Connettiti con Renovato 21

Geopolitica

La Turchia guida gli sforzi per sospendere Israele dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite

Pubblicato

il

Lunedì il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan ha esortato le nazioni islamiche a impegnarsi per sospendere Israele dalla partecipazione alle riunioni e alle attività dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Lo riporta il quotidiano arabo Middle East Eye.

 

Intervenendo al vertice di emergenza dei ministri degli esteri dell’Organizzazione per la cooperazione islamica (OIC) tenutosi a Riyadh, in Arabia Saudita, Fidan ha affermato che i palestinesi hanno bisogno di un’azione collettiva per porre fine al presunto genocidio di Israele a Gaza e alla violenza dei coloni nella Cisgiordania occupata.

 

«Questo incontro si concentrerà su tre compiti urgenti: fermare la guerra, forgiare una risposta unitaria della ummah islamica e mobilitare la comunità internazionale», ha affermato il Fidan.

Sostieni Renovatio 21

Il ministro di Ankara ha sottolineato che «l’aggressione genocida» di Israele continua a Gaza, dove mezzo milione di persone affrontano una fame catastrofica, aggiungendo che l’ONU ha ora ufficialmente dichiarato lo stato di carestia nel territorio, osservando che Hamas ha già accettato un piano di cessate il fuoco proposto da Qatar ed Egitto, eppure il governo israeliano «continua a cercare di cancellare la Palestina».

 

«Pertanto, dobbiamo unire i nostri sforzi per sostenere e ampliare lo slancio verso il riconoscimento della Palestina, lanciando al contempo un’iniziativa all’interno delle Nazioni Unite per la piena adesione della Palestina e considerando la sospensione di Israele dai lavori dell’Assemblea generale», ha aggiunto il Fidano.

 

Lunedì, la riunione dei ministri degli esteri dell’OIC ha rilasciato una dichiarazione dopo il vertice in cui si afferma che «esorta gli Stati membri dell’OIC a esaminare ulteriormente se l’adesione di Israele alle Nazioni Unite sia in linea con la Carta delle Nazioni Unite, date le evidenti violazioni da parte di Israele dei requisiti per l’adesione e il suo costante disprezzo per le risoluzioni delle Nazioni Unite».

 

«Inoltre, dovrebbero essere coordinati gli sforzi per sospendere Israele dall’adesione alle Nazioni Unite», ha affermato. La richiesta di Fidan di sospendere Israele dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha un precedente.

 

Gli articoli 5 e 6 della Carta delle Nazioni Unite stabiliscono che un membro può essere sospeso o espulso se «viola persistentemente i principi contenuti nella Carta». Tuttavia, una mossa del genere richiede una raccomandazione del Consiglio di sicurezza, dove i cinque membri permanenti, tra cui gli Stati Uniti, detengono il potere di veto.

 

Esiste, tuttavia, un’altra via: l’Assemblea Generale stessa. Questa fu utilizzata nel 1974 contro il Sudafrica dell’apartheid. Il 27 settembre 1974, il Comitato per le Credenziali delle Nazioni Unite respinse le credenziali del Sudafrica, una procedura di routine prima delle riunioni dell’Assemblea Generale.

 

Tre giorni dopo, l’Assemblea generale approvò la risoluzione 3207, sollecitando il Consiglio di sicurezza a riesaminare l’adesione del Sudafrica alla luce delle sue continue violazioni della Carta.

 

Sebbene il Consiglio di sicurezza avesse posto il veto alla risoluzione, nel novembre dello stesso anno il presidente dell’Assemblea generale, l’algerino Abdelaziz Bouteflika, stabilì che, data la decisione del Comitato delle credenziali e l’adozione della risoluzione 3207, l’Assemblea generale avrebbe rifiutato di consentire alla delegazione del Sudafrica di partecipare ai suoi lavori.

 

Il Sudafrica rimase sospeso dall’Assemblea Generale fino al giugno 1994, dopo la fine dell’apartheid. Gli attivisti sostengono che l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite potrebbe applicare lo stesso processo a Israele. Fanno notare che la Corte Internazionale di Giustizia (CIG) nel luglio 2024 ha emesso un parere consultivo dichiarando «illegale» l’occupazione decennale dei territori palestinesi da parte di Israele e la sua quasi totale segregazione della popolazione in Cisgiordania una violazione del diritto internazionale sulla «segregazione razziale» e sull’«apartheid».

Aiuta Renovatio 21

La Corte Internazionale di Giustizia ha inoltre affermato che le politiche e le pratiche di Israele nella Palestina occupata costituiscono segregazione o apartheid, in violazione dell’articolo 3 della Convenzione sull’eliminazione della discriminazione razziale (CERD).

