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Intelligenza Artificiale

I modelli di AI mostrano segni di cedimento man mano che assimilano più dati generati dall’AI stessa

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Mentre le aziende big tech si affannano a investire nell’intelligenza artificiale, all’orizzonte si scorge un problema di non poco conto: tutti i modelli addestrati sui dati web dopo l’avvento di ChatGPT nel 2022 stanno assimilando dati generati dall’intelligenza artificiale, un atto di «cannibalismo digitale» che potrebbe causare problemi tecnici e minacciare l’intero settore. Lo riporta Futurism.

 

In un nuovo saggio per The Register, il veterano editorialista tecnologico Steven Vaughn-Nichols avverte che anche i tentativi di scongiurare il cosiddetto «collasso del modello»–- che si verifica quando i grandi modelli linguistici (LLM) vengono alimentati con dati sintetici generati dall’intelligenza artificiale e di conseguenza escono dai binari – sono un altro tipo di problema.

 

Secondo varie analisi susseguitesi in questi anni, l’industria dell’AI si sta costantemente dirigendo verso il momento in cui tutti i dati di addestramento autentici disponibili – ovvero le informazioni prodotte dagli esseri umani e non dall’IA – saranno esauriti. Alcuni esperti, tra cui Elon Musk, credono che ci siamo già arrivati.

 

Per aggirare questo dilemma i colossi del settore, tra cui Google, OpenAI e Anthropic, hanno adottato quella che è nota come Generazione con Recupero Aumentato (RAG), che sostanzialmente prevede di collegare gli LLM a Internet in modo che possano cercare informazioni se vengono loro presentate richieste che non contengono risposte nei loro dati di addestramento.

 

Questo concetto sembra piuttosto intuitivo a prima vista, soprattutto se confrontato con lo spettro di un collasso del modello in rapido avvicinamento. C’è solo un problema: Internet è ormai pieno di contenuti poco accurati che sfruttano l’IA per fornire risposte a domande comuni, spesso con risultati ridicoli, pessimi e imprecisi.

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In un recente studio condotto dal reparto di ricerca dell’impero mediatico di Michael Bloomberg, presentato a una conferenza di linguistica computazionale l’anno passato, undici degli ultimi LLM, tra cui GPT-4o di OpenAI, Claude-3.5-Sonnet di Anthropic e Gemma-7B di Google, hanno prodotto molte più risposte «non sicure» rispetto alle loro controparti non-RAG. Come si legge nel documento, tali problemi di sicurezza possono includere «contenuti dannosi, illegali, offensivi e non etici, come la diffusione di disinformazione e la messa a repentaglio della sicurezza e della privacy personale».

 

«Questa scoperta controintuitiva ha implicazioni di vasta portata, dato l’utilizzo diffuso di RAG in applicazioni [di Intelligenza Artificiale Generativa] come gli operatori di supporto clienti e i sistemi di risposta alle domande», ha spiegato Amanda Stent, responsabile della ricerca e della strategia di intelligenza artificiale di Bloomberg, in un’altra intervista con Steven Vaughan-Nichols pubblicata su ZDNet. «L’utente medio di Internet interagisce quotidianamente con sistemi basati su RAG. Gli esperti di Intelligenza Artificiale devono riflettere attentamente su come utilizzare RAG in modo responsabile».

 

Il Vaughan-Nichols osserva che alcuni hanno suggerito di mescolare dati autentici e sintetici per produrre un cocktail inebriante di buoni dati di addestramento dell’IA, ma ciò richiederebbe agli esseri umani di continuare a creare contenuti reali per i dati di addestramento, e l’industria dell’IA sta attivamente minando le strutture di incentivazione che li spingono a continuare, mentre , ovviamente, ne ruba il lavoro senza permesso.

 

Una terza opzione, prevede Vaughn-Nichols, sembra già essere in atto.

 

«Investiremo sempre di più nell’Intelligenza Artificiale, fino al punto in cui il modello collasserà duramente e le risposte dell’intelligenza artificiale saranno così pessime che persino un CEO con il cervello morto non potrà ignorarlo», ha scritto.

 

In questo mondo futuristico dell’AI, vediamo, già sul nascere, le prime crepe e le incongruenze con quello che è il mondo reale.

