Geopolitica
La Terza Guerra Mondiale è già iniziata, le armi nucleari sono sul tavolo: parla il politologo russo Trenin
Renovatio 21 pubblica un saggio di Dmitrij Trenin apparso sulla rivista Profile e su Russia Today. La voce del politologo è particolarmente interessante. Trenin è un membro del Consiglio di politica estera e di difesa della Russia. È stato direttore del Carnegie Moscow Center, un think tank russo. Ex colonnello dell’intelligence militare russa, Trenin ha prestato servizio per 21 anni nell’esercito sovietico e nelle forze di terra russe, prima di unirsi alla Carnegie nel 1994. Di Trenin Renovatio 21 aveva già scritto per via della sua visione riguardo alla «Guerra Ibrida» contro l’occidente. L’allusione di Trenin alla possibilità di uso delle armi nucleari – e a dimostrazioni di forza che la Russia dovrebbe secondo lui impartire all’Europa – va nella direzione di quanto già teorizzato e spiegato da Sergej Karaganov lo scorso anno: in Russia non è più tabù pensare all’uso delle atomiche sul teatro internazionale ed in particolare europeo.
Molti ora parlano della deriva dell’umanità verso la Terza Guerra Mondiale, immaginando eventi simili a quelli del XX secolo. Ma la guerra si evolve. Non inizierà con un’invasione in stile Barbarossa del giugno 1941 o con uno scontro nucleare in stile Crisi dei missili di Cuba. Anzi, la nuova guerra mondiale è già in corso, solo che non tutti l’hanno ancora riconosciuta.
Per la Russia, il periodo prebellico si è concluso nel 2014. Per la Cina, nel 2017. Per l’Iran, nel 2023. Da allora, la guerra – nella sua forma moderna e diffusa – si è intensificata. Non si tratta di una nuova Guerra Fredda. Dal 2022, la campagna dell’Occidente contro la Russia è diventata più decisa. Il rischio di un confronto nucleare diretto con la NATO sul conflitto ucraino è in aumento.
Il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca ha creato una finestra temporanea in cui un simile scontro avrebbe potuto essere evitato, ma a metà del 2025, i falchi negli Stati Uniti e nell’Europa occidentale ci avevano di nuovo spinti pericolosamente vicini.
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Questa guerra coinvolge le principali potenze mondiali: gli Stati Uniti e i loro alleati da una parte, Cina e Russia dall’altra. È globale, non per le sue dimensioni, ma per la posta in gioco: il futuro equilibrio di potere. L’Occidente vede l’ascesa della Cina e la rinascita della Russia come minacce esistenziali. La sua controffensiva, economica e ideologica, mira a porre fine a questo cambiamento.
È una guerra per la sopravvivenza dell’Occidente, non solo geopoliticamente ma anche ideologicamente. Il globalismo occidentale – sia esso economico, politico o culturale – non può tollerare modelli di civiltà alternativi. Le élite post-nazionali negli Stati Uniti e nell’Europa occidentale sono impegnate a preservare il proprio dominio. La diversità di visioni del mondo, l’autonomia di civiltà e la sovranità nazionale non sono viste come opzioni, ma come minacce.
Questo spiega la severità della risposta dell’Occidente. Quando Joe Biden ha detto al presidente brasiliano Lula di voler «distruggere» la Russia, ha rivelato la verità dietro eufemismi come «sconfitta strategica».
Israele, sostenuto dall’Occidente, ha dimostrato quanto questa dottrina sia totale – prima a Gaza, poi in Libano e infine in Iran. All’inizio di giugno, una strategia simile è stata utilizzata negli attacchi contro gli aeroporti russi. I rapporti suggeriscono il coinvolgimento di Stati Uniti e Gran Bretagna in entrambi i casi. Per i pianificatori occidentali, Russia, Iran, Cina e Corea del Nord fanno parte di un unico asse. Questa convinzione plasma la pianificazione militare.
