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«La nostra vera patria è il cielo»: omelia di mons. Viganò per l’Assunzione di Maria

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Renovatio 21 pubblica l’omelia dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò per la festa dell’Assunzione della Beata Vergine Maria.

 

 

SOLI SECUNDA NUMINI

Omelia nell’Assunzione al Cielo di Maria Santissima

 

 

Conductricem te habeam
redeundi ad patriam,
ne callidus diabolus
via perturbet invidus.

Possa io averTi come guida
nel far ritorno alla patria celeste,
perché il diavolo invidioso
non ci allontani con le sue astuzie dalla retta via.

Hymn. O Maria piissima

 

Nella splendida antifona mariana Salve Regina preghiamo la Vergine Santissima con queste parole: Et Jesum, benedictum fructum ventris tui, nobis post hoc exilium ostende, Mostraci dopo questo esilio Gesù, il frutto benedetto del tuo seno.

 

Post hoc exilium: perché la nostra vita terrena è appunto un esilio, una lontananza forzata e dolorosa dalla casa del Padre, dal luogo dei nostri veri affetti, dalla nostra patria celeste; un esilio che rende il mondo una valle di lacrime, non solo e non tanto perché esso ci è nemico e ostile, ma perché in questa fase di prova ci è momentaneamente precluso il ritorno alla patria celeste, al luogo in cui eravamo destinati a rimanere, se i nostri Progenitori non avessero meritato di esserne cacciati a causa del peccato originale.

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Il mondo è anche valle di lacrime perché in questa vita dobbiamo espiare quella colpa di Adamo ed Eva che il nuovo Adamo ha riparato sulla Croce, e la nuova Eva nella Corredenzione.

 

Maria Santissima, nell’essere preservata per privilegio specialissimo da ogni macchia di peccato in vista dell’Incarnazione di Nostro Signore Gesù Cristo, è stata similmente esentata dalla corruzione della carne, al pari del Suo divin Figlio, venendo assunta in Cielo in anima e corpo. Ed è in Cielo che la Vergine Madre e Regina ritrova Cristo trionfatore, assisa anch’Ella sul trono di gloria che la Santissima Trinità Le ha preparato dall’eternità.

 

Ella è Soli secunda numini, è seconda soltanto a Dio, è l’onnipotente per Grazia.

 

Eppure, anche se sappiamo bene che questa è una valle di lacrime ed una fase transitoria verso la meta finale, non riusciamo a rassegnarci all’idea che anche su questa terra non sia possibile costruirci un paradiso, se non eterno, quantomeno duraturo e confortevole, nel quale anticipare in qualche modo o addirittura sostituire l’eternità beata che attende ogni anima in grazia di Dio.

 

Questa è un’illusione infernale, un inganno che ci è teso dai tre nemici della nostra salvezza: il mondo, la carne e il diavolo. Il mondo, che ci tiene legati alle creature anziché elevarci al Creatore; la carne, che ci tiene avvinti alle false seduzioni della nostra natura corrotta dal peccato e ci impedisce di elevare l’anima alle cose dello spirito; il diavolo, che cerca la nostra dannazione offrendoci miserabili e chimerici surrogati del Vero e del Bene.

 

In questo folle miraggio di poter realizzare in terra ciò che possiamo conquistare solo in cielo, perdiamo di vista l’eternità per inseguire sogni effimeri e promesse ingannevoli. Alcuni, pur senza negare la vita eterna, pensano che sia possibile costruire su questa terra una nuova Gerusalemme che realizzi l’invocazione della preghiera del Signore: sicut in cœlo et in terra.

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Eppure, è proprio in quel come in cielo, così in terra che dovremmo comprendere che il modello cui deve ispirarsi una società che onora Cristo come proprio Re è un archetipo eterno e perfetto, mentre la sua concreta realizzazione rimane inesorabilmente provvisoria e sottoposta a prove, pericoli, tentazioni, peccati e debolezze della natura umana. Venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra: non è il cielo che si deve conformare alla terra, non è Dio che deve adeguarsi all’uomo, ma viceversa: perché Nostro Signore – in quanto vero Dio e vero Uomo – è il centro del κόσμος divino, l’Alfa e l’Omega, il principio e la fine di ogni cosa.