 

Come riportato da Renovatio21, persino un colosso come Amazon ha recentemente messo in dubbio la totale efficienza della tecnologia. L’inserimento dell’IA in vari aspetti del mondo del lavoro atte a facilitare alcune mansioni, non ha sempre avuto un riscontro positivo. Alcuni programmatori di Amazon hanno sempre meno la sensazione che questa nuova tecnologia li abbia realmente facilitati e sgravati di fatiche nel loro lavoro, tanto che le loro mansioni sono sempre e comunque faticose. 

 

A supporto di questo scetticismo nello sviluppo dell’AI, sempre sulle colonne di Renovatio 21, abbiamo evidenziato che anche il colosso social Meta ha da poco fatto un enorme investimento in una società di Intelligenza Artificiale ritenuta «oscura», in quanto lo sviluppo dell’IA di Meta non sta procedendo secondo i desideri dello Zuckerberg. Partito con i favori del pronostico in quella gara per accrescere le potenzialità dell’AI, ha subìto fallimenti tecnici e battute d’arresto. L’obiettivo dello Zuckerbergo è quello di essere il primo a sviluppare il sistema di Intelligenza Artificiale che supera le capacità del cervello umano, un sogno che la maggior parte dei ricercatori dell’IA ancora pensa sia «molto improbabile».

 

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Intelligenza Artificiale

Trump chiede la creazione di una «Superintelligence Force»

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Il presidente Trump intende ora creare una «Forza di Superintelligence» in grado di mantenere il controllo degli Stati Uniti sul settore dell’IA.   A presiederla saranno il direttore dell’Intelligence nazionale Jay Clayton, il presidente della Commissione federale per il commercio Andrew Ferguson, il sottosegretario alla Guerra Emil Michael e il direttore dell’Ufficio per la gestione del personale Scott Kupor.   Trump ha persino convinto Musk a iniziare a usare il termine «Super Intelligence» (alternativo a «Artificial Intelligence») — e forse anche altri amministratori delegati di aziende di Intelligenza Artificiale che ha portato alla Casa Bianca — emanando un ordine esecutivo in tal senso.

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Natura e funzionamento di questa «Superintelligence Force» non sono, al momento del tutto chiari. In una dichiarazione alla Casa Bianca del 4 ottobre, Trump ha affermato: «La Forza di Superintelligence ha il compito di coordinare gli sforzi del governo federale per garantire che l’America continui a essere leader mondiale nella Superintelligence, che molti ritengono più importante della Rivoluzione Industriale e di Internet, e che proteggerà gli interessi e migliorerà la vita di tutti gli americani».   Un comunicato della Casa Bianca precisa che la forza coordinerà l’interazione del governo con i consumatori, i gruppi di interesse pubblico, le organizzazioni religiose, i fornitori di infrastrutture critiche e le «aziende di superintelligence».   L’espressione «superintelligenza» ha radici più antiche di quanto si pensi. Già nel 1965 il matematico britannico Irving John Good, collega di Alan Turing a Bletchley Park, parlò di «macchina ultraintelligente», capace di progettare macchine ancora migliori e di innescare una «esplosione di intelligenza». Negli anni Novanta lo scrittore e matematico Vernor Vinge introdusse il concetto di «singolarità tecnologica», il punto oltre il quale l’Intelligenza Artificiale supererebbe quella umana rendendo imprevedibile il futuro.   Il termine «superintelligence» nella sua accezione moderna si impone però nel 1998, quando il filosofo svedese Nick Bostrom lo usa in alcuni saggi, per poi consacrarlo con il libro Superintelligenza. Tendenze, pericoli, strategie (2014), che ne fece un tema centrale del dibattito pubblico. Da allora l’espressione è entrata nel lessico di ricercatori, imprenditori e istituzioni, legata sia alle speranze di progresso scientifico sia ai timori sul rischio esistenziale.   Nel 2023 l’argomento ha raggiunto anche i vertici di OpenAI, che ha invocato una governance internazionale per i sistemi superintelligenti, mentre negli ultimi anni diversi laboratori ne hanno fatto un obiettivo dichiarato.  

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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr  
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Intelligenza Artificiale

Sam Altman, CEO di OpenAI: il mondo «dovrebbe accettare alcuni aspetti negativi» dell’IA

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Il mondo dovrebbe accettare alcuni «aspetti negativi», tra cui attacchi informatici, truffe e abusi, in cambio dei benefici dell’intelligenza artificiale e per mantenerla ampiamente accessibile, ha affermato Sam Altman, CEO di OpenAI.

