Rights. «Bombardano i villaggi per impedire alle persone di muoversi, poi dichiarano un’alta affluenza nelle aree che hanno svuotato di ogni opposizione».
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Mentre i media controllati dalla giunta si apprestano ad annunciare la vittoria del partito sostenuto dai militari, l’Union Solidarity and Development Party (USDP), la realtà sul terreno è ben diversa. L’intero processo elettorale, articolato in tre fasi tra il 28 dicembre e il 25 gennaio, è stato ampiamente condannato dagli osservatori internazionali come privo di qualsiasi credibilità democratica. Il partito più popolare del Paese, la Lega nazionale per la democrazia, è stato messo fuori legge, mentre la sua leader, Aung San Suu Kyi, è tuttora detenuta.
Anche l’ultima fase del voto ha seguito lo schema già visto nei turni precedenti: le famiglie sono state minacciate con la perdita dell’accesso ai servizi pubblici in caso di astensione dal voto, mentre i funzionari statali sono stati avvertiti che avrebbero perso il posto di lavoro. In alcune aree sotto il controllo delle forze di resistenza, la giunta non è riuscita a organizzare alcuna votazione.
Mentre il regime si prepara a insediare un nuovo Parlamento dominato dall’USDP e ad annunciare la transizione della presidenza retta dal generale Min Aung Hlaing a un governo civile, una parte della comunità internazionale continua a rifiutare il riconoscimento dei risultati, mentre la Cina ha evitato di condannare il processo elettorale, mantenendo il proprio sostegno alla giunta militare.
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Immagine da Twitter
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Incidente TAV in Ispagna: strage
Il presidente regionale Emiliano García-Page ha richiesto l’intervento dell’Unità di Emergenza Militare. Adif ha sospeso il servizio ad alta velocità tra Madrid e l’Andalusia, mentre Iryo ha dichiarato di aver attivato tutti i protocolli di emergenza. La tragedia di mercoledì si inserisce in una serie di gravi incidenti ferroviari verificatisi in Spagna quest’anno, che hanno sollevato preoccupazioni sulla sicurezza della rete. Il 18 gennaio due treni ad alta velocità si sono scontrati vicino ad Adamuz, in provincia di Cordova, causando 46 morti e oltre 150 feriti; gli inquirenti hanno individuato in un tratto di binario danneggiato la probabile causa, ma le indagini sono ancora aperte. Due giorni dopo un treno pendolare ha urtato un muro di contenimento crollato vicino a Barcellona, uccidendo il macchinista e ferendo decine di persone. Il 22 gennaio un treno passeggeri ha colliso con una gru vicino a Cartagena, ferendo sei persone, e a febbraio una collisione a un passaggio a livello avrebbe provocato un morto.BREAKING: 🇪🇸 The death toll from the train collision in Spain has risen to 50 At least 50 people were killed and 179 injured when two trains collided in Toledo, Antena 3 reported. The Iryo train was carrying 147 passengers and the AVE train 397. pic.twitter.com/8l4uJI7JgM
— Visegrád 24 (@visegrad24) October 28, 2026
WATCH: Sheer force of train collision between Los Yébenes and Urda in Toledo, Spain sends wheels flying far from the tracks; at least 46 killed https://t.co/Uy14KatRMd pic.twitter.com/32RoUdWDLT
— Klaxon Wire (@KlaxonWire) October 28, 2026
Gli episodi hanno alimentato i timori sulle infrastrutture e sulla manutenzione, spingendo a chiedere standard di sicurezza più rigorosi. Il sindacato dei macchinisti SEMAF ha indetto uno sciopero nazionale per giovedì 29 ottobre, accusando Renfe e il ministero dei Trasporti di non aver attuato i miglioramenti promessi dopo i disastri di gennaio. Renfe ha respinto le accuse, sostenendo di aver rispettato gli impegni assunti. L’entità definitiva delle vittime e le circostanze esatte della collisione di mercoledì restano oggetto di indagine.WATCH: Horrifying footage shows train car apparently torn in half after collision between Los Yébenes and Urda in Toledo, Spain; at least 179 injured https://t.co/1R8tyBfx7b pic.twitter.com/gY1zpqWSWh
— Klaxon Wire (@KlaxonWire) October 28, 2026
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Stragi
Strage in chiesa ad un funerale in Giordania
Almeno sette persone sono state uccise e circa 34 ferite in un attentato terroristico contro una chiesa greco-ortodossa in Giordania. Le autorità hanno descritto i sospettati come «estremisti» che sono fuggiti dal luogo dell’attentato e sono tuttora latitanti.
