Spirito
Il cardinale Fernandez si sprofonda sempre più nel suo rifiuto del titolo di «corredentrice»
È noto che il Cardinale Victor Manuel Fernández, Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede (DDF), ha un talento naturale nello spiegare formule difficili, dubbie o addirittura inesatte, o contrarie alla fede o alla disciplina cattolica. Ciò è stato evidente nel suo modo di trattare la Dichiarazione Fiducia supplicans, riguardante la benedizione delle coppie «irregolari».
Dopo la reazione quasi universale e l’aperta ribellione degli episcopati africani, il cardinale Fernández ha infine spiegato che si trattava di una benedizione non rituale o spontanea, che non era rivolta alle coppie, ma agli individui che si univano… che si trattava quindi di benedizioni che non erano benedizioni, e che nemmeno le coppie erano benedizioni.
Grazie alla tenacia della giornalista Diane Montagna, assistiamo a una sorta di ripetizione – un remake , si potrebbe dire nel linguaggio di Shakespeare – di questa deplorevole vicenda riguardante il testo Mater Populi Fidelis sull’attribuzione e la non attribuzione di alcuni titoli mariani, in particolare il titolo di corredentrice e quello di Mediatrice.
Diane Montagna ha pubblicato sul suo blog la breve intervista ricevuta dal Cardinale Fernández su questo argomento. Ha sottolineato una serie di inesattezze che lasciano già un’impressione spiacevole. Il Prefetto della DDF sostiene, ad esempio, che l’espressione «cooperazione unica di Maria nell’opera della redenzione» sia utilizzata circa 200 volte nel documento.
In realtà, l’espressione «cooperazione unica» compare una sola volta; la parola «unica» compare 29 volte, mentre il termine analogo «singolare» compare sei volte, anche nelle note a piè di pagina. Il cardinale sostiene inoltre che nella redazione del documento siano stati consultati «molti» mariologi, nonché specialisti in cristologia.
Tuttavia, don Maurizio Gronchi, consulente del DDF, che ha presentato il documento al cardinale Fernández, ha dichiarato ad ACI Prensa il 19 novembre che «non è stato possibile trovare alcun mariologo collaboratore». E don Salvatore Maria Perrella, OSM, mariologo, ha affermato che la Mater Populi Fidelis «avrebbe dovuto essere preparata da persone competenti nel settore».
Aiuta Renovatio 21
Un «sempre» che non significa «sempre»…
Prendendo di mira l’espressione «sempre inappropriata», che stigmatizza il titolo di Corredentrice, il giornalista interroga l’alto prelato argentino su questo «sempre». Il cardinale Fernández inizia lanciandosi in una spiegazione che incorpora «trent’anni di studio del dicastero», il lavoro del cardinale Joseph Ratzinger e il suo parere comunicato a Giovanni Paolo II, quindi la «chiusura della questione» da parte dello stesso cardinale.
Ma afferma che «stiamo cercando, anche se ci sono aspetti che possono creare confusione, di trovare gli aspetti positivi e di accogliere la pietà dei fedeli. Tuttavia, in questo ambito, dopo trent’anni di lavoro del dicastero, era giunto il momento di renderlo pubblico, ed è ciò che abbiamo fatto».
Senza discostarsi dalla sua domanda fondamentale, Diane Montagna chiede per la terza volta: «Perché ha usato il termine “sempre”? Si riferisce al passato, soprattutto perché è stato utilizzato da santi, dottori e dal magistero ordinario?»
La risposta del cardinale fu all’altezza della reputazione che Fiducia supplicans gli aveva guadagnato : «No, no, no. Si riferisce al momento presente». Da qui la domanda stupita: «Quindi “sempre” significa “da ora in poi”?». E il cardinale continuò: «Da ora in poi, senza dubbio».
Aggiunge: «E questo significa soprattutto che questa espressione [di «Corredentrice»] non sarà usata nella liturgia, cioè nei testi liturgici, né nei documenti ufficiali della Santa Sede». Anzi, ne ammette l’uso privato: «Potete usare questo titolo», se avete compreso il vero significato di questa espressione…
Il giornalista è riuscito a far dire al cardinale prefetto della DDF che «ancora inappropriato» significava dal punto di vista temporale «d’ora in poi», e dal punto di vista dell’estensione «nei testi liturgici e nei documenti ufficiali della Santa Sede».