 

L’Assunzione di Maria Santissima al Cielo ci mostra qual è la nostra vera patria, ci riporta alla realtà; una realtà consolante e confortante, perché ci toglie l’illusione di poterci creare da noi stessi un paradiso in terra, e ci ricorda che quell’Eden dal quale siamo stati cacciati possiamo ritrovarlo solo passando da Nostro Signore Gesù Cristo – che ha detto di Sé: Ego sum ostium (Gv 10, 9) – e da Maria Santissima, Quæ sola fuisti porta per quam Christus ad hunc mundum processit, che sola fosti la porta attraverso la quale Cristo entrò in questo mondo. Il Signore e la Sua augustissima Madre sono entrambi – e indissolubilmente, per decreto divino – la via di comunicazione tra terra e cielo, tra temporalità contingente ed eternità immutabile.

 

La stessa Santa Chiesa, unico mezzo di salvezza per l’umanità, trova nella Vergine la figura della nuova Gerusalemme, città santa cinta di solide mura che discende dal cielo (Ap 21, 1). È in Lei che essa si identifica, terribilis ut castrorum acies ordinata (Ct 6, 10), tremenda come un esercito schierato in ordine di battaglia, quæ sola cunctas hæreses interemisti in universo mundo, che da sola hai sbaragliato tutte le eresie in tutto il mondo. E la Chiesa, che nella sua compagine terrena è militante, alla fine dei tempi perdurerà trionfante per l’eternità, quando il Giudizio universale chiuderà il tempo della prova e della misericordia.

 

Lo scontro apocalittico tra la Donna e il Drago (Ap 12, 1) è anticipato nel Protoevangelo, dove la Vergine Santissima è costituita nemica eterna del Serpente: Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno (Gen 3, 15). E non è un caso se Satana è chiamato princeps hujus mundi (Gv 12, 31): il mondo è infatti il luogo nel quale il Signore gli permette di tentarci per metterci alla prova, e il suo principato – che non è un regno – è temporaneo e destinato alla sconfitta, già definitivamente condannato.

 

Questa sconfitta della creatura più ribelle, orgogliosa e impura, sarà tanto più dirompente quanto essa è inflitta dalla più obbediente, umile e pura delle creature: Colei che le sozzure del mondo, della carne e del diavolo non possono nemmeno sfiorare.

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Nello scorrere del tempo e nelle vicende del genere umano si compie la Storia della Salvezza che ci proietta nell’eternità e che ci mostra l’irruzione del divino nell’umano, dell’eterno nel transeunte, culminata con l’Incarnazione della Seconda Persona della Santissima Trinità in Gesù Cristo, vero Dio e vero Uomo, primogenito di ogni creatura (Col 1, 15), nuovo Adamo.

 

Un’Incarnazione compiutasi mediante la cooperazione della più perfetta, della più pura delle creature, chiamata ad essere Madre di Dio, la santissima Θεοτόκος. Paradisi portæ per te nobis apertæ sunt, le porte del Paradiso ci sono aperte per te che oggi trionfi gloriosa insieme agli angeli, recita un’antifona dell’Ufficio odierno. Maria Santissima ha aperto per noi le porte del Paradiso, dandoci il Suo Figlio e portando noi a Lui. Tu Regis alti janua, et porta lucis fulgida (Inno O gloriosa Domina), tu porta del Re divino, splendente varco della Luce.

 

Quærite primum regnum Dei et justitiam ejus (Mt 6, 33), dice il Signore. Non è nelle cose di questa terra che il regno di Dio va cercato, perché tutto ciò che è temporale è effimero, destinato a corrompersi, a marcire, a dissolversi in polvere. Non accumulatevi tesori sulla terra, dove tignola e ruggine consumano e dove ladri scassinano e rubano; accumulatevi invece tesori nel cielo, dove né tignola né ruggine consumano, e dove ladri non scassinano e non rubano. Perché là dov’è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore (Mt 6, 19-21).

 

Che il nostro cuore sia dunque rivolto al Cielo dov’è il nostro vero tesoro: la contemplazione beata della Santissima Trinità, insieme alla Vergine Maria e all’intera Corte celeste. È lì che Ella ci attende, perché è solo lì che si compie il nostro destino di eternità in Dio. E sarà questo contemptus mundi, questo distacco da questo mondo che ormai puzza di putrefazione – jam fœtet (Gv 11, 39) – a permetterci di essere durante la nostra vita terrena sale della terra lievito che fa fermentare la massa, proprio perché esuli dalla patria celeste. Ed è in questo che consiste la realizzazione del Regno sociale di Nostro Signore: portare quante più anime possibile a ritrovare la via verso la casa del Padre, che aspetta il ritorno del figliol prodigo.