 

Importanti organizzazioni per i diritti umani, tra cui Amnesty International, Human Rights Watch e l’israeliana B’Tselem, hanno descritto le azioni di Israele contro i palestinesi come costituenti un «apartheid» o un «regime di apartheid», scrive Middle East Eye.

 

Come riportato da Renovatio 21, nel corso di questi mesi il Fidan ha dichiarato che lo Stato Ebraico rappresenta una «minaccia per la pace» in Siria, nonché che gli USA sono ostaggio di Israele. Il ministro a suo tempo annunciò che Ankara si univa al caso di genocidio contro Israele presentato alla Corte di Giustizia Internazionale dell’Aia.

 

Il Fidan l’anno passato era stato a capo anche dello storico accordo in materia militare e di sicurezza tra Turchia e Iraq.

 

La Turchia era stata invitata l’anno scorso all’incontro della Lega Araba: si è trattato della prima volta in 13 anni.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di Foreign, Commonwealth & Development Office via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic

 

 

Continua a leggere

Geopolitica

Putin: le proteste in Europa derivano da errori propri»

Pubblicato

il

Da

Le recenti proteste in tutta Europa sono state la conseguenza degli errori commessi dalla stessa UE, ha affermato il presidente russo Vladimir Putin, aggiungendo che i Paesi europei stanno faticando a gestire la crisi migratoria.   «Gli europei stanno smantellando le proprie tradizioni, quindi sono ancora meno in grado di trasmetterle ai migranti», ha affermato Putin in un’intervista con il giornalista Pavel Zarubin.   Putin ha affermato che alcuni leader europei non sono in grado di assumersi la responsabilità dei disordini scoppiati in questi giorni, aggiungendo che, invece di analizzare la situazione e individuarne le cause, tendono a incolpare altri Paesi, prima gli Stati Uniti e ora la Russia.   «Ma si sono subito ravveduti e sono tornati alle loro tradizionali accuse contro la Russia. La mia prima reazione, quando ho visto ciò, è stata di sorpresa, perché affermare che stiamo provocando proteste di massa nelle principali città europee è davvero eccessivo», ha detto il presidente, aggiungendo che ciò riflette la debolezza dei leader, incapaci di affrontare la situazione.   Putin ritiene che l’Europa non disponga delle risorse necessarie per integrare tutti i migranti, e che ciò abbia portato a una crisi.  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0) 
 
Continua a leggere

Geopolitica

Netanyahu ordina il blocco della Cisgiordania

Pubblicato

il

Da

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha ordinato il blocco della Cisgiordania occupata in seguito a una sparatoria mortale tra soldati delle Forze di Difesa Israeliane e due presunti uomini armati palestinesi presso un posto di blocco di sicurezza.

 

L’incidente si è verificato venerdì nella Cisgiordania meridionale, presso il checkpoint temporaneo di Judea Junction sulla Strada 35. Un fotografo dell’AFP, testimone della sparatoria, ha riferito che due sospetti palestinesi, armati di pistola e fucile automatico, hanno aperto il fuoco contro i soldati israeliani.

 

Cinque israeliani sono rimasti feriti nell’attacco, due dei quali sono deceduti in ospedale a causa delle ferite riportate, mentre gli aggressori sono stati uccisi sul luogo della sparatoria, durata oltre 20 minuti, secondo un’indagine preliminare dell’esercito israeliano.

 

L’esercito israeliano ha descritto l’incidente come un «attacco terroristico» sventato, senza specificare il bersaglio previsto dai sospetti. Netanyahu ha promesso un’operazione di rappresaglia «molto estesa» in seguito all’incidente, annunciando la demolizione dell’intero quartiere di provenienza degli attentatori e lo sfollamento dei suoi residenti, oltre a richiedere la cancellazione di tutti gli incontri politici previsti per il 23 ottobre.

«Ho dato istruzioni alle Forze di Difesa Israeliane e alle forze di sicurezza di bloccare immediatamente la città di Hebron e di prepararsi a bloccare completamente l’intera area della Giudea e della Samaria a partire da oggi», ha aggiunto, riferendosi alla Cisgiordania con il suo nome israeliano.

 

Il ministro israeliano di estrema destra per la Sicurezza Nazionale, Itamar Ben-Gvir, ha chiesto ritorsioni ancora più severe, invocando lo scioglimento dell’Autorità Palestinese (ANP) con sede a Ramallah. Tuttavia, finora non è emersa alcuna prova che colleghi l’ANP all’incidente.

 

«L’Autorità Palestinese deve essere sciolta e smilitarizzata, e tutte le infrastrutture terroristiche devono essere completamente eliminate», ha dichiarato Ben-Gvir, noto per la sua retorica anti-palestinese estremamente ostile e per una serie di azioni controverse.