In altre parole, «corredentrice» non è sempre stato inappropriato, ma lo è diventato, il che significa logicamente che questa valutazione è casuale, legata alla cautela. E questo implica anche che un giorno questo titolo potrebbe non essere più «inappropriato»: un titolo intermittente o tremolante, per così dire.
Questa spiegazione dimostra, in primo luogo, l’incompetenza di chi fornisce la risposta; e in secondo luogo, che il termine «sempre» non ha lo stesso significato nei documenti DDF che nel linguaggio comune. Il che è piuttosto fastidioso. Ma c’è un elemento positivo: il titolo può essere utilizzato liberamente.
Dopo questo ultimo dietrofront che ha nuovamente ridicolizzato il DDF, sembra che la cosa migliore per il cardinale Fernández sarebbe ritirarsi.
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine screenshot da YouTube
Bioetica
Pegoraro vescovo, FSSPX scomunicata: ecco la chiesa moderna
Sostieni Renovatio 21
Aiuta Renovatio 21
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Spirito
Un saggio del cardinale Fernandez, scoperto di recente, rivela la sua convinzione che tutti siano salvati
Il futuro cardinale Victor Manuel «Tucho» Fernandez appoggiò apertamente l’universalismo, ovvero l’idea che tutti siano salvati, in un documento recentemente ritrovato, scritto più di 30 anni fa.
In un saggio di 46 pagine del 1995 intitolato «Romanos 9-11: gracia y predestinación», riportato per la prima volta dal sito argentino El Wanderer, il futuro prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede scrisse ampiamente sull’insegnamento della Chiesa in materia di salvezza e predestinazione, citando le opere di Sant’Agostino e Sant’Aquino, sebbene l’allora sacerdote si concentrasse su quanto da loro scritto sulla misericordia di Dio, ignorando in gran parte la Sua giustizia. Il Fernandez concludeva il suo lavoro sottolineando di avere «ferma fiducia» nel fatto che «tutti saranno salvati», aggiungendo che questo non è un «mero desiderio», ma si basa su ciò che «sa di Dio e dei Suoi piani specifici».
«Credo che tutto ciò su cui abbiamo riflettuto ci permetta di affermare quanto segue: “Confido fermamente che tutti saranno salvati; una fiducia che non si basa su un mero desiderio, né sulla mia compassione per l’umanità, ma su ciò che so di Dio e dei Suoi piani specifici grazie alla Sua Rivelazione”», ha scritto il futuro cardinale bergogliano. «Si tratta, dunque, di una “fiducia saldissima” fondata sulla realtà, sul modo divino di rapportarsi all’umanità in questo specifico piano di salvezza».
Sebbene la Chiesa cattolica insegni che Dio desidera la salvezza di tutti e non predestina nessuno all’inferno, i fedeli devono operare la propria salvezza cooperando con la grazia di Dio. Tuttavia, nelle Sacre Scritture, Nostro Signore ha esortato i suoi seguaci a entrare per la «porta stretta», indicando chiaramente che la maggior parte delle persone non è salva.
Al contrario, le parole di Tucho sembrano avallare la visione «universalista» della salvezza, secondo la quale tutti gli uomini sono salvati. Tale visione è stata condannata dalla Chiesa.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
È interessante notare che, nel suo saggio, Fernandez cita il canone romano «Liberaci dalla dannazione eterna e annoveraci tra i tuoi eletti» per confutare correttamente l’idea che Dio predestini le persone all’inferno. Ironicamente, tuttavia, questa preghiera confuterebbe la sua conclusione universalista finale, poiché se tutti venissero salvati, la preghiera risulterebbe irrilevante.