 

Invochiamo dunque l’intercessione dell’Assunta, perché ci faccia comprendere che ogni nostra battaglia terrena, ogni nostra azione in questa vita, ogni prova e ogni Grazia non può e non deve limitarsi ad una prospettiva temporale, ma deve proiettarsi verso quella patria che attende ciascuno di noi, dopo questo esilio.

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Andrò a vederla un dì, in Cielo, patria mia: andrò a veder Maria, mia gioia e mio amor. Queste parole del canto popolare che intoniamo con fervore e commozione ci ricordano qual è la nostra vera patria. È con questa beata speranza, fondata sulla promessa del Salvatore e sulla potentissima mediazione della Vergine Maria, che possiamo affrontare ogni avversità presente in vista del premio che ci attende in Cielo.

 

Perché è lì che dobbiamo tornare, sotto la guida della Stella maris.

 

Possa io averTi come guida
nel far ritorno alla patria celeste,
affinché il diavolo invidioso
non ci allontani con le sue astuzie dalla retta via.

 

E così sia.

 

+ Carlo Maria Viganò

Arcivescovo

 

15 Agosto MMXXV a. D.ñi
In Assumptione B.M.V.

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Immagine: Volta del Coro della Basilica di Santa Maria Maggiore, Bergamo

Immagine di Zairon via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International

Spirito

Mons. Viganò: nemici della Messa antica, «dalla Compagnia di Gesù alla Compagnia di Satana»

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Prendendo spunto da una dichiarazione di un gesuita finita nelle cronache cattoliche, l’arcivescovo Carlo maria Viganò ha scritto su X un testo che tratta dell’odio contro la Santa Messa della Tradizione. «Thomas Reese SJ, anima nera dei gesuiti negli Stati Uniti, intitola la sua “confessione”: “Perché odio la vecchia Messa in latino”. E chiama quella Messa “uno zombie”: la credeva morta, e invece ritorna» scrive monsignore.   «In fondo Reese non inventa nulla di nuovo. L’eresiarca agostiniano Lutero vomitava bestemmie analoghe: la Messa papale è “la più grande e orrenda abominazione”, “la più alta idolatria sulla terra”; “tutti i lupanari, gli omicidi e gli adultèri hanno commesso meno abominio della Messa papista”. E precisava il suo programma: “Quando la Messa sarà tolta, avrò rovesciato il Papa del tutto”».  

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«Calvino la chiamava “ordinanza diabolica”, “la più efficace macchina di Satana”. Cranmer voleva che il popolo odiasse la Messa che un tempo aveva amato» ricorda Sua Eccellenza.   «Reese non odia le rubriche liturgiche: detesta il concetto di Santo Sacrificio. Odia il Canone che non parla al mondo, ma a Dio. Odia la voce della Santa Chiesa che smentisce sessant’anni di eresie e abusi» continua il prelato. «Per questo “quella Messa” deve scomparire, essere tolta ai giovani, bandita nelle festività: non perché sia morta, ma perché è viva».   «Lo zombie non è la Messa di sempre: lo zombie è il gesuita Reese! Lo zombie è il prete rinnegato che, dopo aver giurato nelle mani del Vescovo di celebrare quella Messa “ad majorem Dei gloriam“, rimesta nella cloaca del protestantesimo cercando di dare vita al cadavere inanimato del Novus Ordo montiniano» accusa Viganò.   Padre Reese è noto come sacerdote gesuita dissidente ed ex caporedattore di America Magazine, padre Thomas Reese, scrisse all’epoca che l’operazione segnò una svolta nel pontificato di Francesco, sulla cui malattia negli ultimi il gesuita iniziò a fare calcoli. La rivista neoeboracena dei gesuiti americani ha fatto capire di essere il pilota non solo del cattolicesimo progressista americano (a  cui bisogna ascrivere anche l’attuale papa) ma pure dell’apertura omotransessualista in corso, con eventi catto-LGBT raccontati sulle sue pagine. Ad America Magazine lavorava padre James Martin, notissimo per le sue posizioni filo-omotransessualiste e per la sua vicinanza al papa precedente e forse pure a quello presente.   Interessante anche il coté geopolitico della rivista: nel 2024 fu la prima a scrivere che «papa Francesco non ha accettato l’invito ad incontrarsi con Vladimir Putin in Russia». La notizia arrivava mentre la comunità LGBT, vicina a Martin, era in collera per l’arresto in Russia di alcuni baristi gay.   Tornando al Reese, il gesuita prova per la Santa Messa di sempre un odio implacabile. Su Religion News Service il 13 aprile 2021 padre Reese aveva affermato «La Chiesa deve essere chiara sul fatto che vuole che la liturgia non riformata scompaia e che la permetterà solo per amore pastorale verso gli anziani che non comprendono la necessità di un cambiamento. Ai bambini e ai giovani non dovrebbe essere permesso di partecipare a queste Messe [sic]».   «In altre parole, la Messa tridentina è vietata ai minori di 18 anni e riservata agli ultra novantottenni» aveva commentato padre Alain Lorans, FSSPX.   Come riportato da Renovatio 21, nel frattempo, il papa all’udienza del mercoledì della settimana scorsa ha lanciato l’idea secondo cui i cattolici che prima della riforma liturgica andavano alla Messa in latino partecipassero in modo meno «consapevole», qualsiasi cosa questo voglia dire. Poco prima Leone aveva dichiarato, incontrando un gruppo della Chiesa protestante di Norvegia tra cui anche dei preti-donna a cui stringer la mano, che cattolici e luterani hanno una «missione comune».  

