Droga
La Russia accusa gli Stati Uniti di pianificare un colpo di Stato in Venezuela
L’ambasciatore russo all’ONU, Vassilij Nebenzia, ha accusato gli Stati Uniti di orchestrare un colpo di Stato in Venezuela, mascherandolo come una campagna antidroga.
Gli USA hanno dispiegato marines e navi da guerra al largo delle coste venezuelane, conducendo attacchi aerei contro presunte imbarcazioni dedite al traffico di droga. Almeno quattro imbarcazioni sono state affondate, causando oltre 21 morti. Caracas ha denunciato l’operazione come una violazione della propria sovranità, convocando una sessione urgente del Consiglio di Sicurezza dell’ONU e avvertendo che l’obiettivo era rovesciare il presidente Nicolas Maduro, minacciando la stabilità regionale.
Durante la sessione di venerdì, Nebenzia ha dichiarato che la Russia «condanna fermamente» la campagna statunitense, definendola «una palese violazione del diritto internazionale e dei diritti umani».
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«Assistiamo a una sfacciata campagna di pressione politica, militare e psicologica contro il governo di uno Stato sovrano, con l’unico scopo di abbattere un regime sgradito agli Stati Uniti», ha affermato, sottolineando che il piano golpista utilizza «i classici strumenti delle rivoluzioni colorate e delle guerre ibride», alimentando «artificialmente un clima di scontro».
Secondo Nebenzia, la giustificazione di Washington per l’azione militare «sembra la trama di un film hollywoodiano» in cui gli americani «salvano il mondo», ma è pura finzione, evidenziando che l’Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine non considera il Venezuela un centro di traffico di droga, poiché l’87% della cocaina diretta negli USA transita per l’Oceano Pacifico, a cui il Venezuela non ha accesso.
«Washington deve cessare immediatamente di intensificare le azioni con falsi pretesti ed evitare l’errore irreparabile di un’azione militare contro il Venezuela», ha esortato.
Altri membri del Consiglio di Sicurezza hanno chiesto una de-escalation, ma il consigliere politico statunitense John Kelley ha ribadito che Washington userà tutta la sua «forza» per eliminare i presunti «cartelli della droga» venezuelani.
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L’amministrazione del presidente USA Donald Trump accusa da tempo Maduro di legami con i cartelli, etichettandolo come «narcoterrorista» e aumentando la taglia per il suo arresto a 50 milioni di dollari.
Trump non ha riconosciuto la rielezione di Maduro nel 2024, sostenendo apertamente il suo rivale. Venerdì ha elogiato la leader dell’opposizione Maria Corina Machado per il Premio Nobel per la Pace, riconoscendo il suo precedente sostegno alla sua causa.
Maduro ha ripetutamente smentito con forza le accuse degli Stati Uniti riguardo a presunti legami con il traffico di droga.
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Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0)
Droga
Le carceri canadesi forniranno ai detenuti kit per l’inalazione sicura di droghe
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Droga
Ritrovati 1.600 denti da latte in una fossa comune di un narcocartello messicano
Un gruppo di volontari in Messico sostiene di aver rinvenuto 1.600 denti da latte tra i resti umani in una fossa comune legata a un cartello della droga.
Il collettivo Buscando Cuerpos en Todo México («Alla ricerca di cadaveri in tutto il Messico») nel 2021 ha indagato su un sito vicino a Zacapu, nello Stato di Michoacan, associato al cartello di Sinaloa.
Lì ha trovato resti, tra cui un dente di bambino. Da allora ha continuato a setacciare l’area in cerca di resti umani. Questa settimana ha dichiarato di aver individuato ben 1.600 denti da latte.
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La deputata del Michoacan Margarita Lopez, che ha contribuito a fondare il gruppo, sostiene che i denti appartengano probabilmente a bambini vittime di tratta, eventualmente sfruttati sessualmente o per gli organi.