Nel corso di un’omelia del 2023, il prelato argentino fece analoghe osservazioni eterodosse, detestando il fatto che la Chiesa impedisca ad alcuni fedeli di ricevere la Santa Eucaristia:
«Sapete che per molti secoli la Chiesa ha preso un’altra direzione. Senza rendersene conto, ha sviluppato un’intera filosofia e morale piena di classificazioni, per classificare le persone, per etichettarle… questo è così, quello è cosà; questo può ricevere la Comunione, questo no; questo può essere perdonato, questo no… è terribile che questo ci sia accaduto nella Chiesa. Grazie a Dio, papa Francesco ci aiuta a liberarci da questi schemi».
Il Fernandezzo aveva già suscitato polemiche in passato a causa dei numerosi scritti, definiti «pornografici» dai detrattori, venuti alla luce negli ultimi anni.
In particolare, nel 2023, è riemerso un libro esplicitamente sessuale scritto da Fernandez nel 1995, intitolato «Guariscimi con la bocca: L’arte del bacio», che trattava del bacio e delle sensazioni che esso evoca. Nel 2024, è stato riscoperto anche un altro libro erotico scritto dal futuro prefetto nel 1998, intitolato «Passione mistica: spiritualità e sensualità», che discute delle «particolarità dell’orgasmo maschile e femminile che si manifestano in qualche modo anche nella relazione mistica con Dio» e minimizza la natura immorale dell’omosessualità.
Alla fine del 2025, sono stati scoperti altri tre testi fernandeziani definiti dai critici come «pornografici» che descrivevano in modo esplicito il corpo umano.
Come riportato da Renovatio 21, il Fernandez – autore del documento sulla benedizione delle coppie omofile Fiducia Supplicans e della privazione alla Madonna del titolo di corredentrice – è colui che, in compagnia del papa Leone XIV, ora minaccia di scomunicare la FSSPX per la consacrazione di quattro nuovi vescovi. Si dice anzi che da mesi egli abbia già preparato l’ordine di scomunica. Al superiore della FSSPX don Davide Pagliarani il porporato argentino aveva detto che i documenti del Concilio Vaticano II «non possono essere corretti».
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine da Romanuspontifex via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported
Spirito
La Fraternità San Pietro contro le Consacrazioni
Un’opinione teologica elevata al rango di certezza
Lo stesso relatore osserva di presentare il frutto del proprio studio teologico su una questione che il Magistero non ha mai risolto in modo definitivo. La Fraternità San Pietro si prende dunque la briga di intervenire in un dibattito irrisolto, dove sistematicamente omette di criticare le opinioni direttamente contrarie alla fede che attualmente affliggono la Chiesa. Don Vernier non nega la crisi della Chiesa, ammettendone l’esistenza e la gravità; ma non la definisce né la sviluppa mai veramente. Rimane un’astrazione, che il sacerdote riconosce rapidamente prima di escluderla abilmente dal dibattito sollevando la questione dell’atto intrinsecamente malvagio: se è intrinsecamente malvagio consacrare senza mandato, allora nemmeno la crisi può giustificare un simile atto. Il fine non giustifica i mezzi. L’intera sfida diventa quindi dimostrare questo male intrinseco. Non ci soffermeremo su un argomento ormai noto: che il vescovo è, «per natura», ordinato alla struttura gerarchica della Chiesa proprio in virtù del suo potere di impartire le ordinazioni. Pertanto, il conferimento degli ordini sacri implicherebbe il potere giurisdizionale sia in capo a chi consacra sia a chi li riceve. La nomina di un vescovo da consacrare sarebbe quindi riservata al Papa, unica fonte di ogni potere giurisdizionale per diritto divino. La distinzione operata dalla Fraternità Sacerdotale San Pio X, che afferma di celebrare una consacrazione senza giurisdizione per non usurpare una prerogativa papale, risulterebbe quindi inefficace. Questo argomento, tuttavia, è già stato confutato più volte: don Gleize, sulle pagine del Courrier de Rome, ha dimostrato quanto questa tesi sia contraria sia a Pio XII (1) sia all’opinione comune dei teologi preconciliari, quasi mai citata da don Vernier – o citata in modo errato e secondo un’interpretazione che presuppone già la tesi da dimostrare.Iscriviti al canale Telegram ![]()