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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia; modificata ed elaborata  
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Leone suggerisce che i cattolici abbiano partecipato alla messa antica in modo meno «consapevole»

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Papa Leone XIV ha suggerito che chi partecipava alla Messa tradizionale in latino prima dei cambiamenti liturgici successivi al Concilio Vaticano II lo facesse «ome estranei o muti spettatori». Lo riporta LifeSite.

 

In un’udienza generale di mercoledì mattina, Leone XIV ha chiuso un ciclo di catechesi sulla Sacrosanctum Concilium, la Costituzione sulla Sacra Liturgia del Concilio Vaticano II, illustrando le presunte ragioni della cosiddetta «riforma» liturgica.

 

«La liturgia, infatti, essendo una realtà viva, è sempre stata soggetta lungo i secoli a sviluppi e cambiamenti. Il Magistero ne ha adattato le forme alle esigenze delle diverse epoche. Non sorprende allora che anche il Concilio Vaticano II, con il massimo rispetto per il patrimonio della tradizione, e proprio al fine di renderlo maggiormente fruibile, abbia ritenuto necessaria una revisione dei libri liturgici», ha detto il romano pontefice leggendo un riassunto della catechesi.

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«Del resto, il desiderio di una “riforma generale” non nasceva all’improvviso, ma si era manifestato nell’azione dei Papi succedutisi fin dall’inizio del XX secolo, in sintonia con le istanze del Movimento liturgico» ha puntualizzato il papa chicagoano.

 

«La Chiesa si preoccupa vivamente che i fedeli non assistano come estranei o muti spettatori a questo mistero di fede, ma che, comprendendolo bene mediante i riti e le preghiere, partecipino all’azione sacra consapevolmente, piamente e attivamente» ha aggiunto Leone XIV citando la costituzione Sacrosanctum Concilium, come se i fedeli non partecipassero già pienamente alla Messa prima della promulgazione del Novus Ordo Missae.

 

Secondo la millenaria tradizione cattolica, la SantaMessa è ordinata innanzitutto a Dio come sacrificio incruento e offerta di Cristo a Dio Padre.

 

All’inizio di quest’anno Papa Leone XIV ha annunciato un ciclo di catechesi dedicato allo studio «approfondito» del Concilio Vaticano II, che pare essere l’unico dogma rimasto alla Chiesa conciliare.

 

«Quell’unità che essi rivendicano è un simulacro, una finzione, una grottesca impostura dietro cui si nasconde l’indifferentismo del pantheon sinodale, nel quale trovano posto tanto i conservatori di Summorum Pontificum quanto i progressisti LGBTQ+ di James Martin, la Madonna di Fatima e la Pachamama, il Vetus e il Novus Ordo» aveva scritto l’arcivescovo Carlo Maria Viganò. «Unico dogma irrinunciabile: riconoscere il Concilio Vaticano II, la sua ecclesiologia, la sua morale, la sua liturgia, i suoi santi e martiri e soprattutto i suoi scomunicati e i suoi eretici, ossia i “tradizionalisti radicali” non addomesticabili alle nuove istanze sinodali».