Il compromesso non fa più parte del gioco. Ciò a cui stiamo assistendo non sono crisi temporanee, ma conflitti in corso. L’Europa orientale e il Medio Oriente sono i due focolai attuali. Un terzo è stato identificato da tempo: l’Asia orientale, in particolare Taiwan. La Russia è direttamente coinvolta in Ucraina, ha interessi in Medio Oriente e potrebbe essere coinvolta nel Pacifico.
La guerra non riguarda più l’occupazione, ma la destabilizzazione. La nuova strategia si concentra sulla semina del disordine interno: sabotaggio economico, disordini sociali e logoramento psicologico. Il piano dell’Occidente per la Russia non è la sconfitta sul campo di battaglia, ma il graduale collasso interno.
Le sue tattiche sono onnicomprensive. Gli attacchi con i droni prendono di mira infrastrutture e impianti nucleari. Gli omicidi politici non sono più off-limits. Giornalisti, negoziatori, scienziati e persino le loro famiglie sono braccati. Quartieri residenziali, scuole e ospedali non sono danni collaterali: sono bersagli. Questa è una guerra totale.
Tutto ciò è sostenuto dalla disumanizzazione. I russi vengono ritratti non solo come nemici, ma come subumani. Le società occidentali vengono manipolate per accettare questo. Il controllo dell’informazione, la censura e il revisionismo storico vengono usati per giustificare la guerra. Chi mette in discussione la narrazione dominante viene etichettato come traditore.
Nel frattempo, l’Occidente sfrutta i sistemi più aperti dei suoi avversari. Dopo essersi rifiutata per decenni di interferire nella politica estera, la Russia si trova ora sulla difensiva. Ma quei giorni devono finire. Mentre i nostri nemici coordinano i loro attacchi, dobbiamo smantellare la loro unità. L’Unione Europea non è un monolite. Ungheria, Slovacchia e gran parte dell’Europa meridionale non sono ansiose di un’escalation. Queste fratture interne devono essere ampliate.
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La forza dell’Occidente risiede nell’unità delle sue élite e nel controllo ideologico che esercitano sulle popolazioni. Ma questa unità non è invulnerabile. L’amministrazione Trump offre opportunità tattiche. Il suo ritorno ha già ridotto il coinvolgimento degli Stati Uniti in Ucraina. Eppure il trumpismo non dovrebbe essere romanticizzato. L’élite americana rimane in gran parte ostile alla Russia. Non ci sarà una nuova distensione.
La guerra in Ucraina sta diventando una guerra tra l’Europa occidentale e la Russia. Missili britannici e francesi colpiscono già obiettivi russi. L’Intelligence della NATO è integrata nelle operazioni ucraine. I paesi dell’UE stanno addestrando le forze ucraine e pianificando attacchi insieme. L’Ucraina è solo uno strumento. Bruxelles si sta preparando per una guerra più ampia.
Ciò che dobbiamo chiederci è: l’Europa occidentale si sta preparando a difendersi o ad attaccare? Molti dei suoi leader hanno perso il loro giudizio strategico. Ma l’ostilità è reale. L’obiettivo non è più il contenimento, ma “risolvere la questione russa” una volta per tutte. Ogni illusione di un ritorno alla normalità deve essere abbandonata.
Ci aspetta una lunga guerra. Non finirà come nel 1945, né si stabilizzerà nella coesistenza tipica della Guerra Fredda. I decenni a venire saranno turbolenti. La Russia deve lottare per il suo legittimo posto in un nuovo ordine mondiale.
Quindi, cosa dobbiamo fare?
Innanzitutto, dobbiamo rafforzare il nostro fronte interno. Abbiamo bisogno di mobilitazione, ma non dei rigidi modelli del passato sovietico. Abbiamo bisogno di una mobilitazione intelligente e adattabile in tutti i settori: economico, tecnologico e demografico. La leadership politica russa è una risorsa strategica. Deve rimanere salda e lungimirante.