Una teologia scollegata dai fatti
Ma al di là di queste questioni, lo svolgimento stesso del ragionamento pone un ulteriore problema. Anziché liquidare una questione di fatto – la crisi – invocando la questione di un atto intrinsecamente cattivo, sarebbe stato necessario, al contrario, integrare fatti concreti nel ragionamento teologico, poiché anche la teologia si fonda sui fatti della sua storia. Se i teologi del IV secolo si fossero basati sull’indefettibilità della Chiesa per concludere che non sarebbe mai potuta esistere un’eresia diffusa tra tutti i vescovi del mondo cattolico, la crisi ariana avrebbe dimostrato il contrario. Analogamente, se alcuni avessero affermato a priori che tutta la cristianità non si sarebbe mai trovata in una situazione in cui non sapesse chi fosse il vero papa – e certamente non sarebbero mancati loro gli argomenti a sostegno di questa tesi – si sarebbero comunque trovati piuttosto perplessi di fronte al Grande Scisma d’Occidente, che presentò loro un fatto direttamente contrario alle loro speculazioni. Non disse forse mons. Lefebvre, contrariamente a ogni ragionamento astratto e a priori: «siamo obbligati di constatare»? In una questione controversa, già fortemente sostenuta dalla Fraternità Sacerdotale San Pio X, la crisi nella Chiesa doveva essere considerata un fattore significativo. Infatti, Dio non poteva permettere una simile prova senza anche provvedere a mezzi concreti per affrontarla. Altrimenti, ragionando come don Vernier, si dovrebbe concludere che Dio avrebbe permesso una crisi nella Chiesa che mina gravemente la fede dei fedeli, rendendo al contempo impossibile qualsiasi azione volta a salvare quegli stessi fedeli. Una tale posizione porta quindi, in pratica, ad accettare l’abbandono dei fedeli di Quimper, ora privati di un vero catechismo e dei sacramenti, come ha fatto la Fraternità Sacerdotale San Pietro. Questa posizione appare, in realtà, come una giustificazione teologica dell’atteggiamento del mercenario che abbandona le pecore quando vede avvicinarsi il lupo.Sostieni Renovatio 21
La storia della Chiesa conferma la distinzione tra ordine e giurisdizione
Il ragionamento di chi parla opera sempre a priori, distaccato dai fatti. Eppure, i fatti lo smentiscono su un punto in cui la storia della Chiesa è perfettamente chiara. In effetti, nessuno può ignorare il modo in cui la Chiesa ha giudicato le consacrazioni compiute dagli scismatici nel corso della sua storia. Tali consacrazioni, compiute contro la volontà del Papa, sono sempre state considerate illecite ma nondimeno valide. Solo la giurisdizione è ritenuta da Roma invalida per gli scismatici, poiché deriva per sua stessa natura dal potere papale. Per questo motivo Roma nomina vescovi anche laddove esistano già vescovi scismatici, vescovi privi di giurisdizione effettiva. Ma il potere dell’Ordine sacro conferito da queste consacrazioni è sempre stato considerato valido, tanto che i vescovi scismatici che si convertono non vengono riordinati. Questa differenza – che la consacrazione sia giudicata valida ma la giurisdizione invalida – illustra la distinzione fondamentale che esiste tra l’Ordine sacro e la giurisdizione, nel rapporto che rende la concessione dell’Ordine sacro agli scismatici dipendente da questi ultimi. Infatti, se tali consacrazioni episcopali sono considerate valide, ciò dimostra che non sono viziate nella loro stessa natura per il fatto di essere conferite contro la volontà del papa, a prescindere dalla gravità di tale fatto. Ciò significa che la designazione del candidato all’episcopato da parte del Papa costituisce un elemento estrinseco alla consacrazione, stabilito dal diritto umano positivo. Si tratta quindi di una decisione giuridica aggiunta all’ordine naturale delle cose: in altre parole, un diritto puramente ecclesiastico, che ammette possibili eccezioni, e che pertanto non è intrinsecamente errato contestare in circostanze gravi e proporzionate.Aiuta Renovatio 21