 

Il prolungato conflitto  dello Stato Ebraico su vari fronti ha alimentato ripetute accuse contro Netanyahu, accusato di aver deliberatamente prolungato le ostilità per mantenere la sua presa sul potere. Gli ultimi sondaggi d’opinione mostrano il primo ministro in carica in una serrata competizione con Gadi Eisenkot, ex capo delle Forze di Difesa Israeliane, e le probabilità che Netanyahu perda la sua carica rimangono elevate.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr

 

Continua a leggere

Geopolitica

Musk: Kiev ha abusato di Starlink per uccidere

Pubblicato

il

Da

SpaceX ha chiuso una scappatoia che consentiva all’esercito ucraino di usare la rete satellitare civile per attacchi con droni, ha dichiarato Elon Musk, lanciando un avvertimento ai guerrafondai che prolungano il conflitto: «Bruciate all’inferno».   Le dure dichiarazioni rilasciate sabato dal miliardario arrivano in un momento di crescente tensione tra Washington e Kiev. Il presidente statunitense Donald Trump accusa Volodymyr Zelens’kyj di aver ripetutamente respinto le opportunità di porre fine al conflitto e di aver aggravato la carenza globale di carburante attaccando le infrastrutture petrolifere russe.   «L’utilizzo di Starlink, un servizio commerciale civile, per attacchi con droni volti a uccidere persone non è mai stato consentito, né dovrebbe esserlo», ha scritto Musk su X. «L’esercito ucraino ha violato i termini di servizio di Starlink e lo ha utilizzato per attacchi con droni volti a uccidere persone. Questa scappatoia è stata chiusa la settimana scorsa.»

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

L’amministratore delegato di SpaceX ha distinto la rete commerciale Starlink da Starshield, un sistema separato di livello militare controllato dal governo statunitense. «Quello che decideranno di fare spetta a loro», ha affermato.   Musk ha concluso con un attacco durissimo contro non meglio specificati «guerrafondai» che continuano a spingere per la guerra. Le sue critiche riecheggiano la retorica sempre più aspra di Trump nei confronti di Zelens’kyj, accusato di aver sprecato numerose opportunità per negoziare la fine dei combattimenti.   «Non provo altro che DISPREZZO TOTALE per i guerrafondai malvagi che ostentano la loro virtù e spingono per un massacro senza fine, senza offrire alcuna soluzione realistica al conflitto. Che possiate bruciare all’inferno», ha scritto Musk.   I commenti giungono dopo giorni di polemiche sulle restrizioni imposte ai servizi satellitari utilizzati dalle forze ucraine. Kiev ha affermato che il rallentamento aveva interrotto le operazioni dei droni e inizialmente aveva suggerito che la responsabilità fosse di Washington. Trump ha negato che la sua amministrazione avesse ordinato le restrizioni. Anche il Segretario alla Guerra Pete Hegseth e il Segretario al Tesoro Scott Bessent hanno respinto le accuse di coinvolgimento di Washington, mentre il Segretario di Stato Marco Rubio ha messo in guardia Kiev dall’intensificare la disputa.   Musk ha sottolineato che Starlink rimane essenziale per le comunicazioni militari ucraine e per la sopravvivenza sul campo di battaglia. «Se Starlink venisse disattivato, la linea del fronte ucraina crollerebbe immediatamente», ha scritto, aggiungendo che la dichiarazione «NON era una minaccia», ma una valutazione della dipendenza delle forze armate dalla rete.   Sabato Kiev ha annunciato che Starlink e Starshield sono tornati alle velocità operative precedenti, e i funzionari ucraini hanno ringraziato Trump e gli altri rappresentanti americani per aver contribuito a risolvere l’interruzione.   All’inizio di questo mese il CEO di SpaceX aveva dichiarato che «Zelens’kyj si è spinto troppo oltre» dopo che il leader ucraino aveva definito l’accordo tra Trump e il presidente russo Vladimiro Putin per alleviare la crisi globale del diesel una «decisione debole». Musk ha inoltre accusato le élite ucraine di arricchirsi grazie agli aiuti occidentali, mentre i comuni cittadini ucraini vengono mandati a morire sul campo di battaglia.   Come riportato da Renovatio 21, poco prima Musk aveva anche affermato che parte del denaro dei contribuenti americani inviato nel Paese veniva riciclato e reinvestito nelle campagne politiche statunitensi. In pratica, l’Ucraina, e la sua guerra, sarebbero una grande lavanderia di danaro per il potere americano.   L’idea di Kiev come centrale di riciclaggio era emersa ancora anni fa ai tempi del crack di FTX, il banco di criptovalute che aveva alla sua testa il bizzarro ragazzino, ora carcerato, Sam-Altman Fried, che stava scalzando Giorgio Soros come primo donatore del Partito Democratico USA.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
 
Continua a leggere

Più popolari