 

In un’intervista a Politico pubblicata lunedì, Altman ha respinto l’idea che prevenire tutti gli usi dannosi dell’IA giustificherebbe un controllo più stringente della tecnologia.

 

«Il mondo dovrebbe accettare che accadano cose negative in cambio dei benefici derivanti da questa tecnologia e del potere decisionale delle persone», ha detto.

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Il capo di OpenAI ha precisato che non limiterà l’accesso all’IA nemmeno in cambio di garanzie contro attacchi informatici di grave entità, abusi, truffe e altre conseguenze dannose. «Credo che le persone faranno moltissime cose buone, di gran lunga più di quelle cattive», ha spiegato.

 

Ha però sottolineato che non accetterebbe «i rischi veramente catastrofici», tra cui «una grave perdita di controllo a favore dell’Intelligenza Artificiale».

 

L’Altman ha anche respinto un modello in cui una tecnologia potente e potenzialmente pericolosa resta nelle mani di un singolo laboratorio che decide come distribuirne i benefici. Ha definito quel compromesso «completamente inaccettabile», sostenendo invece un accesso più ampio all’intelligenza artificiale.

 

Le dichiarazioni arrivano mentre OpenAI è sotto esame per agenti di AI sempre più autonomi che si comportano in modi inattesi. Durante l’estate gli agenti dell’azienda sono usciti dall’ambiente di test e hanno violato i server di Hugging Face, un archivio online di modelli e set di dati di IA. Da allora agenti di AI hanno ottenuto accessi non autorizzati o tentato di violare siti di agenzie federali statunitensi, del governo australiano e delle Nazioni Unite.

 

Come riportato da Renovatio 21, in settimana era emerso che OpenAI ha accantonato un nuovo modello di IA dopo test definiti inquietanti.

 

La scorsa settimana OpenAI è stata tra le sei grandi aziende tecnologiche americane che hanno firmato un accordo con la Casa Bianca per rafforzare le misure contro l’intelligenza artificiale dannosa. Google, Meta, xAI, Anthropic, Nvidia e OpenAI si sono impegnate a introdurre controlli interni più rigorosi e audit indipendenti, e a garantire che i loro modelli «non violino o accedano a sistemi tecnici in modo non autorizzato».

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L’intesa arriva in un momento di crescente preoccupazione per sistemi che operano al di fuori del controllo degli sviluppatori. Le aziende si sono impegnate a individuare e affrontare tempestivamente questi comportamenti, mentre revisori indipendenti e comitati dei consigli di amministrazione valuteranno l’efficacia delle misure di sicurezza.

 

Il mese scorso il premio Nobel per l’informatica Geoffrey Hinton ha ribadito l’avvertimento per cui un’IA sempre più potente potrebbe alla fine sfuggire al controllo umano, con conseguenze potenzialmente catastrofiche. Ha sostenuto che non esiste un metodo consolidato per garantire che gli esseri umani mantengano il controllo di sistemi molto più intelligenti dei loro creatori.

 

Anche il cofondatore di Microsoft, Bill Gates, ha chiesto una regolamentazione governativa, avvertendo che l’intelligenza artificiale nelle mani di malintenzionati è abbastanza potente da innescare eventi che causerebbero «un miliardo di morti».

 

L’Altman è spesso oggetto degli strali di Elon Musk, che lo chiama «Scam» (cioè «truffa») Altman. Un mese fa Elon aveva descritto i vertici di OpenAI come «stronzi inaffidabili».

 

Come riportato da Renovatio 21, la Florida è diventato il primo Stato a citare in giudizio OpenAI, definita «non sicura».

 

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Immagine di TechCrunch via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic

 

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Intelligenza Artificiale

Bill Gates insiste: la minaccia dell’IA «non è una bufala»

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Il cofondatore di Microsoft, Bill Gates, ha respinto le affermazioni del presidente statunitense Donald Trump, che sminuisce le preoccupazioni sulla sicurezza dell’intelligenza artificiale, sostenendo che Washington dovrebbe imporre garanzie obbligatorie a questa tecnologia in rapida evoluzione.   Gates, però, ha criticato quello che ha definito un approccio «nazionalistico» alla questione e ha detto che le salvaguardie non minerebbero il vantaggio tecnologico di Washington.   «No. Non è affatto una bufala», ha detto Gates quando gli è stata chiesta la posizione di Trump in un’intervista a Meet the Press della NBC News andata in onda domenica.