 

«Vetus Ordo e Novus Ordo sono incompatibili non tanto per gli aspetti cerimoniali, ma perché il primo ha come sostrato dottrinale la Fede Cattolica e il secondo gli errori dogmatici ed ecclesiologici che il Concilio ha fatto propri» ha scritto lo scorso gennaio il prelato lombardo in un testo in cui canzonava il mito del Concilio «sicuro ed efficace» parlando un un Sacro Palazzo che prescrive «sinodalità e vigile attesa».

 

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 Immagine di Catholic Church England and Wales via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.0 Generic (CC BY-NC-ND 2.0)

 

 

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Papa Leone dà il benvenuto al nuovo ambasciatore pro-LGBT presso la Santa Sede

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Il nuovo ambasciatore del Belgio presso la Santa Sede ha preso parte alle manifestazioni del «Vienna Pride» e ha sostenuto per anni le cause LGBT prima di essere ricevuto ufficialmente da Papa Leone XIV giovedì. Lo riporta LifeSiteNews.   Il 27 agosto Caroline Vermeulen ha presentato le credenziali a papa Leone XIV nel Palazzo Apostolico in Vaticano, avviando formalmente il suo incarico di ambasciatrice del Belgio presso la Santa Sede. Prima della nomina aveva partecipato alle marce del «Vienna Pride», promosso iniziative a favore della comunità LGBT, organizzato una proiezione del film Girl, incentrato sulla transessualità, in occasione del «Mese del Pride», e aderito a International Gender Champions, rete che promuove politiche di genere contemporanee.   «La diversità, inclusa la diversità di genere, in un ambiente professionale migliora la qualità e i risultati del lavoro di squadra. Dare potere alle donne attraverso il mentoring professionale è un passo fondamentale verso la parità di genere. Quando investiamo nella crescita delle donne e ci opponiamo con fermezza ai pregiudizi di genere, costruiamo un futuro in cui ogni donna è in grado di prosperare e raggiungere il suo pieno potenziale», si legge nel suo profilo sul sito ufficiale di International Gender Champions, rete che riunisce missioni diplomatiche, organizzazioni internazionali e altre istituzioni impegnate a promuovere la parità di genere.

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Nei quattro anni a Vienna, dal 2022 al 2026, la Vermeulen ha partecipato, come membro del contingente di Diplomatici per l’uguaglianza e ambasciatrice del Belgio, alle marce del «Pride» LGBT della città, il 17 giugno 2023, «per i diritti della comunità LGBTIQ+», e il 14 giugno 2026. Il gruppo diplomatico riuniva diversi rappresentanti accreditati in Austria a sostegno di cause legate alla comunità LGBT.   Il suo impegno non si è limitato alle marce annuali. Il 17 maggio 2026, mentre era ambasciatrice del Belgio a Vienna, la rappresentanza diplomatica belga ha aderito a una dichiarazione di Diplomats for Equality Vienna in occasione della Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia. La dichiarazione affermava «l’uguaglianza e la dignità delle persone LGBTI».   Il 21 giugno 2024 la Vermeulen e Carl Hallergård, allora ambasciatore dell’Unione europea presso le organizzazioni internazionali a Vienna, hanno promosso la proiezione del film belga Girl durante il cosiddetto «Mese dell’Orgoglio». Diretto da Lukas Dhont, il film del 2018 racconta la storia di un ragazzo di 15 anni che si identifica come femmina e aspira a diventare un ballerino di danza classica. L’evento fu organizzato insieme all’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali e al festival cinematografico internazionale sui diritti umani «This Human World».   La Sala Stampa della Santa Sede ha pubblicato le informazioni biografiche della Vermeulena e confermato l’udienza con Papa Leone XIV, senza rivelare i dettagli del colloquio. Non compare alcun riferimento alle sue posizioni in materia di parità di genere né al sostegno sistematico alla causa LGBT.   Il quotidiano francese Tribune Chrétienne ha osservato che il Belgio è stato il secondo Paese europeo ad adottare una legislazione sull’eutanasia e sull’affermazione dell’identità di genere, entrambe in contrasto con la dottrina cattolica.   Nel 2002 il Belgio ha legalizzato l’eutanasia e nel 2014 ha rimosso il limite di età esplicito per l’eutanasia dei bambini in determinate condizioni. La legge belga consente inoltre la modifica del sesso ufficialmente registrato di una persona attraverso una procedura basata principalmente sull’autodichiarazione, senza alcun requisito medico.  

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Immagine di IAEA Imagebank via Wikimedia pubblicata su licenza CC BY 2.0
 
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