L’ufficio del procuratore generale dello Stato ha finora rifiutato di verificare le affermazioni.
«Dal 2021 ad oggi, non è pervenuta alcuna denuncia, segnalazione alle autorità o richiesta di intervento forense in relazione a questi eventi», ha dichiarato l’ufficio.
La Lopez ha replicato con tono accesa so Facebook: «Vogliono minimizzare l’incidente, ma l’operazione per recuperare i 1.600 denti da latte ha coinvolto agenti della Procura generale dello Stato di Michoacán, che agivano in virtù di un mandato ufficiale per garantire la sicurezza del perimetro, e tutto è documentato nell’indagine preliminare», ha scritto.
La deputata aggiunto che un procuratore federale e personale forense erano presenti durante il recupero dei resti, chiedendo l’intervento del Comitato Internazionale della Croce Rossa per contribuire alle indagini.
«Da quando è scoppiato il caso dei “1.600 dentini”, il governo messicano è rimasto in silenzio o ha negato la scoperta», ha affermato la Lopez.
Le fosse comuni sono il simbolo più duro della violenza legata al narcotraffico in Messico.
Un rapporto governativo di marzo 2026 conta 132.534 persone scomparse, mentre la Comisión Nacional de Búsqueda parla di circa 135.000 casi. Il 97% di chi risulta nel registro è scomparso dopo il 2006, cioè dall’inizio della guerra ai cartelli lanciata dal governo Calderón. Prima dei Mondiali il governo Sheinbaum ha rivisto i dati, portando i casi attivi a circa 43.000, una scelta criticata da parenti e ONG perché minimizzerebbe il problema. Il ritmo dei desaparecidos messicani resta alto: nel 2025 risultavano scomparse 34.554 persone, e tra ottobre 2024 e metà settembre 2026 i casi registrati sono 62.378, di cui 20.072 non ancora rintracciati e 3.457 ritrovati morti.
Tra il 2007 e il 2023 le autorità hanno trovato quasi 5.700 fosse comuni clandestine. La maggior parte è stata scoperta dai collettivi di familiari (le madres buscadoras, le madri e i parenti che scavano in proprio). Un collettivo di Sonora da solo ha ritrovato 1.230 corpi in fosse clandestine dal 2019. Chi cerca è a rischio: ad aprile 2025 due madri cercatrici sono state uccise in Jalisco.
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Proprio lo Stato di Jalisco ha oltre 16.000 scomparsi ancora nel registro, il dato più alto del Paese. Secondo un collettivo locale, intorno a uno stadio dei Mondiali sarebbero stati trovati 456 sacchi con resti umani. Un’analisi del Mexico Peace Index rileva inoltre che un terzo dei corpi recuperati dalle fosse clandestine dal 2006 proviene da Jalisco.
Un’inchiesta giornalistica ha rilevato oltre 72.000 resti classificati come non identificati dal 2006 al 2023, per lo più sepolti in fosse municipali. Un’altra fonte parla di 38.891 corpi non identificati, di cui 27.271 sepolti in fosse comuni, a fronte di oltre 275.000 omicidi registrati dal 2006.
Il governo ha annunciato un calo degli omicidi del 30% nel 2025, ma alcuni analisti sospettano che parte delle vittime sia finita in categorie diverse, come sparizioni o corpi nascosti nelle fosse. L’impunità è molto diffusa: secondo Human Rights Watch, solo il 17% degli omicidi volontari tra il 2010 e il 2022 ha portato a mandati d’arresto o procedimenti. L’ONU ha dichiarato che ci sono «prove fondate» che le sparizioni forzate siano diffuse o sistematiche, e quindi crimini contro l’umanità.
Molte fosse non sono depositi di singole «stragi» con un numero preciso di vittime: sono luoghi dove i corpi si sono accumulati nel tempo.
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Immagine da Twitter
Droga
I cartelli narcos messicani reclutano dronisti che hanno operato in Ucraina
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