Quando il diritto ecclesiastico viene confuso con il diritto divino
Il conferenziere cita l’enciclica Ad apostolorum principis, in cui Pio XII ribadisce che sia la nomina dei vescovi sia il diritto di giudicarne l’idoneità appartengono alla Santa Sede. Don Vernier sottolinea questa distinzione. Ma si rende conto che ciò non supporta in alcun modo la sua tesi? Infatti, queste due prerogative sono riservate alla Santa Sede, ma secondo due formalità diverse: una in virtù del diritto divino, l’altra in virtù del diritto umano. In effetti, nello stesso paragrafo, Pio XII nega ai vescovi consacrati contro la volontà della Santa Sede qualsiasi potere di magistero e giurisdizione, ma evita accuratamente di negare loro il potere dell’Ordine sacro (2), che hanno validamente ricevuto. L’argomentazione di don Vernier, che cerca di incorporare la giurisdizione nell’ordinazione episcopale in quanto tale, non permette più di spiegare questa distinzione. Certamente, il papa, in virtù del suo primato di giurisdizione, possiede per diritto divino il potere legislativo su tutte le questioni riguardanti la Chiesa, compresa la conferimento dell’Ordine sacro. Ma ciò significa solo che possiede per diritto divino la facoltà di emanare leggi ecclesiastiche di diritto umano. Il possesso del potere legislativo deriva da diritto divino; le leggi promulgate in virtù di tale autorità non lo sono. Pertanto, il potere del papa di legiferare sul digiuno dei fedeli è di diritto divino, mentre il digiuno del Mercoledì delle Ceneri è istituito dal diritto umano ecclesiastico. Altrimenti, si dovrebbe considerare ogni legge papale come legge divina, il che è manifestamente assurdo. La differenza tra il ragionamento del conferenziere e quello della Fraternità Sacerdotale San Pio X risiede non solo nelle conclusioni a cui giungono, ma, in modo più fondamentale, nella loro stessa concezione teologica. Da un lato, un approccio astratto, quasi geometrico, matematico, distaccato dalla realtà concreta dei cattolici; dall’altro, una teologia che unisce la forza dei principi universali all’attenzione per gli eventi provvidenziali e alle necessità concrete della salvezza delle anime. Don Frédéric Weil NOTE 1) In particolare, l’enciclica Ad sinarum gentem del 7 ottobre 1954, in cui Pio XII distingue chiaramente due modalità di ricezione dei due poteri dell’Ordine sacro e della giurisdizione: il primo conferito tramite sacramento, il secondo conferito direttamente dal Papa. 2) «I vescovi che non sono stati nominati o confermati dalla Santa Sede, che sono stati anche scelti e consacrati contro le sue esplicite disposizioni, non possono godere di alcun potere di magistero o di giurisdizione; poiché la giurisdizione spetta ai vescovi solo tramite il Romano Pontefice». Lettera Enciclica Ad Apostolorum Principis, 29 giugno 1958. Articolo previamente apparso su FSSPX.NewsIscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
-



Gender2 settimane faNuova malattia si diffonde tra gli omosessuali
-



Oligarcato1 settimana faIl premier canadese Carney afferma: sta arrivando un «nuovo ordine mondiale», inizierà dall’Europa
-



Pensiero7 giorni faTrump contro Meloni, il deal dietro la discordia
-



Spirito2 settimane faLeone minaccia la FSSPX per l’ordinazione dei vescovi
-



Pensiero1 settimana faIl cardinale Ruini muore. La devastazione neodemocristiana resta
-



Predazione degli organi6 giorni faEcco la campagna ministeriale per la predazione degli organi
-



Eutanasia2 settimane faGrida «aiuto!» durante il tentativo di eutanasia: ecco la realtà dietro l’«assistenza medica al suicidio»
-



Animali2 settimane faGatto invade il finale del balletto Romeo e Giulietta