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All’inizio di questo mese Trump ha sminuito gli avvertimenti secondo cui l’Intelligenza Artificiale potrebbe sfuggire al controllo umano e distruggere l’umanità. «Chiunque vinca nell’IA, vince!», ha scritto, aggiungendo che gli Stati Uniti sono in vantaggio rispetto alla Cina e ad altri Paesi.   Gates ha sostenuto che trattare la tecnologia soprattutto come una competizione geopolitica significava spingere una corsa potenzialmente pericolosa allo sviluppo di sistemi sempre più potenti.   «Poiché la questione è inquadrata in un’ottica nazionalistica, del tipo “noi contro loro”, ci sono persone che dicono: “Bene, andiamo avanti a tutta velocità”», ha affermato, definendo «completamente irresponsabile» non richiedere ai sistemi di intelligenza artificiale salvaguardie e capacità di monitoraggio.   Il Gates ha riconosciuto che il governo statunitense ha «pochissima competenza» su alcune delle capacità recentemente sviluppate da aziende private di intelligenza artificiale, ma ha comunque insistito sul coinvolgimento governativo.   «Nessuno pensa che l’autoregolamentazione sia sufficiente», ha detto, chiedendo una legislazione e un monitoraggio obbligatorio dei modelli avanzati.   Il magnate di Microsoft ha inoltre previsto che Trump potrebbe alla fine cambiare posizione una volta convinto che tali misure non danneggerebbero la reputazione di Washington nei confronti di Pechino.   «Penso che dopo aver sentito il mio parere e quello di altre persone, compreso il fatto che questo non ci svantaggia in qualunque cosa lui consideri la corsa tra nazione e stato, allora, sai, arriveremo a un consenso», ha detto Gates.   Domenica, però, Trump ha ribadito la sua linea. Interrogato sulle notizie riguardanti agenti di intelligenza artificiale fuori controllo, ha dichiarato a Fox News: «Non mi preoccupa». Il presidente ha sostenuto che rallentare lo sviluppo potrebbe compromettere il vantaggio tecnologico di Washington, che ha stimato in circa 18 mesi.   «Siamo in vantaggio di circa un anno e mezzo rispetto alla Cina», ha detto Trump. «Siamo in testa… E perché dovremmo rinunciarvi?». Il presidente statunitense anche confermato l’intenzione di cenare con Dario Amodei, CEO di Anthropologie e uno dei principali sostenitori del rallentamento dello sviluppo di sistemi di IA sempre più sofisticati.   Gates, dal canto suo, ha contestato l’idea che Pechino avrebbe respinto le misure di salvaguardia, sostenendo che la Cina stessa ha interesse a prevenire attacchi che coinvolgono l’Intelligenza Artificiale avanzata.   «Certamente, tutti i Paesi dovrebbero volere che le salvaguardie siano in atto», ha affermato. «Quindi, chiunque dica “Beh, sai, la Cina non metterà in atto queste salvaguardie”, io sono totalmente in disaccordo.»

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Ciononostante, ha riconosciuto che raggiungere un accordo internazionale potrebbe rivelarsi più difficile dei negoziati della Guerra Fredda sulle armi nucleari. Alla domanda se i colloqui tra Stati Uniti e Unione Sovietica sul controllo degli armamenti potessero servire da modello per Washington e Pechino, Gates ha risposto: «Sì, assolutamente. Ma è più difficile di quanto non lo fosse quello».   Gli Stati Uniti e la Cina hanno di recente compiuto i primi passi verso la cooperazione sui rischi legati all’IA, concordando, dopo la visita del presidente cinese Xi Jinping a Washington, di avviare un dialogo bilaterale su questa tecnologia.   Come riportato da Renovatio 21, il Gates nell’ultima intervista ha anche dichiarato che l’Intelligenza Artificiale è abbastanza potente da causare un miliardo di morti se usata da persone con intenti malevoli, di fatto cambiando idea riguardo ai benefizi portati dall’IA.   Come riportato da Renovatio 21, Gates tre anni fa si era opposto ad una moratoria sull’IA firmata da Elon Musk e da decine di esperti di massimo livello, arrivando a magnificare le doti dell’IA come «buon maestro, come qualsiasi essere umano» e arrivando persino a dichiarare che «l’AI salverà la democrazia».  

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