Dobbiamo promuovere l’unità interna, la giustizia sociale e il patriottismo. Ogni cittadino deve sentire la posta in gioco. Dobbiamo adattare la nostra politica fiscale, industriale e tecnologica alle realtà di una guerra a lungo termine. Le politiche sulla fertilità e il controllo delle migrazioni devono invertire il nostro declino demografico.
In secondo luogo, dobbiamo consolidare le nostre alleanze esterne. La Bielorussia è un forte alleato a Ovest. La Corea del Nord ha dimostrato affidabilità a Est. Ma ci manca un partner simile a sud. Questa lacuna deve essere colmata.
La guerra tra Israele e Iran offre lezioni importanti. I nostri avversari si coordinano strettamente. Dobbiamo fare lo stesso. Non copiando la NATO, ma forgiando il nostro modello di cooperazione strategica.
Dovremmo anche perseguire un dialogo tattico con l’amministrazione Trump. Se ci permette di indebolire lo sforzo bellico statunitense in Europa, dovremmo sfruttarlo. Ma non dobbiamo confondere la tattica con la strategia. La politica estera americana rimane fondamentalmente conflittuale.
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Le altre potenze europee come Gran Bretagna, Francia e Germania devono capire di essere vulnerabili. Le loro capitali non sono immuni. Lo stesso messaggio dovrebbe raggiungere Finlandia, Polonia e i Paesi baltici. Le provocazioni devono essere affrontate con rapidità e decisione.
Se l’escalation è inevitabile, dobbiamo considerare un’azione preventiva, in primo luogo con armi convenzionali. E, se necessario, dobbiamo essere pronti a utilizzare «mezzi speciali», comprese le armi nucleari, con piena consapevolezza delle conseguenze. La deterrenza deve essere sia passiva che attiva.
Il nostro errore in Ucraina è stato aspettare troppo a lungo. Il ritardo ha creato l’illusione di debolezza. Non deve ripetersi. Vittoria significa sventare i piani del nemico, non occupare territorio.
Infine, dobbiamo penetrare lo scudo informativo dell’Occidente. Il campo di battaglia ora include narrazioni, alleanze e opinione pubblica. La Russia deve imparare ancora una volta a impegnarsi nella politica interna altrui, non come aggressore, ma come difensore della verità.
Il tempo delle illusioni è finito. Siamo in una guerra mondiale. L’unica via d’uscita è un’azione coraggiosa e strategica.
Dmitrij Trenin
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Geopolitica
Trump: gli USA potrebbero unirsi agli attacchi sauditi contro lo Yemen
“Have you decided whether to join the Saudi strikes on the Houthis?”@POTUS: “We may. We’re going to look at it. We just found out about the recent attack, so we’ll make a decision. We move very quickly.” pic.twitter.com/8aUAneK2xB
— Rapid Response 47 (@RapidResponse47) October 10, 2026
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Geopolitica
Il colloquio telefonico tra Putin e Trump: dettagli
Venerdì i presidenti russo Vladimir Putin e americano Donald Trump hanno tenuto una telefonata di 90 minuti. Hanno trattato il conflitto in Ucraina, un accordo rilevante sulle forniture di gasolio russo, la crisi con l’Iran e le prospettive di una cooperazione più ampia tra Mosca e Washington.
Trump ha definito lo scambio «un grande successo» e ha annunciato che la Russia aveva accettato di fornire milioni di tonnellate di gasolio ai mercati americani e globali per contenere l’aumento dei prezzi energetici.
Secondo Yurij Ushakov, consigliere del Cremlino per la politica estera, il colloquio è stato cordiale e sostanziale. Trump avrebbe riorganizzato la propria agenda per parlare con Putin dopo il 74° compleanno del leader russo.
Il risultato più immediato è stato un importante accordo energetico: la Russia aumenterà le esportazioni di gasolio verso gli Stati Uniti e i mercati globali, contribuendo a ridurre la carenza internazionale di carburante. Washington ha sospeso le sanzioni sul commercio di carburante russo, comprese le importazioni negli Stati Uniti.