La strage si è consumata venerdì pomeriggio nel villaggio di Hmoud, nella parte occidentale del governatorato di Karak, che ospita una considerevole comunità cristiana in un Paese a maggioranza musulmana.
Un gruppo di almeno tre aggressori è arrivato alla chiesa locale di San Giorgio, dove era in corso una cerimonia funebre. Gli uomini armati hanno attaccato i presenti e la sparatoria sarebbe durata circa 15 minuti, prima che i sospetti si allontanassero indisturbati.
Nessun gruppo ha rivendicato l’attentato.
Ürdün’de klisede ibadete gelmiş Hristiyan cemaate silahlı saldırı…
%2-3 nüfus Hristiyan..
Ürdün’ün güneyindeki Karak vilayetindeki Hmoud (Humud/Hammoud) köyündeki St. George Rum Ortodoks Kilisesi..
Önüne geleni kafir ilan eden “tekfirci gruplar” saldırdı..
El Kaideyi, IŞİD’i… pic.twitter.com/xeaShhHLUN— Adelina Sfishta (@AdelinaSfishta) October 23, 2026
Images show the scene after a shooting at a Greek Orthodox Church in Jordan left seven dead.
At least 34 others were injured as gunmen opened fire on a church during a funeral in the village of Hmoud, in the Karak governorate. pic.twitter.com/1pn6A5Kk48
— Middle East Eye (@MiddleEastEye) October 24, 2026
Le immagini delle telecamere di sorveglianza mostrano gli aggressori, due dei quali armati di pistole e il terzo di un fucile d’assalto, sparare contro le persone che cercavano disperatamente di fuggire, inciampando sui banchi della chiesa e tra di loro.
Le immagini, estremamente crude, mostrano i sospetti sparare ripetutamente alla testa delle vittime ferite, mentre giacciono a terra, apparentemente per finirle.
Il re giordano Abdullah II ha promesso di «condannare con la massima severità l’atto terroristico che ha colpito Karak». Il ministro dell’Interno del Paese, Mazen al-Faraya, ha confermato durante una conferenza stampa che i sospetti sono ancora a piede libero, descrivendo gli attentatori come un «gruppo di estremisti» senza fornire ulteriori dettagli.
Il sovrano giordano descritto l’attacco come «doloroso e orribile», affermando che «non ha precedenti nella storia del Regno Hascemita di Giordania», che raramente ha visto livelli di violenza simili. Il massacro ha provocato una massiccia reazione da parte delle autorità, con Hmoud invasa da diverse forze di sicurezza. Misure di sicurezza rafforzate sono state implementate anche nella città di Karak, dove è stata trasferita la maggior parte dei feriti per ricevere cure.
Venerdì, il re ha fatto visita alle vittime in ospedale per mostrare il suo sostegno, promettendo di punire i responsabili. Re Abdullah è stato visto arrivare alla struttura in uniforme militare, accompagnato da un nutrito contingente di sicurezza.
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Immagine screenshot da Twitter
Gender
Transessuale neonazista accusato di aver pianificato una strage in un tempio indù
19-year-old Alexandros Paporakis arrested in Illinois for plotting a mass shooting at a Hindu temple in Aurora, He targeted Indians, had an AR-style rifle, 300 rounds, body armor and a neo-Nazi manifesto, The attack failed when his gun jammed; a co-worker tipped off police.
When… pic.twitter.com/U3WSqhGjXa — Red Vanguard (@RedDeFacto) October 15, 2026
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