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Trump ha precisato che la Russia fornirà subito oltre 300.000 tonnellate di gasolio, altre 500.000 a novembre e 1 milione di tonnellate poco dopo, con la possibilità di ulteriori 3 milioni di tonnellate a seconda delle condizioni delle raffinerie. Il vice primo ministro russo Alexander Novak ha confermato che Mosca revocherà prima del previsto le restrizioni all’esportazione, ribadendo i volumi e indicando che le esportazioni potrebbero arrivare a 3 milioni di tonnellate al mese, senza compromettere il mercato interno.
Il dipartimento del Tesoro statunitense ha concesso una deroga temporanea alle sanzioni fino al 7 aprile 2027. Trump ha previsto che l’accordo, insieme al controllo rivendicato da Washington sullo Stretto di Ormuzzo, farà scendere rapidamente i prezzi del diesel, a beneficio di agricoltori, autotrasportatori e consumatori americani.
Putin ha aggiornato Trump sulla situazione al fronte e sulla risposta di Mosca agli «attacchi terroristici» ucraini contro infrastrutture e obiettivi civili in territorio russo. Ha ribadito che Mosca mantiene l’iniziativa e resta impegnata a perseguire i propri obiettivi, pur restando disponibile a una soluzione diplomatica duratura.
Il leader russo ha però affermato che Kiev ha di fatto sabotato la ripresa immediata dei negoziati trilaterali tra Russia, Ucraina e Stati Uniti. Nella precedente conversazione si era discusso di riavviare i colloqui dopo le elezioni della Duma di Stato; secondo Ushakov, gli attacchi di droni ucraini, anche contro seggi elettorali e personale, hanno cambiato radicalmente la situazione. Mosca riconsidererà quindi i tempi di eventuali nuovi negoziati. Trump avrebbe promesso di comunicare la posizione russa agli inviati ucraini che incontreranno Steve Witkoff e Jared Kushner a Miami.
Putin ha sottolineato che una soluzione negoziata con Teheran rimane possibile, citando l’incontro dell’8 ottobre con il presidente iraniano Masoud Pezeshkian in Turkmenistan. Secondo Ushakov, Washington e Teheran hanno mantenuto contatti indiretti tramite il Qatar nonostante la retorica di confronto. Mosca ha ribadito l’offerta di accettare uranio iraniano altamente arricchito come possibile via d’uscita dallo stallo nucleare, e Trump ha accolto positivamente il coinvolgimento russo.
Putin ha ringraziato personalmente la First Lady Melania Trump per il suo impegno nel riunire i bambini separati dalle famiglie durante il conflitto. I due leader hanno inoltre discusso della situazione a Aleshki (regione di Kherson) e concordato che la funzionaria russa per i diritti umani Yana Lantratova manterrà contatti diretti con l’ufficio di Melania.
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I presidenti si sono detti soddisfatti dei canali di comunicazione esistenti tra le rispettive amministrazioni e agenzie, e hanno concordato di mantenerli. Putin ha apprezzato l’attenzione di Trump e del suo team alle relazioni con la Russia, nonostante le priorità interne e mediorientali di Washington. Non è stato discusso alcun vertice specifico, ma Ushakov ha indicato che il prossimo summit APEC in Cina potrebbe offrire un’occasione di incontro se entrambi vi partecipassero. Non sono state rese note eventuali concessioni americane in cambio dell’accordo sul gasolio.
La telefonata era stata inizialmente proposta dalla parte americana per gli auguri di compleanno (7 ottobre). Witkoff aveva contattato il Cremlino quel giorno per trasmettere gli auguri di Trump, suoi e di Kushner. La chiamata è stata organizzata tenendo conto del viaggio di Putin in Turkmenistan e del fuso orario; Trump ha aperto la conversazione con gli auguri di Melania
I due hanno anche parlato di sport, con Trump che ha elogiato il contributo della stella dell’hockey Alexander Ovechkin.
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Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0)
Geopolitica
Musk: Zelens’kyj si è spinto troppo oltre
@RapidResponse47 @POTUS Zelensky has gone too far
— Elon Musk (@elonmusk) October 10, 2026
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